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2022-07-30
L’Italia senza Draghi non agita le banche: tanto il Recovery va col pilota automatico
Carlo Messina (Imagoeconomica)
«Non sono affatto preoccupato dalla situazione politica. L’Italia ha fondamentali solidi e qualsiasi tipo di coalizione che vincerà le prossime elezioni sarà obbligata a realizzare il programma del Next generation Eu», ha detto ieri l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, durante la conference call con gli analisti per presentare i conti del primo semestre. «Anche se ci sono elementi di possibile preoccupazione, come la crescita dell’inflazione, il prosieguo del conflitto di Russia e Ucraina e una situazione politica instabile, rimangono positivo. La mia fiducia si basa sui fatti. L’economia italiana», ha continuato, «è molto più forte rispetto alla crisi precedente grazie a fondamentali solidi, il rapporto debito/Pil è elevato ma sostenibile, la ricchezza dei privati è una delle più alte in Europa, le imprese sono finanziariamente più solide che in passato e il sistema bancario è meglio capitalizzato rispetto alla crisi precedente». Quando parla il timoniere della principale banca italiana le parole lasciano un solco assai più profondo rispetto alle solite esternazioni di osservatori da salotto. Il gruppo Intesa Sanpaolo di fatto è il secondo creditore dello Stato nonché un importante stakeholder del governo.
Messina non è, tra l’altro, l’unico grande banchiere a pensarla così. Nelle conferenze telefoniche con cui in questi giorni istituti di credito e società presentano le trimestrali, infatti, gli analisti stranieri si sono mostrati assai interessati a conoscere l’opinione dei big su cosa succederà nei prossimi mesi. Sempre ieri anche l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, è stato interpellato sul tema: «Non penso che dobbiamo essere preoccupati del risultato delle elezioni», ha detto rispondendo a un analista che lo interpellava sui rischi connessi a una vittoria del centrodestra. Nagel ha inoltre ricordato che anche dopo la vittoria del M5s e la nascita della coalizione con la Lega c’è stata «molta volatilità sul mercato» ma poi il governo si è mosso «nella cornice della Ue e sotto la disciplina di bilancio che in un certo modo è imposta dalla Commissione Ue. Mi aspetto che qualsiasi governo ci sia, l’agenda di Draghi dovrà essere l’agenda del nuovo governo, la possono chiamare in un modo diverso, possono mettere degli interventi sociali a seconda della sensibilità di centrodestra o di centrosinistra ma penso che la necessità di ottenere i soldi del Next generation Ue e di essere parti dal Tpi», lo scudo anti spread della Bce, non consenta deviazioni. «Potrà esserci molta propaganda ma alla fine il risultato sarà lo stesso», ha concluso Nagel. Giovedì a commentare il caso politico era stato l’ad di Unicredit Andrea Orcel che aveva liquidato così la questione: «Il timing della crisi di governo non è stato dei migliori. ma sono fiducioso che il nuovo governo assicurerà la stabilità e sono convinto che nessun governo si prenderà la responsabilità di far deragliare il Pnrr».
Queste dichiarazioni, messe in fila, smontano le grida d’allarme lanciate soprattutto a sinistra dagli «orfani» di Mario Draghi che delineavano uno scenario apocalittico dove senza il biglietto da visita di Super Mario la reputazione dell’Italia sarebbe crollata, lo spread sarebbe schizzato alle stelle e la Borsa sarebbe crollata prima della inevitabile occupazione di fascisti, putiniani, no euro e no vax. Le parole sentite in questi giorni dai vari banchieri e manager sono di tutt’altro tenore. Anche per il rispetto della democrazia, della politica e della volontà degli elettori. Certo, è interesse di tutti non precludersi un dialogo con il prossimo inquilino di Palazzo Chigi. Ma fino a un certo punto. Perché in realtà è ormai chiaro che chiunque prenderà le redini del Paese dovrà muoversi su un sentiero assai stretto tracciato dall’Europa. Insomma, l’agenda di Draghi in realtà è l’agenda di Christine Lagarde e il prossimo presidente del Consiglio viaggerà con un pilota automatico che rispetterà le coordinate inserite dal Tpi della Bce e con esse le condizionalità fissate da Francoforte per ricevere aiuto in caso di turbolenze.
Già a metà giugno, lo stesso capo di Intesa, Messina, aveva lanciato un appello col piglio quasi più da premier che da banchiere. E con sfumature che erano parse quasi sovraniste ad alcuni osservatori, sebbene quello invocato fosse più che altro un modo per mantenere margini di libertà strategici. «Noi come Paese non abbiamo un problema di sostenibilità del debito, questo deve essere un messaggio chiaro, l’Italia ha la forza di fare le cose in autonomia senza essere attaccata al bocchettone di Francoforte, soprattutto quando hai 10 trilioni di risparmi. È necessario attuare dei piani per accelerare la crescita ma che riducano la dipendenza dalla Bce», aveva detto.
P.s. Ieri un’analista ha chiesto a Messina se sta valutando l’ipotesi di mettersi al servizio del Paese come ministro delle Finanze. «Che io faccia qualcosa d’altro e di vedermi trasformato in un politico e o ministro anche se tecnico ha probabilità zero», ha risposto l’ad.
Ai dipendenti di Intesa Sanpaolo un bonus anti inflazione da 500 euro
Intesa Sanpaolo annuncia i risultati del primo semestre e un bonus straordinario da 500 euro che il gruppo elargirà a ognuno degli 82.000 dipendenti. Faranno eccezione solo i professionisti con la qualifica di dirigente. La misura in totale vale 48 milioni di euro. L’intervento, approvato dal cda, riunito sotto la presidenza di Gian Maria Gros-Pietro, è stato voluto per aiutare i dipendenti a fronteggiare le difficoltà economiche dovute ai rincari di beni alimentari ed energetici, nonché le situazioni di difficoltà derivanti dall’emergenza pandemica.
Tutti fenomeni che hanno messo in difficoltà anche i numeri della banca. Ca’ de Sass ha infatti chiuso il primo semestre del 2022 con un utile netto di 2,3 miliardi di euro, in calo rispetto ai 3 miliardi dello stesso periodo del 2021. Sul dato inficiano tra l’altro rettifiche di valore nette su crediti pari a 1,4 miliardi (comprendenti 1,093 miliardi per l’esposizione a Russia e Ucraina). Senza queste ultime l’utile sarebbe a 3,2 miliardi, con un aumento dell’8,4%. In calo dell’11,7% anche l’utile del secondo trimestre a 1,3 miliardi.
Come ha spiegato l’ad del gruppo Carlo Messina, «l’esposizione di Intesa Sanpaolo verso la Russia è limitata a circa l’1% dei crediti verso la clientela del gruppo ed è in diminuzione».
Del resto, l’esposizione è stata ridotta di oltre 0,4 miliardi dall’inizio del conflitto senza nuovi finanziamenti o investimenti. Complessivamente gli accantonamenti o le svalutazioni sono stati pari a 1,1 miliardi per l’esposizione verso Russia e Ucraina nei primi sei mesi.
Inoltre, l’esposizione verso le controparti russe incluse nelle liste di nomi a cui si applicano le sanzioni è pari a 0,4 miliardi. I finanziamenti locali ai clienti russi sono limitati a meno dello 0,2% dei prestiti alla clientela del gruppo. Ridotta infine anche la presenza territoriale in Russia, con circa 25 filiali. «Intesa Sanpaolo rimane ai vertici di settore nel 2022 per redditività: stimiamo infatti di superare i 4 miliardi di utile netto, in assenza di ulteriori criticità relative all’approvvigionamento energetico e delle materie prime», ha detto Messina, commentando i risultati del primo semestre. «In caso di ipotesi molto conservativa di copertura al 40% delle esposizioni nei confronti di Russia e Ucraina stimiamo un risultato netto ben superiore a 3 miliardi di euro. I risultati raggiunti nel primo semestre 2022 sono l’ulteriore dimostrazione di come Intesa Sanpaolo sappia, in contesti estremamente complessi, generare una redditività significativa e sostenibile grazie a un modello di business fortemente diversificato e resiliente, a vantaggio di tutti gli stakeholders».
Per quanto riguarda la remunerazione degli azionisti, la banca ha in programma un pay out ratio pari al 70% dell’utile netto in ogni anno del piano industriale. Il cda di Intesa Sanpaolo «ha previsto come acconto dividendi cash da distribuire a valere sui risultati del 2022 un ammontare non inferiore a 1,1 miliardi», ha detto l’istituto nel comunicato sui conti. «La delibera consiliare in merito all’acconto dividendi», prosegue la nota, «verrà definita il 4 novembre prossimo, in occasione dell’approvazione dei risultati consolidati al 30 settembre 2022, in relazione ai risultati del terzo trimestre 2022 e di quelli prevedibili per il quarto trimestre».
Messina ha anche ricordato che il gruppo si avvicina sempre più all’obiettivo di non avere crediti deteriorati. «Ci avviciniamo a essere una banca a zero Npl», ha detto Messina.
Del resto, l’istituto nel semestre ha visto una forte riduzione del profilo di rischio, con un taglio del costo del rischio e una diminuzione di 4,1 miliardi di euro dello stock di crediti deteriorati, al lordo delle rettifiche, nel primo semestre dell’anno.
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Carlo Messina, Alberto Nagel e Andrea Orcel smentiscono i timori dei catastrofisti: il Pnrr è destinato ad andare avanti con qualsiasi governo.Ai dipendenti di Intesa Sanpaolo un bonus anti inflazione da 500 euro. I conti del primo semestre: 1,1 miliardi di svalutazioni per l’esposizione a Mosca e Kiev.Lo speciale comprende due articoli.«Non sono affatto preoccupato dalla situazione politica. L’Italia ha fondamentali solidi e qualsiasi tipo di coalizione che vincerà le prossime elezioni sarà obbligata a realizzare il programma del Next generation Eu», ha detto ieri l’ad di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, durante la conference call con gli analisti per presentare i conti del primo semestre. «Anche se ci sono elementi di possibile preoccupazione, come la crescita dell’inflazione, il prosieguo del conflitto di Russia e Ucraina e una situazione politica instabile, rimangono positivo. La mia fiducia si basa sui fatti. L’economia italiana», ha continuato, «è molto più forte rispetto alla crisi precedente grazie a fondamentali solidi, il rapporto debito/Pil è elevato ma sostenibile, la ricchezza dei privati è una delle più alte in Europa, le imprese sono finanziariamente più solide che in passato e il sistema bancario è meglio capitalizzato rispetto alla crisi precedente». Quando parla il timoniere della principale banca italiana le parole lasciano un solco assai più profondo rispetto alle solite esternazioni di osservatori da salotto. Il gruppo Intesa Sanpaolo di fatto è il secondo creditore dello Stato nonché un importante stakeholder del governo.Messina non è, tra l’altro, l’unico grande banchiere a pensarla così. Nelle conferenze telefoniche con cui in questi giorni istituti di credito e società presentano le trimestrali, infatti, gli analisti stranieri si sono mostrati assai interessati a conoscere l’opinione dei big su cosa succederà nei prossimi mesi. Sempre ieri anche l’ad di Mediobanca, Alberto Nagel, è stato interpellato sul tema: «Non penso che dobbiamo essere preoccupati del risultato delle elezioni», ha detto rispondendo a un analista che lo interpellava sui rischi connessi a una vittoria del centrodestra. Nagel ha inoltre ricordato che anche dopo la vittoria del M5s e la nascita della coalizione con la Lega c’è stata «molta volatilità sul mercato» ma poi il governo si è mosso «nella cornice della Ue e sotto la disciplina di bilancio che in un certo modo è imposta dalla Commissione Ue. Mi aspetto che qualsiasi governo ci sia, l’agenda di Draghi dovrà essere l’agenda del nuovo governo, la possono chiamare in un modo diverso, possono mettere degli interventi sociali a seconda della sensibilità di centrodestra o di centrosinistra ma penso che la necessità di ottenere i soldi del Next generation Ue e di essere parti dal Tpi», lo scudo anti spread della Bce, non consenta deviazioni. «Potrà esserci molta propaganda ma alla fine il risultato sarà lo stesso», ha concluso Nagel. Giovedì a commentare il caso politico era stato l’ad di Unicredit Andrea Orcel che aveva liquidato così la questione: «Il timing della crisi di governo non è stato dei migliori. ma sono fiducioso che il nuovo governo assicurerà la stabilità e sono convinto che nessun governo si prenderà la responsabilità di far deragliare il Pnrr». Queste dichiarazioni, messe in fila, smontano le grida d’allarme lanciate soprattutto a sinistra dagli «orfani» di Mario Draghi che delineavano uno scenario apocalittico dove senza il biglietto da visita di Super Mario la reputazione dell’Italia sarebbe crollata, lo spread sarebbe schizzato alle stelle e la Borsa sarebbe crollata prima della inevitabile occupazione di fascisti, putiniani, no euro e no vax. Le parole sentite in questi giorni dai vari banchieri e manager sono di tutt’altro tenore. Anche per il rispetto della democrazia, della politica e della volontà degli elettori. Certo, è interesse di tutti non precludersi un dialogo con il prossimo inquilino di Palazzo Chigi. Ma fino a un certo punto. Perché in realtà è ormai chiaro che chiunque prenderà le redini del Paese dovrà muoversi su un sentiero assai stretto tracciato dall’Europa. Insomma, l’agenda di Draghi in realtà è l’agenda di Christine Lagarde e il prossimo presidente del Consiglio viaggerà con un pilota automatico che rispetterà le coordinate inserite dal Tpi della Bce e con esse le condizionalità fissate da Francoforte per ricevere aiuto in caso di turbolenze.Già a metà giugno, lo stesso capo di Intesa, Messina, aveva lanciato un appello col piglio quasi più da premier che da banchiere. E con sfumature che erano parse quasi sovraniste ad alcuni osservatori, sebbene quello invocato fosse più che altro un modo per mantenere margini di libertà strategici. «Noi come Paese non abbiamo un problema di sostenibilità del debito, questo deve essere un messaggio chiaro, l’Italia ha la forza di fare le cose in autonomia senza essere attaccata al bocchettone di Francoforte, soprattutto quando hai 10 trilioni di risparmi. È necessario attuare dei piani per accelerare la crescita ma che riducano la dipendenza dalla Bce», aveva detto.P.s. Ieri un’analista ha chiesto a Messina se sta valutando l’ipotesi di mettersi al servizio del Paese come ministro delle Finanze. «Che io faccia qualcosa d’altro e di vedermi trasformato in un politico e o ministro anche se tecnico ha probabilità zero», ha risposto l’ad. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/litalia-senza-draghi-non-agita-le-banche-tanto-il-recovery-va-col-pilota-automatico-2657777881.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ai-dipendenti-di-intesa-sanpaolo-un-bonus-anti-inflazione-da-500-euro" data-post-id="2657777881" data-published-at="1659125824" data-use-pagination="False"> Ai dipendenti di Intesa Sanpaolo un bonus anti inflazione da 500 euro Intesa Sanpaolo annuncia i risultati del primo semestre e un bonus straordinario da 500 euro che il gruppo elargirà a ognuno degli 82.000 dipendenti. 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Come ha spiegato l’ad del gruppo Carlo Messina, «l’esposizione di Intesa Sanpaolo verso la Russia è limitata a circa l’1% dei crediti verso la clientela del gruppo ed è in diminuzione». Del resto, l’esposizione è stata ridotta di oltre 0,4 miliardi dall’inizio del conflitto senza nuovi finanziamenti o investimenti. Complessivamente gli accantonamenti o le svalutazioni sono stati pari a 1,1 miliardi per l’esposizione verso Russia e Ucraina nei primi sei mesi. Inoltre, l’esposizione verso le controparti russe incluse nelle liste di nomi a cui si applicano le sanzioni è pari a 0,4 miliardi. I finanziamenti locali ai clienti russi sono limitati a meno dello 0,2% dei prestiti alla clientela del gruppo. Ridotta infine anche la presenza territoriale in Russia, con circa 25 filiali. «Intesa Sanpaolo rimane ai vertici di settore nel 2022 per redditività: stimiamo infatti di superare i 4 miliardi di utile netto, in assenza di ulteriori criticità relative all’approvvigionamento energetico e delle materie prime», ha detto Messina, commentando i risultati del primo semestre. «In caso di ipotesi molto conservativa di copertura al 40% delle esposizioni nei confronti di Russia e Ucraina stimiamo un risultato netto ben superiore a 3 miliardi di euro. I risultati raggiunti nel primo semestre 2022 sono l’ulteriore dimostrazione di come Intesa Sanpaolo sappia, in contesti estremamente complessi, generare una redditività significativa e sostenibile grazie a un modello di business fortemente diversificato e resiliente, a vantaggio di tutti gli stakeholders». Per quanto riguarda la remunerazione degli azionisti, la banca ha in programma un pay out ratio pari al 70% dell’utile netto in ogni anno del piano industriale. Il cda di Intesa Sanpaolo «ha previsto come acconto dividendi cash da distribuire a valere sui risultati del 2022 un ammontare non inferiore a 1,1 miliardi», ha detto l’istituto nel comunicato sui conti. «La delibera consiliare in merito all’acconto dividendi», prosegue la nota, «verrà definita il 4 novembre prossimo, in occasione dell’approvazione dei risultati consolidati al 30 settembre 2022, in relazione ai risultati del terzo trimestre 2022 e di quelli prevedibili per il quarto trimestre». Messina ha anche ricordato che il gruppo si avvicina sempre più all’obiettivo di non avere crediti deteriorati. «Ci avviciniamo a essere una banca a zero Npl», ha detto Messina. Del resto, l’istituto nel semestre ha visto una forte riduzione del profilo di rischio, con un taglio del costo del rischio e una diminuzione di 4,1 miliardi di euro dello stock di crediti deteriorati, al lordo delle rettifiche, nel primo semestre dell’anno.
Ecco il risultato del lavoro della Repubblica dei Giudici: Alberto Stasi è in prigione da 16 anni per un delitto che potrebbe non aver commesso e gli indizi ora vedrebbero come colpevole Andrea Sempio. Prove ignorate, perizie ribaltate e l’anomalia della Cassazione. Il sospetto di un errore giudiziario si fa sempre più pesante.
Nicole Minetti (Ansa)
Secondo il procuratore Francesca Nanni e il sostituto Gaetano Brusa l’ulteriore approfondimento non sarebbe necessario dopo le ricostruzioni ritenute «poco attendibili» fatte da Mabel De Los Santos Torres a mezzo stampa.
«Per ora il parere sulla grazia è confermato». A indurre i magistrati milanesi a prendere questa posizione sarebbero tre novità: l’arrivo di un primo fascicolo dell’Interpol, che non comprova il racconto impressionista della donna; il riscontro negativo dei colleghi di Montevideo che hanno negato l’esistenza di fascicoli aperti per reati contro la morale a carico dell’ex igienista dentale; le smentite della stessa testimone (con ritrattazioni e «non ricordo») durante conversazioni con le televisioni uruguaiane. Un passo avanti che consente anche ai corazzieri del Quirinale di dormire sonni tranquilli.
Qualche giorno fa la signora Torres aveva riaperto i dubbi sull’opportunità di concedere il massimo atto di clemenza, firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, con un’intervista al Fatto Quotidiano nella quale sosteneva che Minetti non aveva mai cambiato vita e aveva continuato a fare ciò per cui era stata condannata in Italia: il favoreggiamento della prostituzione. La massaggiatrice aveva parlato di «festini con escort di imprenditori e politici anche italiani». E aveva aggiunto - lei che per 20 anni aveva lavorato nella proprietà - che ragazze pure minorenni reclutate in Argentina, Brasile, Italia e Uruguay facevano passerella nella riedizione «gaucha» delle cene eleganti di vecchia memoria.
«Ho cominciato a lavorare per Cipriani a 23 anni», ha detto Mabel De Los Santos Torres. «Facevo massaggi anche a casa sua. All’inizio era un ambiente diverso: feste, modelle, gente ricca. Poi, col tempo, tutto è diventato altro. Prima c’erano le presentazioni, gli imprenditori, il jet set argentino, brasiliano ed europeo. Poi restavano gli amici di casa. E lì iniziavano alcool, droga e sesso». Ha anche avanzato accuse di molestie: «Giuseppe pretendeva massaggi sempre più intimi. Quando mi rifiutai iniziarono i problemi e smisero di chiamarmi». Secondo la sua narrazione, Nicole Minetti «viveva lì per lunghi periodi ed era lei a scegliere le ragazze. Al figlio invece (sempre secondo il racconto della donna, ndr) badava la tata uruguaiana».
Una ricostruzione shock non confermata da nessuna indagine, anzi smentita dagli approfondimenti giudiziari. La massaggiatrice in un primo tempo si era detta disponibile a testimoniare davanti ai pm milanesi «a condizione di essere protetta perché ho paura». I legali di Minetti-Cipriani, Emanuele Fisicaro e Antonella Calcaterra avevano replicato così alle nuove accuse: «Sono falsità. I giornalisti, invece di prendere atto della realtà, rilanciano diffondendo ulteriori notizie che nulla hanno a che vedere con la verità. Si tratta di circostanze del tutto inveritiere, anche queste facilmente smentibili documenti alla mano. Procederemo in sede giudiziaria nei confronti dei responsabili di questa violenta campagna mediatica».
Ora la Procura generale ha fatto un passo ufficiale. Aveva ricevuto il nullaosta dal ministero della Giustizia per concretizzare la rogatoria ma ha ritenuto di non dover proseguire nelle verifiche per «l’inattendibilità della teste» in una ricostruzione «priva di fondamento». Il nodo di tutto è il cambiamento dello stile di vita di Minetti, alla base del recepimento della domanda di grazia da parte degli uffici del Quirinale. Nel caso che non fosse confermato, l’architrave comincerebbe a scricchiolare. Non sembra così.
Sulla liceità dell’adozione del bambino affetto da grave patologia le certezze sono ormai granitiche: l’iter è stato formalmente validato da una sentenza del tribunale di Maldonado e riconosciuto anche dal Tribunale dei minori di Venezia. Un altro punto riguarda le cure mediche del minore. Nella richiesta di grazia, Minetti aveva riferito di avere consultato in via informale medici italiani - tra cui specialisti dell’ospedale San Raffaele e di una struttura di Padova - prima di decidere di portare il bambino a Boston, dove opera un centro all’avanguardia per quella specifica malattia. L’iter era stato autorizzato dall’Inau (istituto uruguaiano per i minori) poiché il bimbo era ancora in regime di pre-adozione.
In ogni caso la vicenda non si conclude qui. La Procura generale di Milano è alla ricerca di nuove testimonianze e attende per i primi di giugno un nuovo dossier dall’Interpol per completare l’istruttoria. Ci sarebbe anche l’inchiesta di Sigfrido Ranucci, ma da quel fronte nessuna novità. Sta ancora verificando.
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