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2018-10-24
L’Onu vuole rimettere il velo alle donne francesi
ANSA
L'Onu interviene a gamba tesa contro la Francia, dichiarando illegittimo il divieto di indossare il velo integrale che il governo di Parigi ha introdotto nel 2010. La Francia, il paese che ha pagato il conto più salato al terrorismo islamico, si vede messa all'indice da un organismo, le Nazioni Unite, che sembra ormai completamente fuori dalla realtà: ricordiamo la recente minaccia di inviare «ispettori» in Italia per vigilare sugli «atti di razzismo» che costituirebbero addirittura un allarme. Per fortuna, la decisione dell'Onu non avrà alcun effetto pratico sulla legislazione francese, ma il caso è destinato a far discutere.
Ieri si è appreso che un gruppo di 18 «esperti indipendenti» delle Nazioni Unite, il Comitato per i diritti umani, ha condannato la Francia in quanto avrebbe violato i diritti umani di due donne. In particolare, la censura dell'Onu si riferisce alla condanna inflitta alle due ricorrenti, di fede musulmana, che erano state sanzionate nel 2012 per aver indossato in pubblico niqab, il velo integrale, contravvenendo alla legge. Alle due donne era stato comminato un verbale, ma loro nel 2016, ben quattro anni dopo il fatto, avevano presentato una denuncia all'Onu.
Manco a dirlo, ieri è stata pubblicata, a Ginevra, la decisione: la Francia non avrebbe sufficientemente spiegato i motivi alla base della legge che vieta di indossare il niqab in pubblico, e oltretutto lo stesso divieto, secondo gli «esperti indipendenti» dell'Onu, interferirebbe in modo sproporzionato con il diritto di manifestare liberamente la propria religione. Il Comitato, bontà sua, riconosce che gli stati possono chiedere alle persone di scoprire il volto in alcune circostanze, come nel corso di un controllo di polizia, ma il divieto generale di indossare il niqab in pubblico sarebbe una misura troppo radicale, che rischierebbe di emarginare le donne musulmane, confinandole nelle loro case. Il Comitato ha chiesto alla Francia una compensazione per le due donne, l'adozione di misure volte a evitare che casi simili si verifichino in futuro, e la trasmissione di una relazione entro 180 giorni sulle misure adottate per attuare la decisione del comitato.
La Francia però, e ci mancherebbe altro, non ci pensa nemmeno a cambiare la sua legislazione per l'intervento degli «esperti indipendenti» dell'Onu. Ieri, il ministero degli Esteri francese ha diffuso un comunicato in cui si ricorda «la piena legittimità» della sua legge del 2010 che vieta il velo integrale, condannata dall'Onu. Il ministero, «ricorda che la legge del 2010 vieta la dissimulazione del volto nello spazio pubblico nella misura in cui è considerata incompatibile con il principio di fraternità e con i valori di una società democratica e aperta. La Francia», prosegue il comunicato del governo francese, «ricorda che il Consiglio costituzionale ha giudicato la legge conforme alla Costituzione. La Corte europea dei diritti umani ha stabilito nella sua sentenza del luglio 2014 che non danneggia né la libertà di coscienza né la libertà di religione e che non è discriminatoria. La Francia», conclude la nota, «sottolinea la piena legittimità di una legge il cui obiettivo è di garantire le condizioni di convivenza necessarie al pieno esercizio dei diritti civili e politici».
Migranti, Macron respinge i minori. La Croce rossa: «21 da inizio anno»
Dal 2014 a oggi, stando ai dati del ministero dell'Interno, il nostro Paese ha accolto la bellezza di 70.293 minori stranieri non accompagnati. Ai quali vanno aggiunti i numerosi bambini arrivati qui assieme ai genitori, e perfino quelli venuti al mondo sulle navi di soccorso nel Mediterraneo. Dal 2017, per altro, in Italia è in vigore una legge che prevede l'accoglienza immediata di tutti i minorenni che arrivano senza genitori. Niente controlli, niente verifiche: appena sbarcano ottengono la protezione e lo Stato se ne fa subito carico. Anche se sono a un passo dalla maggiore età, o se sono addirittura più grandi (cosa difficile da stabilire nella grande maggioranza dei casi).
Così ci comportiamo noi. Poi ci sono i nostri vicini, i simpatici francesi. Quelli che ci hanno definito «vomitevoli», che hanno preteso di darci lezioni di inclusione. Ecco, questi signori sapete che fanno? I migranti minorenni li rispediscono indietro, in barba a ogni trattato e a ogni norma di civiltà. Che i gendarmi d'Oltralpe scaricassero qui gli stranieri sgraditi lo abbiamo appreso qualche giorno fa, quando la polizia italiana ha filmato (a Claviere, in provincia di Torino) una camionetta che faceva scendere persone nei boschi oltre il confine. Sulle prime, i francesi si sono scusati, hanno parlato di un errore, poi hanno dato la colpa all'inesperienza degli agenti che hanno svolto l'operazione.
Ma, nei giorni seguenti, si è avuta la conferma che si trattava di una presa in giro. Un video diffuso dal Viminale ha mostrato altri gendarmi intenti a fare la stessa cosa: sono giunti in auto in Italia, hanno fatto scendere dal veicolo tre stranieri, poi sono tornati in patria. Di nuovo, da Parigi hanno accampato scuse, parlando di operazioni concordate. Ieri, infine, l'ultimo insulto. Fonti del Viminale hanno comunicato che «la Francia ha cercato di restituire all'Italia anche dei minorenni: è successo il 18 ottobre, dopo le 22. 30, ma le autorità italiane hanno bloccato la procedura».
Questa brutta storia è emersa «nel corso della visita degli esperti inviati dal Viminale a Claviere, dopo gli episodi di sconfinamento. Il sospetto del governo italiano è che le autorità francesi abbiano riportato dei cittadini stranieri in Italia in modo sbrigativo anche per eludere le procedure previste dal trattato di Dublino». Già, perché rifiutare i minorenni non si può, anche se clandestini.
Matteo Salvini, ovviamente, non ha perso l'occasione per infilzare il commissario Ue agli Affari europei Pierre Moscovici, cioè il signore che - parlando della polemica sul caso Lodi - si era detto «scioccato».
«Chissà se Moscovici sarà scioccato anche per la tentata espulsione di minorenni stranieri da parte della Francia. Oppure il commissario Ue riserva il suo turbamento solo per una giusta battaglia come quella del sindaco di Lodi?», ha detto il ministro dell'Interno. Che ha aggiunto: «Quello che sta emergendo a Claviere ci conferma che, anche in materia di diritti umani, nessuno può permettersi di dare lezioni all'Italia».
L'episodio dei minori respinti al confine, in ogni caso, non è affatto una invenzione di Salvini per fare polemica con i francesi. Il respingimento di ragazzini da parte delle autorità transalpine sembra essere una prassi piuttosto in voga. Sempre ieri, la Croce rossa ha fatto sapere che «sono stati 21, dall'inizio dell'anno, i minori respinti alla frontiera del Monginevro, tra Italia e Francia, e intercettati dai presidi della Croce Rossa a Oulx e a Bardonecchia, in alta Valle di Susa». Paolo De Marchis, sindaco di Oulx, aggiunge benzina: «Una quindicina di giorni fa, a Beaulard, li ho incontrati io stesso: tre ragazzi, di cui uno sotto i 18 anni, mi hanno raccontato di essere stati scaricati all'uscita dell'autostrada». Sull'argomento, la scorsa settimana, si era pronunciata anche la sezione francese di Amnesty International. L'organizzazione umanitaria ha organizzato una missione di osservazione tra il a 12 e il 13 ottobre. In quel periodo sono avvenuti 26 respingimenti di migranti «dal posto di polizia di frontiera di Montgenèvre verso Clavière, primo villaggio italiano, senza esame individuale della loro situazione né possibilità di domanda di asilo». Amnesty, soprattutto, notava la «mancata presa d'atto della minore età di otto persone, che pure si erano dichiarate come minorenni alle forze dell'ordine».
Insomma, i nostri vicini trattano anche i bambini come rifiuti umani, forzano i trattati e violano i confini (nonché la legge). Fino ad oggi, però, gli organismi sovranazionali come l'Onu e in particolare l'Ue sono rimasti in silenzio. Quando si tratta di attaccare i populisti e di gridare al razzismo, non perdono tempo. Ma se c'è da bacchettare Emmanuel Macron che caccia i minorenni, se la prendono comoda. In effetti, «vomitevoli» è la parola giusta per definirli.
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La Francia, insanguinata dai terroristi islamici, vietò il niqab per ragioni di sicurezza. Ma l'ente dice no: «Violati i diritti».Gli esperti del Viminale inviati a Claviere scoprono l'ennesimo scandalo: «I gendarmi hanno tentato di espellerli eludendo il trattato di Dublino». I sindaci di confine confermano: «Accade molto spesso».Lo speciale contiene due articoli.L'Onu interviene a gamba tesa contro la Francia, dichiarando illegittimo il divieto di indossare il velo integrale che il governo di Parigi ha introdotto nel 2010. La Francia, il paese che ha pagato il conto più salato al terrorismo islamico, si vede messa all'indice da un organismo, le Nazioni Unite, che sembra ormai completamente fuori dalla realtà: ricordiamo la recente minaccia di inviare «ispettori» in Italia per vigilare sugli «atti di razzismo» che costituirebbero addirittura un allarme. Per fortuna, la decisione dell'Onu non avrà alcun effetto pratico sulla legislazione francese, ma il caso è destinato a far discutere. Ieri si è appreso che un gruppo di 18 «esperti indipendenti» delle Nazioni Unite, il Comitato per i diritti umani, ha condannato la Francia in quanto avrebbe violato i diritti umani di due donne. In particolare, la censura dell'Onu si riferisce alla condanna inflitta alle due ricorrenti, di fede musulmana, che erano state sanzionate nel 2012 per aver indossato in pubblico niqab, il velo integrale, contravvenendo alla legge. Alle due donne era stato comminato un verbale, ma loro nel 2016, ben quattro anni dopo il fatto, avevano presentato una denuncia all'Onu.Manco a dirlo, ieri è stata pubblicata, a Ginevra, la decisione: la Francia non avrebbe sufficientemente spiegato i motivi alla base della legge che vieta di indossare il niqab in pubblico, e oltretutto lo stesso divieto, secondo gli «esperti indipendenti» dell'Onu, interferirebbe in modo sproporzionato con il diritto di manifestare liberamente la propria religione. Il Comitato, bontà sua, riconosce che gli stati possono chiedere alle persone di scoprire il volto in alcune circostanze, come nel corso di un controllo di polizia, ma il divieto generale di indossare il niqab in pubblico sarebbe una misura troppo radicale, che rischierebbe di emarginare le donne musulmane, confinandole nelle loro case. Il Comitato ha chiesto alla Francia una compensazione per le due donne, l'adozione di misure volte a evitare che casi simili si verifichino in futuro, e la trasmissione di una relazione entro 180 giorni sulle misure adottate per attuare la decisione del comitato. La Francia però, e ci mancherebbe altro, non ci pensa nemmeno a cambiare la sua legislazione per l'intervento degli «esperti indipendenti» dell'Onu. Ieri, il ministero degli Esteri francese ha diffuso un comunicato in cui si ricorda «la piena legittimità» della sua legge del 2010 che vieta il velo integrale, condannata dall'Onu. Il ministero, «ricorda che la legge del 2010 vieta la dissimulazione del volto nello spazio pubblico nella misura in cui è considerata incompatibile con il principio di fraternità e con i valori di una società democratica e aperta. La Francia», prosegue il comunicato del governo francese, «ricorda che il Consiglio costituzionale ha giudicato la legge conforme alla Costituzione. La Corte europea dei diritti umani ha stabilito nella sua sentenza del luglio 2014 che non danneggia né la libertà di coscienza né la libertà di religione e che non è discriminatoria. La Francia», conclude la nota, «sottolinea la piena legittimità di una legge il cui obiettivo è di garantire le condizioni di convivenza necessarie al pieno esercizio dei diritti civili e politici».<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lonu-vuole-rimettere-il-velo-alle-donne-francesi-2614624657.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="migranti-macron-respinge-i-minori-la-croce-rossa-21-da-inizio-anno" data-post-id="2614624657" data-published-at="1772238632" data-use-pagination="False"> Migranti, Macron respinge i minori. La Croce rossa: «21 da inizio anno» Dal 2014 a oggi, stando ai dati del ministero dell'Interno, il nostro Paese ha accolto la bellezza di 70.293 minori stranieri non accompagnati. Ai quali vanno aggiunti i numerosi bambini arrivati qui assieme ai genitori, e perfino quelli venuti al mondo sulle navi di soccorso nel Mediterraneo. Dal 2017, per altro, in Italia è in vigore una legge che prevede l'accoglienza immediata di tutti i minorenni che arrivano senza genitori. Niente controlli, niente verifiche: appena sbarcano ottengono la protezione e lo Stato se ne fa subito carico. Anche se sono a un passo dalla maggiore età, o se sono addirittura più grandi (cosa difficile da stabilire nella grande maggioranza dei casi). Così ci comportiamo noi. Poi ci sono i nostri vicini, i simpatici francesi. Quelli che ci hanno definito «vomitevoli», che hanno preteso di darci lezioni di inclusione. Ecco, questi signori sapete che fanno? I migranti minorenni li rispediscono indietro, in barba a ogni trattato e a ogni norma di civiltà. Che i gendarmi d'Oltralpe scaricassero qui gli stranieri sgraditi lo abbiamo appreso qualche giorno fa, quando la polizia italiana ha filmato (a Claviere, in provincia di Torino) una camionetta che faceva scendere persone nei boschi oltre il confine. Sulle prime, i francesi si sono scusati, hanno parlato di un errore, poi hanno dato la colpa all'inesperienza degli agenti che hanno svolto l'operazione. Ma, nei giorni seguenti, si è avuta la conferma che si trattava di una presa in giro. Un video diffuso dal Viminale ha mostrato altri gendarmi intenti a fare la stessa cosa: sono giunti in auto in Italia, hanno fatto scendere dal veicolo tre stranieri, poi sono tornati in patria. Di nuovo, da Parigi hanno accampato scuse, parlando di operazioni concordate. Ieri, infine, l'ultimo insulto. Fonti del Viminale hanno comunicato che «la Francia ha cercato di restituire all'Italia anche dei minorenni: è successo il 18 ottobre, dopo le 22. 30, ma le autorità italiane hanno bloccato la procedura». Questa brutta storia è emersa «nel corso della visita degli esperti inviati dal Viminale a Claviere, dopo gli episodi di sconfinamento. Il sospetto del governo italiano è che le autorità francesi abbiano riportato dei cittadini stranieri in Italia in modo sbrigativo anche per eludere le procedure previste dal trattato di Dublino». Già, perché rifiutare i minorenni non si può, anche se clandestini. Matteo Salvini, ovviamente, non ha perso l'occasione per infilzare il commissario Ue agli Affari europei Pierre Moscovici, cioè il signore che - parlando della polemica sul caso Lodi - si era detto «scioccato». «Chissà se Moscovici sarà scioccato anche per la tentata espulsione di minorenni stranieri da parte della Francia. Oppure il commissario Ue riserva il suo turbamento solo per una giusta battaglia come quella del sindaco di Lodi?», ha detto il ministro dell'Interno. Che ha aggiunto: «Quello che sta emergendo a Claviere ci conferma che, anche in materia di diritti umani, nessuno può permettersi di dare lezioni all'Italia». L'episodio dei minori respinti al confine, in ogni caso, non è affatto una invenzione di Salvini per fare polemica con i francesi. Il respingimento di ragazzini da parte delle autorità transalpine sembra essere una prassi piuttosto in voga. Sempre ieri, la Croce rossa ha fatto sapere che «sono stati 21, dall'inizio dell'anno, i minori respinti alla frontiera del Monginevro, tra Italia e Francia, e intercettati dai presidi della Croce Rossa a Oulx e a Bardonecchia, in alta Valle di Susa». Paolo De Marchis, sindaco di Oulx, aggiunge benzina: «Una quindicina di giorni fa, a Beaulard, li ho incontrati io stesso: tre ragazzi, di cui uno sotto i 18 anni, mi hanno raccontato di essere stati scaricati all'uscita dell'autostrada». Sull'argomento, la scorsa settimana, si era pronunciata anche la sezione francese di Amnesty International. L'organizzazione umanitaria ha organizzato una missione di osservazione tra il a 12 e il 13 ottobre. In quel periodo sono avvenuti 26 respingimenti di migranti «dal posto di polizia di frontiera di Montgenèvre verso Clavière, primo villaggio italiano, senza esame individuale della loro situazione né possibilità di domanda di asilo». Amnesty, soprattutto, notava la «mancata presa d'atto della minore età di otto persone, che pure si erano dichiarate come minorenni alle forze dell'ordine». Insomma, i nostri vicini trattano anche i bambini come rifiuti umani, forzano i trattati e violano i confini (nonché la legge). Fino ad oggi, però, gli organismi sovranazionali come l'Onu e in particolare l'Ue sono rimasti in silenzio. Quando si tratta di attaccare i populisti e di gridare al razzismo, non perdono tempo. Ma se c'è da bacchettare Emmanuel Macron che caccia i minorenni, se la prendono comoda. In effetti, «vomitevoli» è la parola giusta per definirli.
Ditonellapiaga e Tony Pitony si esibiscono sul palco del teatro Ariston (Ansa)
La serata delle cover, con i duetti tra concorrenti e ospiti, è la più attesa del Festival. A incuriosire sono gli abbinamenti e la scelta dei brani. L’Ariston risponde con entusiasmo: tra omaggi, energia e qualche azzardo, ecco le pagelle della serata.
Elettra Lamborghini con Las Ketchup 6,5 Aserejé, tormentone primi Duemila, è perfetta per tenere vivo il clima di festa creato dal medley di Laura Pausini. L’Ariston ha voglia di divertirsi. Fasciate in uno sgargiante abito lungo trasmettono spensieratezza. Frizzanti.
Alessandro Siani 6,5 Arriva da Napoli, come cinque dei cantanti in gara e chissà se c’entra la caccia all’audience. Il ping-pong con Carlo Conti sui motivi, istituzionali e giocosi, perché Sanremo è Sanremo è una bella idea, ma è appena abbozzata. Timido.
Bianca Balti 8 Un anno dopo, con i capelli, elegante e sorridente. «Sono qua per godermela, non solo per me, ma per tutte le persone che hanno sofferto come me». E «sono innamoratissima». Entusiasta.
Malika Ayane con Claudio Santamaria 4,5 Quando si sceglie Mi sei scoppiato dentro il cuore di Mina bisogna pensarci 10 volte. Inevitabile balzi all’orecchio ciò che manca. E lo scoppio floppa. Temerari.
Bambole di pezza con Cristina D’Avena 6 per l’impegno Sembrano copiare i Maneskin senza riuscirci e questo la dice tutta. Infatti, il meglio lo danno quando citano Whole lotta love dei Led Zeppelin. Ma perché non hanno proposto quella? Confuse.
Tommaso Paradiso con Stadio 7,5 Una sferzata di rock visionario e apocalittico atterra all’Ariston con L’ultima luna di Lucio Dalla. Gaetano Curreri non ha la voce giusta, Tommaso sì. Di culto.
Michele Bravi con Fiorella Mannoia 5 Per la scelta di Domani è un altro giorno di Ornella Vanoni vale quanto detto per il brano di Mina: si sente il vuoto. Non c’è il carisma, non c’è la drammaticità, non c’è la voce piena dell’interprete originale. Pazienza.
Tredici Pietro con Galeffi, Fudasca & The Band 8,5 Il figlio d’arte cresce e si muove meglio ogni sera. Figurarsi se spunta papà Gianni che Vita la cantava con Lucio Dalla. Chissenefregadeimoralisti.
Maria Antonietta & Colombre con Brunori Sas 8 la voce di Colombre si avvicina a quella di Jimmy Fontana di Il mondo e il confronto con una delle più belle canzoni della musica italiana non è penalizzante. Plausibili.
Fulminacci con Francesca Fagnani 6,5 Qui è più teatro che musica, ma citare Mina e Alberto Lupo di Parole parole dà i brividi. Si può accettare solo in un copione scanzonato e autoironico. Coraggiosi.
LDA e Aka 7even con Tullio De Piscopo 7,5 A 80 anni l’energia e il feeling di De Piscopo sono intatti. E fa tutta la differenza cantare la cover con il suo inventore. L’Ariston continua a fare festa. Andamento veloce.
J-Ax con Ligera County Fam 8 All star de Milan: Cochi Ponzoni (senza Renato Pozzetto) Paolo Rossi, Paolo Jannacci, Ale & Franz accompagnano il rapper. Felicemente sgangherati.
Ditonellapiaga con Tony Pitony 8,5 Parrucca rosa e maschera di plastica. Cabaret anni Quaranta, jazz americano, Broadway, Quartetto Cetra. Con The Lady is a tramp un’altra scarica di energia. E si balla.
Caterina Caselli 9 Emozionata. Ancora con la sua voce metallica e contundente. Non smette di ringraziare le persone dalle quali ha imparato. Interprete, scopritrice di talenti, produttrice discografica, artista completa. Magnetica.
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I veicoli dei talebani controllano la sicurezza a un posto di blocco vicino al confine tra Pakistan e Afghanistan a Nangarhar (Ansa)
L’aviazione pachistana la settimana scorsa aveva condotto una serie di attacchi aerei in Afghanistan, colpendo alcuni campi di addestramento per terroristi. Il bilancio era stato di 18 morti e 7 feriti secondo il governo talebano, che aveva convocato l'ambasciatore del Pakistan a Kabul. Era così iniziata quella che in gergo si definisce come una guerra a bassa intensità con continue «scaramucce» sul confine che avvevano comunque provocato morti e feriti. Il governo del primo ministro Shehbaz Sharif ha deciso per un attacco in grande stile con missili terra-aria su uffici, caserme e centri di addestramento del regime talebano che non ha una contraerea in grado di difendere il territorio. Gli studenti coranici avevano «ereditato» dagli americani, al loro abbandono dell’Afghanistan, una serie di aerei ed elicotteri, molti dei quali danneggiati e ormai inservibili. Sul confine si sono moltiplicate le battaglie fra le truppe di terra, ma le cifre di morti e feriti divergono sensibilmente. Islamabad ha dichiarato di aver colpito 22 obiettivi militari e che sono stati uccisi 274 funzionari e militanti talebani. Stando a quanto dichiarato dal portavoce delle forze armate pachistane sarebbero stati solamente 12 i militari caduti negli scontri. Il ministro della Difesa dei talebani ha detto che l’aeronautica militare del ministero della Difesa nazionale ha condotto attacchi aerei coordinati contro un accampamento militare vicino a Faizabad, a Islamabad, una base militare a Nowshera, posizioni militari a Jamrud, mentre Zabihullah Mujahid, portavoce del governo talebano, ha subito indetto una conferenza stampa per annunciare che 55 soldati pachistani erano stati uccisi e 19 postazioni conquistate, mentre 8 combattenti talebani erano caduti. Numeri ovviamente incontrollabili, ma appare difficile credere che la cadente aviazione dell’Afghanistan possa aver ottenuto questi risultati. Zabihullah Mujahid, ha aggiunto di voler subito ricorrere al dialogo per risolvere il conflitto con il vicino Pakistan, sottolineando la necessità di una soluzione pacifica e continuando a sperare che il problema venga risolto senza altra violenza. Il portavoce talebano ha respinto le accuse di Islamabad di essere coinvolti negli attacchi terroristici, rispondendo che sono invece loro che sostengono lo Stato islamico che combatte, sotto il nome di Isis K, per abbattere l’emirato dei talebani. Se proseguisse, lo scontro militare sembrerebbe avere un esito certo, perché le forze armate pachistane dispongono di oltre mezzo milione di uomini e di una forza aerea efficiente, oltre ad un arsenale atomico. L’Afghanistan dichiara di avere 150.000 combattenti, ma non si tratta di un vero e proprio esercito, bensì di milizie abituate soltanto alla guerriglia irregolare. Il fronte però è più ampio di quello che potrebbe sembrare perché il ministro della Difesa di Islamabad ha accusato l’India di avere influenza politica sui talebani. Nuova Delhi ha respinto le accuse, denunciando un piano pachistano per destabilizzare il subcontinente indiano. La Cina e la Russia, unica nazione che ha ufficialmente riconosciuto l’emirato dell’Afghanistan, sono al lavoro per una soluzione diplomatica di un conflitto che potrebbe destabilizzare l’intera Asia centrale.
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Matteo Del Fante (Ansa)
L’amministratore delegato sorride tra numeri e strategie, mentre la stima per il 2026 promette ulteriori crescite: «Abbiamo rafforzato la nostra politica dei dividendi», dice, e non è un dettaglio da poco: la cedola proposta sale del 16%, arrivando a 1,25 euro per azione, a testimonianza di un’azienda che non vuole solo correre, ma premiare chi le ha dato fiducia. A dare contenuto a questo risultati soprattutto la finanza e la logistica, con il primato nella consegna dei pacchi.
Il futuro, però, non sono solo conti e percentuali: è anche digitale, innovativo e strategico. Del Fante non si limita a parlare di numeri, ma racconta un percorso di trasformazione che intreccia Poste con Tim, «una partnership che non è mirata a un guadagno immediato ma alla creazione di valore durevole e sostenibile per entrambi i gruppi». Il filo conduttore? Sinergie, integrazione e visione a lungo termine. E per dare concretezza alle parole, la riorganizzazione di gruppo in corso prevede un hub finanziario integrato, dove PostePay e BancoPosta dialogheranno fianco a fianco attraverso la fusione delle rispettive attività. Business come energia e telecomunicazioni saranno distribuiti dalla rete degli sportelli Poste. E non si tratta di semplice fantasia digitale: la nuova super-app di Poste, fiore all’occhiello del 2025, è diventata un fenomeno nazionale, con oltre quattro milioni di utenti giornalieri, la più utilizzata tra gli algoritmi proposti da un’azienda italiana. L’Intelligenza artificiale non è un concetto fumoso: Del Fante la indica come «un acceleratore di crescita chiave» del piano strategico pluriennale che verrà presentato entro il 2026, pronto a inaugurare una nuova stagione dopo nove anni di evoluzioni continue.
I numeri del bilancio restano sotto i riflettori: i ricavi di gruppo hanno raggiunto 13,1 miliardi, in crescita del 4% rispetto al 2024. Il margine operativo tocca i 3,2 miliardi, con un balzo del 10%, e l’utile netto segna 2,2 miliardi, anche questo con un +10%, in anticipo sui target del piano 2024-28. Dalle parole di Del Fante emerge che Poste non solo cresce, ma lo fa stabilmente, costruendo le basi per guardare oltre, fino al 2026: i ricavi sono previsti a 13,5 miliardi, il margine operativo superiore a 3,3 miliardi e l’utile netto (esclusa la partecipazione in Tim) a 2,3 miliardi. Anche i dividendi resteranno generosi, con una percentuale di assegnazione ai soci superiore al 70% degli utili. Da aggiungere un piccolo extra legato all’arrivo del dividendo Tim stimato in cento milioni di euro a partire dal 2027.
Proprio dal gruppo telefonico arriva una novità nella governance. Adrian Calaza, ex direttore finanziario di Tim, è il nuovo presidente di Tim Brasil dove già ricopriva il ruolo di consigliere. Prende il posto di Nicandro Durante. In consiglio entra anche Camillo Greco, direttore finanziario di Poste Italiane. Nell’illustrazione dei conti da parte di Matteo Del Fante manca, naturalmente, il capitolo «grandi manovre»: tra le priorità c’è l’acquisizione del 20% del Polo strategico nazionale da Cdp, un investimento contenuto ma strategico per supportare Tim nella migrazione della pubblica amministrazione italiana verso il cloud. Insomma, tra numeri da record e strategie a lungo termine, Poste italiane si conferma un gigante in movimento: non solo un’azienda di servizi postali e finanziari, ma un ecosistema digitale in piena espansione, pronto a cavalcare la tecnologia, l’Intelligenza artificiale e le sinergie industriali. Matteo Del Fante lo annuncia a tutta la comunità finanziaria che l’ascolta durante la conference call: il 2025 è stato eccezionale, ma l’avventura è appena all’inizio.
Il riflesso dell’uso dell’Ia si vedrà anche sul fronte dei dipendenti: le assunzioni annuali nei centri aziendali nel 2026 si stimano in calo del 15% rispetto alla media degli ultimi quattro anni. Con Tim, di cui è primo socio, Poste ha aperto vari tavoli. I risparmi attesi si aggirano sui cento milioni.
A inizio del prossimo anno, Poste attende, inoltre, completare la riorganizzazione con la creazione di un hub finanziario e la fusione di BancoPosta con PostePay. «A seguito di questa fusione deterremo il business energia e tlc a livello di capogruppo», ha detto l’ad, spiegando il progetto di creazione dell’hub finanziario. L’Intelligenza artificiale sarà cruciale nello sviluppo previsto. Nel servizio clienti ha permesso la riduzione dei costi del 30%. Sono attesi altri 30 milioni entro i prossimi quattro anni. Inoltre, sono stimati fino a circa 100 milioni di euro di risparmio annuo sui costi It.
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