• Il sindaco giudica troppo vicine (e in mezzo al verde) le arene su cui le due società di calcio sono al lavoro Una posizione respinta dai rossoneri: «Ci sono 13 km di distanza…». Ancora mistero sul restyling di San Siro.
  • L’ad della Serie A: «Se i nostri impianti non verranno adeguati entro il 2026, l’assegnazione all’Italia dell’edizione 2032 potrebbe essere ritirata dalla Uefa».

Lo speciale contiene due articoli.

Il sindaco di MIlano, Beppe Sala, che si lamenta della possibile nascita di due nuovi stadi di Milan e Inter, è lo stesso che ormai da cinque anni tiene in ostaggio la città sul futuro di San Siro e sulla nascita di un nuovo impianto sportivo appeso al progetto di ristrutturazione di Webuild. Anche perché in questo modo, per «merito» della giunta Sala, Milano non rischia solo di perdere Milan e Inter ma anche diversi altri appuntamenti, tra cui la finale di Champions League 2027 e gli Europei del 2032 che l’Italia dovrebbe organizzare con la Turchia.

San Siro ospiterà la cerimonia dei Giochi olimpici invernali a inizio 2026, difficile che i lavori inizino prima. Ma questo rappresenta un grosso problema per la città e per tutta Italia, perché all’estero Madrid può sfoggiare uno stadio all’avanguardia, costato 1,7 miliardi di euro e rimesso a posto in 5 anni. Poteva succedere anche a Milano. Era il 2019, infatti, quando le due squadre di calcio del capoluogo lombardo iniziavano a parlare della possibilità di sostituire lo storico Meazza con un progetto più innovativo, in linea con i grandi stadi del mondo. E, nonostante la pandemia, alla fine una soluzione era stata anche trovata. Il progetto era per un impianto da 60.000 posti (13.500 sarebbero stati quelli premium) che si sarebbe dovuto costruire nei dintorni di San Siro.

Quest’ultimo, lo storico campo inaugurato nel 1926, era invece destinato a essere completamente demolito per lasciar spazio a un distretto sportivo-commerciale e a una nuova «Cittadella dello sport» del valore di 1,3 miliardi di euro. Tutte le spese sarebbero state a carico delle due società, senza che i cittadini milanesi tirassero fuori un euro. Se quel progetto fosse stato portato avanti all’epoca, ora (forse) sarebbe già quasi pronto un nuovo stadio avveniristico, simile a quello che, per esempio, ha appena finito di costruire il Real Madrid. In questi anni le due squadre avrebbero potuto continuare a usare tranquillamente San Siro, mentre poco distante sarebbero stati portati avanti i lavori per il nuovo impianto. Peccato che, con il passare degli anni, quel fantasmagorico progetto, che avrebbe potuto chiamarsi la Cattedrale come tributo al Duomo, sia stato fermato più volte: prima dalla burocrazia, poi dalla cittadinanza e talvolta anche dagli alleati ambientalisti del sindaco che lo hanno sostenuto alle ultime elezioni. Poi ci si è messa anche la Sovrintendenza, che decise di inserire un vincolo di tutela sul Meazza rendendo, così, impossibile la demolizione di un impianto che non viene ristrutturato dagli anni Novanta.

Ora Sala ha deciso di attaccare di nuovo Milan e Inter, squadra quest’ultima dove da poco si è insediato Beppe Marotta come presidente, espressione della nuova società statunitense Oaktree che va a sostituirsi alla proprietà cinese di Steven Zhang. «Due stadi così vicini non possono coesistere. Consociamo il territorio e quando si pensa di costruire qualcosa di imponente, si pensa al Sud di Milano perché il Nord è completamente antropizzato. Vuol dire, però, inserirsi in aree verdi e due stadi così vicini è ovvio che non potrebbero coesistere. Non so come sia ipotizzabile fare a pochissima distanza due impianti del genere», ha ribadito Sala. Sentendosi rispondere dal Milan, con una nota ufficiale, che in realtà il «progetto non trova alcuna incompatibilità con l’eventuale realizzazione di un nuovo stadio dell’Inter a Rozzano. La distanza tra le due strutture sarebbe infatti di 13 km in linea d’aria (18 km in auto), mentre per esempio nella città di Londra convivono ben otto stadi costruiti a distanze anche decisamente più ridotte». Invece di avere uno stadio pronto, Milano rischia di restarne senza per molto tempo. E poi quando dureranno i lavori di ristrutturazione di Webuild? E quanto ci perderanno le società a giocare in uno stadio che non potrà neppure essere pieno?

«Il Comune ha perso molto tempo e non ha saputo cogliere l’opportunità offerta da Milan e Inter per riqualificare l’intera area. Tutti i milanesi sono affezionati al Meazza, ma non possiamo impedire ai club di portare avanti progetti per realizzare stadi più moderni», spiegava nelle scorse settimane Gianluca Comazzi, assessore regionale al Territorio di Regione Lombardia. Una posizione sensata, al contrario di quella di palazzo Marino.

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