L’ex premier spieghi qual è il suo mestiere: lavora per l’Italia o per sé stesso?

Quando nell'ottobre scorso Jamal Khashoggi fu barbaramente assassinato all'interno dell'ambasciata dell'Arabia Saudita di Istanbul, Luca Lotti, ex ministro dello Sport e braccio destro di Matteo Renzi, propose di sospendere per protesta la Supercoppa Italia che si sarebbe dovuta disputare in Arabia fra Juventus e Milan. Per l'esponente del Pd, giocare quella partita dopo l'omicidio del cronista a opera di un commando saudita, non era possibile. «La terrificante notizia della morte orrenda del giornalista Khashoggi lascia attoniti. La comunità civile internazionale» spiegò l'ex sottosegretario via Facebook «deve far sentire la propria voce, a tutti i livelli. Credo che anche il mondo dello sport italiano non possa e non debba tirarsi indietro: va immediatamente bloccata la decisione di giocare la finale di Supercoppa italiana a Riad. È comprensibile immaginare l'interesse economico attorno a quella partita di calcio, ma ciò che è accaduto nel consolato dell'Arabia Saudita di Istanbul non può passare sotto silenzio. Come parlamentare, come ex ministro per lo Sport e come cittadino italiano rivolgo un appello accorato alla Lega calcio affinché riconsideri la decisione di giocare il match Juventus-Milan in Arabia Saudita e invito il governo a fare ogni sforzo possibile per evitare che il calcio italiano scriva una pagina di rifiuto nella difesa dei valori e dei diritti». Sono passati appena sei mesi dal post di Luca Lotti e molta acqua è passata sotto i ponti. Talmente tanta che deve aver lavato il sangue di Khashoggi, facendo dimenticare non solo la sua morte, ma le modalità con cui è stato ucciso: attirato in una trappola all'interno dell'ambasciata in Turchia, strozzato da killer giunti appositamente da Riad e poi fatto a pezzi. I resti del suo corpo non sono mai stati trovati, né sono mai state chiarite le responsabilità del principe regnante. Alcuni sicari sono stati arrestati, ma al momento sembra che il fermo dei presunti assassini serva più a coprire le responsabilità dei mandanti piuttosto che a punire i responsabili del barbaro omicidio.
Sta di fatto che dopo l'orrendo crimine, nessun politico occidentale ha più messo piede a Riad e il regno saudita è sprofondato in un isolamento internazionale. L'erede al trono Mohammad Bin Salman, sospettato di essere il mandante dell'assassinio di Khashoggi, si è dato da fare per rompere il clima di emarginazione che ha colpito il Paese oltre che la sua persona. In Italia, per esempio, ha cercato di comprarsi un pezzo di Scala tramite il ministero saudita della Cultura, ma l'offerta è stata respinta. Nella speranza di far dimenticare il brutale omicidio, il principe è anche volato a Mosca e ha cercato di instaurare relazioni con i cinesi, tuttavia l'Occidente ha preferito congelare i rapporti. Come dicevamo nessun politico di un certo livello ha accettato di volare a Riad. Tutti, tranne uno. Quell'uno risponde al nome di Matteo Renzi. Da quel che risulta alla Verità, l'ex presidente del Consiglio si è di recente recato in Arabia Saudita, dove per altro era già stato quando era a Palazzo Chigi. All'epoca il viaggio ebbe una certa risonanza perché, secondo quanto riferirono i giornali, la delegazione italiana fu protagonista di una specie di rissa. Gli uomini al seguito del premier si contesero i Rolex offerti in omaggio dai sauditi, lasciando esterrefatti gli uomini dello sceicco, che mai avevano assistito a una simile baruffa. La faccenda, come detto, ebbe una certa eco anche in Italia, anche perché gli orologi - il cui valore era superiore a quello che è consentito ricevere a un funzionario pubblico - a un certo punto sparirono, per poi ricomparire a Palazzo Chigi solo dopo diversi articoli, anche se qualcuno insinuò che all'appello mancassero i più preziosi.
Ma questa è acqua passata. Ciò che non è affatto passato è l'orrore dell'omicidio di Khashoggi. E tuttavia, a quanto pare, Matteo Renzi non si è fatto problemi a volare a Riad e a rompere l'isolamento in cui è piombata l'Arabia Saudita dopo l'eliminazione del giornalista. Soprattutto ci è andato appena dopo pochi giorni che nella capitale saudita era state giustiziate 37 persone, una delle quali crocifissa. Se Renzi fosse un cittadino qualsiasi, ovviamente sarebbe libero di andare dove gli pare senza dover rendere conto a nessuno. Ma l'ex presidente del Consiglio non è un libero cittadino, bensì un senatore della Repubblica. Per quanto egli si atteggi a semplice onorevole, egli rimane un influente esponente politico, con l'ambizione di condizionare la vita di questo Paese. Nei giorni scorsi abbiamo riferito dei frequenti viaggi che l'ex segretario del Pd fa all'estero, nel Medio Oriente, ma non solo. Oggi riportiamo la notizia del suo recente viaggio in Arabia. Forse è giunta l'ora che Renzi spieghi qual è il suo mestiere, se cioè egli sia al servizio del Paese o dei propri interessi. Anche perché ci risulta che questi viaggi non siano gratis. Ogni volta che prende il volo, a differenza di altri ex premier, ha al seguito una scorta che è pagata dai contribuenti e forse è arrivato il momento che di questa spesa egli renda conto. Ci fa piacere che al di fuori della politica Renzi abbia trovato modo per fare soldi, con conferenze o altro, resta da capire, se va all'estero per farsi gli affari suoi, perché resti in Parlamento e perché gli italiani debbano pagare il conto.






