Nuovi studi e il bollettino Iss smontano le balle sui vaccini
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Dati dell’Istituto superiore di sanità: chi s’è sottoposto alle tre iniezioni si infetta più facilmente di chi non le ha fatte. Altre ricerche promuovono l’immunità naturale e bocciano il modello Italia: mortalità più alta in Europa.

C’è un grafico, diffuso dall’Istituto superiore di sanità, che taglia la testa al toro a qualsiasi polemica sulla diffusione del Covid da parte dei non vaccinati rispetto a coloro che si sono sottoposti all’iniezione anti virus, tappando la bocca a chi vorrebbe continuare a imporre limitazioni per i non immunizzati. Nel grafico, che è suddiviso per quattro fasce di età (da 12 a 39 anni, per passare dai 40 ai 59 anni, quindi dai 60 ai 79 anni, infine agli ultra ottantenni) e riguarda gli ultimi mesi, si scopre che coloro che non hanno offerto il braccio alla patria hanno un tasso di incidenza – ossia di contagio – ogni 100.000 abitanti inferiore rispetto a chi ha portato a compimento il ciclo vaccinale. O per lo meno questo è ciò che si nota fra la fascia che va dai 12 ai 60 anni, mentre in quella che oscilla tra i 60 e i 79 anni, l’andamento tra chi non ha ricevuto neppure una dose e chi invece si è sottoposto a tutte è praticamente uguale. Solo per gli ultra ottantenni la curva torna a favore di chi si è vaccinato, ma ovviamente la maggioranza della popolazione italiana appartiene alle prime tre fasce. In altre parole, il grafico dell’Istituto smonta definitivamente una narrazione che per due anni è stata portata avanti da esperti e giornalisti della tv e della carta stampata.

Secondo le tesi propagandate per mesi, chi non era vaccinato metteva a repentaglio la salute degli altri, ossia dei fragili, oltre che naturalmente dei vaccinati. Il buon senso avrebbe dovuto consentire di dubitare di questa versione, perché se una persona si era immunizzata non avrebbe dovuto avere nulla da temere da chi non lo era. Ma la caccia al no vax, scatenata da autorità e presunti esperti ha travolto il buon senso, con le conseguenze a tutti note. La salute dei fragili non era messa a rischio da chi aveva rifiutato la puntura, ma dalla certezza che chi si era vaccinato poteva rinunciare alle precauzioni, in quanto certo di essere una persona che «non si contagia e non contagia», come ebbe a dire il nostro presidente del Consiglio. In realtà, quella certezza era infondata e ora perfino la statistica lo conferma.

Ma c’è dell’altro e anche questa volta la novità la fornisce un grafico elaborato da Our world in data sulle rilevazioni diffuse dall’Organizzazione mondiale della sanità. In sostanza, le curve dimostrano che non c’è alcun motivo di continuare a cullarci nell’idea che l’Italia, con le sue misure, tra cui il green pass, sia stata un modello preso a esempio dal mondo. Il nostro Paese, di fronte al Covid, si è comportato peggio degli altri e i lockdown, insieme con le misure come il certificato, hanno discriminato la popolazione e non hanno evitato di avere il maggior numero di morti. La statistica parla chiaro: il nostro è il Paese che ha pagato di più, con una mortalità che lo ha collocato al vertice di tutti i Paesi europei. Insomma, abbiamo fatto peggio e non meglio. E dire che noi siamo stati gli unici a rinchiudere in casa le persone, mettendo in stand-by un’intera nazione e adottando misure coercitive e liberticide nei confronti dei non vaccinati. A due anni di distanza, possiamo affermare che tutto ciò non è servito: era inutile. Sull’altare dei poteri dello Stato si sono sacrificati i diritti dei cittadini, adottando provvedimenti che non avevano alcuna vera motivazione sanitaria, ma erano basati solo su considerazioni politiche, per di più errate. Prima si è inseguita un’impossibile immunità di gregge, poi si è pensato che per impedire la circolazione del virus fosse sufficiente impedire la circolazione di chi non era vaccinato: risultato, per mortalità siamo i peggiori, e ancora nessuno ha chiesto scusa.

Aggiungo una ulteriore considerazione per i tanti che ancora si impancano a distribuire lezioni a chi ha ritenuto liberamente di non vaccinarsi. Secondo uno studio pubblicato dal Journal of Clinical Medicine, l’immunità naturale, cioè quella conseguita da chi si è ammalato di Covid ed è guarito, dura più a lungo di quella indotta dai vaccini. In altre parole, chi si è beccato il coronavirus riduce le probabilità di contrarre forme gravi della malattia rispetto a chi si è vaccinato. Che dire? Dopo tre anni di pandemia dovrebbe essere una notizia da prima pagina, invece è una notizia che la maggior parte degli esperti e dei giornali ignora. Meglio tacere piuttosto che ammettere di aver raccontato balle.

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