«Mifsud nascosto nelle Marche». E una mail tira in ballo Gentiloni

In pieno Russiagate il professor Joseph Mifsud, testimone chiave nello scandalo del dossier anti Hillary Clinton, sarebbe stato nascosto, su indicazione dei nostri 007, in Italia e precisamente a Matelica, paesone di 9.000 anime in provincia di Macerata. Lo ha rivelato all'Adnkronos il difensore di Mifsud, l'avvocato tedesco Stephan Claus Roh, lo stesso che nel maggio 2018 ha raccolto una testimonianza registrata del proprio assistito, consegnata il 26 luglio scorso a John Durham, il procuratore statunitense che indaga su questa spy story. All'epoca il maltese Mifsud collaborava con la Link campus university, fondata e presieduta dall'ex ministro dell'Interno Vincenzo Scotti, gran tessitore di rapporti con i servizi di intelligence di mezzo mondo.
Proprio Roh, l'avvocato di Mifsud, ieri, su questo giornale, aveva anticipato questo incredibile retroscena: «Mifsud mi ha confermato diverse volte che uno dei capi di un'agenzia italiana dei servizi segreti contattò Scotti nel periodo in cui scoppiò lo scandalo e si raccomandò che Mifsud sparisse».
Sempre ieri, Roh ha raccontato che il 31 ottobre 2017, dopo che il caso Russigate era scoppiato a livello mediatico e che Mifsud aveva rilasciato un'intervista alla Repubblica in cui si dichiarava estraneo a qualsiasi macchinazione anti Clinton, il professore sarebbe stato quasi prelevato di peso e spedito a Matelica. Roh ha riferito che, secondo il suo assistito, a sincerarsi della partenza del «professore», mentre veniva fatto salire in auto, «c'era il numero due dei servizi segreti italiani». Ma questa circostanza non sarebbe stata riportata nella deposizione consegnata a Durham e in essa non sarebbe citato neanche il nome dello 007, né l'agenzia d'appartenenza.
A Matelica Mifsud sarebbe rimasto sino a fine dicembre 2017, anche se ieri in paese non abbiamo trovato testimoni che ricordino il passaggio di quel signore maltese nelle strade del loro borgo.
Ma torniamo alla trascrizione delle presunte dichiarazioni di Mifsud: «I miei amici e colleghi a Roma hanno deciso di suggerirmi di lasciare immediatamente Roma e trovare un posto, hanno offerto un luogo fuori mano dove potessi stare. Sono rimasto lì per oltre due mesi. Ho trascorso questi due mesi a pensare a come recuperare la mia salute, che era una delle cose più importanti e anche tempo per raccogliere le mie idee e punti di vista su cosa era effettivamente accaduto». Secondo il professore sarebbe «importante sottolineare che i miei amici e colleghi a Roma avevano anche chiesto consiglio a livello nazionale su come dovessi gestire la situazione». La deposizione prosegue: «Mi era stato fatto capire molto chiaramente che era meglio se fossi rimasto lontano dai riflettori per un po' di tempo. Uno degli argomenti che erano stati avanzati era che questa cosa sarebbe morta entro qualche mese e che sarei potuto tornare e continuare il mio lavoro e le mie attività». Secondo questa ricostruzione «amici e colleghi» di Mifsud e anche alcuni suoi «contatti professionali in Europa» ritenevano che il professore «non era al sicuro» e per questo gli sarebbe stato suggerito di stare «lontano dai riflettori» e di «concentrarsi» per recuperare la sua salute. «Questo», continua Mifsud, «è essenzialmente il periodo nel quale non mi nascosi intenzionalmente». Nella trascrizione fornita da Roh si legge anche: «Non potevo più stare in vista a causa del cuore (ma la trascrizione non è chiara, ndr), è il consiglio numero uno che ho ricevuto da amici e colleghi». Mifsud avrebbe ricevuto questo suggerimento da persone con «relazioni internazionali o con una reputazione internazionale compresi alcuni ministri, ex ministri, eccetera». Infine, è scritto nella trascrizione consegnata all'Adnkronos: «Temevo per la mia vita. Quindi, era necessario che stessi via per un po'…».
Una delle dichiarazioni più gravi fatte da Roh con La Verità riguarda il coinvolgimento del governo italiano nell'affare Russiagate. Stando a quanto rivelato da lui al nostro quotidiano, il 25 febbraio 2017 l'allora premier Paolo Gentiloni si sarebbe recato alla Link, insieme a Gennaro Migliore (a quei tempi sottosegretario alla Giustizia), per partecipare a un «meeting strategico» riservato. Una circostanza che, qualora fosse confermata, coinvolgerebbe pesantemente il nostro governo nell'affaire Russiagate. Fonti vicine a Gentiloni ieri hanno negato la presenza del presidente del Consiglio all'incontro: «Mai stato alla Link il 25 febbraio 2017». Anche Migliore, contattato da chi scrive, respinge la ricostruzione di Roh: «Sicuramente non ho mai partecipato a nessuna riunione strategica o come la si voglia chiamare. Non so se abbia presenziato a qualche evento pubblico il 25 febbraio 2017, anche se al sabato solitamente tornavo a Napoli. Posso dire che sono andato molte volte alla Link, con cui ho collaborato, e ho incontrato Mifsud solo in occasione dell'inaugurazione dell'anno accademico in cui siamo stati fotografati insieme». Ma le smentite cozzano con i nuovi elementi in nostro possesso, nella fattispecie una mail risalente proprio a quei giorni e fornita alla Verità dallo stesso avvocato Roh. È datata lunedì 27 febbraio 2017 e il destinatario è il professor Karl-Heinz Nusser, docente di Filosofia all'Università Ludwig Maximilian di Monaco di Baviera. Dopo i convenevoli d'obbligo, Roh spiega a Nusser che l'iniziativa che si è svolta il sabato prima alla Link è stata un vero successo: «Vorrei sottolineare che entrambi i docenti, professor Seubert (professore dell'Università Teologica indipendente di Basilea, ndr) e professor Nitschke (dell'Università di Vechta, ndr) hanno tenuto lezioni eccellenti. Erano molto ben preparati e il livello nella sessione riservato alle domande era altissimo». L'evento di cui parlano è la conferenza «G7 and philosophy», tenutasi per l'appunto sabato 25 febbraio 2017 alla Link. Presenti, oltre ai già citati Seubert e Nitschke, gli accademici Alexander Chumakov (dell'Università Lomonosov di Mosca, con la quale la Link ha un accordo di partnership) e Luca Tuninetti (della Pontificia Università urbaniana di Roma) e il patron Scotti.
Ma la parte più interessante dello scambio tra Roh e Nusser deve ancora venire: «Una cosa che nessuno sapeva sabato (25 febbraio 2017, ndr), il primo ministro Gentiloni sabato era alla Link campus per colloqui politici riservati (il nostro direttore generale è suo collega di partito - Pasquale Russo, ndr -) ed è stato informato del nostro evento filosofico… purtroppo non è potuto venire di persona… non si può avere tutto». Il dialogo epistolare tra Roh e Nusser collima con quanto affermato dall'avvocato tedesco nel corso dell'intervista rilasciata alla Verità, laddove aveva dichiarato: «Scotti, Russo e Mifsud parlarono del primo ministro Paolo Gentiloni, dicendo che questi si sarebbe recato alla Link campus il 25 febbraio 2017 insieme con il sottosegretario alla Giustizia, Gennaro Migliore, per un meeting strategico». In effetti quel giorno nella sede dell'università, a Casale San Pio, era in programma un convegno cruciale dal momento che c'era in ballo il G7. Nella mail, infatti, Roh auspica un «ruolo di primo piano» della Link nell'organizzazione del vertice internazionale. Secondo e più importante aspetto, il carteggio sembra confermare la presenza di Gentiloni quel giorno presso l'ateneo romano. Infatti è difficile dubitare della genuinità della mail, che risulta essere stata redatta in tempi non sospetti. Per quale motivo Roh avrebbe dovuto inventare di essere venuto a conoscenza del passaggio di Gentiloni da Casale San Pio? Piuttosto, colpisce la vicinanza a livello temporale con un altro evento rilevante, vale a dire l'interrogatorio di Mifsud da parte degli agenti dell'Fbi, svoltosi il 10 febbraio 2017 in un hotel di Washington. Due settimane dopo ci sarebbe stato l'incontro all'università, riunione che Roh ha definito «il momento in cui la Link è entrata in gioco e la vita di Mifsud è cambiata».





