2020-09-28
Nello Musumeci: «Hotspot allargati? Volontà criminale»
Il governatore siciliano: «Non se ne parla più, ma il centro di accoglienza di Lampedusa è il macello di sempre Anzi, il Viminale lavora all'ampliamento. È folle: queste strutture non vanno ingrandite ma rese dignitose».«Prima delle elezioni, l'apparato dello Stato si è mosso più di quanto non abbia fatto in passato per evitare la spallata al governo Conte. “Arrivare a fine legislatura": queste sembrano essere le parole d'ordine per il premier Giuseppe Conte». È in viaggio verso uno dei suoi tanti impegni istituzionali il presidente della Regione Sicilia, Nello Musumeci, quando rilascia alla Verità le sue impressioni sui risultati delle elezioni regionali e sulle misure prese dalla Regione per affrontare l'emergenza sbarchi. Governatore Musumeci, come giudica i risultati delle elezioni? Il governo Conte, per ora, resta saldo al suo posto.«Ho letto che il centrodestra avrebbe perso le elezioni. Francamente, mi sembra un'esagerazione. Aver conquistato una regione come le Marche, che da anni votava a sinistra, mi sembra un dato che impone una riflessione: gli elettori hanno scelto di non premiare l'azione di governo e questo è un risultato positivo. Il Pd non ha vinto, pur essendo al governo, e il Movimento 5 stelle sul territorio non c'è. Di loro si intravedono tracce assai rare».Eppure, per il centrodestra i risultati sono stati inferiori alle aspettative, soprattutto al Sud. L'offerta non è stata sufficiente, come ha spiegato Matteo Salvini in un'intervista?«Sono la persona meno adatta a fare le pagelle ai candidati governatori. Il fatto che ci si aspettasse di più fa parte dei sentimenti di ciascuno di noi. Forse il centrodestra deve apparire più unito, pur nel rispetto delle diversità e delle sensibilità interne. Sarebbe più utile parlare uno stesso linguaggio».Quale linguaggio? Quello più vicino alla galassia sovranista di Matteo Salvini e Giorgia Meloni o quello dei moderati di Forza Italia?«Quello della sintesi, che deve saper coniugare le ragioni dell'uno e dell'altro. Fare sintesi significa consentire a ogni forza politica di esprimere una valutazione, per poi arrivare a una posizione il più possibile omogenea e non dissonante. Come non è stato per il referendum».Crede che le diverse posizioni espresse dai leader della coalizione abbiano disorientato gli elettori? «Sul taglio dei parlamentari, la coalizione non ha dato l'impressione di essere particolarmente unita. Io ho scelto il No, e sono convinto che quella sarebbe stata la posizione più logica, come nella migliore tradizione del centrodestra. Non bisogna tagliare i rappresentanti del popolo, ma i privilegi dei rappresentanti del popolo. Detto questo, non vedo problemi di unità. Quelli, semmai, sarebbero da ricercare nelle anime sempre più rissose del governo giallorosso».C'è chi pensa a una «desalvinizzazione» del centrodestra. «Mi sembrano ragionamenti privi di logica e di fondamento. Le sensibilità di Salvini sono differenti da quelle di Giorgia Meloni e di Silvio Berlusconi, ma è proprio su queste differenze che poggia il valore della coalizione. Il centrodestra oggi è maggioritario nel Paese, anche se non è al governo, ma questi sono i paradossi della nostra democrazia. Abbiamo fatto un ulteriore passo avanti, nonostante il linciaggio che abbiamo subito prima delle elezioni».Da parte di chi? «Degli apparati dello Stato, assai vicini al governo centrale, che hanno allontanato la tiepida volontà degli elettori incerti». Quando parla di apparati, a chi si riferisce? Pensa a qualcuno in particolare?«I grandi detentori degli organi di informazione, per esempio. E poi le prefetture, per certi aspetti. I prefetti sono sempre filogovernativi e in alcune realtà esercitano un'importante funzione di servizio al governo di turno. L'apparato dello Stato si è mosso per sostenere il governo Conte».Crede che sul risultato elettorale abbia in qualche modo inciso la posizione del Quirinale, come sostenuto da Giorgia Meloni? In un retroscena apparso sul quotidiano La Stampa a urne aperte, e mai smentito, è trapelata l'intenzione del Colle di non sciogliere le Camere, qualsiasi sarebbe stato il risultato delle urne.«Il capo dello Stato è sempre al di sopra di ogni sospetto. Il linciaggio nei nostri confronti è fatto di veleni, di accuse infondate. Metodi da bassa cucina. L'Italia non è cambiata rispetto a quella degli anni Ottante: per certi versi, gli antichi vizi resistono, anzi producono risultati».C'è chi ha parlato della «vittoria dei governatori»: gli elettori hanno più fiducia in loro che nei partiti?«I governatori conoscono i territori, sono i primi interlocutori dei sindaci, dei presidenti di Provincia. Chi sa essere presente e riesce a farsi carico dei bisogni dei cittadini è visto come un interlocutore credibile, affidabile. È questa la loro forza, a differenza di quanto accade con il governo centrale: Roma, per esempio, sembra essere distante mille miglia dalla Sicilia e dal Mezzogiorno in generale».Che risposte si aspetta dal governo? «La Sicilia non ha una ragionevole percentuale di ferrovie elettrificate, non ha uno scalo intercontinentale, non ha un porto hub. Abbiamo chiesto al ministero delle Infrastrutture di aprire un tavolo e ragionare sulle iniziative per consentire all'isola di uscire dalla sua marginalità. Il tavolo è stato deciso a maggio, non si è mai riunito».Anche sull'immigrazione le distanze sono notevoli: il governo si prepara a smontare i decreti Sicurezza.«Un provvedimento inutile, oltre che dannoso. Il flusso migratorio va arrestato, le navi non devono partire dal Nordafrica. Sulle coste siciliane sono arrivati più di 20.000 persone nell'ultimo anno. Migranti chiusi in hotspot e in centri di accoglienza fuori legge. Sembrano dei macelli. Migliaia di persone stipate in spazi che, per legge, potrebbero contenerne al massimo 190. Senza mascherine, c'è una promiscuità disarmante».Il Tar di Palermo ha bocciato l'ordinanza con cui ha disposto la chiusura degli hotspot regionali. L'immigrazione è «una competenza legislativa esclusiva statale», scrivono. «Il Tar sostiene che io non abbia competenza per i migranti, è vero. Non mi sono occupato del fenomeno migratorio, ma solo della condizione di un cittadino straniero sull'isola che governo, che è assolutamente incompatibile con l'emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Quella sì che è la mia materia, sono io il soggetto attuatore e ho il dovere di intervenire. Questo dato al Tar è sfuggito».La Commissione europea ha presentato un nuovo pacchetto asilo e immigrazione. Nonostante gli annunci, il superamento del regolamento di Dublino resta lontano.«L'Europa continua a giocare con il fuoco. L'annuncio della presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, si è rivelato una cocente delusione». Lei ha usato parole molto dure contro l'Europa: ha parlato di «strafottenza senza precedenti».«Questa Europa ha paura di essere solidale, siamo soli di fronte al dramma del flusso migratorio, che purtroppo durerà ancora diversi anni». Come dovrebbe intervenire, secondo lei?«Servono accordi severi, seri e concreti con i Paesi nordafricani. Dov'è finita la politica di cooperazione europea? L'Europa deve essere presente in quei Paesi, deve portare la propria capacità di investimento, esportare in tecnologie. I centri di accoglienza in Sicilia non avrebbero motivo di esistere se i migranti, dopo essere stati identificati, fossero ricollocati in altri Paesi europei».Qual è la situazione a Lampedusa? Con il trasferimento dei migranti sulle navi quarantena, l'hotspot si sta alleggerendo?«A Lampedusa c'è uno stato non edificante. Dopo 10 anni, anche l'isola si è stancata di vivere una condizione che crea tensione e nervosismo, che alimenta delusioni. Non era mai accaduto che il Consiglio comunale e il sindaco chiedessero a Roma di proclamare lo stato di emergenza. L'hotspot non è stato ancora riqualificato, è ancora quel macello che abbiamo conosciuto nei mesi e negli anni passati».Il Viminale lavora all'ampliamento della struttura: saranno disponibili altri 132 posti. «Questa è la volontà criminale di qualcuno. Non si ampliano i centri di accoglienza: li si rendono decenti e decorosi, nel rispetto dei diritti umani».È pronta una nuova ordinanza, più restrittiva, per far fronte alla risalita dei contagi. «La crescita dei contagi, seppure con un ritmo inferiore rispetto alle altre regioni, ci impone un giro di vite».È preoccupato?«Chi governa non si deve mai preoccupare, semmai occuparsi. Sono per il primato della politica, ma in questa circostanza a decidere è il virus. La politica ha soltanto il dovere di prendere atto dei numeri e di agire di conseguenza. Quando serve, bisogna essere severi e determinati. È grazie a questa linea del rigore se in Sicilia non abbiamo raggiunto i numeri drammatici che abbiamo visto in altre parti d'Italia».
Diego Fusaro (Imagoeconomica)
Maria Rita Parsi (Imagoeconomica)