La sconfitta della riforma Nordio al referendum ha sancito ancor più lo strapotere dei giudici che, si sapeva già, avrebbero presentato il conto. Eccolo. La Repubblica dei giudici si è concretizzata con l’elezione del nuovo presidente dell’Associazione nazionale magistrati, dopo le dimissioni di Cesare Parodi, lunedì scorso, subito dopo i risultati delle urne, per «gravi ragioni familiari» e formalizzate ieri durante la riunione del comitato direttivo centrale dell’Anm, la prima seduta dopo la vittoria del No.
Il nuovo presidente Anm, votato per acclamazione, è Giuseppe Tango, 43 anni, leader di corrente duro e puro, giudice del lavoro a Palermo, cattolico, descritto come schivo e poco mediatico, volto di spicco della corrente più conservatrice, Magistratura indipendente, ma gradito anche dalle correnti più progressiste, che già in passato avevano proposto la sua nomina. Ha, infatti, sempre fatto da ponte con la corrente più di sinistra, Magistratura democratica. Per questo nel 2025 è stato indicato come uno dei nomi di punta di Md che, non a caso, faceva il tifo per lui per il vertice dell’Anm. Insomma, come ci aspettavamo, arriva a capo dell’Anm un pezzo da novanta dei giudici di sinistra.
Basti dire che Tango si è distinto durante la campagna referendaria per le sue feroci critiche alla riforma, sostenendo che essa attentasse all’assetto costituzionale. Gira un video in Rete nel quale si sente Tango, con la sua vocina pacata ma tagliente e il forte accento palermitano, promuovere un appello sprezzante ad «arginare la deriva autoritaria». Una «deriva autoritaria» promulgata dal presidente della Repubblica, garante della Costituzione.
Tango è stato il magistrato più votato tra Magistratura indipendente alle elezioni 2025 per il nuovo comitato direttivo dell’Anm, ma a causa di giochi di potere aveva dovuto cedere il posto a Parodi, che appartiene peraltro alla sua stessa corrente. Si è quindi accontentato di far parte della sua giunta. In passato è stato anche presidente della sezione locale dell’Anm di Palermo.
Indicato, mal volentieri, dallo stesso Parodi, a nome del gruppo di Mi, Tango è stato eletto con 31 voti e un astenuto. Parodi avrebbe preferito l’amico procuratore di Messina, Antonio D’Amato, ma poi si è dovuto arrendere davanti alle 700 preferenze a livello nazionale ottenute da Tango.
La sua elezione non è stata priva di tensioni. Mi, prima ha chiesto di inserire all’ordine del giorno la nomina del nuovo presidente, ma poi ha proposto il rinvio perché non riuscivano a trovare la quadra. Tango rappresentava quello spirito giovane che l’Anm cercava ma per alcuni in Mi, era troppo vicino alla «sinistra giudiziaria», oltre a non aver apprezzato le sue sparate in campagna referendaria sulla «deriva autoritaria». La volata decisiva è arrivata grazie al sostegno dei progressisti di Area e Md, oltre che di Unicost. E tanto è bastato.
«Da domani ci metteremo tutti al lavoro insieme agli altri attori della giurisdizione per proporre soluzioni che possano davvero migliorare la giustizia, riannodando, se fosse possibile, i nodi di un autentico dialogo con l’interlocutore politico», dice Tango subito dopo la sua elezione. Nonostante l’apertura al confronto, il neopresidente resta un fermo oppositore delle riforme del governo.
Lasciando il suo incarico, Parodi, che resterà comunque membro del comitato dell’Anm, ha sottolineato che la delega ricevuta dopo la vittoria del No al referendum non è «in bianco. Abbiamo chiesto fiducia, ci è stata concessa ma dobbiamo meritarla. Noi non avremo mai un ruolo politico ma bisogna lavorare per garantire la credibilità della giustizia».
Per qualcuno che arriva, c’è qualcun altro che va. Sempre ieri si è dimessa dal comitato direttivo Natalia Ceccarelli con un durissimo attacco all’associazione stessa: «È diventata per me intollerabile la permanenza in un’associazione che ha smarrito il senso della sua finalità rappresentativa, di tutte le idealità che ispirano l’essere magistrato. Il danno di immagine prodotta da questa campagna referendaria nella eterogenesi dei fini di questa riforma è ormai irreversibile e di esso pagheranno le spese le generazioni future di magistrati».
La sinistra ha messo la bandiera su una trincea che l’Anm aveva già conquistato. Perché la magistratura associata scende in campo solo quando vengono toccati i suoi interessi corporativi. E ora lo farà a passo di Tango.