
Secondo l'accusa Montante, al momento della notifica dell'ordinanza con la quale una settimana fa il gip lo aveva costretto a casa, si era «barricato» nella sua villa, aveva distrutto 24 pen drive e aveva cercato di disfarsi di altr documenti che però, quando gli investigatori della Squadra mobile sono riusciti a entrare, è stata trovata e sequestrata.
Aveva perfino lanciato sul balcone di un vicino di casa uno zainetto contenente altre pen drive e ulteriori documenti. Quando poi l'indagato ha consentito l'accesso alla villa a persone non autorizzate, è scattata la misura restrittiva più grave. E questo è spiegato nella nuova ordinanza emessa dal gip e riassunta in un comunicato della Questura.
È invece ancora tutta da chiarire la proposta per il ministero, riportata in una informativa di mille pagine della Squadra mobile di Caltanissetta che ricostruisce buona parte delle ipotesi d'accusa nei confronti dell'imprenditore che avrebbe condizionato per anni la vita politica della Regione Sicilia (anche attraverso finanziamenti a esponenti politici come Rosario Crocetta e Salvatore Cuffaro) creando, sempre secondo l'accusa, una «rete di spionaggio» per avere informazioni sull'inchiesta in cui era coinvolto e corrompendo anche uomini delle istituzioni. Quello che emerge dagli atti sarebbe, insomma, un sistema di potere fatto di prebende, ricatti e una impressionante attività di dossieraggio.
Proprio mentre gli investigatori stavano raccogliendo gli elementi con i quali ritengono di aver smascherato i falsi «paladini» siciliani dell'antimafia, hanno ascoltato un'intercettazione ambientale. La scena è questa: Michele Trobia, il commercialista presidente del Tennis club di Caltanissetta e amico fraterno di Montante, l'uomo che in un'altra telefonata parlava di consegne di denaro effettuate in sua presenza da Montante a Totò «vasa vasa», parla con Marco Venturi, il terzo uomo del gruppo con in testa Ivan Lo Bello e Antonello Montanteche nel 2012 gestì la svolta legalitaria di Confindustria in Sicilia. È il dicembre 2015 e i due commentano alcuni articoli di giornale nei quali compaiono intercettazioni telefoniche tra Montante e l'ex comandante in seconda della Guardia di finanza Michele Adinolfi. Tra quelle cconversazioni ce n'era una in cui, secondo Montante, Adinolfi aveva evocato ombre su conflitti d'interesse di Giulio Napolitano, figlio dell'allora presidente della Repubblica. I due non immaginavano però di essere a loro volta oggetto di intercettazione e si lasciano andare a commenti e valutazioni. Trobia parla di un «delirio di onnipotenza che potrebbe salire a chiunque nel momento in cui si forma il governo Renzi». A quel punto Trobia cala l'asso e afferma che Matteo Renzi, «per il tramite di Adinolfi, ha proposto a Montante una poltrona da ministro». Ma la vera notizia è un'altra: Montante «avrebbe rifiutato per non abbandonare la propria attività lavorativa». Ovviamente, a quel punto, ed è questo l'aspetto che più interessa agli investigatori, stando alla ricostruzione di Trobia, Montante avrebbe colto l'occasione per fare un endorsement a favore di Linda Vancheri, nominata nel 2012 assessore da Crocetta insieme a Mariella Lo Bello, per accontentare proprio Montante(è uno dei capitoli dell'inchiesta che gli investigatori stanno approfondendo in queste ore). Ma Venturi dice di conosce le intercettazioni. E ritiene che questa storia della proposta per fare il ministro sia, in sostanza, solo una millanteria del cavalier Montante. Che su una delle pen drive non distrutte, però, aveva appiccicato un adesivo con su scritto un messaggio al momento indecifrabile: «Orlando e Renzi Sr».












