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2019-07-23
Lega e M5s, lite pure sull’Italia in tilt. Salvini: «Inaccettabili i no sulla Tav»
Ansa
«Bisogna portare il panico alla superficie delle cose». È la linea dei siti anarchici che esultano dopo i roghi sulla linea dell'alta velocità a Firenze, ma sembra anche quella del governo. Da qualche giorno non c'è argomento, non c'è dettaglio, non c'è colore di cravatta che non diventi immediatamente - per Movimento 5 stelle e Lega - un campo di battaglia dove differenziare le posizioni e scaricare dosi industriali di livore. Anche sull'Italia spaccata in due dopo il sabotaggio di Rovezzano la reazione è da lite condominiale, un gran volare di piatti che dà la temperatura in ebollizione, prima del possibile showdown generale.
A cominciare è il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture, Danilo Toninelli, che da Palermo parla di treni ma sembra più preoccupato per la richiesta di un rimpasto da parte della Lega, che riguarderebbe proprio lui e il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. «Il compito di Rete ferroviaria italiana è intervenire prima possibile, come sta facendo, per far sì che questi immani disagi possano essere risolti. Quando avremo tutte le informazioni potrò rispondere». Poi Toninelli, messo alle strette da una richiesta del piddino Roberto Morassut di andare a riferire alla Camera su una vicenda accaduta da poche ore, ha uno scatto inatteso: «Chi oggi pretende che il ministro vada a riferire, deve prima chiedere al ministro dell'Interno chi sono i responsabili di questi atti dolosi che non sono accettabili».
È un gratuito calcio negli stinchi a Matteo Salvini e ovviamente il vicepremier leghista, a Firenze per firmare il protocollo d'intesa con la Regione Toscana per il numero di emergenza 112 europeo, non si lascia scappare l'occasione per replicare. Fa un sopralluogo nelle zone del sabotaggio e aggiunge: «C'è il massimo impegno per assicurare i delinquenti alla giustizia. Meritano anni di galera, visto che hanno bloccato l'Italia e rovinato la giornata a molti italiani. Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le forze dell'ordine». Per poi concludere al curaro: «In ogni caso da tutti i partiti e dall'intero governo ci aspettiamo una dura condanna delle violenze e un deciso sì alla Torino-Lione».
Il ministro dell'Interno coglie l'occasione per rimarcare la distanza, sui temi infastrutturali, fra lui e Toninelli. «Ci sono troppe infrastrutture bloccate al ministero dei Trasporti. Il Mit deve aiutare la gente a viaggiare e non bloccare porti, aeroporti, ferrovie, tunnel, autostrade. Il vero problema è il blocco di centinaia di opere pubbliche. Non è questione di rimpasto, se uno fa il ministro ai blocchi stradali, noi siamo al governo per sbloccare le strade, non per bloccarle».
La pallina torna nel campo dei grillini e la partita a tennis diventa un'esibizione muscolare di ragioni e torti nel corso della quale Rovezzano, i Frecciarossa e La strategia della lumaca (è il titolo dell'articolo di plauso agli attentatori sul sito Finimondo.org) stanno sullo sfondo. In primo piano c'è l'elettricità temporalesca della stagione più litigiosa da quando, 13 mesi fa, fu varato il governo del cambiamento. La faccenda è delicata, sul tavolo c'è di nuovo la Tav con le posizioni antitetiche dei due partner a Palazzo Chigi. E Luigi Di Maio ritiene di non dover lasciare solo Toninelli, già in difficoltà di suo in ogni situazione pubblica.
«Se le ipotesi saranno confermate» scrive in un post su Facebook l'altro vicepremier, «saremmo davanti a un vero e proprio attentato allo Stato. Un atto a tutti gli effetti sovversivo che sta danneggiando migliaia di persone e lavoratori. Se la pista anarchica sarà confermata, qui c'è una banda di criminali ferma agli anni Settanta che, indipendentemente dalle idee e dalle convinzioni di ognuno, mina gli interessi del Paese. La condanna del Movimento 5 stelle è ferma, ma non si provi a strumentalizzare quanto accaduto per fare il tifo a favore o contro la Torino-Lione. L'alta velocità la prendiamo tutti i giorni, è la normalità delle nostre giornate. Anzi, l'alta velocità servirebbe anche al Sud come una Roma-Matera, capitale europea della cultura. E spero si completi prima possibile la Napoli-Bari».
Per essere ancora più chiaro sulla Tav, Toninelli ha licenziato con una mail Pierluigi Coppola, uno degli esperti della Commissione istituita per l'analisi costi-benefici, per «aver violato la riservatezza rilasciando interviste non autorizzate. Soprattutto rimane un'ombra su di lui in merito al falso controdossier con numeri sballati nell'analisi costi-benefici, che gli è stato attribuito sulla stampa e di cui lui ha smentito la paternità». Motivazioni pasticciate che nascondono il vero problema: Coppola si era dissociato dalla valutazione negativa degli altri. Di nuovo Salvini su Toninelli: «Se il suo unico atto sulla Tav è licenziare il professore a favore, non ci siamo proprio». Il braccio di ferro continua su tutto. Poiché sono state avvistate due navi Ong al largo della Libia, ci si domanda se il governo andrà a casa in treno o in barca.
Giorgio Gandola
Attentato alle ferrovie, ritardi di ore
L'ultima udienza del processo ai bombaroli anarchici era fissata per le 9. Quattro ore prima, coincidenza, un attentato incendiario che i vigili del fuoco hanno valutato subito come doloso, ha fatto saltare una cabina elettrica dell'alta velocità, all'altezza della stazione di Rovezzano, nella immediata periferia di Firenze, in via Chimera, e ha bloccato tutta la linea. Treni in tilt sia verso Nord che verso Sud. Il caos. E, così, per gli investigatori, collegare l'azione incendiaria (per ora si procede per il reato di danneggiamento doloso) al processo è stato quasi naturale.
Soprattutto perché gli imputati sono 28 anarchici accusati di aver piazzato la bomba di Capodanno alla libreria Bargello, considerata vicina a Casapound, attentato nel quale rimase gravemente ferito un artificiere della polizia di Stato.
Alle 13, poi, è arrivata quella che gli investigatori definiscono una «rivendicazione». Sul sito web di area anarchica Finimondo.org è comparso un post dal titolo: La strategia della lumaca. Ecco il testo: «Cosa è successo? All'alba, nella prima periferia del capoluogo toscano, una cabina elettrica dell'Alta velocità si è surriscaldata al punto da andare in fiamme. Sarà stato un caso? Una coincidenza? Una vile provocazione? Oppure, più semplicemente ed umanamente, un gesto d'amore e di rabbia?». Chi è esperto di rivendicazioni anarco insurrezionaliste trova in quelle parole il link che collega il processo all'attentato.
Il post anarchico continua così: «Tutto dieci giorni dopo il ventunesimo anniversario della morte di Maria Soledad Rosas, due giorni dopo il diciottesimo anniversario della morte di Carlo Giuliani e poche ore prima della prevista sentenza da parte del Tribunale di Firenze contro una trentina di anarchici». Tombola.
E i giudici della Corte d'Assise di Firenze ieri hanno inflitto condanne con pene da pochi mesi fino a 9 anni e 6 mesi per 26 dei 28 anarchici imputati. La lettura della sentenza è stata interrotta dai cori e dalle urla degli anarchici presenti in aula, con le forze dell'ordine che hanno sgomberato l'aula. I giudici hanno condannato tre dei quattro anarchici accusati del ferimento dell'artificiere della polizia Mario Vece (che si è costituito parte civile e a ha chiesto un risarcimento di due milioni e mezzo di euro, riqualificando il reato di tentato omicidio in quello di lesioni personali gravissime: 9 anni e 6 mesi a Pierloreto Fallanca, 9 anni 10 mesi e 15 giorni a Giovanni Ghezzi e 9 anni a Salvatore Vespertino. Assolto per non aver commesso il fatto Nicola Almerigogna.
L'accusa per i presunti attentatori era di tentato omicidio e nella requisitoria il pm aveva chiesto condanne tra i 10 e gli 11 anni.
A Rovezzano gli attentatori hanno bruciato i fili della cabina elettrica volutamente in due punti diversi e danneggiato due pozzetti per bloccare il traffico di uno degli snodi più importanti d'Italia in tutte le direzioni. Risultato? Ritardi medi di 180 minuti con punte di 240 su tutto il sistema, 30 treni Trenitalia (che ha avvisato, come segnalato da un lettore della Verità, solo alle 16.57 i suoi clienti che in mattinata c'erano stati i gravi disagi) e 12 di Italo cancellati. E, soprattutto, confusione nelle stazioni. Sui treni bloccati c'erano anche molti giudici partiti da tutt'Italia per l'ultimo saluto a Francesco Saverio Borrelli.
La zona della stazione di Rovezzano già in passato è stata colpita da un'altra azione dimostrativa, in quell'occasione fallita, per tentare di bloccare il traffico ferroviario. Il 21 dicembre 2014 i tecnici delle ferrovie riuscirono a spegnere l'incendio di un pozzetto elettrico nelle vicinanze della galleria di San Donato. E trovarono dalla parte opposta del tunnel, vicino a Rovezzano, una bottiglia inesplosa con liquido infiammabile, fiammiferi e diavolina appiccicati sopra. Il 2 dicembre, invece, una tanica di benzina fu trovata su una gru impiegata nei lavori dell'alta velocità nella stazione di Campo di Marte. Episodi che, però, non sono mai stati rivendicati. Questo, invece, è andato a buon fine. E in città sono apparse scritte sui muri che portano nella stessa direzione e che tengono uniti ancora una volta l'attentato e il processo: «La carta è solo carta, la carta brucerà».
È stato il ministro dell'Interno Matteo Salvini a collegare un'ulteriore vicenda: «Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le forze dell'ordine». D'altra parte, c'è uno strano fermento nell'area anarco insurrezionalista. L'altro giorno è uscito da un Cpr un nigeriano che in passato deteneva materiale per creare esplosivi e che mantiene contatti con l'area degli anarchici bolognesi. Per lui si è mossa una strana rete di solidarietà, che sembra portare al gruppo di anarchici che nei Cpr da un po' di tempo cerca di fare proseliti.
Fabio Amendolara
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Il vicepremier attacca Danilo Toninelli, «ministro ai blocchi stradali»: «Ci sono troppe infrastrutture ferme al Mit». Luigi Di Maio: «Non ci si provi a strumentalizzare quanto accaduto per fare il tifo pro o contro la Torino-Lione».Caos in tutto il Paese per il rogo doloso di una cabina elettrica dell'alta velocità vicino a Firenze. Pista anarchica: ieri in città 26 condanne per attività sovversive.Lo speciale contiene due articoli«Bisogna portare il panico alla superficie delle cose». È la linea dei siti anarchici che esultano dopo i roghi sulla linea dell'alta velocità a Firenze, ma sembra anche quella del governo. Da qualche giorno non c'è argomento, non c'è dettaglio, non c'è colore di cravatta che non diventi immediatamente - per Movimento 5 stelle e Lega - un campo di battaglia dove differenziare le posizioni e scaricare dosi industriali di livore. Anche sull'Italia spaccata in due dopo il sabotaggio di Rovezzano la reazione è da lite condominiale, un gran volare di piatti che dà la temperatura in ebollizione, prima del possibile showdown generale.A cominciare è il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture, Danilo Toninelli, che da Palermo parla di treni ma sembra più preoccupato per la richiesta di un rimpasto da parte della Lega, che riguarderebbe proprio lui e il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. «Il compito di Rete ferroviaria italiana è intervenire prima possibile, come sta facendo, per far sì che questi immani disagi possano essere risolti. Quando avremo tutte le informazioni potrò rispondere». Poi Toninelli, messo alle strette da una richiesta del piddino Roberto Morassut di andare a riferire alla Camera su una vicenda accaduta da poche ore, ha uno scatto inatteso: «Chi oggi pretende che il ministro vada a riferire, deve prima chiedere al ministro dell'Interno chi sono i responsabili di questi atti dolosi che non sono accettabili».È un gratuito calcio negli stinchi a Matteo Salvini e ovviamente il vicepremier leghista, a Firenze per firmare il protocollo d'intesa con la Regione Toscana per il numero di emergenza 112 europeo, non si lascia scappare l'occasione per replicare. Fa un sopralluogo nelle zone del sabotaggio e aggiunge: «C'è il massimo impegno per assicurare i delinquenti alla giustizia. Meritano anni di galera, visto che hanno bloccato l'Italia e rovinato la giornata a molti italiani. Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le forze dell'ordine». Per poi concludere al curaro: «In ogni caso da tutti i partiti e dall'intero governo ci aspettiamo una dura condanna delle violenze e un deciso sì alla Torino-Lione».Il ministro dell'Interno coglie l'occasione per rimarcare la distanza, sui temi infastrutturali, fra lui e Toninelli. «Ci sono troppe infrastrutture bloccate al ministero dei Trasporti. Il Mit deve aiutare la gente a viaggiare e non bloccare porti, aeroporti, ferrovie, tunnel, autostrade. Il vero problema è il blocco di centinaia di opere pubbliche. Non è questione di rimpasto, se uno fa il ministro ai blocchi stradali, noi siamo al governo per sbloccare le strade, non per bloccarle».La pallina torna nel campo dei grillini e la partita a tennis diventa un'esibizione muscolare di ragioni e torti nel corso della quale Rovezzano, i Frecciarossa e La strategia della lumaca (è il titolo dell'articolo di plauso agli attentatori sul sito Finimondo.org) stanno sullo sfondo. In primo piano c'è l'elettricità temporalesca della stagione più litigiosa da quando, 13 mesi fa, fu varato il governo del cambiamento. La faccenda è delicata, sul tavolo c'è di nuovo la Tav con le posizioni antitetiche dei due partner a Palazzo Chigi. E Luigi Di Maio ritiene di non dover lasciare solo Toninelli, già in difficoltà di suo in ogni situazione pubblica. «Se le ipotesi saranno confermate» scrive in un post su Facebook l'altro vicepremier, «saremmo davanti a un vero e proprio attentato allo Stato. Un atto a tutti gli effetti sovversivo che sta danneggiando migliaia di persone e lavoratori. Se la pista anarchica sarà confermata, qui c'è una banda di criminali ferma agli anni Settanta che, indipendentemente dalle idee e dalle convinzioni di ognuno, mina gli interessi del Paese. La condanna del Movimento 5 stelle è ferma, ma non si provi a strumentalizzare quanto accaduto per fare il tifo a favore o contro la Torino-Lione. L'alta velocità la prendiamo tutti i giorni, è la normalità delle nostre giornate. Anzi, l'alta velocità servirebbe anche al Sud come una Roma-Matera, capitale europea della cultura. E spero si completi prima possibile la Napoli-Bari».Per essere ancora più chiaro sulla Tav, Toninelli ha licenziato con una mail Pierluigi Coppola, uno degli esperti della Commissione istituita per l'analisi costi-benefici, per «aver violato la riservatezza rilasciando interviste non autorizzate. Soprattutto rimane un'ombra su di lui in merito al falso controdossier con numeri sballati nell'analisi costi-benefici, che gli è stato attribuito sulla stampa e di cui lui ha smentito la paternità». Motivazioni pasticciate che nascondono il vero problema: Coppola si era dissociato dalla valutazione negativa degli altri. Di nuovo Salvini su Toninelli: «Se il suo unico atto sulla Tav è licenziare il professore a favore, non ci siamo proprio». Il braccio di ferro continua su tutto. Poiché sono state avvistate due navi Ong al largo della Libia, ci si domanda se il governo andrà a casa in treno o in barca.Giorgio Gandola<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lega-e-m5s-lite-pure-sullitalia-in-tilt-salvini-inaccettabili-i-no-sulla-tav-2639307604.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="attentato-alle-ferrovie-ritardi-di-ore" data-post-id="2639307604" data-published-at="1777704934" data-use-pagination="False"> Attentato alle ferrovie, ritardi di ore L'ultima udienza del processo ai bombaroli anarchici era fissata per le 9. Quattro ore prima, coincidenza, un attentato incendiario che i vigili del fuoco hanno valutato subito come doloso, ha fatto saltare una cabina elettrica dell'alta velocità, all'altezza della stazione di Rovezzano, nella immediata periferia di Firenze, in via Chimera, e ha bloccato tutta la linea. Treni in tilt sia verso Nord che verso Sud. Il caos. E, così, per gli investigatori, collegare l'azione incendiaria (per ora si procede per il reato di danneggiamento doloso) al processo è stato quasi naturale. Soprattutto perché gli imputati sono 28 anarchici accusati di aver piazzato la bomba di Capodanno alla libreria Bargello, considerata vicina a Casapound, attentato nel quale rimase gravemente ferito un artificiere della polizia di Stato. Alle 13, poi, è arrivata quella che gli investigatori definiscono una «rivendicazione». Sul sito web di area anarchica Finimondo.org è comparso un post dal titolo: La strategia della lumaca. Ecco il testo: «Cosa è successo? All'alba, nella prima periferia del capoluogo toscano, una cabina elettrica dell'Alta velocità si è surriscaldata al punto da andare in fiamme. Sarà stato un caso? Una coincidenza? Una vile provocazione? Oppure, più semplicemente ed umanamente, un gesto d'amore e di rabbia?». Chi è esperto di rivendicazioni anarco insurrezionaliste trova in quelle parole il link che collega il processo all'attentato. Il post anarchico continua così: «Tutto dieci giorni dopo il ventunesimo anniversario della morte di Maria Soledad Rosas, due giorni dopo il diciottesimo anniversario della morte di Carlo Giuliani e poche ore prima della prevista sentenza da parte del Tribunale di Firenze contro una trentina di anarchici». Tombola. E i giudici della Corte d'Assise di Firenze ieri hanno inflitto condanne con pene da pochi mesi fino a 9 anni e 6 mesi per 26 dei 28 anarchici imputati. La lettura della sentenza è stata interrotta dai cori e dalle urla degli anarchici presenti in aula, con le forze dell'ordine che hanno sgomberato l'aula. I giudici hanno condannato tre dei quattro anarchici accusati del ferimento dell'artificiere della polizia Mario Vece (che si è costituito parte civile e a ha chiesto un risarcimento di due milioni e mezzo di euro, riqualificando il reato di tentato omicidio in quello di lesioni personali gravissime: 9 anni e 6 mesi a Pierloreto Fallanca, 9 anni 10 mesi e 15 giorni a Giovanni Ghezzi e 9 anni a Salvatore Vespertino. Assolto per non aver commesso il fatto Nicola Almerigogna. L'accusa per i presunti attentatori era di tentato omicidio e nella requisitoria il pm aveva chiesto condanne tra i 10 e gli 11 anni. A Rovezzano gli attentatori hanno bruciato i fili della cabina elettrica volutamente in due punti diversi e danneggiato due pozzetti per bloccare il traffico di uno degli snodi più importanti d'Italia in tutte le direzioni. Risultato? Ritardi medi di 180 minuti con punte di 240 su tutto il sistema, 30 treni Trenitalia (che ha avvisato, come segnalato da un lettore della Verità, solo alle 16.57 i suoi clienti che in mattinata c'erano stati i gravi disagi) e 12 di Italo cancellati. E, soprattutto, confusione nelle stazioni. Sui treni bloccati c'erano anche molti giudici partiti da tutt'Italia per l'ultimo saluto a Francesco Saverio Borrelli. La zona della stazione di Rovezzano già in passato è stata colpita da un'altra azione dimostrativa, in quell'occasione fallita, per tentare di bloccare il traffico ferroviario. Il 21 dicembre 2014 i tecnici delle ferrovie riuscirono a spegnere l'incendio di un pozzetto elettrico nelle vicinanze della galleria di San Donato. E trovarono dalla parte opposta del tunnel, vicino a Rovezzano, una bottiglia inesplosa con liquido infiammabile, fiammiferi e diavolina appiccicati sopra. Il 2 dicembre, invece, una tanica di benzina fu trovata su una gru impiegata nei lavori dell'alta velocità nella stazione di Campo di Marte. Episodi che, però, non sono mai stati rivendicati. Questo, invece, è andato a buon fine. E in città sono apparse scritte sui muri che portano nella stessa direzione e che tengono uniti ancora una volta l'attentato e il processo: «La carta è solo carta, la carta brucerà». È stato il ministro dell'Interno Matteo Salvini a collegare un'ulteriore vicenda: «Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le forze dell'ordine». D'altra parte, c'è uno strano fermento nell'area anarco insurrezionalista. L'altro giorno è uscito da un Cpr un nigeriano che in passato deteneva materiale per creare esplosivi e che mantiene contatti con l'area degli anarchici bolognesi. Per lui si è mossa una strana rete di solidarietà, che sembra portare al gruppo di anarchici che nei Cpr da un po' di tempo cerca di fare proseliti. Fabio Amendolara
Una clean room per la produzione di semiconduttori: senza elio, questi impianti rischiano rallentamenti o stop (iStock)
Dal Medio Oriente alla Russia, lo shock sull’elio toglie dal mercato oltre il 40% dell’offerta globale. Un gas cruciale per semiconduttori e risonanze magnetiche: rischio rallentamenti per l’IA, meno chip e possibili ricadute dirette su diagnosi e cure.
Quando si parla di elio il pensiero va subito ai palloncini delle feste di compleanno e alle comiche modifiche alla voce che comporta la sua aspirazione. Eppure, l’impiego di questo gas nobile travalica festeggiamenti e giochi scherzosi, trovando un utilizzo vitale in settori importantissimi come quello dell’intelligenza artificiale e l’ingegneria biomedica.
L’approvvigionamento di questo gas sta diventando sempre più difficile, con oltre il 40% della produzione mondiale che è stata improvvisamente tolta dal mercato. Può sembrare cosa da poco, tuttavia senza elio non è possibile fabbricare i semiconduttori alla base dei calcoli matematici fatti dai software di intelligenza artificiale, di fatto rendendo inutili gli stessi. Medesima cosa vale per gli scanner MRI (usati nelle risonanze magnetiche) e varie altre apparecchiature mediche, che richiedono grandi quantità di elio per il loro funzionamento.
Il principale responsabile è la guerra in Medio Oriente; dallo Stretto di Hormuz passavano infatti le esportazioni di elio del Qatar, secondo produttore mondiale (33,16% dell’elio globale, dati USGS 2025) dietro solamente agli Stati Uniti. La chiusura dello Stretto e il bombardamento iraniano dell’impianto di Ras Laffan hanno azzerato le esportazioni. A questo shock si è sommata l’imposizione di restrizioni all’export da parte della Russia, la terza produttrice mondiale (9,47% delle forniture), con il suo elio che potrà essere venduto solo ai Paesi dell’Unione Economica Eurasiatica e agli alleati di Mosca. In altre parole, il 42,6% dell’elio non è più sul mercato.
Le carenze sono dunque una realtà imminente, con ripercussioni profonde e sistemiche che si estendono ben oltre il mero aumento dei costi. L'industria dei semiconduttori, in particolare, si trova ad affrontare una sfida senza precedenti. L'elio è un elemento insostituibile in diverse fasi cruciali della produzione di chip, agendo come refrigerante essenziale per mantenere temperature estremamente basse durante processi delicati come la litografia e la deposizione di film sottili. La sua elevata conduttività termica permette infatti un raffreddamento ultra-veloce dei wafer di silicio, fondamentale per prevenire danni e garantire la precisione richiesta nella fabbricazione di chip sempre più piccoli e complessi.
Inoltre, l'elio svolge un ruolo vitale nell'incisione al plasma (cosiddetta «plasma etching»), un processo chiave per scolpire i circuiti sui wafer. Qui, l'elio non solo aiuta a controllare la temperatura, ma agisce anche come gas diluente, stabilizzando la densità del plasma e assicurando un'incisione uniforme e accurata. Senza un approvvigionamento costante e affidabile di elio, la produzione di semiconduttori avanzati, soprattutto quelli a nodi tecnologici più piccoli utilizzati per i software di IA, diventa estremamente difficile, se non impossibile. Le fabbriche di chip, che operano con margini di tolleranza minimi, non possono permettersi interruzioni o variazioni nella qualità dei materiali. La conseguenza diretta è un rallentamento della produzione, un aumento dei costi operativi e, in caso di carenze continuate, una riduzione dell'offerta globale di chip.
Meno chip, meno schede grafiche, meno potenza di calcolo. L'economia dell'IA è infatti intrinsecamente legata alla disponibilità di hardware potente, in particolare le Unità di Elaborazione Grafica (GPU) e i chip di memoria ad alta larghezza di banda (HBM), che sono il cuore pulsante dei data center e dei sistemi di calcolo avanzati. La produzione di questi componenti, già di per sé complessa, è ora ulteriormente minacciata dalla carenza di elio. Un collo di bottiglia di tale portata nella catena di approvvigionamento dell'elio si traduce in un rallentamento nella produzione di GPU e HBM, frenando l'innovazione nel campo dell'IA.
Ma le ripercussioni si estendono anche al settore medico, dove l'elio è un componente critico per il funzionamento degli scanner di Risonanza Magnetica (MRI). Questi dispositivi si basano infatti su magneti superconduttori che devono essere mantenuti a temperature criogeniche, ovvero prossime allo zero assoluto (-269°C), un compito che solo l'elio liquido può svolgere efficacemente. Senza un adeguato rifornimento di elio, i magneti non possono mantenere la superconduttività, portando quindi allo «spegnimento» del macchinario e rendendolo di fatto inutilizzabile.
Le conseguenze cliniche di una prolungata carenza di elio sono autoevidenti: ritardi nelle diagnosi, razionamento degli esami MRI e un inevitabile aumento dei costi sanitari, poiché le strutture mediche faticano a reperire il gas o a sostenere i prezzi crescenti. Insomma, quello che è sempre sembrato un gas utile per scherzi e feste si rivela invece una delle fondamenta invisibili della civiltà moderna, con la sua scarsità che rischia di incrinare contemporaneamente i pilastri della salute e del progresso tecnologico.
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Donal Trump (Ansa)
Il presidente Usa giudica insufficiente l’offerta di Teheran sul nucleare: «Non sono sicuro che arriveranno alla pace». Sullo sfondo il rischio escalation militare, i piani del Pentagono e le critiche a Italia e Spagna.
Donald Trump non considera soddisfacente la nuova proposta di pace avanzata dall’Iran, anche se riconosce a Teheran qualche passo avanti sul piano negoziale. La posizione del presidente americano, espressa alla Casa Bianca nelle ultime ore, conferma una fase ancora lontana da un’intesa stabile, mentre sullo sfondo restano le tensioni militari e le mosse degli alleati.
Secondo Trump, l’Iran avrebbe «fatto progressi», ma non tali da garantire un accordo vicino: «Non sono sicuro che arriveranno mai alla pace», ha detto ai giornalisti, descrivendo la leadership iraniana come frammentata e poco coerente nelle decisioni. Il nodo centrale resta il programma nucleare, che Washington continua a considerare inaccettabile. Il presidente americano ha ribadito che la linea resta dura: «Siamo in una guerra perché non possiamo permettere a dei pazzi di avere l’arma nucleare». In questo quadro ha anche rilanciato la logica dello scontro diretto, sintetizzando le alternative in modo netto: «O un accordo o bombardarli a tappeto». Parole che si inseriscono in una fase di forte pressione militare e diplomatica.
Sul piano operativo, il Pentagono ha già informato la Casa Bianca di possibili scenari di intervento. L’ammiraglio Brad Cooper, a capo del Centcom, e il capo di Stato Maggiore congiunto, generale Dan Caine, hanno illustrato i piani relativi a eventuali attacchi contro l’Iran. Una pianificazione che riflette il livello di allerta crescente nella regione. Tra i punti più sensibili resta lo Stretto di Hormuz, definito da Trump «completamente chiuso, al 100%». Il blocco dei traffici marittimi e delle esportazioni energetiche iraniane viene indicato dagli Stati Uniti come una leva efficace di pressione economica e militare, ma allo stesso tempo aumenta il rischio di escalation. Le tensioni non riguardano solo il confronto diretto con Teheran. Nelle ultime dichiarazioni, Trump ha rivolto critiche anche agli alleati europei, affermando di non essere «contento dell’Italia e della Spagna» per la loro posizione sull’ipotesi di un Iran dotato di armi nucleari. Un messaggio che si inserisce in un clima già teso con diversi partner della Nato.
Sul fronte militare, si registra inoltre la possibilità di una revisione della presenza americana in Europa. Secondo quanto riportato da media statunitensi, il Pentagono starebbe valutando il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania, misura che rientrerebbe in una più ampia riallocazione delle forze verso l’area indo-pacifica. Un portavoce del Dipartimento della Difesa ha indicato un orizzonte di completamento tra sei e dodici mesi. Parallelamente, si continua a lavorare sul piano diplomatico. L’Iran avrebbe presentato una nuova proposta tramite mediazione pakistana, aprendo alla possibilità di negoziati su nucleare e sanzioni, in cambio di un allentamento delle misure economiche e della fine delle operazioni militari contro i porti iraniani. Teheran avrebbe anche indicato la disponibilità a un confronto diretto nei prossimi giorni. Nonostante questi segnali, le posizioni restano distanti. Le richieste iraniane si intrecciano con la questione della libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz e con il dossier delle sanzioni, mentre Washington insiste sulla necessità di limitazioni verificabili al programma nucleare.
In questo contesto, il quadro regionale rimane instabile. Le tensioni si riflettono anche su altri fronti del Medio Oriente, dove le operazioni militari e le rivalità tra attori locali e internazionali contribuiscono a mantenere alta la pressione. Il risultato è una fase ancora aperta, in cui diplomazia e deterrenza procedono in parallelo senza un punto di sintesi evidente.
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iStock
Il riciclaggio di denaro attraverso le criptovalute non è più un fenomeno marginale né confinato al cybercrime. È diventato un sistema globale, strutturato e in rapida espansione. Secondo il report Confronting the Illicit-Finance Hydra in Crypto Markets, negli ultimi vent’anni almeno 350 miliardi di dollari sono stati ripuliti attraverso asset digitali in 164 casi documentati, con una crescita media annua del 16,5%. Numeri che raccontano una trasformazione profonda: il passaggio da un’economia criminale tradizionale a una finanza parallela digitale, capace di aggirare controlli, confini e sistemi bancari.
Il report utilizza una metafora efficace: quella dell’Idra. Ogni volta che le autorità chiudono un canale di riciclaggio, ne emergono altri, più sofisticati e difficili da tracciare. È questa capacità di adattamento a rendere il fenomeno particolarmente insidioso. Le operazioni di contrasto restano spesso reattive, mentre le reti criminali evolvono in tempo reale, sfruttando nuove tecnologie e falle normative. Il meccanismo ricalca le tre fasi classiche del riciclaggio — ingresso, occultamento e reintegrazione — ma con strumenti completamente nuovi. Nella fase iniziale, i fondi illeciti entrano nel sistema crypto attraverso darknet, attacchi hacker, ransomware e schemi Ponzi, generando oltre 127 miliardi di dollari. Tuttavia, meno di un terzo viene recuperato dalle autorità. Segue la fase più opaca, quella del cosiddetto «layering», in cui i fondi vengono frammentati e nascosti tramite mixer, piattaforme DeFi e passaggi tra diverse blockchain. Infine, il denaro viene riportato nell’economia reale attraverso exchange centralizzati o broker over-the-counter: un passaggio critico dove i controlli risultano ancora insufficienti, con sequestri inferiori ai 500 milioni di dollari a fronte di flussi illeciti per 22 miliardi.
Il dato più preoccupante riguarda però l’impunità. Il report evidenzia che il 79% dei casi non ha portato a condanne, mentre il tasso medio di recupero dei fondi si ferma al 27%.
Un contesto in cui il rischio penale resta limitato rispetto ai profitti genera un incentivo evidente per gruppi criminali e attori ostili. E proprio la dimensione geopolitica rappresenta uno degli elementi più rilevanti. La Corea del Nord, secondo lo studio, ricaverebbe fino a un terzo delle proprie entrate statali da operazioni illecite in criptovalute, utilizzate anche per finanziare programmi militari. La Russia emerge come hub centrale per exchange e gruppi ransomware, con metà delle piattaforme illecite e la maggior parte delle organizzazioni criminali legate al settore. Non si tratta quindi solo di criminalità diffusa, ma di un ecosistema ibrido in cui cybercrime, intelligence e finanza si sovrappongono. Nel frattempo, anche gli strumenti utilizzati stanno cambiando. Se in passato il Bitcoin dominava le transazioni illegali, oggi il report segnala una crescente preferenza per le stablecoin, più stabili e facilmente convertibili in valuta reale. Un’evoluzione che indica una maggiore maturità operativa delle reti criminali, sempre più orientate all’efficienza finanziaria.Accanto a questi sviluppi, emergono nuove forme di minaccia.
Le cosiddette truffe «pig butchering» — schemi che combinano relazioni sentimentali e falsi investimenti — colpiscono un numero crescente di vittime, mentre in alcuni casi si registra un aumento della violenza fisica per costringere al trasferimento di asset digitali. È il segnale di un passaggio ulteriore: dalla criminalità digitale pura a una forma ibrida che integra strumenti tecnologici e coercizione tradizionale. Il vero salto, però, è nella democratizzazione del crimine finanziario. Oggi non servono più strutture complesse o reti internazionali: bastano uno smartphone, accesso a piattaforme decentralizzate e competenze di base. File, servizi e infrastrutture sono disponibili online, spesso «chiavi in mano», abbattendo drasticamente le barriere d’ingresso. Il report riconosce alcuni limiti — a partire dalla difficoltà di tracciare un fenomeno per sua natura opaco e dalla parzialità dei dati disponibili — ma il quadro che emerge è chiaro. Il riciclaggio attraverso criptovalute non rappresenta ancora la quota principale del denaro illecito globale, stimata tra il 2% e il 5% del PIL mondiale, ma la sua incidenza è in crescita costante.
In questo scenario, la sfida non è tanto tecnologica quanto politica. Le criptovalute continueranno a essere parte integrante del sistema finanziario globale. Il problema è la distanza tra la velocità dell’innovazione e la capacità degli Stati di regolamentarla e controllarla. Ed è proprio in questo spazio che l’Idra continua a moltiplicare le sue teste.
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