Nell’Anpi solo 4.000 veri partigiani. Ma lo Stato continua a darle soldi

I partigiani non ci sono più ma continuano a ricevere soldi. La Repubblica scrive entusiasta del boom di nuovi iscritti all'Anpi, l'associazione nazionale che li raggruppa e che dai 125.000 tesserati del 2017 registrerà a fine anno un aumento di 4-5.000 «combattenti della Resistenza». Gli italiani, un po' meno felici, si chiedono ancora una volta a che cosa serva mantenere in vita «una tra le più grandi associazioni combattentistiche presenti e attive oggi nel Paese dal 1944», come leggiamo sul sito istituzionale.
Solo 4.000 degli attuali iscritti sono stati davvero partigiani. Gli altri sono parenti degli ex o simpatizzanti. Pure l'ex premier Matteo Renzi affermò di essere un tesserato. In realtà molti sono generici antifascisti, che difendono anche diritti dei migranti o Lgbt contro «ogni discriminazione razziale ed etnica». A più di 70 anni dalla fine della seconda guerra mondiale, in Italia continuiamo a celebrare fantasmi del passato, finanziando le attività di militanti ideologici in 107 comitati provinciali, 1.500 sezioni, 17 coordinamenti regionali, nove sedi estere (Argentina, Belgio, Francia, Germania, Lussemburgo, Regno Unito, Repubblica Ceca, Spagna, Svizzera).
Dal ministero della Difesa sono arrivati 100.000 euro di contributi per il 2018. Erano un po' di più lo scorso anno, 107.000, ma l'Anpi non potrà certo lamentarsi. Con almeno 129.000 iscritti che pagano una quota annuale di 15 euro, a fine dicembre avrà incassato 1.935.000 euro dal tesseramento. Altri soldi le arrivano dal 5 per mille. Grazie alle scelte di 7.797 italiani che hanno deciso di destinare la quota ai «partigiani», invece che a organizzazioni no profit o ad attività con finalità di interesse sociale, nel 2016 (ultimo anno disponibile sul sito dell'Agenzia delle entrate) l'associazione ha raccolto 250.302 euro. Erano ben 249.954 nel 2015, 260.000 nel 2014, 218.000 nel 2013. Tra le varie entrate, siamo a più di 2,5 milioni di incasso l'anno.
Non è finita. In moltissime iniziative sul territorio, l'Anpi trova modo di figurare. Che sia per ricordare le vittime della Resistenza o per mettere in guardia contro lo spettro dell'omofobia poco importa, l'associazione presieduta da Carla Nespolo (non ex partigiana e prima donna a ricoprire questo incarico) riesce a ottenere spazi pubblici gratuiti, contributi e risonanza mediatica. Per la «lotta», tutto va bene.
Quest'anno, solo ricordando alcune delle attività promosse, sono state organizzate «camminate partigiane» a Vercelli dal 15 aprile al 18 ottobre e l'evento Razza umana: tutti sulla stessa barca a Mantova (da oggi fino al 2 ottobre) «per rispondere a chi oggi grida: “Prima gli italiani"». L'Anpi ha dato il patrocinio al Roma pride dello scorso giugno, celebrato la Pastasciutta antifascista in diverse località italiane e protestato in piazza a Milano contro il recente incontro tra Matteo Salvini e Viktor Orbán. Senza dimenticare la richiesta di dimissioni del ministro della famiglia Lorenzo Fontana, reo di aver proposto l'abolizione della legge Mancino. O le magliette rosse indossate dalla Nespolo e soci lo scorso luglio per difendere i diritti dei migranti, l'appello ad aprire i porti, l'indignazione per la Palestina e la solidarietà per la Casa delle donne chiusa a Roma. Ce n'è per tutti i gusti.
Solo la Regione Toscana nel 2015 ha dato 11.000 euro a sedi Anpi per celebrare manifestazioni varie. L'associazione partigiani sorveglia e giudica tutto quello che si fa in questo Paese. Da più di un anno fa pressione perché i Comuni adottino delibere «con le quali viene regolata la concessione di spazi, aree o strutture pubbliche al fine di contrastare, tra l'altro, condotte riconducibili al fascismo, al nazismo e al razzismo», come spiega la stessa Anpi. Il risultato, dha denunciato La Verità pochi mesi fa, è che si sta limitando la libertà di pensiero, imponendo la sottoscrizione di moduli dove si deve abiurare un po' di tutto: il fascismo, la scarsa simpatia per Gay pride e lobby Lgbt, la preoccupazione di vedere insegnare teorie gender alle elementari e altre convinzioni personali che sono giudicate discriminanti dall'Anpi. O firmi, o non hai diritto di manifestare neppure davanti alla scuola dei tuoi figli.
Però l'esercito dei tesserati Anpi marcia dove vuole e contro chiunque. Prendendosela anche con il Festival di Venezia, come ha fatto poche settimane fa l'attrice Ottavia Piccolo, che voleva entrare nel Palazzo del cinema con al collo il fazzoletto rosso «simbolo dei partigiani».
La guerra è finita ma poco importa. La liturgia resistenziale prevede che la memoria storica alimenti anche associazioni che forse non hanno più alcun senso. Come l'Associazione italiana combattenti volontari antifascisti in Spagna, che riceve dal ministero della Difesa 26.000 euro però fa pagare quote ai tesserati. O l'Associazione nazionale partigiani cristiani, beneficiaria per la prima volta nel 2018 di 40.000 euro. Sarebbe interessante conoscere come queste realtà impiegano le risorse pubbliche. Soldi di noi contribuenti.






