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2026-01-22
«Non facile districarsi in questo clima per una ragazza della Garbatella»
Giorgia Meloni e Bruno Vespa (Ansa)
Sul Board per Gaza Giorgia Meloni prende tempo: ospite della puntata speciale per i 30 anni della trasmissione Porta a Porta, in onda ieri sera su Rai 1, la premier non chiude all’ingresso dell’Italia: «La posizione dell’Italia», spiega, «è di apertura: siamo disponibili e interessati. C’è per noi», precisa la Meloni, «un problema costituzionale perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione, questo non ci consente di firmare sicuramente domani, però ci serve più tempo». C’è il rischio che questo board diventi una sorta di Onu privata? «È un dubbio che ho letto», risponde la premier, «credo che nessun organismo in generale possa sostituirsi alle Nazioni Unite. La presenza di Putin? In qualsiasi organismo multilaterale ci si siede al tavolo con persone distanti da noi», aggiunge la Meloni, «e ricordo che la Russia siede al G20 e alle Nazioni Unite».
Sulla pressione di Donald Trump, che ieri ha escluso l’opzione militare per acquisire la Groenlandia, la Meloni tiene ferma la sua classica posizione di mediazione e di ricuciture: «Secondo me», sottolinea la premier, «non è realistico che gli Stati Uniti invadano militarmente la Groenlandia. Chiaramente tutti capiamo quali sarebbero le conseguenze di una scelta del genere e quindi a me non ha stupito, sono contenta che lo abbia ribadito, dopodiché però bisogna cercare delle soluzioni. La questione che gli americani pongono è una questione di sicurezza su un territorio strategico: questo è un tema corretto, è un tema che riguarda anche noi. È una materia», aggiunge, «che va trattata nell’ambito dell’Alleanza atlantica. Nelle settimane passate alcuni Paesi europei hanno deciso di inviare dei soldati per operazioni di training in Groenlandia, questo è stato letto dall’amministrazione americana come un attacco nei confronti degli americani. Io credo che invece fosse il tentativo di rispondere a un’esigenza che anche gli americani pongono: è la ragione per la quale ho chiamato Donald Trump e gli ho detto “credo che non si sia capito e credo che sia un errore la previsione o la minaccia di aggiungere dazi a quelle nazioni che avevano fatto questa scelta”, ma c’è una parte di questi problemi che è soprattutto data da un’assenza di comunicazione che bisogna ripristinare».
La Meloni replica a muso duro a chi la accusa di essere troppo accondiscendente con Trump: «Io vengo contestata per essere una persona che cerca di abbassare la tensione», argomenta la premier, «risolvere il problema, trovare degli accordi e mi si dice che sono troppo accondiscendente perché cerco di fare quello che è nell’interesse nazionale italiano fare. Non vuol dire che il mio atteggiamento è remissivo. Quando c’è stata la questione dei dazi», ricorda, «in Europa credo che nessuno si sia battuto con Donald Trump come si è battuta la sottoscritta, solo che io lavoravo per trovare un accordo e altri preferivano una escalation».
Quando approverete, chiede Bruno Vespa, il decreto sicurezza? «Stiamo approvando dei nuovi provvedimenti», chiarisce Meloni, «il focus sarà sulla lotta alla violenza delle gang giovanili, c’è il tema delle stazioni, e pensiamo a delle zone rosse, in materia di immigrazione lavoriamo a misure più efficaci per velocizzare i rimpatri di chi non ha diritto a stare in Italia. Dopodiché certamente servono più forze dell’ordine, ma abbiamo fatto anche questo: negli ultimi tre anni abbiamo assunto circa 39.000 nuove forze di polizia. Nei prossimi due anni ne assumeremo altre 30.000. Abbiamo rinnovato i contratti, rafforzato i presidi. Chiaramente possiamo assumere tutte le forze di polizia che vogliamo ma se il loro lavoro viene mortificato non risolveremo il problema. Purtroppo continuo a vedere cose che non riesco a capire. Ieri (l’altro ieri, ndr) il Tar della Lombardia», attacca la Meloni, «ha deciso di annullare il provvedimento di daspo urbano nei confronti dei manifestanti che avevano devastato la stazione di Milano. Come si fa a garantire la sicurezza così? Ci sono stati degli agenti che hanno rischiato la loro incolumità per fermare quelle devastazioni alla stazione di Milano e per arrestare queste persone, quindi francamente diventa un po’ difficile se non lavoriamo tutti nella stessa direzione». «Sull’immigrazione irregolare», sottolinea inoltre la Meloni, «la nostra strategia è a 360 gradi. Norme più dure nei confronti dei trafficanti, regolamentazione delle Ong, accelerazione sui rimpatri (tema sul quale torneeremo nei prossimi provvedimenti), lavoro con i Paesi di origine e transito. È una strategia sulla quale ci segue tutta l’Europa, anche su strumenti innovativi come l’Albania. Non è facile, perché quando si lavora per fermare l’immigrazione irregolare in Italia ci sono parecchi che si mobilitano».
Le toghe? «Tutta l’Europa guarda con interesse quello che abbiamo fatto in Albania», risponde la premier, «noi non l’abbiamo finora potuto far funzionare perché c’erano delle sentenze ideologiche dei giudici, che ci hanno detto che era incompatibile con la legislazione dell’Unione europea. Bene: abbiamo corretto la legislazione dell’Unione europea. Arriveremo allo stesso risultato, ma con due anni di ritardo».
Continua la lite Lega-Fi sulla Consob
Apparentemente potrebbe sembrare l’ennesimo bisticcio tra Lega e Forza Italia, ma il nodo che si è creato sul prossimo numero uno della Consob nasconde dinamiche decisamente più complesse. Da giorni molti giornali davano per scontata la nomina di Federico Freni, sottosegretario leghista al Mef, come prossima guida della Consob, l’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari. Si sarebbe dovuto chiudere tutto nel Consiglio dei ministri di martedì scorso, ma il leader di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani improvvisamente ha deciso di mettere il veto. Il problema non è lui in sé, lo ribadisce chiaramente il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. «Federico Freni alla Consob? È una cosa che vola sopra la mia testa, io mi occupo di referendum, però dico che è un eccellente sottosegretario e ha tutte le capacità per ricoprire quel ruolo, per me non c’è nessun “ma”, è una persona straordinaria con una grandissima cultura».
Si sarebbe fatta poi menzione a ulteriori «approfondimenti» sul nome di chi potrebbe andare a occupare la poltrona su cui ora siede Paolo Savona. Va ricordato che nel 2004 è entrata in vigore la legge Frattini che stabilisce che i membri del governo (ministri, sottosegretari) non possono ricoprire incarichi in enti pubblici sottoposti a vigilanza per un periodo di 12 mesi dopo la fine del loro mandato, proprio per evitare conflitti di interesse. Nel caso di Freni, lui si occuperebbe proprio di ricoprire queste deleghe, il che renderebbe il conflitto ancora più evidente. Quindi ecco combinato il pasticcio: la nomina di Freni potrebbe rendere l’esecutivo attaccabile in qualche modo. Da Fratelli d’Italia ieri ha parlato solo Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, chiarendo - e quindi in qualche modo dando un’indicazione - che «non c’è stata alcuna tensione, la riunione è durata 22 minuti e non c’è stata tensione». Aggiungendo: «Premesso che io stimo Freni, lui è stato uno dei protagonisti di tutte le leggi di bilancio, se lui va sono contento per lui, sono un po' meno contento per la prossima legge di bilancio».
Il capogruppo della Lega Riccardo Molinari ha dichiarato: quello di Freni è un «nome che noi abbiamo proposto come partito, c’era un accordo di massima in Consiglio dei ministri, come è emerso anche dalle cronache». E ha puntualizzato: «Chiaro che noi continueremo a portare avanti quel nome, anche perché la Lega ha rinunciato ad altre nomine, su altri enti, ad esempio importanti, nei mesi passati». «Non c’è mai stato nessun accordo», ha replicato il portavoce di Fi Raffaele Nevi. A quanto sembra Forza Italia spingerebbe per la nomina di un’altra figura che siede nel consiglio di amministrazione di Assicurazioni General, Marina Brogi. Ma sono in molti a sostenere che acquisirebbe troppe posizioni di potere e in qualche modo conflittuali tra loro. C’è un nome, quello di Federico Cornelli, uno dei cinque componenti dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari e noto per la sua grande esperienza. Inoltre è l’unico a essere stato votato all’unanimità dal Parlamento italiano e per questo è giudicato super partes. Tajani ha detto chiaramente che lo vorrebbe, e lo ha detto talmente chiaramente che sembra quasi un tentativo per bruciarlo, quasi lo stesso fatto, forse, nei confronti di Freni. Eppure quello del sottosegretario alla fine sembra restare il nome più quotato, anche perché, come dichiarato da tutti, non si tratta della persona, considerata «di valore». Il problema, eventualmente, riguarderebbe soltanto la sua posizione.
Maurizio Lupi, che spesso va allo scontro con gli azzurri, ha detto: «Ribadiamo la nostra stima nei confronti di Federico Freni, profilo di grande autorevolezza e competenza, che sta dimostrando le sue qualità al governo. Non abbiamo motivo di dubitare che farebbe un ottimo lavoro anche alla guida della Consob e per questo invitiamo ad evitare i veti pregiudiziali: fare politica non può e non deve diventare un limite».
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Giorgia Meloni da Vespa: «Preoccupata dalla politica internazionale, la divaricazione Usa-Ue non conviene. Siamo interessati al Consiglio di pace di Donald, ma rischi incostituzionalità». Ipotesi zone rosse intorno alle stazioni.Riccardo Molinari: «C’era un’intesa, Forza Italia ha cambiato idea». La replica di Raffaele Nevi: «Falso». Il ministro Foti stempera: «Contento per lui se ci va Freni, meno per la Finanziaria».Lo speciale contiene due articoliSul Board per Gaza Giorgia Meloni prende tempo: ospite della puntata speciale per i 30 anni della trasmissione Porta a Porta, in onda ieri sera su Rai 1, la premier non chiude all’ingresso dell’Italia: «La posizione dell’Italia», spiega, «è di apertura: siamo disponibili e interessati. C’è per noi», precisa la Meloni, «un problema costituzionale perché dalla lettura dello statuto è emerso che ci sono alcuni elementi di incompatibilità con la nostra Costituzione, questo non ci consente di firmare sicuramente domani, però ci serve più tempo». C’è il rischio che questo board diventi una sorta di Onu privata? «È un dubbio che ho letto», risponde la premier, «credo che nessun organismo in generale possa sostituirsi alle Nazioni Unite. La presenza di Putin? In qualsiasi organismo multilaterale ci si siede al tavolo con persone distanti da noi», aggiunge la Meloni, «e ricordo che la Russia siede al G20 e alle Nazioni Unite».Sulla pressione di Donald Trump, che ieri ha escluso l’opzione militare per acquisire la Groenlandia, la Meloni tiene ferma la sua classica posizione di mediazione e di ricuciture: «Secondo me», sottolinea la premier, «non è realistico che gli Stati Uniti invadano militarmente la Groenlandia. Chiaramente tutti capiamo quali sarebbero le conseguenze di una scelta del genere e quindi a me non ha stupito, sono contenta che lo abbia ribadito, dopodiché però bisogna cercare delle soluzioni. La questione che gli americani pongono è una questione di sicurezza su un territorio strategico: questo è un tema corretto, è un tema che riguarda anche noi. È una materia», aggiunge, «che va trattata nell’ambito dell’Alleanza atlantica. Nelle settimane passate alcuni Paesi europei hanno deciso di inviare dei soldati per operazioni di training in Groenlandia, questo è stato letto dall’amministrazione americana come un attacco nei confronti degli americani. Io credo che invece fosse il tentativo di rispondere a un’esigenza che anche gli americani pongono: è la ragione per la quale ho chiamato Donald Trump e gli ho detto “credo che non si sia capito e credo che sia un errore la previsione o la minaccia di aggiungere dazi a quelle nazioni che avevano fatto questa scelta”, ma c’è una parte di questi problemi che è soprattutto data da un’assenza di comunicazione che bisogna ripristinare». La Meloni replica a muso duro a chi la accusa di essere troppo accondiscendente con Trump: «Io vengo contestata per essere una persona che cerca di abbassare la tensione», argomenta la premier, «risolvere il problema, trovare degli accordi e mi si dice che sono troppo accondiscendente perché cerco di fare quello che è nell’interesse nazionale italiano fare. Non vuol dire che il mio atteggiamento è remissivo. Quando c’è stata la questione dei dazi», ricorda, «in Europa credo che nessuno si sia battuto con Donald Trump come si è battuta la sottoscritta, solo che io lavoravo per trovare un accordo e altri preferivano una escalation». Quando approverete, chiede Bruno Vespa, il decreto sicurezza? «Stiamo approvando dei nuovi provvedimenti», chiarisce Meloni, «il focus sarà sulla lotta alla violenza delle gang giovanili, c’è il tema delle stazioni, e pensiamo a delle zone rosse, in materia di immigrazione lavoriamo a misure più efficaci per velocizzare i rimpatri di chi non ha diritto a stare in Italia. Dopodiché certamente servono più forze dell’ordine, ma abbiamo fatto anche questo: negli ultimi tre anni abbiamo assunto circa 39.000 nuove forze di polizia. Nei prossimi due anni ne assumeremo altre 30.000. Abbiamo rinnovato i contratti, rafforzato i presidi. Chiaramente possiamo assumere tutte le forze di polizia che vogliamo ma se il loro lavoro viene mortificato non risolveremo il problema. Purtroppo continuo a vedere cose che non riesco a capire. Ieri (l’altro ieri, ndr) il Tar della Lombardia», attacca la Meloni, «ha deciso di annullare il provvedimento di daspo urbano nei confronti dei manifestanti che avevano devastato la stazione di Milano. Come si fa a garantire la sicurezza così? Ci sono stati degli agenti che hanno rischiato la loro incolumità per fermare quelle devastazioni alla stazione di Milano e per arrestare queste persone, quindi francamente diventa un po’ difficile se non lavoriamo tutti nella stessa direzione». «Sull’immigrazione irregolare», sottolinea inoltre la Meloni, «la nostra strategia è a 360 gradi. Norme più dure nei confronti dei trafficanti, regolamentazione delle Ong, accelerazione sui rimpatri (tema sul quale torneeremo nei prossimi provvedimenti), lavoro con i Paesi di origine e transito. È una strategia sulla quale ci segue tutta l’Europa, anche su strumenti innovativi come l’Albania. Non è facile, perché quando si lavora per fermare l’immigrazione irregolare in Italia ci sono parecchi che si mobilitano». Le toghe? «Tutta l’Europa guarda con interesse quello che abbiamo fatto in Albania», risponde la premier, «noi non l’abbiamo finora potuto far funzionare perché c’erano delle sentenze ideologiche dei giudici, che ci hanno detto che era incompatibile con la legislazione dell’Unione europea. Bene: abbiamo corretto la legislazione dell’Unione europea. Arriveremo allo stesso risultato, ma con due anni di ritardo».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/non-facile-districarsi-in-questo-clima-per-una-ragazza-della-garbatella-2674960509.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="continua-la-lite-lega-fi-sulla-consob" data-post-id="2674960509" data-published-at="1769032910" data-use-pagination="False"> Continua la lite Lega-Fi sulla Consob Apparentemente potrebbe sembrare l’ennesimo bisticcio tra Lega e Forza Italia, ma il nodo che si è creato sul prossimo numero uno della Consob nasconde dinamiche decisamente più complesse. Da giorni molti giornali davano per scontata la nomina di Federico Freni, sottosegretario leghista al Mef, come prossima guida della Consob, l’Autorità di vigilanza sui mercati finanziari. Si sarebbe dovuto chiudere tutto nel Consiglio dei ministri di martedì scorso, ma il leader di Forza Italia e vicepremier Antonio Tajani improvvisamente ha deciso di mettere il veto. Il problema non è lui in sé, lo ribadisce chiaramente il vicepresidente della Camera Giorgio Mulè. «Federico Freni alla Consob? È una cosa che vola sopra la mia testa, io mi occupo di referendum, però dico che è un eccellente sottosegretario e ha tutte le capacità per ricoprire quel ruolo, per me non c’è nessun “ma”, è una persona straordinaria con una grandissima cultura».Si sarebbe fatta poi menzione a ulteriori «approfondimenti» sul nome di chi potrebbe andare a occupare la poltrona su cui ora siede Paolo Savona. Va ricordato che nel 2004 è entrata in vigore la legge Frattini che stabilisce che i membri del governo (ministri, sottosegretari) non possono ricoprire incarichi in enti pubblici sottoposti a vigilanza per un periodo di 12 mesi dopo la fine del loro mandato, proprio per evitare conflitti di interesse. Nel caso di Freni, lui si occuperebbe proprio di ricoprire queste deleghe, il che renderebbe il conflitto ancora più evidente. Quindi ecco combinato il pasticcio: la nomina di Freni potrebbe rendere l’esecutivo attaccabile in qualche modo. Da Fratelli d’Italia ieri ha parlato solo Tommaso Foti, ministro per gli Affari europei, chiarendo - e quindi in qualche modo dando un’indicazione - che «non c’è stata alcuna tensione, la riunione è durata 22 minuti e non c’è stata tensione». Aggiungendo: «Premesso che io stimo Freni, lui è stato uno dei protagonisti di tutte le leggi di bilancio, se lui va sono contento per lui, sono un po' meno contento per la prossima legge di bilancio».Il capogruppo della Lega Riccardo Molinari ha dichiarato: quello di Freni è un «nome che noi abbiamo proposto come partito, c’era un accordo di massima in Consiglio dei ministri, come è emerso anche dalle cronache». E ha puntualizzato: «Chiaro che noi continueremo a portare avanti quel nome, anche perché la Lega ha rinunciato ad altre nomine, su altri enti, ad esempio importanti, nei mesi passati». «Non c’è mai stato nessun accordo», ha replicato il portavoce di Fi Raffaele Nevi. A quanto sembra Forza Italia spingerebbe per la nomina di un’altra figura che siede nel consiglio di amministrazione di Assicurazioni General, Marina Brogi. Ma sono in molti a sostenere che acquisirebbe troppe posizioni di potere e in qualche modo conflittuali tra loro. C’è un nome, quello di Federico Cornelli, uno dei cinque componenti dell’Autorità per la vigilanza dei mercati finanziari e noto per la sua grande esperienza. Inoltre è l’unico a essere stato votato all’unanimità dal Parlamento italiano e per questo è giudicato super partes. Tajani ha detto chiaramente che lo vorrebbe, e lo ha detto talmente chiaramente che sembra quasi un tentativo per bruciarlo, quasi lo stesso fatto, forse, nei confronti di Freni. Eppure quello del sottosegretario alla fine sembra restare il nome più quotato, anche perché, come dichiarato da tutti, non si tratta della persona, considerata «di valore». Il problema, eventualmente, riguarderebbe soltanto la sua posizione.Maurizio Lupi, che spesso va allo scontro con gli azzurri, ha detto: «Ribadiamo la nostra stima nei confronti di Federico Freni, profilo di grande autorevolezza e competenza, che sta dimostrando le sue qualità al governo. Non abbiamo motivo di dubitare che farebbe un ottimo lavoro anche alla guida della Consob e per questo invitiamo ad evitare i veti pregiudiziali: fare politica non può e non deve diventare un limite».
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Non solo. A emergere è anche un altro dato che smonta una certa narrazione dominante: le identità non binarie rappresentano una quota minoritaria, intorno al 16%. La grande maggioranza degli italiani si riconosce ancora in un’identità sessuale e di genere tradizionale. Numeri che restituiscono un Paese molto meno «fluido» di quanto spesso venga descritto. I dati che emergono, letti insieme, delineano un quadro più complesso di quanto spesso venga raccontato. La società cambia, ma lo fa con gradualità, mantenendo punti fermi che resistono nel tempo. Il rapporto evidenzia infatti una sessualità più aperta nelle pratiche e nei contesti, ma ancora fortemente legata alla dimensione della coppia. Le relazioni stabili restano centrali e, in molti casi, risultano anche le più soddisfacenti dal punto di vista della vita intima. Non mancano, però, segnali di trasformazione. Cresce il ricorso alle piattaforme digitali per conoscere nuove persone (oltre il 40% degli italiani dichiara di aver utilizzato almeno una volta app o social per finalità relazionali o sessuali), aumenta la diffusione del sesso mediato dalla tecnologia e si registra una maggiore curiosità verso esperienze diverse rispetto a quelle legate al passato. Il porno, ad esempio, entra sempre più spesso nella quotidianità di coppia, mentre i social diventano uno spazio di interazione anche sul piano relazionale. Si tratta di cambiamenti che non sostituiscono, ma affiancano i modelli tradizionali. Una sorta di doppio binario: da un lato la stabilità della coppia, dall’altro nuove forme di esplorazione e di espressione della sessualità. In questo contesto, la monogamia continua a rappresentare una scelta prevalente, non necessariamente per adesione a un modello rigido, ma spesso per una ricerca di equilibrio e continuità. Un dato che riflette anche un’esigenza più ampia di stabilità, in un periodo segnato da incertezze economiche e sociali. Il rapporto Censis suggerisce quindi una lettura meno ideologica e più aderente alla realtà: gli italiani non sono immobili, ma nemmeno così radicalmente trasformati come talvolta si tende a raccontare. Ma resta, nella maggioranza dei casi, ancorata a una dimensione relazionale riconoscibile, fatta di coppia, continuità e identità definite.
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Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano
Il capo di Stato Maggiore della Difesa, Luciano Portolano, ha proseguito oggi il ciclo di visite sul territorio nazionale con una tappa in Lombardia, dove ha incontrato anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, e il prefetto Claudio Sgaraglia.
L’attività si inserisce nell’ambito dell’implementazione delle priorità strategiche della Difesa, in particolare quella relativa al «bilanciamento delle componenti», finalizzata a rafforzare la coerenza tecnologica tra le Forze armate. Un obiettivo ritenuto essenziale per garantire la capacità di operare in scenari multidominio, sia in ambito alleato sia su base nazionale.
Nel corso della giornata, il generale si è recato dapprima al Comando interregionale Pastrengo dell’Arma dei Carabinieri, dove ha espresso apprezzamento per il servizio svolto a tutela dei cittadini e per il contributo fornito nelle operazioni all’estero. In particolare, è stato evidenziato il ruolo dell’Arma non solo come polizia militare, ma anche nelle attività di stability policing nelle fasi post-conflitto, ambito in cui l’esperienza italiana è riconosciuta anche in sede Nato. Successivamente, Portolano ha visitato il 1° Reggimento trasmissioni dell’Esercito, reparto che fornisce supporto diretto al quartier generale multinazionale Nato NRDC-ITA, con sede in Italia e attualmente impegnato anche nella prontezza dell’Allied Reaction Force. Rivolgendosi al personale, ha sottolineato la professionalità, lo spirito di sacrificio e la dedizione dimostrati sia sul territorio nazionale sia nelle missioni all’estero, evidenziando il ruolo cruciale del reparto nel garantire collegamenti, continuità di comando e supporto alle strutture operative.
La giornata si è conclusa con gli incontri istituzionali a Milano, occasione per ribadire il legame tra la Difesa e le autorità locali, anche in relazione al contributo fornito alla sicurezza dei cittadini in coordinamento con le Forze di polizia. Domani è infine prevista la visita al 6° Stormo dell’Aeronautica militare, reparto di volo impegnato nella difesa aerea e nel controllo dello spazio nazionale già in tempo di pace.
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Mario Fresa (Imagoeconomica)
Gli avvocati del consigliere di Cassazione contestano la pubblicazione degli audio e parlano di ricostruzione «incompleta e lesiva». La redazione ribatte: file integrali o omissati solo per il minore, fatti riportati correttamente e già citati i provvedimenti giudiziari.
La replica dei legali
Con riferimento agli articoli pubblicati online dal quotidiano La Verità, in data 21 e 22 marzo 2026, con allegati file audio privi di alcuna rilevanza probatoria, relativi al consigliere di Cassazione dottor Mario Fresa, si evidenzia come il contenuto degli stessi sia stato pubblicato in maniera volutamente incompleta, al fine di dare una visione distorta e strumentale degli eventi richiamati. In particolare, non viene dato atto che sui fatti richiamati sono intervenute due diverse ordinanze di archiviazione, l’ultima il 29 settembre 2025, che hanno esaminato tutti i file audio agli atti, rilevando solamente dei diverbi tra i due coniugi, frutto di un rapporto conflittuale, in assenza di circostanze penalmente rilevanti e «non una sistematica sopraffazione come richiesto dalla norma incriminatrice». Del pari, nei suddetti articoli, pubblicati con singolare coincidenza il giorno prima della votazione sul referendum, viene omessa la decisiva circostanza che il giudizio di separazione personale tra il Fresa e la moglie si è concluso con un accordo consensuale nel gennaio 2025 che prevedeva, all’esito dell’espletata Ctu, un affidamento condiviso del figlio minore, in quanto rispondente agli interessi del bambino. Accordo la cui validità è stata confermata anche con successivo provvedimento del tribunale civile di Roma in data 5 dicembre 2025, che ha evidenziato l’assenza di criticità tali da dover assumere un provvedimento di modifica delle statuizioni vigenti.In considerazione di quanto sopra, l’omissione di tali elementi essenziali della vicenda ha determinato la diffusione di una rappresentazione dei fatti gravemente lesiva dell’onore, della reputazione e dell’identità personale del dott. Fresa, in violazione dei principi di verità, completezza e continenza che devono presiedere all’esercizio del diritto di cronaca giornalistica.
Avv. Ilenia Guerrieri e Marco Meliti Roma
La risposta della redazione
Con riferimento alla richiesta di rettifica si evidenzia che sul sito della «Verità» sono stati pubblicati due file audio. Uno in formato integrale, trattandosi di conversazioni intrattenute in luogo pubblico alla presenza delle forze dell’ordine, l’altro omissato, però, soltanto nella parte in cui riproduce la voce del minore coinvolto e in cui il dottor Fresa spiega al figlio che la madre sarebbe «la classica straniera morta di fame che viene in Italia, si sposa un ricco e famoso e dopodiché gli rovina la vita e si vuole fottere pure il patrimonio». I lettori hanno quindi potuto acquisire esatta conoscenza di quanto descritto nell’articolo che ha, ovviamente, riportato soltanto i fatti ritenuti rilevanti dal cronista considerata la ben nota funzione pubblica esercitata dal dottor Fresa, il quale, peraltro, secondo quanto riferito dallo stesso magistrato, nel corso di un’ulteriore conversazione non pubblicata sul sito, ha sostenuto di essere titolare di un procedimento penale avente a oggetto violenze su numerosi minori consumate da ecclesiastici e di cui non abbiamo trovato traccia su fonti aperte. Infine, si osserva che nell’articolo, contrariamente a quanto sostenuto nella rettifica, si riportano diffusamente i provvedimenti giudiziari favorevoli al dottor Fresa adottati sia nella sede penale che nella sede civile così come la condanna riportata dal dottor Fresa in sede disciplinare per condotte violente consumate ai danni dell’ex coniuge e ammesse dallo stesso dottor Fresa davanti al Consiglio Superiore della Magistratura.
LV
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