- Alla riunione del G7 interviene pure Volodymyr Zelensky: c’è l’impegno per uno stop progressivo al petrolio russo, ma manca ancora l’ok al sesto pacchetto di misure contro Mosca.
- Come ogni anno, oggi si celebra un’Europa diventata un’enorme macchina mangiasoldi. La guerra è alle porte ma Bruxelles pensa al suo vero conflitto: il voto. E anche se mancano due anni, è già scattata l’autopromozione. Ecco gli sprechi più clamorosi.
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Lo speciale contiene tre articoli.
«L’obiettivo è il ritiro completo dei russi dall’Ucraina». Lo ha detto il presidente ucraino, Volodymyr Zelensky in videoconferenza con i leader dei Paesi del G7. A ospitare la call, il cancelliere tedesco Olaf Scholz, che aveva invitato Zelensky a «partecipare e riferire sulla situazione attuale». Nel gruppo dei 7 grandi della Terra, riunito anche per commemorare la fine della seconda guerra mondiale, il presidente Usa Joe Biden, il presidente francese Emanuel Macron, il premier inglese Boris Jhonson, quello italiano Mario Draghi e il primo ministro del Giappone Fumio Kishida. Oltre alla presidente della Commissione Ue Ursula von der Layen e al Segretario della Nato Jens Stolnteberg. Assente il premier canadese Justin Trudeau in visita ieri a Irpin. In una nota diffusa a fine vertice si legge che per il G7 «l’aggressione di Putin all’Ucraina è un’onta sulla Russia e sugli storici sacrifici del suo popolo. La Russia ha violato l’ordine internazionale basato sulle regole, in particolare la Carta delle Nazioni unite, concepita dopo la seconda guerra mondiale per risparmiare alle successive generazioni la piaga della guerra». Inoltre le sette maggiori economie avanzate si impegnano a «eliminare progressivamente o a mettere al bando le importazioni di petrolio russo», ma con modalità e tempistiche «ordinate» e tali da «assicurare al mondo tempo per reperire forniture alternative». Nel comunicato finale si legge anche che i 7 grandi si impegnano a collaborare con i vari partner «per assicurare forniture di energia globali stabili e sostenibili, a prezzi abbordabili per i consumatori, anche accelerando la riduzione della dipendenza complessiva sui combustibili fossili e la transizione verso energie pulite, in linea con i nostri obiettivi climatici». L’impegno sul petrolio è tra quelli assunti nell’ambito delle misure sanzionatorie contro la Russia ma Biden, collegato dalla sua casa nel Delaware, ha sollecitato il ricorso «a sanzioni senza precedenti per imporre gravi costi a Putin ma anche ai suoi parenti, a tre stazioni tv russe e ai dirigenti di Gazprombank». La Casa Bianca poi ha vietato agli americani di fornire servizi alle imprese russe. Infatti ieri il ministro degli Esteri ucraino Dmytro Kuleba, dopo aver sentito il suo omologo Usa Antony Blinken, ha twittato che si stanno decidendo i modi per «sbloccare le esportazioni alimentari dell’Ucraina e garantire la sicurezza alimentare globale» e che «sono in arrivo nuove sanzioni Usa contro Mosca», anche se nel frattempo la quarta riunione dei rappresentanti diplomatici dei Ventisette (Coreper) è terminata senza l’ok al sesto pacchetto che contiene l’embargo contro il petrolio russo, misura poco gradita ad alcuni Paesi dell’Est europeo particolarmente dipendenti dal greggio di Putin. I negoziati proseguiranno nei prossimi giorni ma intanto per Ungheria, Slovacchia e Repubblica Ceca, si ipotizza una moratoria fino al 2024 e possibili compensazioni mentre il Coreper continua a discutere sulle misure per garantire la sicurezza degli approvvigionamenti e sulle questioni tecniche legate alla «riconversione infrastrutturale». Infine ieri sera nel discorso alla nazione il cancelliere tedesco Scholz, ha assicurato: «Sono profondamente convinto: Putin non vincerà, l’Ucraina resisterà. Libertà e sicurezza vinceranno. Non porteremo la Nato in guerra. Il fatto che non ci debba essere più una guerra mondiale, e certamente non una guerra fra potenze nucleari, anche questo è un insegnamento dell’8 maggio», con riferimento alla commemorazione della capitolazione tedesca nel secondo conflitto mondiale.
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