Islamici italiani in piazza. Ma sono contro la Francia
I fedeli scelti dai progressisti come interlocutori restano ambigui verso l’eccidio di Nizza. E a Roma protestano contro la Francia.

«Quell’anima che non ha per costume l’Amore/ meglio è che non sia, ché onta è l’esser suo!». Sono i primi versi di una splendida poesia del grande mistico musulmano Rumi (1207-1273), considerato il fondatore della confraternita sufi dei dervisci danzanti. Leggere oggi i suoi testi è un balsamo per l’anima, proprio come lo è sfogliare il capolavoro dell’iraniano Sulami (937-1021) intitolato La cavalleria spirituale. Ad esempio il brano in cui spiega che «fa parte della cavalleria la misericordia per la creazione in ogni contingenza». Purtroppo, di tale saggezza e profondità di spirito islamica non v’è traccia alcuna negli assassini vigliacchi che sterminano cristiani dentro le chiese senza mostrare alcuna pietà per i più deboli. Costoro sono un insulto e un abominio persino per l’islam, eppure esistono musulmani a cui marcare una distanza netta e incolmabile dagli assassini sembra non interessare. Non stiamo parlando di persone che vivono in Arabia Saudita, in Iran o in altri Stati a maggioranza musulmana dove con gli infedeli non si va troppo per il sottile. No, ci riferiamo a musulmani italiani, che agiscono e fanno proseliti qui da noi. Di più: parliamo di quella fetta del mondo musulmano che le forze progressiste e addirittura il governo da anni hanno scelto come interlocutore privilegiato (se non unico).

Ieri, mentre ancora arrivava forte l’odore del sangue innocente versato in Francia, in apertura del quotidiano online islamico La Luce c’era questo titolo: «Perché il suprematismo repubblicano francese si scaglia contro l’Islam».

L’articolo collegato iniziava così: «Dall’assassinio del professore di storia Samuel Paty, il 16 ottobre 2020 a Conflans (sobborgo di Parigi), la Francia è in subbuglio. I musulmani e l’islam si trovano al centro di dibattiti e controversie. I politici di ogni genere, a parte una frangia di sinistra, ne amplificano l’ampiezza. I musulmani sono diventati non solo l’obiettivo dell’incitamento all’odio, ma anche di vere azioni d’odio anche gravi».

Non una parola di condanna dell’omicidio di Paty. Nemmeno un fiato sul massacro di Nizza. Anzi, il quotidiano islamico spiega che le vere vittime sono i musulmani, vessati dal «suprematismo repubblicano» francese e colpiti da odio e razzismo. Bisogna tenere presente che La Luce non è un giornale qualsiasi. Intanto è la testata che Silvia Aisha Romano ha scelto per comunicare con il grande pubblico dopo il sequestro e il «ritorno» all’islam. Ma soprattutto è l’organo fondato da Davide Piccardo, già a capo dell’influente Coordinamento delle associazioni islamiche di Milano, dal quale arriva anche Sumaya Abdel Qader, velatissima consigliera comunale del Pd (giusto per far capire quali siano i legami politici dell’organizzazione). Oltre a pubblicare articoli che – nei fatti – sembrano giustificare lo scempio francese, La Luce da giorni invita i musulmani italiani alla mobilitazione. Ieri, a Roma, sono scesi in piazza a centinaia. Hanno manifestato e pregato nei pressi della basilica di Sant’Andrea Della Valle. Volete sapere per quale motivo i fedeli di Allah si sono riuniti? Forse per condannare gli attentati? Macché. Hanno protestato «contro gli atti persecutori nei confronti della comunità islamica in Francia e contro la provocatoria ostentazione pubblica delle vignette satiriche nei confronti del profeta Muhammad». In buona sostanza, hanno manifestato contro le vittime del terrorismo. Un’altra sfilata polemica, ci fa sapere sempre il giornale di Piccardo, è prevista per oggi a Verona, alle 15 in piazza dei Signori.

Certo, possiamo anche mettere la testa sotto la sabbia e pensare che queste posizioni siano minoritarie e poco influenti all’interno dell’islam italiano. Ma non è così. Se non altro perché, da tempo, la sinistra ha stretti rapporti con questo universo islamico (per lo più gravitante attorno all’orbita turca) e non smette di favorirlo.

Di recente – giusto per fare un esempio – il ministero della Giustizia ha firmato un protocollo per l’assistenza spirituale ai detenuti musulmani con l’Ucoii. Un’organizzazione che trova spesso spazio negli articoli della Luce, e che è stata pesantemente criticata solo pochi mesi fa da Abdellah Redouane, segretario generale della grande moschea di Roma. Secondo Redouane il presidente emerito dell’Ucoii, Mohammed Nour Dachan, sarebbe il «fondatore dei Fratelli Musulmani in Italia». Un’accusa piuttosto pesante. Certo, l’Ucoii ieri ha espresso «profondo cordoglio per le famiglie delle vittime della strage terroristica di Nizza», ma ancora martedì – commentando l’omicidio di Paty – insisteva a scrivere che «l’offesa alla figura del Profeta è un atto inqualificabile», e giudicava «offensiva e discriminatoria» la risposta dello Stato francese.

Ora, non pretendiamo certo che i musulmani gioiscano per la pubblicazione di vignette satiriche su Maometto. Però pretendiamo che la facciano finita con l’ambiguità. Visto che sono così solerti nello stigmatizzare il (presunto) odio nei loro confronti, dovrebbero essere almeno altrettanto rapidi nel distaccarsi dall’odio (vero) nei riguardi dei cristiani. Però preferiscono restare in una zona grigia. E nonostante ciò, i progressisti di governo ancora li coccolano.

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