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2019-04-11
L’utero in affitto da noi è fuorilegge però la Corte europea ce lo impone
Ansa
Come l'Italia si deve comportare con i bambini nati con maternità surrogata? Lo decide la Corte europea per i diritti dell'uomo. In Italia la surrogazione di maternità, più comunemente detta utero in affitto, è una pratica medica vietata? Non importano le leggi nazionali, la Corte decide per tutti. E lo fa per sentenza.
Quindi i giudici di Strasburgo hanno sancito che il diritto del bambino ad avere entrambi i genitori è più importante del divieto della maternità surrogata. Sta poi ai singoli Paesi decidere come procedere per adeguarsi: se con la trascrizione o l'adozione. Su questo riconoscono libertà.
Nello specifico il verdetto continentale recita così: un bebè che nasce all'estero con la maternità surrogata, in un Paese in cui la «gestazione per altri» è legale, deve essere riconosciuto anche nei Paesi europei in cui questa pratica non è consentita, o con la trascrizione immediata all'anagrafe oppure con un'adozione piena che riconosca tutti i diritti-doveri anche alla madre non biologica, oppure al secondo padre.
Quindi il bambino nato all'estero con la surrogata deve essere riconosciuto come figlio di entrambi i genitori. La motivazione? Perché il rispetto del diritto del minore viene prima della salvaguardia dai rischi di abusi connessi alla maternità surrogata.
Alla Corte, che è bene precisare non è organismo della Ue, aderiscono i 47 Paesi del Consiglio d'Europa, e di conseguenza il suo parere orientativo vale per tutti questi stati, Italia compresa.
E cosa dovrebbero fare le varie nazioni? Lo spiega al Corriere.it Alexander Schuster, avvocato di Trento che assiste coppie in questa situazione: «I singoli Paesi europei devono prevedere la possibilità di dare lo status di genitore della madre intenzionale e per estensione del secondo papà nelle coppie gay», commenta il legale, «come previsto dal certificato di nascita del Paese straniero in cui quel bimbo è venuto al mondo».
Le vie per «obbedire» agli ordini di Strasburgo sono due, ogni nazione può scegliere quale imboccare: la trascrizione immediata all'anagrafe oppure l'adozione, che però deve essere «a pieno titolo» e «veloce». Non vale quindi la «stepchild adoption» come è oggi formulata in Italia, che è limitata. L'adozione, precisa infatti la Corte, deve consentire di «prendere rapidamente una decisione, in modo che il minore non sia trattenuto in una situazione di incertezza giuridica».
La prima reazione alla decisione europea arriva dagli organizzatori del Congresso delle famiglie di Verona, Jacopo Coghe e Toni Brandi: «Riconoscere la madre intenzionale come madre legale nei certificati di nascita di altri Paesi è un'entrata a gamba tesa. Ci batteremo per impedire la sua assimilazione giuridica seppure non vincolante. Se gli stati potranno utilizzare la procedura dell'adozione significa che Strasburgo», attaccano Coghe e Brandi, «giustificherà d'ora in poi la violenza contro le donne e la commercializzazione di bambini e incentiverà molte coppie a continuare a sfruttare all'estero gli uteri». Secondo i due esponenti di Provita e Famiglia, infatti, da poco in Italia è passata una mozione che definisce questa pratica una «forma di violenza»: «La mozione impegna il Paese a compiere il necessario per fermare questa vergognosa forma di schiavitù spacciata per amore», spiegano, «l'Europa dei tecnocrati non cambierà il concetto di dignità guadagnato nei secoli in difesa dei deboli e degli sfruttati e non si può accettare di far nascere intenzionalmente orfani di madri biologiche». C'è però da aggiungere che in Italia diverse sentenze hanno portato al riconoscimento dei bimbi nati con la surrogata da coppie eterosessuali sulla base del «superiore interesse del bambino». Quindi con le stesse motivazioni avanzate dalla Corte europea. Per le coppie omosessuali si attende, invece, a breve un pronunciamento della Cassazione.
I giudici di Strasburgo sono arrivati a questo verdetto rispondendo alla richiesta della Cassazione francese sul caso di una coppia eterosessuale, Sylvie e Dominique Mennesson: i loro gemelli sono nati in California attraverso la gestazione per altri. Il padre ha dato il suo seme e una donatrice l'ovulo, mentre la gravidanza è stata portata avanti da una terza donna.
I figli quindi non hanno legami biologici con la loro madre legale, Sylvie, che però negli Stati Uniti è riconosciuta madre a tutti gli effetti. Le autorità di Parigi avevano negato all'inizio il riconoscimento di entrambi i genitori. Poi, dopo una prima condanna da parte della Corte europea, li avevano registrati come figli solo del padre. Quindi di fronte alla richiesta di riconoscere anche Sylvie la Cassazione francese nell'ottobre 2018 ha chiesto lumi alla Corte di Strasburgo.
Il farmaco gender arriva in Senato: «In Italia 10 prescrizioni all’anno»
Il dibattito sul farmaco gender sbarca in Senato, dove in commissione Sanità è stata aperta un'indagine su iniziativa del senatore di Fratelli d'Italia Franco Zaffini. «Si tratta di un affare assegnato, che porterà cioè a una risoluzione obbligatoria in aula», visto che poco più di un mese fa la triptorelina - medicina antitumorale usata anche per sospendere la pubertà nei casi di disforia di genere - è diventata un farmaco a totale carico del Servizio sanitario nazionale. «Faremo un totale di 14 audizioni, ma si andrà avanti speditamente», ha spiegato alla Verità il presidente di commissione Pierpaolo Sileri (M5s). «Domani (oggi, ndr) sentiremo i presidenti di tre società di pediatria ed endocrinologia». Ieri invece è stata la volta dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e di un rappresentante del Comitato nazionale per la bioetica, il professor Lucio Romano, che ha sottoposto al consesso uno studio secondo cui i rischi possibili legati a un intervento precoce sono minori rispetto ai rischi derivati da un mancato intervento, quali psicopatologia, drop-out scolastico, isolamento sociale e addirittura suicidio. Secondo le tabelle di Cnb, tra i criteri di inclusione nella terapia c'è la diagnosi di disforia confermata da una equipe multidisciplinare specialistica (neuropsichiatra dell'infanzia e dell'adolescenza, endocrinologia pediatrica, psicologia dell'età evolutiva e bioetica), la mancata efficacia dell'assistenza psicologica, psicoterapeutica o psichiatrica e il consenso informato dell'adolescente e dei genitori. Tra i criteri di esclusione, l'esistenza di patologie di disfunzione ormonale non trattata e/o non stabilizzata o di psicopatologie associate interferenti con l'iter diagnostico o terapeutico. Per quanto riguarda le fasi diagnostiche della disforia di genere, la prima fase, che va dai 4 ai 12 anni di età, non prevede alcun intervento medico, ma l'ausilio di un esperto in salute mentale. Nella seconda fase diagnostica (tra i 12 e i 18 anni) ci sarà invece la soppressione della pubertà con il «farmaco gender», che, secondo i dati presentati da Romano è totalmente reversibile. L'irreversibilità si avrà solo con l'intervento chirurgico di affermazione di genere (dopo i 18 anni), preceduto dalla terapia ormonale che è parzialmente reversibile (Tra i 15/16 anni e i 18). Arrivando alla casistica, in Italia dal 2005 all'aprile 2018 i casi diagnosticati di disforia di genere sono stati 251, circa 19 all'anno, ma su 208 adolescenti presi in carico, solo 4 soddisfacevano i criteri per la terapia con i farmaci bloccanti (1.9%), «opzione terapeutica solo in casi accuratamente selezionati», dice il documento presentato da Romano. Tra i potenziali rischi dell'uso di triptorelina per la disforia, il Cnb segnala le conseguenze del blocco dello sviluppo sessuale in rapporto allo sviluppo emotivo cognitivo, ma anche quelli relativi alla condizione di particolare vulnerabilità (depressione, ansia, istinti suicidari) dell'adolescente che presta il suo consenso alla terapia, nonché gli effetti collaterali a lungo termine. «Su questo farmaco non c'è letteratura e non c'è sperimentazione medica adeguata», è l'affondo di Zaffini. Passando a quanto detto dall'Aifa, è stato specificato che il farmaco è stato reso disponibile «ai pochi pazienti selezionati con criteri di inclusione stringenti, secondo un percorso diagnostico e terapeutico in linea con le migliori evidenze scientifiche e linee guida internazionali». Fonti parlamentari parlano di circa 10 casi all'anno, secondo questi parametri. L'uso della triptorelina, sempre secondo Aifa, va considerata «come ultima risorsa possibile nei casi in cui il rapporto beneficio-rischio sia effettivamente stato accertato come favorevole», con la cautela di definire la «durata del piano terapeutico». Vediamo infine qualche numero: la disforia in Italia si attesta intorno allo 0,002-0,005% della popolazione e considerando che la popolazione residente di ragazzi tra i 10 e i 14 anni è di circa 2,8 milioni, la presenza di quelli col disturbo è di circa 90.
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La maternità surrogata è una pratica proibita dallo Stato italiano, ma Strasburgo ha stabilito che i bimbi nati all'estero con quella tecnica, anche da coppie omosessuali, dovranno essere registrati in anagrafe.Fdi porta la questione in commissione Sanità: previste 14 audizioni. L'Aifa minimizza e promette «criteri stringenti», oggi tocca a pediatri ed endocrinologi. Finora diagnosticati 251 casi nel Paese.Lo speciale contiene due articoli. Come l'Italia si deve comportare con i bambini nati con maternità surrogata? Lo decide la Corte europea per i diritti dell'uomo. In Italia la surrogazione di maternità, più comunemente detta utero in affitto, è una pratica medica vietata? Non importano le leggi nazionali, la Corte decide per tutti. E lo fa per sentenza.Quindi i giudici di Strasburgo hanno sancito che il diritto del bambino ad avere entrambi i genitori è più importante del divieto della maternità surrogata. Sta poi ai singoli Paesi decidere come procedere per adeguarsi: se con la trascrizione o l'adozione. Su questo riconoscono libertà.Nello specifico il verdetto continentale recita così: un bebè che nasce all'estero con la maternità surrogata, in un Paese in cui la «gestazione per altri» è legale, deve essere riconosciuto anche nei Paesi europei in cui questa pratica non è consentita, o con la trascrizione immediata all'anagrafe oppure con un'adozione piena che riconosca tutti i diritti-doveri anche alla madre non biologica, oppure al secondo padre.Quindi il bambino nato all'estero con la surrogata deve essere riconosciuto come figlio di entrambi i genitori. La motivazione? Perché il rispetto del diritto del minore viene prima della salvaguardia dai rischi di abusi connessi alla maternità surrogata. Alla Corte, che è bene precisare non è organismo della Ue, aderiscono i 47 Paesi del Consiglio d'Europa, e di conseguenza il suo parere orientativo vale per tutti questi stati, Italia compresa.E cosa dovrebbero fare le varie nazioni? Lo spiega al Corriere.it Alexander Schuster, avvocato di Trento che assiste coppie in questa situazione: «I singoli Paesi europei devono prevedere la possibilità di dare lo status di genitore della madre intenzionale e per estensione del secondo papà nelle coppie gay», commenta il legale, «come previsto dal certificato di nascita del Paese straniero in cui quel bimbo è venuto al mondo». Le vie per «obbedire» agli ordini di Strasburgo sono due, ogni nazione può scegliere quale imboccare: la trascrizione immediata all'anagrafe oppure l'adozione, che però deve essere «a pieno titolo» e «veloce». Non vale quindi la «stepchild adoption» come è oggi formulata in Italia, che è limitata. L'adozione, precisa infatti la Corte, deve consentire di «prendere rapidamente una decisione, in modo che il minore non sia trattenuto in una situazione di incertezza giuridica».La prima reazione alla decisione europea arriva dagli organizzatori del Congresso delle famiglie di Verona, Jacopo Coghe e Toni Brandi: «Riconoscere la madre intenzionale come madre legale nei certificati di nascita di altri Paesi è un'entrata a gamba tesa. Ci batteremo per impedire la sua assimilazione giuridica seppure non vincolante. Se gli stati potranno utilizzare la procedura dell'adozione significa che Strasburgo», attaccano Coghe e Brandi, «giustificherà d'ora in poi la violenza contro le donne e la commercializzazione di bambini e incentiverà molte coppie a continuare a sfruttare all'estero gli uteri». Secondo i due esponenti di Provita e Famiglia, infatti, da poco in Italia è passata una mozione che definisce questa pratica una «forma di violenza»: «La mozione impegna il Paese a compiere il necessario per fermare questa vergognosa forma di schiavitù spacciata per amore», spiegano, «l'Europa dei tecnocrati non cambierà il concetto di dignità guadagnato nei secoli in difesa dei deboli e degli sfruttati e non si può accettare di far nascere intenzionalmente orfani di madri biologiche». C'è però da aggiungere che in Italia diverse sentenze hanno portato al riconoscimento dei bimbi nati con la surrogata da coppie eterosessuali sulla base del «superiore interesse del bambino». Quindi con le stesse motivazioni avanzate dalla Corte europea. Per le coppie omosessuali si attende, invece, a breve un pronunciamento della Cassazione.I giudici di Strasburgo sono arrivati a questo verdetto rispondendo alla richiesta della Cassazione francese sul caso di una coppia eterosessuale, Sylvie e Dominique Mennesson: i loro gemelli sono nati in California attraverso la gestazione per altri. Il padre ha dato il suo seme e una donatrice l'ovulo, mentre la gravidanza è stata portata avanti da una terza donna. I figli quindi non hanno legami biologici con la loro madre legale, Sylvie, che però negli Stati Uniti è riconosciuta madre a tutti gli effetti. Le autorità di Parigi avevano negato all'inizio il riconoscimento di entrambi i genitori. Poi, dopo una prima condanna da parte della Corte europea, li avevano registrati come figli solo del padre. Quindi di fronte alla richiesta di riconoscere anche Sylvie la Cassazione francese nell'ottobre 2018 ha chiesto lumi alla Corte di Strasburgo.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lutero-in-affitto-da-noi-e-fuorilegge-pero-la-corte-europea-ce-lo-impone-2634250713.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="il-farmaco-gender-arriva-in-senato-in-italia-10-prescrizioni-allanno" data-post-id="2634250713" data-published-at="1767916822" data-use-pagination="False"> Il farmaco gender arriva in Senato: «In Italia 10 prescrizioni all’anno» Il dibattito sul farmaco gender sbarca in Senato, dove in commissione Sanità è stata aperta un'indagine su iniziativa del senatore di Fratelli d'Italia Franco Zaffini. «Si tratta di un affare assegnato, che porterà cioè a una risoluzione obbligatoria in aula», visto che poco più di un mese fa la triptorelina - medicina antitumorale usata anche per sospendere la pubertà nei casi di disforia di genere - è diventata un farmaco a totale carico del Servizio sanitario nazionale. «Faremo un totale di 14 audizioni, ma si andrà avanti speditamente», ha spiegato alla Verità il presidente di commissione Pierpaolo Sileri (M5s). «Domani (oggi, ndr) sentiremo i presidenti di tre società di pediatria ed endocrinologia». Ieri invece è stata la volta dell'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) e di un rappresentante del Comitato nazionale per la bioetica, il professor Lucio Romano, che ha sottoposto al consesso uno studio secondo cui i rischi possibili legati a un intervento precoce sono minori rispetto ai rischi derivati da un mancato intervento, quali psicopatologia, drop-out scolastico, isolamento sociale e addirittura suicidio. Secondo le tabelle di Cnb, tra i criteri di inclusione nella terapia c'è la diagnosi di disforia confermata da una equipe multidisciplinare specialistica (neuropsichiatra dell'infanzia e dell'adolescenza, endocrinologia pediatrica, psicologia dell'età evolutiva e bioetica), la mancata efficacia dell'assistenza psicologica, psicoterapeutica o psichiatrica e il consenso informato dell'adolescente e dei genitori. Tra i criteri di esclusione, l'esistenza di patologie di disfunzione ormonale non trattata e/o non stabilizzata o di psicopatologie associate interferenti con l'iter diagnostico o terapeutico. Per quanto riguarda le fasi diagnostiche della disforia di genere, la prima fase, che va dai 4 ai 12 anni di età, non prevede alcun intervento medico, ma l'ausilio di un esperto in salute mentale. Nella seconda fase diagnostica (tra i 12 e i 18 anni) ci sarà invece la soppressione della pubertà con il «farmaco gender», che, secondo i dati presentati da Romano è totalmente reversibile. L'irreversibilità si avrà solo con l'intervento chirurgico di affermazione di genere (dopo i 18 anni), preceduto dalla terapia ormonale che è parzialmente reversibile (Tra i 15/16 anni e i 18). Arrivando alla casistica, in Italia dal 2005 all'aprile 2018 i casi diagnosticati di disforia di genere sono stati 251, circa 19 all'anno, ma su 208 adolescenti presi in carico, solo 4 soddisfacevano i criteri per la terapia con i farmaci bloccanti (1.9%), «opzione terapeutica solo in casi accuratamente selezionati», dice il documento presentato da Romano. Tra i potenziali rischi dell'uso di triptorelina per la disforia, il Cnb segnala le conseguenze del blocco dello sviluppo sessuale in rapporto allo sviluppo emotivo cognitivo, ma anche quelli relativi alla condizione di particolare vulnerabilità (depressione, ansia, istinti suicidari) dell'adolescente che presta il suo consenso alla terapia, nonché gli effetti collaterali a lungo termine. «Su questo farmaco non c'è letteratura e non c'è sperimentazione medica adeguata», è l'affondo di Zaffini. Passando a quanto detto dall'Aifa, è stato specificato che il farmaco è stato reso disponibile «ai pochi pazienti selezionati con criteri di inclusione stringenti, secondo un percorso diagnostico e terapeutico in linea con le migliori evidenze scientifiche e linee guida internazionali». Fonti parlamentari parlano di circa 10 casi all'anno, secondo questi parametri. L'uso della triptorelina, sempre secondo Aifa, va considerata «come ultima risorsa possibile nei casi in cui il rapporto beneficio-rischio sia effettivamente stato accertato come favorevole», con la cautela di definire la «durata del piano terapeutico». Vediamo infine qualche numero: la disforia in Italia si attesta intorno allo 0,002-0,005% della popolazione e considerando che la popolazione residente di ragazzi tra i 10 e i 14 anni è di circa 2,8 milioni, la presenza di quelli col disturbo è di circa 90.
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In venti contro 4 li aggrediscono armati di spranghe. Le immagini sono al vaglio della Digos. Uno dei quattro militanti è stato trasportato in ospedale in codice giallo.
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Domani 9 gennaio a Milano arrivano migliaia di trattori per dire no all’accordo; si mobilitano da Rivolta agricola, agli allevatori piemontesi, fino ai Comitati degli agricoltori ormai diffusi in tutto il Nord e Centro Italia. Fanno quello che sta succedendo in Francia dove da settimane il Paese è bloccato dalle proteste, in Polonia dove alla fine dell’anno i trattori hanno bloccato le autostrade, in Ungheria, in Romania e in Repubblica Ceca dove oltre al no al trattato commerciale con Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay a cui si aggiunge la Bolivia, c’è anche il no all’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Queste proteste stanno raffreddando i governi e l’intesa che appena 48 ore fa era data per fatta dopo che Giorgia Meloni aveva ottenuto la disponibilità di Ursula von der Leyen a mettere sulla prossima Pac 45 miliardi (all’Italia ne andrebbero 10 con un miliardo di vantaggio rispetto alla quota consolidata) è tornata in discussione.
Ieri il presidente della Commissione aveva favorito una riunione dei ministri agricoli dei 27 con i commissari all’agricoltura e al commercio per arrivare alla ratifica del Mercosur. Il nostro ministro Francesco Lollobrigida ha detto: «Firmiamo solo se ci sono delle garanzie. Guardiamo agli accordi che eliminano le barriere tariffarie e non tariffarie con uno sguardo positivo, ma non si può mettere in discussione il nostro sistema economico o una parte di questo». Tradotto: senza clausola di reciprocità (sui fitofarmaci, sui controlli sanitari e di qualità, sull’utilizzo di manodopera regolare) il Mercosur non passa. Lollobrigida ha rivendicato che la Commissione si è «convinta ad accettare la proposta italiana sulla Pac che torna centrale nelle politiche europee. La dotazione finanziaria», ha specificato, «deve garantire alcuni settori rispetto alle fluttuazioni di mercato. Ma non ci interessa pagare il funerale a qualcuno, ci interessa che qualcuno resti in vita e continui a produrre». La preoccupazione è per un’invasione di prodotti del Sudamerica (il Brasile è già il primo fornitore dell’Ue di materia agricola per quasi 10 miliardi): dalla carne alla soia, dal riso allo zucchero.
Ieri si è svolto anche un vertice dei Paesi di Visegrad. I ministri di Polonia, Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca hanno detto: «Siamo qui per difendere i nostri agricoltori, la sicurezza alimentare non deve essere oggetto dei giochi politici». L’ungherese Itsvan Nagy ha aggiunto: «Sono a Bruxelles sul campo di battaglia, le preoccupazioni degli agricoltori sono giustificate». Gianmarco Centinaio, vicepresidente del Senato (Lega, ex ministro agricolo) annuncia: «La Commissione europea non può pensare che le garanzie chieste dai nostri agricoltori siano in vendita. Un conto sono le risorse per la Pac, finalmente aumentate grazie al governo italiano, un altro conto è l’accordo Mercosur, per il quale serve reciprocità. Condivido la richiesta degli agricoltori e venerdì andrò ad ascoltare quanti scenderanno in piazza a Milano».
Del pari la Coldiretti sta in guardia sul Mercosur: un sì dell’Italia senza clausola di reciprocità è inaccettabile. Ettore Prandini, presidente, e Vincenzo Gesmundo, segretario, in una nota sostengono: l’annuncio dei 10 miliardi in più sulla Pac «ottenuto grazie al ruolo determinante svolto dal governo e dal ministro Lollobrigida» così come la marcia indietro sui tagli e le modifiche al fondo sulle aree rurali sono positivi, ma ora «devono seguire atti legislativi europei». Coldiretti non si fida della «tecnocrazia di Bruxelles» e annuncia: «Proseguiamo la mobilitazione permanente: dal 20 gennaio e fino alla fine del mese manifestazioni coinvolgeranno oltre 100.000 soci; inizieremo con Lombardia, Piemonte, Veneto e Lazio e si proseguirà in Emilia-Romagna, Toscana, Puglia, Campania, Sicilia e Sardegna. Saranno le occasioni per difendere le conquiste ottenute sulla Pac e chiarire la nostra contrarietà a un accordo Mercosur che non garantisca parità di trattamento tra agricoltori europei e sudamericani».
In Francia i trattori stanno preparando l’assedio di Parigi. Ieri è stato approvato un decreto che blocca l’import dal Sudamerica e l’ex ministro dell’Interno Bruno Retailleau ha detto: «Se Emmanuel Macron firma il Mercosur presento la mozione di sfiducia al governo». La baronessa Von der Leyen deve attendere.
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Ansa
Cupi riverberi, brividi bipartisan senza senso, rigurgiti di una stagione dialetticamente isterica nelle piazze e pure dentro le istituzioni; tutti ricordano Maurizio Landini che pochi mesi fa da un palco invocava «la rivolta sociale». Sull’aggressione romana, le forze dell’ordine hanno sintetizzato i racconti delle vittime: gli assalitori erano a volto coperto, in possesso di coltelli e di radio per comunicare senza il rischio di essere intercettati. Il presidente di Gioventù nazionale Roma, Francesco Todde, ha parlato di «un commando di più di 20 professionisti dell’odio politico» e ha spiegato: «I nostri ragazzi sono stati aggrediti con violenza mentre affiggevano un manifesto che parla di libertà, con l’obiettivo di ricordare come figli d’Italia tutti i ragazzi caduti in quegli anni di violenza infame, mentre l’odio politico portava al massacro di chi credeva nelle sue idee. Mai il nostro movimento si è contraddistinto per attacchi pianificati e violenti per ragioni politiche; al contrario questo episodio si aggiunge alla lunga lista di aggressioni ai nostri danni. Speriamo che la stampa, che un anno fa fece un gran rumore sul pericolo fascismo in Gioventù nazionale, parli anche di questo».
Difficile. Ancora più difficile che qualcuno si scomodi per la targa distrutta a Milano in memoria dell’agente ucciso dagli ultrà della rivoluzione permanente. Perché a tenere banco sono i proiettili alla Cgil, nella logica molto gauchiste dei «dos pesos y dos misuras» (copyright Paolo Pillitteri). Su quelli, con dinamiche e retroscena tutti da scoprire, si è immediatamente scatenata la grancassa del campo largo. Elly Schlein ha lanciato l’allarme selettivo: «Quanto accaduto a Primavalle è inaccettabile, esplodere colpi d’arma da fuoco contro la sede di un sindacato è un gesto di gravità inaudita. È urgente alzare la guardia, i sindacati sono presidi di democrazia e nessuna intimidazione ne depotenzierà il valore».
Più equilibrato Roberto Gualtieri, che si è ricordato di essere sindaco anche del Tuscolano: «Roma è una città che ripudia ogni forma di violenza politica, sia quando si manifesta contro sedi di partito, sindacati e associazioni, sia quando prende la forma di aggressione di strada come avvenuto nella notte in via Tuscolana ai danni dei militanti di Gioventù nazionale mentre affiggevano manifesti. La libertà di espressione e il confronto civile sono gli unici strumenti attraverso cui si costruisce la convivenza democratica».
Riguardo all’idiosincrasia nei confronti delle commemorazioni altrui, gli anni di piombo rimangono un nervo scoperto per la sinistra, che non ha mai voluto farci i conti tramandando alle galassie studentesche e ai centri sociali la mistica fasulla dei «compagni che sbagliano» e dei ragazzi «che volevano fare la rivoluzione». Dipinti come pulcini teneri e inconsapevoli, in realtà erano assassini, ben consci che le P38 sparavano proiettili veri ad altezza d’uomo. È surreale come, a distanza di mezzo secolo, quella parte politica faccia una fatica pazzesca a sopportare che chi ha avuto dei morti (in campo avverso o fra le forze dell’ordine) possa pretendere di ricordarli.
La commemorazione delle vittime (Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni) nel 48° anniversario di Acca Larenzia ha dato spunto a Giorgia Meloni per rilanciare un richiamo non certo alla memoria condivisa - dopo 50 anni a sinistra non si riesce neppure a condividere la pietà per i defunti -, ma a una pacificazione nazionale. Era l’obiettivo di Francesco Cossiga, Carlo Azeglio Ciampi e Luciano Violante ma oggi, con il governo di centrodestra in sella, per l’opposizione è più facile evocare toni da guerra civile. Con indignazione lunare a giorni alterni per il pericolo fascismo.
La premier ha sottolineato come «quelli del terrorismo e dell’odio politico sono stati anni bui, in cui troppo sangue innocente è stato versato, da più parti. Ferite che hanno colpito famiglie, comunità, l’intero popolo italiano a prescindere dal colore politico. L’Italia merita una vera e definitiva pacificazione nazionale». Riferendosi alla battaglia politica attuale, Meloni ha aggiunto: «Quando il dissenso diventa aggressione, quando un’idea viene zittita con la forza, la democrazia perde sempre. Abbiamo il dovere di custodire la memoria e di ribadire con chiarezza che la violenza politica, in ogni sua forma, è sempre una sconfitta. Non è mai giustificabile. Non deve mai più tornare».
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Ecco #DimmiLaVerità dell'8 gennaio 2026. Il commento del nostro Fabio Amendolara: «Gli immigrati che delinquono vengono espulsi ma restano comunque in Italia. E a volte uccidono».