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2020-07-26
Le toghe assediano il Carroccio. In Lombardia aperte già otto inchieste
Attilio Fontana (Ansa)
Sono sempre di più le inchieste sulla Regione Lombardia del governatore Attilio Fontana, tanto che è ormai difficile anche per la giunta lombarda fare il calcolo delle indagini che la Procura di Milano ha aperto negli ultimi mesi. Le ultime - in particolare quella che vede Fontana indagato per frode in forniture pubbliche nell'inchiesta per la fornitura di camici - si aggiungono ad altre già partite lo scorso anno, creando così un futuro cumulo di processi e sentenze che potrebbero condizionare il mandato del presidente leghista che scadrà nel 2023.
Il fantasma che si aggira per la regione si chiama legge Severino, che pur non essendo prevista per il reato di frode in pubbliche forniture (articolo 356 del Codice penale) potrebbe comunque rappresentare un problema se la condanna definitiva fosse superiore ai 6 mesi. In quel caso il governatore dovrebbe lasciare, ma potrebbe essere comunque candidabile in Parlamento. Dopo l'archiviazione a marzo dell'accusa di abuso d'ufficio sul caso del suo ex socio Luca Marsico, che era stato nominato membro esterno di un Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici, ora si apre un nuovo fronte con la Procura di Milano.
Ma a lato dei risvolti politici - ieri il consigliere Giacomo Cosentino parlava di «un disegno preciso, da parte di qualcuno, per provare a ribaltare il voto di milioni di cittadini Lombardi» - c'è il lavoro della magistratura che ormai tocca i gangli più importanti dell'amministrazione regionale.
Secondo l'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, la fornitura di camici fu fatta per affidamento diretto senza gara e sarebbe avvenuta anche in conflitto di interessi. L'ordine sarebbe poi stato trasformato in donazione solo il 20 maggio, dopo che la trasmissione di Rai 3, Report, aveva affrontato la vicenda. Tutto ruota intorno alla figura di Andrea Dini, cognato del governatore, imprenditore varesino titolare di Dama Spa, una società che produce il marchio di abbigliamento Paul and Shark dove vanta il 10% delle azioni anche la sorella Roberta Dini, moglie di Fontana.
Stando alle indagini della Procura, lo scorso 16 aprile, in piena emergenza sanitaria, la centrale acquisti lombarda Aria assegnò a Dama la fornitura di 75.000 camici e altri materiali di dispositivi di protezione, per un valore di 513.000 euro: a essere indagato è anche direttore generale di Aria, la centrale acquisti della Lombardia, Filippo Bongiovanni.
Fontana si dice «certo dell'operato della Regione Lombardia che rappresento con responsabilità». Jacopo Pensa, difensore del governatore, ieri spiegava che «il “ruolo" di Fontana non esiste. Lui nel negozio giuridico non ha messo becco perché non ne era a conoscenza, l'ha saputo solo a cose fatte». E che anzi, «una volta resosi conto del conflitto di interessi venutosi a creare, si è posto il problema dell'opportunità della cosa e quindi ha fermato il pagamento» da Aria a Dama, con il contratto di vendita trasformato in donazione, dunque «casomai il suo è stato un intervento virtuoso, non malizioso».
Ma i magistrati di Milano hanno in mano anche altro. Stando alle carte dell'indagine Fontana sarebbe stato informato da un suo collaboratore della fornitura. Per questo il 19 maggio, prima della donazione, avrebbe cercato di fare un bonifico di 250.000 euro da un suo conto personale per risarcire il cognato. Il problema è che lo spostamento di denaro è stato sospeso per sospetta violazione della normativa antiriciclaggio e segnalato poi alla Banca d'Italia, prima che l'11 giugno Fontana decidesse di cancellare l'operazione. I soldi arrivavano da un conto in Svizzera, dove il governatore avrebbe fatto confluire l'eredità della madre di 5 milioni e 300.000 euro che fino al 2015 era invece in due trust alle Bahamas.
In Svizzera si concentra anche un'altra delle tante inchieste sulla Regione, cioè quella sulla Lombardia Film commission sulla compravendita del cineporto di Cormano. Qui a essere indagati sono i commercialisti della Lega, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, in una vicenda che ha portato la scorsa settimana la guardia di finanza a perquisire gli uffici della Regione. E proprio nei giorni scorsi la Procura ha chiesto una rogatoria nel Paese elvetico. E a questo punto, si sospetta in Procura, la richiesta potrebbe estendersi anche al caso dei camici.
La valanga di inchieste giudiziarie non si ferma qui. Oltre a Cormano è ancora aperta l'inchiesta su Gianluca Savoini e il noto Russiagate. A febbraio c'è stata una richiesta di proroga delle indagini che toccano anche la regione, perché Savoini è stato per anni vicepresidente della controllata Corecom. Ci sono poi quelle che toccano i 49 milioni di euro della Lega, dove è stato indagato a Genova anche l'assessore alla Cultura, Stefano Bruno Galli. Qui i filoni di indagine sono innumerevoli, da Roma fino a Bergamo.
C'è anche un'inchiesta, sempre in mano all'aggiunto Romanelli, sulla fornitura di mascherine in Regione. E poi ci sono quelle che toccano le gestioni delle Rsa durante l'emergenza coronavirus da parte della giunta e in particolare dell'assessore al Welfare, Giulio Gallera. La situazione del Pio Albergo Trivulzio, del Don Gnocchi e di molte altre case di riposo aveva portato sui tavoli dei magistrati milanesi più di 20 fascicoli per le morti da Covid 19. Ora le inchieste saranno accorpate, e non sono ancora state chiuse. Ma, considerato il trend degli ultimi mesi, non è detto che non arrivino nuove sorprese per una giunta regionale sempre più nella morsa della Procura di Milano.
Le grane giudiziarie riavvicinano Forza Italia alla Lega
Il centrodestra si schiera compatto al fianco di Attilio Fontana. Il leader della Lega, Matteo Salvini, commenta con parole dure l'inchiesta sul presidente della Lombardia: «Attilio Fontana», scrive Salvini su Twitter, «indagato perché un'azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi pare normale? La Lombardia, le sue istituzioni, i suoi medici, le sue aziende e i suoi morti meritano rispetto. Malagiustizia a senso unico e “alla Palamara", non se ne può più. Sono indagini», aggiunge Salvini parlando con i giornalisti, «che puzzano di vecchio. Una vergogna. Mi sembra la giustizia alla Palamara, è il primo amministratore pubblico indagato per un regalo, perchÈ parliamo di una donazione di camici agli ospedali lombardi. Fatemi dire da italiano e da lombardo che sono stufo e chiedo rispetto per i nostri medici, i nostri morti, i nostri ospedali e le nostre istituzioni. Ho totale fiducia in Attilio Fontana», argomenta il leader del Carroccio, «nei sindaci e nei medici lombardi. Appena torniamo al governo, la riforma della giustizia è una delle prime cose che abbiamo il dovere morale di fare. Altrimenti le aziende scappano da questo Paese. L'unico risultato di queste indagini è far scappare le imprese. L'ospedale di Pavia ha fatto da solo il 2% della ricerca scientifica mondiale durante il Covid. Se invece di essere ringraziati», evidenzia Salvini, «vengono indagati, il risultato è che le aziende scappano e non fanno più investimenti in Italia».
Piena e incondizionata solidarietà a Fontana anche da parte di Forza Italia, che non fa mancare il suo appoggio all'alleato: «Oggi più che mai», affermano Massimiliano Salini, coordinatore di Forza Italia in Lombardia, Gianluca Comazzi, capogruppo in Regione Lombardia, e Fabrizio Sala, capo delegazione nella giunta regionale, «vogliamo esprimere il nostro sostegno ad Attilio Fontana, persona dal grande spessore morale che negli ultimi mesi ha affrontato la più grave emergenza sanitaria dal dopoguerra a oggi con coraggio e abnegazione, senza risparmiarsi un secondo. Siamo certi», aggiungono gli esponenti del partito di Silvio Berlusconi, «che il presidente Fontana uscirà da questa vicenda nel migliore dei modi. La compagine regionale di Forza Italia non gli farà mai mancare il suo appoggio. Avanti, a testa alta».
«Al collega Fontana», scrive su Twitter il presidente della Liguria, Giovanni Toti, «va tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà. Siamo sicuri che saprà dare una spiegazione ad ogni addebito. Forza Attilio!».
«Ecco», commenta Daniela Santanchè, senatrice di Fratelli d'Italia, «che continua l'uso politico della giustizia. È grave non procedere subito a una riforma della giustizia che torni a dare equilibrio ai poteri dello Stato. I processi vanno fatti nelle aule di tribunale e non in prima pagina sui giornali. La mia piena solidarietà va a Fontana, governatore della Regione Lombardia».
All'attacco le opposizioni: «Il governatore della Lombardia Fontana», scrive su Twitter la vicepresidente del Senato, Paola Taverna, del M5s, «ufficialmente indagato per la vicenda camici, non dovrà rispondere solo alla magistratura, ma a tutti coloro che nei momenti più tragici hanno dato l'anima al solo scopo di salvare vite umane». «Fontana chiarisca», afferma il capogruppo del Pd alla Regione Lombardia, Fabio Pizzul, «venga prima possibile a riferire in Consiglio regionale, come gli abbiamo chiesto ormai quasi due mesi fa, perché ne va della credibilità del presidente della Regione Lombardia e dell'istituzione stessa».
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Aperto fascicolo su Attilio Fontana; la giunta fronteggia quelli su Rsa, Film commission, protezioni antivirus e assessore alla Cultura.Matteo Salvini contesta i metodi «alla Palamara». Solidale il partito del Cav. Opposizioni scatenate: «Il governatore riferisca in Consiglio».Lo speciale contiene due articoli. Sono sempre di più le inchieste sulla Regione Lombardia del governatore Attilio Fontana, tanto che è ormai difficile anche per la giunta lombarda fare il calcolo delle indagini che la Procura di Milano ha aperto negli ultimi mesi. Le ultime - in particolare quella che vede Fontana indagato per frode in forniture pubbliche nell'inchiesta per la fornitura di camici - si aggiungono ad altre già partite lo scorso anno, creando così un futuro cumulo di processi e sentenze che potrebbero condizionare il mandato del presidente leghista che scadrà nel 2023. Il fantasma che si aggira per la regione si chiama legge Severino, che pur non essendo prevista per il reato di frode in pubbliche forniture (articolo 356 del Codice penale) potrebbe comunque rappresentare un problema se la condanna definitiva fosse superiore ai 6 mesi. In quel caso il governatore dovrebbe lasciare, ma potrebbe essere comunque candidabile in Parlamento. Dopo l'archiviazione a marzo dell'accusa di abuso d'ufficio sul caso del suo ex socio Luca Marsico, che era stato nominato membro esterno di un Nucleo di valutazione degli investimenti pubblici, ora si apre un nuovo fronte con la Procura di Milano. Ma a lato dei risvolti politici - ieri il consigliere Giacomo Cosentino parlava di «un disegno preciso, da parte di qualcuno, per provare a ribaltare il voto di milioni di cittadini Lombardi» - c'è il lavoro della magistratura che ormai tocca i gangli più importanti dell'amministrazione regionale.Secondo l'inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli, la fornitura di camici fu fatta per affidamento diretto senza gara e sarebbe avvenuta anche in conflitto di interessi. L'ordine sarebbe poi stato trasformato in donazione solo il 20 maggio, dopo che la trasmissione di Rai 3, Report, aveva affrontato la vicenda. Tutto ruota intorno alla figura di Andrea Dini, cognato del governatore, imprenditore varesino titolare di Dama Spa, una società che produce il marchio di abbigliamento Paul and Shark dove vanta il 10% delle azioni anche la sorella Roberta Dini, moglie di Fontana. Stando alle indagini della Procura, lo scorso 16 aprile, in piena emergenza sanitaria, la centrale acquisti lombarda Aria assegnò a Dama la fornitura di 75.000 camici e altri materiali di dispositivi di protezione, per un valore di 513.000 euro: a essere indagato è anche direttore generale di Aria, la centrale acquisti della Lombardia, Filippo Bongiovanni.Fontana si dice «certo dell'operato della Regione Lombardia che rappresento con responsabilità». Jacopo Pensa, difensore del governatore, ieri spiegava che «il “ruolo" di Fontana non esiste. Lui nel negozio giuridico non ha messo becco perché non ne era a conoscenza, l'ha saputo solo a cose fatte». E che anzi, «una volta resosi conto del conflitto di interessi venutosi a creare, si è posto il problema dell'opportunità della cosa e quindi ha fermato il pagamento» da Aria a Dama, con il contratto di vendita trasformato in donazione, dunque «casomai il suo è stato un intervento virtuoso, non malizioso». Ma i magistrati di Milano hanno in mano anche altro. Stando alle carte dell'indagine Fontana sarebbe stato informato da un suo collaboratore della fornitura. Per questo il 19 maggio, prima della donazione, avrebbe cercato di fare un bonifico di 250.000 euro da un suo conto personale per risarcire il cognato. Il problema è che lo spostamento di denaro è stato sospeso per sospetta violazione della normativa antiriciclaggio e segnalato poi alla Banca d'Italia, prima che l'11 giugno Fontana decidesse di cancellare l'operazione. I soldi arrivavano da un conto in Svizzera, dove il governatore avrebbe fatto confluire l'eredità della madre di 5 milioni e 300.000 euro che fino al 2015 era invece in due trust alle Bahamas. In Svizzera si concentra anche un'altra delle tante inchieste sulla Regione, cioè quella sulla Lombardia Film commission sulla compravendita del cineporto di Cormano. Qui a essere indagati sono i commercialisti della Lega, Alberto Di Rubba e Andrea Manzoni, in una vicenda che ha portato la scorsa settimana la guardia di finanza a perquisire gli uffici della Regione. E proprio nei giorni scorsi la Procura ha chiesto una rogatoria nel Paese elvetico. E a questo punto, si sospetta in Procura, la richiesta potrebbe estendersi anche al caso dei camici. La valanga di inchieste giudiziarie non si ferma qui. Oltre a Cormano è ancora aperta l'inchiesta su Gianluca Savoini e il noto Russiagate. A febbraio c'è stata una richiesta di proroga delle indagini che toccano anche la regione, perché Savoini è stato per anni vicepresidente della controllata Corecom. Ci sono poi quelle che toccano i 49 milioni di euro della Lega, dove è stato indagato a Genova anche l'assessore alla Cultura, Stefano Bruno Galli. Qui i filoni di indagine sono innumerevoli, da Roma fino a Bergamo. C'è anche un'inchiesta, sempre in mano all'aggiunto Romanelli, sulla fornitura di mascherine in Regione. E poi ci sono quelle che toccano le gestioni delle Rsa durante l'emergenza coronavirus da parte della giunta e in particolare dell'assessore al Welfare, Giulio Gallera. La situazione del Pio Albergo Trivulzio, del Don Gnocchi e di molte altre case di riposo aveva portato sui tavoli dei magistrati milanesi più di 20 fascicoli per le morti da Covid 19. Ora le inchieste saranno accorpate, e non sono ancora state chiuse. Ma, considerato il trend degli ultimi mesi, non è detto che non arrivino nuove sorprese per una giunta regionale sempre più nella morsa della Procura di Milano.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/le-toghe-assediano-il-carroccio-in-lombardia-aperte-gia-otto-inchieste-2646800024.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="le-grane-giudiziarie-riavvicinano-forza-italia-alla-lega" data-post-id="2646800024" data-published-at="1595703745" data-use-pagination="False"> Le grane giudiziarie riavvicinano Forza Italia alla Lega Il centrodestra si schiera compatto al fianco di Attilio Fontana. Il leader della Lega, Matteo Salvini, commenta con parole dure l'inchiesta sul presidente della Lombardia: «Attilio Fontana», scrive Salvini su Twitter, «indagato perché un'azienda ha regalato migliaia di camici ai medici lombardi. Ma vi pare normale? La Lombardia, le sue istituzioni, i suoi medici, le sue aziende e i suoi morti meritano rispetto. Malagiustizia a senso unico e “alla Palamara", non se ne può più. Sono indagini», aggiunge Salvini parlando con i giornalisti, «che puzzano di vecchio. Una vergogna. Mi sembra la giustizia alla Palamara, è il primo amministratore pubblico indagato per un regalo, perchÈ parliamo di una donazione di camici agli ospedali lombardi. Fatemi dire da italiano e da lombardo che sono stufo e chiedo rispetto per i nostri medici, i nostri morti, i nostri ospedali e le nostre istituzioni. Ho totale fiducia in Attilio Fontana», argomenta il leader del Carroccio, «nei sindaci e nei medici lombardi. Appena torniamo al governo, la riforma della giustizia è una delle prime cose che abbiamo il dovere morale di fare. Altrimenti le aziende scappano da questo Paese. L'unico risultato di queste indagini è far scappare le imprese. L'ospedale di Pavia ha fatto da solo il 2% della ricerca scientifica mondiale durante il Covid. Se invece di essere ringraziati», evidenzia Salvini, «vengono indagati, il risultato è che le aziende scappano e non fanno più investimenti in Italia». Piena e incondizionata solidarietà a Fontana anche da parte di Forza Italia, che non fa mancare il suo appoggio all'alleato: «Oggi più che mai», affermano Massimiliano Salini, coordinatore di Forza Italia in Lombardia, Gianluca Comazzi, capogruppo in Regione Lombardia, e Fabrizio Sala, capo delegazione nella giunta regionale, «vogliamo esprimere il nostro sostegno ad Attilio Fontana, persona dal grande spessore morale che negli ultimi mesi ha affrontato la più grave emergenza sanitaria dal dopoguerra a oggi con coraggio e abnegazione, senza risparmiarsi un secondo. Siamo certi», aggiungono gli esponenti del partito di Silvio Berlusconi, «che il presidente Fontana uscirà da questa vicenda nel migliore dei modi. La compagine regionale di Forza Italia non gli farà mai mancare il suo appoggio. Avanti, a testa alta». «Al collega Fontana», scrive su Twitter il presidente della Liguria, Giovanni Toti, «va tutto il nostro sostegno e la nostra solidarietà. Siamo sicuri che saprà dare una spiegazione ad ogni addebito. Forza Attilio!». «Ecco», commenta Daniela Santanchè, senatrice di Fratelli d'Italia, «che continua l'uso politico della giustizia. È grave non procedere subito a una riforma della giustizia che torni a dare equilibrio ai poteri dello Stato. I processi vanno fatti nelle aule di tribunale e non in prima pagina sui giornali. La mia piena solidarietà va a Fontana, governatore della Regione Lombardia». All'attacco le opposizioni: «Il governatore della Lombardia Fontana», scrive su Twitter la vicepresidente del Senato, Paola Taverna, del M5s, «ufficialmente indagato per la vicenda camici, non dovrà rispondere solo alla magistratura, ma a tutti coloro che nei momenti più tragici hanno dato l'anima al solo scopo di salvare vite umane». «Fontana chiarisca», afferma il capogruppo del Pd alla Regione Lombardia, Fabio Pizzul, «venga prima possibile a riferire in Consiglio regionale, come gli abbiamo chiesto ormai quasi due mesi fa, perché ne va della credibilità del presidente della Regione Lombardia e dell'istituzione stessa».
La Corea del Sud ha messo a segno una performance che definire «stratosferica» è riduttivo. Il Kospi, l’indice azionario principale coreano, ha guadagnato l’85,6% in un anno, e c’è chi fra i pessimisti lo vede gigante dai piedi d’argilla, o meglio, di silicio. Oltre il 40% della capitalizzazione di mercato è infatti appeso al destino di due soli titoli: Samsung Electronics e SK Hynix. «Certo siamo di fronte a una concentrazione del rischio senza precedenti», spiega Salvatore Gaziano, responsabile delle strategie di investimento di SoldiExpert Scf, «Samsung che ha corso del +394% e SK Hynix del +800% in un anno. Questi non sono più semplici titoli azionari, sono diventati dei proxy dell’intelligenza artificiale globale. Il mercato sta scommettendo che la domanda di memorie Hbm (High Bandwidth Memory) non finirà mai anche se la storia insegna che il settore dei semiconduttori è ciclico per natura».
Ma c’è un altro motore che spinge Seul: la leva finanziaria. In Corea, i piccoli risparmiatori, soprannominati gaemi (formiche), stanno invadendo il mercato finanziando gli acquisti con il debito. I prestiti a margine hanno superato i 34 trilioni di won. Dall’altra parte del Mar del Giappone, il Nikkei ha toccato il massimo storico di 63.272 punti negli scorsi giorni. Qui la narrazione non è molto diversa: riforme della governance, trasparenza e l’emersione del valore dei vecchi conglomerati. Ma attenzione ai rendimenti: per l’investitore europeo, la valuta è stata la variabile discriminante.
«Il Giappone del 2026 è un mercato a due velocità» sottolinea sempre Gaziano, «dove chi ha investito con copertura del cambio (Eur Hedged) ha portato a casa rendimenti eccezionali, come il +137% del WisdomTree Japan. Chi invece è rimasto esposto allo Yen ha visto i propri guadagni falcidiati dalla svalutazione della moneta nipponica».
Nonostante la guerra in Medio Oriente, Giappone e Corea (nella storia non certo sempre amici) hanno sorpreso tutti non affondando sotto il peso del caro-petrolio. Fra le mosse messe in campo da queste nazioni anche una «diplomazia pragmatica» che sta portando in queste settimane alla creazione di una riserva petrolifera comune tra il premier nipponico Takaichi e il presidente coreano Lee Jae Myung per una riserva energetica comune per ridurre la dipendenza diretta dallo Stretto di Hormuz. «Titoli come Toyota, pur stimando cali di profitto per i costi delle materie prime, restano pilastri che il mercato non vuole mollare, grazie a bilanci che finalmente iniziano a premiare gli azionisti con dividendi e buyback», conclude l’esperto.
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Il presidente di Anafe Umberto Roccatti
Agli Stati Generali Adm il presidente Umberto Roccatti attacca le riforme europee su accise e liquidi aromatizzati: «Aumenti fino al 200%, così si favoriscono contrabbando online e mercato illegale». Nel mirino le direttive Ted e Tpd.
Le nuove strette europee sul vaping rischiano di mettere in crisi un settore che in Italia vale circa un miliardo di euro e occupa 50 mila persone. L’allarme arriva da Umberto Roccatti, intervenuto agli Stati Generali dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, dove ha criticato duramente le imminenti revisioni europee delle direttive Ted e Tpd.
Secondo il presidente di Anafe Confindustria, le proposte allo studio a Bruxelles rischiano di produrre un effetto opposto rispetto agli obiettivi dichiarati: meno gettito fiscale, crescita del mercato illegale e difficoltà sempre maggiori per le imprese regolari.
Nel mirino c’è soprattutto la revisione della direttiva Ted sulle accise. Roccatti parla di aumenti «insostenibili» per aziende e consumatori: oltre il 100% per i prodotti con nicotina e circa il 200% per quelli senza. Una stretta che, secondo Anafe, potrebbe riportare il settore alla situazione vissuta nel 2014, quando l’introduzione di una tassazione giudicata eccessiva provocò il crollo del mercato legale.
Il presidente dell’associazione ricorda che allora lo Stato incassò appena 3 milioni di euro contro i 107 previsti e che migliaia di piccole imprese furono costrette a chiudere, mentre gran parte del mercato finì nel contrabbando. Solo dal 2018, sostiene Anafe, il comparto avrebbe ritrovato una certa stabilità grazie a incrementi fiscali più graduali.
L’altra grande preoccupazione riguarda invece la possibile revisione della direttiva Tpd e il cosiddetto «flavour ban», cioè il divieto dei liquidi aromatizzati. Per Roccatti si tratterebbe di una misura «ideologica», destinata a colpire uno degli elementi centrali dei prodotti alternativi alle sigarette tradizionali. Secondo Anafe, gli aromi rappresentano infatti uno strumento importante per i fumatori adulti che cercano di abbandonare il tabacco classico. L’associazione sostiene inoltre che il divieto non risolverebbe il problema dell’accesso dei minori, già regolato da norme e sanzioni esistenti, mentre rischierebbe di far crollare il gettito fiscale legato al settore.
Nel suo intervento agli Stati Generali Adm, Roccatti ha poi puntato il dito contro il commercio illegale online. Il presidente di Anafe ha parlato di un vero e proprio «Far West digitale», alimentato soprattutto da vendite sui social network e da siti esteri che operano all’interno dell’Unione europea aggirando controlli e dogane.Da qui la richiesta al governo italiano di difendere il comparto nei tavoli europei e di concentrare maggiormente i controlli sui canali illegali, evitando – sostiene l’associazione – di scaricare n uovi oneri burocratici soltanto sugli operatori regolari presenti sul territorio.
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Ursula von der Leyen (Ansa)
Ma la vestale del Green deal Ursula von der Leyen non arretra di un millimetro sugli Ets per limitare le emissioni di Co2. Anche se queste tasse significano mandare fuori mercato le imprese, anche se queste imposte determinano una distorsione abnorme nei prezzi dell’energia. Si è molto preoccupata nelle settimane scorse delle risorse energetiche causa blocco di Hormuz, raccontando diverse favolette sull’approvvigionamento europeo. Ma nulla s’è visto. A Giorgia Meloni che invoca una clausola di salvaguardia del Patto di stabilità per l’emergenza energetica ha risposto che non si può, anzi ha aggiunto: fate con quel che avete. Per la verità Valdis Dombrovskis il lettone (Pil inferiore a quello della Lombardia), commissario all’Economia, ha fatto una minima apertura. Sempre la Von der Leyen, a chi le chiedeva di riaprire i rubinetti del gas russo, diceva di no, salvo poi scoprire che Pedro Sánchez - il massimo alfiere dell’europeismo gauchista duro e puro - compra Gnl a mano franca da Vladimir Putin. Ma una soluzione che sia una la presidente della Commissione europea non l’ha data. E su Ets non si smuove.
In compenso, ha fatto un bel gesto: ha stanziato 450 milioni di euro per aiutare gli agricoltori strozzati da un aumento del 70% dei prezzi dei fertilizzanti per via del blocco di Hormuz. Poi ha aggiunto che prima dell’estate - quando si dice la tempestività - ci sarà un rafforzamento della liquidità temporanea della Pac, consentendo ai Paesi di utilizzare i fondi per fornire agli agricoltori un risarcimento parziale dei costi aggiuntivi dei fertilizzanti. Ora, a parte il fatto che lei dà 71 milioni di soldi della Pac agli emiri di Dubai e che della sicurezza alimentare non si preoccupa (la Cina ha stoccato 151 milioni di tonnellate di grano, in Ue siamo sotto i 20 milioni), resta inevaso il nodo Ets. Gli agricoltori le ricordano che «non voler compiere nessun passo indietro sul Cbam, il meccanismo di adeguamento del carbonio alle frontiere, e sull’Ets, il mercato europeo delle quote di emissione di anidride carbonica, sta mettendo in ginocchio le aziende». Il conto è presto fatto: aumenti di costi fino a 250 euro a ettaro, che riducono oltre il livello di guardia i redditi degli agricoltori, mentre aumentano i prezzi per i consumatori, che affrontano un’inflazione alimentare del 4,6% (ma sui prodotti freschi - frutta, verdura, carne e pesce - sfonda il tetto dei 6,2 punti percentuali).
Ursula von der Leyen, quando si parla di ambiente, sembra quel chirurgo che ebbe a vantarsi: l’operazione è riuscita, ma il paziente è morto. E questo le manda a dire la Confcommercio, che ha presentato il suo rapporto in collaborazione col Cer. Stefano Fantacone, direttore del Cer, è esplicito: «Il conflitto del Golfo già oggi toglie il 2% al Pil e aggiunge lo 0,7% all’inflazione per il 2026. Ets con l’attuale situazione dei prezzi dell’energia rischia di essere insostenibile». Lo dicono i numeri. Per il trasporto su strada l’incidenza dell’Ets2 - che entrerà in vigore nel 2028 - è stimata tra i 4,7 e gli 11,3 miliardi di euro annui. Il diesel potrebbe aumentare di oltre il 17% e la benzina di oltre il 14%, con rincari fino a 355 euro l’anno per le auto a gasolio e a 250 euro per le auto a benzina. Ha voglia il governo di rifinanziare il contenimento delle accise! Dal trasporto alla casa e bottega, ecco il regalo Ets2: tra 1,6 e 4 miliardi l’anno circa per le utenze domestiche con un aggravio di 128 euro all’anno per famiglia e costi aggiuntivi per il commercio pari a 400 euro per un bar, 364 euro per un negozio alimentare, 1.090 euro per le grandi superfici di vendita, 1.275 euro per i ristoranti e 3.270 euro per un albergo medio. Basta? No, perché la tassa verde della Von der Leyen si abbatte per circa 713 milioni entro il 2028 sul trasporto marittimo e dunque con un ulteriore effetto inflattivo. Ets2 costa perciò da un minimo di 6,5 a un massimo di 16 miliardi in più. Logico che Pasquale Russo, vicepresidente di Confcommercio e presidente di Conftrasporto, sottolinei: «Il sistema Ets 2 può creare a trasporti, imprese e servizi danni irrimediabili, ci sono elementi distorsivi e incomprensibili». Ma non ditelo a Ursula. Lei pensa che Ets voglia dire: «Erano tutti soddisfatti».
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Ecco #DimmiLaVerità del 21 maggio 2026. Con il nostro Alessandro Rico commentiamo l'ennesima follia della burocrazia europea.