2019-02-19
«Droga libera». La triste guerra rimasta alla sinistra
Giornalisti, politici e gente dello spettacolo stanno pian piano imponendo come «normale» il consumo degli stupefacenti. Forse perché in quei traffici confluiscono due temi sensibili: i racket legati all'immigrazione e la visione del mondo libertaria.C'è una campagna strisciante e pervasiva nel nostro Paese che vuol rendere «normale» la diffusione della droga. È una campagna che passa dalla proposta ripresentata in Senato di legalizzare la coltivazione e la vendita dell'hashish e della marijuana, cavallo di battaglia di sinistre, radicali, liberal e grillini «fumati». Si sono moltiplicati in breve tempo e in ogni angolo i negozi dedicati alla cannabis (intorno a casa mia ne sono sorti in pochi mesi 5 o 6). Senza dire dei messaggi quotidiani sulla droga tra canzoni, film, letture. Eppure una percentuale altissima di atti criminali, violenze sessuali o incidenti stradali è accompagnata da quelle pratiche: spaccio, uso, stati d'alterazione, necessità di procurarsi la droga.La droga è il Gran Rimosso della nostra vita pubblica perché è il punto di confluenza di due aspetti politicamente sensibili: i racket dell'immigrazione clandestina (dalla mafia nigeriana in giù) e la diffusione di una visione libertaria, libertina e permissiva. Da una parte la manovalanza massiccia di migranti, soprattutto neri, nello spacciare e procurare la droga e dall'altro un modello di società radical, trasgressiva, anti proibizionista che deriva dai piani alti della nostra società, dal nichilismo diffuso oltre che dal cinismo degli imprenditori di morte. Sulla droga la libertà psichedelica del «tutto è permesso» di matrice sessantottina, dove i diritti sconfinano nei desideri, s'incontra con l'accoglienza illimitata di migranti che per fame ed estraneità al territorio sono facilmente reclutabili nel racket. I due fattori, shakerati dall'ideologia radical, disegnano la nuova società verso cui andiamo incontro e che ha perso il senso del limite, personale e territoriale, morale e civile. Masse di espiantati, disperati, in contesti privi di identità, privi di tutto, a disposizione dei racket e dall'altro masse di consumatori, disperati ed espiantati anch'essi, ma benestanti o comunque in grado di procurarsi soldi, privi di ogni riferimento. Su quel patto scellerato regge il mercato della droga.Uno studio dell'Accademia nazionale americana di medicina e poi una ricerca di Alex Berenson, uscita ora negli Usa e in Gran Bretagna (Tell your children the truth about marijuana. Mental illness and violence) illustrano i danni che produce la cosiddetta droga leggera e dimostra che non è innocua. La droga danneggia il cervello, riduce la lucidità e la capacità di decidere autonomamente, deteriora i comportamenti, genera dipendenza, altera il rapporto con gli altri e con la realtà, produce stati illusori e allucinatori. Con tutti gli effetti sociali, pubblici e privati che ne derivano. La legalizzazione oltre a legittimarne l'uso ne abbassa il prezzo e ne fa aumentare il consumo. E poi la marijuana oggi è molto più nociva rispetto al passato, ha decuplicato l'agente psicoattivo Thc che la rende assai più dannosa. Con la sua diffusione è raddoppiato in pochi anni negli Stati Uniti il numero di ragazzi che soffre di malattie mentali, oltre il numero di decessi. E nel mondo divampano guerre civili intorno ai narcostati e al controllo della droga, dal Venezuela all'Albania.Passa inosservato lo spaccio e il consumo crescente di droga nel nostro Paese, l'escalation di morti all'anno per overdose e in generale per droga, più dei femminicidi e di altre emergenze vere e presunte; è record il numero di detenuti per reati connessi alla droga, crescono le violenze per procurarsi la droga e gli incidenti anche mortali a causa di guidatori in stato di alterazione. L'Italia è ai primi posti dei consumi e della tossicodipendenza. E cresce l'eroina, per non dire delle droghe sintetiche, ottenute chimicamente, o i micidiali mix o mischioni. Sono migliaia gli episodi di violenza, di minacce, di ricatti per procacciarsi la «signorina» che scorrono come un fiume quotidiano di sangue e di pazzia, e non ci facciamo più caso. Non c'è giorno che non si sentano episodi legati alla droga: infanticidi per alterazione mentale, uccisioni brutali di nonni, genitori, zii che non volevano più finanziare il vizio dei loro nipoti scellerati, aggressioni a donne, ex conviventi, in stati di allucinazione dovuti alla droga, risse mortali davanti e dentro discoteche tra ragazzi in preda a deliri di droga... Certe zone, certi luoghi e certe ore sono off limits in tutte le città italiane perché è in corso la sagra dello spaccio, con relativa brutta umanità al seguito e sciame sismico di violenze e abusi. Si hanno a volte notizia di partite di droga sequestrate; ma sono solo la punta di un giro colossale che va dal sud America, ai Balcani all'Asia.E poi è complicato accedere nelle comunità per il recupero dei tossicodipendenti, i Serd funzionano male e non sono concepiti su misura per le varie tipologie ma solo per i cronici; latitano le strutture di supporto psichiatrico, le famiglie sono in balia del caso e della strada. Sentite mai parlare di campagne contro la droga, di strutture per fronteggiare l'emergenza droga, di educazione civica contro la droga? Macché, i temi sensibili sono razzismo, sessismo, xenofobia, omofobia. L'omertà sulla droga è una forma di complicità mediatica e politica. Muore il senso del limite e della realtà mentre si festeggia il mondo global, senza frontiere tra i popoli, tra il bene e il male, tra il lecito e l'illecito. Anche la diffusione della droga nasce dal mito di un'umanità che non ha più confini.
(Esercito Italiano)
Si è conclusa l’esercitazione «Mangusta 2025», che ha visto impiegati, tra le provincie di Pisa, Livorno, Siena, Pistoia e Grosseto, oltre 1800 militari provenienti da 7 diverse nazioni e condotta quest’anno contemporaneamente con le esercitazioni CAEX II (Complex Aviation Exercise), dell'Aviazione dell'Esercito, e la MUFLONE, del Comando Forze Speciali dell’Esercito.
L’esercitazione «Mangusta» è il principale evento addestrativo annuale della Brigata Paracadutisti «Folgore» e ha lo scopo di verificare la capacità delle unità paracadutiste di pianificare, preparare e condurre un’operazione avioportata in uno scenario di combattimento ad alta intensità, comprendente attività di interdizione e contro-interdizione d’area volte a negare all’avversario la libertà di movimento e ad assicurare la superiorità tattica sul terreno e la condotta di una operazione JFEO (Joint Forcible Entry Operation) che prevede l’aviolancio, la conquista e la tenuta di un obiettivo strategico.
La particolarità della «Mangusta» risiede nel fatto che gli eventi tattici si generano dinamicamente sul terreno attraverso il confronto diretto tra forze contrapposte, riproducendo un contesto estremamente realistico e imprevedibile, in grado di stimolare la prontezza decisionale dei Comandanti e mettere alla prova la resilienza delle unità. Le attività, svolte in modo continuativo sia di giorno che di notte, hanno compreso fasi di combattimento in ambiente boschivo e sotterraneo svolte con l’impiego di munizionamento a salve e sistemi di simulazione, al fine di garantire il massimo realismo addestrativo.
Di particolare rilievo le attività condotte con l’obiettivo di sviluppare e testare le nuove tecnologie, sempre più fondamentali nei moderni scenari operativi. Nel corso dell’esercitazione infatti, oltre ai nuovi sistemi di telecomunicazione satellitare, di cifratura, di alimentazione elettrica tattico modulare campale anche integrabile con pannelli solari sono stati impiegati il Sistema di Comando e Controllo «Imperio», ed il sistema «C2 DN EVO» che hanno consentito ai Posti Comando sul terreno di pianificare e coordinare le operazioni in tempo reale in ogni fase dell’esercitazione. Largo spazio è stato dedicato anche all’utilizzo di droni che hanno permesso di ampliare ulteriormente le capacità di osservazione, sorveglianza e acquisizione degli obiettivi.
La «Mangusta 2025» ha rappresentato un’importante occasione per rafforzare la cooperazione e l’amalgama all’interno della cosiddetta Airborne Community. A questa edizione hanno partecipato la Brigata Paracadutisti Folgore, la 1st Airborne Brigade giapponese, l’11th Parachute Brigade francese, il 16 Air Assault Brigade Combat Team britannica, il Paratrooper Regiment 31 e la Airborne Reconnaissance Company 260 tedesche, la Brigada «Almogávares» VI de Paracaidistas e la Brigada de la Legión «Rey Alfonso XIII» spagnole e la 6th Airborne Brigade polacca.
L’esercitazione ha visto il contributo congiunto di più Forze Armate e reparti specialistici. In particolare, l’Aviazione dell’Esercito ha impiegato vettori ad ala rotante CH-47F, UH-90A, AH-129D, UH-205A e UH-168B/D per attività di eliassalto ed elitrasporto. L’Aeronautica Militare ha assicurato il supporto con velivoli da trasporto C-27J e C-130J della 46ª Brigata Aerea, impiegati per l’aviolancio di carichi e personale, oltre a partecipare con personale paracadutista «Fuciliere dell’Aria» del 16° Stormo «Protezione delle Forze» e fornendo il supporto logistico e di coordinamento dell’attività di volo da parte del 4° Stormo.
A completare il dispositivo interforze, la 2ª Brigata Mobile Carabinieri ha partecipato con unità del 1° Reggimento Carabinieri Paracadutisti «Tuscania», del 7° Reggimento Carabinieri «Trentino Alto Adige» e del 13° Reggimento Carabinieri «Friuli Venezia Giulia». Il 1° Tuscania ha eseguito azioni tipiche delle Forze Speciali, mentre gli assetti del 7° e 13° alle attività di sicurezza e controllo nell’area d’esercitazione e alle attività tattiche di contro-interdizione.
Questa sinergia ha permesso di operare efficacemente in un ambiente operativo multi-dominio, favorendo l’interoperabilità tra unità, sistemi e procedure, contribuendo a consolidare la capacità di coordinamento e integrazione.
Oltre a tutti i Reparti della Brigata Paracadutisti «Folgore», l’esercitazione ha visto la partecipazione del: 1° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Antares», 4° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Altair», 5° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Rigel», 7° Reggimento Aviazione dell'Esercito «Vega», 66° Reggimento Fanteria Aeromobile «Trieste», 87° Reparto Comando e Supporti Tattici «Friuli», 9° Reggimento d'Assalto Paracadutisti «Col Moschin», 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione Acquisizione Obiettivi «Folgore», 4° Reggimento Alpini Paracadutisti, 1° Reggimento «Granatieri di Sardegna», 33° Reggimento Supporto Tattico e Logistico «Ambrosiano», 33° Reggimento EW, 13° Reggimento HUMINT, 9° Reggimento Sicurezza Cibernetica «Rombo» e 4° Reparto di Sanità «Bolzano» e di assetti di specialità dotati di sistema d’arma «Stinger» del 121° Reggimento artiglieria contraerei «Ravenna».
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