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2025-03-11
Cinque anni fa l’Italia fu sequestrata dal governo Ma nessuno ha pagato
Giuseppe Conte (Ansa)
L’11 marzo va ricordato per il sequestro, avvenuto 5 anni fa, di 60 milioni di cittadini italiani, bambini inclusi. Una solerte magistratura ha già dichiarato che non ci tocca nessun risarcimento. Il lockdown con cui è stato sequestrato il popolo italiano non aveva nessun senso e in effetti in molte nazioni non è stato adottato. In Germania per esempio sono state chiuse le scuole e parecchi negozi, ma si raccomandava in continuazione alla popolazione di stare all’aria aperta almeno due o tre ore al giorno per correre o camminare ovviamente senza mascherina, dato che l’esposizione alla luce solare e il movimento potenziano il sistema immunitario. Qui i furbetti della passeggiata sono stati inseguiti e braccati da poliziotti, carabinieri, droni ed elicotteri che nessuno di noi ha mai visto a disturbare l’attività degli spacciatori o delle meravigliose borseggiatrici che rendono così emozionante il nostro viaggio in metropolitana. Con la complicità di alcuni medici facenti parte del cosiddetto Comitato tecnico scientifico sono state spacciate per mediche e scientifiche decisioni puramente politiche i cui scopi erano tre. Il primo è stato danneggiare e terrorizzare la popolazione con misure talmente insopportabili da far accettare qualsiasi cosa per uscire dall’incubo, inclusa la somministrazione di vaccini pericolosamente sperimentali. Il tasso di guarigione della malattia secondo i dati del 2020 era di 99,99% sotto 19 anni, del 99,98% dai 20 ai 29 anni, del 99,96% tra i 30 e 39 anni, del 99,91% tra i 40 e 49 anni, del 99,73% tra i 50 e 59 anni, del 99, 41% tra i 60 e 69 anni, del 97,6% al di sopra dei settant’anni (Leonardo Guerra, Covid 19, Agenda 20/30 inganno criminale). Una malattia con altissimo tasso di guarigione è stata presentata come la peste nera. La malattia era perfettamente curabile mediante il protocollo disponibile già dal marzo 2020, ma è realtà dal 2003, perché era un protocollo analogo a quello usato per la malattia simile Sars, costituito da farmaci molto collaudati e a bassissimo costo cui si è aggiunto nell’aprile 2020 il plasma iperimmune, ottimo ed economico, del dottor Giuseppe De Donno. Questi farmaci sono stati boicottati, disapprovati dagli ordini dei medici, censurati suoi social (la mia pagina Facebook è stata chiusa tutte le volte che li ho nominati), derisi da giornalisti e prezzolati semianalfabeti ampollosamente chiamati fact checker, ignorati dal ministero nonostante un enorme numero di segnalazioni. A volte vietati. L’idrossiclorochina è stata calunniata in un articolo pubblicato da The Lancet, poi ritrattato. Il secondo scopo è stato rendere la popolazione malleabile. La popolazione è stata reclusa, impoverita, colpevolizzata, terrorizzata. Questo l’ha resa straordinariamente obbediente a ordini folli, e ha creato un odio isterico e tragico verso i dissidenti. Come ha teorizzato Gustave De Bon (Psicologia delle folle) e come hanno raccontato Primo Levi (Se questo è un uomo) e Alexandr Solzenicyn (Arcipelago Gulag), per spezzare un popolo non basta che gli ordini siano draconiani, è fondamentale che siano stupidì. Con la complicità dei medici del cosiddetto Cts sono state imposte regole irrazionali controproducenti e contraddittorie. Il virus sarebbe stato fermato da banchi a rotelle. Non si poteva andare in strada nel terrore di sputarsi addosso il virus gli unì con gli altri ma si poteva cantare tutti insieme sui balconi alla stessa ora sputando quindi il virus sul piano di sotto. Il caffè in piedi, ma non seduti. Ci si poteva togliere mascherina che salvava da una malattia respiratoria per fumare. Il terzo scopo è stata la digitalizzazione. La didattica a distanza ha reso semianalfabeti gli studenti e li ha addestrati all’uso di computer e cellulari. Quando si annoia uno studente che ha in mano un quaderno fa un disegno, oppure comincia una poesia o un racconto. Se ha in mano un computer quando si annoia va su YouTube, Netflix e You Porn. Una persona dipendente da pornografia può essere facilmente rinchiusa in casa, o in un qualche luogo che lo Stato ha deciso essere la sua casa, purché abbia un computer e una connessione Internet. Tutto quello che è successo ha quindi favorito il passaggio alla cosiddetta agenda 2030, non possiederai niente e sarai felice. L’11 marzo del 2020 non è stata contrastata un’epidemia. Al contrario è stato fatto tutto il necessario per abbattere il sistema immunitario della popolazione. La reclusione, l’allontanamento della luce solare, la sedentarietà abbattono il tasso di vitamina D e quindi sistema immunitario. A tutto questo si aggiungono i danni da vaccino quando poi vaccini sono arrivati. I vaccini sono stati testati in maniera insufficiente nei trial clinici. Sono stati occultati dati clinici sperimentali di fondamentale importanza, nascondendole alla comunità medica e alla popolazione. Il vaccino è stato prescritto a sotto popolazioni, donne in stato di gravidanza, bambini, anziani, e persone con altre patologie, i cosiddetti fragili, per il quale non era stato testato. Non sono state messe in atto strategie di farmaco sorveglianza. Anzi: i danni da vaccino sono stati liquidati ritenendoli non correlati alla vaccinazione. Non è stato dato nessuno strumento per diagnosticare i danni da vaccino, anzi i medici sono stati dissuasi dal segnalare. In Italia il vaccino ha avuto diverse segnalazioni nella sua prima fase di somministrazione, perché era somministrato ai medici, e loro segnalavano. Dopo di che, le segnalazioni sono crollate. Non è stata sponsorizzata nessuna indagine scientifica che esaminasse i danni da vaccino. Sono state delegittimate e punite, nel mio caso con la radiazione, tutte le critiche ai vaccini, etichettate come disinformazione antiscientifica. È stata promossa l’idea assurda che un tipo di farmaco che non ha nessuna capacità di evitare il contagio della malattia, potesse portare all’immunità di gregge così da colpevolizzare, punire, privare dello stipendio, affamare e multare tutti dissidenti. Sono state pubblicate ricerche scientifiche scadenti per sostenere la vaccinazione di massa. Farmaci sicuri ed efficaci come idrossiclorochina e ivermectina sono stati demonizzati, demonizzato il plasma iperimmune. Sono stati imposti farmaci che avevano scritto su foglietto illustrativo che non f sono conosciuti gli effetti a distanza e che non sono stati studiati gli effetti sulla cancerogenesi e teratogenesi. Invece che un antigene neutro è stata scelta la proteina Spike che è tossica, tossica per il cervello, tossica per il cuore, tossica per le donne in gravidanza e per i loro bambini, tossica per le gonadi, causa nevriti e micronevriti, causa trombosi e microtrombosi. Causa il cancro o ne accelera il decorso. Causa miocarditi, pericarditi, infarti, aritmie. Causa demenza o ne anticipa il decorso. Causa diabete, è tossica per la retina. Causa soprattutto morte improvvisa, che i medici hanno ribattezzato malore improvviso e per la quale non chiedono l’autopsia.
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Il lockdown chiuse in casa 60 milioni di persone. Fu una scelta insensata, come per i vaccini, però le toghe negano i risarcimentiL’11 marzo va ricordato per il sequestro, avvenuto 5 anni fa, di 60 milioni di cittadini italiani, bambini inclusi. Una solerte magistratura ha già dichiarato che non ci tocca nessun risarcimento. Il lockdown con cui è stato sequestrato il popolo italiano non aveva nessun senso e in effetti in molte nazioni non è stato adottato. In Germania per esempio sono state chiuse le scuole e parecchi negozi, ma si raccomandava in continuazione alla popolazione di stare all’aria aperta almeno due o tre ore al giorno per correre o camminare ovviamente senza mascherina, dato che l’esposizione alla luce solare e il movimento potenziano il sistema immunitario. Qui i furbetti della passeggiata sono stati inseguiti e braccati da poliziotti, carabinieri, droni ed elicotteri che nessuno di noi ha mai visto a disturbare l’attività degli spacciatori o delle meravigliose borseggiatrici che rendono così emozionante il nostro viaggio in metropolitana. Con la complicità di alcuni medici facenti parte del cosiddetto Comitato tecnico scientifico sono state spacciate per mediche e scientifiche decisioni puramente politiche i cui scopi erano tre. Il primo è stato danneggiare e terrorizzare la popolazione con misure talmente insopportabili da far accettare qualsiasi cosa per uscire dall’incubo, inclusa la somministrazione di vaccini pericolosamente sperimentali. Il tasso di guarigione della malattia secondo i dati del 2020 era di 99,99% sotto 19 anni, del 99,98% dai 20 ai 29 anni, del 99,96% tra i 30 e 39 anni, del 99,91% tra i 40 e 49 anni, del 99,73% tra i 50 e 59 anni, del 99, 41% tra i 60 e 69 anni, del 97,6% al di sopra dei settant’anni (Leonardo Guerra, Covid 19, Agenda 20/30 inganno criminale). Una malattia con altissimo tasso di guarigione è stata presentata come la peste nera. La malattia era perfettamente curabile mediante il protocollo disponibile già dal marzo 2020, ma è realtà dal 2003, perché era un protocollo analogo a quello usato per la malattia simile Sars, costituito da farmaci molto collaudati e a bassissimo costo cui si è aggiunto nell’aprile 2020 il plasma iperimmune, ottimo ed economico, del dottor Giuseppe De Donno. Questi farmaci sono stati boicottati, disapprovati dagli ordini dei medici, censurati suoi social (la mia pagina Facebook è stata chiusa tutte le volte che li ho nominati), derisi da giornalisti e prezzolati semianalfabeti ampollosamente chiamati fact checker, ignorati dal ministero nonostante un enorme numero di segnalazioni. A volte vietati. L’idrossiclorochina è stata calunniata in un articolo pubblicato da The Lancet, poi ritrattato. Il secondo scopo è stato rendere la popolazione malleabile. La popolazione è stata reclusa, impoverita, colpevolizzata, terrorizzata. Questo l’ha resa straordinariamente obbediente a ordini folli, e ha creato un odio isterico e tragico verso i dissidenti. Come ha teorizzato Gustave De Bon (Psicologia delle folle) e come hanno raccontato Primo Levi (Se questo è un uomo) e Alexandr Solzenicyn (Arcipelago Gulag), per spezzare un popolo non basta che gli ordini siano draconiani, è fondamentale che siano stupidì. Con la complicità dei medici del cosiddetto Cts sono state imposte regole irrazionali controproducenti e contraddittorie. Il virus sarebbe stato fermato da banchi a rotelle. Non si poteva andare in strada nel terrore di sputarsi addosso il virus gli unì con gli altri ma si poteva cantare tutti insieme sui balconi alla stessa ora sputando quindi il virus sul piano di sotto. Il caffè in piedi, ma non seduti. Ci si poteva togliere mascherina che salvava da una malattia respiratoria per fumare. Il terzo scopo è stata la digitalizzazione. La didattica a distanza ha reso semianalfabeti gli studenti e li ha addestrati all’uso di computer e cellulari. Quando si annoia uno studente che ha in mano un quaderno fa un disegno, oppure comincia una poesia o un racconto. Se ha in mano un computer quando si annoia va su YouTube, Netflix e You Porn. Una persona dipendente da pornografia può essere facilmente rinchiusa in casa, o in un qualche luogo che lo Stato ha deciso essere la sua casa, purché abbia un computer e una connessione Internet. Tutto quello che è successo ha quindi favorito il passaggio alla cosiddetta agenda 2030, non possiederai niente e sarai felice. L’11 marzo del 2020 non è stata contrastata un’epidemia. Al contrario è stato fatto tutto il necessario per abbattere il sistema immunitario della popolazione. La reclusione, l’allontanamento della luce solare, la sedentarietà abbattono il tasso di vitamina D e quindi sistema immunitario. A tutto questo si aggiungono i danni da vaccino quando poi vaccini sono arrivati. I vaccini sono stati testati in maniera insufficiente nei trial clinici. Sono stati occultati dati clinici sperimentali di fondamentale importanza, nascondendole alla comunità medica e alla popolazione. Il vaccino è stato prescritto a sotto popolazioni, donne in stato di gravidanza, bambini, anziani, e persone con altre patologie, i cosiddetti fragili, per il quale non era stato testato. Non sono state messe in atto strategie di farmaco sorveglianza. Anzi: i danni da vaccino sono stati liquidati ritenendoli non correlati alla vaccinazione. Non è stato dato nessuno strumento per diagnosticare i danni da vaccino, anzi i medici sono stati dissuasi dal segnalare. In Italia il vaccino ha avuto diverse segnalazioni nella sua prima fase di somministrazione, perché era somministrato ai medici, e loro segnalavano. Dopo di che, le segnalazioni sono crollate. Non è stata sponsorizzata nessuna indagine scientifica che esaminasse i danni da vaccino. Sono state delegittimate e punite, nel mio caso con la radiazione, tutte le critiche ai vaccini, etichettate come disinformazione antiscientifica. È stata promossa l’idea assurda che un tipo di farmaco che non ha nessuna capacità di evitare il contagio della malattia, potesse portare all’immunità di gregge così da colpevolizzare, punire, privare dello stipendio, affamare e multare tutti dissidenti. Sono state pubblicate ricerche scientifiche scadenti per sostenere la vaccinazione di massa. Farmaci sicuri ed efficaci come idrossiclorochina e ivermectina sono stati demonizzati, demonizzato il plasma iperimmune. Sono stati imposti farmaci che avevano scritto su foglietto illustrativo che non f sono conosciuti gli effetti a distanza e che non sono stati studiati gli effetti sulla cancerogenesi e teratogenesi. Invece che un antigene neutro è stata scelta la proteina Spike che è tossica, tossica per il cervello, tossica per il cuore, tossica per le donne in gravidanza e per i loro bambini, tossica per le gonadi, causa nevriti e micronevriti, causa trombosi e microtrombosi. Causa il cancro o ne accelera il decorso. Causa miocarditi, pericarditi, infarti, aritmie. Causa demenza o ne anticipa il decorso. Causa diabete, è tossica per la retina. Causa soprattutto morte improvvisa, che i medici hanno ribattezzato malore improvviso e per la quale non chiedono l’autopsia.
Ansa
L’accordo è stato siglato con Certares, fondo statunitense specializzato nel turismo e nei viaggi, nome ben noto nel settore per American express global business travel e per una rete di partecipazioni che abbraccia distribuzione, servizi e tecnologia legata alla mobilità globale. Il piano è robusto: una joint venture e investimenti complessivi per circa un miliardo di euro tra Francia e Regno Unito.
Il primo terreno di gioco è Trenitalia France, la controllata con sede a Parigi che negli ultimi anni ha dimostrato come la concorrenza sui binari francesi non sia più un tabù. Oggi opera nell’Alta velocità sulle tratte Parigi-Lione e Parigi-Marsiglia, oltre al collegamento internazionale Parigi-Milano. Dal debutto ha trasportato oltre 4,7 milioni di passeggeri, ritagliandosi il ruolo di secondo operatore nel mercato francese. A dominarlo il monopolio storico di Sncf il cui Tgv è stato il primo treno super-veloce in Europa. Intaccarne il primato richiede investimenti e impegno. Il nuovo capitale messo sul tavolo servirà a consolidare la presenza di Fs non solo in Francia, ma anche nei mercati transfrontalieri. Il progetto prevede l’ampliamento della flotta fino a 19 treni, aumento delle frequenze - sulla Parigi-Lione si arriverà a 28 corse giornaliere - e la realizzazione di un nuovo impianto di manutenzione nell’area parigina. A questo si aggiunge la creazione di centinaia di nuovi posti di lavoro e il rafforzamento degli investimenti in tecnologia, brand e marketing. Ma il vero orizzonte strategico è oltre il Canale della Manica. La partnership punta infatti all’ingresso sulla rotta Parigi-Londra entro il 2029, un corridoio simbolico e ad altissimo traffico, finora appannaggio quasi esclusivo dell’Eurostar. Portare l’Alta velocità italiana su quella linea significa non solo competere su prezzi e servizi, ma anche ridisegnare la geografia dei viaggi europei, offrendo un’alternativa all’aereo.
In questo disegno Certares gioca un ruolo chiave. Il fondo americano non si limita a investire capitale, ma mette a disposizione la rete di distribuzione e le società in portafoglio per favorire la transizione dei clienti business verso il treno ad Alta velocità. Parallelamente, l’accordo guarda anche ad altro. Trenitalia France e Certares intendono promuovere itinerari integrati che includano il treno, semplificare gli strumenti di prenotazione e spingere milioni di viaggiatori a scegliere la ferrovia come modalità di trasporto preferita, soprattutto sulle medie distanze. L’operazione si inserisce nel piano strategico 2025-2029 del gruppo Fs, che punta su una crescita internazionale accelerata attraverso alleanze con partner finanziari e industriali di primo piano. Sarà centrale Fs International, la divisione che si occupa delle attività passeggeri fuori dall’Italia. Oggi vale circa 3 miliardi di euro di fatturato e conta su 12.000 dipendenti.
L’obiettivo, come spiega un comunicato del gruppo, combinare l’eccellenza operativa di Fs e di Trenitalia France con la potenza commerciale e distributiva globale di Certares per trasformare la Francia, il corridoio Parigi-Londra e i futuri mercati della joint venture in una vetrina del trasporto europeo. Un’Europa che viaggia veloce, sempre più su rotaia, e che riscopre il treno non come nostalgia del passato, ma come infrastruttura del futuro.
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Brigitte Bardot guarda Gunter Sachs (Ansa)
Ora che è morta, la destra la vorrebbe ricordare. Ma non perché in passato aveva detto di votare il Front National. Semplicemente perché la Bardot è stata un simbolo della Francia, come ha chiesto Eric Ciotti, del Rassemblement National, a Emmanuel Macron. Una proposta scontata, alla quale però hanno risposto negativamente i socialisti. Su X, infatti, Olivier Faure ha scritto: «Gli omaggi nazionali vengono organizzati per servizi eccezionali resi alla Nazione. Brigitte Bardot è stata un'attrice emblematica della Nouvelle Vague. Solare, ha segnato il cinema francese. Ma ha anche voltato le spalle ai valori repubblicani ed è stata pluri-condannata dalla giustizia per razzismo». Un po’ come se esser stata la più importante attrice degli anni Cinquanta e Sessanta passasse in secondo piano a causa delle sue scelte politiche. Come se BB, per le sue idee, non facesse più parte di quella Francia che aveva portato al centro del mondo. Non solo nel cinema. Ma anche nel turismo. Fu grazie a lei che la spiaggia di Saint Tropez divenne di moda. Le sue immagini, nuda sulla riva, finirono sulle copertine delle riviste più importanti dell’epoca. E fecero sì che, ricchi e meno ricchi, raggiungessero quel mare limpido e selvaggio nella speranza di poterla incontrare. Tra loro anche Gigi Rizzi, che faceva parte di quel gruppo di italiani in cerca di belle donne e fortuna sulla spiaggia di Saint Tropez. Un amore estivo, che però lo rese immortale.
È vero: BB era di destra. Era una femmina che non poteva essere femminista. Avrebbe tradito sé stessa se lo avesse fatto. Del resto, disse: «Il femminismo non è il mio genere. A me piacciono gli uomini». Impossibile aggiungere altro.
Se non il dispiacere nel vedere una certa Francia voltarle le spalle. Ancora una volta. Quella stessa Francia che ha dimenticato sé stessa e che ha perso la propria identità. Quella Francia che oggi vuole dimenticare chi, Brigitte Bardot, le ricordava che cosa avrebbe potuto essere. Una Francia dei francesi. Una Francia certamente capace di accogliere, ma senza perdere la propria identità. Era questo che chiedeva BB, massacrata da morta sui giornali di sinistra, vedi Liberation, che titolano Brigitte Bardot, la discesa verso l'odio razziale.
Forse, nelle sue lettere contro l’islamizzazione, BB odiò davvero. Chi lo sa. Di certo amò la Francia, che incarnò. Nel 1956, proprio mentre la Bardot riempiva i cinema mondiali, Édith Piaf scrisse Non, je ne regrette rien (no, non mi pento di nulla). Lo fece per i legionari che combattevano la guerra d’Algeria. Una guerra che oggi i socialisti definirebbero colonialista. Quelle parole di gioia possono essere il testamento spirituale di BB. Che visse, senza rimpiangere nulla. Vivendo in un eterno presente. Mangiando la vita a morsi. Sparendo dalla scena. Ora per sempre.
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«Gigolò per caso» (Amazon Prime Video)
Un infarto, però, lo aveva costretto ad una lunga degenza e, insieme, ad uno stop professionale. Stop che non avrebbe potuto permettersi, indebitato com'era con un orologiaio affatto mite. Così, pur sapendo che avrebbe incontrato la riprova del figlio, già inviperito con suo padre, Giacomo aveva deciso di chiedergli una mano. Una sostituzione, il favore di frequentare le sue clienti abituali, consentendogli con ciò un'adeguata ripresa. La prima stagione della serie televisiva era passata, perciò, dalla rabbia allo stupore, per trovare, infine, il divertimento e una strana armonia. La seconda, intitolata La sex gurue pronta a debuttare su Amazon Prime video venerdì 2 gennaio, dovrebbe fare altrettanto, risparmiandosi però la fase della rabbia. Alfonso, cioè, è ormai a suo agio nel ruolo di gigolò. Non solo. La strana alleanza professionale, arrivata in un momento topico della sua vita, quello della crisi con la moglie Margherita, gli ha consentito di recuperare il rapporto con il padre, che credeva irrimediabilmente compromesso. Si diverte, quasi, a frequentare le sue clienti sgallettate. Peccato solo l'arrivo di Rossana Astri, il volto di Sabrina Ferilli. La donna è una fra le più celebri guru del nuovo femminismo, determinata ad indottrinare le sue simili perché si convincano sia giusto fare a meno degli uomini. Ed è questa convinzione che muove anche Margherita, moglie in crisi di Alfonso. Margherita, interpretata da Ambra Angiolini, diventa un'adepta della Astri, una sua fedele scudiera. Quasi, si scopre ad odiarli, gli uomini, dando vita ad una sorta di guerra tra sessi. Divertita, però. E capace, pure di far emergere le abissali differenze tra il maschile e il femminile, i desideri degli uni e le aspettative, quasi mai soddisfatte, delle altre.
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iStock
La nuova applicazione, in parte accessibile anche ai non clienti, introduce servizi innovativi come un assistente virtuale basato su Intelligenza artificiale, attivo 24 ore su 24, e uno screening audiometrico effettuabile direttamente dallo smartphone. L’obiettivo è duplice: migliorare la qualità del servizio clienti e promuovere una maggiore consapevolezza dell’importanza della prevenzione uditiva, riducendo le barriere all’accesso ai controlli iniziali.
Il lancio avviene in un contesto complesso per il settore. Nei primi nove mesi dell’anno Amplifon ha registrato una crescita dei ricavi dell’1,8% a cambi costanti, ma il titolo ha risentito dell’andamento negativo che ha colpito in Borsa i principali operatori del comparto. Lo sguardo di lungo periodo restituisce però un quadro diverso: negli ultimi dieci anni il titolo Amplifon ha segnato un incremento dell’80% (ieri +0,7% fra i migliori cinque del Ftse Mib), al netto dei dividendi distribuiti, che complessivamente sfiorano i 450 milioni di euro. Nello stesso arco temporale, tra il 2014 e il 2024, il gruppo ha triplicato i ricavi, arrivando a circa 2,4 miliardi di euro.
Il progetto della nuova app è stato sviluppato da Amplifon X, la divisione di ricerca e sviluppo del gruppo. Con sedi a Milano e Napoli, Amplifon X riunisce circa 50 professionisti tra sviluppatori, data analyst e designer, impegnati nella creazione di soluzioni digitali avanzate per l’audiologia. L’Intelligenza artificiale rappresenta uno dei pilastri di questa strategia, applicata non solo alla diagnosi e al supporto al paziente, ma anche alla gestione delle esigenze quotidiane legate all’uso degli apparecchi acustici.
Accanto alla tecnologia, resta centrale il ruolo degli audioprotesisti, figure chiave per Amplifon. Le competenze tecniche ed empatiche degli specialisti della salute dell’udito continuano a essere considerate un elemento insostituibile del modello di servizio, con il digitale pensato come strumento di supporto e integrazione, non come sostituzione del rapporto umano.
Fondato a Milano nel 1950, il gruppo Amplifon opera oggi in 26 Paesi con oltre 10.000 centri audiologici, impiegando più di 20.000 persone. La prevenzione e l’assistenza rappresentano i cardini della strategia industriale, e la nuova Amplifon App si inserisce in questa visione come leva per ampliare l’accesso ai servizi e rafforzare la relazione con i pazienti lungo tutto il ciclo di cura.
Il rilascio della nuova applicazione è avvenuto in modo progressivo. Dopo il debutto in Francia, Nuova Zelanda, Portogallo e Stati Uniti, la app è stata estesa ad Australia, Belgio, Germania, Italia, Olanda, Regno Unito, Spagna e Svizzera, con l’obiettivo di garantire un’esperienza digitale omogenea nei principali mercati del gruppo.
Ma l’innovazione digitale di Amplifon non si ferma all’app. Negli ultimi anni il gruppo ha sviluppato soluzioni come gli audiometri digitali OtoPad e OtoKiosk, certificati Ce e Fda, e i nuovi apparecchi Ampli-Mini Ai, miniaturizzati, ricaricabili e in grado di adattarsi in tempo reale all’ambiente sonoro. Entro la fine del 2025 è inoltre previsto il lancio in Cina di Amplifon Product Experience (Ape), la linea di prodotti a marchio Amplifon già introdotta in Argentina e Cile e oggi presente in 15 dei 26 Paesi in cui il gruppo opera.
Già per Natale il gruppo aveva lanciato la speciale campagna globale The Wish (Il regalo perfetto) Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, oggi nel mondo circa 1,5 miliardi di persone convivono con una forma di perdita uditiva (o ipoacusia) e il loro numero è destinato a salire a 2,5 miliardi nel 2050.
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