Zaia: «Mentre gli States parlano con Putin l’Ue pensa ai quadri esposti a Venezia»

Luca Zaia, presidente del Consiglio regionale del Veneto, ex presidente della Regione, è stato il primo, quando si è affacciata questa polemica tra il presidente della Biennale di Venezia Pietrangelo Buttafuoco e il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, a dire «nessuno tocchi Buttafuoco, l’indipendenza dell’arte va salvaguardata e la stessa arte è un ponte tra i popoli».
Perché questa posizione così netta?
«Io parto dal presupposto che la Biennale è la piattaforma culturale più grande al mondo. Quest’anno ha 99 Paesi presenti e non deve conoscere censura. Un esempio? La giuria che si inventa che lo Stato di Israele e la Russia non possono partecipare ai concorsi e quindi alle premiazioni. Ma dove sta scritta questa roba? Le sensibilità personali vanno rispettate, ma non hanno nulla a che vedere con un regolamento molto chiaro, che prevede che chi partecipa è anche in concorso e quindi viene valutato dalla giuria. Hemingway, che ha vissuto e scritto libri in laguna veneta, diceva che la guerra è il luogo nel quale gli uomini peggiori mandano a morire gli uomini migliori. Io penso che tra gli artisti, gli intellettuali e i cittadini ci siano gli uomini migliori. Venezia è una piattaforma per la pace, tra l’altro è una repubblica che in 1.200 anni di storia non è mai stata guerrafondaia. Siamo inclusivi, abbiamo ancora adesso il Fondaco dei turchi, quello dei tedeschi, il ghetto più antico del mondo. Venezia è sempre stata un rifugio per tutti. È chiaro che far partecipare la Russia, che ha il suo padiglione di proprietà dal 1914, come molti altri Paesi, non significa aver deciso che la Russia ha ragione e l’Ucraina no. Per noi la Russia resta l’aggressore e l’Ucraina l’aggredita. Noi non diamo patenti, immunità, né santifichiamo nessuno».
Intanto però anche la Commissione Ue si è messa di traverso minacciando di ritirare il contributo di 2 milioni di euro…
«Una vergogna. Sembra che l’unico problema che c’è in Europa sia quello di rompere le… (qui Zaia si autocensura, tanto per stare in tema, nda) vabbè diciamo di minacciare la Biennale sui fondi. Allora: punto primo, l’Europa ha problemi ben più grandi di stare qui a discutere su quattro opere che verranno esposte nel padiglione russo. Punto secondo: io sono europeista convinto, ma finiamola con questa ipocrisia di far credere ai cittadini che l’Europa è la madre benevola che tira fuori i soldi dal suo forziere personale e li distribuisce agli Stati membri. Quei soldi lì sono soldi degli Stati membri, versati da noi per ridistribuirli!»
Volendo anche entrare sul piano politico, nel momento in cui Trump parla per un’ora e mezza al telefono con Putin, l’Europa resta ferma su queste posizioni…
«Per come la vedo io c’è un tavolo dove si gioca sul serio, poi c’è l’Europa che gioca a Monopoli, con tutto il rispetto per il Monopoli. L’Europa è il mercato più florido e più ricco al mondo, 430 milioni di abitanti, ma non ha lo standing di americani, cinesi e delle altre grandi potenze. L’Europa vive un complesso di inferiorità. Mentre sta lì a far le pulci alla Biennale, Trump ha tolto i dazi a Mosca e parla con la Russia. Aggiungo anche che Claudio Descalzi, amministratore delegato di Eni, secondo me intelligentemente, ha detto che forse varrebbe la pena togliere i dazi sul gas russo, mentre noi stiamo qui a discutere dell’apertura di uno dei 99 padiglioni della Biennale».
Tra l’altro, nel momento in cui si nomina al vertice della Biennale un intellettuale come Buttafuoco, non puoi pensare di dirgli cosa fare e cosa non fare. Non le pare?
«Io non entro in queste diatribe, dico che l’esperimento che la Meloni ha fatto con Buttafuoco è riuscito. Ha portato un intellettuale di destra a Venezia, in un contesto particolare, abbiamo visto cosa è successo con Beatrice Venezi, e lui è apprezzato da tutti, da destra a sinistra: questo è un successo della Meloni. Chi avrebbe azzardato una nomina così marcatamente orientata ideologicamente? Buttafuoco oggi ha dimostrato di agire come un buon padre di famiglia. Io sono un inguaribile ottimista, spero che Buttafuoco e Giuli si stringano la mano alla Biennale, perché le tensioni non servono a nessuno, chiudendo velocemente questo dibattito».
Sono stati inviati addirittura degli ispettori del ministero, ma cosa dovevano trovare?
«L’ispezione dipende sempre dal mandato che hanno gli ispettori. Possono andare per chiudere la partita o infiammarla ancora di più. Penso che se Biennale e ministero tornano a dialogare non ce n’è per nessuno».
A proposito di dialogo, l’ha contattata addirittura Nadezhda Tolokonnikova, la leader delle Pussy Riot, il collettivo punk-femminista russo, chiedendo un confronto sul tema del ritorno della Russia alla manifestazione. Che farà? La incontrerà?
«Mi hanno contattato, chiedendo di essere ricevute. Ho detto loro che non ho competenze sulla Biennale, però ho parlato con Buttafuoco, che troverà una soluzione anche per loro! Ma poi tutta questa gente che si indigna, perché non si è indignata quando i russi hanno partecipato alle Paralimpiadi? Hanno fatto bene a invitarli. Le censure? Ci sono 60 focolai di guerra, nel mondo. Tra i 99 Paesi presenti alla Biennale, ci sono democrazie supermature, Paesi in via di democratizzazione, altri con modelli gestionali discutibili, e Paesi che hanno responsabilità in questi 60 conflitti. Cosa facciamo? È come se negli anni della guerra civile spagnola avessimo vietato alla Spagna di esporre a livello internazionale, magari, Guernica di Picasso perché c’era la dittatura».
Per concludere, lei ha messo su un podcast di successo, Il Fienile…
«Il podcast è seguitissimo! Va benissimo! Lo facciamo in un fienile, in un campo di 50 ettari che è la sublimazione della positività. È una start up di imprese, ci sono tantissimi giovani. Sono incontri con personaggi iconici che tra le balle di fieno raccontano storie con positività. Andando a finire anche nei miei social, una piattaforma che garantisce oltre 80 milioni di visualizzazioni al mese. È una esperienza molto bella, che mi riempie di soddisfazione».





