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2020-05-29
Le scuole portano Giuseppi davanti al Tar
Giuseppe Conte (Ansa)
Hanno finalmente riaperto tutti: parrucchieri. Chi manca all'appello? Guardatevi intorno. Eccoli lì, sempre più pallidi e nevrastenici: i bambini. Le scuole, di ogni ordine e grado, rimangono chiuse fino a data da destinarsi.
Alle elementari, almeno, sono stati svogliatamente intrattenuti dalla didattica a distanza. Per i bambini sotto i sei anni, invece, il governo non ha profuso nemmeno gli usuali e confusi balbettii. Niente di niente. Se non il modesto bonus baby sitter. Ops! L'Inps, ancora ieri, spiegava laconico sul suo solito turbosito che «è impossibile fare domanda». E poi, ci sarebbero gli improbabili congedi parentali. Per carità, il governo s'è dimenticato di tutti. Ma soprattutto dei bambini. Estenuati dall'infruttuosa attesa, genitori, scuole e associazioni hanno presentato ieri al Tar del Lazio un ricorso contro l'ormai mitologico Dpcm del 10 maggio 2020, adottato «per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid». Ovvero lo stentoreo decreto con cui il nostro presidente del consiglio, Giuseppe Conte, sospende ad libitum le attività didattiche. In particolare, si chiede di annullare il comma che non consente la riapertura delle scuole d'infanzia. Mentre, allo stesso tempo, permette l'organizzazione dei centri estivi. La richiesta viene da genitori di tutta Italia. Ma tra i firmatari ci sono sono anche associazioni, tra cui il Comitato EduChiAmo di Confapi, la Confederazione italiana delle piccole e medie imprese. E blasonate paritarie, come il Canadian island di Firenze.
Insomma, il ricorso è fondato su un assioma diventato dubbio amletico: se i giallorossi hanno ritenuto sicuro far ripartire i centri estivi, perché non possono farlo nidi e materne? Che, tra l'altro, sono più attrezzati e sicuri di strutture spesso improvvisate. Già, perché? Mistero.
«Una discriminazione che appare non giustificata» scrivono gli avvocati Federico Freni ed Evaristo Maria Fabrizio, dello studio legale Quorum. Eppure gli asili sarebbero un sostanziale aiuto per i genitori, altro che micragnosi bonus o penalizzanti congedi. E non si tratterebbe di una riapertura di bandiera. L'anno scolastico, per loro, termina il prossimo 31 luglio. Per chi lavora, sarebbe l'agognata svolta dopo mesi di arduo ménage. Per i bambini, la ripresa di una controllata socialità con i vecchi compagni. E magari eviterebbe pure di richiamare in servizio effettivo e permanente i nonni. Quelli che restano più a rischio.
L'avvocato Freni, che segue la causa pro bono, spiega: «Anch'io ho due figlie: di tre e cinque anni. E so benissimo che sospendere scuole e servizi educativi ha avuto ricadute drammatiche su bambini e ragazzi. Hanno letteralmente perso tre mesi cruciali di vita. I più piccoli sono quelli a cui è andata peggio: non hanno avuto nemmeno lo sfogo della didattica a distanza».
E il futuro si annuncia ancor più tribolato. Lucia Azzolina, titolare dell'Istruzione, resta la più improbabile tra gli improbabili. La vaghezza regna sovrana. La scuola sembra l'ultimo problema dei giallorossi. Intanto in Francia l'omologo ministro dell'Istruzione, Jean-Michel Blanquer, annuncia: «Tutte le scuole verranno riaperte a partire dall'inizio della fase 2, vale a dire il 2 giugno prossimo». In Italia invece, piuttosto che focalizzarsi sugli scompensi sociali ed educativi, si continuano a confondere le acque: meglio dunque discettare a oltranza sui concorsi dei precari. Intanto, i bambini restano chiusi a casa. In attesa che passi la paura.
Sul ricorso contro il Dpcm, il Tar laziale si pronuncerà entro la prima metà di giugno. I ricorrenti sperano che il tribunale amministrativo possa dare al governo precise indicazioni in vista del prossimo decreto, atteso il 14 giugno 2020, che sostituirà quello in vigore. Insomma, nuovi vincoli per la ripresa di nidi e materne. «Sarebbe anche una boccata d'ossigeno per gli asili» aggiunge Freni. «Sono micro imprese private che, da giugno, non avranno né credito d'imposta per l'affitto né cassa integrazione per i dipendenti. Molti hanno rinunciato alle rette o non riescono a riscuoterle. Tanti rischiano di fallire». L'incurante Giuseppi, nel «poderoso» decreto Rilancio, ha nel frattempo previsto 1,5 milioni per le scuole. Ma alle paritarie andranno solo bruscolini. E una su tre rischia di non arrivare a settembre. Con le statali che, già nel marasma, sarebbero pure costrette ad accogliere centinaia di migliaia di nuovi alunni.
Così l'esasperazione cresce. Alcuni protestano inferociti davanti a Montecitorio. Altri sono costretti a chiedere l'intervento della giustizia amministrativa. «È inaudito che non ci siano ancora garanzie sulle riaperture di nidi e scuole dell'infanzia» assalta la deputata leghista Alessandra Locatelli, ex ministro della Famiglia. «Un'incertezza che ha causato drammatiche ricadute sulla formazione e ulteriori diseguaglianze. In altri Paesi l'attenzione per i bambini è stata prioritaria. Invece, il governo italiano li ha totalmente dimenticati. Per non parlare dei disagi e i problemi della forzata permanenza in casa». Eppure Giuseppi e suoi continuano a sembrare degli impenitenti scapoloni, senza figli né famiglia. Meglio dare la priorità ai concorsi per i precari della scuola. Le elezioni potrebbero essere dietro l'angolo.
Niente tamponi ad alunni e docenti ma la responsabilità sarà solo loro
«La scuola ha bisogno di credibilità e autorevolezza. La credibilità è come la verginità, se si perde non si può più riacquistare». Così il senatore di Forza Italia Giuseppe Moles si è rivolto al ministro dell'Istruzione Lucia Azzolina scatenando un putiferio durante il question time al Senato. Da mercoledì sotto scorta perché bersaglio di una valanga di insulti, soprattutto a sfondo sessuale, a causa dei ritardi nelle riaperture delle scuole, la titolare del Miur si è beccata anche la metafora bollata immediatamente come sessista dai deputati grillini. A fine mattinata, il vicepresidente dei senatori azzurri si è chiarito con la diretta interessata: «Ho spiegato al ministro che mi riferivo alla credibilità della scuola» ha raccontato Moles, «Il sessismo, il genere... Non c'entrano nulla. È il M5s che strumentalizza. Lei mi ha detto che ha capito. Caso chiuso». Scuole aperte a settembre, invece, in presenza, ma anche e soprattutto in piena sicurezza. Questo è l'obiettivo del Governo e del Ministero dell'Istruzione, ha ribadito la Azzolina, che ha ricevuto ieri dal Comitato tecnico-scientifico istituito per l'emergenza coronavirus il documento con le misure per il rientro a settembre. La precondizione per la presenza a scuola di studenti e di tutto il personale è, secondo gli esperti: la mascherina obbligatoria sopra i sei anni sempre, tranne che durante l'interrogazione, l'educazione fisica e il pasto; l'assenza di sintomatologia respiratoria o febbre superiore a 37.5°C anche nei tre giorni precedenti (all'ingresso della scuola non sarà rilevata la temperatura) e comunque chi ha febbre sopra a 37,5 dovrà restare a casa; non essere stati in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni; non essere stati a contatto con persone positive, per quanto di propria conoscenza, negli ultimi 14 giorni. Singolare questo punto: come si fa a saperlo se non si fanno tamponi o test sierologici?
Comunque, rispetto allo stato di salute la responsabilità sarà personale o dei genitori. Ingressi con scaglionamento di orario o rendendo disponibili tutte le vie di accesso dell'edificio scolastico. Poi il distanziamento interpersonale di almeno un metro, considerando anche lo spazio di movimento. Questa distanza andrà garantita nelle aule, con una conseguente riorganizzazione della disposizione interna, ad esempio, dei banchi, ma anche nei laboratori, in aula magna, nei teatri scolastici. Si passa a due metri per le attività svolte in palestra. Perciò Comuni e Province avranno più potere per snellire lavori di edilizia scolastica. Garantito anche il servizio mensa ma sempre garantendo il distanziamento attraverso la gestione degli spazi, dei turni di fruizione e, in forma residuale, anche attraverso l'eventuale fornitura del pasto in «lunch box» ovvero pranzo al sacco per il consumo in classe. Andranno limitati gli assembramenti nelle aree comuni. La presenza dei genitori nei locali della scuola dovrà essere ridotta al minimo. Prima della riapertura della scuola sarà prevista una pulizia approfondita di tutti gli spazi. Le pulizie, poi, dovranno essere effettuate quotidianamente. Saranno resi disponibili dispenser con prodotti igienizzanti in più punti della scuola (nel dl passato in Senato con la fiducia ci sono 39 milioni di euro per l'acquisto dei dispositivi di protezione individuali e per la pulizia dei locali). Una novità riguarda il giudizio delle scuole primarie: al posto dei voti in decimi ci sarà un giudizio descrittivo. Rispondendo al question time, posto proprio da Moles, la Azzolina aveva ribadito la presenza del decreto di quattro procedure concorsuali per oltre 61.000 posti, compreso il maxi concorso per i 32.000 precari con tre anni di docenza che si terrà durante l'anno scolastico 2020/2021.
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Genitori, associazioni e un gruppo di istituti privati e paritari si sono appellati al tribunale del Lazio contro il Dpcm di Conte che vieta di tornare sui banchi. L'avvocato Federico Freni: «I bambini hanno bisogno di ossigeno e molti asili rischiano il fallimento».Tra le nuove regole, obbligo di mascherina. Battuta su verginità al ministro, caos in Aula.Lo speciale contiene due articoliHanno finalmente riaperto tutti: parrucchieri. Chi manca all'appello? Guardatevi intorno. Eccoli lì, sempre più pallidi e nevrastenici: i bambini. Le scuole, di ogni ordine e grado, rimangono chiuse fino a data da destinarsi. Alle elementari, almeno, sono stati svogliatamente intrattenuti dalla didattica a distanza. Per i bambini sotto i sei anni, invece, il governo non ha profuso nemmeno gli usuali e confusi balbettii. Niente di niente. Se non il modesto bonus baby sitter. Ops! L'Inps, ancora ieri, spiegava laconico sul suo solito turbosito che «è impossibile fare domanda». E poi, ci sarebbero gli improbabili congedi parentali. Per carità, il governo s'è dimenticato di tutti. Ma soprattutto dei bambini. Estenuati dall'infruttuosa attesa, genitori, scuole e associazioni hanno presentato ieri al Tar del Lazio un ricorso contro l'ormai mitologico Dpcm del 10 maggio 2020, adottato «per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da Covid». Ovvero lo stentoreo decreto con cui il nostro presidente del consiglio, Giuseppe Conte, sospende ad libitum le attività didattiche. In particolare, si chiede di annullare il comma che non consente la riapertura delle scuole d'infanzia. Mentre, allo stesso tempo, permette l'organizzazione dei centri estivi. La richiesta viene da genitori di tutta Italia. Ma tra i firmatari ci sono sono anche associazioni, tra cui il Comitato EduChiAmo di Confapi, la Confederazione italiana delle piccole e medie imprese. E blasonate paritarie, come il Canadian island di Firenze. Insomma, il ricorso è fondato su un assioma diventato dubbio amletico: se i giallorossi hanno ritenuto sicuro far ripartire i centri estivi, perché non possono farlo nidi e materne? Che, tra l'altro, sono più attrezzati e sicuri di strutture spesso improvvisate. Già, perché? Mistero. «Una discriminazione che appare non giustificata» scrivono gli avvocati Federico Freni ed Evaristo Maria Fabrizio, dello studio legale Quorum. Eppure gli asili sarebbero un sostanziale aiuto per i genitori, altro che micragnosi bonus o penalizzanti congedi. E non si tratterebbe di una riapertura di bandiera. L'anno scolastico, per loro, termina il prossimo 31 luglio. Per chi lavora, sarebbe l'agognata svolta dopo mesi di arduo ménage. Per i bambini, la ripresa di una controllata socialità con i vecchi compagni. E magari eviterebbe pure di richiamare in servizio effettivo e permanente i nonni. Quelli che restano più a rischio.L'avvocato Freni, che segue la causa pro bono, spiega: «Anch'io ho due figlie: di tre e cinque anni. E so benissimo che sospendere scuole e servizi educativi ha avuto ricadute drammatiche su bambini e ragazzi. Hanno letteralmente perso tre mesi cruciali di vita. I più piccoli sono quelli a cui è andata peggio: non hanno avuto nemmeno lo sfogo della didattica a distanza». E il futuro si annuncia ancor più tribolato. Lucia Azzolina, titolare dell'Istruzione, resta la più improbabile tra gli improbabili. La vaghezza regna sovrana. La scuola sembra l'ultimo problema dei giallorossi. Intanto in Francia l'omologo ministro dell'Istruzione, Jean-Michel Blanquer, annuncia: «Tutte le scuole verranno riaperte a partire dall'inizio della fase 2, vale a dire il 2 giugno prossimo». In Italia invece, piuttosto che focalizzarsi sugli scompensi sociali ed educativi, si continuano a confondere le acque: meglio dunque discettare a oltranza sui concorsi dei precari. Intanto, i bambini restano chiusi a casa. In attesa che passi la paura. Sul ricorso contro il Dpcm, il Tar laziale si pronuncerà entro la prima metà di giugno. I ricorrenti sperano che il tribunale amministrativo possa dare al governo precise indicazioni in vista del prossimo decreto, atteso il 14 giugno 2020, che sostituirà quello in vigore. Insomma, nuovi vincoli per la ripresa di nidi e materne. «Sarebbe anche una boccata d'ossigeno per gli asili» aggiunge Freni. «Sono micro imprese private che, da giugno, non avranno né credito d'imposta per l'affitto né cassa integrazione per i dipendenti. Molti hanno rinunciato alle rette o non riescono a riscuoterle. Tanti rischiano di fallire». L'incurante Giuseppi, nel «poderoso» decreto Rilancio, ha nel frattempo previsto 1,5 milioni per le scuole. Ma alle paritarie andranno solo bruscolini. E una su tre rischia di non arrivare a settembre. Con le statali che, già nel marasma, sarebbero pure costrette ad accogliere centinaia di migliaia di nuovi alunni. Così l'esasperazione cresce. Alcuni protestano inferociti davanti a Montecitorio. Altri sono costretti a chiedere l'intervento della giustizia amministrativa. «È inaudito che non ci siano ancora garanzie sulle riaperture di nidi e scuole dell'infanzia» assalta la deputata leghista Alessandra Locatelli, ex ministro della Famiglia. «Un'incertezza che ha causato drammatiche ricadute sulla formazione e ulteriori diseguaglianze. In altri Paesi l'attenzione per i bambini è stata prioritaria. Invece, il governo italiano li ha totalmente dimenticati. Per non parlare dei disagi e i problemi della forzata permanenza in casa». Eppure Giuseppi e suoi continuano a sembrare degli impenitenti scapoloni, senza figli né famiglia. Meglio dare la priorità ai concorsi per i precari della scuola. 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Da mercoledì sotto scorta perché bersaglio di una valanga di insulti, soprattutto a sfondo sessuale, a causa dei ritardi nelle riaperture delle scuole, la titolare del Miur si è beccata anche la metafora bollata immediatamente come sessista dai deputati grillini. A fine mattinata, il vicepresidente dei senatori azzurri si è chiarito con la diretta interessata: «Ho spiegato al ministro che mi riferivo alla credibilità della scuola» ha raccontato Moles, «Il sessismo, il genere... Non c'entrano nulla. È il M5s che strumentalizza. Lei mi ha detto che ha capito. Caso chiuso». Scuole aperte a settembre, invece, in presenza, ma anche e soprattutto in piena sicurezza. Questo è l'obiettivo del Governo e del Ministero dell'Istruzione, ha ribadito la Azzolina, che ha ricevuto ieri dal Comitato tecnico-scientifico istituito per l'emergenza coronavirus il documento con le misure per il rientro a settembre. La precondizione per la presenza a scuola di studenti e di tutto il personale è, secondo gli esperti: la mascherina obbligatoria sopra i sei anni sempre, tranne che durante l'interrogazione, l'educazione fisica e il pasto; l'assenza di sintomatologia respiratoria o febbre superiore a 37.5°C anche nei tre giorni precedenti (all'ingresso della scuola non sarà rilevata la temperatura) e comunque chi ha febbre sopra a 37,5 dovrà restare a casa; non essere stati in quarantena o isolamento domiciliare negli ultimi 14 giorni; non essere stati a contatto con persone positive, per quanto di propria conoscenza, negli ultimi 14 giorni. Singolare questo punto: come si fa a saperlo se non si fanno tamponi o test sierologici? Comunque, rispetto allo stato di salute la responsabilità sarà personale o dei genitori. Ingressi con scaglionamento di orario o rendendo disponibili tutte le vie di accesso dell'edificio scolastico. Poi il distanziamento interpersonale di almeno un metro, considerando anche lo spazio di movimento. Questa distanza andrà garantita nelle aule, con una conseguente riorganizzazione della disposizione interna, ad esempio, dei banchi, ma anche nei laboratori, in aula magna, nei teatri scolastici. Si passa a due metri per le attività svolte in palestra. Perciò Comuni e Province avranno più potere per snellire lavori di edilizia scolastica. Garantito anche il servizio mensa ma sempre garantendo il distanziamento attraverso la gestione degli spazi, dei turni di fruizione e, in forma residuale, anche attraverso l'eventuale fornitura del pasto in «lunch box» ovvero pranzo al sacco per il consumo in classe. Andranno limitati gli assembramenti nelle aree comuni. La presenza dei genitori nei locali della scuola dovrà essere ridotta al minimo. Prima della riapertura della scuola sarà prevista una pulizia approfondita di tutti gli spazi. Le pulizie, poi, dovranno essere effettuate quotidianamente. Saranno resi disponibili dispenser con prodotti igienizzanti in più punti della scuola (nel dl passato in Senato con la fiducia ci sono 39 milioni di euro per l'acquisto dei dispositivi di protezione individuali e per la pulizia dei locali). Una novità riguarda il giudizio delle scuole primarie: al posto dei voti in decimi ci sarà un giudizio descrittivo. Rispondendo al question time, posto proprio da Moles, la Azzolina aveva ribadito la presenza del decreto di quattro procedure concorsuali per oltre 61.000 posti, compreso il maxi concorso per i 32.000 precari con tre anni di docenza che si terrà durante l'anno scolastico 2020/2021.
Brigitte Macron (Ansa)
Dei commenti malevoli nei confronti della first lady transalpina circolavano già poco tempo dopo la prima elezione di Emmanuel Macron all’Eliseo, nel 2017. Poi, nel 2021, su Youtube, è stato pubblicato un video che faceva insinuazioni nei confronti di Brigitte Macron. L’autrice del video, della durata di quattro ore, è Delphine J., conosciuta sui social con lo pseudonimo di Amandine Roy. Il video, successivamente cancellato, insinuava che Brigitte Macron non sarebbe mai esistita. Al suo posto ci sarebbe stato invece il fratello, Jean-Michel Trogneux. Sempre secondo queste illazioni, l’uomo avrebbe cambiato sesso e dato vita all’identità della première dame. Come riportato dalla tv pubblica France info, Delphine J. aveva dichiarato in un’udienza precedente che «in quanto donna anatomica» si era sentita «attaccata» dalla presunta identità transgender della moglie del presidente francese. Ieri, dopo la lettura della sentenza, la youtuber non ha rilasciato dichiarazioni ai giornalisti, ma ha preferito lasciar parlare una delle sue sostenitrici che ha dichiarato: «Siamo in un sistema monarchico».
Bertrand Scholler, presentato come «gallerista» da vari media transalpini, tra i quali Bfm tv e Le Monde, è stato condannato a sei mesi di carcere con la condizionale per un fotomontaggio di Brigitte Macron, realizzato nel 2024. La reazione del condannato non si è fatta attendere. Uscendo dall’aula del tribunale Scholler ha dichiarato che «se ciò che dite non piace» allora «sarete condannati. È un fatto del principe!». E ancora che «in Francia non si ha più il diritto di pensare!»
Delphine J. e Scholler erano i soli imputati presenti ieri in tribunale. Mancava invece Aurélien Poirson-Atlan, noto sui social come Zoé Sagan e ritenuto colpevole per aver pubblicato dei testi su X riguardanti la moglie del presidente francese. Nelle fasi precedenti del processo, ha ricordato ancora il canale pubblico, Poirson-Atlan aveva affermato che esisteva un «segreto di Stato scioccante» che implicava «una pedofilia tollerata dallo Stato».
Come Poirson-Atlan mancavano dall’aula anche tutti gli altri imputati. In primo luogo Jean-Christophe P., condannato a sei mesi di carcere «puri» anche in relazione alla sua assenza all’udienza. Un quasi omonimo, Jean-Christophe D., è stato invece condannato semplicemente a partecipare ad uno stage di sensibilizzazione sui comportamenti da tenere su internet. Quest’ultimo era stato l’unico a presentare delle scuse a Brigitte Macron. Gli altri imputati, che hanno ottenuto la condizionale, erano Christelle L., Philippe D., Jean-Luc M., Jérôme A. e Jérôme C.
Come ricordato da Le Monde, il processo conclusosi con la sentenza di ieri non ha riguardato il giornalista Xavier Poussard, il cui caso è stato separato perché risiede a Milano. Il quotidiano francese ha scritto che Poussard, autore del best seller Becoming Brigitte (che tradotto in italiano significa «diventando Brigitte») è «l’altro grande istigatore della fake news di portata mondiale» contro la première dame. Tra l’altro, alcuni dei condannati di ieri avevano ripreso delle pubblicazioni di Poussard. I media francesi hanno ricordato anche la denuncia presentata da Macron e dalla moglie negli Stati Uniti contro l’influencer americana Candace Owens.
Domenica sera, Brigitte Macron era intervenuta al tg della prima rete privata francese, Tf1, per parlare di un’iniziativa solidale. La conduttrice le ha però posto delle domande sul processo, alle quali la première dame ha risposto: «mi batto costantemente. Voglio aiutare gli adolescenti a battersi contro il bullismo». La moglie del presidente ha anche detto che nessuno «toccherà la mia genealogia» perché «con questo non si scherza».
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Ecco #DimmiLaVerità del 6 gennaio 2026. Il deputato della Lega Giampiero Zinzi commenta la falsa partenza di Fico in Campania tra incompatibilità e conflitti di interesse.
In questa puntata di Segreti si ricostruisce il delitto di Aurora a Milano: un omicidio brutale, preceduto da aggressioni, segnali ignorati e una lunga scia di precedenti. Un’analisi che mette al centro il profilo dell’assassino, le falle del sistema e una domanda che resta aperta: come è stato possibile che un soggetto così pericoloso fosse ancora libero di colpire?
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La piccola exclave per decenni ha avuto un’economia particolarmente florida, basata sugli introiti del locale casinò, gestito da una società interamente partecipata dal Comune. Fino al 2018, quando il fallimento della casa da gioco (riaperta nel 2021 dopo l’omologa del concordato) ha trascinato l’ente locale in un dissesto milionario, come detto tuttora gestito da un organismo straordinario di liquidazione che affianca il lavoro dell’attuale primo cittadino, eletto nel 2020 dopo due anni di commissariamento.
Prima del tracollo di otto anni fa, i dipendenti comunali erano circa 120 (poco meno del 10% della popolazione), di cui una quarantina deputati ai controlli all’interno del casinò; adesso, il drastico taglio al budget comunale ha falcidiato il personale, ridotto a 15 unità, di cui due part-time. Ma gli stipendi d’oro, derivanti da una norma risalente agli anni Ottanta, basata sul fatto che la «particolare situazione geografica e il contesto economico svizzero in cui è inserito il Comune di Campione d’Italia ove la valuta corrente è il franco svizzero», stabiliva trattamento un economico dei dipendenti comunali con decorrenza 1° gennaio 1986, prevedendo un assegno ad personam da 4.000 a 5.000 franchi svizzeri, e assegno di exclave da 5.000 a 6.000 franchi per un totale mensile netto a dipendente fra gli 8.000 e i 13.000 franchi. A oggi una cifra che spazia all’incirca tra gli 8.000 e i 13.000 euro netti mensili.
Sulle nuove assunzioni Verda e Marchesini, hanno prodotto un’interrogazione a risposta scritta diretta al sindaco Roberto Canesi: «In un momento dove non si pagano gli arretrati degli ex dipendenti, dei pensionati, dei carabinieri, si cerca solo di favorire figure singole senza a nostro avviso una strategia, basti pensare che la pianta organica dal 1° gennaio 2026 passerà da 15 a 21, con cinque di loro componenti della polizia locale, tra cui addirittura marito e moglie, e la spesa passa da 2 milioni e 700.000 euro a 4 milioni e 700.000».
Secondo quanto risulta a La Verità tra i nuovi assunti ci sarebbe anche una persona che si era licenziata dopo il dissesto e che è stata riassunta direttamente, grazie a una norma che permette di far tornare nel posto di lavoro chi si era dimesso nei cinque anni precedenti. Anche su questo caso i due consiglieri di Campione 2.0 hanno presentato un’interrogazione. Anche perché, in virtù della procedura di dissesto, il Comune di Campione d’Italia, come prevede la normativa, riceve fondi da Roma. «Il contributo dello Stato a Campione d’Italia è di 10 milioni di euro, la metà viene spesa per tutti i dipendenti», spiega a La Verità il consigliere Verda. In passato i maxi stipendi venivano coperti dai proventi che generava il casinò, che riempivano le casse del Comune, con cifre che oscillavano, prima del 2018, tra i 40 e i 50 milioni di euro.
L’ente locale è tuttora l’azionista unico della società partecipata che gestisce la casa da gioco. Ma con l’entrata in vigore del concordato, indispensabile per sanare il debito da circa 132 milioni di euro della casa da gioco, quest’ultima paga al Comune una somma fissa per tutta la durata della procedura. Si parte dai 500.000 euro del 2022, per arrivare ai 2,5 milioni che la casa da gioco verserà nel 2026 e 2027. Detto in parole povere, senza il contributo di Stato, il Comune probabilmente farebbe fatica a pagare gli stipendi. Ma c’è di più. Il dissesto di un Comune impone vincoli che rendono pressoché impossibile assumere nuovo personale. E anche su questo argomento la tensione tra la maggioranza e l’opposizione è alle stelle. Per quest’ultima, infatti, se da un lato è vero che esiste il decreto ministeriale del 24 dicembre 2021 di approvazione dell’ipotesi di bilancio stabilmente riequilibrato 2018-2022, dall’altro c’è stato in seguito l’esito negativo del controllo della Corte dei Conti e la decisione delle Sezioni riunite che porterebbero a escludere che il Comune possa qualificarsi come dotato di un bilancio stabilmente riequilibrato.
Di conseguenza, l’ente sarebbe ancora in dissesto. A rafforzare la teoria degli esponenti di Campione 2.0 anche il fatto che l’Osl sia ancora attivo, tanto che l’ultima delibera firmata dal commissario porta la data del 17 dicembre 2025.
I due consiglieri di opposizione chiedono all’amministrazione chiarezza anche sulle conseguenze delle assunzioni, convinti che, per espressa giurisprudenza contabile, l’ente non possa disporre di un numero di dipendenti superiore al rapporto massimo previsto dalla legge in relazione agli abitanti, che sarebbe di 15 posizioni professionali. Un tetto che, già con la prima assunzione, verrebbe sforato. Secondo quanto risulta a La Verità, Verda e Marchesini, per fare chiarezza sulla vicenda, starebbero anche valutando di presentare una denuncia alla magistratura.
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