2026-03-13
Tivù Verità | Paolo Gambi: «La famiglia nel bosco ci ricorda chi siamo»
Con Paolo Gambi facciamo il punto sulla situazione dei piccoli Trevallion dopo la visita della garante per l'infanzia nella casa famiglia di Vasto.
Con Paolo Gambi facciamo il punto sulla situazione dei piccoli Trevallion dopo la visita della garante per l'infanzia nella casa famiglia di Vasto.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la mail inviata ieri agli «sfortunati» studenti del corso di medicina e chirurgia dell’Università Vita-Salute del San Raffaele, fondata da don Luigi Maria Verzé: «Vi comunico che non verranno concessi appelli d’esame». Firmato: il professore dei «somari» - così li chiama lui - alias Roberto Burioni, di cui da troppo tempo si lamentano centinaia di studenti. Ma non sembra essere un caso di allievi demotivati o semplicemente non all’altezza: la pertinacia con la quale il docente farebbe «strage» di allievi è tale che alcuni di essi stanno prendendo seriamente in considerazione l’ipotesi di lasciare l’ateneo e andare a studiare altrove, depauperando il San Raffaele di chissà quante quote d’iscrizione dal costo di 15-16.000 euro l’anno ognuna, che portano nelle casse del San Raffaele circa 6 milioni l’anno soltanto per il corso di laurea di Medicina. Per non parlare dell’effetto deterrenza nei confronti di chi ancora deve iscriversi.
La vicenda dello «sterminatore» di studenti, professore ordinario di microbiologia e virologia al San Raffaele e nel tempo libero animatore del salotto televisivo di Fabio Fazio sul canale Nove, è nota da due anni. L’accusa è semplice: Burioni falcidia gli studenti agli esami, manifestando un accanimento anomalo contro chiunque intenda partecipare e abbia la velleità di passare il suo esame. Un esame, a quanto pare, dal quale non si può prescindere: a Medicina, una volta arrivati al secondo-terzo anno, non è possibile accedere agli esami successivi se non si supera il test con Burioni, che bocciando tutti sta formando una sorta di collo di bottiglia in facoltà, facendo inesorabilmente andare centinaia di studenti fuori corso.
È infatti dal 2024 che praticamente tutti gli studenti di microbiologia vengono sistematicamente bocciati: se due anni fa, su 408 studenti, soltanto dieci furono promossi e i restanti 398 bocciati, oggi, nonostante numerosi ricorsi e infinite polemiche sui giornali, che hanno consentito alla virostar di atteggiarsi a campione di rigore e inflessibilità, la situazione non è cambiata: all’ultima sessione, i promossi si contavano appena sulle dieci dita.
Non è una notizia che in alcune università italiane diversi professori siano particolarmente severi nei confronti degli studenti e, se questo rigore tocca materie fondamentali come la medicina e la giustizia, verrebbe quasi da rallegrarsene. A Roma era famoso negli anni Ottanta il professor Natalino Irti, una delle figure più autorevoli del diritto italiano, professore emerito di diritto civile all’Università La Sapienza e accademico dei Lincei, noto per un approccio al diritto estremamente formale e teorico. Il suo esame era uno degli scogli più difficili da superare a causa dell’alto livello di preparazione richiesto. Al netto delle dovute distinzioni - Burioni (h-index su Scopus salito da 26 ad appena 32 in ben cinque anni e a dispetto del passaggio pandemico che riguarda esattamente la sua materia) non rientra certamente tra le figure di riferimento della microbiologia mondiale ed è più famoso per le sue comparsate in tv che per la sua autorevolezza accademica - non si ricordano lazzi punitivi di Irti, che motivava il proprio rigore semplicemente come atto di rispetto verso la funzione del giurista.
Burioni, viceversa, sembra voler ingaggiare un grottesco «corpo a corpo» con i suoi discenti, da lui esplicitato con il gusto dell’impari sfida: «Professore», ha recriminato su Instagram uno dei suoi allievi chiedendogli un consiglio, «abbiamo problemi con il suo esame». «Tanto non ve lo farò passare mai», è stata la minacciosa replica della virostar. Che, a fronte di una così esigua percentuale di riuscita e delle apparentemente basse performance dei suoi alunni, neanche si è posto il problema di possibili inadeguatezze della sua stessa capacità d’insegnamento, rovesciando sugli alunni tutte le responsabilità: «Faccio notare che il 17% dei partecipanti a questo appello ignorava l’agente eziologico della scarlattina e il 44% non ha saputo indicare come fare una diagnosi di influenza», ha dichiarato. Ma la matematica non dev’essere il punto forte della virostar, poiché il 44% non è il 97,55%, che è la percentuale di studenti da lui bocciati. Burioni ha infatti incluso nella «carneficina» anche le eccellenze dell’ateneo: studentesse e studenti con la media del 30 o 30 e lode che puntano a laurearsi con 110 e lode - non esattamente dei «somari» come la virostar sostiene, insomma - e che inciampano soltanto nella sua materia.
Qualcuno è già dovuto emigrare all’estero o in altri atenei italiani per passare l’esame di microbiologia, per poi rientrare al San Raffaele e proseguire il ciclo di studi; altri si sono rivolti al Comitato di Garanzia dell’ateneo per protestare contro l’attitudine sterilmente vessatoria della virostar, ma finora non si è mossa foglia. Gli stessi genitori dei docenti, per alcuni dei quali un anno di università in più è una spesa quasi insostenibile, non possono andare a colloquio con il professore per non esporre i propri figli a sicura bocciatura.
Anziché moltiplicare le opportunità di riscatto per gli studenti respinti, Burioni l’altro ieri ha annunciato l’annullamento della sessione di inizio aprile, subito dopo le vacanze di Pasqua, dichiarandosi semplicemente «infastidito» da tutti i «somari» che erano stati bocciati alla sessione precedente del 23 febbraio e poco propenso a concedere la sessione d’esame prevista per aprile. Il giorno dopo, ha inviato la mail: sessione annullata, gli alunni dovranno aspettare giugno e luglio per poter andare avanti, l’appello sembra essere per lui un «merito» anziché un diritto. Il regolamento in teoria consente ai docenti di annullare una sessione d’esame, ma soltanto per motivi organizzativi o gravi irregolarità come frodi, errori procedurali, gravi disturbi esterni, problemi ambientali o altre violazioni, non ravvisate però da Burioni fino a due giorni fa, quando ha incontrato gli alunni. Che stanno cominciando a orientarsi verso il cambio di ateneo.
Nathan Trevallion ha visitato una nuova casa dove potrebbe trasferirsi prossimamente insieme alla moglie Catherine, che da venerdì scorso è tornata nella casa nel bosco dopo la decisione del tribunale per i minorenni dell'Aquila di allontanarla dalla casa famiglia dove sono ospitati i loro tre figli.
A rivelarlo è stato Armando Carusi, ristoratore e imprenditore di Ortona, che ha offerto in comodato d’uso gratuito il proprio B&B alla famiglia nell’attesa di una decisione sul ritorno dei bambini.
«Con Nathan e il sindaco siamo andati a vedere la casa nuova che il Comune ha messo a disposizione già da un po’» – dice Carusi. Devo dire che Nathan è rimasto molto contento. È una casa nuova, stupenda, isolata, vicina al bosco e a dieci minuti dal loro casolare. Il contratto stipulato con loro per il mio B&B, peraltro, scade a fine mese».
Dicono che sia stato promosso. Effettivamente fra il Vaticano a Roma e la diocesi di Lodz in Polonia non c’è partita. Accompagnato dalle sinfonie degli amici (dalle quali traspare una certa, sospetta malinconia), Konrad Krajewski noto come «cardinal Bolletta» si appresta a oltrepassare le Mura Leonine per tornare a casa. L’Elemosiniere di papa Francesco è stato nominato da Leone XIV arcivescovo metropolita della quarta città polacca, dov’era nato 62 anni fa. È molto giovane per lasciare il cuore del cristianesimo con biglietto solo andata, ma davanti a certe «promozioni» non si può dire di no. Al suo posto, nella stretta cerchia del pontefice, entra il monsignore spagnolo Luis Marín de San Martín, sottosegretario della Segreteria del Sinodo, moderato, molto amico del Papa e agostiniano come lui.
La mossa è sorprendente e conferma il metodo Prevost, la volontà del Santo Padre di riequilibrare i poteri all’interno della Chiesa con discrezione e passo felpato, dopo la lunga ricreazione turbo-progressista dell’era Bergoglio. Krajewski non è un cardinale qualsiasi: nel 2005 fu uno dei pochi ammessi nella camera di papa Wojtyla al momento della morte e aiutò i tre infermieri a vestirlo. È stato nell’Ufficio delle celebrazioni liturgiche del pontefice, arcivescovo di Benevento, cerimoniere con Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Don Corrado, come lo chiamano tutti, non era mai stato un prete ribelle. Poi è diventato il braccio destro di Francesco come Elemosiniere. Una voce ascoltata nel cerchio magico, colui che ne interpretava lo stile e aveva il mandato di concretizzarne la filosofia: pauperismo oltre la carità, marketing mediatico oltre la discrezione. Non essendo gesuita, l’alto prelato polacco avvertiva la necessità di farsi accettare e più volte ha oltrepassato il confine della moderazione e del riserbo per dimostrare di essere all’altezza del compito.
Quando, nel maggio 2019, decise di calarsi in un vano dello stabile romano occupato in via di Santa Croce in Gerusalemme per riattaccare la corrente che era stata tolta per morosità (300.000 euro) dall’ente proprietario (l’Inpdap), in Vaticano il gesto di disobbedienza da centro sociale rimase sotto il pelo dell’acqua solo per spirito di colleganza e perché Francesco ci rise sopra. Ma le pietre della Santa Sede hanno buona memoria e ora lui sarà costretto a mettere in valigia anche pinze e cacciaviti. Si giustificò dicendo: «È stato un gesto disperato». Ma quel quadro elettrico fu percepito come una scelta di campo politica. Krajewski lasciò il suo biglietto da visita e disse che le bollette le avrebbe pagate lui; non accadde e non fu mai denunciato. Il gesto da Robin Hood improvvisato ha avuto delle conseguenze: oggi il Leonka romano occupato dal 2013 (9 piani, 450 abusivi) è un simbolo della sinistra gruppettara, impossibile da liberare. Lo Stato italiano è stato condannato a pagare 21 milioni di risarcimento alla società «Investire» per non averlo sgomberato. E quell’alleanza nell’illegalità del cardinale con lo Spin time labs e con il movimento Action guidato dall’ex consigliere comunale Andrea Lanzetta detto Tarzan, aprì la stagione onlus della Chiesa, applaudita da una parte politica ben precisa.
Da Elemosiniere, Krajewski si è segnalato per numerose iniziative umanitarie derivanti dal ruolo: l’aiuto diretto ai poveri e ai senzatetto della Capitale, l’organizzazione di mense per gli indigenti. Ha lasciato il suo appartamento a una famiglia di profughi siriani. Era una presenza instancabile nelle missioni all’estero, soprattutto nell’Ucraina occupata. Organizzava i convogli, guidava personalmente uno dei camion, affiancato dal compagno di avventure cardinal Michael Czerny. Nel settembre 2022, durante un viaggio a Zaporizhzhia, la carovana umanitaria è stata coinvolta in una sparatoria ma nessuno è rimasto ferito.
Gentile nell’approccio ma plateale nelle azioni, accusato all’interno di scarsa prudenza, non poteva entrare in sintonia con Leone XIV. Il cardinal Bolletta porta con sé un’altra colpa: non aver protetto papa Francesco dalla cricca di Luca Casarini, un vecchio arnese extraparlamentare, un mangiapreti che gestiva la locanda dello Sbirro Morto. L’allegra compagnia era entrata nelle sacre stanze per farsi finanziare con l’obolo dei fedeli (due milioni) le missioni di Mediterranea saving humans nella stagione della deificazione delle Ong.
Le intercettazioni dell’inchiesta della Procura di Ragusa rimangono una ferita aperta per la Santa Sede. E quando Casarini - accusato di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina - scrive in una chat «O riuscivamo a fare ’sta roba per pagare l’affitto di casa e la separazione, oppure mi me dovevo andare a lavorar in un bar», a Krajewski dev’essere venuto un mancamento. Perché a sponsorizzare la creativa raccolta fondi, e con il grado più alto, c’era lui, l’Elemosiniere.
Gli è andata meglio con Open Arms, involontariamente scagionato da don Mattia Ferrari, il cappellano di bordo di Mediterranea. In una conversazione rivelò: «Quando papa Francesco ha pagato Open Arms (la nave per cui Matteo Salvini è finito sotto processo a Palermo, ndr), i fondi non erano passati per Krajewski ma erano arrivati direttamente da lui». In seguito, con il supporto del presidente della Cei, Matteo Zuppi, il cardinale polacco avrebbe aperto al medesimo Casarini (neanche fosse un apostolo ritrovato) le porte della Conferenza episcopale come testimonial di carità cristiana. Ora don Corrado torna a Lodz, dove aveva cominciato da vicario. Però è stato promosso.
