
- Di nuovo Rogoredo: cinese irregolare rapina guardia giurata e apre il fuoco sugli agenti. Salvi per miracolo, reagiscono: finiranno indagati? Sempre nel capoluogo, ragazzo accoltellato in pieno centro. E il Pd locale aveva appena manifestato contro l’Ice di Trump.
- Questa volta l’arma non era finta. Il presidio del territorio è a rischio. È ora che la sinistra ammetta il legame tra l’escalation di violenza e l’immigrazione.
Lo speciale contiene due articoli.
I poliziotti sono vivi per miracolo. È il punto da cui bisogna partire per capire che cosa è accaduto domenica pomeriggio in piazza Mistral, a Rogoredo, periferia di Milano, dove una volante della Polizia di Stato è finita sotto il fuoco di un uomo armato. Contro il mezzo sono stati esplosi almeno tre colpi, secondo gli accertamenti più recenti, diretti ad altezza d’uomo. I proiettili hanno colpito la carrozzeria e le portiere del Land Cruiser blindato delle Uopi, le Unità operative di primo intervento create dopo gli attentati del Bataclan per fronteggiare minacce armate ad alto rischio. Senza quella blindatura, oggi il bilancio sarebbe probabilmente un altro.
La ricostruzione parte alle 14.30. Il rapinatore, un trentenne di nazionalità cinese, classe 1995, di nome Liu Wenham, irregolare sul territorio italiano, aggredisce in via Caviglia una guardia giurata italiana di circa 50 anni che sta andando al lavoro. Lo colpisce alla testa con un bastone. Poi gli strappa la pistola d’ordinanza, una Walther P99, e fugge verso la periferia. Scatta l’allarme al 112, le volanti iniziano a setacciare il quartiere, finché alle 15.15 l’uomo incrocia il Land Cruiser delle Uopi in via Cassinis. Non tenta la fuga: spara contro l’auto della polizia. Gli agenti sono protetti dalla blindatura e rispondono. Il trentenne viene colpito gravemente, trasportato al Niguarda in codice rosso, dove ora è ricoverato in fin di vita. Nessun poliziotto è rimasto ferito. La differenza l’ha fatta la protezione del mezzo.
Il contesto è quello che inquieta di più. Piazza Mistral dista poco più di un chilometro dal boschetto della droga di via Impastato, dove solo pochi giorni fa un altro intervento di polizia, durante un servizio antidroga, si è concluso con la morte del pusher Abderrahim Mansouri. In quel caso, a un agente in borghese era stata puntata contro una pistola - poi risultata una replica a salve priva del tappo rosso, ma indistinguibile da una vera nella penombra - e l’agente aveva sparato un solo colpo.
Rogoredo è così tornata, nel giro di pochi giorni, al centro della cronaca nera. Un’area che da anni concentra spaccio, rapine, aggressioni, e che oggi si trova sotto i riflettori anche per un altro motivo: a meno di due chilometri sorge l’Arena di Santa Giulia, destinata a ospitare le gare di hockey delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026. La Milano che si prepara a mostrarsi al mondo convive con una periferia in cui si spara contro le volanti in pieno giorno. Una frattura che i residenti denunciano da tempo e che gli interventi, per quanto intensi, faticano a ricomporre.
Le Uopi rappresentano l’ultimo livello di risposta dello Stato. Operano con mezzi blindati, armi lunghe e addestramento specifico per situazioni di fuoco diretto. Il fatto che siano state necessarie in un normale pomeriggio domenicale, davanti a un ristorante e a una scuola di danza poi evacuata per sicurezza, è un segnale che va oltre il singolo episodio. È il segno di una soglia della violenza ormai superata, che impone scelte operative e politiche difficili.
A rafforzare questo quadro è arrivata anche la presa di posizione del Siulp, il principale sindacato della Polizia di Stato. Il segretario generale Felice Romano ha parlato di un episodio che conferma come il degrado e la violenza delle periferie non siano più una «percezione», ma un dato oggettivo con cui gli operatori si confrontano ogni giorno, esponendo la propria incolumità. Romano ha sottolineato che ignorare la sussistenza della legittima difesa in situazioni di fuoco reale sarebbe «un’opzione irricevibile», ricordando come l’automatismo dell’atto dovuto - l’iscrizione nel registro degli indagati - si traduca spesso per i poliziotti in anni di sofferenze personali e professionali. A pochi giorni dall’iscrizione per omicidio volontario di un collega coinvolto nella sparatoria di via Impastato, il leader del Siulp ha avvertito che il modo in cui verranno inquadrate anche queste nuove vicende inciderà sulla credibilità dello Stato, che rischia di apparire più solerte nel vagliare l’operato di chi interviene che nel reprimere chi spara contro una volante.
Mentre Rogoredo torna a essere teatro di sparatorie, il centrosinistra milanese è sceso in piazza contro la presenza degli agenti statunitensi dell’Ice nel villaggio olimpico, una presenza innocua, limitata a funzioni di coordinamento. Alla manifestazione era ha partecipato anche Mario Calabresi, indicato come candidato sindaco in pectore per il centrosinistra. Peccato che a pochi chilometri di distanza i residenti di Rogoredo hanno a due conflitti a fuoco in pochi giorni: una distanza politica che nel quartiere viene vissuta come rimozione dei problemi reali, tra spaccio, violenza e paura quotidiana.
Matteo Salvini ha scritto su X «Io sto col poliziotto», annunciando iniziative di sostegno agli agenti. Un messaggio che risuona anche alla luce di quanto accaduto ieri a Torino, dove un agente è stato picchiato: episodi diversi, ma un comune denominatore che riporta al centro la sicurezza e la tutela di chi opera sul campo.
Nel frattempo, un ventitreenne è stato accoltellato da tre giovani, nella notte tra sabato e domenica, vicino alla Bocconi, sempre a Milano. Ricoverato in codice rosso, non è in pericolo. Dopo il suo racconto sono scattate le indagini, ma i contorni dell’episodio sono ancora poco chiari.
Questa volta l’arma non era finta. Il presidio del territorio è a rischio
Ancora una volta a Rogoredo. Ancora una volta lì, in una periferia che evidentemente la lunga amministrazione del sindaco Beppe Sala ha spinto più in là dalla Milano dei grattacieli e del jet set e che ha tentato di recuperare con il tocco magico delle Olimpiadi invernali. Già, perché Rogoredo è a due passi dall’Arena Santa Giulia, uno dei palazzetti del ghiaccio palcoscenico dei Giochi.
Ancora Rogoredo, dunque. Ma soprattutto ancora una volta contro la polizia, sempre più bersaglio di teppisti e criminali. Sfumature diverse dello stesso disegno delinquenziale dove le forze dell’ordine diventano il nemico e lo Stato un nulla. Ancora una volta a Rogoredo, come era successo la notte del 26 gennaio in cui Zack Mansouri, giovane spacciatore marocchino, aveva puntato una pistola - solo successivamente si sarebbe rivelata una replica a salve - contro uno dei poliziotti che stavano facendo i controlli, il quale per legittima difesa ha risposto aprendo il fuoco. Ecco, ieri pomeriggio, ancora una volta a Rogoredo, in piazza Mistral, altra scena da Far west: un rapinatore di origine cinese, irregolare, ha prima rubato la pistola a una guardia giurata e poi aperto il fuoco contro la pattuglia della polizia intervenuta sul posto, ingaggiando così uno scontro armato con gli agenti, ma anche col rischio di colpire i passanti visto l’orario (primo pomeriggio) e la zona. Riavvolgendo il nastro si capisce la gravità del fatto: il rapinatore aveva aggredito la guardia giurata con un bastone per sottrarle l’arma, impossessatasi della quale era poi fuggito. A quel punto è scattato l’allarme. Il resto è appunto come descritto: il bandito usa l’arma sottratta alla guardia e apre il fuoco. A differenza del marocchino, sentinella del traffico della droga nel bosco di Rogoredo che aveva puntato nella notte una pistola poi risultata non vera, stavolta l’arma è perfettamente funzionante perché di una guardia giurata. Ecco perché non c’è il minimo dubbio tra gli agenti in servizio. E infatti ecco i colpi all’indirizzo del Range Rover blindato della Polizia. Non resta che rispondere per evitare il peggio.
I colpi che partono dagli agenti andranno a bersaglio, atterrando l’uomo e riducendolo in fin di vita. La dinamica è lampante: legittima difesa ed espletamento delle funzioni di garanzia a tutela dell’ordine pubblico. Nella speranza che in Procura nessuno abbia intenzione di indugiare oltremodo con il rischio di indebolire ancor più il ruolo della polizia e più in generale delle forze dell’ordine, messo a durissima prova nelle ultime ore. Ci sono parole da aggiungere? Sì, sempre. Perché altrimenti il rischio è di «isolare» quegli agenti, quelle donne e quegli uomini in divisa impegnati nel garantire la nostra sicurezza. Cos’è successo stavolta? Il motivo potrebbe essere lo stesso: il pusher marocchino era sbucato dal buio per disturbare il controllo della polizia nella principale area di spaccio della città; allo stesso modo si può pensare al rapinatore di ieri, un trentenne di origine cinese, come facente parte di una catena di montaggio delinquenziale. Gli asiatici non sono - salvo smentite - rapinatori isolati, ma fanno parte di filiere criminali invisibili dove si passa dal controllo dei laboratori (e anche nella zona di Rogoredo, come in tante periferie metropolitane, ce ne sono parecchi) a quello delle attività commerciali, dal racket dei fiori a quello di altra merce. L’aggressione alla guardia giurata per sottrarre un’arma è un atteggiamento che trasmette un senso di padronanza: io faccio quello che voglio, anche prendermi un’arma per sbrigare i miei affari. Ecco, quel che sta accadendo è la sfida a chi deve controllare pezzi di città: da una parte lo Stato, dall’altra i criminali. Vuoi che siano le zone circostanti le stazioni, vuoi che siano le periferie dove gli stranieri si differenziano spesso per una matrice di provenienza: magrebina, nigeriana, latinos, cinesi, pachistani, cingalesi, slavi…
La questione migratoria incide eccome nelle dinamiche criminali e, se la sinistra continua con lo stesso atteggiamento ambiguo con cui solidarizza a caldo ma non affronta certe meccaniche legate alla sicurezza, le sue ricette non potranno mai essere credibili.






