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2021-08-19
Un morto, due stupri, droga e alcol. Ma il maxi raduno illegale continua
Al terreno occupato, 35 ettari coltivati a grano a un tiro di schioppo dal lago di Mezzano, nella dispersa campagna di Valentano, paesello medievale con scarse 3.000 anime, si accede da tre diverse direttrici: Viterbo, Grosseto e Siena. Da lì, tra il 13 e il 14 agosto, sono passati indisturbati tir carichi di casse audio per migliaia di watt, carovane di furgoni e di automobili partite da tutta l'Europa. E, così, quel lembo di terra arsa e impolverata della Tuscia si è trasformata nello Space Travel, uno dei più grandi rave party della storia d'Italia. Ma anche in uno dei peggiori pasticci della storia dell'ordine e della sicurezza pubblica del Paese. Un ragazzo, Gianluca Santiago, morto per una overdose e finito in un lago, probabilmente una seconda vittima, colpita da arresto cardiaco, la cui notizia non viene confermata da alcuna fonte ufficiale ma che è finita sui siti di tutti i quotidiani online, due stupri denunciati in ospedale, cinque giovani ricoverati in coma etilico, uno dei quali positivo al Covid. E perfino il parto di una bambina, con la mamma che al nono mese di gravidanza non si è fatta scrupoli pur di raggiungere il rave. Questo è ciò che è accaduto finora nel non luogo scelto per l'assembramento di tekno non stop alimentato da giornate alcoliche, farmaci e droga sintetica. Ma a far tremare le istituzioni, che hanno convocato il Comitato della sicurezza al Viminale, è quello che potrebbe ancora accadere fino al 23. Perché, se da una parte è vero che degli stimati 10.000 partecipanti una buona fetta è ripartita dopo aver azzerato le proprie scorte di denaro, di alimentari e di droga (nei giorni successivi la quota sarebbe scesa tra le 6.000 e le 8.000 presenze), sembra che ci siano diversi autobus in arrivo. Quando sui gruppi social frequentati dai raver si è diffusa la notizia che per Prefettura e Questura la situazione era diventata ingestibile, per sfidare lo Stato sono partiti i rinforzi.
Il sottosegretario all'Interno Nicola Molteni ha fatto sapere che «sono stati evitati ulteriori ingressi e sono state identificate persone e veicoli che hanno illegalmente occupato l'area protetta».
La Procura di Viterbo ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di «morte in conseguenza di altro delitto», ovvero la cessione di droga. Ma gli investigatori, nella loro ricostruzione, sono partiti da chi potrebbe aver segnalato quel posto semi sconosciuto.
L'amara scoperta l'ha fatta il proprietario di una buona parte di quei terreni occupati, Piero Camilli, 71 anni, imprenditore, sindaco di Grotte di Castro ed ex patron del Grosseto calcio. Quando è arrivato nella sua villetta in campagna, accompagnato dalla colonna sonora tekno, ha visto centinaia di camper. E quando si è affacciato nel luogo dal quale proveniva quel rumore martellante e inarrestabile non riusciva a credere ai suoi occhi. Erano state allestite un'area gastronomica, una per la musica e una per gli stupefacenti, con tanto di cartello con l'indicazione «fumo». Su una tanica per l'acqua è addirittura indicato dove trovare la «pasticca arancione Tiger/Kenzo Alprazolan (Xanax)». Il commento del sindaco è amaro: «Le forze dell'ordine sono inermi. Ecco come siamo finiti in Italia, non siamo più padroni a casa nostra». E anche se i nuclei della celere hanno cinturato l'area, i raver si sentono intoccabili e non mollano. Il questore di Viterbo, Giancarlo Sant'Elia, napoletano, proveniente da un'esperienza in Vaticano come organizzatore della sicurezza per il Santo Padre, ha dichiarato la resa: «Lo sgombero è impossibile. Ci sono migliaia di partecipanti sparpagliati». Il prefetto Giovanni Bruno martedì aveva dato un ultimatum: «La festa deve finire domani». Parole al vento.
Ma l'idea di una resa dello Stato viene respinta. Il portavoce dell'Associazione nazionale funzionari di polizia, Girolamo Lacquaniti, sostiene che «non sembra coerente con quella che è una scelta, secondo noi correttissima, di evitare scenari di straordinario rischio». Un intervento prevederebbe un uso della forza che dovrebbe tenere conto dei rischi connessi al movimento di mezzi pesanti tra la folla. E allora le forze dell'ordine se ne stanno lì a guardare, mentre si consuma quella che per i raver è una umiliazione delle istituzioni. «È una situazione gravissima», denuncia il sindaco di Valentano Stefano Bigiotti, che chiede «l'intervento diretto del ministro dell'Interno». Ma Luciana Lamorgese per tutta la giornata di ieri è rimasta in silenzio, mandando avanti con le agenzie di stampa «fonti del Viminale», che fanno sapere che le forze di polizia «stanno lavorando con grande senso di responsabilità per ripristinare la legalità nel più breve tempo possibile». Dalla Questura di Viterbo dicono che con gli organizzatori, dei ragazzi francesi, è stata avviata una trattativa. Ma gli uomini della fiera dell'illegalità hanno risposto che non andranno via prima di aver coperto completamente i costi. Alle loro spalle lasceranno un morto, forse due e tonnellate di rifiuti che il piccolo Comune dovrà capire come smaltire. Con buona pace delle istituzioni.
Sicilia in allarme per casi e ricoveri però sbarcano altri 166 clandestini
Continuano senza sosta gli arrivi sulle coste italiane legati al fenomeno dell'accoglienza. Sono stati infatti sbarcati ieri nel porto di Augusta i 166 passeggeri recuperati in mare in quattro diverse operazioni dalla nave Resq people, l'imbarcazione di 39 metri varata dalla quasi omonima ong Resq-People Saving People, di cui è presidente onorario l'ex pm del pool Mani pulite Gherardo Colombo. A bordo della nave anche 12 bambini, scesi a terra ieri sulle banchine del porto della cittadina in provincia di Siracusa assegnata come porto sicuro (richiesto domenica dall'organizzazione non governativa) all'imbarcazione anche a seguito di numerosi appelli pubblici di personalità di sinistra, tra cui l'ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, affiancati da un campagna su Twitter che in alcuni casi arrivava perfino a mettere la confronto l'esigenza del porto sicuro per l'imbarcazione dell'Ong italiana con la nascente crisi umanitaria in Afghanistan. A ieri gli sbarchi censiti nel nostro Paese erano 34.868, 413 in più di quelli al 16 agosto, dati che portano il totale provvisorio del 2021 a superare quello definitivo dello scorso anno di arrivi del 2020, quando il dato, comunque impressionante, si era fermato a 34.154. Ma se il trend dovesse rimanere quello degli ultimi giorni, il dato del 2021 potrebbe sfiorare il raddoppio, con in prima linea la Sicilia e le altre isole come Pantelleria e Lampedusa (dove ieri sono comunque arrivati altre 34 persone) il cui hotspot, ad esempio è di fatto al collasso. La struttura infatti ha una capienza massima di 250 ospiti, ma quest'anno non si è mai scesi al di sotto delle 300 persone presenti, con punte di oltre mille stipate in una struttura sottodimensionata. Una situazione che sta mettendo sotto pressione il personale sanitario, che anche nelle isole minori fa parte delle Asl siciliane già provate dai numeri della pandemia.
Al momento sulle condizioni di salute dei passeggeri sbarcati esiste solo una generica dichiarazione di Colombo, secondo il quale «al momento non ci sono problemi dal punto di vista sanitario». Nulla si sa quindi riguardo a possibili casi di positivi al Covid-19, che andrebbero a impattare sulla situazione della Sicilia, già a rischio di zona gialla. La regione insulare infatti è prima in Italia sia per incidenza di posti letto occupati che per numero di degenti, saliti ieri a quota 701 (17 in più in un giorno) in area medica e a 80 (tre in più) nelle terapie intensive. In totale ieri in Sicilia anche ieri si sono registrati 997 nuovi casi di Covid su 15.038 tamponi processati, che non comprendono però i 144 adulti a bordo della Resq people, alla sua prima operazione in mare con il nuovo nome e la nuova organizzazione, ma i n realtà una vecchia conoscenza delle cronache sull'accoglienza. Quando navigava nel Mediterraneo per l'ong tedesca Sea Eye con il nome Alan Kurdi divenne infatti famosa per la prima inchiesta che colpì l'allora ministro dell'Interno del governo Conte I, Matteo Salvini. Il 3 aprile del 2019 la nave fece salire a bordo al largo della Libia, 64 persone accorse su un gommone. Il Viminale si oppose allo sbarco in Italia, l'imbarcazione restò 10 giorni al largo per poi fare rotta verso Malta e infine ridistribuire i 64 a bordo in altri paesi europei. Una scelta che costò al leader della Lega e al suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi, un'indagine per abuso d'ufficio e rifiuto di atti d'ufficio. Posizione poi archiviata dal Tribunale dei ministri.
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Fino a 10.000 persone alla festa nel Viterbese iniziata sei giorni fa. La Procura indaga sul decesso del giovane trovato nel lago. E il caos prosegue: un'altra vittima da confermare, intossicazioni, violenze e perfino un parto.La Resq people di Gherardo Colombo ha attraccato ad Augusta. A Lampedusa 34 nuovi ingressi.Lo speciale contiene due articoli.Al terreno occupato, 35 ettari coltivati a grano a un tiro di schioppo dal lago di Mezzano, nella dispersa campagna di Valentano, paesello medievale con scarse 3.000 anime, si accede da tre diverse direttrici: Viterbo, Grosseto e Siena. Da lì, tra il 13 e il 14 agosto, sono passati indisturbati tir carichi di casse audio per migliaia di watt, carovane di furgoni e di automobili partite da tutta l'Europa. E, così, quel lembo di terra arsa e impolverata della Tuscia si è trasformata nello Space Travel, uno dei più grandi rave party della storia d'Italia. Ma anche in uno dei peggiori pasticci della storia dell'ordine e della sicurezza pubblica del Paese. Un ragazzo, Gianluca Santiago, morto per una overdose e finito in un lago, probabilmente una seconda vittima, colpita da arresto cardiaco, la cui notizia non viene confermata da alcuna fonte ufficiale ma che è finita sui siti di tutti i quotidiani online, due stupri denunciati in ospedale, cinque giovani ricoverati in coma etilico, uno dei quali positivo al Covid. E perfino il parto di una bambina, con la mamma che al nono mese di gravidanza non si è fatta scrupoli pur di raggiungere il rave. Questo è ciò che è accaduto finora nel non luogo scelto per l'assembramento di tekno non stop alimentato da giornate alcoliche, farmaci e droga sintetica. Ma a far tremare le istituzioni, che hanno convocato il Comitato della sicurezza al Viminale, è quello che potrebbe ancora accadere fino al 23. Perché, se da una parte è vero che degli stimati 10.000 partecipanti una buona fetta è ripartita dopo aver azzerato le proprie scorte di denaro, di alimentari e di droga (nei giorni successivi la quota sarebbe scesa tra le 6.000 e le 8.000 presenze), sembra che ci siano diversi autobus in arrivo. Quando sui gruppi social frequentati dai raver si è diffusa la notizia che per Prefettura e Questura la situazione era diventata ingestibile, per sfidare lo Stato sono partiti i rinforzi. Il sottosegretario all'Interno Nicola Molteni ha fatto sapere che «sono stati evitati ulteriori ingressi e sono state identificate persone e veicoli che hanno illegalmente occupato l'area protetta». La Procura di Viterbo ha aperto un'inchiesta con l'ipotesi di «morte in conseguenza di altro delitto», ovvero la cessione di droga. Ma gli investigatori, nella loro ricostruzione, sono partiti da chi potrebbe aver segnalato quel posto semi sconosciuto. L'amara scoperta l'ha fatta il proprietario di una buona parte di quei terreni occupati, Piero Camilli, 71 anni, imprenditore, sindaco di Grotte di Castro ed ex patron del Grosseto calcio. Quando è arrivato nella sua villetta in campagna, accompagnato dalla colonna sonora tekno, ha visto centinaia di camper. E quando si è affacciato nel luogo dal quale proveniva quel rumore martellante e inarrestabile non riusciva a credere ai suoi occhi. Erano state allestite un'area gastronomica, una per la musica e una per gli stupefacenti, con tanto di cartello con l'indicazione «fumo». Su una tanica per l'acqua è addirittura indicato dove trovare la «pasticca arancione Tiger/Kenzo Alprazolan (Xanax)». Il commento del sindaco è amaro: «Le forze dell'ordine sono inermi. Ecco come siamo finiti in Italia, non siamo più padroni a casa nostra». E anche se i nuclei della celere hanno cinturato l'area, i raver si sentono intoccabili e non mollano. Il questore di Viterbo, Giancarlo Sant'Elia, napoletano, proveniente da un'esperienza in Vaticano come organizzatore della sicurezza per il Santo Padre, ha dichiarato la resa: «Lo sgombero è impossibile. Ci sono migliaia di partecipanti sparpagliati». Il prefetto Giovanni Bruno martedì aveva dato un ultimatum: «La festa deve finire domani». Parole al vento.Ma l'idea di una resa dello Stato viene respinta. Il portavoce dell'Associazione nazionale funzionari di polizia, Girolamo Lacquaniti, sostiene che «non sembra coerente con quella che è una scelta, secondo noi correttissima, di evitare scenari di straordinario rischio». Un intervento prevederebbe un uso della forza che dovrebbe tenere conto dei rischi connessi al movimento di mezzi pesanti tra la folla. E allora le forze dell'ordine se ne stanno lì a guardare, mentre si consuma quella che per i raver è una umiliazione delle istituzioni. «È una situazione gravissima», denuncia il sindaco di Valentano Stefano Bigiotti, che chiede «l'intervento diretto del ministro dell'Interno». Ma Luciana Lamorgese per tutta la giornata di ieri è rimasta in silenzio, mandando avanti con le agenzie di stampa «fonti del Viminale», che fanno sapere che le forze di polizia «stanno lavorando con grande senso di responsabilità per ripristinare la legalità nel più breve tempo possibile». Dalla Questura di Viterbo dicono che con gli organizzatori, dei ragazzi francesi, è stata avviata una trattativa. Ma gli uomini della fiera dell'illegalità hanno risposto che non andranno via prima di aver coperto completamente i costi. Alle loro spalle lasceranno un morto, forse due e tonnellate di rifiuti che il piccolo Comune dovrà capire come smaltire. 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A bordo della nave anche 12 bambini, scesi a terra ieri sulle banchine del porto della cittadina in provincia di Siracusa assegnata come porto sicuro (richiesto domenica dall'organizzazione non governativa) all'imbarcazione anche a seguito di numerosi appelli pubblici di personalità di sinistra, tra cui l'ex sindaco di Milano, Giuliano Pisapia, affiancati da un campagna su Twitter che in alcuni casi arrivava perfino a mettere la confronto l'esigenza del porto sicuro per l'imbarcazione dell'Ong italiana con la nascente crisi umanitaria in Afghanistan. A ieri gli sbarchi censiti nel nostro Paese erano 34.868, 413 in più di quelli al 16 agosto, dati che portano il totale provvisorio del 2021 a superare quello definitivo dello scorso anno di arrivi del 2020, quando il dato, comunque impressionante, si era fermato a 34.154. Ma se il trend dovesse rimanere quello degli ultimi giorni, il dato del 2021 potrebbe sfiorare il raddoppio, con in prima linea la Sicilia e le altre isole come Pantelleria e Lampedusa (dove ieri sono comunque arrivati altre 34 persone) il cui hotspot, ad esempio è di fatto al collasso. La struttura infatti ha una capienza massima di 250 ospiti, ma quest'anno non si è mai scesi al di sotto delle 300 persone presenti, con punte di oltre mille stipate in una struttura sottodimensionata. Una situazione che sta mettendo sotto pressione il personale sanitario, che anche nelle isole minori fa parte delle Asl siciliane già provate dai numeri della pandemia. Al momento sulle condizioni di salute dei passeggeri sbarcati esiste solo una generica dichiarazione di Colombo, secondo il quale «al momento non ci sono problemi dal punto di vista sanitario». Nulla si sa quindi riguardo a possibili casi di positivi al Covid-19, che andrebbero a impattare sulla situazione della Sicilia, già a rischio di zona gialla. La regione insulare infatti è prima in Italia sia per incidenza di posti letto occupati che per numero di degenti, saliti ieri a quota 701 (17 in più in un giorno) in area medica e a 80 (tre in più) nelle terapie intensive. In totale ieri in Sicilia anche ieri si sono registrati 997 nuovi casi di Covid su 15.038 tamponi processati, che non comprendono però i 144 adulti a bordo della Resq people, alla sua prima operazione in mare con il nuovo nome e la nuova organizzazione, ma i n realtà una vecchia conoscenza delle cronache sull'accoglienza. Quando navigava nel Mediterraneo per l'ong tedesca Sea Eye con il nome Alan Kurdi divenne infatti famosa per la prima inchiesta che colpì l'allora ministro dell'Interno del governo Conte I, Matteo Salvini. Il 3 aprile del 2019 la nave fece salire a bordo al largo della Libia, 64 persone accorse su un gommone. Il Viminale si oppose allo sbarco in Italia, l'imbarcazione restò 10 giorni al largo per poi fare rotta verso Malta e infine ridistribuire i 64 a bordo in altri paesi europei. Una scelta che costò al leader della Lega e al suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi, un'indagine per abuso d'ufficio e rifiuto di atti d'ufficio. Posizione poi archiviata dal Tribunale dei ministri.
Ansa
I treni sono stati instradati da Napoli a Roma sulla vecchia linea Formia. Certamente, un po’ per il caldo afoso, un po’ per il disagio dei viaggiatori, legittimamente si sono accumulate proteste su proteste e, tra l’altro, non è la prima volta che succede. Poi si è scoperto che c’era stato un furto di cavi nei pressi di Tora e Piccirilli, in provincia di Caserta. Anche questo non è una novità, ma questa volta il fatto malavitoso è risultato talmente evidente che nessuno avrebbe ragionevolmente potuto addossare la colpa la ministro delle Infrastrutture. Avrebbe...
In realtà è scoppiata una polemica contro il ministro Salvini dove si sosteneva che non si occupa a sufficienza della rete ferroviaria e della sua manutenzione, perché pensa ad altro trascurando i compiti del suo ministero.
Il casino, alla fine, si è risolto ma ovviamente il caos di ieri mattina è seguito a quello di due giorni prima. Questo perché i treni, al contrario degli aerei, non volano, un po’ come gli asini, e infatti è un somaro chi non sa, prima di fare polemiche politiche, che la linea ferroviaria si ingorga con molta facilità, più del traffico aereo sopra le nubi, perché con un treno fermo i convogli dietro, almeno fino a oggi, non possono né valicare il treno davanti né mettere la freccia e sorpassarlo.
Qualcuno, probabilmente, non sa che si chiamano Frecciarossa non perché sono dotati di frecce per il sorpasso, ma perché vanno veloci come una freccia; evidentemente a qualcuno è sfuggita la metafora e, ricordandosi i film dei cowboy e degli indiani, ha pensato che nelle stazioni ci sia un enorme arco che lancia il Frecciarossa indipendentemente da quello che si trova davanti.
Che ci sia in Italia un problema legato al fatto dell’elettrificazione delle linee ferroviarie è innegabile. Così come è innegabile che, ormai, i Frecciarossa cominciano ad avere qualche anno di uso e richiedono una manutenzione che del resto viene assicurata dalle Ferrovie dello Stato e anche dalla Rfi, che è la società responsabile delle linee ferroviarie stesse. Onestamente il livello di manutenzione della nostra rete ferroviaria non è inferiore a quello di altri Paesi europei, tant’è vero che nelle classifiche europee sull’efficienza del sistema ferroviario non siamo assolutamente nelle ultime posizioni. Certamente si può fare meglio, e si deve fare meglio, ma questo vale in particolare per i treni dei pendolari dove la situazione, nonostante gli ultimi investimenti del governo, rimane critica per sovraffollamento, mancanza di riscaldamento e raffreddamento degli ambienti interni e accumulo di ritardi.
A questo, come se non bastasse (vedi il caso di due giorni fa) si aggiunge l’opera di criminali, in particolare dei ladri di rame che notoriamente è un materiale che sul mercato illegale porta molti soldi nelle tasche di quei delinquenti che lo gestiscono, o per mano dei soliti gruppi anarchici o anarco-insurrezionalisti che pensano di favorire le ragioni del popolo contro il capitalismo, come se sui treni viaggiassero solo persone con un patrimonio da varie centinaia di migliaia di euro in su.
Alla fine, è sempre la solita storia: in nome del popolo si fanno cose a causa delle quali chi ci rimette è il popolo stesso. Ma questo è un vecchio problema che non possiamo contrastare culturalmente ma solo con una efficace (e senza sconti) repressione di questi fenomeni criminali.
Naturalmente, l’opposizione fa il suo mestiere, però potrebbe farlo anche un po’ meglio, ad esempio indicando alcune soluzioni che, quando vengono proposte, o sono irrealizzabili per mancanza di possibilità di spesa pubblica, almeno nell’immediato, o sono improbabili, ma tant’è che alla fine la colpa è di Salvini. L’ho scritto sopra e lo scrivo di nuovo: tutto si può migliorare. Basterebbe però sapere che, ad esempio, la situazione in Francia e in Germania è peggiore della nostra, per cui in Francia sono stati cancellati fino a 71 treni a causa del caldo per la mancanza, all’interno dei treni stessi, di un sistema di aria condizionata.
Ci sono dei problemi, ma questo tipo di dibattito che avviene in sede politica dopo i disagi che accadono non aiuta a risolverli e neanche a complicarli. Non serve a nulla, è tempo perso e, certamente, alimenta il sentimento di distacco dalla politica che già troneggia abbondantemente nel nostro Paese.
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Matteo Renzi (Ansa)
Il convitato di pietra Matteo Renzi si è ben palesato. L’avvocato di Volturara Apula ha una sua furbizia: guarda i sondaggi, scopre che Roberto Vannacci sorpassa la Lega e lui, memore della stagione gialloverde, strizza l’occhio a chi non dovesse digerire il generale. Manda a dire a Elly Schlein che sulla leadership alternativa a Giorgia Meloni si vedrà. E forse si sente il Vannacci di sinistra e sull’originale sentenzia: «Se entra in maggioranza lo diluiscono». Pare Cavour quando gli dissero che i repubblicani avevano dei seggi: «Vengano in Parlamento, si metteranno la cravatta». È la parabola dei grillini e Conte spera che il generale scopra Giorgia Meloni sul fianco destro mentre lui cercherà di portarsi al centro del campo largo. Così fa sapere che gli piace il progetto del centrista assessore romano Alessandro Onorato, vuole dialogare con Pina Picierno, quanto a Matteo Renzi non lo nomina per antica ruggine, ma potrebbe digerirlo.
Conte vuole comunque dare le carte e approfitta del trabocco di bile che il senatore singolo di Rignano sull’Arno ha avuto per non esser stato invitato da sora Costanza, e che ora intende farla pagare al Pd. Renzi loda il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi (Silvia Salis non è come le sue scarpe Manolo da 1.200 euro: è già passata di moda) ben sapendo che alla Schlein, flexitariana, il partito campano è indigesto come un panino con la porchetta. Renzi è volato da Barac Obama e pare di vederlo, rivolto a Elly Schlein (delle presidenziali obamiane fu galoppina), mentre fa «tié» col gesto dell’ombrello, ricordandole: «Senza di noi perdono le politiche e il Quirinale; sulla legge elettorale stiamo a vedere. È matematica: senza i rifornisti non hanno i numeri». Lo sa bene Paola De Micheli, Pd per ogni stagione e ora moderata, che ricorda alla segretaria: «Quella foto di voi quattro è un inizio, ma ora devi aprirti al centro: parla con Renzi. Bene guardare al nostro elettorato tradizionale, ma c’è anche un elettorato fluido da conquistare». L’aggettivo fluido non è usato per guardare ai referenti dell’onorevole Alessandro Zan che piacciono tanto anche alla segretaria. Stessa esortazione arriva da Lorenzo Guerini - cacicco doc - che raccomanda: «Costruire il campo largo vuol dire fare un cantiere che coinvolge il centro». E chi lo nega?, Risponde la «coppia di fatto» di Avs, i «Fratonelli», che però rivendicano di essere gli assi del poker della sora Costanza. Quanto a Elly Schlein, sostiene che «L’alleanza progressista è già più larga, questo però non significa che le principali forze di opposizione non facciano iniziative. Sono testardamente unitaria perché lo chiede la nostra gente e da settembre faremo il programma con tutta l’alleanza». Il che significa fare un’altra cena aperta oltreché a Renzi (sta sulla riva del fiume e ripete: «Alla fine ci ritroveremo per battere le destre»), anche col segretario dei socialisti Enzo Maraio e con il capo di più Europa Riccardo Magi, che magari, dato il cognome, si attovaglia per un consommé.
Se Achille Occhetto aveva inaugurato la gioiosa macchina da guerra pare che la Schlein pensi a un’alleanza à la carte. Ma, come lascia intendere il guru del Pd Goffredo Bettini, strenuo sostenitore del rendez vous con Conte, se l’accordo non è pentastellato si rischia che il menu sia la sconfitta.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Un dato che va naturalmente preso con le molle, ma che riflette non solo il trend in crescita che anche altri istituti segnalano per Vannacci, ma anche il solido dato di realtà costituito dalle tante adesioni a Fn in ogni parte d’Italia.
Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8% (+0,1); crescono il Pd (22,2%,+0,5), Forza Italia (8,2%,+0,4) e Alleanza Verdi Sinistra (6,8%,+0,4). Vistoso il calo del M5s (12,1%,-1,4). Azione è al 3,1%(-0,1) e Italia Viva al 2,1 (-0,1). Il Partito Liberaldemocratico è stabile all’1,2%, , Ora! all’1,1%, +Europa all’1% e Noi Moderati allo 0,9%. Di corto muso, direbbe Massimiliano Allegri, ma il sorpasso c’è, e viene celebrato sulla pagina Fb di Futuro nazionale: «Dovevano essere una parentesi», recita il post, «dovevano essere folklore. Dovevamo essere il partito personale destinato a sparire. E invece Futuro nazionale cresce ancora e, secondo il sondaggio Youtrend per Sky Tg24, raggiunge il 5,9% e supera la Lega. Un risultato che non nasce nei salotti televisivi, ma nelle piazze, nei territori, tra la gente che non si rassegna alla solita politica, ai giochi di palazzo e ai compromessi al ribasso. Che c’è un popolo che vuole identità, coraggio, sovranità, sicurezza, libertà di parola e difesa degli interessi nazionali. Ci avevano detto che era impossibile. Noi abbiamo iniziato a camminare. E adesso acceleriamo». «Le cose stanno andando secondo i piani», commenta Vannacci a La Presse, «molto bene. Ma i veri sondaggi rimangono quelli fatti tra la gente e in mezzo alla strada. Noi non ci occupiamo delle dinamiche degli altri partiti e di quanto dicano i loro esponenti ma lavoriamo solo affinché Futuro nazionale cresca e per il bene dell’Italia e degli italiani». E nel frattempo rispunta un video del 2025 in cui il generale si dichiara pronto per Palazzo Chigi: «Se l’elettorato lo vorrà, io certamente non mi tiro indietro».
Lucida come sempre l’analisi dell’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato della Lega che ha aderito a Futuro nazionale: «Attenzione», dice Rinaldi alla Verità, «perché i sondaggi sono voti virtuali, i voti reali sono un’altra cosa. Il fatto che ci sia attenzione su Futuro nazionale sicuramente premia i nostri sforzi. Penso che il nostro bacino sia anche l’astensione e da questi dati si evince anche un’erosione del M5s. Ci sono dei delusi anche lì dalle promesse andate al vento. Il centrodestra dovrebbe essere contento se noi riusciamo a recuperare voti che loro non riescono a intercettare».
Non si scompone il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo: «Siamo un po’ stanchi», commenta Romeo, «tutti i giorni di guardare i sondaggi di Vannacci. Noi siamo qui per lavorare, siamo al governo, e la nostra preoccupazione è quella di dare risposte ai cittadini. Stiamo facendo bene nel campo della sicurezza e i rimpatri dal 2023 ad oggi sono più di 20.000. Le norme che abbiamo voluto nei decreti sicurezza sul contrasto ai maranza stanno dando i loro frutti», aggiunge Romeo, «il nuovo regolamento europeo sui migranti dà ragione al fatto che bisogna essere più rapidi e più veloci sulle espulsioni, come ha voluto la Lega nell’ultimo decreto sicurezza. Sostanzialmente siamo stati legittimati anche rispetto alla costruzione di centri in paesi fuori dall’Unione europea. Quindi si sta andando nella direzione che i cittadini vogliono».
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