
Da un po’ non arrivava da Bruxelles un piano per dirci che cosa dobbiamo fare, ma l’attesa è finita. Dalla riunione dei commissari europei di ieri si è riversato sull’Europa quasi intera il piano Accelerate Eu, il nuovo e atteso elenco di misure che l’Unione introduce per affrontare (si fa per dire) l’ennesima crisi energetica.
La fredda cronaca dice che la Commissione propone un pacchetto basato su cinque linee principali: coordinamento, protezione prezzi, produzione interna, investimenti e rafforzamento delle reti.
Sarà avviato un coordinamento tra Stati membri su riempimento degli stoccaggi gas, possibili rilasci di scorte petrolifere, uso delle flessibilità per prevenire carenze, salvaguardia delle forniture di jet fuel e diesel. Sarà creato un Osservatorio combustibili per mappare l’offerta, dare le priorità a fonti alternative di jet fuel, ottimizzare la distribuzione, catalogare la capacità di raffinazione europea.
Quanto alla protezione dei consumatori, gli Stati potranno adottare misure temporanee per aiutare i consumatori vulnerabili, ci sarà un framework temporaneo sugli aiuti di Stato per sostenere investimenti strategici. Si cercherà di aumentare la produzione interna di energia con rinnovabili, nucleare e biocarburanti. Arriveranno altri piani per l’elettrificazione, sviluppo di biometano e idrogeno rinnovabile, sostegno a tecnologie come veicoli elettrici, pompe di calore e sistemi di accumulo (le batterie). Saranno rafforzati gli investimenti nelle infrastrutture, saranno fatte nuove proposte su tariffe e tassazione energetica. Si spingerà su un migliore utilizzo dei fondi europei (Rrf e coesione).
Non può mancare l’obiettivo di fondo a lungo termine, quello di elettrificare i consumi energetici. Il posato Dan Jorgensen, il danese commissario per l’Energia e l’Edilizia abitativa, presentando il piano assieme alla vicepresidente della Commissione Teresa Ribera, ha affermato ieri che «con Accelerate Eu sosteniamo i nostri Stati membri nel fornire un aiuto immediato a coloro che sono più in difficoltà nella nostra società, rafforzando al contempo la transizione verso l’energia pulita e l’elettrificazione. Questa è l’unica via duratura per garantire a tutti gli europei un approvvigionamento energetico stabile, sicuro, pulito e accessibile».
Ribera, dal canto suo, ha detto che avere dato un costo alle emissioni di CO2 è uno dei maggiori successi delle politiche europee, che l’impianto dell’Ets non va toccato e che quello dell’Ets non è un problema perché le evidenze dimostrano il contrario. A quanto pare ci sono evidenze ed evidenze.
Jorgensen ha ribadito il concetto dicendo che l’Ets europeo è il motore della decarbonizzazione e che qualunque sussidio ai fossili deve essere limitato e temporaneo, mentre è preferibile incentivare l’elettrificazione dei consumi energetici piuttosto che sospendere l’Ets. Ha fatto l’esempio di un’azienda che dispone di una caldaia a gas, che potrebbe essere aiutata (sic) a installare una pompa di calore elettrica.
L’astuto esempio di Jørgensen fa da corollario all’importante dichiarazione della commissaria spagnola al Green deal, che richiamando in quarto il «There is no alternative» di Margaret Thatcher ha detto: «Non c’è alternativa al Green deal quando si tratta di sicurezza e competitività». Una frase che ricorda la vecchia storiella dell’oste e del vino.
Nel documento della Commissione non vi è traccia invece delle misure sulla riduzione guidata della domanda, quella che era balenata in qualche bozza e ribattezzata lockdown energetico, come l’incentivo allo smart working o le domeniche a piedi. Jorgensen, ignorando la relazione diretta e dimostrata tra consumi energetici e prosperità, rispondendo a una domanda di un cronista ha detto che la Commissione incoraggia comunque gli Stati membri a fare tutto il possibile («whatever they can») per abbassare la domanda energetica, sia perché ciò farebbe scendere i prezzi dell’energia sia perché aiuterebbe la sicurezza delle forniture in futuro. In effetti se non si consuma energia non si corrono rischi, se non quello di restare al buio o senza lavoro.
Il candido danese ha poi ammesso che il problema maggiore per il Green deal è rappresentato dalle reti elettriche che non ci sono, una cosa che i lettori della Verità hanno potuto leggere in anteprima in un articolo del 9 luglio 2021 (controllare per credere). Il commissario ha poi parlato dei tagli obbligati alla produzione fotovoltaica, che iniziano a diventare un problema serissimo per la redditività degli impianti a energia solare, mentre in Danimarca gli impianti eolici sono pagati per fermare la produzione perché la rete satura non può trasportarla.
Insomma, la sessione di domande e risposte in conferenza stampa è stata assai più godibile della mera presentazione delle misure.
Notiamo che Accelerate Eu è un documento pervaso da un tono tra l’impotente e il velleitario. Prendiamo il primo punto delle azioni proposte dalla Commissione. Essa faciliterà (il coordinamento), traccerà (la capacità di raffinazione europea), coordinerà (molte cose, non tutte chiarissime), chiarirà (le flessibilità), proporrà, avvierà (la revisione della direttiva sulle riserve strategiche). Sulla protezione dei consumatori, la Commissione presenterà (un catalogo di misure), redigerà (una tabella di buone pratiche), fornirà (assistenza a stabilire misure, sic), promuoverà e aiuterà (lo sviluppo del social leasing), e via impegnandosi.
Niente di nuovo sul fronte di Bruxelles, insomma, solo un altro dei mirabolanti piani europei che contengono altri piani, a loro volta ispiratori di altri piani, che un domani daranno origine ad altri piani.















