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La società posseduta interamente da Gazprom contesta le sanzioni imposte da Bruxelles che impediscono la manutenzione dell’unica condotta sopravvissuta al sabotaggio del 2022. Senza interventi, il tubo potrebbe irreversibilmente deteriorarsi.
La società proprietaria del Nord Stream 2 ha citato in giudizio il Consiglio dell’Unione europea, contestando le sanzioni imposte da Bruxelles a quello che resta del gasdotto saltato in aria il 26 settembre 2022. La Nord Stream 2 Ag chiede alla Corte di giustizia dell’Unione europea che venga annullato l’articolo 5 bis septies del regolamento (Ue) n. 2025/1494 del Consiglio, del 18 luglio 2025, meglio noto come diciottesimo pacchetto di sanzioni europee contro la Russia.
L’articolo in questione vieta di «effettuare, direttamente o indirettamente, operazioni in relazione ai gasdotti per il gas naturale Nord Stream e Nord Stream 2, per quanto riguarda il completamento, l’esercizio, la manutenzione o l’uso dei gasdotti». La società, al 100% di proprietà del colosso russo del gas Gazprom, elenca sette motivi per cui ritiene illegittimo il divieto di effettuare operazioni sul gasdotto e su quel che ne resta. Ad esempio, le nozioni di «operazione» e «manutenzione» non sarebbero giuridicamente definite, e il divieto si configura come una espropriazione de facto. Inoltre, la società dice che eventuali manutenzioni sarebbero volte «a meri fini di sicurezza per gli anni a venire» e non darebbero vantaggi patrimoniali alla Russia (che è la ragione delle sanzioni).
Nel gennaio 2025, la Danimarca aveva concesso alla società Nord Stream 2 Ag il permesso di effettuare lavori di conservazione, per evitare che il deterioramento delle linee danneggiate potesse compromettere la sola condotta rimasta sana. Ma il diciottesimo pacchetto di sanzioni alla Russia, nel luglio dello scorso anno, aveva vanificato tale permesso. In effetti, l’unica condotta del Nord Stream 2 rimasta intatta dopo l’esplosione del settembre 2022 contiene ancora gas naturale, a una pressione più bassa di quella di esercizio ma comunque superiore alla pressione idrostatica esterna. Se la pressione interna scendesse sotto quella dell’acqua circostante, eventuali micro-crepe potrebbero far entrare acqua salata. L’ossigeno e il sale causerebbero una corrosione accelerata dall’interno, rendendo il tubo irrecuperabile in poco tempo.
La società Nord Stream 2 Ag, che ha sede in Svizzera, era entrata nel marzo 2022 in moratoria concordataria (una sorta di amministrazione controllata nel diritto svizzero) a causa delle sanzioni statunitensi e tedesche.
A differenza della Nord Stream 2 Ag, che è controllata al 100% da Gazprom (benché alla realizzazione del gasdotto abbiano contribuito economicamente anche aziende europee), il Nord Stream 1 era un progetto internazionale che vedeva la partecipazione diretta di diversi soggetti. Oltre a Gazprom, che detiene il 51%, vi sono i tedeschi di Wintershall Dea Ag e Uniper, con il 15,5% ciascuno, l’olandese Gasunie e la francese Engie, queste con il 9% ciascuna. Entrambe le condotte del Nord Stream 1 (Linea A e Linea B) sono state completamente squarciate dall’esplosione, ma la società è rimasta in piedi per la gestione delle indagini tecniche sull’accaduto e i rapporti assicurativi, dato che sono in corso contenziosi per il risarcimento dei danni. Gli azionisti hanno già svalutato le loro partecipazioni nei bilanci, con perdite miliardarie. Il Nord Stream 1 era già stato fermato «indefinitamente» da Gazprom nell’agosto 2022, poche settimane prima dell’attentato, ufficialmente per problemi tecnici dovuti alle sanzioni occidentali.
L’avvocato che ha proposto il ricorso davanti al Tribunale dell’Ue è il berlinese Bertrand Malmendier, un nome comunemente associato alla difesa degli interessi legali russi in Germania. In effetti, il suo studio legale, Malmendier Legal, annovera un grande cliente come Rosneft, la maggiore società russa del petrolio, controllata direttamente dal Cremlino. Per conto di quella società, a suo tempo, aveva chiesto 9 miliardi di euro di risarcimento al Governo federale tedesco, per compensare le perdite subite dopo l’invasione russa dell’Ucraina dalla raffineria Pck di Schwedt, nel Brandeburgo. Berlino, infatti, a seguito della guerra, aveva posto la raffineria sotto tutela statale e aveva interrotto le forniture di petrolio russo. Nel 2024 vi fu un accordo secondo cui Rosneft (che possiede il 54,17% delle azioni della Pck, mentre Shell ne ha il 37,5% ed Eni l’8,33%) avrebbe sospeso le cause legali in corso contro il governo tedesco mentre cercava un acquirente. In realtà, in Germania si ipotizza di nazionalizzare la raffineria, che dà lavoro a 1.200 persone ed è una delle più importanti del Paese. In caso di espropriazione il governo federale dovrebbe pagare un indennizzo a Rosneft, ma qui la situazione si complica, perché occorrerebbe chiarire se quel denaro debba essere depositato su un conto bloccato, in ossequio al congelamento dei beni russi in Europa, oppure no. L’avvocato Malmendier viene considerato molto vicino al Cremlino e ha frequentato in passato la Fondazione Konrad Adenauer (Kas), affiliata alla Cdu, il partito al governo oggi in Germania che esprime il cancelliere Friedrich Merz.
L’azione della società russa sul gasdotto ancora integro potrebbe indicare che Mosca spera ancora di salvare il salvabile, magari nel quadro di un clamoroso accordo con gli Stati Uniti sull’energia, una volta finita la guerra in Ucraina.
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María Corina Machado (Ansa)
Vertice alla Casa Bianca con María Corina Machado, leader dell’opposizione venezuelana L’Italia ottiene la liberazione dell’imprenditore Luigi Gasperin, detenuto da oltre un anno.
Ieri Donald Trump ha incontrato alla Casa Bianca la leader dell’opposizione venezuelana María Corina Machado, in un vertice che Washington ha presentato come un momento di confronto politico sul futuro del Venezuela. Alla vigilia del colloquio, Trump aveva definito Machado «molto simpatica» spiegando che con lei si sarebbe parlato «delle cose di base», a partire da «democrazia, libertà e futuro del Paese». Il presidente americano aveva inoltre ricordato il conferimento del premio Nobel per la Pace alla dissidente venezuelana, sottolineando che «è un grande onore» e che si tratta di «un riconoscimento meritato per quello che ha fatto». Da parte sua, Machado aveva parlato di un incontro «importante per dare voce al popolo venezuelano» e per discutere «una transizione democratica ordinata», osservando che il faccia a faccia alla Casa Bianca rappresentava «un segnale politico forte» in una fase delicata per Caracas.
Il vertice con la leader dell’opposizione è arrivato a poche ore di distanza dalla telefonata che Trump ha avuto con la presidente ad interim del Venezuela, Delcy Rodríguez, ex vice di Nicolás Maduro. Il colloquio è stato descritto come «lungo» e «molto positivo» dallo stesso Trump. «È stata una chiamata fantastica», ha dichiarato il presidente americano, aggiungendo di ritenere che «gli Stati Uniti e il Venezuela possano andare d’accordo». Anche Rodríguez, in una nota ufficiale, ha parlato di una conversazione «lunga, produttiva e cordiale», svoltasi «in un clima di reciproco rispetto», facendo riferimento alla volontà di lavorare «su un’agenda bilaterale» e di mantenere aperto il dialogo su alcuni dossier sensibili.
Mentre la diplomazia era al lavoro, Washington ha annunciato ieri una nuova azione militare nei Caraibi. Il Comando Sud degli Stati Uniti ha reso noto che marines e marinai della Joint task force Southern spear, partiti dalla Uss Gerald Ford, hanno sequestrato senza incidenti la motonave-petroliera Veronica: «La Veronica è l’ultima petroliera che operava sfidando la quarantena stabilita dal presidente Trump per le navi soggette a sanzioni nei Caraibi», si legge nel messaggio diffuso sui social, nel quale l’operazione viene indicata come «un’ulteriore dimostrazione dell’efficacia» della missione statunitense nella regione. Come ha specificato il Comando Sud, si tratta della sesta petroliera bloccata nell’ambito della stessa operazione.
Dopo il sequestro di Maduro, anche Roma si è riavvicinata a Caracas. I rapporti più distesi tra le due nazioni hanno fruttato ieri la liberazione dell’imprenditore italiano Luigi Gasperin, rilasciato dalle autorità venezuelane dopo oltre un anno di detenzione. La Farnesina ha espresso «apprezzamento per l’esito positivo della vicenda», parlando di «un risultato ottenuto grazie a un costante lavoro diplomatico». Soddisfazione è stata manifestata anche dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, che ha sottolineato «l’impegno delle istituzioni italiane per la tutela dei connazionali all’estero». Gasperin è il terzo italiano liberato a stretto giro dopo Alberto Trentini e Mario Burlò, già rientrati in Italia nei giorni precedenti. L’imprenditore, fa sapere la Farnesina, «ha annunciato che vorrebbe rimanere in Venezuela e tornare alla città di Maturín (Stato Monágas) dove si trova la sua azienda».
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Ansa
Germania fuori dalla recessione, grazie all’addio ai vincoli di spesa a scopi di riarmo Merz fa ammenda per lo stop al nucleare. Sorpresa Spagna: +100% di gas da Donald.
La Germania esce dalla recessione. Dopo due anni di crisi profonda, l’economia torna a crescere grazie sostanzialmente a due strategie: il potenziamento degli investimenti nell’industria bellica, spinti dall’occasione favorevole concessa dal conflitto in Ucraina, ma soprattutto lo smantellamento dei vincoli sulla spesa pubblica che il cancelliere, Friedrich Merz, ha lasciato correre a piene mani.
Berlino, da fustigatore, nel passato, dei Paesi «cicale» quali la Grecia (impossibile dimenticare la troika voluta proprio dalla Germania per bastonare un governo considerato incapace di tenere stretti i cordoni della spesa) e l’Italia (altrettanto scolpiti nella memoria gli attacchi dell’ex cancelliera Angela Merkel al governo Berlusconi e le manovre per la sostituzione con Mario Monti), ha cambiato passo. Ora la spesa pubblica da «demonio» è un booster per l’economia. Così Merz può applaudire al +0,2% del PIl nel 2025 rispetto all’anno precedente, brindando all’uscita dalla crisi. «Dopo due anni di recessione, l’economia è tornata a crescere leggermente, soprattutto grazie al fatto che nel 2025 le famiglie hanno ripreso a consumare. La crescita è dovuta principalmente all’aumento della spesa per consumi delle famiglie e dello Stato. Le esportazioni, invece, sono diminuite», ha commentato il presidente dell’ufficio federale di Statistica tedesco, Ruth Brand. Per l’Italia si tratta certamente di una buona notizia perché la Germania continua a rappresentare il primo mercato di sbocco delle nostre esportazioni con il 12% del totale.
Un ripensamento rispetto all’austerità dei governi passati che riguarda anche un altro tema strategico per la Germania, il nucleare. «Abbandonarlo è stato un grave errore strategico», ha ammesso Merz nel suo intervento all’Unione delle Camere di commercio e dell’industria tedesche. La dichiarazione è stata accolta dagli applausi. «Ora stiamo attraversando la transizione energetica più costosa in tutto il mondo», ha aggiunto il cancelliere. «Non conosco un altro Paese che renda le cose così difficili e dispendiose come la Germania». Un cambio di passo coerente con l’impostazione del governo italiano, che sta valutando un ritorno al settore con reattori di nuova generazione.
Anche affidarsi totalmente alle rinnovabili non pare la soluzione giusta e perseguibile. È il caso della Spagna, che ha puntato fortemente, con il governo Sánchez, sull’energia pulita. Ora si scopre che Madrid, nel 2025, ha raddoppiato l’acquisto di gas dagli Stati Uniti. In un anno le importazioni sono aumentate del 100% (passando da 56.435 GWh nel 2024 a 111.660 GWh) mentre, contestualmente, quelle dalla Russia sono crollate del 40%, scendendo da 72,360 GWh a 42,629 GWh. L’aumento delle forniture statunitensi è stato favorito dalla politica commerciale del presidente Donald Trump, che ha ridotto i dazi sulle esportazioni europee in cambio dell’impegno dell’Ue di aumentare le importazioni di energia, inclusi gas e petrolio. Nel complesso contesto geopolitico, l’accordo ha avuto l’effetto di diversificare le fonti di approvvigionamento energetico dell’Europa, anche alla luce delle sanzioni contro la Russia per la guerra in Ucraina. Rispetto alle esportazioni di gas in Spagna, l’Algeria ha mantenuto costante il suo contributo, mentre il Qatar ha ridotto le sue vendite alla penisola iberica a meno della metà. La Spagna, che dispone della maggiore capacità di rigassificazione in Europa (con sette impianti) non avendo avuto le resistenze dei teorici italiani della «decrescita felice», continua a essere un hub fondamentale per la distribuzione del gas in Europa. Una parte della quantità di gas proveniente dagli Stati Uniti, infatti, non è destinata al consumo nazionale - secondo quanto riportato nel Bollettino Statistico di Enagas - ma viene redistribuita ad altri Paesi.
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Sanae Takaichi e Giorgia Meloni a Tokyo (Ansa)
«Questa è la terza volta che io vengo in Giappone in tre anni che sono al governo e non è stato un caso, è stata una scelta». Lo ha detto il premier Giorgia Meloni in apertura del bilaterale con la prima ministra giapponese Sanae Takaichi a Tokyo, sottolineando che dalla sua terza visita «Il messaggio è che crediamo molto in questa alleanza». «La prima volta che sono venuta qui – ricorda Meloni – abbiamo elevato i nostri rapporti a livello di partenariato strategico. La seconda volta che sono stata qui nell’ambito del G7 di Hiroshima abbiamo approfittato per discutere di un Piano di azione triennale 2024-2027 per darci degli obiettivi che fossero chiari, definiti e con delle scadenze temporali, che abbiamo rispettato». La sua terza visita in Giappone, aggiunge il premier, si tiene in occasione del «160esimo anniversario delle nostre relazioni bilaterali che racconta anche quanto siano profonde, durature e continuative le nostre relazioni».





