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2020-07-26
Le toghe assediano il Carroccio. In Lombardia aperte già otto inchieste
Attilio Fontana (Ansa)
Sono sempre di più le inchieste sulla Regione Lombardia del governatore Attilio Fontana, tanto che è ormai difficile anche per la giunta lombarda fare il calcolo delle indagini che la Procura di Milano ha aperto negli ultimi mesi. Le ultime - in particolare quella che vede Fontana indagato per frode in forniture pubbliche nell'inchiesta per la fornitura di camici - si aggiungono ad altre già partite lo scorso anno, creando così un futuro cumulo di processi e sentenze che potrebbero condizionare il mandato del presidente leghista che scadrà nel 2023.
Il fantasma che si aggira per la regione si chiama legge Severino, che pur non essendo prevista per il reato di frode in pubbliche forniture (articolo 356 del Codice penale) potrebbe comunque rappresentare un problema se la condanna definitiva fosse superiore ai 6 mesi. In quel caso il governatore dovrebbe lasciare, ma potrebbe essere comunque candidabile in Parlamento. Dopo l'archiviazione a marzo dell'accusa di abuso d'ufficio sul caso del suo ex socio Luca Marsico, che era stato nominato membro esterno di un Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici, ora si apre un nuovo fronte con la Procura di Milano.
Ma a lato dei risvolti politici - ieri il consigliere Giacomo Cosentino parlava di «un disegno preciso, da parte di qualcuno, per provare a ribaltare il voto di milioni di cittadini Lombardi» - c'è il lavoro della magistratura che ormai tocca i gangli più importanti dell'amministrazione regionale.
Secondo l'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, la fornitura di camici fu fatta per affidamento diretto senza gara e sarebbe avvenuta anche in conflitto di interessi. L'ordine sarebbe poi stato trasformato in donazione solo il 20 maggio, dopo che la trasmissione di Rai 3, Report, aveva affrontato la vicenda. Tutto ruota intorno alla figura di Andrea Dini, cognato del governatore, imprenditore varesino titolare di Dama Spa, una società che produce il marchio di abbigliamento Paul and Shark dove vanta il 10% delle azioni anche la sorella Roberta Dini, moglie di Fontana.
Stando alle indagini della Procura, lo scorso 16 aprile, in piena emergenza sanitaria, la centrale acquisti lombarda Aria assegnò a Dama la fornitura di 75.000 camici e altri materiali di dispositivi di protezione, per un valore di 513.000 euro: a essere indagato è anche direttore generale di Aria, la centrale acquisti della Lombardia, Filippo Bongiovanni.
Fontana si dice «certo dell'operato della Regione Lombardia che rappresento con responsabilità». Jacopo Pensa, difensore del governatore, ieri spiegava che «il “ruolo" di Fontana non esiste. Lui nel negozio giuridico non ha messo becco perché non ne era a conoscenza, l'ha saputo solo a cose fatte». E che anzi, «una volta resosi conto del conflitto di interessi venutosi a creare, si è posto il problema dell'opportunità della cosa e quindi ha fermato il pagamento» da Aria a Dama, con il contratto di vendita trasformato in donazione, dunque «casomai il suo è stato un intervento virtuoso, non malizioso».
Ma i magistrati di Milano hanno in mano anche altro. Stando alle carte dell'indagine Fontana sarebbe stato informato da un suo collaboratore della fornitura. Per questo il 19 maggio, prima della donazione, avrebbe cercato di fare un bonifico di 250.000 euro da un suo conto personale per risarcire il cognato. Il problema è che lo spostamento di denaro è stato sospeso per sospetta violazione della normativa antiriciclaggio e segnalato poi alla Banca d'Italia, prima che l'11 giugno Fontana decidesse di cancellare l'operazione. I soldi arrivavano da un conto in Svizzera, dove il governatore avrebbe fatto confluire l'eredità della madre di 5 milioni e 300.000 euro che fino al 2015 era invece in due trust alle Bahamas.
In Svizzera si concentra anche un'altra delle tante inchieste sulla Regione, cioè quella sulla Lombardia Film commission sulla compravendita del cineporto di Cormano. Qui a essere indagati sono i commercialisti della Lega, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, in una vicenda che ha portato la scorsa settimana la guardia di finanza a perquisire gli uffici della Regione. E proprio nei giorni scorsi la Procura ha chiesto una rogatoria nel Paese elvetico. E a questo punto, si sospetta in Procura, la richiesta potrebbe estendersi anche al caso dei camici.
La valanga di inchieste giudiziarie non si ferma qui. Oltre a Cormano è ancora aperta l'inchiesta su Gianluca Savoini e il noto Russiagate. A febbraio c'è stata una richiesta di proroga delle indagini che toccano anche la regione, perché Savoini è stato per anni vicepresidente della controllata Corecom. Ci sono poi quelle che toccano i 49 milioni di euro della Lega, dove è stato indagato a Genova anche l'assessore alla Cultura, Stefano Bruno Galli. Qui i filoni di indagine sono innumerevoli, da Roma fino a Bergamo.
C'è anche un'inchiesta, sempre in mano all'aggiunto Romanelli, sulla fornitura di mascherine in Regione. E poi ci sono quelle che toccano le gestioni delle Rsa durante l'emergenza coronavirus da parte della giunta e in particolare dell'assessore al Welfare, Giulio Gallera. La situazione del Pio Albergo Trivulzio, del Don Gnocchi e di molte altre case di riposo aveva portato sui tavoli dei magistrati milanesi più di 20 fascicoli per le morti da Covid 19. Ora le inchieste saranno accorpate, e non sono ancora state chiuse. Ma, considerato il trend degli ultimi mesi, non è detto che non arrivino nuove sorprese per una giunta regionale sempre più nella morsa della Procura di Milano.
Le grane giudiziarie riavvicinano Forza Italia alla Lega
Il centrodestra si schiera compatto al fianco di Attilio Fontana. Il leader della Lega, Matteo Salvini, commenta con parole dure l'inchiesta sul presidente della Lombardia: «Attilio Fontana», scrive Salvini su Twitter, «indagato perché un'azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi pare normale? La Lombardia, le sue istituzioni, i suoi medici, le sue aziende e i suoi morti meritano rispetto. Malagiustizia a senso unico e “alla Palamara", non se ne può più. Sono indagini», aggiunge Salvini parlando con i giornalisti, «che puzzano di vecchio. Una vergogna. Mi sembra la giustizia alla Palamara, è il primo amministratore pubblico indagato per un regalo, perchÈ parliamo di una donazione di camici agli ospedali lombardi. Fatemi dire da italiano e da lombardo che sono stufo e chiedo rispetto per i nostri medici, i nostri morti, i nostri ospedali e le nostre istituzioni. Ho totale fiducia in Attilio Fontana», argomenta il leader del Carroccio, «nei sindaci e nei medici lombardi. Appena torniamo al governo, la riforma della giustizia è una delle prime cose che abbiamo il dovere morale di fare. Altrimenti le aziende scappano da questo Paese. L'unico risultato di queste indagini è far scappare le imprese. L'ospedale di Pavia ha fatto da solo il 2% della ricerca scientifica mondiale durante il Covid. Se invece di essere ringraziati», evidenzia Salvini, «vengono indagati, il risultato è che le aziende scappano e non fanno più investimenti in Italia».
Piena e incondizionata solidarietà a Fontana anche da parte di Forza Italia, che non fa mancare il suo appoggio all'alleato: «Oggi più che mai», affermano Massimiliano Salini, coordinatore di Forza Italia in Lombardia, Gianluca Comazzi, capogruppo in Regione Lombardia, e Fabrizio Sala, capo delegazione nella giunta regionale, «vogliamo esprimere il nostro sostegno ad Attilio Fontana, persona dal grande spessore morale che negli ultimi mesi ha affrontato la più grave emergenza sanitaria dal dopoguerra a oggi con coraggio e abnegazione, senza risparmiarsi un secondo. Siamo certi», aggiungono gli esponenti del partito di Silvio Berlusconi, «che il presidente Fontana uscirà da questa vicenda nel migliore dei modi. La compagine regionale di Forza Italia non gli farà mai mancare il suo appoggio. Avanti, a testa alta».
«Al collega Fontana», scrive su Twitter il presidente della Liguria, Giovanni Toti, «va tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà. Siamo sicuri che saprà dare una spiegazione ad ogni addebito. Forza Attilio!».
«Ecco», commenta Daniela Santanchè, senatrice di Fratelli d'Italia, «che continua l'uso politico della giustizia. È grave non procedere subito a una riforma della giustizia che torni a dare equilibrio ai poteri dello Stato. I processi vanno fatti nelle aule di tribunale e non in prima pagina sui giornali. La mia piena solidarietà va a Fontana, governatore della Regione Lombardia».
All'attacco le opposizioni: «Il governatore della Lombardia Fontana», scrive su Twitter la vicepresidente del Senato, Paola Taverna, del M5s, «ufficialmente indagato per la vicenda camici, non dovrà rispondere solo alla magistratura, ma a tutti coloro che nei momenti più tragici hanno dato l'anima al solo scopo di salvare vite umane». «Fontana chiarisca», afferma il capogruppo del Pd alla Regione Lombardia, Fabio Pizzul, «venga prima possibile a riferire in Consiglio regionale, come gli abbiamo chiesto ormai quasi due mesi fa, perché ne va della credibilità del presidente della Regione Lombardia e dell'istituzione stessa».
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Aperto fascicolo su Attilio Fontana; la giunta fronteggia quelli su Rsa, Film commission, protezioni antivirus e assessore alla Cultura.Matteo Salvini contesta i metodi «alla Palamara». Solidale il partito del Cav. Opposizioni scatenate: «Il governatore riferisca in Consiglio».Lo speciale contiene due articoli. Sono sempre di più le inchieste sulla Regione Lombardia del governatore Attilio Fontana, tanto che è ormai difficile anche per la giunta lombarda fare il calcolo delle indagini che la Procura di Milano ha aperto negli ultimi mesi. Le ultime - in particolare quella che vede Fontana indagato per frode in forniture pubbliche nell'inchiesta per la fornitura di camici - si aggiungono ad altre già partite lo scorso anno, creando così un futuro cumulo di processi e sentenze che potrebbero condizionare il mandato del presidente leghista che scadrà nel 2023. Il fantasma che si aggira per la regione si chiama legge Severino, che pur non essendo prevista per il reato di frode in pubbliche forniture (articolo 356 del Codice penale) potrebbe comunque rappresentare un problema se la condanna definitiva fosse superiore ai 6 mesi. In quel caso il governatore dovrebbe lasciare, ma potrebbe essere comunque candidabile in Parlamento. Dopo l'archiviazione a marzo dell'accusa di abuso d'ufficio sul caso del suo ex socio Luca Marsico, che era stato nominato membro esterno di un Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici, ora si apre un nuovo fronte con la Procura di Milano. Ma a lato dei risvolti politici - ieri il consigliere Giacomo Cosentino parlava di «un disegno preciso, da parte di qualcuno, per provare a ribaltare il voto di milioni di cittadini Lombardi» - c'è il lavoro della magistratura che ormai tocca i gangli più importanti dell'amministrazione regionale.Secondo l'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, la fornitura di camici fu fatta per affidamento diretto senza gara e sarebbe avvenuta anche in conflitto di interessi. L'ordine sarebbe poi stato trasformato in donazione solo il 20 maggio, dopo che la trasmissione di Rai 3, Report, aveva affrontato la vicenda. Tutto ruota intorno alla figura di Andrea Dini, cognato del governatore, imprenditore varesino titolare di Dama Spa, una società che produce il marchio di abbigliamento Paul and Shark dove vanta il 10% delle azioni anche la sorella Roberta Dini, moglie di Fontana. Stando alle indagini della Procura, lo scorso 16 aprile, in piena emergenza sanitaria, la centrale acquisti lombarda Aria assegnò a Dama la fornitura di 75.000 camici e altri materiali di dispositivi di protezione, per un valore di 513.000 euro: a essere indagato è anche direttore generale di Aria, la centrale acquisti della Lombardia, Filippo Bongiovanni.Fontana si dice «certo dell'operato della Regione Lombardia che rappresento con responsabilità». Jacopo Pensa, difensore del governatore, ieri spiegava che «il “ruolo" di Fontana non esiste. Lui nel negozio giuridico non ha messo becco perché non ne era a conoscenza, l'ha saputo solo a cose fatte». E che anzi, «una volta resosi conto del conflitto di interessi venutosi a creare, si è posto il problema dell'opportunità della cosa e quindi ha fermato il pagamento» da Aria a Dama, con il contratto di vendita trasformato in donazione, dunque «casomai il suo è stato un intervento virtuoso, non malizioso». Ma i magistrati di Milano hanno in mano anche altro. Stando alle carte dell'indagine Fontana sarebbe stato informato da un suo collaboratore della fornitura. Per questo il 19 maggio, prima della donazione, avrebbe cercato di fare un bonifico di 250.000 euro da un suo conto personale per risarcire il cognato. Il problema è che lo spostamento di denaro è stato sospeso per sospetta violazione della normativa antiriciclaggio e segnalato poi alla Banca d'Italia, prima che l'11 giugno Fontana decidesse di cancellare l'operazione. I soldi arrivavano da un conto in Svizzera, dove il governatore avrebbe fatto confluire l'eredità della madre di 5 milioni e 300.000 euro che fino al 2015 era invece in due trust alle Bahamas. In Svizzera si concentra anche un'altra delle tante inchieste sulla Regione, cioè quella sulla Lombardia Film commission sulla compravendita del cineporto di Cormano. Qui a essere indagati sono i commercialisti della Lega, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, in una vicenda che ha portato la scorsa settimana la guardia di finanza a perquisire gli uffici della Regione. E proprio nei giorni scorsi la Procura ha chiesto una rogatoria nel Paese elvetico. E a questo punto, si sospetta in Procura, la richiesta potrebbe estendersi anche al caso dei camici. La valanga di inchieste giudiziarie non si ferma qui. Oltre a Cormano è ancora aperta l'inchiesta su Gianluca Savoini e il noto Russiagate. A febbraio c'è stata una richiesta di proroga delle indagini che toccano anche la regione, perché Savoini è stato per anni vicepresidente della controllata Corecom. Ci sono poi quelle che toccano i 49 milioni di euro della Lega, dove è stato indagato a Genova anche l'assessore alla Cultura, Stefano Bruno Galli. Qui i filoni di indagine sono innumerevoli, da Roma fino a Bergamo. C'è anche un'inchiesta, sempre in mano all'aggiunto Romanelli, sulla fornitura di mascherine in Regione. E poi ci sono quelle che toccano le gestioni delle Rsa durante l'emergenza coronavirus da parte della giunta e in particolare dell'assessore al Welfare, Giulio Gallera. La situazione del Pio Albergo Trivulzio, del Don Gnocchi e di molte altre case di riposo aveva portato sui tavoli dei magistrati milanesi più di 20 fascicoli per le morti da Covid 19. Ora le inchieste saranno accorpate, e non sono ancora state chiuse. Ma, considerato il trend degli ultimi mesi, non è detto che non arrivino nuove sorprese per una giunta regionale sempre più nella morsa della Procura di Milano.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/le-toghe-assediano-il-carroccio-in-lombardia-aperte-gia-otto-inchieste-2646800024.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-grane-giudiziarie-riavvicinano-forza-italia-alla-lega" data-post-id="2646800024" data-published-at="1595703745" data-use-pagination="False"> Le grane giudiziarie riavvicinano Forza Italia alla Lega Il centrodestra si schiera compatto al fianco di Attilio Fontana. Il leader della Lega, Matteo Salvini, commenta con parole dure l'inchiesta sul presidente della Lombardia: «Attilio Fontana», scrive Salvini su Twitter, «indagato perché un'azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi pare normale? La Lombardia, le sue istituzioni, i suoi medici, le sue aziende e i suoi morti meritano rispetto. Malagiustizia a senso unico e “alla Palamara", non se ne può più. Sono indagini», aggiunge Salvini parlando con i giornalisti, «che puzzano di vecchio. Una vergogna. Mi sembra la giustizia alla Palamara, è il primo amministratore pubblico indagato per un regalo, perchÈ parliamo di una donazione di camici agli ospedali lombardi. Fatemi dire da italiano e da lombardo che sono stufo e chiedo rispetto per i nostri medici, i nostri morti, i nostri ospedali e le nostre istituzioni. Ho totale fiducia in Attilio Fontana», argomenta il leader del Carroccio, «nei sindaci e nei medici lombardi. Appena torniamo al governo, la riforma della giustizia è una delle prime cose che abbiamo il dovere morale di fare. Altrimenti le aziende scappano da questo Paese. L'unico risultato di queste indagini è far scappare le imprese. L'ospedale di Pavia ha fatto da solo il 2% della ricerca scientifica mondiale durante il Covid. Se invece di essere ringraziati», evidenzia Salvini, «vengono indagati, il risultato è che le aziende scappano e non fanno più investimenti in Italia». Piena e incondizionata solidarietà a Fontana anche da parte di Forza Italia, che non fa mancare il suo appoggio all'alleato: «Oggi più che mai», affermano Massimiliano Salini, coordinatore di Forza Italia in Lombardia, Gianluca Comazzi, capogruppo in Regione Lombardia, e Fabrizio Sala, capo delegazione nella giunta regionale, «vogliamo esprimere il nostro sostegno ad Attilio Fontana, persona dal grande spessore morale che negli ultimi mesi ha affrontato la più grave emergenza sanitaria dal dopoguerra a oggi con coraggio e abnegazione, senza risparmiarsi un secondo. Siamo certi», aggiungono gli esponenti del partito di Silvio Berlusconi, «che il presidente Fontana uscirà da questa vicenda nel migliore dei modi. La compagine regionale di Forza Italia non gli farà mai mancare il suo appoggio. Avanti, a testa alta». «Al collega Fontana», scrive su Twitter il presidente della Liguria, Giovanni Toti, «va tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà. Siamo sicuri che saprà dare una spiegazione ad ogni addebito. Forza Attilio!». «Ecco», commenta Daniela Santanchè, senatrice di Fratelli d'Italia, «che continua l'uso politico della giustizia. È grave non procedere subito a una riforma della giustizia che torni a dare equilibrio ai poteri dello Stato. I processi vanno fatti nelle aule di tribunale e non in prima pagina sui giornali. La mia piena solidarietà va a Fontana, governatore della Regione Lombardia». All'attacco le opposizioni: «Il governatore della Lombardia Fontana», scrive su Twitter la vicepresidente del Senato, Paola Taverna, del M5s, «ufficialmente indagato per la vicenda camici, non dovrà rispondere solo alla magistratura, ma a tutti coloro che nei momenti più tragici hanno dato l'anima al solo scopo di salvare vite umane». «Fontana chiarisca», afferma il capogruppo del Pd alla Regione Lombardia, Fabio Pizzul, «venga prima possibile a riferire in Consiglio regionale, come gli abbiamo chiesto ormai quasi due mesi fa, perché ne va della credibilità del presidente della Regione Lombardia e dell'istituzione stessa».
iStock
L’indagine è nata dalle querele presentate dalle donne vittime di atti sessuali, subiti in occasione della consegna dei prodotti alimentari richiesti online tramite la piattaforma per cui l’uomo lavorava.
Dagli accertamenti è emerso che, l’8 febbraio scorso, il rider, utilizzando l’account di una terza persona, ha appoggiato la bicicletta e ha consegnato a una giovane donna due casse d’acqua all’ingresso dello stabile: a quel punto ha iniziato a palpeggiarle il seno e altre parti del corpo. In un primo momento la vittima è rimasta impietrita e incapace di reagire, poi è riuscita a divincolarsi, scappando nell’androne condominiale ed entrando in ascensore. Ma l’uomo non ha desistito e ha lasciato il condominio solo dopo qualche minuto in cui la ragazza è rimasta chiusa in ascensore.
Successivamente, il 13 febbraio, il rider ha effettuato una consegna all’interno di un palazzo e, con il pretesto di richiedere alla ragazza destinataria dell’ordine una recensione sul cellulare, si è avvicinato e le ha palpeggiato il seno con entrambe le mani. Anche il 16 marzo, sempre all’ingresso di un condominio, l’uomo, impugnando la busta contenente l’ordine, ha infilato la mano sinistra sotto al sacchetto e ha palpeggiato il seno della ragazza davanti a lui. Sono in corso accertamenti relativi ad almeno altri sette episodi, del tutto simili per modalità d’azione.
Le segnalazioni arrivate in merito al rider arrestato, oltre ad essere numerose, risalgono a episodi avvenuti almeno da maggio 2025, un periodo di tempo molto lungo. Per questo, le forze dell’ordine ritengono che i comportamenti penalmente rilevanti dell’uomo appaiano abituali e, pertanto, invitano eventuali altre vittime a farsi avanti e denuciare le molestie subite.
In Toscana, invece, sta per andare a processo un tentativo di stupro ai danni di una novantenne da parte di un tunisino di 59 anni, accoltellato da un familiare sessantaduenne della vittima.
L’incredibile episodio di violenza contro l’anziana è avvenuto a Montespertoli, tranquillo Comune di 13.000 abitanti immerso nelle campagne tra Firenze e Siena.
La vicenda risale alla prima metà dello scorso anno, quando, secondo quanto ricostruito dalle indagini, il tunisino, residente a Colle Val D’Elsa, in Provincia di Siena, aveva accesso all’abitazione della pensionata, dove lavorava come operaio, intento a effettuare alcuni lavori di ristrutturazione all’immobile nel quale viveva la donna. È in quel contesto che l’uomo, stando alla ricostruzione della Procura di Firenze, avrebbe abusato della novantenne. Secondo quanto riporta il quotidiano La Nazione, che cita alcuni virgolettati degli atti d’indagine, la violenza sarebbe consistita «nell’afferrarle la testa con entrambe le mani e nell’iniziare a baciarla sull’orecchio per poi spostarsi verso la bocca», nonché «nel palpeggiarle e stringerle al contempo il seno destro» e a costringerla a subire tali atti sessuali contro la propria volontà.
Venuto a conoscenza dello stupro, il nipote dell’anziana avrebbe affrontato l’operaio tunisino e, dopo aver gridato «cosa hai fatto alla nonna?», lo avrebbe colpito due volte al torace con un coltello lungo 18 centimetri, causandogli ferite guaribili in dieci giorni.
Naturalmente la rissa tra i due non è passata inosservata nella pacifica cittadina e ha portato all’intervento delle forze dell’ordine, dando il via a una doppia indagine da parte della Procura di Firenze, sia sull’accoltellamento che sullo stupro. Nei mesi scorsi il pubblico ministero titolare del fascicolo d’indagine ha chiesto il rinvio a giudizio per entrambi. Il nordafricano è accusato di violenza sessuale ai danni della novantenne, con l’aggravante di aver commesso il fatto approfittando di circostanze di tempo, di luogo e di persona tali da ostacolare la pubblica e la privata difesa, nonché con abuso di relazioni domestiche e di prestazioni d’opera.
Al nipote della donna, invece, dalla Procura viene contestata l’accusa di lesioni personali aggravate dall’utilizzo del coltello, considerato un’arma bianca. I due si incontreranno di nuovo durante l’udienza preliminare, fissata per il prossimo 7 ottobre presso il tribunale di Firenze. E quasi certamente dovranno affrontare un processo a tratti kafkiano, che potrebbe portare alla condanna di entrambi.
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(iStock)
Non aveva alcuna intenzione di rapire la piccola, ma voleva soltanto allontanarla dal bordo del marciapiede. Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Perugia ha rimesso in libertà il ventinovenne del Gambia, che nella serata di mercoledì aveva strappato dalle braccia della madre una bambina di appena cinque anni che si trovava alla stazione ferroviaria di Fontivegge, quartiere di Perugia. Nell’immediatezza dei fatti, il giovane, con diversi precedenti penali, è stato arrestato per tentato sequestro di persona aggravato. Ma, ieri mattina, al termine dell’udienza di convalida il gip ha rimesso in libertà l’uomo per mancanza di elementi «inequivocabili».
Da quanto era stato raccontato dalla donna, di origini aretine, lei si trovava con la bimba nel piazzale della stazione in attesa di prendere il pullman quando, all’improvviso, si è avvicinato il giovane gambiano che ha afferrato la piccola strappandola alla mamma. A quel punto la mamma ha iniziato a urlare e la bimba a piangere, mentre l’uomo si allontanava con lei. La mamma ha iniziato a inseguirlo, chiamando le forze dell’ordine che poi lo hanno bloccato. Quando gli agenti della Volante sono arrivati hanno trovato la bimba spaventata e in stato di choc. I poliziotti lo hanno bloccato e portato in Questura dove è stato identificato e portato in carcere. Nell’immediatezza dei fatti nei suoi confronti pendeva l’accusa di tentato rapimento di persona aggravato dall’età della vittima, trattandosi di una minore.
Gli inquirenti erano arrivati a questa ricostruzione della vicenda attraverso la visione delle immagini di videosorveglianza, ma anche analizzando il racconto della mamma della piccola e controllando il cellulare dell’uomo. Infatti, era stata proprio la madre della bimba a raccontare agli investigatori che l’uomo avrebbe continuato a infastidire la piccola scattandole diverse fotografie con il cellulare. Da quanto si è appreso, gli inquirenti hanno analizzato le foto presenti sul cellulare dell’arrestato. Ma, ieri mattina, è arrivata la decisione del gip che ha sorpreso un po’ tutti: il ventinovenne viene liberato perché, difatti, non avrebbe messo in atto alcun rapimento, ma avrebbe solo voluto spostarla dal marciapiede.
Il giudice per le indagini preliminari non ha convalidato l’arresto perché ha ritenuto che non si sia trattato di un tentato rapimento né di violenza privata. La Procura aveva chiesto che il reato venisse derubricato da tentato sequestro di persona a violenza privata. Il gip, invece, ha condiviso la ricostruzione della vicenda resa nota dal difensore dell’uomo, l’avvocato Luca Aiello, che ha riportato il racconto del gambiano: il giovane non avrebbe mai avuto alcuna intenzione di rapire la piccola, anzi si era accorto che la bimba stava giocando ai bordi del marciapiede e l’avrebbe presa per evitare che potesse farsi male. Per l’avvocato questa ricostruzione dell’accaduto troverebbe riscontro sia nelle immagini riprese dalle telecamere di videosorveglianza che nelle testimonianze delle persone che si trovavano in zona. Il legale ha insistito sul fatto che non si sia trattato di un rapimento perché dai frame delle telecamere si vede - è il racconto del difensore - il giovane gambiano non ha strappato dalle mani della mamma la bimba e anzi l’avrebbe subito riconsegnata al genitore.
L’arrestato ha risposto a tutte le domande del gip negando ogni accusa e ribadendo di averla presa solo per evitare che si potesse fare male. E ha riferito che cosa è successo: la mamma si sarebbe avvicinata allarmata e la bimba piangeva, la donna gli urlava contro e lui avrebbe preso il cellulare non per fotografare la piccola, bensì per riprendere la madre che lo «aggrediva» per avere in futuro, qualora fosse stato necessario, «una prova» proprio per dimostrare quello che era successo.
Da quanto si è appreso, la decisione del giudice per le indagini preliminari è stata presa proprio dopo un’attenta analisi di ogni frame di quei video. Il giovane (noto alle forze dell’ordine per diversi precedenti penali) è tornato subito in libertà, non essendo stato emesso nei suoi confronti alcun provvedimento. Non è escluso che la Questura possa valutare la sua posizione e a breve emettere un provvedimento di espulsione dall’Italia. Il ventinovenne, infatti, è stato più volte beccato dalle forze dell’ordine in giro ubriaco e «intento» a molestare le persone. Per tale motivo, era stato arrestato e condannato. In particolare, lo scorso mese di maggio il giovane gambiano è finito in manette per aver aggredito una passeggera alla stazione. Anzi, in quell’occasione, nelle concitate fasi dell’arresto, ferì un poliziotto causandogli una frattura al dito. Per questo episodio era stato condannato a un anno e quattro mesi, ma rimesso in libertà con obbligo di firma alla polizia giudiziaria. Ma il suo «curriculum» è più lungo: la scorsa settimana era stato denunciato perché minacciava con un bastone alcune persone sedute sui gradini del Duomo di Perugia e, sempre con il bastone, avrebbe colpito più volte il portone della Cattedrale. Infine, nei suoi confronti è stato emesso un Daspo urbano perché l’uomo è stato più volte trovato con oggetti «atti a offendere». Da ieri è tornato in libertà pure per il tentato sequestro della piccola. La decisione del gip ha indignato l’opinione pubblica. Da quanto si è appreso, anche la mamma della piccola è rimasta sorpresa dalla scarcerazione e si è detta molto preoccupata perché teme di poterlo nuovamente vedere in giro e mettere in pericolo la sua bambina.
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La panzanella è una ricetta di recupero identitaria della Toscana, dove il pane raffermo è una sorta di rimedio per ogni occasione, che va fatta secondo regole precise. Noi ci siamo presi però la libertà di reinterpretarla per renderla ancora più semplice. Ma il risultato non cambia: è perfetta come spuntino per una cena estiva, va benissimo se ve la volete portare in spiaggia.
Ingredienti – 4 fette ampie di pane raffermo (meglio se è quello sciapo toscano, oppure un pugliese di Altamura), due pomodori costoluti o occhio di bue maturi, ma sodi (circa 250 gr), due cipollotti generosi meglio se rossi, due coste di sedano, due cucchiai abbondanti di olive taggiasche in conserva, alcune foglie di basilico, 8 cucchiai di olio extravergine di oliva, 2 cucchiai di aceto di vino bianco, sale e pepe qb.
Procedimento – Fate a cubetti le fette di pane e tostatele in padella in quattro cucchiai di olio extravergine di oliva. Fateli diventare belli croccanti. Nel frattempo fate a cubetti i pomodori, a fettine sottili le cipolle e il sedano. In una capace zuppiera mettete tutte le verdure, conditele con sale, pepe, olio extravergine, aceto (se piace) sale e pepe. Aggiungete le olive sgocciolate e mescolate bene. Quando il pane è bello croccante aggiungetelo alle verdure, rigirate e completate con le foglie di basilico sminuzzate.
Come far divertire i bambini – Date loro il compito di mescolare più e più volte la panzanella sbagliata.
Abbinamento – Per stare sulla costa toscana un ottimo Vermentino, oppure un Trebbiano o un Ansonica dell’Argentario. Altrimenti scegliete un qualsiasi bianco sapido e minerale italiano.
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