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2021-09-02
La Lamorgese si blinda ma l’assalto non c’è
Ansa
«A parole tutti leoni, poi nessuno fa nulla»: lo sfogo di Pino, uno dei partecipanti della chat di Telegram utilizzata dai no green pass e dai no vax per scambiarsi informazioni, è la sintesi del superflop delle manifestazioni di ieri contro il certificato verde. Sarà stato per l'annuncio di severi controlli da parte delle forze dell'ordine, sarà stato perché una cosa è scrivere insulti sullo smartphone e un'altra cosa, ben più impegnativa, è andare a manifestare in piazza, certo è che ieri, all'esterno delle stazioni ferroviarie che i pasdaran del no green pass avevano minacciato di bloccare, i manifestanti si contavano sulle dita di una mano. A Napoli solo due persone: Raffaele Bruno, segretario del Movimento idea sociale, e un accompagnatore, entrambi muniti di tricolore, si sono presentati all'esterno della stazione di Piazza Garibaldi.
Più o meno una ventina di persone a Milano, alla stazione di Porta Garibaldi, sostanzialmente invisibili poiché circondati da un nugolo di telecamere. Muniti di cartelli di protesta, i no green pass intorno alle 16 hanno tentato di entrare all'interno della stazione mostrando il biglietto e la carta d'identità, ma sono stati bloccati dagli uomini delle forze dell'ordine. A Torino un no green pass si è rifiutato di mostrare i documenti alla polizia e poi ha dato in escandescenze, prima di essere bloccato dagli agenti, davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova: anche qui, come a Roma, a Firenze, a Bologna e in tutte le altre città, le manifestazioni di protesta contro il certificato vaccinale sono state un insuccesso clamoroso.
La chat «Basta dittatura», luogo di ritrovo su Telegram di no green pass e no vax, con più di 41.000 iscritti, ieri pomeriggio è diventata incandescente per le lamentele dei partecipanti, delusi dall'insuccesso delle manifestazioni. Tra i commenti, riportati da Askanews, si sono susseguite considerazioni amareggiate: «Stazione Tiburtina deserta», «A Milano solo guardie e giornalisti», «Sono a Casalpusterlengo e siamo in due», «Sono a Modena, non c'è nessuno, che tristezza», «A Caserta non ho visto nessuno, peccato», «Bologna vuoto», «A Mestre siete in quattro gatti, fate ridere», «A Rimini nessuno», «A Padova 20 persone e 100 poliziotti», «Non c'è anima viva». Un po' più articolato il ragionamento di un altro utente, che ha attribuito l'insuccesso all'«imponente schieramento di forze di polizia» organizzato dal Viminale davanti alle stazioni ferroviarie. «Non verranno tollerate minacce e inviti a commettere reati utilizzando il Web», aveva avvertito l'altro ieri il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, e «non saranno ammesse illegalità in occasione delle iniziative di protesta nei pressi delle stazioni ferroviarie pubblicizzate sulla Rete». Alle parole, stavolta, la Lamorgese ha fatto seguire i fatti, dando disposizione di presidiare con nutriti gruppi di agenti le stazioni.
Stavolta, dicevamo: è impossibile infatti non notare che la titolare dell'Interno si è prodigata in avvertimenti e ordini trasmessi ai vertici delle forze dell'ordine, a livello centrale e territoriale, per garantire il rispetto dell'ordine pubblico pur sapendo bene, perché informata dall'intelligence e dalla Digos, che i no vax e i no green pass sono disorganizzati, non hanno strutture operative, sono per lo più padri di famiglia che protestano contro l'imposizione del certificato verde. La Lamorgese sapeva perfettamente che ieri davanti alle stazioni si sarebbero presentati in pochi e tutt'altro che agguerriti, poiché i casi di manifestazioni sfociate in scontri hanno avuto due caratteristiche: la concentrazione in un'unica piazza e la presenza tra i manifestanti di gruppi organizzati abituati agli scontri con le forze dell'ordine.
«Inventare un problema per far finta di risolverlo»: il vecchio motto dei notabili democristiani della prima Repubblica sembra adattarsi alla perfezione a questa gigantesca messinscena in due atti, con la diffusione di notizie allarmistiche alla vigilia delle manifestazioni di protesta, lo schieramento di forze dell'ordine sproporzionato rispetto al reale rischio di disordini, e infine gli osanna al ministro Lamorgese per aver fronteggiato a dovere la minaccia. Sugli spalti, gli stessi che preannunciavano disastri ridono per il flop, ma sembrano sotto sotto un po' delusi per lo scampato pericolo.
Ad ogni modo, ci aspetteremmo dalla ineffabile Lamorgese la stessa solerzia nella lotta all'invasione di clandestini, al dilagare della criminalità nelle grandi città e nei centri più piccoli, alla occupazione abusiva di luoghi pubblici da parte di estremisti di sinistra, o all'organizzazione di rave party abusivi con migliaia di partecipanti, ma niente da fare: la titolare del Viminale su questi aspetti è evanescente, il suo agire impalpabile. Basterebbe la metà della metà degli sforzi messi in campo ieri per incidere positivamente sulla vita quotidiana degli italiani.
In ogni caso, la giornata delle proteste anti green pass va in archivio, per fortuna, senza incidenti. Difficile, a questo punto, ipotizzare qualche replica: il flop di ieri scoraggerà, probabilmente, iniziative analoghe nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. La grande ordata barbarica annunciata dai media mainstream e dal ministro dell'Interno semplicemente non c'era: la Lamorgese può cantare vittoria, pur avendo giocato la partita senza che gli avversari scendessero in campo.
Operai della Whirlpool senza freni. Il vero caos scoppia in autostrada
Prima bloccano l'autostrada, quindi vengono ricevuti dal prefetto che alla fine s'impegna a intercedere per loro con il governo Draghi. Non avevano la mascherina, ma avranno sicuramente avuto tutti il green pass, gli operai della Whirlpool che ieri mattina hanno paralizzato il traffico all'imbocco della Napoli-Salerno. Una protesta azzeccata e molto ben tollerata dal Viminale proprio nel giorno in cui il ministro Lucia Lamorgese aveva blindato porti, aeroporti e stazioni per paura dei no vax. Singolare anche il doppiopesismo dei sindacati, lesti a sganciarsi da eventuali manifestazioni contro il green pass, ma ben contenti del blitz partenopeo contro la multinazionale Usa degli elettrodomestici.
Con tv e giornaloni che annunciavano da giorni un'apocalisse dell'ordine pubblico per la giornata di ieri, in cui sono entrate in vigore norme stringenti per impedire la libera circolazione sui mezzi pubblici a chi è privo del green pass, il vero contropiede al ministero dell'Interno lo piazzano i 400 lavoratori della fabbrica che la Whirlpool ha deciso di chiudere e che protestano da mesi. Intorno alle 11, dopo l'assemblea nello stabilimento di via Argine, un centinaio di operai, tutti evidentemente plurivaccinati, scavalca indisturbato il guardrail e si piazza in mezzo alle carreggiate al bivio di Ponticelli. Alcuni indossano la maglietta della Fiom-Cgil, mentre sventolano in autostrada anche le bandiere della Fim-Cisl. Traffico paralizzato per almeno mezz'ora, poi gli operai tolgono spontaneamente il blocco e manifestano lungo la Napoli-Salerno, incassando i clacson di solidarietà dei camionisti e qualche vaffa dagli automobilisti.
La manifestazione ovviamente era illegale, ma un risultato è stato ottenuto. Il prefetto di Napoli, Marco Valentini, ha accettato di incontrare i rappresentanti sindacali nel primo pomeriggio, ha ascoltato le preoccupazioni dei lavoratori e si è impegnato a scrivere una lettera ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico, Andrea Orlando e Giancarlo Giorgetti, per chiedere un incontro a Roma. Lo stesso prefetto di Napoli, in una nota, «esprime vicinanza ai lavoratori». Sicuramente non a quelli che poche ore prima si sono piazzati in mezzo all'A1.
Dopo il blocco del traffico, anche i sindacati hanno chiesto un nuovo incontro al governo. «Chiediamo con urgenza una convocazione sia del tavolo al ministero dello Sviluppo economico che al ministero del Lavoro per far ritirare la procedura di licenziamento», hanno scritto il segretario della Uilm Campania, Antonio Accurso, e il segretario Fim-Cisl di Napoli, Biagio Trapani. «Continueremo a lottare finché non verrà riaperta la fabbrica», ha aggiunto Rosario Rappa, leader della Fiom-Cgil Napoli.
Il giorno prima, le confederazioni dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil si erano invece dissociate da i no vax che minacciavano il blocco dei treni: «Non avranno il nostro sostegno, auspichiamo un doveroso ripensamento». La preoccupazione dei sindacati, in questo caso, era che il blocco dei treni si ripercuotesse sui tanti lavoratori pendolari. E nel comunicato congiunto aggiungevano: «Il trasporto ferroviario è un servizio pubblico essenziale, infatti è soggetto alle regole di legge sui servizi minimi, affinché lo sciopero non leda il diritto costituzionale alla mobilità dei cittadini». Invece, nessun problema per quanto è avvenuto a Napoli ieri mattina. Devono aver avuto notizia che a quell'ora, all'altezza dello svincolo di Ponticelli, viaggiavano solo vacanzieri e possidenti vari.
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Stazioni militarizzate in tutta Italia per il falso allarme del blitz anti green pass. Un'inutile prova di forza del Viminale, passivo sul fronte dell'immigrazione e umiliato dal rave party abusivo di quest'estate. Delusione sulla chat di chi si oppone al certificato.Traffico paralizzato sulla Napoli-Salerno dagli operai della Whirlpool. Eppure dai sindacati nessuna condanna.Lo speciale contiene due articoli.«A parole tutti leoni, poi nessuno fa nulla»: lo sfogo di Pino, uno dei partecipanti della chat di Telegram utilizzata dai no green pass e dai no vax per scambiarsi informazioni, è la sintesi del superflop delle manifestazioni di ieri contro il certificato verde. Sarà stato per l'annuncio di severi controlli da parte delle forze dell'ordine, sarà stato perché una cosa è scrivere insulti sullo smartphone e un'altra cosa, ben più impegnativa, è andare a manifestare in piazza, certo è che ieri, all'esterno delle stazioni ferroviarie che i pasdaran del no green pass avevano minacciato di bloccare, i manifestanti si contavano sulle dita di una mano. A Napoli solo due persone: Raffaele Bruno, segretario del Movimento idea sociale, e un accompagnatore, entrambi muniti di tricolore, si sono presentati all'esterno della stazione di Piazza Garibaldi. Più o meno una ventina di persone a Milano, alla stazione di Porta Garibaldi, sostanzialmente invisibili poiché circondati da un nugolo di telecamere. Muniti di cartelli di protesta, i no green pass intorno alle 16 hanno tentato di entrare all'interno della stazione mostrando il biglietto e la carta d'identità, ma sono stati bloccati dagli uomini delle forze dell'ordine. A Torino un no green pass si è rifiutato di mostrare i documenti alla polizia e poi ha dato in escandescenze, prima di essere bloccato dagli agenti, davanti alla stazione ferroviaria di Porta Nuova: anche qui, come a Roma, a Firenze, a Bologna e in tutte le altre città, le manifestazioni di protesta contro il certificato vaccinale sono state un insuccesso clamoroso. La chat «Basta dittatura», luogo di ritrovo su Telegram di no green pass e no vax, con più di 41.000 iscritti, ieri pomeriggio è diventata incandescente per le lamentele dei partecipanti, delusi dall'insuccesso delle manifestazioni. Tra i commenti, riportati da Askanews, si sono susseguite considerazioni amareggiate: «Stazione Tiburtina deserta», «A Milano solo guardie e giornalisti», «Sono a Casalpusterlengo e siamo in due», «Sono a Modena, non c'è nessuno, che tristezza», «A Caserta non ho visto nessuno, peccato», «Bologna vuoto», «A Mestre siete in quattro gatti, fate ridere», «A Rimini nessuno», «A Padova 20 persone e 100 poliziotti», «Non c'è anima viva». Un po' più articolato il ragionamento di un altro utente, che ha attribuito l'insuccesso all'«imponente schieramento di forze di polizia» organizzato dal Viminale davanti alle stazioni ferroviarie. «Non verranno tollerate minacce e inviti a commettere reati utilizzando il Web», aveva avvertito l'altro ieri il ministro dell'Interno, Luciana Lamorgese, e «non saranno ammesse illegalità in occasione delle iniziative di protesta nei pressi delle stazioni ferroviarie pubblicizzate sulla Rete». Alle parole, stavolta, la Lamorgese ha fatto seguire i fatti, dando disposizione di presidiare con nutriti gruppi di agenti le stazioni. Stavolta, dicevamo: è impossibile infatti non notare che la titolare dell'Interno si è prodigata in avvertimenti e ordini trasmessi ai vertici delle forze dell'ordine, a livello centrale e territoriale, per garantire il rispetto dell'ordine pubblico pur sapendo bene, perché informata dall'intelligence e dalla Digos, che i no vax e i no green pass sono disorganizzati, non hanno strutture operative, sono per lo più padri di famiglia che protestano contro l'imposizione del certificato verde. La Lamorgese sapeva perfettamente che ieri davanti alle stazioni si sarebbero presentati in pochi e tutt'altro che agguerriti, poiché i casi di manifestazioni sfociate in scontri hanno avuto due caratteristiche: la concentrazione in un'unica piazza e la presenza tra i manifestanti di gruppi organizzati abituati agli scontri con le forze dell'ordine. «Inventare un problema per far finta di risolverlo»: il vecchio motto dei notabili democristiani della prima Repubblica sembra adattarsi alla perfezione a questa gigantesca messinscena in due atti, con la diffusione di notizie allarmistiche alla vigilia delle manifestazioni di protesta, lo schieramento di forze dell'ordine sproporzionato rispetto al reale rischio di disordini, e infine gli osanna al ministro Lamorgese per aver fronteggiato a dovere la minaccia. Sugli spalti, gli stessi che preannunciavano disastri ridono per il flop, ma sembrano sotto sotto un po' delusi per lo scampato pericolo. Ad ogni modo, ci aspetteremmo dalla ineffabile Lamorgese la stessa solerzia nella lotta all'invasione di clandestini, al dilagare della criminalità nelle grandi città e nei centri più piccoli, alla occupazione abusiva di luoghi pubblici da parte di estremisti di sinistra, o all'organizzazione di rave party abusivi con migliaia di partecipanti, ma niente da fare: la titolare del Viminale su questi aspetti è evanescente, il suo agire impalpabile. Basterebbe la metà della metà degli sforzi messi in campo ieri per incidere positivamente sulla vita quotidiana degli italiani. In ogni caso, la giornata delle proteste anti green pass va in archivio, per fortuna, senza incidenti. Difficile, a questo punto, ipotizzare qualche replica: il flop di ieri scoraggerà, probabilmente, iniziative analoghe nei prossimi giorni e nelle prossime settimane. La grande ordata barbarica annunciata dai media mainstream e dal ministro dell'Interno semplicemente non c'era: la Lamorgese può cantare vittoria, pur avendo giocato la partita senza che gli avversari scendessero in campo. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/lamorgese-blinda-assalto-non-ce-2654872118.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="operai-della-whirlpool-senza-freni-il-vero-caos-scoppia-in-autostrada" data-post-id="2654872118" data-published-at="1630557671" data-use-pagination="False"> Operai della Whirlpool senza freni. Il vero caos scoppia in autostrada Prima bloccano l'autostrada, quindi vengono ricevuti dal prefetto che alla fine s'impegna a intercedere per loro con il governo Draghi. Non avevano la mascherina, ma avranno sicuramente avuto tutti il green pass, gli operai della Whirlpool che ieri mattina hanno paralizzato il traffico all'imbocco della Napoli-Salerno. Una protesta azzeccata e molto ben tollerata dal Viminale proprio nel giorno in cui il ministro Lucia Lamorgese aveva blindato porti, aeroporti e stazioni per paura dei no vax. Singolare anche il doppiopesismo dei sindacati, lesti a sganciarsi da eventuali manifestazioni contro il green pass, ma ben contenti del blitz partenopeo contro la multinazionale Usa degli elettrodomestici. Con tv e giornaloni che annunciavano da giorni un'apocalisse dell'ordine pubblico per la giornata di ieri, in cui sono entrate in vigore norme stringenti per impedire la libera circolazione sui mezzi pubblici a chi è privo del green pass, il vero contropiede al ministero dell'Interno lo piazzano i 400 lavoratori della fabbrica che la Whirlpool ha deciso di chiudere e che protestano da mesi. Intorno alle 11, dopo l'assemblea nello stabilimento di via Argine, un centinaio di operai, tutti evidentemente plurivaccinati, scavalca indisturbato il guardrail e si piazza in mezzo alle carreggiate al bivio di Ponticelli. Alcuni indossano la maglietta della Fiom-Cgil, mentre sventolano in autostrada anche le bandiere della Fim-Cisl. Traffico paralizzato per almeno mezz'ora, poi gli operai tolgono spontaneamente il blocco e manifestano lungo la Napoli-Salerno, incassando i clacson di solidarietà dei camionisti e qualche vaffa dagli automobilisti. La manifestazione ovviamente era illegale, ma un risultato è stato ottenuto. Il prefetto di Napoli, Marco Valentini, ha accettato di incontrare i rappresentanti sindacali nel primo pomeriggio, ha ascoltato le preoccupazioni dei lavoratori e si è impegnato a scrivere una lettera ai ministri del Lavoro e dello Sviluppo economico, Andrea Orlando e Giancarlo Giorgetti, per chiedere un incontro a Roma. Lo stesso prefetto di Napoli, in una nota, «esprime vicinanza ai lavoratori». Sicuramente non a quelli che poche ore prima si sono piazzati in mezzo all'A1. Dopo il blocco del traffico, anche i sindacati hanno chiesto un nuovo incontro al governo. «Chiediamo con urgenza una convocazione sia del tavolo al ministero dello Sviluppo economico che al ministero del Lavoro per far ritirare la procedura di licenziamento», hanno scritto il segretario della Uilm Campania, Antonio Accurso, e il segretario Fim-Cisl di Napoli, Biagio Trapani. «Continueremo a lottare finché non verrà riaperta la fabbrica», ha aggiunto Rosario Rappa, leader della Fiom-Cgil Napoli. Il giorno prima, le confederazioni dei trasporti di Cgil, Cisl e Uil si erano invece dissociate da i no vax che minacciavano il blocco dei treni: «Non avranno il nostro sostegno, auspichiamo un doveroso ripensamento». La preoccupazione dei sindacati, in questo caso, era che il blocco dei treni si ripercuotesse sui tanti lavoratori pendolari. E nel comunicato congiunto aggiungevano: «Il trasporto ferroviario è un servizio pubblico essenziale, infatti è soggetto alle regole di legge sui servizi minimi, affinché lo sciopero non leda il diritto costituzionale alla mobilità dei cittadini». Invece, nessun problema per quanto è avvenuto a Napoli ieri mattina. Devono aver avuto notizia che a quell'ora, all'altezza dello svincolo di Ponticelli, viaggiavano solo vacanzieri e possidenti vari.
Insomma, Frey vuole mantenere Minneapolis una città santuario: un’amministrazione municipale, cioè, che si rifiuta di cooperare con le autorità federali nel contrasto all’immigrazione clandestina. Si tratta di una frenata, quella del sindaco, che contraddice in sostanza l’accordo concluso, lunedì, tra Trump e Walz: un accordo in base a cui le autorità locali del Minnesota avrebbero collaborato con gli agenti federali sull’immigrazione irregolare e, al contempo, Washington avrebbe ridotto le proprie forze presenti sul territorio. Non a caso, ieri Trump ha detto che, con l’arrivo di Tom Homan in Minnesota, l’Ice potrà avere un approccio «più rilassato».
Nel frattempo, martedì, durante un evento pubblico, la deputata dem del Minnesota, nonché feroce critica dell’Ice, Ilhan Omar, è stata raggiunta da un uomo che ha cercato di spruzzarle addosso un liquido ignoto: secondo gli inquirenti, pare si trattasse di aceto di mele. L’uomo, che ha precedenti penali per guida in stato d’ebbrezza, è stato arrestato con l’accusa di aggressione di terzo grado, mentre Trump ha lasciato intendere che, a suo parere, l’episodio sarebbe stato orchestrato ad arte, definendo la parlamentare una «truffatrice». Ricordiamo che la Omar, uscita illesa dall’accaduto, rappresenta l’ala sinistra del Partito democratico e che è una dei più irriducibili avversari del presidente americano.
Frattanto, il vicecapo dello staff della Casa Bianca, Stephen Miller, ha affermato che gli agenti federali «potrebbero non aver seguito» il protocollo corretto nel caso della sparatoria in cui è rimasto ucciso Alex Pretti. Nel mentre, gli agenti coinvolti in questa vicenda sono stati messi in congedo amministrativo per tre giorni: svolgeranno mansioni d’ufficio almeno fin quando l’inchiesta su questo caso non sarà conclusa. Dall’altra parte, Fox News ha rivelato che alcuni dei manifestati anti Ice arrestati lunedì sera dalla polizia di Maple Grove avrebbero dei precedenti penali. Uno di loro, Justin Neal Shelton, si dichiarò colpevole di rapina aggravata nel 2007, mentre nel 2020 fu condannato per possesso d’arma da fuoco dopo aver commesso un reato violento. Un altro, Abraham Nelson Coleman, ha subito condanne, nel 2003, per furto e danneggiamento di proprietà. Un altro ancora, John Linden Gribble, è stato condannato per guida in stato d’ebbrezza.
Non si placa frattanto la bufera attorno al segretario per la Sicurezza interna, Kristi Noem. Vari parlamentari dem hanno chiesto il suo impeachment, mentre dure critiche alla diretta interessata sono arrivate anche dai senatori repubblicani, Lisa Murkowski e Thom Tillis. Ieri, Trump ha difeso la Noem, bollando entrambi come dei «perdenti». Tuttavia sembra che, dietro le quinte, la fiducia del presidente verso di lei stia traballando. A certificarlo sta il fatto che, lunedì, Trump ha affidato le operazioni dell’Ice in Minnesota a Homan, scavalcando il Dipartimento per la Sicurezza interna. Non a caso, la Noem ha avuto, lunedì sera, un colloquio a porte chiuse con lo stesso Trump, che la Cnn ha definito «schietto».
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I vandalismi verso le città d’arte nemmeno. Per quanti crimini abbia commesso, uno straniero non può mai essere espulso. A Distopia regnano bizzarre figure, i cosiddetti Giudici amministratori, che fondono sia il potere legislativo sia quello giudiziario e che per un antico incantesimo, odiano il popolo e adorano gli stranieri. I poliziotti e un secondo tipo di uomini e donne d’armi chiamati carabinieri, a Distopia, possono essere aggrediti, è permesso insultarli, è permesso a sputare loro addosso. Se qualcuno stacca loro un dito con un morso, è punito con un buffetto. Se qualcuno li ferisce, possono difendersi instaurando una civile discussione. Se usano le armi anche solo per difendersi, sono duramente puniti, le armi le portano a scopo solamente ornamentale.
Se qualcuno li ferisce o li uccide, questo non è considerato grave e, soprattutto, se un altro poliziotto o carabiniere usa le armi per difendere un collega o un cittadino, è punito con pene draconiane, addirittura con anni di prigione, oltre che essere ridotto in miseria. A Distopia succede che i poliziotti e i carabinieri ne abbiano abbastanza. È evidente che, data la loro situazione, non possono fare scioperi, alle loro categorie non è permesso e, infatti, non ne fanno. Danno le dimissioni, tutti, tutti insieme.
E poi? Come fanno a mantenere le loro famiglie? Ma è evidente! Sono uomini forti, addestrati, sanno usare le armi. Conoscono il mondo della malavita, sanno come procurarsi le armi. Cominciano a fare furti e rapine, tanto le pene date per questi reati nella inesistente Repubblica di Distopia sono infinitesimali. Inoltre, nel caso qualcuno venga ferito o addirittura ucciso nell’esercizio delle funzioni di furto e rapina, a Distopia ottiene risarcimenti incredibili come mai da carabiniere o poliziotto si sarebbe sognato. Nel libro, i poliziotti e carabinieri diventati «cattivi» esercitano il loro nuovo mestiere di ladri e e rapinatori solo nei quartieri abbienti, non rapinano nelle metropolitane, non accoltellano sui treni regionali. I loro furti e le loro rapine avvengono solo nei quartieri alti, quelli dove vivono i Giudici amministratori. Non solo: diventano anche, cosa per carità sbagliatissima, giustizieri, come gli eroi della Marvel o della Dc Comics, anche loro con costumi fantastici e, quindi, ripuliscono le città.
I poliziotti sono vestiti da Spiderman e i carabinieri da Batman. Sto lavorando sul finale. Ci sono due possibilità. La prima è che Esmeralda e Reginaldo, figli rispettivamente di un poliziotto e di una carabiniera lei, di una poliziotta e di un carabiniere lui, trovano la grotta dove si nasconde il drago che ha fatto l’incantesimo che rende folli i Giudici amministratori, la distruggono e così liberano Distopia da tutti i suoi guai. Le istituzioni ricominciano ad amare i cittadini, gli stranieri tornano ai loro Paesi che aiuteranno a costruire e, una volta tornati a casa, Distopia torna a essere Utopia, il Paese del latte e del miele, quello che sempre avrebbe dovuto essere. L’altro finale alternativo potrebbe essere che Esmeralda e Reginaldo entrano in magistratura e la riformano, riportandola a un organo che amministra la giustizia non che impone distopie, ma mi sembra troppo fantastico. Il finale con il drago è più verosimile.
Si tratta di semplice opera di fantasia, assolutamente creativa, non è un’istigazione delinquere. Sto cercando un editore. Anche un produttore: il film potrebbe essere carino. Per chi fosse interessato, organizzo corsi di scrittura creativa, con in più un master gratuito sull’uso dell’ascia. È un ottimo strumento per spaccare la legna e non morire di freddo se e quando la nostra mamma Europa ci lascerà al gelo. Saper usare un’ascia è sempre utile. Just in case. Non si sa mai.
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