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2026-05-07
Mps, il centrodestra usa la sentenza Renzi per le chat dei politici
Marcello Sala (Imagoeconomica)
Riassumendo: Sala (non indagato) quando gli è stato sequestrato il cellulare ha detto ai magistrati che all’interno avrebbero trovato scambi di messaggi con nove parlamentari: i deputati della Lega Giancarlo Giorgetti (ministro dell’Economia), Edoardo Rixi (viceministro leghista delle Infrastrutture e Federico Freni (sottosegretario all’Economia), Giulio Centemero e Maurizio Leo (viceministro dell’Economia di Fdi); i senatori della Lega Matteo Salvini (ministro delle Infrastrutture) e Massimiliano Romeo (capogruppo a Palazzo Madama), Giovanbattista Fazzolari (sottosegretario Fdi alla Presidenza del Consiglio). Unico esponente dell’opposizione, Antonio Misiani (ex viceministro Pd dell’Economia).
A quel punto la Procura ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato, come ha anticipato Il Corriere della Sera, l’autorizzazione «ad accedere e prendere visione di comunicazioni già intercorse ed archiviate su dispositivi elettronici di un terzo», ovvero Sala, poiché non avendo aperto il suo cellulare non sanno neanche se queste conversazioni con i parlamentari, che godono dell’immunità, ci sono effettivamente. «Solo in caso di accertamento della reale esistenza di comunicazioni di Sala con questi parlamentari, e della loro rilevanza per la prova dei reati per i quali si indaga», scrivono ancora i pm, «ai fini della loro acquisizione sarebbe necessaria ulteriore autorizzazione del Parlamento nel rispetto dell’articolo 68 della Costituzione».
La palla è passata alle Giunte per le autorizzazioni di Camera e Senato: ieri si è riunita quella di Montecitorio, presieduta da Devis Dori di Avs, che ha spiegato di aver «già proceduto alla nomina del relatore, che sarà il deputato Iaia di Fdi. Mercoledì prossimo discuteremo la relazione introduttiva sulla base della quale eventualmente stabilire la necessità di una interlocuzione con la procura milanese», ha aggiunto Dori, «o valutare l’opportunità di audizioni con esperti costituzionalisti o informatici».
Il centrodestra pero, riporta l’Agi, ha chiesto e ottenuto da Dori di sospendere le richieste di audizioni in attesa che i presidenti di Camera e Senato trovino un punto di caduta per tutelare i deputati e i senatori allo stesso modo. Si prende tempo, quindi, anche se già si delinea la strategia della maggioranza, che non a caso ha richiamato la sentenza del 2023 della Corte costituzionale con la sentenza che ha riguardato il leader di Italia viva senatore Matteo Renzi. La Consulta, in quell’occasione, ha stabilito che la Procura di Firenze «non poteva acquisire, senza preventiva autorizzazione del Senato, messaggi di posta elettronica e Whatsapp del parlamentare, o a lui diretti, conservati in dispositivi elettronici appartenenti a terzi, oggetto di provvedimenti di sequestro nell’ambito di un procedimento penale a carico dello stesso parlamentare e di terzi. Tali messaggi sono stati ritenuti riconducibili alla nozione di corrispondenza, costituzionalmente rilevante», ha sottolineato la Corte, «e la cui tutela non si esaurisce, come invece sostenuto dalla Procura, con la ricezione del messaggio da parte del destinatario, ma perdura fin tanto che esso conservi carattere di attualità e interesse per gli interlocutori. Gli organi investigativi sono abilitati a disporre il sequestro di contenitori di dati informatici appartenenti a terzi, quali smartphone, computer o tablet: ma quando riscontrino la presenza in essi di messaggi intercorsi con un parlamentare», ha sottolineato ancora la Corte costituzionale, «debbono sospendere l’estrazione di tali messaggi dalla memoria del dispositivo e chiedere l’autorizzazione della Camera di appartenenza per poterli coinvolgere nel sequestro».
Alla domanda sulla possibilità che la giunta per le autorizzazioni dichiari illegittima la richiesta della Procura, Dori ha risposto così: «Potrebbe esserci questa ipotesi, ma poi a quel punto la Procura potrebbe mandare direttamente la richiesta di autorizzazione al sequestro e si apre un’altra partita».
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I pm di Milano vogliono sbloccare il cellulare dell’ex dg del Tesoro e guardare gli sms con ministri e onorevoli. Frenata della giunta.Potrebbe essere Matteo Renzi a evitare che le chat dell’ex direttore del ministero del Tesoro Marcello Sala con alcuni parlamentari di centrodestra possano essere letti dai pm di Milano che indagano sulla scalata di Mps a Mediobanca.Riassumendo: Sala (non indagato) quando gli è stato sequestrato il cellulare ha detto ai magistrati che all’interno avrebbero trovato scambi di messaggi con nove parlamentari: i deputati della Lega Giancarlo Giorgetti (ministro dell’Economia), Edoardo Rixi (viceministro leghista delle Infrastrutture e Federico Freni (sottosegretario all’Economia), Giulio Centemero e Maurizio Leo (viceministro dell’Economia di Fdi); i senatori della Lega Matteo Salvini (ministro delle Infrastrutture) e Massimiliano Romeo (capogruppo a Palazzo Madama), Giovanbattista Fazzolari (sottosegretario Fdi alla Presidenza del Consiglio). Unico esponente dell’opposizione, Antonio Misiani (ex viceministro Pd dell’Economia). A quel punto la Procura ha chiesto ai presidenti di Camera e Senato, come ha anticipato Il Corriere della Sera, l’autorizzazione «ad accedere e prendere visione di comunicazioni già intercorse ed archiviate su dispositivi elettronici di un terzo», ovvero Sala, poiché non avendo aperto il suo cellulare non sanno neanche se queste conversazioni con i parlamentari, che godono dell’immunità, ci sono effettivamente. «Solo in caso di accertamento della reale esistenza di comunicazioni di Sala con questi parlamentari, e della loro rilevanza per la prova dei reati per i quali si indaga», scrivono ancora i pm, «ai fini della loro acquisizione sarebbe necessaria ulteriore autorizzazione del Parlamento nel rispetto dell’articolo 68 della Costituzione». La palla è passata alle Giunte per le autorizzazioni di Camera e Senato: ieri si è riunita quella di Montecitorio, presieduta da Devis Dori di Avs, che ha spiegato di aver «già proceduto alla nomina del relatore, che sarà il deputato Iaia di Fdi. Mercoledì prossimo discuteremo la relazione introduttiva sulla base della quale eventualmente stabilire la necessità di una interlocuzione con la procura milanese», ha aggiunto Dori, «o valutare l’opportunità di audizioni con esperti costituzionalisti o informatici». Il centrodestra pero, riporta l’Agi, ha chiesto e ottenuto da Dori di sospendere le richieste di audizioni in attesa che i presidenti di Camera e Senato trovino un punto di caduta per tutelare i deputati e i senatori allo stesso modo. Si prende tempo, quindi, anche se già si delinea la strategia della maggioranza, che non a caso ha richiamato la sentenza del 2023 della Corte costituzionale con la sentenza che ha riguardato il leader di Italia viva senatore Matteo Renzi. La Consulta, in quell’occasione, ha stabilito che la Procura di Firenze «non poteva acquisire, senza preventiva autorizzazione del Senato, messaggi di posta elettronica e Whatsapp del parlamentare, o a lui diretti, conservati in dispositivi elettronici appartenenti a terzi, oggetto di provvedimenti di sequestro nell’ambito di un procedimento penale a carico dello stesso parlamentare e di terzi. Tali messaggi sono stati ritenuti riconducibili alla nozione di corrispondenza, costituzionalmente rilevante», ha sottolineato la Corte, «e la cui tutela non si esaurisce, come invece sostenuto dalla Procura, con la ricezione del messaggio da parte del destinatario, ma perdura fin tanto che esso conservi carattere di attualità e interesse per gli interlocutori. Gli organi investigativi sono abilitati a disporre il sequestro di contenitori di dati informatici appartenenti a terzi, quali smartphone, computer o tablet: ma quando riscontrino la presenza in essi di messaggi intercorsi con un parlamentare», ha sottolineato ancora la Corte costituzionale, «debbono sospendere l’estrazione di tali messaggi dalla memoria del dispositivo e chiedere l’autorizzazione della Camera di appartenenza per poterli coinvolgere nel sequestro».Alla domanda sulla possibilità che la giunta per le autorizzazioni dichiari illegittima la richiesta della Procura, Dori ha risposto così: «Potrebbe esserci questa ipotesi, ma poi a quel punto la Procura potrebbe mandare direttamente la richiesta di autorizzazione al sequestro e si apre un’altra partita».
Ecco #DimmiLaVerità del 23 giugno 2026. Il senatore di Fdi Luca De Carlo ci racconta del Mundialito, esempio di buona integrazione organizzato dal Comune di Belluno.
Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin
Uno dei grandi temi energetici a livello nazionale è senza dubbio il nucleare. La riforma in merito è all'inizio del percorso in Senato, ed è già stato approvato il primo giro alla Camera. «La speranza», sostiene il ministro, «è di chiudere tutto entro la pausa estiva per poi presentare una proposta di decreto attuativo entro la fine dell'anno».
Ricorda inoltre che, nonostante il referendum che ha chiuso la relazione dell'Italia con il nucleare risalga al lontano 1987, «in Europa siamo rimasti il secondo Paese per competenze. Pensiamo a Marsiglia, dove si sta costruendo un enorme reattore di prova per la fusione nucleare: per quella infrastruttura, la guida è tutta italiana».
Nell'attesa, si continua ad andare avanti sul gas, che tuttavia presenta un forte problema di costi: il problema, racconta il ministro, è che quando arriva in Europa (sia che provenga dagli Usa sia dalla Russia) il prezzo si alza inevitabilmente. Chiaro poi che il blocco dello stretto di Hormuz ne abbia ulteriormente alzato i prezzi.
Spostando la tematica sul cambiamento climatico, le parole d'ordine sono adattamento e mitigazione. Pichetto Fratin, a questo proposito, spiega che «l'energia pulita significa proprio mitigazione, ad esempio un minor utilizzo del fossile. L'Italia, attualmente, pesa sulle emissioni mondiali per 0,6 %. Un terzo della nostra ricchezza risiede nelle esportazioni, non perché l'Italia faccia i prezzi più bassi (le commodities le vende la Cina), ma perché punta sulla qualità. Per produrre la stessa energia di un piccolo reattore nucleare da 300 MegaWatt (che occupa lo spazio di 3/4 campi da calcio), con il fotovoltaico occuperemmo lo spazio impressionante di 3000/4000 campi da calcio».
Riguardo alla lite fra Meloni e Trump, il ministro non pensa vi possano essere delle conseguenze a livello energetico: «Il mercato viaggia indipendentemente degli eventuali colpi di testa di Trump. Personalmente, già all'epoca delle elezioni, pensavo che per l'Europa fosse meglio la vittoria di Kamala Harris».
L'intervista si è chiusa con un commento sul generale Vannacci e sul suo partito Futuro nazionale: «Rappresenta certamente una parte della posizione politica nazionale. Bisogna tuttavia ancora vedere qual è la sua reale forza. Per quanto riguarda eventuali alleanze, le coalizioni si fanno sui contenuti, sugli obiettivi comuni. Le sue posizioni non rappresentano le mie».
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Al «Giorno della Verità» Riccardo Toto, direttore generale di Renexia; Edoardo Antonio De Luca, Head of Central Affairs di Enel; Lorenzo Fiorillo, Director Technology, R&D & Digital di Eni; e Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, si sono confrontati sul futuro energetico europeo. Al centro del dibattito reti, supercalcolo, rinnovabili e competitività industriale.
Autonomia energetica, investimenti nelle reti, innovazione tecnologica e sviluppo delle rinnovabili. Sono stati questi i temi al centro del panel L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa, andato in scena al «Giorno della Verità» e moderato dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin.
Edoardo Antonio De Luca, Head of Central Affairs di Enel, ha sottolineato come dalla guerra in Ucraina l’energia sia diventata sempre più una questione strategica per i Paesi europei, soprattutto per quelli che producono meno energia di quanta ne consumino. Secondo De Luca, per garantire resilienza di fronte agli shock energetici servono due direttrici: aumentare la produzione interna attraverso le fonti rinnovabili e rafforzare le infrastrutture di rete.
Un’esigenza destinata a crescere, considerando che i consumi energetici in Italia sono attesi in aumento del 20% nei prossimi anni. In questo contesto Enel ha annunciato un piano di investimenti globale da 53 miliardi di euro nel triennio 2026-2028, dieci miliardi in più rispetto al precedente piano industriale.
Sul fronte dell’innovazione tecnologica è intervenuto Lorenzo Fiorillo, Director Technology, R&D & Digital di Eni, che ha evidenziato il ruolo strategico del supercalcolo nello sviluppo industriale. «Il valore del supercalcolo nasce dall’unione tra potenza computazionale e competenze tecnico-scientifiche», ha spiegato, sottolineando come l’elaborazione di enormi quantità di dati permetta di sviluppare modelli più accurati e accelerare l’innovazione.
Fiorillo ha inoltre annunciato l’avvio del nuovo supercalcolatore Hpc7 di Eni, che porta l’Italia al primo posto in Europa e al quarto nel mondo per capacità di supercalcolo, dietro soltanto a Stati Uniti, Cina e Giappone.
Marco Gay, presidente dell’Unione Industriali Torino, ha invece posto l’accento sulla competitività delle imprese. Per affrontare il nodo energetico, ha spiegato, occorre agire su tre direttrici: proteggere il costo dell’energia attraverso una maggiore efficienza, investire nelle infrastrutture necessarie a rendere sostenibile la crescita delle rinnovabili e rafforzare ricerca, innovazione e tecnologia all’interno di una strategia industriale europea.
A chiudere il confronto è stato Riccardo Toto, direttore generale di Renexia, che ha indicato nell’eolico galleggiante una delle principali opportunità per il futuro energetico del Paese. Secondo Toto, le rinnovabili rappresentano una risposta fondamentale, ma servono approcci diversi rispetto al passato.
«Oggi c’è la possibilità di essere i primi in Europa e nel mondo nell’eolico fluttuante», ha affermato, spiegando come questa tecnologia possa contribuire non solo a ridurre la dipendenza da fattori geopolitici esterni, ma anche a creare una nuova filiera industriale nazionale. Una prospettiva che, secondo il manager, consentirebbe di trasformare la transizione energetica in un fattore di crescita economica e competitività per l’Italia.
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L'amministratore delegato e direttore generale di Simest Regina Corradini D'Arienzo
Al «Giorno della Verità» nel dialogo L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa è intervenuta Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest. Al centro del confronto il sostegno alle imprese colpite dallo shock energetico, il ruolo delle Pmi, la filiera produttiva e le prospettive dell’export italiano.
Un miliardo di euro per sostenere le imprese che hanno subito lo shock energetico e il rischio di un rallentamento degli investimenti, soprattutto per le piccole e medie imprese. È uno dei passaggi chiave del dialogo andato in scena al «Giorno della Verità» nel panel L’energia del potere – La partita decisiva per l’Europa, con protagonista Regina Corradini D’Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest, intervistata dal vicedirettore de La Verità Giuliano Zulin.
L’intervento ha messo al centro la necessità di evitare un freno alla crescita delle imprese dopo la fase di shock energetico. Le risorse stanziate, è stato spiegato, nascono dalla volontà di sostenere la continuità degli investimenti attraverso un’iniezione immediata di liquidità e un contributo a fondo perduto fino al 30%.
Nel ragionamento, un ruolo centrale è stato attribuito al concetto di filiera, indicato come elemento chiave per la tenuta del sistema produttivo italiano. L’eventuale blocco degli investimenti, è stato sottolineato, rappresenterebbe infatti un rischio significativo per la competitività complessiva.
Ampio spazio anche al tema dell’export italiano e alla sua evoluzione. Secondo quanto illustrato, la forza delle imprese italiane risiede nella diversificazione settoriale e nella struttura familiare delle aziende, considerata un punto di forza nella capacità di resistere agli shock esterni, anche in contesti geopolitici complessi.
Tra i dati citati, la prospettiva di un export italiano in crescita fino a 700 miliardi di euro entro il 2027. Un obiettivo che, è stato osservato, richiede un sistema in grado non solo di sostenere ma anche di incentivare l’internazionalizzazione delle imprese.
Attualmente, meno del 9% delle aziende italiane esporta: un dato che, secondo quanto emerso dal confronto, evidenzia la necessità di ampliare la platea delle imprese attive sui mercati esteri. Per questo motivo, è stato spiegato, gli strumenti di sostegno sono stati estesi anche alle piccole e medie imprese, con l’obiettivo di rafforzare l’intera filiera produttiva.
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