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L’Iran alza la tensione ma il tavolo non salta

L’Iran alza la tensione ma il tavolo non salta
Ansa
Nello stretto di Hormuz alcune motovedette iraniane hanno tentato di bloccare una petroliera Usa, mentre nel Mar Arabico un drone di Teheran è stato colpito vicino alla portaerei Lincoln. Trump conferma i colloqui, che la Repubblica islamica vuol spostare in Oman.

A che gioco sta giocando l’Iran? Quando ormai il processo diplomatico sembrava avviato, Teheran ha iniziato a porre degli ostacoli. Ieri, Axios ha riferito che la Repubblica islamica avrebbe chiesto di cambiare la sede dei colloqui di venerdì con gli Stati Uniti. In particolare, l’Iran vorrebbe che si tenessero in Oman, anziché a Istanbul, come precedentemente concordato. La stessa testata ha riportato che una tale richiesta potrebbe mandare a monte la ripresa dei negoziati, irritando Donald Trump e spingendolo di nuovo verso lo scenario dell’opzione militare.

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Tajani chiude la porta al voto anticipato. E la Lega conferma: no al rimpasto
Antonio Tajani (Imagoeconomica)
Il leader del Carroccio riunisce i dirigenti e blinda la squadra: «Siamo leali e responsabili, c’è fiducia in tutti i ministri».

Ambienti di governo negano ma ci deve esser stata per qualche ora la tentazione di andare al voto. Argomento chiuso, il pensiero se mai si è avuto è passato, seppellito. Questo si ripete adesso. Troppi i rischi e le incognite che si aprono una volta che si riconsegna il mandato al Colle, ma soprattutto si perderebbe credibilità.

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Edicola Verità | la rassegna stampa  del 31 marzo

Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 31 marzo con Carlo Cambi

Nel camposanto della sinistra torna il fantasma delle primarie
Dall’alto, in senso orario: Giuseppe Sala; Ernesto Maria Ruffini; Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni (Ansa)
  • L’opposizione, inebriata dal successo del No, si è già incartata: prima il programma o il voto della base? E con quali regole? Nel dubbio si sono già messi in fila i sindaci di Milano e Genova, Ruffini e Decaro.
  • Incubo Schlein: insidiata da Gabrielli e affondata da sponsor imbarazzanti. L’ultima fan di Elly è la Salis.

Lo speciale contiene due articoli.

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Se la Meloni lascia, ci tocca Conte
(Imagoeconomica)
La trappola per indurre la Meloni a dimissioni anticipate, limitando i danni con un voto ravvicinato, ha già un beneficiario: il camaleonte Giuseppi. Che si prepara all’incasso dopo la vittoria dell’Anm, puntando anche sull’incoronazione del «Corriere».

Quando nell’estate di otto anni fa, dopo un colloquio in una stanza d’albergo a Milano, Matteo Salvini e Luigi Di Maio lo scelsero per guidare il governo gialloblù, certo non immaginavano di infilare la testa nelle fauci di uno spietato animale politico. All’epoca Giuseppe Conte era uno sconosciuto docente universitario di diritto privato e sia il leader della Lega che quello dei 5 stelle pensavano di avere a che fare con un professorino di belle speranze ma di nessuna esperienza.

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