La Procura generale di Roma aveva infatti chiesto di ribaltare la sentenza di primo grado nei confronti di Delmastro. Ma ieri pomeriggio, dopo una camera di consiglio durata un paio d’ore, la Corte d’Appello di Roma ha confermato la condanna a otto mesi nei confronti dell’ex sottosegretario. Sconfessando il sostituto procuratore generale, Tonino Di Bona, il quale, nel corso della requisitoria per motivare la sua richiesta l’assoluzione per Delmastro, aveva affermato che «non vi era certezza sulla segretezza» degli atti diffusi su cui «c’era limitata divulgazione ma nessuno ne aveva segnalata la riservatezza».
Una doccia gelata nei confronti della quale il difensore dell’esponente di Fratelli d’Italia, l’avvocato Andrea Milani, ha già annunciato ricorso: «È un caso per cui sono disposto ad andare fino in fondo. Attendiamo le motivazioni della sentenza. Andremo sicuramente in Cassazione. Siamo delusi e stupiti della sentenza di oggi pomeriggio. Alla luce delle parole della Procura generale e della ricostruzione non c’era alcun dubbio. Le presunte notizie rivelate non erano segrete». E anche Delmastro conferma l’intenzione di non arrendersi, evidenziando nel suo commento una circostanza a dir poco singolare: «Non condivido la decisione della Corte d’Appello, ma ne prendo atto. Non ho intenzione di fermarmi qui. Andrò fino in Cassazione, con quattro richieste assolutorie, nella certezza di riuscire finalmente a dimostrare la correttezza del mio operato, senza se e senza ma». Ed è nelle parole «quattro richieste assolutorie» pronunciate dall’ex sottosegretario che si racchiude la particolarità della sua vicenda processuale, caratterizzata appunto da quattro richieste -due di archiviazione e due di assoluzione - da parte dell’accusa, ogni volta ribaltate dai giudici.
Riavvolgiamo il nastro. Il caso giudiziario che ha coinvolto Delmastro, finito a processo a Roma dopo una denuncia del deputato di Avs Angelo Bonelli, prende il via il 31 gennaio 2023 quando il parlamentare di Fdi Giovanni Donzelli alla Camera riporta alcune informazioni su Cospito, detenuto al 41 bis impegnato in quel periodo in un lungo sciopero della fame contro il carcere duro. In quell’occasione l’allora responsabile nazionale di Fratelli d’Italia, poi sentito anche lui dai magistrati come testimone, parlò di alcuni colloqui che l’anarchico torinese aveva avuto nel carcere di Bancali a Sassari, dove era detenuto. Interrogato sul fatto, Donzelli ammise di aver ricevuto quelle informazioni dal collega di partito Delmastro. L’allora sottosegretario, con delega al Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, si difese spiegando di aver girato sì le informazioni a Donzelli, ma che si trattava di documenti non classificati. Quanto riferito dall’oramai ex sottosegretario al collega di partito faceva parte di un’informativa proveniente dall’amministrazione penitenziaria, su cui era apposta la dicitura «a limitata divulgazione», predisposta sulla base dell’osservazione in carcere dei detenuti e che lo stesso Delmastro aveva chiesto di visionare. I colloqui indicavano l’auspicio che quella contro il carcere duro diventasse una battaglia comune tra boss mafiosi e l’anarchico. Pochi mesi dopo, a maggio del 2023, la Procura di Roma, nella persona dell’allora procuratore aggiunto Paolo Ielo, chiede l’archiviazione per Delmastro, sostenendo che in effetti c’è stata una violazione del segreto amministrativo, alla quale però manca «l’elemento soggettivo» del reato, ovvero la volontà dolosa. Ma a luglio del 2023 il gup Emanuela Attura dispone l’imputazione coatta per Delmastro. Nell’udienza preliminare del 22 novembre di quell’anno Ielo chiede una seconda volta il non luogo a procedere per l’imputato. Un altro gup, Maddalena Cipriani, manda a processo Delmastro, sconfessando di nuovo la linea della Procura. Arriviamo così al 20 febbraio del 2025, quando durante il processo di primo grado, Ielo e la pm Rosalia Affinito chiedono l’assoluzione per l’allora sottosegretario. Le due toghe ribadiscono la mancanza dell’elemento soggettivo del reato. Lo stesso giorno, da parte del Tribunale arriva la terza sconfessione della linea della Procura e l’esponente di Fdi viene condannato a otto mesi per rivelazione di segreto d’ufficio.
«Una condanna che giunge dopo che la Procura davanti al Gip e al Gup, sia in primo grado e sia in Appello, ha chiesto sempre l’assoluzione per Delmastro», commenta il capogruppo di Fdi alla Camera Galeazzo Bignami, che aggiunge: «Un caso unico per la giustizia italiana».