
Il giornalista tedesco non si dà pace e continua con gli insulti via Twitter: fa il bullo sessista con Selvaggia Lucarelli («fai schifo») e l'ex presidente della Camera approva. Poi arrivano i rinforzi, dall'immancabile Roberto Burioni a Giuliano Ferrara.Il triangolo no. Come lo sciatore iraniano che alle olimpiadi centra tutti i pali dello slalom, in questa settimana televisiva non ci siamo risparmiati niente. Neppure il finale hardcore costituito da un abbraccio ben poco tenero tra il feldmaresciallo Udo Gümpel (brigata spread, nuova star della sinistra europeista), Nostra Signora dei migranti Laura Boldrini e la turboblogger Selvaggia Lucarelli. Scenario della rissa, il social backstage del programma Cartabianca dopo l'aggressione verbale del Gümpel medesimo a Maurizio Belpietro.A conferma della spontanea simpatia ispirata dall'opinionista tedesco in quell'occasione, ieri sul Fatto Quotidiano Lucarelli ha descritto così il suo triste show: «Gümpel parla come Laura Boldrini, ma con l'accento del gerarca nazista che scatena il cane lupo sulla giugulare del prigioniero. Belpietro non ci sta». Il colorito commento non sfugge al corrispondente dell'emittente Rtl che su Twitter replica alla giornalista con la consueta e contagiosa bonomìa: «Complimenti, fa proprio schifo». La Boldrini, alla quale lo scioglimento di Leu ha evidentemente provocato uno straniamento mediatico, ci mette sopra un bel like, di quelli di solito usati dai dem per inchiodare gli altri alle proprie responsabilità. E ottiene un risultato dadaista: lei vestale del politicamente corretto, sempre in allarme contro il machismo di genere, plaude a un «fa proprio schifo», volgare commento sessista contro una donna. Il corto circuito è totale, la storia insegna che rincorrere certi tedeschi non è mai una buona idea. La giornata si era annunciata nervosa fin dall'alba, quando un Gümpel risvegliatosi vittima aveva postato su Facebook la sua lunare e piagnucolosa versione dei fatti: «Tutto ci sta, che Belpietro mi chiami agit prop della Merkel, che la Berlinguer non mi voglia più invitare nella sua trasmissione. C'è una sola cosa che non ci sta: che Belpietro mi attacchi in quanto tedesco, non come giornalista che dice una cosa sulla quale non è d'accordo. Questo è becero nazionalismo antidemocratico, una vera discriminazione. E la seconda cosa in subordine che non va è che la conduttrice patteggi per l'esclusione del discriminato in base alla sua nazionalità». Conclusione struggente, quasi gandhiana per provare a farci fessi una volta di più: «Per il bene dell'Italia, della sua libertà, spero che si svegli la cittadinanza civile».Un tedesco discriminato ci mancava dai tempi di Franz Beckenbauer in campo con il braccio al collo. Girare le frittate è un'arte levantina, ma anche a Berlino possono impararla. Il video è ovunque in rete e per ristabilire l'equilibrio dei fatti è sufficiente guardarlo. Con in primo piano la macchiettistica sceneggiata di un uomo che per impedire all'interlocutore di parlare si degrada a compiere moine da clown e poi passa direttamente agli insulti. Ben consapevole della regola numero uno delle risse televisive: se non riesci a demolire il ragionamento, demolisci il ragionatore.Bianca Berlinguer legge il lacrimevole post, dal quale traspare soprattutto lo scorno per il cartellino rosso televisivo, e replica con la determinazione di chi si è ritrovato in onda un ospite fuori controllo e non intende più vederlo neanche dipinto: «È indispensabile rispondere a due grandi inesattezze del post pubblicato da Gümpel sulla sua pagina Facebook. La prima riguarda il mio presunto disinteresse per i dati sugli stranieri irregolari presenti nel nostro Paese. Sono dati che io per prima ricordo frequentemente perché segnalano una contraddizione profonda nelle politiche per l'immigrazione. Ho chiesto a Gümpel di non ripeterli una, due, tre, quattro, cinque, sei, sette volte ossessivamente, mentre stava andando in onda un servizio sullo sgombero del centro Baobab a Roma, perché volevo che gli ospiti presenti cogliessero il senso di quel video per poi commentarlo. Riguardo all'insinuazione per la quale io lo avrei discriminato in quanto giornalista tedesco, la cosa si commenta da sola. L'ho invitato più di una volta a Cartabianca e se nella puntata di martedì scorso ho dichiarato che non lo avrei più chiamato, è stato semplicemente perché il suo comportamento si è rivelato gravemente offensivo nei confronti non solo di Maurizio Belpietro ma anche della trasmissione, di chi la conduce e di chi la segue da casa».Poiché la bellezza è negli occhi di chi guarda, la claque dell'opinionista tarantolato risulta variegata, addirittura asimmetrica. Tutta gente con la patente, nel senso sordiano del termine. C'è una sinistra composta da happy few (consiglieri comunali, attivisti da tastiera, steward della Leopolda) che hanno indossato gli stivali e si esibiscono sui social nel passo dell'oca con sberleffi annessi dietro al tedesco di passaggio. C'è, come detto, Laura Boldrini in versione cattivista. C'è anche il plurivaccinato professor Roberto Burioni che ha trovato con Gümpel un'affinità elettiva e la esprime con Dante Alighieri: «La Verità mi odia inspiegabilmente ma tenacemente. Aver compagno a duol scema la pena». C'è poi Giuliano Ferrara che in un magico editoriale impressionista, sul Foglio rivolta la frittata e addita a responsabile dello scempio mediatico la figlia di Enrico Berlinguer. Sarebbe colpevole di «aver fatto sbertucciare Gümpel in nome della Nazione tutta da Maurice, il direttore, un beau o un bulldog della bergamasca in foia salvinocratica». E qui la cosa si fa molto seria perché confondere un bresciano di Palazzolo sull'Oglio con un bergamasco non è cazzeggio letterario, non è melassa mondialista, ma è una ferita che deprime due popoli fieri. E che neppure un quintale di casoncelli burro e salvia offerti sul confine potrebbe lenire.
Leonardo
Il fondo è pronto a entrare nella divisione aerostrutture della società della difesa. Possibile accordo già dopo l’incontro di settimana prossima tra Meloni e Bin Salman.
La data da segnare con il circoletto rosso nell’agenda finanziaria è quella del 3 dicembre. Quando il presidente del consiglio, Giorgia Meloni, parteciperà al quarantaseiesimo vertice del Consiglio di cooperazione del Golfo (Ccg), su espressa richiesta del re del Bahrein, Hamad bin Isa Al Khalifa. Una presenza assolutamente non scontata, perché nella Penisola araba sono solitamente parchi con gli inviti. Negli anni hanno fatto qualche eccezione per l’ex premier britannica Theresa May, l’ex presidente francese François Hollande e l’attuale leader cinese Xi Jinping e poco altro.
Emmanuel Macron (Ansa)
Bruxelles apre una procedura sull’Italia per le banche e tace sull’acciaio transalpino.
L’Europa continua a strizzare l’occhio alla Francia, o meglio, a chiuderlo. Questa volta si tratta della nazionalizzazione di ArcelorMittal France, la controllata transalpina del colosso dell’acciaio indiano. La Camera dei deputati francese ha votato la proposta del partito di estrema sinistra La France Insoumise guidato da Jean-Luc Mélenchon. Il provvedimento è stato approvato con il supporto degli altri partiti di sinistra, mentre Rassemblement National ha ritenuto di astenersi. Manca il voto in Senato dove l’approvazione si preannuncia più difficile, visto che destra e centro sono contrari alla nazionalizzazione e possono contare su un numero maggiore di senatori. All’Assemblée Nationale hanno votato a favore 127 deputati contro 41. Il governo è contrario alla proposta di legge, mentre il leader di La France Insoumise, Mélenchon, su X ha commentato: «Una pagina di storia all’Assemblea nazionale».
Maria Rita Parsi (Imagoeconomica)
La celebre psicologa e psicoterapeuta Maria Rita Parsi: «È mancata la gradualità nell’allontanamento, invece è necessaria Il loro stile di vita non era così contestabile da determinare quanto accaduto. E c’era tanto amore per i figli».
Maria Rita Parsi, celebre psicologa e psicoterapeuta, è stata tra le prime esperte a prendere la parola sulla vicenda della famiglia del bosco.
La sede di Bankitalia. Nel riquadro, Claudio Borghi (Imagoeconomica)
Il senatore leghista torna sulle riserve auree custodite presso Bankitalia: «L’istituto detiene e gestisce il metallo prezioso in nome dei cittadini, ma non ne è il proprietario. Se Fdi riformula l’emendamento...»
«Mentre nessuno solleva il problema che le riserve auree della Bundesbank siano di proprietà dei cittadini tedeschi, e quindi dello Stato, come quelle della Banca di Francia siano di proprietà dei cittadini d’Oltralpe, non si capisce perché la Banca d’Italia rivendichi il possesso del nostro oro. L’obiettivo dell’emendamento presentato in Senato da Fratelli d’Italia, e che si ricollega a una mia proposta di legge del 2018, punta esclusivamente a stabilire il principio che anche Bankitalia, al pari delle altre Banche centrali, detiene e gestisce le riserve in oro ma non ne è la proprietaria». Continua il dibattito su misure ed emendamenti della legge di Bilancio e in particolare su quello che riguarda le riserve in oro.






