2019-07-08
Ansa
Napoli, gli inquirenti: «Il frigo non rispettava le linee guida». Il piccolo resta grave. Oggi la decisione sui possibili trattamenti. Una possibile svolta è arrivata nella serata di ieri: la mamma del piccolo è stata convocata d’urgenza all’ospedale Monaldi per la disponibilità di un nuovo cuore ritenuto compatibile.
Il piccolo «guerriero» continua a combattere da quel lettino del reparto di terapia intensiva dell’ospedale Monaldi di Napoli, dove si trova ricoverato da oltre 50 giorni a causa del trapianto di un «cuore bruciato». Anche mamma Patrizia lotta strenuamente affinché il suo piccolo, di 2 anni, possa presto tornare a casa. Nella giornata di ieri sono stati tanti gli aggiornamenti sul caso del «trapianto sbagliato»: dalle condizioni di salute del bimbo al vertice di oggi sulla possibilità di sottoporlo a un nuovo trapianto; dalle indagini sul contenitore usato per trasportare l’organo all’arrivo degli ispettori del ministero della Salute.
L’azienda ospedaliera dei Colli, nel bollettino medico quotidiano, ha parlato di condizioni «stazionarie ma in un quadro di grave criticità». Il bambino è sotto stretto monitoraggio assistenziale e strumentale e sottoposto a consulenze specialistiche. Mamma Patrizia, nel pomeriggio di ieri, davanti alle telecamere di Dentro la notizia su Canale 5, ha confermato che i medici hanno parlato di un lieve peggioramento per quanto riguarda la condizione del fegato, ma lei è convinta che il suo bimbo presto migliorerà e spera nella possibilità di un imminente nuovo trapianto. C’è attesa, infatti, per il maxi consulto (Heart team) previsto per oggi al Monaldi, a cui parteciperanno massimi esperti provenienti da tutta Italia; per esempio dall’azienda ospedaliera pediatrica Bambino Gesù di Roma, (professor Lorenzo Galletti e la dottoressa Rachele Adorisio); dall’azienda ospedaliera Università di Padova (professor Giuseppe Toscano); dall’Asst Papa Giovanni XXIII-Ospedale di Bergamo (dottor Amedeo Terzi); dall’ospedale Regina Margherita di Torino (professor Carlo Pace Napoleone).
La direzione del Monaldi, nel «ribadire il proprio impegno ad assicurare trasparenza e collaborazione con le autorità ispettive e giudiziarie, garantisce ogni supporto necessario alle determinazioni clinico-terapeutiche ed assistenziali assunte dai medici curanti nell’esclusivo interesse del paziente».
Ieri Giorgia Meloni ha telefonato alla mamma del piccolo. Un gesto di vicinanza. Nel corso della chiamata, il premier ha rimarcato che si sta facendo il possibile per trovare un cuore compatibile. Secondo quanto riportato dalle agenzie di stampa, Meloni ha assicurato alla signora Patrizia che è anche il suo auspicio quello di «avere giustizia», qualora dovessero emergere responsabilità dall’inchiesta della magistratura. La mamma del piccolo ha ringraziato e ribadito che in questo momento la sua priorità «è avere un cuore nuovo per mio figlio, e vederlo tornare a casa guarito».
Intanto, prosegue l’inchiesta sul «cuore bruciato» che vede sei indagati tra medici e paramedici. Le indagini (affidate al pm Giuseppe Tittaferrante e coordinate dal procuratore aggiunto Antonio Ricci della Procura di Napoli) si stanno concentrando anche sulla tipologia di contenitore adoperato per il trasporto dell’organo. La notizia emersa ieri è che il cuore sia stato trasportato in un contenitore simile a una borsa frigo usata per mantenere fresche bibite o cibo. Sempre secondo quanto emerso, quel box è ritenuto inadeguato e ormai anacronistico, soprattutto perché privo di un sistema di controllo e monitoraggio delle temperature, ed è considerato, quindi, fuori dalle linee guida previste.
Gli accertamenti mirano a fare luce sulla catena di presunte omissioni che si sarebbero verificate quel giorno, quando l’equipe, da Napoli, si è recata a Bolzano (dove sono confluite varie equipe mediche per prelevare altri organi) per l’espianto del cuore. Gli inquirenti stanno valutando, in primis la tipologia di ghiaccio adoperato per tenere l’organo in condizioni di ipotermia. Ieri è stato ascoltato dal pm, come persona informata sui fatti, il cardiologo che aveva in cura il piccolo e che sei giorni dopo l’intervento si è dimesso dall’incarico di responsabile del Follow-up post operatorio. Nei prossimi giorni saranno ascoltate altre persone informate sui fatti e poi gli indagati, finora sei, componenti delle due equipe di Napoli: quella che ha eseguito l’espianto e quella che ha effettuato il trapianto. Un numero destinato ad aumentare, sempre a tutela delle persone coinvolte, se dovessero essere individuate presunte responsabilità anche a Bolzano.
Ulteriori accertamenti, delegati sempre al Nas, sono funzionali ad accertare che cosa sia successo nella città altoatesina, dove ci sarebbe stato un «rabbocco» del ghiaccio presente nel contenitore usato per il trasferimento dell’organo prima della partenza alla volta dell’ospedale Monaldi. Nella giornata di oggi arriveranno nell’ospedale partenopeo pure gli ispettori del ministero della Salute. Nei prossimi giorni, gli 007 del ministero si recheranno pure all’ospedale di Bolzano, dove il cuore era stato espiantato dal donatore. Gli ispettori dovranno, in particolare, verificare le modalità di trasporto dell’organo e valutare eventuali anomalie. Mamma Patrizia non molla e rivolge un accorato appello anche al Papa affinché l’aiuti a riportare il suo piccolo a casa sano e salvo.
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Daspo e denuncia per due tunisini che hanno creato il caos al Bluenote di Ripalimosani (Campobasso). Soccorsi i giovani travolti dal fuggi fuggi causato da una bomboletta.
Lo spray urticante usato come un’arma, per creare il panico e mettere in atto furti e rapine. E se ti beccano? Te la cavi con un Daspo urbano, che nessuno fa rispettare, e sei libero come prima. Sembra questo uno dei nuovo trend utilizzati dai maranza, per nuocere al prossimo senza rischiare più di tanto con la giustizia.
Ieri notte in una nota discoteca vicino a Campobasso, il Blue Note, mentre era in corso una festa di carnevale con centinaia di ragazzini intenti a ballare sulle note del rapper Rrari dal Tacco, due giovani tunisini hanno utilizzato in pista una bomboletta di spray al peperoncino per creare il caos tra la folla e agire indisturbati strappando collanine e prelevando portafogli dalle tasche di chi stava fuggendo. La sostanza è stata spruzzata in pista e ha colpito direttamente alcune adolescenti che hanno cominciato a tossire e a sfregarsi gli occhi per il bruciore improvviso, in un attimo la paura ha preso il sopravvento e i ragazzi sono fuggiti in tutte le direzioni con il rischio di calpestarsi e rimanere schiacciati, se non avessero trovato le uscite di sicurezza aperte e ben indicate.
I sanitari del 118 e i vigili del fuoco intervenuti sul posto, oltre a quelli direttamente colpiti dalla sostanza, hanno trovato molti giovani in stato di forte ansia e anche per loro sono state necessarie azioni di soccorso. Poco distanti dalla discoteca i due responsabili sono stati fermati mentre si dirigevano a piedi verso Campobasso, riconosciuti dai carabinieri grazie alla descrizione fornita da chi era presente nel locale. Si tratta di due maggiorenni di nazionalità tunisina, uno dei quali residente a Campobasso, già destinatario di un Daspo urbano nel capoluogo molisano.
Entrambi sono stati denunciati, nei loro confronti è stato emesso un secondo Daspo ma, ovviamente, sono rimasti a piede libero e difficilmente si allontaneranno dal territorio spontaneamente o smetteranno per questo di commettere atti violenti. Che non si sia trattato di un gesto fine a se stesso, ma di un modo per poter rapinare i presenti approfittando del caos è stato subito chiaro: appena finita l’emergenza, infatti, alcuni giovani che erano in pista si sono accorti di essere stati derubati.
«Non è possibile che soggetti già destinatari di provvedimenti come il Daspo rimangano liberi di mettere in pericolo i nostri figli, che vogliono solo divertirsi», hanno protestato i genitori dei ragazzi soccorsi parlando ai quotidiani locali. «I nostri figli rischiano di essere aggrediti o derubati in qualsiasi luogo. Non siamo razzisti, ma chi delinque deve essere allontanato».
Il metodo dello spray urticante, purtroppo, sta davvero prendendo piede e non solo a Capobasso. Appena qualche giorno fa a Vigevano, in provincia di Pavia, grazie alle bombolette acquistabili in qualsiasi tabaccheria, un ventunenne di origine tunisina, irregolare, ha messo a segno due rapine in due giorni prima di essere fermato. In entrambi i casi le vittime erano donne, assalite in pieno giorno mentre stavano salendo sulla propria auto: il tunisino si è avvicinato ha spruzzato lo spray per stordirle, le ha spintonate facendole cadere a terra per poi rubare i loro effetti personali tra cui bancomat e prepagate. Qualche ora dopo la seconda rapina il giovane è stato individuato dalle forze dell’ordine mentre cercava di far funzionare presso uno sportello automatico una delle carte e in tasca teneva ancora la bomboletta appena utilizzata.
Sempre la scorsa settimana a Verona è stato arrestato un cittadino marocchino di diciotto anni che aveva rubato alcuni capi di abbigliamento da un negozio nascondendoli nello zaino. Vistosi scoperto ha prima tentato di fuggire e poi di aggredire, con lo spray urticante, il personale che lo aveva raggiunto e che cercava di farsi riconsegnare la merce.
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2026-02-17
Milano-Cortina, nona sinfonia d’oro con i pattinatori-jet. Inseguimento al top 20 anni dopo Torino
I nuovi campioni dell’inseguimento: Davide Ghiotto, Michele Malfatti e Andrea Giovannini (Ansa)
Il trio azzurro dello speed skating vince in rimonta sugli Usa. Fuori l’hockey maschile. Ma il portiere Damian Clara è da Nhl.
La nona sinfonia azzurra non può che essere una Corale. Anche Ludwig van Beethoven, che era sordo, sente il boato dei 6.000 nell’Oval di Milano-Rho, impazziti per l’oro delle frecce tricolori nell’inseguimento a squadre di pattinaggio, che impartiscono una lezione di potenza e stile ai campioni del mondo statunitensi. Davide Ghiotto, Michele Malfatti e Andrea Giovannini vanno a prendere il metallo più prezioso con una cavalcata di 3.200 metri che sa di rimonta, di tattica, infine di esplosione atletica. Nell’inseguire un sogno, e non solo le occasioni perdute, non ci batte nessuno. Il terzetto accelera a tre giri dalla fine, arrivando sul traguardo con 4’’51 (un’eternità) sugli americani annichiliti, praticamente stracciati. Terza la Cina.
Nono oro, 24ª medaglia, un exploit straordinario nell’Olimpiade più generosa della storia. Ed è orgoglio puro - alla faccia di chi continua a rosicare contro i Giochi - quello che ti assale quando vedi il tricolore salire affiancato dalla bandiera a stelle e strisce e dal vessillo cinese: le superpotenze sono dietro i ragazzi italiani. Ora a invidiarci sono gli altri e lo scettico blu può consolarsi con una battuta neorealista: a guardie e ladri siamo sempre i numeri uno. Vent’anni dopo l’impresa di Enrico Fabris, Matteo Anesi e Ippolito Sanfratello sul ghiaccio di Torino, ancora tre azzurri a dettar legge. Tre ori di specialità sono un’enormità, e in tribuna a esultare c’è Francesca Lollobrigida che ha incamerato gli altri due. La locomotiva della squadra è Ghiotto, di nome e di fatto, vicentino di 32 anni che cominciò con le rotelle e avvitò le lame sotto i pattini assistendo all’exploit di Fabris a Torino. «Ho provato a imitarlo, oggi posso dire di esserci riuscito». Fin qui era andato male, medaglia di legno nei 5,000 e solo sesto nei 10.000. Giovannini (32 anni) cominciò a pattinare sul lago ghiacciato di Baselga di Pinè (Trento), poi è venuto il resto, anche i titoli mondiali a Calgary e Hamar. Torna in gara sabato nella Mass Start, praticamente una tonnara. Il trentino Malfatti ha un anno di meno (a questi livelli l’esperienza non è mai un optional), ha calzato i pattini a 5 anni e non li ha più tolti.
Sono tutti figli sportivi di Maurizio Marchetto, considerato a 70 anni il guru del pattinaggio. È stato lui a inventare la squadra stellare in un contesto difficile: piste all’aperto, un freddo boia, lunghe trasferte soprattutto in Olanda per allenarsi come si deve. Pane e pattini. Spiega Giovannini: «Ho due bimbi, Enea e Celeste, che mi riconoscono alla Tv. Adesso mi dedicherò a loro. Ma questo sport è troppo figo, a 65 all’ora in curva ti dà l’ebbrezza della velocità». Lui è milanista sfegatato, è cresciuto col mito di Kakà e come premio extra andrà a San Siro a vedere il derby.
Pattini d’oro per uomini veloci, sci di bronzo per ragazze stravaganti. Lo è Flora Tabanelli, salita lunedì notte sul podio nel Freestyle big air, che significa un trampolino quasi ad angolo retto, evoluzioni pazzesche in volo e atterraggi da reparto di traumatologia. La diciottenne modenese, figlia di albergatori che gestiscono un rifugio sull’Appennino, ha conquistato pubblico e avversarie per la folle genialità. I suoi idoli sono Alberto Tomba, amico di famiglia, e il fratello Miro, eliminato nella prova maschile di Freestyle. Alcuni mesi fa Flora si era fratturata una gamba cadendo e nella rieducazione a Torino ha incontrato Federica Brignone: «L’ho vista lavorare e mi ha impressionato. Ha un’energia interiore incredibile, il suo esempio mi ha aiutato a tornare più forte di prima». Lei è dolce e semplice, niente a che vedere con la sexy star olandese Jutta Leerdam, che dopo aver vinto nel pattinaggio ha mostrato un reggiseno Nike che gli varrà un milione di compenso. A proposito di soldi, l’ucraino dello skeleton Vladi Heraskevych, squalificato per via del casco con le foto delle vittime sportive della guerra, è stato ricompensato con 200.000 euro dal proprietario dello Shakhtar Donetsk. Come se avesse vinto l’oro.
Dopo le medaglie, la delusione più scontata arriva dall’hockey: l’Italia torna a casa. Nei playoff l’ha eliminata la Svizzera (3-0) che avrebbe segnato più gol se non si fosse trovata di fronte Damian Clara, il gemello con i pattini di Gigio Donnarumma. Ha parato quasi tutto: 48 tiri su 51. A 21 anni il ragazzone di Brunico è stato scelto dalla squadra di Los Angeles, gli Anaheim Ducks di Nhl. È il primo italiano chiamato nel gotha dei pro americani. Usa e Canada corrono verso lo scontro stellare nella finale di domenica e a questo proposito c’è un’ipotesi che agita l’organizzazione: all’arena Santa Giulia potrebbe materializzarsi Donald Trump, tifosissimo dello sport più Maga d’America.
Oggi si gareggia per medaglie pesanti, forgiate dalla fatica di uomini e donne degli altopiani. Nella sprint a squadre del Fondo, Federico Pellegrino aspira al podio; nella staffetta femminile di biathlon, Lisa Vittozzi e Dorothea Wierer vogliono imitarlo. Nello slalom speciale donne Lara Della Mea (quarta in gigante) può essere la sorpresa, mentre la notte dello short track promette ovazioni: Pietro Sighel per la vendetta, Arianna Fontana in staffetta per la leggenda.
C’è una gara che non vince nessuno: la caccia alle introvabili mascotte Milo e Tina, i peluche simbolo dei Giochi. I rifornimenti latitano, si comincia a parlare di mercato nero e di contraffazioni. È il consueto effetto collaterale cinese-partenopeo del fascino italiano.
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(iStock). Nel riquadro, il libro di Luca Ciarrocca, «L'anima nera della Silicon Valley»
In un libro la storia di come la sua «Palantir» per anni abbia fornito dati alle forze dell’ordine in stile «Minority report».
L’esperimento ha un nome in codice, Operazione Laser, e per quasi dieci anni, dal 2011, trasforma Los Angeles in un banco di prova continuo per la polizia predittiva. La scena si ripete ogni giorno. Un agente apre il «Chronic Offender Bulletin» generato da Gotham, il software che Palantir - l’azienda di Peter Thiel - ha fornito al comune di Los Angeles e che setaccia i database del dipartimento di Polizia in cerca di arresti, affiliazioni a gang, persino semplici contatti con gli agenti, e assegna un punteggio di rischio a centinaia di persone. Ne esce una lista quotidiana di nomi e volti. La direttiva è trovare questi individui, fermarli, interrogarli e, se serve, arrestarli. La base dell’intervento, in sostanza, è una stima di rischio calcolata dal sistema.
Il software di Palantir promette alla polizia ciò che finora apparteneva alla fantascienza e alle trame di film come Minority Report: usare l’analisi predittiva per scongiurare i reati prima che vengano commessi. L’idea arriva proprio dal racconto di Philip K. Dick del 1956, esploso poi con il film di Steven Spielberg del 2002. In quella storia tre precognitivi, Agatha, Arthur e Dashiell, fluttuano nel «Tempio», il cuore del dispositivo. Tom Cruise è John Anderton, capo della sezione PreCrime di Washington, e la sua squadra, guidata dalle visioni dei tre sensitivi, blocca gli omicidi giusto un attimo prima dell’atto arrestando i potenziali assassini. A Los Angeles il precog prende la forma di un algoritmo, Gotham. Il copione distopico immaginato da Dick, un apparato che sposta il bersaglio dalle azioni alle intenzioni, diventa un protocollo operativo di polizia, come detto, dal 2011. Anni dopo, diverse inchieste giornalistiche e la pressione dei gruppi per la difesa dei diritti civili mostreranno che i dati utilizzati sono spesso imprecisi e pieni di pregiudizi, e il programma verrà cancellato. Per un lungo periodo, però, la città californiana lo mette alla prova sul campo. [...]
Quando al Los Angeles Police Department (Lapd) viene presentata per la prima volta, la proposta di Palantir suona allettante. Il dipartimento firma un accordo e da lì nasce Operazione Laser. L’acronimo, Los Angeles Strategic Extraction and Restoration, dal tono quasi militare, dice tutto. Dall’intervento degli agenti dopo un crimine, si passa alla selezione preventiva dei soggetti ritenuti a rischio, «estratti» dal tessuto sociale prima che agiscano. Minority Report è realtà. Per evitare la trafila degli appalti pubblici con obbligo di trasparenza, Thiel e l’amministratore delegato Alex Karp donano Gotham al Lapd tramite la Los Angeles Police Foundation, un’associazione non profit. In tal modo, il software entra in servizio senza un vero dibattito pubblico. L’operazione parte come pilota nelle divisioni urbane con più reati, come la Newton Division, e negli anni successivi si allarga ad altre zone, Hollywood compresa.
L’architettura dell’Operazione LASER è un meccanismo di profilazione automatizzato. Un’inchiesta di «BuzzFeed News», basata su centinaia di pagine di documenti interni del dipartimento di Polizia losangelino, ha svelato la logica del sistema. Gotham funziona come un collettore di dati. Vi vengono riversati i classici dati «duri», come arresti e condanne, ma soprattutto, e per la prima volta, un universo di informazioni «soft», ambigue e discrezionali, come le note compilate dagli agenti durante i fermi per strada, le cosiddette «schede di intervista sul campo», che spesso non portano ad alcuna accusa formale. A queste si aggiungono le affiliazioni a gang, reali o presunte, e l’intera rete di contatti personali e familiari di un individuo. Il software aggrega questi frammenti, trasformando informazioni non verificate in fattori di rischio, e produce il suo verdetto. Il sistema è a punti, con regole che non saranno mai rese pubbliche. A ogni persona è attribuito un punteggio, una traccia digitale che ne orienta il destino. Un arresto per crimine violento vale cinque punti, l’affiliazione a una gang, anche solo presunta, altri 5, come anche essere in libertà vigilata. Ma il vero moltiplicatore è altrove: anche un fermo con identificazione in una «zona calda» della città aggiunge punti, innescando un circolo vizioso in cui la sorveglianza genera altra sorveglianza. Chi supera una certa soglia di punteggio viene etichettato automaticamente come chronic offender. Il nome, il volto, l’indirizzo, la patente, la targa dell’auto e l’intera rete di contatti finiscono nel grande database di Gotham. Una lista di proscrizione aggiornata giorno per giorno.
Qui emerge chiaramente il nodo che inceppa ogni sistema di polizia predittiva: Palantir presenta Gotham come strumento neutrale, basato solo sui dati. Il Lapd, a sua volta, descrive l’Operazione Laser come un programma infallibile, libero dai pregiudizi. I riscontri sul campo, però, raccontano altro. L’algoritmo non è imparziale, perché viene addestrato su dati che riflettono la storia del dipartimento. Per decenni, la polizia di Los Angeles ha concentrato controlli e arresti nei quartieri «difficili» a maggioranza nera e ispanica. Gotham assorbe quella storia e la riproduce. In pratica, non prevede il crimine, ma indica dove la polizia avrebbe in ogni caso continuato a cercare, catalogando persone - in stragrande maggioranza giovani maschi - dentro quelle comunità. Ne esce un circolo vizioso: Gotham rispecchia e amplifica i pregiudizi del Lapd, dando loro una patina di scientificità, perché i dati arrivano da anni di pattugliamenti concentrati nelle aree povere a rischio. Il software di Palantir finisce insomma per legare il crimine a certi codici postali e a determinati gruppi demografici. Così, le liste dei chronic offenders contengono gli stessi nomi; le pattuglie, guidate dalle indicazioni, tornano nelle stesse strade; nuovi fermi e arresti rientrano nel sistema e rafforzano le «previsioni». Risultato: la pretesa e sbandierata oggettività finisce per fare da alibi a una pressione continua e opprimente su comunità già marginalizzate.
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