Luigi De Magistris (Ansa)
Dopo le perquisizioni, il già sindaco di Napoli corre a difendere il gruppo (che lo appoggiò alle comunali): «Sempre schierati dalla parte dei deboli». Eppure i pm imputano agli indagati finalità eversive in stile Br.
«Fin da allora, si trattava di una posizione che l’Autonomia sviluppava contro la lotta armata così come veniva definendosi da parte delle Brigate Rosse».
«L’accusa di terrorismo è davvero inquietante e assai pesante. Le opinioni, anche quelle più deprecabili, non possono essere equiparate a condotte terroristiche». La prima dichiarazione è di Toni Negri, uno dei «cattivi maestri» degli anni di piombo, l’altra è di Luigi de Magistris, già sindaco di Napoli a lungo sostituto procuratore, sempre a Napoli. Su La settimana enigmistica da decenni si pubblica una rubrica intitolata: «Trova le differenze». Toni Negri fu perseguito eppure lui per anni si è difeso sostenendo che Autonomia operaia (movimento di cui era fondatore) era cosa diversa e opposta dal terrorismo brigatista. Oggi l’ex sindaco d i Napoli percorre la stessa parabola portando solidarietà al partito del Carc.
Quattro giorni fa a Napoli e a Firenze sono state eseguite delle perquisizioni, sequestrati telefoni e computer e indagate sei persone (tra cui un ragazzino) con queste ipotesi di reato: «Aver promosso, costituito, organizzato, diretto o finanziato un’associazione che si propone di commettere atti di violenza con finalità di terrorismo e di eversione che si richiama all’operatività delle Brigate Rosse e delle Nuove Brigate rosse (con l’aggravante di aver indotto a commettere il crimine anche un minorenne); aver fatto pubblicamente apologia dei delitti di terrorismo con richiami espliciti all’operatività delle Brigate Rosse e delle Nuove Brigate Rosse». Tra gli inquisiti a Napoli ci sono i vertici del Carc - Partito dei Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo: un nome un programma - Paolo Babini, Igor Papaleo, Marco Coppola che hanno trovato un illustre difensore d’ufficio, appunto: Luigi de Magistris. Per il quale questi, che come progetto hanno quello di «cacciare il governo Meloni emulo dei fascisti», non sono compagni che sbagliano, ma compagni di strada. Il Carc - ha una storia ultratrentennale, è radicato in Campania e in Toscana - alle comunali di Napoli quando l’ex magistrato fu eletto sindaco tanto nel 2011 come nel 2016 gli assicurò un sostegno. Suscitando non poche polemiche. Chissà, forse in un impeto di gratitudine oggi de Magistris scrive: «Conosco da vent’anni i Carc e conosco alcuni degli indagati perquisiti dalla polizia giudiziaria, su ordine della Procura della Repubblica di Napoli, per il reato di associazione con finalità di terrorismo o di eversione dell’ordine democratico. Premetto che da ex magistrato nutro fiducia nella professionalità e nell’autonomia ed indipendenza della magistratura».
E però, ecco il giustificazionismo a sinistra «Ho partecipato a diverse iniziative organizzate dal partito Carc e non ho mai avuto la sensazione di trovarmi in un covo di terroristi. Eppure da magistrato mi sono occupato di mafie, terrorismo ed eversione dell’ordine democratico. Da ultimo mi avevano invitato, qualche giorno fa, a un incontro che aveva a oggetto l’attuazione della Costituzione. E la Carta costituzionale è l’antitesi del terrorismo ed è l’apoteosi della Resistenza. Con loro abbiamo sempre discusso, nella reciproca autonomia, di giustizia sociale, diritti costituzionali, lotta al sistema, contrasto alle mafie istituzionali, beni comuni, masse popolari. Mai in nessuna discussione, in nessun incontro, in alcun dibattito, ho avuto la percezione di alcuna simpatia, nemmeno lontana, per stagioni buie e tragiche della nostra Repubblica».
Però, consentirà l’ex sindaco di Napoli, delle due l’una: o sbagliano i compagni del Carc o sbaglia chi li indaga per aver «costituito un’associazione con finalità di terrorismo». E invece per Luigi de Magistris tertium datur perché: «L’accusa di terrorismo è davvero inquietante e assai pesante. Le opinioni, anche quelle più deprecabili, non possono essere equiparate a condotte terroristiche. Se qualcuno inneggia al terrorismo e alle Brigate rosse non avrà di certo il mio sostegno, ma sinora, almeno nella mia città, io ho visto il partito dei Carc sempre schierato dalla parte dei più deboli, della giustizia, dei diritti, della Costituzione e del popolo. Le opinioni sono una cosa, il terrorismo è un’altra cosa».
L’ex magistrato de Magistris fa un passo in più: «Il terrorismo che in questo momento conosco e che vedo purtroppo impunito è quello che si è consumato contro il popolo palestinese anche con la complicità del governo italiano». Il Carc non avrebbe saputo dirlo meglio.
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Riduci
Silvia Salis (Ansa)
Svolta verso il fondamentalismo green per la Salis: niente spazi comunali per aziende «ad alta impronta di carbonio».
Siccome per la sinistra il cittadino è scemo e il consumatore lo è ancora di più, a Genova hanno scoperto come risolvere il problema del riscaldamento globale: vietando le pubblicità delle fonti fossili negli spazi pubblici.
E anche dei «prodotti ad alta impronta di carbonio», qualunque cosa voglia dire (auguri per la stesura delle relative ordinanze). La pensata è stata di Avs, ma la maggioranza che sostiene il sindaco Silvia Salis l’ha adottata con gioia giovedì pomeriggio, approvando una mozione ad hoc.
È ancora presto per capire se saranno vietati solo i manifesti che pubblicizzano una data catena di pompe di benzina, oppure se la mannaia gretina si abbatterà anche su caldaie, condizionatori d’aria, automobili diesel. La mozione presentata da Alleanza Verdi Sinistra chiede di introdurre restrizioni alla pubblicità legata alle fonti fossili, con particolare attenzione alle aree connesse al trasporto pubblico locale come le fermate degli autobus, della metropolitana e gli impianti pubblicitari collegati alla mobilità urbana.
La mozione impegna la Salis e la giunta a valutare «misure concrete» per limitare «la promozione di prodotti ad alta impronta di carbonio» negli spazi pubblici, con l’obiettivo dichiarato di rendere più coerenti le politiche cittadine con la dichiarazione di emergenza climatica già approvata negli anni scorsi. Certo, l’emergenza climatica di Genova farebbe più pensare a interventi seri sul patrimonio edilizio costruito sui greti dei torrenti e a una valutazione più «consapevole», come direbbero gli ambientalisti, dell’elevato indice di consumo del territorio del capoluogo ligure, ma non sono cose che si possono chiedere a una turborenziana come la Salis, in rampa di lancio verso la leadership nazionale del centrosinistra. Molto più semplice imbracciare la consueta artiglieria «cancel» vietando tutto il vietabile, parole comprese; immaginare che i cittadini siano un branco di beoti che fa e compra tutto quello che dice la pubblicità; far finta di ignorare che se si vuole spingere un consumo ci sono mille sistemi per farlo, sui media e sui social, come insegna il gioco d’azzardo. Stupisce, poi, che un partito come Avs, dove l’impronta post-marxista e/o libertaria dovrebbe essere ancora forte, si metta a vietare cartelloni, anziché condurre le proprie battaglie attraverso il libero appello al boicottaggio delle filiere economiche che giudica «sbagliate».
Ciò detto, la primogenitura della mozione genovese spetta ad Antonio Guterres, segretario generale dell’Onu, che a febbraio del 2024 ha chiesto formalmente alle varie nazioni di vietare la pubblicità dei combustibili fossili e di invitare le società di pubbliche relazioni e di lobbying a interrompere qualsiasi legame con i loro clienti nel campo di carbone, petrolio e affini.
In Europa, si sono mosse per prime alcune città come l’Aia, Stoccolma e Amsterdam, che hanno introdotto limitazioni alle pubblicità che andrebbero contro agli obiettivi della riduzione del riscaldamento globale. Ad Amsterdam hanno anche vietato di pubblicizzare la carne, quindi con questa logica è possibile che prima o poi arrivi anche il divieto per le pubblicità dei dolci. Sarebbe divertente vedere la Salis vietare i manifesti dei biscotti del Lagaccio o del panettone genovese. In ogni caso, al momento la primogenitura italiana spetta a Firenze, dove due mesi fa il Consiglio comunale ha approvato una mozione per la messa al bando della pubblicità legata al fossile e le ha appiccicato anche un bel nome come «#BanFossilAds», campagna destinata a tutta la nazione. Lo schema fiorentino prevede restrizioni e divieti per pubblicità di vari prodotti, tra cui sono stati citati i Suv e le auto di grandi dimensioni, le compagnie aeree, le navi da crociera, i prodotti petroliferi. Chissà come saranno le versioni finali delle ordinanze, ma per due città turistiche come Firenze e Genova sarebbe curioso assistere a una crociata comunale contro grandi navi e aerei.
A Genova, comunque, Avs è piuttosto chiara nelle sue intenzioni. Il capogruppo in Comune, Francesca Ghio, ha spiegato questa sorta di imperativo morale alla rieducazione: «Non possiamo continuare a dichiarare l’emergenza climatica e contemporaneamente consentire che lo spazio pubblico venga occupato dalla promozione di prodotti ad alta impronta di carbonio. È una contraddizione evidente e un messaggio sbagliato alla cittadinanza». Di tutt’altra opinione il centrodestra, che parla di follia green. Il gruppo Fdi in consiglio protesta: «Crediamo ci voglia un mix tra consapevolezza, responsabilità, sviluppo e tutela del territorio e questa proposta non coniuga nessuna di queste qualità. All’ideologia e alla volontà di accettare una sola versione della storia ritenuta valida della coalizione progressista rispondiamo riprendendo le parole del premier Meloni: “Non esiste un ecologista più convinto di un conservatore». Lapidario Pietro Piciocchi, sconfitto dalla Salis: provvedimento «ideologico e scollegato dalla realtà economica e geopolitica attuale».
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Riduci
Francesco Borgonovo intervista Mary Holland e Brian Hooker, membri dell’associazione di Robert F. Kennedy Jr. e ascoltati anche dalla Commissione Covid italiana. Dalla gestione della pandemia ai lockdown, dalla censura al ruolo di OMS e Big Pharma.
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2026-04-25
Stretta su lame e cortei violenti. Punto per punto, ecco le novità del decreto Sicurezza
(Ansa)
Le teste calde delle manifestazioni potranno essere trattenute per massimo 12 ore.
Oltre alle norme sui rimpatri oggetto di polemiche nei giorni scorsi, il decreto Sicurezza 2026 approvato ieri alla Camera introduce un ampio pacchetto di misure, che spaziano su vari temi.
Tra i più importanti ci sono: l’inasprimento delle pene su furti e reati in materia di armi o di strumenti atti ad offendere; interventi contro la violenza giovanile e ulteriori reati di particolare allarme sociale; misure di contrasto all’uso di stupefacenti; tutela rafforzata per il personale scolastico, per quello sanitario e del trasporto pubblico; nuove sanzioni contro i parcheggiatori abusivi.
Per quanto riguarda i coltelli, vengono inasprite le sanzioni per il porto di lame superiori a 8 cm, nonché di strumenti dotati di lama pieghevole, di lunghezza pari o superiore a cinque centimetri, a un solo taglio e con punta acuta, muniti di meccanismo di blocco della lama ovvero apribili con una sola mano e assimila particolari strumenti (come coltelli a scatto o «a farfalla») alle armi senza licenza. Prevista poi, una sanzione pecuniaria per i soggetti che esercitano la responsabilità genitoriale nell’ipotesi in cui un minorenne commetta uno dei reati in materia di porto abusivo di armi o strumenti atti ad offendere. Introdotto anche il divieto di vendita o cessione in qualsiasi modo ai minori, di strumenti da punta o da taglio atti ad offendere. Il reato di furto con strappo viene esteso anche alle ipotesi di sottrazione con destrezza di mezzi di pagamento, documenti e dispositivi elettronici. Una serie di misure che estendono l’ambito di applicazione dei poteri di perquisizione della polizia in occasione di manifestazioni in luogo pubblico o aperto al pubblico e introducono l’accompagnamento coattivo presso gli uffici della polizia, della durata massima di 12 ore, qualora vi sia fondato motivo di ritenere che, sulla base di specifici elementi, i soggetti accompagnati possano costituire un concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione.
Una modifica del Testo unico sugli stupefacenti introduce la confisca obbligatoria degli autoveicoli usati per il compimento del reato di produzione, traffico e detenzione illeciti di stupefacenti.
Previste anche nuove misure in materia di sicurezza urbana, come il rifinanziamento di 19 milioni di euro anche per il 2026 per l’installazione, da parte dei comuni, di sistemi di videosorveglianza; l’incremento del Fondo per la sicurezza urbana; incentivi per l’assunzione a tempo determinato di personale della polizia locale e per la corresponsione dei compensi per lavoro straordinario al medesimo personale. Durante l’esame al Senato sono state introdotte anche disposizioni che ridefiniscono le sanzioni applicabili ai parcheggiatori abusivi.
Cambiano pure le sanzioni e le norme per le violazioni in materia di pubbliche manifestazioni. Tra le altre cose, si prevede la configurazione della mancata comunicazione sullo svolgimento di pubbliche manifestazioni, come illecito amministrativo punito con una sanzione amministrativa pecuniaria compresa tra 1.000 e 10.000 euro, estendendo espressamente la punibilità anche a chi - senza darne preavviso all’autorità - promuove una riunione in luogo pubblico attraverso reti, piattaforme e servizi di comunicazione elettronica ad uso pubblico o privato, ovvero tramite gruppi chiusi di utenti.
Viene poi modificato l’articolo del Codice penale relativo al delitto di lesioni personali commesse in danno a specifiche categorie di persone offese, inserendo anche il personale docente, i dirigenti scolastici, del personale tecnico e ausiliario della scuola, nonché il personale impiegato nei servizi di trasporto pubblico. In tali casi si procederà all’arresto obbligatorio in flagranza di reato.
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