
L’obiettivo del tunisino era quello di prendere la cittadinanza italiana e, per evitare di tornare nel suo Paese d’origine, era disposto a tutto. Anche sposare una sconosciuta.
Da tempo, lo straniero soggiornava irregolarmente nell’Area Schengen ed era appena arrivato in Italia dalla Germania, pensando di poter aggirare le normative vigenti in materia di immigrazione. Peccato per lui, però, che qualcuno all’interno degli uffici del comune di Cavezzo, in Provincia di Modena, se ne sia accorto segnalando il fatto alla polizia locale. Da qui l’azione congiunta con la polizia di Stato che, una volta appurati i fatti, ha rintracciato il tunisino proprio presso gli uffici comunali.
«Queste forme di illegalità diffuse vanno assolutamente contrastate, perché vanno a minare anche l’integrazione e la coesione sociale. Queste persone, che arrivano e si comportano in modo illegale o non regolamentare, alla fine danneggiano anche coloro che vengono in Italia per comportarsi correttamente, che si integrano perfettamente all'interno della nostra società e del nostro tessuto sociale», afferma alla Verità il sindaco di Cavezzo, Stefano Venturini.
«Sono stati fatti dei controlli congiunti per verificare se ci fossero delle dichiarazioni mendaci», racconta Venturini, che sottolinea come si sia anche investito per avere «un adeguato numero di personale all’interno di questi servizi».
Una vicenda che significa tanto per il territorio anche in termini di sicurezza e che, prosegue Venturini, «fa capire a pseudo organizzazioni o a singoli che intendono delinquere che la collaborazione tra enti e l’attenzione dei Comuni fanno sì che non ci siano zone d’ombra in cui possa insinuarsi una criminalità o delle situazioni illegittime. Siamo particolarmente attenti, per cui fanno fatica a sfuggirci situazioni di irregolarità», conclude il sindaco di Cavezzo.
Dopo aver accertato i fatti, nei confronti del trentenne straniero è scattata l’espulsione dall’Italia e che, previa convalida dell’autorità giudiziaria, è stato accompagnato presso la frontiera aerea di Milano Malpensa per essere rimpatriato nel proprio paese di origine.
Non è la prima volta che nel Modenese accadono episodi simili. Già a settembre dell’anno scorso, la polizia di Stato aveva proceduto all’espulsione con accompagnamento alla frontiera di un venticinquenne, anch’egli di nazionalità tunisina. Il giovane era arrivato in maniera irregolare sul suolo italiano su cui è rimasto per circa tre anni senza essere in possesso di un regolare permesso di soggiorno.
A far scattare i controlli, in quel caso, pare fosse stata una questione anagrafica: il venticinquenne si era sposato con una cittadina italiana di 27 anni più grande di lui. Una differenza di età che ha fatto storcere il naso all’Ufficio immigrazione che, a seguito di accurate verifiche, ha accertato che il matrimonio era stato contratto fittiziamente e che tra i due non era in atto alcuna convivenza, requisito necessario per ottenere il permesso di soggiorno. L’istanza per il permesso di soggiorno, presentata dal venticinquenne, venne pertanto rifiutata e nei confronti del giovane venne eseguito un provvedimento di espulsione dopo il quale venne accompagnato dagli agenti della polizia di Stato alla frontiera aerea di Roma Fiumicino.
I tentativi di matrimoni fittizi da parte di tunisini nella Provincia di Modena hanno poi continuato a essere un fenomeno inarrestabile. Emblematico il caso di inizio febbraio quando la polizia di Stato, in una settimana, ne rimpatriò, per diversi motivi, quattro. Tra questi figurava anche un trentenne che, entrato in Italia illegalmente, aveva contratto poco prima un matrimonio fittizio con una cittadina italiana di 20 anni più grande di lui con l’intento di regolarizzarsi in modo fraudolento. Seguirono quindi delle verifiche a cura dell’Ufficio Immigrazione grazie alle quali si è potuta accertare l’assenza di un vero rapporto coniugale. Successivamente il giovane venne rimpatriato nella mattinata del 4 febbraio dall’aeroporto di Roma Fiumicino.
Casi simili, per non dire fotocopia, che si sono svolti nella stessa Provincia e che vedono sempre coinvolte persone irregolari con la stessa cittadinanza e che adesso a molti fanno sorgere più di qualche perplessità.
Una dinamica ripetuta che, secondo diversi osservatori, evidenzia la possibile esistenza di schemi consolidati o di reti informali capaci di favorire questi tentativi di aggirare la legge. Elementi che spingono a interrogarsi non solo sull’efficacia dei controlli, ma anche sulla necessità di rafforzare ulteriormente i sistemi di verifica preventiva.






