Non ci facciamo comprare dai pifferai che disprezzano la famiglia naturale

La Sacra Scrittura racconta che il patriarca Isacco ebbe due figli, Esaù e Giacobbe. Esaù era il primogenito e, in quanto tale, il successore del patriarca suo padre e di Abramo, suo nonno, il titolare diretto nientemeno che della elezione da parte di Dio stesso. La Bibbia ci descrive Esaù come un uomo esageratamente pragmatico, dedito alla caccia, con pochi scrupoli nel cercare un compromesso fra l'obbedienza a Dio ed il proprio vantaggio personale. Le sue offerte all'Altissimo erano sempre scarse, di seconda scelta, perché la prima scelta non poteva che essere la soddisfazione delle proprie personali esigenze. Così, dovendo scegliere la vittima sacrificale per l'Eterno, il vitello grasso era per sé e quello meno prezioso, scarno e magari malaticcio, era proprio l'ideale per l'olocausto rituale. Fu così che un giorno, esausto a seguito di una lunga e difficile battuta di caccia, ebbe “grande fame" e si accorse di non aver nulla da mettere sotto i denti. Che fare? I morsi della fame non lasciavano tregua, carne intorno da arrostire non ce n'era, e le forze per tornare a cacciare - ammesso che questa volta andasse bene - venivano a mancare vieppiù. C'era una possibile via d'uscita, e Esaù non esitò a percorrerla. Il fratello Giacobbe stava cucinando un bel piatto di gustose lenticchie: come impossessarsene? Certo c'era l'opzione «Caino e Abele», suoi antenati, ma si sa come andò a finire. Meglio trovare una strada diversa, meno cruenta, da «compromesso politico»: io ti vendo la primogenitura e tu mi dai in cambio un bel piatto di lenticchie fumanti. Pensava: «In fondo chi se ne frega della primogenitura: bando ai massimi sistemi e riempiamo la pancia. I grandi valori non saziano e se vuoi mettere a tacere i morsi della fame, vendi valori e compra lenticchie». Il resto della storia è ben noto, compreso il «tragico» finale: nonostante pentimenti, pianti e lai, quella primogenitura passò irrimediabilmente a Giacobbe e con lui la storia della salvezza andò avanti secondo il disegno di Dio. Vorrei proporre di leggere in questa prospettiva quanto sta oggi politicamente accadendo sul tema della «famiglia». Prima del Congresso di Verona, la famiglia era la vera «cenerentola» della politica italiana: salvo virtuose eccezioni, nessuno se ne interessava. Era un argomento da «sfigati» o meglio da «medioevali», beceri integralisti con qualche pericolosa sfumatura di fascismo, dato che proprio nel ventennio essa conobbe un periodo di grande valorizzazione. Quindi: alla larga dalla famiglia, molto meglio «genitore uno e genitore due» e uteri in affitto per assemblarsi il figlio «come lo voglio io». Ma a Verona è accaduto l'inimmaginabile: gli italiani, con i loro milioni di famiglie, mamma/papà/figli, hanno fatto sentire la loro voce e hanno lanciato il loro grido di dolore. Improvvisamente, al tocco della bacchetta magica delle prossime elezioni con la caccia all'ultimo voto, il «politicamente corretto» si è risvegliato dal sonno, costretto a fare i conti con un soggetto politico (che vale appunto milioni di voti) che si voleva morto e sepolto, grazie a leggi inique che ammorbano gli ultimi decenni della nostra storia patria, dall'aborto all'eutanasia. Ed ecco che, per incanto, oggi tutti, proprio tutti - anche quelli che da decenni non hanno fatto altro che picconare la famiglia - si sono rapidamente autoproclamati paladini delle famiglie italiane. L'esempio più sfacciatamente eclatante ce lo forniscono i fatti di questi giorni, quando si sta cercando di appendere cappello, con generose «promesse» di aiuti economici alle famiglie, che non si potranno mai onorare, visto che la Ragioneria dello Stato ha fatto due conti e coperture non ce ne sono. Il «pifferaio magico» suona le sue ingannevoli note, gli si corre dietro, e si finisce tutti nel fiume. L'importante è raccontare favole, vendere sogni, fare promesse, spacciare inganni… «passata la festa, gabbatu lu santo». Ma l'inganno più grave non sta neppure nel vendere bugie: sta nel cercare di narcotizzare le coscienze, confondere le menti, barattare il piatto di lenticchie con i valori della primogenitura. In buona sostanza: cari concittadini io vi regalo pannolini e latticelli, ma voi «basta» con questa ossessione della famiglia naturale, mamma e papà con figli. Facciamo un bel contratto: io vi do qualche bonus e voi dateci i vostri voti e statevene «boni», perché i figli si comprano come si vuole, si adottano come si vuole e la famiglia ognuno la assembla come gli pare. Basta valori e principi: «panem et circenses» per tutti. Spero proprio che non ci lasciamo trarre in inganno, con facili e banali promesse elettorali, perché vita, famiglia e responsabilità educativa non si barattano. Il dato storico, incontestabile, è che grazie allo sforzo profuso a Verona, in mezzo ad indecenti attacchi carichi di ignobile livore, la famiglia è tornata ad essere al centro dell'interesse politico, e nessuno di noi pensa che per le nostre famiglie aiuti economici non siano necessari, impellenti ed importanti. Certamente lo sono, e lo abbiamo chiesto ad alta voce, ma non ci si chieda di chiudere la bocca sulla totalità del tema famiglia, magari tradendo la «società naturale fondata sul matrimonio» ed il diritto alla vita dei bimbi non ancora nati. Le lenticchie sono certamente buone ed utili, ma finiscono presto e la società ha bisogno di primogenitura che, sola, garantisce il perpetuarsi della storia.





