
Potrebbe essere Matteo Renzi a evitare che le chat dell’ex direttore del ministero del Tesoro Marcello Sala con alcuni parlamentari di centrodestra possano essere letti dai pm di Milano che indagano sulla scalata di Mps a Mediobanca.
Riassumendo: Sala (non indagato) quando gli è stato sequestrato il cellulare ha detto ai magistrati che all’interno avrebbero trovato scambi di messaggi con nove parlamentari: i deputati della Lega Giancarlo Giorgetti (ministro dell’Economia), Edoardo Rixi (viceministro leghista delle Infrastrutture e Federico Freni (sottosegretario all’Economia), Giulio Centemero e Maurizio Leo (viceministro dell’Economia di Fdi); i senatori della Lega Matteo Salvini (ministro delle Infrastrutture) e Massimiliano Romeo (capogruppo a Palazzo Madama), Giovanbattista Fazzolari (sottosegretario Fdi alla Presidenza del Consiglio). Unico esponente dell’opposizione, Antonio Misiani (ex viceministro Pd dell’Economia).
A quel punto la Procura ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato, come ha anticipato Il Corriere della Sera, l’autorizzazione «ad accedere e prendere visione di comunicazioni già intercorse ed archiviate su dispositivi elettronici di un terzo», ovvero Sala, poiché non avendo aperto il suo cellulare non sanno neanche se queste conversazioni con i parlamentari, che godono dell’immunità, ci sono effettivamente. «Solo in caso di accertamento della reale esistenza di comunicazioni di Sala con questi parlamentari, e della loro rilevanza per la prova dei reati per i quali si indaga», scrivono ancora i pm, «ai fini della loro acquisizione sarebbe necessaria ulteriore autorizzazione del Parlamento nel rispetto dell’articolo 68 della Costituzione».
La palla è passata alle Giunte per le autorizzazioni di Camera e Senato: ieri si è riunita quella di Montecitorio, presieduta da Devis Dori di Avs, che ha spiegato di aver «già proceduto alla nomina del relatore, che sarà il deputato Iaia di Fdi. Mercoledì prossimo discuteremo la relazione introduttiva sulla base della quale eventualmente stabilire la necessità di una interlocuzione con la procura milanese», ha aggiunto Dori, «o valutare l’opportunità di audizioni con esperti costituzionalisti o informatici».
Il centrodestra pero, riporta l’Agi, ha chiesto e ottenuto da Dori di sospendere le richieste di audizioni in attesa che i presidenti di Camera e Senato trovino un punto di caduta per tutelare i deputati e i senatori allo stesso modo. Si prende tempo, quindi, anche se già si delinea la strategia della maggioranza, che non a caso ha richiamato la sentenza del 2023 della Corte costituzionale con la sentenza che ha riguardato il leader di Italia viva senatore Matteo Renzi. La Consulta, in quell’occasione, ha stabilito che la Procura di Firenze «non poteva acquisire, senza preventiva autorizzazione del Senato, messaggi di posta elettronica e Whatsapp del parlamentare, o a lui diretti, conservati in dispositivi elettronici appartenenti a terzi, oggetto di provvedimenti di sequestro nell’ambito di un procedimento penale a carico dello stesso parlamentare e di terzi. Tali messaggi sono stati ritenuti riconducibili alla nozione di corrispondenza, costituzionalmente rilevante», ha sottolineato la Corte, «e la cui tutela non si esaurisce, come invece sostenuto dalla Procura, con la ricezione del messaggio da parte del destinatario, ma perdura fin tanto che esso conservi carattere di attualità e interesse per gli interlocutori. Gli organi investigativi sono abilitati a disporre il sequestro di contenitori di dati informatici appartenenti a terzi, quali smartphone, computer o tablet: ma quando riscontrino la presenza in essi di messaggi intercorsi con un parlamentare», ha sottolineato ancora la Corte costituzionale, «debbono sospendere l’estrazione di tali messaggi dalla memoria del dispositivo e chiedere l’autorizzazione della Camera di appartenenza per poterli coinvolgere nel sequestro».
Alla domanda sulla possibilità che la giunta per le autorizzazioni dichiari illegittima la richiesta della Procura, Dori ha risposto così: «Potrebbe esserci questa ipotesi, ma poi a quel punto la Procura potrebbe mandare direttamente la richiesta di autorizzazione al sequestro e si apre un’altra partita».






