Monti il censore mai eletto teme svolte autoritarie
Mario Monti (Ansa)
L’ex capo di un governo calato dall’alto, senza passare dalle urne, lancia l’allarme: «A rischio lo stato di diritto e la libertà». È lo stesso che durante il Covid invocò la legge marziale per i cronisti non allineati.

Come le interviste a Matteo Renzi, anche quelle a Mario Monti sono ormai un format di giornali e programmi tv in carenza di notizie. Al senatore a vita scrivere la sua opinione sul Corriere della Sera, infatti, non basta e dunque dalla medesima testata si fa anche intervistare. Così abbiamo appreso che da ex presidente del Consiglio, nominato per le vie brevi senza passare da alcuna elezione, Monti è preoccupato per l’insofferenza verso lo Stato di diritto. Ad allarmarlo è, ovviamente, ciò che sta succedendo negli Stati Uniti, con Donald Trump, ma anche ciò che accade a casa nostra e nel Vecchio continente. «Lei sul Corriere ha parlato di nazismo e fascismo che stanno tornando. Stanno davvero tornando?», gli chiede sapendo già la risposta il vicedirettore ad personam Federico Fubini. «Ho una preoccupazione generale per l’Europa e una specifica per l’Italia», replica quell’altro, che non vedeva l’ora di ribadire il concetto già esternato sulle stesse pagine. «Vediamo il ritorno di forme di governo autoritarie e il compiacimento per tale ritorno in parti della popolazione. Mi preoccupa l’accettazione, quando non il desiderio, di superare lo stato di diritto e l’accettazione di una nuova forma di liceità, se non addirittura di dovere, in chi è stato eletto di superare limiti che gli ordinamenti hanno sempre posto al potere esecutivo, come agli altri poteri. Mi sembra che ci sia in giro un interesse e un’ammirazione e un chiedersi se non andrebbe meglio anche da noi in Europa e in Italia, se si togliessero ulteriormente inciampi a chi governa». Ogni riferimento al discorso tenuto da Giorgia Meloni al Meeting di Rimini, a proposito degli ostacoli frapposti dalla magistratura sul tema dei migranti, è ovviamente voluto, anche perché né in Francia né in Germania si registrano conflitti simili tra organi dello Stato. Ma a Fubini non basta e dunque incalza il senatore a vita per fargli dire di più. «È un pericolo così concreto?», domanda. E Monti ovviamente non si tira indietro: quando c’è da impartire una lezione sia mai che lui, ex rettore della Bocconi che con Merkel e Sarkozy fece i compiti a casa, rinunci. «Fino a qualche tempo fa la vedevo come una preoccupazione astratta sul destino delle democrazie liberali. Adesso la vedo avvicinarsi a grandi passi: l’abuso di potere, l’arbitrio, forse la privazione della libertà».

Ovviamente ognuno in Italia è libero di esternare il proprio pensiero e anche di manifestare le preoccupazioni che ritiene. Tuttavia, quando si ha un certo passato e si sono sostenute alcune idee, forse sarebbe auspicabile un po’ di coerenza, per non rimproverare ad altri i propri comportamenti e le proprie opinioni, con cui – in questo caso è assolutamente vero – si sono messi in dubbio i principi delle democrazie liberali.

Nel mondo perfetto a cui Monti si ispira, ovvero quello che si contrappone ai modelli autoritari cui nell’intervista fa riferimento, quando cade un governo che ha ricevuto un mandato popolare non se ne fa un altro affidandone le sorti a un tizio che non è mai stato votato dagli elettori. Né si sfrutta un Parlamento impaurito, i cui membri non hanno intenzione di andare a casa in quanto temono di non essere rieletti. Cioè, nelle democrazie liberali non è ammissibile che si instauri un esecutivo calato dall’alto, anche se a calarlo è un signore che sta al Quirinale, il quale, detto per inciso, pure lui non è stato votato dagli elettori. Monti è preoccupato perché teme il superamento dello Stato di diritto e pure la privazione della libertà? Ma è lo stesso signore che durante il Covid non soltanto applaudì il green pass, che privava della libertà di circolare e anche di lavorare gli italiani, ma a un certo punto invocò perfino la legge marziale, per tappare la bocca ai giornalisti che si permettevano di avere opinioni diverse dalle sue. Come in tempi di guerra, disse, bisognerebbe applicare la censura. Rivelandosi così un rappresentante perfetto delle democrazie liberali, un fermo garante dello Stato di diritto e un preoccupato difensore dei cittadini e dei loro diritti contro ogni autoritarismo.

Sarà per questo che, dopo averlo visto all’opera e dopo averne ascoltato le sue proposte, gli italiani guardano con simpatia Giorgia Meloni? Comincio a sospettarlo.

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