Il condominio di Via Paruta 74 a Milano, dove è stato ritrovato il corpo della giovane Aurora Livoli (Getty Images)
Chissà se qualcuno chiederà scusa ai genitori di Aurora Tivoli, la ragazza assassinata, secondo l’accusa, da un clandestino peruviano con precedenti per violenza sessuale e rapina. Emilio Gabriel Valdez Velazco, 57 anni, è arrivato in Italia nove anni fa e dal 2017 a oggi è vissuto ai margini, collezionando denunce e arresti. La polizia lo ha fermato più volte e gli ha consegnato un paio di decreti di espulsione per pericolosità sociale. Ma con una serie di scuse Valdez Velazco è sempre riuscito a sottrarsi all’ordine di rimpatrio. Una volta, a consentirgli di evitare di essere rispedito a casa, dove probabilmente era già noto, è stata la mancata validità del suo passaporto. Il documento infatti risultava scaduto e in attesa che l’autorità consolare del suo Paese gliene rilasciasse uno nuovo, Valdez Velazco ha continuato a circolare indisturbato in Italia.
In realtà, nel periodo tra la fallita espulsione e la concessione di un passaporto in regola, il presunto assassino (già, fino a che non sia intervenuta una sentenza definitiva, anche nel suo caso, nonostante le telecamere lo abbiano ripreso alle spalle di Aurora l’ultima volta che la giovane è stata vista viva, la colpevolezza è presunta) avrebbe dovuto essere trattenuto nel Cpr di Milano. Però al centro di via Corelli che avrebbe dovuto «ospitarlo» è stato rifiutato «a causa dell’inidoneità alla vita in comunità». Sì, avete letto bene: le forze dell’ordine avrebbero voluto impedirgli di andarsene a spasso per le note ragioni di pericolosità sociale, ma per «un’asserita patologia delle vie urinarie», certificata da un medico, Valdez Velazco è stato lasciato libero di tentare di violentare una ragazza alla fermata della metropolitana e di aggredire, e probabilmente uccidere, Aurora, una giovane che ha avuto il solo torto di incontrarlo.
Vi chiedete come sia possibile rimettere in circolazione una persona già finita in carcere (dove ha scontato solo parte della pena) per violenza sessuale, fermata per altre violenze commesse nel corso degli anni e per rapina aggravata, oltre che per immigrazione clandestina? La domanda va girata non soltanto ai magistrati che quasi sempre, con varie attenuanti, consentono a fior di delinquenti di trovare la scappatoia per non finire dietro le sbarre, ma anche a quella classe politica e giornalistica che ancora insiste a non voler vedere il nesso fra criminalità e immigrazione clandestina. Ogni volta che si mostrano i dati sugli arresti per stupro, per furto e rapina, costoro alzano sempre il ditino per spiegare che la maggioranza dei reati è commessa da italiani. È ovvio che in valore assoluto i connazionali figurano in cima alle classifiche, ma se si confrontano i numeri con la popolazione immigrata, basta un minimo di onestà per comprendere che il fenomeno della delinquenza d’importazione non è una percezione, come ogni tanto qualche «sinistrato» prova a spiegare.
La morte di Aurora, per cui immagino che né magistrati né opinionisti chiederanno scusa, dovrebbe essere di monito per cambiare le leggi sull’immigrazione clandestina, ma soprattutto per far comprendere che estendere dei diritti anche a chi non ha alcun titolo per beneficiarne può essere pericoloso. Le decisioni di rimettere in libertà o accogliere in Italia soggetti a rischio hanno delle conseguenze a carico delle persone più fragili. E Aurora era fra queste. Invece di essere aiutata è stata lasciata sola, nelle mani del suo assassino.
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Aurora Livoli, la giovane trovata morta in via Paruta a Milano il 30 dicembre 2025 (Ansa). Nel riquadro Emilio Gabriel Valdez Velazco, indagato per l’omicidio della diciannovenne
Il peruviano accusato del delitto di una diciannovenne a Milano era sbarcato nel 2017 e aveva una sfilza di condanne, fra cui stupro e rapina. Per due volte è stato impossibile espellerlo, finché ha ucciso. Liberati dalle toghe altri come lui dai centri in Albania.
Non doveva più essere in Italia da anni, invece continuava a delinquere, a violentare e infine probabilmente a uccidere. Emilio Gabriel Valdez Velazco, indagato per l’omicidio volontario di Aurora Livoli trovata morta lunedì 29 dicembre in un cortile di via Paruta a Milano, aveva subito ben due provvedimenti di espulsione.
Questa la sua storia. Atterrato nel 2017 a Linate, nel 2019 diventa irregolare. Il prefetto di Milano emette nei suoi confronti il primo provvedimento di espulsione il 4 agosto e dopo due giorni il questore ordina l’accompagnamento coattivo alla frontiera. La storia poteva concludersi qui ma evidentemente il cinquantasettenne peruviano rientra in Italia perché nell’ottobre dello stesso anno commette la prima di una serie di violenze sessuali. Per quel crimine fu arrestato e condannato a nove anni, mai del tutto scontati.
Valdez Velazco che in questi nove anni intorno alla capitale lombarda ha cambiato diversi indirizzi e anche diversi nomi, (per un periodo si è fatto riconoscere come Emilio Gavriel Baldez, di un anno più giovane) ha anche altri precedenti: rapina aggravata, violenza sessuale e immigrazione clandestina. Una risorsa imperdibile per il nostro tessuto sociale insomma. La rapina più recente risale al 30 dicembre 2025, le altre due violenze sessuali a luglio del 2024 e del 2025, il reato di immigrazione clandestina lo commette il 25 marzo 2024. Ma perché l’uomo continuava a girare impunito su suolo italiano?
Il peruviano come se nulla fosse, il 16 giugno del 2023 richiede via posta il rilascio del permesso di soggiorno in quanto fratello di una cittadina italiana. Il permesso gli viene negato dal questore di Milano per motivi di pericolosità sociale, con molta calma, sei mesi dopo: l’11 gennaio 2024. Dopo altri due mesi e mezzo (nel frattempo aveva commesso un altro stupro), viene arrestato perché era rientrato in Italia prima che fossero decorsi cinque anni dall’esecuzione della precedente espulsione. Pertanto, nei suoi confronti viene adottato un nuovo provvedimento di espulsione per motivi di pericolosità sociale. Cacciato di nuovo dal questore, però, questa volta non lascia il Paese per via dell’ennesimo cavillo burocratico.
Non si riesce a farlo imbarcare immediatamente perché il suo passaporto risulta banalmente scaduto. Le autorità, per evitare di lasciarlo a piede libero, ritengono di chiedere l’assegnazione di un posto al Cpr affinché fosse possibile ottenere il lasciapassare da parte dell’autorità consolare. Qui avviene un altro cortocircuito del nostro folle sistema giudiziario. Il posto, assegnato dalla Direzione centrale dell’immigrazione e della Polizia delle frontiere presso il locale Centro di Milano-Corelli, è stato rifiutato per inidoneità alla vita in comunità. Ma non per la sua pericolosità, come ci si potrebbe aspettare, ma per un comune certificato medico. Velazco in quella circostanza dichiarò di avere una patologia urinaria. Ne segue un ordine a lasciare il territorio nazionale entro sette giorni, ma eccoci qui: l’uomo oggi risiede ancora in Italia. Vive a sbafo, in un appartamento a Cologno Monzese, mantenuto da una sua connazionale che fa la colf. Libero di girare per Milano e commettere crimini. Velazco agli inquirenti ha confermato di essere l’uomo nelle immagini della tentata rapina in metro a una studentessa, avvenuta appena un’ora prima delle immagini che lo ritraggono con Aurora la sera della sua morte. «Ero sotto l’effetto di stupefacenti», ha dichiarato di fronte al suo avvocato. Sul caso della diciannovenne ha chiesto invece di poter essere sentito giovedì. Per ora ci sono le immagini delle videocamere che lo ritraggono dietro di lei la notte che è stata strangolata a mani nude (come ricostruito dagli esperti). Ha scontato solo in parte una pena detentiva presso l’istituto penitenziario di Pavia per una violenza sessuale commessa nel 2019. Di certo c’è che Aurora Livoli è morta.
Viveva con i genitori adottivi a Monte San Biagio, in Provincia di Latina. Aveva solo 19 anni, una vita intera davanti, esaurita miseramente in un cortile di Milano.
Quello di Velazco non è il primo caso di irregolari criminali in Italia con decreto di espulsione. Lo denunciava già mesi fa Sara Kelany, deputato e responsabile nazionale del dipartimento Immigrazione di Fratelli d’Italia. «Da quando il governo ha deciso di aprire il Cpr di Gjader anche ai migranti già destinatari in Italia di un provvedimento di espulsione sono giunte alcune sentenze, dal sapore ancora una volta ideologico, che fino ad oggi hanno avuto l’effetto di rimettere a piede libero ben 14 soggetti pericolosi trattenuti nel centro in Albania in attesa di rimpatrio», denunciava già nel maggio 2025. «È bastato che questi signori presentassero una domanda d’asilo perché si trasformassero in rifugiati da tutelare, ignorando sia il fatto che la loro richiesta fosse stata dichiarata manifestamente infondata sia il loro curriculum criminale».
Kelany parla di «soggetti con condanne penali per reati gravissimi: furti, rapine, tentati omicidi, violenze sessuali, pedopornografia». Fatti gravissimi che costringono a domandarsi fino a che punto sono disposte rischiare le toghe politicizzate che da mesi su questi temi fanno la guerra al governo. Sperando che la risposta non sia altre rapine, altre violenze, altri femminicidi.
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Abbiamo lasciato la nostra eroina, Jean Batten, ormai famosissima. Vediamo il resto della sua fantastica vita.
Sanremo (iStock)
Non solo Ariston e Casinò: la reginetta di Ponente è pronta a tornare protagonista della Riviera, con molte novità turistiche.
La rinascita di Sanremo è (finalmente) partita. La bella addormentata della Riviera ligure di Ponente, dopo anni seduta sugli allori di Festival e Casinò, unici motivi e occasioni per cui si svegliava, esce dal lungo letargo e si prepara a conquistare il reame del turismo italiano e straniero.
A darle la sveglia e farle tornare la voglia di incantare e attirare a sé, l’inaugurazione del 5 stelle di stile e design Europa Palace (www.europapalacesanremo.com). Aperto a gennaio 2025, il nuovo indirizzo ha dato il via a un percorso che mira a riportare Sanremo agli antichi splendori, «a dare una spolverata a quell’allure démodée che da troppo tempo avvolgeva la Città dei fiori», spiega Cora Lagorio, proprietaria insieme alla famiglia della struttura e artefice di una sfida, costata 30 milioni di euro e cinque anni di lavori.
L’indirizzo non ha fatto a tempo ad aprire i battenti per fare sold out. «Complici il Festival della canzone e una decina di cantanti in concorso alla kermesse ospitati, è stato un inizio straordinario, tanto impegnativo quanto appagante, ma il bello deve venire». Perché nell’ambiziosa visione di Cora and family l’obiettivo è rilanciare Sanremo a prescindere da Ariston e Casinò, «è valorizzare una destinazione dalle infinite potenzialità, quattro stagioni su quattro». A dimostrarlo, l’apertura tutto l’anno di Europa Palace e una proposta pensata per globetrotter moderni e sanremesi doc.
In posizione più che centrale - si trova tra Casinò e lungomare, all’imbocco dello struscio pedonale di via Matteotti - l’albergo conta 70 camere, di cui cinque suite, due ristoranti - Rêve Bistrot, con sapori liguri rivisitati con estro e accompagnati da musica live, e ristorante The RUFtop, con vista panoramica e cucina gourmet (entrambi aperti al pubblico) - 400 metri quadrati di Anemoi Spa & Wellness (anche questa aperta al pubblico) e palestra firmata Technogym. Il tutto arredato con stile, grazie al sapiente progetto architettonico e di interior design, rispettivamente opera di Studio Calvi Ceschia Viganò e Studio Q-Bic. A completare la proposta, accoglienza pet friendly e convenzione con il Lido Imperatrice.
Insomma, un gran lavoro per un gran risultato. Il primo di una serie in arrivo. A quanto pare, l’addormentata Sanremo ha tutte le intenzioni e le carte per tornare la più bella del reame ligure di Ponente. L’ex stazione al momento è un cantiere, proiettato a diventare hub tra cultura e intrattenimento. Il trascurato Porto Vecchio è già al centro di un progetto di riqualificazione che, se tutto va come deve andare, rinascerà a nuova vita, sotto forma di marina d’appeal, oasi verde e parcheggio da 600 posti auto. Nel cuore del quartiere Pigna, dedalo medievale di caruggi, portici e scalinate, l’ex convento dei Gesuiti del XVII secolo e gli immobili adiacenti alla chiesa di Santo Stefano diventeranno a fine 2026 un moderno ostello da 150 posti letto, con 70 camere indipendenti, servizi autonomi, spazi condivisi (palestra, terrazze, cucine e bar). Dietro il progetto, Walter Lagorio, anima dell’intervento, imprenditore a capo di Unogas Energia (e padre di Cora), che ne presenta la vocazione. «Sanremo avrà una struttura ricettiva accogliente e a buon prezzo, ideale per giovani, gruppi e famiglie». Mentre l’ex convento delle suore Cappuccine potrebbe convertirsi nell’arco di pochi anni in complesso di case vacanze. Nel frattempo, lo storico Hotel Astoria, chiuso da 20 anni, è passato in mano al Gruppo Marzocco che, seguendo l’esempio dell’Europa Palace, punta alle 5 stelle.
Se due indizi fanno una prova, a Sanremo ce ne sono ben di più per guardare la meta ligure non solo a febbraio, attaccati alla televisione durante il Festival della canzone, ma anche e soprattutto dal vivo, per weekend e vacanze che finalmente possono contare su indirizzi belli e buoni, che uniscono stile contemporaneo a tradizione ligure. Perché in tutto questo fermento, non cambiano a Sanremo la dolcezza del clima, mite tutto l’anno, la bellezza dei giardini di Villa Ormond e l’interesse di Villa Nobel (villanobel.it), ultima dimora dello scienziato Alfred Nobel che istituì i prestigiosi Premi, e oggi casa-museo. Non cambiano neanche la bontà dei Baci di Sanremo (simil baci di dama a base di cacao, nocciole e burro) e la vicinanza a borghi davvero tra i più belli d’Italia e di Francia, da Dolceacqua a Mentone.
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