Inchiesta su Chiara Poggi, entra pure la Squadretta. Carabinieri passati ai raggi X

A Brescia si mormora di un imminente terremoto giudiziario e negli uffici della Procura guidata da Francesco Prete si stanno preparando ad affrontarlo. Come abbiamo scritto ieri, la pm Claudia Moregola, lo scorso 3 settembre, ha chiesto al suo capo di «voler valutare l’opportunità di coassegnazione del procedimento» che vede indagato l’ex procuratore aggiunto di Pavia Mario Venditti per corruzione in atti giudiziari, dal momento che nei giorni successivi sarebbero state «eseguite articolate attività di indagine» che, aveva previsto, avrebbero avuto «verosimilmente ampia eco mediatica, anche alla luce della particolare delicatezza della vicenda investigata e del collegamento di altra rilevante indagine della Procura di Pavia». Un’istanza che, ricordava la Moregola, aveva un precedente. La pm aveva chiesto di condividere le responsabilità «segnalando la sussistenza di profili di collegamento con il procedimento, già coassegnato, numero 5058/25, modello 44». Quindi a Brescia c’è un’indagine considerata dalla titolare del fascicolo delicata quanto quella su Venditti e sulla presunta corruzione collegata all’archiviazione della posizione di Andrea Sempio. Un’indagine che procede senza clamore e che, a settembre, era considerata collegata a quella sull’ex procuratore aggiunto per la questione di Garlasco, ma che non aveva ancora portato a iscrizioni sul registro degli indagati. L’unica certezza era l’ipotesi di reato, probabilmente la corruzione.
Ma dalle carte depositate al Tribunale del Riesame si registrano ulteriori sorprese. Per esempio scopriamo gli approfondimenti richiesti dagli investigatori su Silvio Sapone, l’ex comandante dell’aliquota dell’Arma che operava presso la Procura di Pavia, e sul maresciallo Giuseppe Spoto, anche lui ex membro del gruppo di militari che lavorava con Venditti e con l’altro pm indagato, Paolo Pietro Mazza.
Sfogliando le carte dell’inchiesta i due militari sembrano più degli indagati che dei testimoni, nonostante siano stati sentiti in questa veste lo scorso 26 settembre. A Sapone e a Spoto sono state contestate le telefonate con Sempio a ridosso dell’interrogatorio di quest’ultimo, datato 8 febbraio 2017, e di una notifica durata troppo a lungo.
gli approfondimenti
Nei giorni scorsi era già emersa la richiesta effettuata dai carabinieri del Nucleo investigativo di Milano di fare approfondimenti sulle movimentazioni bancarie di entrambi. A Sapone risultano intestati quattro conti correnti, movimenterebbe titoli (che ammontano a 100.000 euro), parteciperebbe a fondi di investimento (il controvalore delle quote è di 73.000 euro) e avrebbe effettuato pagamenti mensili da circa 1.000 euro in un centro Snai di Porcari (Lucca). Spoto, invece, di conti ne avrebbe cinque, uno dei quali «non ha ancora inviato la documentazione», un secondo cointestato con la moglie e sul quale è stato erogato un finanziamento da 220.000 euro, poi estinto, e un terzo sul quale è attivo un mutuo da 110.000 euro con un debito residuo al 1° gennaio 2016 da 12.812 euro.
Gli investigatori hanno chiesto alla Procura di acquisire pure i tabulati telefonici degli ultimi sei anni dei due militari in congedo, anche se le norme sulla protezione della privacy vieterebbero di scavare più indietro di due anni. Per questo nell’annotazione di polizia giudiziaria viene citata la norma che consente, nei casi di reati particolarmente gravi e di competenza delle Direzioni distrettuali antimafia, di derogare alle restrizioni. Nell’istanza si chiede di acquisire i tabulati di sei utenze intestate a Sapone e di tre utenze attivate da Spoto.
Ma la novità più interessante sono le investigazioni avviate sul maresciallo Antonio Scoppetta, uno dei principali imputati del processo Clean 2, dove è stato condannato a luglio, con il rito abbreviato, a 4 anni e 6 mesi per corruzione e stalking (mentre in Clean 1 è appena stato rinviato a giudizio per rivelazione di segreti d’ufficio e induzione indebita a dare o promettere utilità).
A Scoppetta i magistrati hanno contestato anche l’utilizzo di una stanza dell’hotel Riz di San Genesio e Uniti, dove si sarebbe incontrato anche con un’ex pm di Pavia, su cui la Procura di Brescia ha in corso degli approfondimenti.
Anche se, ufficialmente, il maresciallo non è mai entrato nell’inchiesta sulla morte di Chiara Poggi, né in quella sulla presunta corruzione in atti giudiziari contestata a Venditti, i carabinieri del Nucleo investigativo di Milano hanno chiesto di poter visionare pure i tabulati collegati a sette utenze a lui riconducibili. Gli investigatori hanno anche messo nero su bianco questo passaggio: «Si ritiene necessario procedere all’escussione testimoniale» di Spoto, Sapone e «del maresciallo Forestale Scoppetta (attualmente detenuto per altra causa e all’epoca in forza all’aliquota carabinieri della sezione di pg della Procura di Pavia)». Spoto e Sapone, come detto, sono stati sentiti a settembre. Scoppetta, che in questo momento è agli arresti domiciliari, non lo sappiamo. Ma queste richieste rappresentano un link tra le presunte malefatte della Squadretta e la vicenda di Garlasco.
Gli avvocati torinesi Giorgio Bertolotti e Riccardo Magarelli, nuovi legali del maresciallo, sino a pochi giorni fa difeso dall’avvocato della famiglia Poggi, Gian Luigi Tizzoni, ieri hanno diramato un comunicato stampa in cui stigmatizzano «la campagna demolitoria avanzata nei confronti» del loro assistito e sottolineano che «non vi è alcun collegamento tra le indagini, tuttora in corso, connesse al delitto di Garlasco ed il signor Scoppetta».
I legali ribadiscono che «l’unico intervento» del maresciallo «è consistito nell’accompagnare, l’8 febbraio 2017, il tecnico incaricato dalla Procura a posizionare la cimice nell’auto dell’allora indagato Andrea Sempio. […] Le operazioni ebbero inizio al tramonto (intorno alle 16:30 dell’8 febbraio), ossia al buio e, dunque, non “in pieno giorno”. Inoltre, la predetta cimice fu posizionata di fronte al luogo di lavoro dell’interessato e non presso la sua abitazione, in quanto era noto alla Polizia giudiziaria che l’indagato parcheggiasse l’auto all’interno del cortile recintato della propria abitazione, ove erano presenti diversi cani della famiglia Sempio: circostanze, queste, che avrebbero reso difficoltosa, se non impossibile, l’installazione della microspia».
Per quanto riguarda l’asserita ludopatia, gli avvocati ricordano che dei 146.000 euro che Scoppetta, secondo la Guardia di finanza, avrebbe sperperato al gioco in 5 anni, 100.000 sarebbero stati frutto di vincite.
I legali citano anche altre entrate («tutte documentabili e producibili») provenienti dalle «scommesse sportive» e «corrispondenti a diverse decine di migliaia di euro», oltre che «la cospicua somma di denaro (circa 140.000 euro) ricevuta nel corso dell’anno 2018 a titolo di risarcimento per colpa medica legato alla morte della madre».
Nelle indagini dei carabinieri è finito anche l’ex legale di Sempio, Massimo Lovati. «Se lo vuoi contattare, chiedergli qualcosa, quello con due cognacchini lo compri» aveva detto Daniela Ferrari, la madre di Andrea Sempio, ad Alessandro De Giuseppe delle Iene, il 14 settembre 2022. L’intervista «rubata» è stata integralmente trascritta dai carabinieri lo scorso 15 settembre e inviata alla Procura di Brescia. Nella chiacchierata molto informale, la Ferrari afferma: «Lo chiamano il barbonissimo».
E Lovati, davanti alle telecamere di Farwest, il 17 ottobre scorso aveva dichiarato candidamente: «Io non ho una lira in tasca, ho solo delle cartacce. Non ho manco un conto corrente. Come ho fatto nella vita? Sono campato. Se sono qui è perché sono campato». Una frase che suona come un manifesto esistenziale, ma che mal si sposa con i riscontri bancari finiti sulla scrivania della pm di Brescia Moregola. Le investigazioni raccontano che di conti Lovati ne aveva ben otto, uno solo dei quali «senza alcun rapporto attivo». Con gli altri la storia appare diversa. In un istituto di credito «risulta segnalato per un rapporto di fideiussione», in altri due i movimenti «non rilevano anomalie», un conto cointestato con una donna «è privo di movimentazione». Poi ci sono due conti online: un wallet, con base in Irlanda, per i pagamenti internazionali che si occupa «di circolazione monetaria transfrontaliera e multivaluta» e una carta prepagata. E anche in questo caso non risultano movimenti sospetti.
Ma c’è ancora un altro conto, acceso presso una finanziaria che, nel momento in cui la polizia giudiziaria ha inviato la documentazione in Procura, non aveva ancora inviato documentazione agli investigatori. Ma perché la Procura ha disposto accertamenti sui conti di Lovati? Fu lui a dire a Fabrizio Corona di aver preso in nero una fetta dei 43.000 euro che gli inquirenti stanno cercando di tracciare sui conti di Sempio. Successivamente nei salotti televisivi ha precisato di averli presi in contanti, aggiungendo: «La fattura non ve la faccio vedere perché non vi deve interessare». E ovviamente gli investigatori hanno scandagliato i suoi conti tra il 1° gennaio 2016 e il 31 dicembre 2017. Ovvero il periodo d’interesse investigativo, durante il quale i Sempio hanno ritirato circa 35.000 euro in contanti, operazioni ritenute «del tutto incongrue rispetto alle loro ordinarie movimentazioni». Il pool di avvocati che difendeva Sempio nel 2017 (Lovati, Federico Soldani e Simone Grassi), stando a indiscrezioni di Dentro la notizia, programma di Canale 5, saranno sentiti a Brescia nei prossimi giorni. E con molta probabilità sarà convocata anche la pm Giulia Pezzino, che insieme con Venditti firmò la richiesta di archiviazione. Nelle indiscrezioni viene, inoltre, indicata come imminente, l’audizione come teste di Laura Barbaini, che è stata sostituto procuratore generale a Milano e che si occupò dell’inchiesta su Alberto Stasi.





