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2019-07-23
Lega e M5s, lite pure sull’Italia in tilt. Salvini: «Inaccettabili i no sulla Tav»
Ansa
«Bisogna portare il panico alla superficie delle cose». È la linea dei siti anarchici che esultano dopo i roghi sulla linea dell'alta velocità a Firenze, ma sembra anche quella del governo. Da qualche giorno non c'è argomento, non c'è dettaglio, non c'è colore di cravatta che non diventi immediatamente - per Movimento 5 stelle e Lega - un campo di battaglia dove differenziare le posizioni e scaricare dosi industriali di livore. Anche sull'Italia spaccata in due dopo il sabotaggio di Rovezzano la reazione è da lite condominiale, un gran volare di piatti che dà la temperatura in ebollizione, prima del possibile showdown generale.
A cominciare è il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture, Danilo Toninelli, che da Palermo parla di treni ma sembra più preoccupato per la richiesta di un rimpasto da parte della Lega, che riguarderebbe proprio lui e il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. «Il compito di Rete ferroviaria italiana è intervenire prima possibile, come sta facendo, per far sì che questi immani disagi possano essere risolti. Quando avremo tutte le informazioni potrò rispondere». Poi Toninelli, messo alle strette da una richiesta del piddino Roberto Morassut di andare a riferire alla Camera su una vicenda accaduta da poche ore, ha uno scatto inatteso: «Chi oggi pretende che il ministro vada a riferire, deve prima chiedere al ministro dell'Interno chi sono i responsabili di questi atti dolosi che non sono accettabili».
È un gratuito calcio negli stinchi a Matteo Salvini e ovviamente il vicepremier leghista, a Firenze per firmare il protocollo d'intesa con la Regione Toscana per il numero di emergenza 112 europeo, non si lascia scappare l'occasione per replicare. Fa un sopralluogo nelle zone del sabotaggio e aggiunge: «C'è il massimo impegno per assicurare i delinquenti alla giustizia. Meritano anni di galera, visto che hanno bloccato l'Italia e rovinato la giornata a molti italiani. Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le forze dell'ordine». Per poi concludere al curaro: «In ogni caso da tutti i partiti e dall'intero governo ci aspettiamo una dura condanna delle violenze e un deciso sì alla Torino-Lione».
Il ministro dell'Interno coglie l'occasione per rimarcare la distanza, sui temi infastrutturali, fra lui e Toninelli. «Ci sono troppe infrastrutture bloccate al ministero dei Trasporti. Il Mit deve aiutare la gente a viaggiare e non bloccare porti, aeroporti, ferrovie, tunnel, autostrade. Il vero problema è il blocco di centinaia di opere pubbliche. Non è questione di rimpasto, se uno fa il ministro ai blocchi stradali, noi siamo al governo per sbloccare le strade, non per bloccarle».
La pallina torna nel campo dei grillini e la partita a tennis diventa un'esibizione muscolare di ragioni e torti nel corso della quale Rovezzano, i Frecciarossa e La strategia della lumaca (è il titolo dell'articolo di plauso agli attentatori sul sito Finimondo.org) stanno sullo sfondo. In primo piano c'è l'elettricità temporalesca della stagione più litigiosa da quando, 13 mesi fa, fu varato il governo del cambiamento. La faccenda è delicata, sul tavolo c'è di nuovo la Tav con le posizioni antitetiche dei due partner a Palazzo Chigi. E Luigi Di Maio ritiene di non dover lasciare solo Toninelli, già in difficoltà di suo in ogni situazione pubblica.
«Se le ipotesi saranno confermate» scrive in un post su Facebook l'altro vicepremier, «saremmo davanti a un vero e proprio attentato allo Stato. Un atto a tutti gli effetti sovversivo che sta danneggiando migliaia di persone e lavoratori. Se la pista anarchica sarà confermata, qui c'è una banda di criminali ferma agli anni Settanta che, indipendentemente dalle idee e dalle convinzioni di ognuno, mina gli interessi del Paese. La condanna del Movimento 5 stelle è ferma, ma non si provi a strumentalizzare quanto accaduto per fare il tifo a favore o contro la Torino-Lione. L'alta velocità la prendiamo tutti i giorni, è la normalità delle nostre giornate. Anzi, l'alta velocità servirebbe anche al Sud come una Roma-Matera, capitale europea della cultura. E spero si completi prima possibile la Napoli-Bari».
Per essere ancora più chiaro sulla Tav, Toninelli ha licenziato con una mail Pierluigi Coppola, uno degli esperti della Commissione istituita per l'analisi costi-benefici, per «aver violato la riservatezza rilasciando interviste non autorizzate. Soprattutto rimane un'ombra su di lui in merito al falso controdossier con numeri sballati nell'analisi costi-benefici, che gli è stato attribuito sulla stampa e di cui lui ha smentito la paternità». Motivazioni pasticciate che nascondono il vero problema: Coppola si era dissociato dalla valutazione negativa degli altri. Di nuovo Salvini su Toninelli: «Se il suo unico atto sulla Tav è licenziare il professore a favore, non ci siamo proprio». Il braccio di ferro continua su tutto. Poiché sono state avvistate due navi Ong al largo della Libia, ci si domanda se il governo andrà a casa in treno o in barca.
Giorgio Gandola
Attentato alle ferrovie, ritardi di ore
L'ultima udienza del processo ai bombaroli anarchici era fissata per le 9. Quattro ore prima, coincidenza, un attentato incendiario che i vigili del fuoco hanno valutato subito come doloso, ha fatto saltare una cabina elettrica dell'alta velocità, all'altezza della stazione di Rovezzano, nella immediata periferia di Firenze, in via Chimera, e ha bloccato tutta la linea. Treni in tilt sia verso Nord che verso Sud. Il caos. E, così, per gli investigatori, collegare l'azione incendiaria (per ora si procede per il reato di danneggiamento doloso) al processo è stato quasi naturale.
Soprattutto perché gli imputati sono 28 anarchici accusati di aver piazzato la bomba di Capodanno alla libreria Bargello, considerata vicina a Casapound, attentato nel quale rimase gravemente ferito un artificiere della polizia di Stato.
Alle 13, poi, è arrivata quella che gli investigatori definiscono una «rivendicazione». Sul sito web di area anarchica Finimondo.org è comparso un post dal titolo: La strategia della lumaca. Ecco il testo: «Cosa è successo? All'alba, nella prima periferia del capoluogo toscano, una cabina elettrica dell'Alta velocità si è surriscaldata al punto da andare in fiamme. Sarà stato un caso? Una coincidenza? Una vile provocazione? Oppure, più semplicemente ed umanamente, un gesto d'amore e di rabbia?». Chi è esperto di rivendicazioni anarco insurrezionaliste trova in quelle parole il link che collega il processo all'attentato.
Il post anarchico continua così: «Tutto dieci giorni dopo il ventunesimo anniversario della morte di Maria Soledad Rosas, due giorni dopo il diciottesimo anniversario della morte di Carlo Giuliani e poche ore prima della prevista sentenza da parte del Tribunale di Firenze contro una trentina di anarchici». Tombola.
E i giudici della Corte d'Assise di Firenze ieri hanno inflitto condanne con pene da pochi mesi fino a 9 anni e 6 mesi per 26 dei 28 anarchici imputati. La lettura della sentenza è stata interrotta dai cori e dalle urla degli anarchici presenti in aula, con le forze dell'ordine che hanno sgomberato l'aula. I giudici hanno condannato tre dei quattro anarchici accusati del ferimento dell'artificiere della polizia Mario Vece (che si è costituito parte civile e a ha chiesto un risarcimento di due milioni e mezzo di euro, riqualificando il reato di tentato omicidio in quello di lesioni personali gravissime: 9 anni e 6 mesi a Pierloreto Fallanca, 9 anni 10 mesi e 15 giorni a Giovanni Ghezzi e 9 anni a Salvatore Vespertino. Assolto per non aver commesso il fatto Nicola Almerigogna.
L'accusa per i presunti attentatori era di tentato omicidio e nella requisitoria il pm aveva chiesto condanne tra i 10 e gli 11 anni.
A Rovezzano gli attentatori hanno bruciato i fili della cabina elettrica volutamente in due punti diversi e danneggiato due pozzetti per bloccare il traffico di uno degli snodi più importanti d'Italia in tutte le direzioni. Risultato? Ritardi medi di 180 minuti con punte di 240 su tutto il sistema, 30 treni Trenitalia (che ha avvisato, come segnalato da un lettore della Verità, solo alle 16.57 i suoi clienti che in mattinata c'erano stati i gravi disagi) e 12 di Italo cancellati. E, soprattutto, confusione nelle stazioni. Sui treni bloccati c'erano anche molti giudici partiti da tutt'Italia per l'ultimo saluto a Francesco Saverio Borrelli.
La zona della stazione di Rovezzano già in passato è stata colpita da un'altra azione dimostrativa, in quell'occasione fallita, per tentare di bloccare il traffico ferroviario. Il 21 dicembre 2014 i tecnici delle ferrovie riuscirono a spegnere l'incendio di un pozzetto elettrico nelle vicinanze della galleria di San Donato. E trovarono dalla parte opposta del tunnel, vicino a Rovezzano, una bottiglia inesplosa con liquido infiammabile, fiammiferi e diavolina appiccicati sopra. Il 2 dicembre, invece, una tanica di benzina fu trovata su una gru impiegata nei lavori dell'alta velocità nella stazione di Campo di Marte. Episodi che, però, non sono mai stati rivendicati. Questo, invece, è andato a buon fine. E in città sono apparse scritte sui muri che portano nella stessa direzione e che tengono uniti ancora una volta l'attentato e il processo: «La carta è solo carta, la carta brucerà».
È stato il ministro dell'Interno Matteo Salvini a collegare un'ulteriore vicenda: «Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le forze dell'ordine». D'altra parte, c'è uno strano fermento nell'area anarco insurrezionalista. L'altro giorno è uscito da un Cpr un nigeriano che in passato deteneva materiale per creare esplosivi e che mantiene contatti con l'area degli anarchici bolognesi. Per lui si è mossa una strana rete di solidarietà, che sembra portare al gruppo di anarchici che nei Cpr da un po' di tempo cerca di fare proseliti.
Fabio Amendolara
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Il vicepremier attacca Danilo Toninelli, «ministro ai blocchi stradali»: «Ci sono troppe infrastrutture ferme al Mit». Luigi Di Maio: «Non ci si provi a strumentalizzare quanto accaduto per fare il tifo pro o contro la Torino-Lione».Caos in tutto il Paese per il rogo doloso di una cabina elettrica dell'alta velocità vicino a Firenze. Pista anarchica: ieri in città 26 condanne per attività sovversive.Lo speciale contiene due articoli«Bisogna portare il panico alla superficie delle cose». È la linea dei siti anarchici che esultano dopo i roghi sulla linea dell'alta velocità a Firenze, ma sembra anche quella del governo. Da qualche giorno non c'è argomento, non c'è dettaglio, non c'è colore di cravatta che non diventi immediatamente - per Movimento 5 stelle e Lega - un campo di battaglia dove differenziare le posizioni e scaricare dosi industriali di livore. Anche sull'Italia spaccata in due dopo il sabotaggio di Rovezzano la reazione è da lite condominiale, un gran volare di piatti che dà la temperatura in ebollizione, prima del possibile showdown generale.A cominciare è il ministro dei Trasporti e delle infrastrutture, Danilo Toninelli, che da Palermo parla di treni ma sembra più preoccupato per la richiesta di un rimpasto da parte della Lega, che riguarderebbe proprio lui e il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta. «Il compito di Rete ferroviaria italiana è intervenire prima possibile, come sta facendo, per far sì che questi immani disagi possano essere risolti. Quando avremo tutte le informazioni potrò rispondere». Poi Toninelli, messo alle strette da una richiesta del piddino Roberto Morassut di andare a riferire alla Camera su una vicenda accaduta da poche ore, ha uno scatto inatteso: «Chi oggi pretende che il ministro vada a riferire, deve prima chiedere al ministro dell'Interno chi sono i responsabili di questi atti dolosi che non sono accettabili».È un gratuito calcio negli stinchi a Matteo Salvini e ovviamente il vicepremier leghista, a Firenze per firmare il protocollo d'intesa con la Regione Toscana per il numero di emergenza 112 europeo, non si lascia scappare l'occasione per replicare. Fa un sopralluogo nelle zone del sabotaggio e aggiunge: «C'è il massimo impegno per assicurare i delinquenti alla giustizia. Meritano anni di galera, visto che hanno bloccato l'Italia e rovinato la giornata a molti italiani. Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le forze dell'ordine». Per poi concludere al curaro: «In ogni caso da tutti i partiti e dall'intero governo ci aspettiamo una dura condanna delle violenze e un deciso sì alla Torino-Lione».Il ministro dell'Interno coglie l'occasione per rimarcare la distanza, sui temi infastrutturali, fra lui e Toninelli. «Ci sono troppe infrastrutture bloccate al ministero dei Trasporti. Il Mit deve aiutare la gente a viaggiare e non bloccare porti, aeroporti, ferrovie, tunnel, autostrade. Il vero problema è il blocco di centinaia di opere pubbliche. Non è questione di rimpasto, se uno fa il ministro ai blocchi stradali, noi siamo al governo per sbloccare le strade, non per bloccarle».La pallina torna nel campo dei grillini e la partita a tennis diventa un'esibizione muscolare di ragioni e torti nel corso della quale Rovezzano, i Frecciarossa e La strategia della lumaca (è il titolo dell'articolo di plauso agli attentatori sul sito Finimondo.org) stanno sullo sfondo. In primo piano c'è l'elettricità temporalesca della stagione più litigiosa da quando, 13 mesi fa, fu varato il governo del cambiamento. La faccenda è delicata, sul tavolo c'è di nuovo la Tav con le posizioni antitetiche dei due partner a Palazzo Chigi. E Luigi Di Maio ritiene di non dover lasciare solo Toninelli, già in difficoltà di suo in ogni situazione pubblica. «Se le ipotesi saranno confermate» scrive in un post su Facebook l'altro vicepremier, «saremmo davanti a un vero e proprio attentato allo Stato. Un atto a tutti gli effetti sovversivo che sta danneggiando migliaia di persone e lavoratori. Se la pista anarchica sarà confermata, qui c'è una banda di criminali ferma agli anni Settanta che, indipendentemente dalle idee e dalle convinzioni di ognuno, mina gli interessi del Paese. La condanna del Movimento 5 stelle è ferma, ma non si provi a strumentalizzare quanto accaduto per fare il tifo a favore o contro la Torino-Lione. L'alta velocità la prendiamo tutti i giorni, è la normalità delle nostre giornate. Anzi, l'alta velocità servirebbe anche al Sud come una Roma-Matera, capitale europea della cultura. E spero si completi prima possibile la Napoli-Bari».Per essere ancora più chiaro sulla Tav, Toninelli ha licenziato con una mail Pierluigi Coppola, uno degli esperti della Commissione istituita per l'analisi costi-benefici, per «aver violato la riservatezza rilasciando interviste non autorizzate. Soprattutto rimane un'ombra su di lui in merito al falso controdossier con numeri sballati nell'analisi costi-benefici, che gli è stato attribuito sulla stampa e di cui lui ha smentito la paternità». Motivazioni pasticciate che nascondono il vero problema: Coppola si era dissociato dalla valutazione negativa degli altri. Di nuovo Salvini su Toninelli: «Se il suo unico atto sulla Tav è licenziare il professore a favore, non ci siamo proprio». Il braccio di ferro continua su tutto. Poiché sono state avvistate due navi Ong al largo della Libia, ci si domanda se il governo andrà a casa in treno o in barca.Giorgio Gandola<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lega-e-m5s-lite-pure-sullitalia-in-tilt-salvini-inaccettabili-i-no-sulla-tav-2639307604.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="attentato-alle-ferrovie-ritardi-di-ore" data-post-id="2639307604" data-published-at="1781286289" data-use-pagination="False"> Attentato alle ferrovie, ritardi di ore L'ultima udienza del processo ai bombaroli anarchici era fissata per le 9. Quattro ore prima, coincidenza, un attentato incendiario che i vigili del fuoco hanno valutato subito come doloso, ha fatto saltare una cabina elettrica dell'alta velocità, all'altezza della stazione di Rovezzano, nella immediata periferia di Firenze, in via Chimera, e ha bloccato tutta la linea. Treni in tilt sia verso Nord che verso Sud. Il caos. E, così, per gli investigatori, collegare l'azione incendiaria (per ora si procede per il reato di danneggiamento doloso) al processo è stato quasi naturale. Soprattutto perché gli imputati sono 28 anarchici accusati di aver piazzato la bomba di Capodanno alla libreria Bargello, considerata vicina a Casapound, attentato nel quale rimase gravemente ferito un artificiere della polizia di Stato. Alle 13, poi, è arrivata quella che gli investigatori definiscono una «rivendicazione». Sul sito web di area anarchica Finimondo.org è comparso un post dal titolo: La strategia della lumaca. Ecco il testo: «Cosa è successo? All'alba, nella prima periferia del capoluogo toscano, una cabina elettrica dell'Alta velocità si è surriscaldata al punto da andare in fiamme. Sarà stato un caso? Una coincidenza? Una vile provocazione? Oppure, più semplicemente ed umanamente, un gesto d'amore e di rabbia?». Chi è esperto di rivendicazioni anarco insurrezionaliste trova in quelle parole il link che collega il processo all'attentato. Il post anarchico continua così: «Tutto dieci giorni dopo il ventunesimo anniversario della morte di Maria Soledad Rosas, due giorni dopo il diciottesimo anniversario della morte di Carlo Giuliani e poche ore prima della prevista sentenza da parte del Tribunale di Firenze contro una trentina di anarchici». Tombola. E i giudici della Corte d'Assise di Firenze ieri hanno inflitto condanne con pene da pochi mesi fino a 9 anni e 6 mesi per 26 dei 28 anarchici imputati. La lettura della sentenza è stata interrotta dai cori e dalle urla degli anarchici presenti in aula, con le forze dell'ordine che hanno sgomberato l'aula. I giudici hanno condannato tre dei quattro anarchici accusati del ferimento dell'artificiere della polizia Mario Vece (che si è costituito parte civile e a ha chiesto un risarcimento di due milioni e mezzo di euro, riqualificando il reato di tentato omicidio in quello di lesioni personali gravissime: 9 anni e 6 mesi a Pierloreto Fallanca, 9 anni 10 mesi e 15 giorni a Giovanni Ghezzi e 9 anni a Salvatore Vespertino. Assolto per non aver commesso il fatto Nicola Almerigogna. L'accusa per i presunti attentatori era di tentato omicidio e nella requisitoria il pm aveva chiesto condanne tra i 10 e gli 11 anni. A Rovezzano gli attentatori hanno bruciato i fili della cabina elettrica volutamente in due punti diversi e danneggiato due pozzetti per bloccare il traffico di uno degli snodi più importanti d'Italia in tutte le direzioni. Risultato? Ritardi medi di 180 minuti con punte di 240 su tutto il sistema, 30 treni Trenitalia (che ha avvisato, come segnalato da un lettore della Verità, solo alle 16.57 i suoi clienti che in mattinata c'erano stati i gravi disagi) e 12 di Italo cancellati. E, soprattutto, confusione nelle stazioni. Sui treni bloccati c'erano anche molti giudici partiti da tutt'Italia per l'ultimo saluto a Francesco Saverio Borrelli. La zona della stazione di Rovezzano già in passato è stata colpita da un'altra azione dimostrativa, in quell'occasione fallita, per tentare di bloccare il traffico ferroviario. Il 21 dicembre 2014 i tecnici delle ferrovie riuscirono a spegnere l'incendio di un pozzetto elettrico nelle vicinanze della galleria di San Donato. E trovarono dalla parte opposta del tunnel, vicino a Rovezzano, una bottiglia inesplosa con liquido infiammabile, fiammiferi e diavolina appiccicati sopra. Il 2 dicembre, invece, una tanica di benzina fu trovata su una gru impiegata nei lavori dell'alta velocità nella stazione di Campo di Marte. Episodi che, però, non sono mai stati rivendicati. Questo, invece, è andato a buon fine. E in città sono apparse scritte sui muri che portano nella stessa direzione e che tengono uniti ancora una volta l'attentato e il processo: «La carta è solo carta, la carta brucerà». È stato il ministro dell'Interno Matteo Salvini a collegare un'ulteriore vicenda: «Se sarà confermata la pista anarchica, verificheremo eventuali collegamenti con i No Tav che negli ultimi giorni hanno aggredito le forze dell'ordine». D'altra parte, c'è uno strano fermento nell'area anarco insurrezionalista. L'altro giorno è uscito da un Cpr un nigeriano che in passato deteneva materiale per creare esplosivi e che mantiene contatti con l'area degli anarchici bolognesi. Per lui si è mossa una strana rete di solidarietà, che sembra portare al gruppo di anarchici che nei Cpr da un po' di tempo cerca di fare proseliti. Fabio Amendolara
Leone XIV (Ansa)
Peraltro, rimarcando un caposaldo della dottrina sociale della Chiesa cattolica che aveva già richiamato anche nel suo importante discorso al Parlamento spagnolo a Madrid martedì scorso. Ma deve esserci un qualche riflesso pavloviano che scatta inesorabile nelle redazioni quando si pensano i titoli sul Papa che parla di migranti.
Il quotidiano Repubblica nella sua homepage titolava ieri sul grido morale del Papa che richiama l’Europa a non abituarsi «a un Mediterraneo cimitero dei migranti», così allo stesso modo il Corriere della Sera. E il quotidiano devi vescovi italiani Avvenire altrettanto, pur ponendo l’accento sul fatto sacrosanto che «nessuno ha il diritto di disprezzarli». Tutto vero, ma anche parziale.
Perché se il Papa alle Canarie nel suo sesto giorno di viaggio apostolico in Spagna ha certamente detto che «l’Europa […] non può proclamare la dignità umana e abituarsi a che il Mediterraneo e l’Atlantico siano cimiteri senza lapidi», lo ha fatto però in un ragionamento molto più ampio, che chi ha letto il testo integrale non può ignorare. Infatti, il Papa ha chiamato in causa tutti: i Paesi di origine, quelli di transito, l’Europa e l’intera comunità internazionale, ciascuno con responsabilità precise. Non è un dettaglio: è la struttura stessa del discorso. Una complessità che troppo spesso passa in secondo piano, perché si vuole fare dell’accoglienza un assoluto dal sapore politico, finendo per avere una lettura distorta come quella di chi è animato da odio. Semplificazioni.
Nella dottrina sociale della Chiesa, infatti, il diritto a emigrare è inseparabile dal diritto a non emigrare. La persona ha diritto a cercare altrove condizioni di vita dignitose, ma ha anche diritto a non essere costretta a farlo. E questo implica un dovere politico preciso: creare condizioni di giustizia, pace e sviluppo nei Paesi di origine. Non solo. Lo stesso papa Leone nel novembre scorso, nell’ormai consueto passaggio con i giornalisti uscendo da Villa Barberini a Castelgandolfo, mentre commentava la dichiarazione del 13 novembre della Conferenza episcopale degli Stati Uniti su migranti e richiedenti asilo, richiamava alla necessità di trattare le persone con dignità, aggiungendo: «Penso che ogni Paese abbia il diritto di determinare chi, come e quando le persone entrano». È ancora una volta un richiamo alla dottrina sociale della Chiesa che appunto riconosce alle autorità politiche il diritto di porre condizioni al fenomeno migratorio per preservare il bene comune, controllare le frontiere e regolare i flussi. Questi sono i punti che di solito spariscono dai titoli, eppure aiutano a comprendere veramente la posizione della Chiesa e del Papa.
È una linea che tiene insieme due principi che nel dibattito pubblico vengono sistematicamente separati: sovranità e dignità. Eppure, nei titoli, resta quasi sempre solo uno dei due. Il risultato è un cortocircuito: il Papa viene arruolato a forza dentro categorie che non sono le sue. Diventa, a seconda dei casi, un campione dell’accoglienza senza limiti o un moralista che ignora la realtà. Ma nessuna delle due caricature regge al discorso pronunciato ieri a Gran Canaria o a quanto detto dal Papa davanti ai Parlamentari spagnoli martedì.
Il Papa fa il Papa e tiene insieme accoglienza e responsabilità, diritti dei migranti e doveri delle istituzioni, solidarietà immediata e giustizia strutturale. Dire che il Mediterraneo non può essere un cimitero non significa ignorare il problema dei flussi. Significa rifiutare che la soluzione sia la morte. Così porre domande sulle possibilità e modalità di accoglienza non può significare che chi le fa sia una qualcuno che si gira dall’altra parte di fronte alle persone che chiedono aiuto. Dare letture parziali al fenomeno dei migranti, magari utilizzando il Papa, è un altro modo per calare l’ideologia sulla realtà.
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Fin qui nulla da dire, anzi ben venga, tanto più di questi tempi, che la proposta educativa oratoriale risulti sia attiva e partecipata. In effetti, tante sono le attività, dal basket al rugby fino appunto ai laboratori durante la fase estiva, che la parrocchia milanese - preparata anche ad accogliere i bambini con disabilità - offre; e di questo non si può che esser grati.
Il punctum dolens dell’attività di tale oratorio sta nella decisione presa dal parroco, don Giovanni Salatino, di renderlo «inclusivo e aperto al dialogo» fino al punto di concedere anche ai ragazzi musulmani un loro momento di preghiera. A questo verranno riservati spazi, momenti di preghiera per l’appunto, e perfino animatori del Grest…già islamici. Nessuna esagerazione, è lo stesso don Salatino - intervistato sul sito diocesano ChiesadiMilano.it - a dichiarare di avere «la fortuna di avere alcuni animatori, già grandi, di fede islamica: saranno loro, quindi, a guidare la preghiera con i ragazzi, in un luogo separato». Da quanto è dato capire anche i giovani islamici seguiranno, con altri, un percorso di condivisione fatto di riflessione sul tema di volta in volta al centro delle singole giornate, seguendo la storia dell’anno, sulla vita di San Francesco.
Poi però a questi ragazzi, guidati lo si ripete da animatori anch’essi musulmani, sarà concesso di appartarsi per propri momenti di preghiera. «Immagino che la preghiera si possa concludere con la formula islamica del Bismillah», è al riguardo il commento del parroco, secondo cui «è sempre meglio aiutare i ragazzi a pregare» dato che, prosegue don Salatino, «preghiamo lo stesso Dio, certamente all’interno di tradizioni religiose differenti. E riconoscere all’altro la propria identità è nello spirito del Vangelo». Ora, senza minimamente dubitare delle ottime intenzioni del sacerdote, sono diversi i profili, rispetto a questa iniziativa, che destano qualche perplessità. A partire dal fatto, come lo stesso articolo di ChiesadiMilano.it riporta, che «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» nel quartiere di Baggio.
Non che una più sostanziosa presenza musulmana avrebbe reso meno singolare l’iniziativa in parola, ovviamente; ma il fatto che questa presenza, se non esigua, risulti comunque quanto meno contenuta, ecco, alimenta ancor più un certo stupore. In effetti, andando a leggere i commenti sui social, ci si imbatte nelle perplessità di non pochi fedeli che, con toni pacati, manifestano imbarazzo e incredulità. Sotto il post Facebook della diocesi di Milano, per esempio, un utente afferma che «la Chiesa deve accogliere, aiutare e amare tutti, rompendo ogni barriera. Quindi è giusto che le parrocchie, le mense per i poveri e la Caritas aiutino tutti al di là della religione». «Ma», aggiunge questa stessa persona, «momenti di preghiera islamica - o di qualsivoglia altra religione - in oratorio no. Questo è sbagliato».
Un altro utente con toni egualmente pacati ha lasciato un commento simile: «Si può fare tutto, ma la preghiera musulmana in oratorio anche no, come dicevate crea confusione, trovate un posto fuori dell’oratorio!». C’è perfino chi, conoscendo e stimando molto don Giovanni Salatino («ci metto la mano sul fuoco, ho fiducia e rispetto. Dio lo benedica sempre!»), lascia trasparire un certo disappunto: «Far pregare i musulmani in oratorio non mi è mai andato a genio».
Dulcis in fundo, non ci si può non chiedere - dato che la sala di preghiera musulmana verrà concessa durante un’«estate francescana», come si legge su ChiesadiMilano.it - cosa penserebbe di tutto questo lui, il santo di Assisi. Che nel 1219, al cospetto del sultano Malik al-Kami, anziché tessere l’elogio del dialogo ad oltranza non esitò a ricorrere a parole oggettivamente forti: «Gesù ha voluto insegnarci che, se anche un uomo ci fosse amico o parente, o perfino fosse a noi caro come la pupilla dell’occhio, dovremmo essere disposti ad allontanarlo, a sradicarlo da noi, se tentasse di allontanarci dalla fede e dall’amore del nostro Dio». «Proprio per questo», concludeva, «i cristiani agiscono secondo giustizia quando invadono le vostre terre e vi combattono, perché voi bestemmiate il nome di Cristo».
Erano tutt’altri tempi, certo: ma san Francesco quello era, quello pensava e diceva. E colpisce che, in nome del dialogo - anche dove «non sono molti i ragazzi di fede musulmana» - spazi di oratori che pure, repetita iuvant, svolgono molte attività lodevoli, finiscano con l’essere appaltati ad altre fedi; con l’amaro risultato di lasciare di sale anche quei fedeli che faticano a riconoscere l’ambiente parrocchiale in cui sono cresciuti e a cui, come tantissimi, si sentono ancora legati.
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A seguito di preliminari accertamenti sul territorio e della consultazione delle banche dati in uso alla Guardia di Finanza, nel febbraio di quest’anno le Fiamme Gialle della Tenenza di Riva del Garda hanno avviato una verifica fiscale nei confronti dell’azienda, che intratteneva rapporti economici con numerose società operanti sul territorio nazionale nei settori della realizzazione di impianti tecnologici, meccanici ed elettrici, nonché della produzione e lavorazione della carta.
Fin dai primi approfondimenti è emerso che la gestione effettiva della società sarebbe stata riconducibile al marito di una donna di origine straniera che, pur ricoprendo formalmente il ruolo di amministratrice unica, sarebbe risultata del tutto estranea agli aspetti economici, contabili e gestionali dell’azienda. La donna avrebbe percepito un compenso soltanto nel 2023, registrato contabilmente ma mai effettivamente corrisposto, presumibilmente utilizzato per giustificare presso un istituto di credito l’erogazione di un finanziamento destinato all’acquisto di un immobile da parte della società.
Grazie anche alla collaborazione dei funzionari ispettivi dell’Inps di Trento, è stata quindi scoperta un’articolata e sistematica condotta di evasione contributiva, attuata attraverso il mascheramento in busta paga di quote della normale retribuzione sotto forma di rimborsi spese esenti da imposizione fiscale e contributiva.
Nel corso dell’attività ispettiva, la società non è stata in grado di fornire alcuna documentazione idonea a giustificare tali rimborsi. Allo stesso modo, nessuno dei lavoratori ascoltati dagli investigatori ha dichiarato di aver sostenuto spese per conto dell’azienda che potessero giustificare gli importi percepiti, né di aver mai redatto i previsti rendiconti mensili.
L’analisi incrociata tra i controlli effettuati e i dati contenuti nel Libro Unico del Lavoro (LUL) ha consentito di accertare che, tra il 2021 e il 2025, ben 127 lavoratori hanno percepito somme maggiorate sotto forma di indennità esenti, senza che fossero versate le relative ritenute fiscali e previdenziali. L’importo complessivo delle somme dovute, comprensivo di sanzioni e interessi, supera il milione di euro.
Oltre alle irregolarità contributive, le indagini economico-finanziarie delle Fiamme Gialle hanno consentito di accertare ulteriori violazioni fiscali. In particolare, in materia di imposte sui redditi, sarebbe stata presentata una dichiarazione con ricavi indicati pari a zero, a fronte di un volume d’affari di circa 1,8 milioni di euro ricostruito dagli investigatori. Contestate anche violazioni in materia di Iva per un importo superiore a 600mila euro.
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