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2019-03-06
La sanità pubblica passa la puntura per far cambiare il sesso ai minori
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L'ultimo passo è stato compiuto, l'Italia pagherà la puntura per il cambio di sesso agli adolescenti. La triptorelina, medicinale che blocca gli ormoni e permette di sospendere la pubertà, è stata inserita nel paniere di quelli a carico del Servizio sanitario nazionale e potrà essere somministrata a spese dello Stato. Una decisione che sorprende e spiazza, ma non lascia spazio a ripensamenti poiché è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 2 marzo scorso.
Con il provvedimento, l'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) stabilisce di «includere la triptorelina nell'elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale per l'impiego in casi selezionati in cui la pubertà sia incongruente con l'identità di genere (disforia di genere), con diagnosi confermata da una équipe multidisciplinare e specialistica e in cui l'assistenza psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica non sia risolutiva». Così si spalanca la porta, con il decisivo contributo dello Stato, alla sospensione della pubertà su base chimica in attesa che l'individuo con disturbi di genere capisca a quale sesso voglia appartenere.
La medicina servirebbe per affrontare la disforia di genere, vale a dire quel disturbo dell'identità in conseguenza del quale il bambino o la bambina percepiscono che il loro sesso biologico non corrisponde alla loro identità. Da domani un trattamento di sei mesi - il minimo per ottenere gli effetti desiderati del blocco dello sviluppo sessuale - costerà 1.152 euro a carico della collettività. Ma la statistica indica in due o tre anni il periodo di blocco dello sviluppo sull'adolescente nei casi più complicati. È una vittoria della lobby transgender, che favorisce la cultura della transessualità non solo dentro ambienti accademici, sociali e scolastici, ma anche dentro gli ambulatori medici.
In realtà la disforia di genere è molto rara, colpisce una persona su 9.000 e nell'80% dei casi si risolve al momento della pubertà. Ma c'è un aspetto di cui gli esperti del ministero e quelli dell'Aifa non hanno tenuto conto. Da quando le teorie gender hanno invaso i media con suggestioni gay e lesbo pubblicizzate come alternative allo sviluppo naturale della personalità (bambini usati come cavie transgender nella moda e nel cinema, perfino una copertina shock del National Geographic), nei centri specializzati le richieste di aiuto sono decuplicate, con gli adolescenti in prima linea, senza alcun riguardo per una fragilità psicologica determinata dall'età. Stiamo infatti parlando di somministrazioni a bambini di età inferiore a 8 anni se femmine e a età inferiore a 10 se maschi.
Con questa decisione il nostro Paese si allinea all'Inghilterra, dove ci sono cliniche abilitate a cambiare il sesso degli adolescenti seguendo il cosiddetto «gender variant» e dove il supporto farmacologico è del tutto gratuito. Nel dicembre 2017 La Verità entrò nella Tavistock e Portman Foundation Clinic, ospedale pubblico di Londra in cui minori vengono curati per cambiare sesso. E poiché la maggior parte dei bambini esplora la sua sessualità attorno agli 8 o 9 anni, quella sarebbe l'età giusta per diagnosticare la disforia di genere. È evidente come tutto ciò sia in balìa di soggettività con un perimetro indefinito.
Il tema è controverso e un luminare come Maurizio Bini, ginecologo e andrologo, direttore del laboratorio per la transizione di genere dell'Ospedale Niguarda di Milano, mostra più di una perplessità: «Lavoro in questo settore da 30 anni e ho trattato migliaia di casi. Ebbene, in una sola occasione ho ritenuto in coscienza di fare ricorso a questo farmaco. L'utilizzo della triptorelina è delicatissimo, nessuno può prendersi da solo la responsabilità di bloccare lo sviluppo sessuale di un adolescente se non per motivi davvero gravi».
È il contrario di ciò che sta per accadere, con il farmaco nel paniere e di conseguenza la possibilità di accedervi con disinvoltura, senza neppure un costo per chi intende farne uso. Il rischio di giocare con la salute sessuale e psicologica dei minori è molto alto. Va ricordato che l'uso del medicinale per bloccare la pubertà fisiologica necessita di una prescrizione «off label», vale a dire un trattamento per situazioni non previste dalla scheda tecnica del prodotto, che è stato realizzato per combattere carcinomi della prostata, della mammella, fibromi uterini non operabili o per trattamento prechirurgico dei fibromi uterini.
Poiché la responsabilità anche penale della prescrizione off label ricade sul singolo medico, ecco che la decisione dell'Aifa non ha soltanto una valenza economica, ma è destinata a condizionare la sfera deontologica. L'estensione della prescrizione, rafforzata dalla gratuità del trattamento, manleva di fatto i medici dalle possibili ripercussioni, sdoganando definitivamente un trattamento la cui validità scientifica è ancora tutta da dimostrare.
Mentre sul pianeta gay si brinda, rimangono granitiche alcune domande che ogni genitore, ogni politico provvisto di sensibilità nei confronti della famiglia, ogni medico con la stella polare del dubbio non può non porsi. Due su tutte: com'è possibile che un bimbo a quell'età conosca davvero il significato della parola sesso? Non si corre il rischio di inseguire anche in questo caso le pulsioni di una minoranza di moda? Un farmaco non sembra la miglior risposta, anche se è gratis.
«Letteratura carente». Il comitato di bioetica approva con molti dubbi
Un parere favorevole, ma molto controverso, è arrivato dal Comitato nazionale per la bioetica (Cnb) sulla somministrazione della triptorelina (Trp) ad adolescenti con disforia di genere (Dg). Lo scorso luglio gli esperti del Cnb - nella risposta alla richiesta dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) - hanno sollevato molti dubbi e assunto un orientamento «prudenziale» sia sul piano scientifico sia etico, sull'utilizzo della triptorelina negli adolescenti che non si riconoscono nel proprio sesso. Secondo il Cnb, bloccare chimicamente per qualche anno lo sviluppo puberale, aiuterebbe ad alleviare il peso del difficile percorso di definizione dell'identità di genere, ma tra molti distinguo e perplessità. Nelle conclusioni, il documento con cautela dice che, limitatamente ai casi in cui gli altri interventi psichiatrici e psicoterapeutici siano risultati inefficaci e con la supervisione di un'equipe medica specialistica, questa prescrizione off label (cioè con indicazioni diverse da quelle autorizzate, che principalmente riguardano i tumori e la pubertà precoce) della triptorelina è eticamente accettabile, mantenendo come punto di riferimento primario la reale e grave sofferenza degli adolescenti con disforia di genere. Addentrandosi nel testo, si leggono una serie di affermazioni e contrapposizioni, ed emergono questioni che il comitato governativo non risolve. Tutti gli esperti, ad esempio, concordano sulla sostanziale carenza di letteratura scientifica su sicurezza ed efficacia di questo trattamento. Anche la stessa diagnosi di disforia di genere è difficile, dato che è una condizione che fluttua tra patologia, condizione psicosociale e libera scelta. Dati i presupposti, è chiaro che resti un grande punto di domanda sul fatto che il blocco temporaneo del solo sviluppo fisico, in un adolescente con Dg, possa effettivamente costituire una condizione «favorevole» alla risoluzione del suo dissidio d'identità, dato che la soluzione è nel «riallineamento» del soma alla percezione psichica del soggetto. Riassume bene le principali questioni irrisolte Assuntina Morresi, che nella postilla - unica voce fuori dal coro dei membri del Cnb - elenca le sue critiche: una letteratura scientifica a sostegno «veramente carente»; «la ratio stessa del metodo (il criterio della “neutralità" di genere) e infine il profilo bioetico (il consenso informato del minore)». Con un corpo bambino e una mente più adulta, confusi di per sé e fuori dall'evoluzione fisiologica ormonale, c'è da chiedersi come possono questi ragazzi non sentirsi sempre più diversi dai coetanei. In un quadro così complesso, con un documentato aumento dei casi di suicidio per questi ragazzi, come si devono considerare i detransitioner, ossia coloro che dopo un percorso di cambiamento di genere vogliono tornare al genere di partenza, dopo la terapia? Anche il consenso informato è tutt'altro che scontato da parte di adolescenti in queste condizioni psicologiche. Il cambio di sesso, inoltre, comporta sterilità: a 12 anni si sa davvero cosa significhi? Resta, infine il timore che, nonostante l'auspicato atteggiamento prudenziale, nella pratica clinica, anche per carenza di risorse, il farmaco finisca per essere la scorciatoia per risolvere una questione così complessa e delicata.
In Canada transessuali minorenni anche se i genitori sono contrari
«I vostri figli non sono figli vostri», recita l'incipit di una famosa poesia di Khalil Gibran che però, trasformato nella sentenza di un tribunale, suona in modo sinistro.
È quanto succede nel Canada di Justin Trudeau, dove il giudice Gregory Bowden, a proposito del caso di una quattordicenne desiderosa di sottoporsi al trattamento ormonale per diventare maschio, ha dato il suo placet nonostante la netta opposizione del padre, così esautorato della propria potestà. «Mentre il padre non acconsente al trattamento», sono state le parole di Bowden, «sono convinto che il consenso della figlia sia sufficiente affinché il trattamento proceda».
Un pronunciamento che, sia pure formalmente motivato nell'interesse della giovane («potrebbe tentare ancora il suicidio se il trattamento venisse rimandato»), eclissa del tutto quel primato educativo della famiglia già pesantemente messo in crisi in questi anni.
In attesa di capire quali esiti e ripercussioni avrà questa vicenda canadese, dall'Inghilterra arriva un'altra storia che suffraga la denuncia sull'attività del Gender identity development service (Gids) di cui ha raccontato ieri La Verità, il centro inglese accusato anche da professionisti che ci hanno lavorato, come lo psicoterapeuta Marcus Evans, di trattare il cambio di sesso dei minori con eccessiva disinvoltura, arrivando a incentivarlo. È quella di Autumn Norris, raccontata sul sito della Bbc da Sophie Madden.
In breve, è successo che un paio di anni fa Anthony, un bambino di 7 anni di Shifnal, paese della contea dello Shropshire, ha iniziato ad assumere atteggiamenti singolari, se non proprio femminili; tipo l'abitudine di adoperare due asciugamani, uno per il corpo e uno per i capelli, come son più solite fare le ragazzine. Questo finché un giorno, riferisce Fran Norris, il piccolo se n'è uscito con una confessione esplicita: «Ho qualcosa a dirti, mamma. Io non sono Anthony, e non posso esserlo. Sono una femmina, non un maschio».
Per le due settimane successive la cosa è stata tenuta in qualche modo nascosta, con Anthony che si recava a scuola come se nulla fosse salvo poi, a casa, dare sfogo alla propria femminilità con con tanto di trucchi ed extension per capelli.
Poi la famiglia ha maturato la decisione dapprima di informare l'istituto e di indirizzare il figlio al Tavistock Centre, all'interno del quale si trova il citato Gids, accusato di prendere la riassegnazione sessuale dei minori un po' troppo alla leggera. Critiche che un fondamento sembrano averlo dato che, nonostante la giovanissima età del paziente, nei colloqui con Autumn Norris i medici pare abbiano già parlato di farmaci e in particolare degli ormoni bloccanti della pubertà in vista del cambiamento chirurgico del sesso.
«Cose che potrebbero servire in futuro, se continuerà a vivere da ragazza», puntualizza la madre, secondo la quale quelli del Gids non si «sarebbero spinti troppo in profondità». Se lo dice lei.
Intanto però a suo figlio la riassegnazione sessuale è stata già prospettata come opzione percorribile, lasciando quasi intendere che ora l'anomalia, per lui maschio, sarebbe desiderare di voler restare tale. Condotta grave se si pensa che l'American College of Pediatricians ritiene che «condizionare i bambini prospettando loro come normale e sana una vita di rappresentazione chimica e chirurgica del sesso opposto sia abuso di minori». Senza dimenticare che, nel caso fosse la famiglia a cambiare idea, non è affatto detto che possa interferire nelle decisioni del figlio minorenne. Canada, ahinoi, docet.
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La triptorelina, creata per curare i tumori, viene usata anche per sospendere lo sviluppo ormonale in vista della pubertà. E da adesso il servizio sanitario nazionale copre le prescrizioni nei casi di disforia di genere.«Letteratura carente». Il comitato di bioetica approva con molti dubbi. La relazione con cui il Cnb esprime parere favorevole è zeppa di perplessità, sia deontologiche sia di natura clinica.In Canada transessuali minorenni anche se i genitori sono contrari. Tribunale dà via libera a una quattordicenne. Pure in Inghilterra è boom di richieste.Lo speciale comprende tre articoli. L'ultimo passo è stato compiuto, l'Italia pagherà la puntura per il cambio di sesso agli adolescenti. La triptorelina, medicinale che blocca gli ormoni e permette di sospendere la pubertà, è stata inserita nel paniere di quelli a carico del Servizio sanitario nazionale e potrà essere somministrata a spese dello Stato. Una decisione che sorprende e spiazza, ma non lascia spazio a ripensamenti poiché è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del 2 marzo scorso. Con il provvedimento, l'Aifa (Agenzia italiana del farmaco) stabilisce di «includere la triptorelina nell'elenco dei medicinali erogabili a totale carico del Servizio sanitario nazionale per l'impiego in casi selezionati in cui la pubertà sia incongruente con l'identità di genere (disforia di genere), con diagnosi confermata da una équipe multidisciplinare e specialistica e in cui l'assistenza psicologica, psicoterapeutica e psichiatrica non sia risolutiva». Così si spalanca la porta, con il decisivo contributo dello Stato, alla sospensione della pubertà su base chimica in attesa che l'individuo con disturbi di genere capisca a quale sesso voglia appartenere. La medicina servirebbe per affrontare la disforia di genere, vale a dire quel disturbo dell'identità in conseguenza del quale il bambino o la bambina percepiscono che il loro sesso biologico non corrisponde alla loro identità. Da domani un trattamento di sei mesi - il minimo per ottenere gli effetti desiderati del blocco dello sviluppo sessuale - costerà 1.152 euro a carico della collettività. Ma la statistica indica in due o tre anni il periodo di blocco dello sviluppo sull'adolescente nei casi più complicati. È una vittoria della lobby transgender, che favorisce la cultura della transessualità non solo dentro ambienti accademici, sociali e scolastici, ma anche dentro gli ambulatori medici.In realtà la disforia di genere è molto rara, colpisce una persona su 9.000 e nell'80% dei casi si risolve al momento della pubertà. Ma c'è un aspetto di cui gli esperti del ministero e quelli dell'Aifa non hanno tenuto conto. Da quando le teorie gender hanno invaso i media con suggestioni gay e lesbo pubblicizzate come alternative allo sviluppo naturale della personalità (bambini usati come cavie transgender nella moda e nel cinema, perfino una copertina shock del National Geographic), nei centri specializzati le richieste di aiuto sono decuplicate, con gli adolescenti in prima linea, senza alcun riguardo per una fragilità psicologica determinata dall'età. Stiamo infatti parlando di somministrazioni a bambini di età inferiore a 8 anni se femmine e a età inferiore a 10 se maschi.Con questa decisione il nostro Paese si allinea all'Inghilterra, dove ci sono cliniche abilitate a cambiare il sesso degli adolescenti seguendo il cosiddetto «gender variant» e dove il supporto farmacologico è del tutto gratuito. Nel dicembre 2017 La Verità entrò nella Tavistock e Portman Foundation Clinic, ospedale pubblico di Londra in cui minori vengono curati per cambiare sesso. E poiché la maggior parte dei bambini esplora la sua sessualità attorno agli 8 o 9 anni, quella sarebbe l'età giusta per diagnosticare la disforia di genere. È evidente come tutto ciò sia in balìa di soggettività con un perimetro indefinito. Il tema è controverso e un luminare come Maurizio Bini, ginecologo e andrologo, direttore del laboratorio per la transizione di genere dell'Ospedale Niguarda di Milano, mostra più di una perplessità: «Lavoro in questo settore da 30 anni e ho trattato migliaia di casi. Ebbene, in una sola occasione ho ritenuto in coscienza di fare ricorso a questo farmaco. L'utilizzo della triptorelina è delicatissimo, nessuno può prendersi da solo la responsabilità di bloccare lo sviluppo sessuale di un adolescente se non per motivi davvero gravi». È il contrario di ciò che sta per accadere, con il farmaco nel paniere e di conseguenza la possibilità di accedervi con disinvoltura, senza neppure un costo per chi intende farne uso. Il rischio di giocare con la salute sessuale e psicologica dei minori è molto alto. Va ricordato che l'uso del medicinale per bloccare la pubertà fisiologica necessita di una prescrizione «off label», vale a dire un trattamento per situazioni non previste dalla scheda tecnica del prodotto, che è stato realizzato per combattere carcinomi della prostata, della mammella, fibromi uterini non operabili o per trattamento prechirurgico dei fibromi uterini. Poiché la responsabilità anche penale della prescrizione off label ricade sul singolo medico, ecco che la decisione dell'Aifa non ha soltanto una valenza economica, ma è destinata a condizionare la sfera deontologica. L'estensione della prescrizione, rafforzata dalla gratuità del trattamento, manleva di fatto i medici dalle possibili ripercussioni, sdoganando definitivamente un trattamento la cui validità scientifica è ancora tutta da dimostrare. Mentre sul pianeta gay si brinda, rimangono granitiche alcune domande che ogni genitore, ogni politico provvisto di sensibilità nei confronti della famiglia, ogni medico con la stella polare del dubbio non può non porsi. Due su tutte: com'è possibile che un bimbo a quell'età conosca davvero il significato della parola sesso? Non si corre il rischio di inseguire anche in questo caso le pulsioni di una minoranza di moda? Un farmaco non sembra la miglior risposta, anche se è gratis. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-sanita-pubblica-passa-la-puntura-per-far-cambiare-il-sesso-ai-minori-2630749202.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="letteratura-carente-il-comitato-di-bioetica-approva-con-molti-dubbi" data-post-id="2630749202" data-published-at="1782144933" data-use-pagination="False"> «Letteratura carente». Il comitato di bioetica approva con molti dubbi Un parere favorevole, ma molto controverso, è arrivato dal Comitato nazionale per la bioetica (Cnb) sulla somministrazione della triptorelina (Trp) ad adolescenti con disforia di genere (Dg). Lo scorso luglio gli esperti del Cnb - nella risposta alla richiesta dell'Agenzia italiana del farmaco (Aifa) - hanno sollevato molti dubbi e assunto un orientamento «prudenziale» sia sul piano scientifico sia etico, sull'utilizzo della triptorelina negli adolescenti che non si riconoscono nel proprio sesso. Secondo il Cnb, bloccare chimicamente per qualche anno lo sviluppo puberale, aiuterebbe ad alleviare il peso del difficile percorso di definizione dell'identità di genere, ma tra molti distinguo e perplessità. Nelle conclusioni, il documento con cautela dice che, limitatamente ai casi in cui gli altri interventi psichiatrici e psicoterapeutici siano risultati inefficaci e con la supervisione di un'equipe medica specialistica, questa prescrizione off label (cioè con indicazioni diverse da quelle autorizzate, che principalmente riguardano i tumori e la pubertà precoce) della triptorelina è eticamente accettabile, mantenendo come punto di riferimento primario la reale e grave sofferenza degli adolescenti con disforia di genere. Addentrandosi nel testo, si leggono una serie di affermazioni e contrapposizioni, ed emergono questioni che il comitato governativo non risolve. Tutti gli esperti, ad esempio, concordano sulla sostanziale carenza di letteratura scientifica su sicurezza ed efficacia di questo trattamento. Anche la stessa diagnosi di disforia di genere è difficile, dato che è una condizione che fluttua tra patologia, condizione psicosociale e libera scelta. Dati i presupposti, è chiaro che resti un grande punto di domanda sul fatto che il blocco temporaneo del solo sviluppo fisico, in un adolescente con Dg, possa effettivamente costituire una condizione «favorevole» alla risoluzione del suo dissidio d'identità, dato che la soluzione è nel «riallineamento» del soma alla percezione psichica del soggetto. Riassume bene le principali questioni irrisolte Assuntina Morresi, che nella postilla - unica voce fuori dal coro dei membri del Cnb - elenca le sue critiche: una letteratura scientifica a sostegno «veramente carente»; «la ratio stessa del metodo (il criterio della “neutralità" di genere) e infine il profilo bioetico (il consenso informato del minore)». Con un corpo bambino e una mente più adulta, confusi di per sé e fuori dall'evoluzione fisiologica ormonale, c'è da chiedersi come possono questi ragazzi non sentirsi sempre più diversi dai coetanei. In un quadro così complesso, con un documentato aumento dei casi di suicidio per questi ragazzi, come si devono considerare i detransitioner, ossia coloro che dopo un percorso di cambiamento di genere vogliono tornare al genere di partenza, dopo la terapia? Anche il consenso informato è tutt'altro che scontato da parte di adolescenti in queste condizioni psicologiche. Il cambio di sesso, inoltre, comporta sterilità: a 12 anni si sa davvero cosa significhi? Resta, infine il timore che, nonostante l'auspicato atteggiamento prudenziale, nella pratica clinica, anche per carenza di risorse, il farmaco finisca per essere la scorciatoia per risolvere una questione così complessa e delicata. <div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-sanita-pubblica-passa-la-puntura-per-far-cambiare-il-sesso-ai-minori-2630749202.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="in-canada-transessuali-minorenni-anche-se-i-genitori-sono-contrari" data-post-id="2630749202" data-published-at="1782144933" data-use-pagination="False"> In Canada transessuali minorenni anche se i genitori sono contrari «I vostri figli non sono figli vostri», recita l'incipit di una famosa poesia di Khalil Gibran che però, trasformato nella sentenza di un tribunale, suona in modo sinistro. È quanto succede nel Canada di Justin Trudeau, dove il giudice Gregory Bowden, a proposito del caso di una quattordicenne desiderosa di sottoporsi al trattamento ormonale per diventare maschio, ha dato il suo placet nonostante la netta opposizione del padre, così esautorato della propria potestà. «Mentre il padre non acconsente al trattamento», sono state le parole di Bowden, «sono convinto che il consenso della figlia sia sufficiente affinché il trattamento proceda». Un pronunciamento che, sia pure formalmente motivato nell'interesse della giovane («potrebbe tentare ancora il suicidio se il trattamento venisse rimandato»), eclissa del tutto quel primato educativo della famiglia già pesantemente messo in crisi in questi anni. In attesa di capire quali esiti e ripercussioni avrà questa vicenda canadese, dall'Inghilterra arriva un'altra storia che suffraga la denuncia sull'attività del Gender identity development service (Gids) di cui ha raccontato ieri La Verità, il centro inglese accusato anche da professionisti che ci hanno lavorato, come lo psicoterapeuta Marcus Evans, di trattare il cambio di sesso dei minori con eccessiva disinvoltura, arrivando a incentivarlo. È quella di Autumn Norris, raccontata sul sito della Bbc da Sophie Madden. In breve, è successo che un paio di anni fa Anthony, un bambino di 7 anni di Shifnal, paese della contea dello Shropshire, ha iniziato ad assumere atteggiamenti singolari, se non proprio femminili; tipo l'abitudine di adoperare due asciugamani, uno per il corpo e uno per i capelli, come son più solite fare le ragazzine. Questo finché un giorno, riferisce Fran Norris, il piccolo se n'è uscito con una confessione esplicita: «Ho qualcosa a dirti, mamma. Io non sono Anthony, e non posso esserlo. Sono una femmina, non un maschio». Per le due settimane successive la cosa è stata tenuta in qualche modo nascosta, con Anthony che si recava a scuola come se nulla fosse salvo poi, a casa, dare sfogo alla propria femminilità con con tanto di trucchi ed extension per capelli. Poi la famiglia ha maturato la decisione dapprima di informare l'istituto e di indirizzare il figlio al Tavistock Centre, all'interno del quale si trova il citato Gids, accusato di prendere la riassegnazione sessuale dei minori un po' troppo alla leggera. Critiche che un fondamento sembrano averlo dato che, nonostante la giovanissima età del paziente, nei colloqui con Autumn Norris i medici pare abbiano già parlato di farmaci e in particolare degli ormoni bloccanti della pubertà in vista del cambiamento chirurgico del sesso. «Cose che potrebbero servire in futuro, se continuerà a vivere da ragazza», puntualizza la madre, secondo la quale quelli del Gids non si «sarebbero spinti troppo in profondità». Se lo dice lei. Intanto però a suo figlio la riassegnazione sessuale è stata già prospettata come opzione percorribile, lasciando quasi intendere che ora l'anomalia, per lui maschio, sarebbe desiderare di voler restare tale. Condotta grave se si pensa che l'American College of Pediatricians ritiene che «condizionare i bambini prospettando loro come normale e sana una vita di rappresentazione chimica e chirurgica del sesso opposto sia abuso di minori». Senza dimenticare che, nel caso fosse la famiglia a cambiare idea, non è affatto detto che possa interferire nelle decisioni del figlio minorenne. Canada, ahinoi, docet.
«È arrivato il giorno della verità». Maurizio Belpietro presenta così la terza edizione dell’evento in programma domani all’Acquario Romano di Roma.
Dalla geopolitica all'economia, dall'energia all'agroalimentare, fino al lavoro e all'innovazione. Saranno le grandi sfide che stanno ridefinendo il ruolo dell'Italia e dell'Occidente al centro dell'evento promosso dal quotidiano. Una giornata di confronto che vedrà alternarsi sul palco esponenti delle istituzioni, leader politici, ministri, imprenditori e manager chiamati a discutere i temi che più incidono sul presente e sul futuro del Paese.
Ad aprire i lavori, dopo i saluti del direttore Belpietro, sarà il ministro degli Esteri Antonio Tajani. L'intervista dedicata alla crisi globale affronterà i dossier internazionali più delicati, tra conflitti, diplomazia e tutela degli interessi italiani in uno scenario internazionale sempre più instabile. Subito dopo sarà la volta del presidente del Movimento Cinque Stelle Giuseppe Conte, protagonista di un confronto dedicato agli equilibri politici e alle prospettive del Paese. Il pomeriggio entrerà nel vivo con un approfondimento sul nuovo disordine mondiale e sulle sfide della sicurezza. Al centro del dibattito il rapporto tra guerre, difesa, approvvigionamenti energetici e competizione globale. È prevista l'intervista al ministro della Difesa Guido Crosetto. I temi economici saranno invece al centro dell'incontro con il ministro dell'Economia e delle Finanze Giancarlo Giorgetti. Debito pubblico, dazi, crescita industriale e competitività del sistema produttivo saranno alcuni degli argomenti affrontati nel corso del confronto.
L'attenzione si sposterà quindi sulla trasformazione digitale e sulle infrastrutture che sostengono la crescita del Paese. Nel panel dedicato alla «Fabbrica del futuro» dialogherà con Belpietro l'amministratore delegato di Autostrade per l'Italia Arrigo Emilio Giana. Porteranno inoltre il loro contributo Georg Gufler, amministratore delegato di Doppelmayr Italia, Fulvio Giuliani, responsabile della comunicazione di Interporto Rivers, e Stefano Paggi, chief technology and operation officer di Fibercop.
Uno dei momenti centrali della giornata sarà dedicato all'agroalimentare, settore strategico per l'economia nazionale. Il ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste Francesco Lollobrigida sarà intervistato dal condirettore Massimo de' Manzoni, mentre Federico Vecchioni, amministratore delegato di BF Spa, offrirà il punto di vista di una delle principali realtà del comparto.
Ampio spazio sarà riservato anche al nodo energetico, considerato decisivo per il futuro dell'Europa e per la competitività del sistema industriale. Nel panel dedicato a «L'energia del potere», condotto dal vicedirettore Giuliano Zulin, interverrà Regina Corradini D'Arienzo, amministratore delegato e direttore generale di Simest. Seguiranno gli interventi di Riccardo Toto, direttore generale di Renexia, Edoardo Antonio De Luca, head of central affairs di Enel, Lorenzo Fiorillo, director technology, R&D/digital di Eni, e Marco Gay, presidente dell'Unione Industriali Torino. Sempre sul fronte energetico è prevista l'intervista al ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin.
La riflessione proseguirà con un focus dedicato alle infrastrutture strategiche e alla sicurezza degli approvvigionamenti. Nel panel «Le reti della sovranità» interverranno rappresentanti di alcune delle principali realtà del settore: Andrea Giordano, chief infrastructure officer di Aeroporti di Roma, Lorenzo Giussani, direttore strategy and growth di A2A, ed Enrico Pezzoli, amministratore delegato di Acea Acqua.
La parte finale della manifestazione sarà dedicata al mercato del lavoro e alle trasformazioni in corso nel mondo dell'occupazione. Il ministro del Lavoro e delle Politiche sociali Marina Calderone discuterà di salari, formazione e sviluppo economico. Al dibattito parteciperanno inoltre Andrea Stazi, professore di Diritto comparato e Diritto delle nuove tecnologie dell'Università San Raffaele di Roma, Rosario Rasizza, amministratore delegato di Openjobmetis e presidente di Assosomm, e Daniele Grassucci, direttore di Skuola.net. A condurre l'evento lungo i diversi momenti della giornata sarà la giornalista Rai Manuela Moreno, chiamata a guidare il confronto tra istituzioni, politica e mondo delle imprese.
A chiudere la terza edizione de «Il Giorno della Verità» sarà l'intervista del direttore Belpietro al presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un confronto conclusivo che offrirà l'occasione per affrontare i principali dossier politici, economici e internazionali che attendono l'Italia nei prossimi mesi.
«Un appuntamento ormai fisso, lo facciamo da alcuni anni – spiega il direttore – l’abbiamo tenuto a Milano nei primi anni ma ultimamente lo facciamo a Roma e invitiamo ministri, personalità, uomini dell’economia, uomini dell’opposizione, perché no? E quindi discutiamo con loro del futuro che ci attende»
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La mamma, il suo compagno e il nonno delle due sorelle di 12 e 16 anni ritrovate ieri sera a Formia, a quindici giorni dalla loro scomparsa da una casa famiglia di Civitella Alfedena, sono stati fermati all'alba con l'accusa di sequestro di persona in concorso.
La donna è in carcere a Teramo, il suo compagno e il nonno delle ragazze sono in quello di Sulmona. È indagata a piede libero l'anziana nel cui appartamento di Formia sono state ritrovate le due sorelle. Secondo quanto si apprende, la donna sarebbe una lontana parente della madre delle ragazze, fermata nella notte insieme con il compagno e il nonno con l'accusa di sequestro di persona aggravato in concorso.
«Non sapevo nulla, me le hanno portate e basta». Sono queste le parole dell'anziana che in questi giorni ha ospitato Sarah e Alisya, intervistata da Rainews24.
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Giovanni Malagò durante l'Assemblea elettorale della Figc (Getty Images)
L'ex numero uno del Coni è il nuovo presidente della Figc, eletto con il 68,58% dei voti dopo le dimissioni di Gravina. Ora la Federazione apre la fase delle riforme e della scelta del nuovo ct della Nazionale.
Giovanni Malagò è il nuovo presidente della Figc. L’assemblea elettiva riunita oggi a Roma lo ha eletto con il 68,58% dei voti, affidandogli la guida del calcio italiano dopo le dimissioni di Gabriele Gravina, arrivate all’indomani della mancata qualificazione della Nazionale ai Mondiali del 2026.
La votazione ha chiuso una giornata iniziata nella tarda mattinata all’hotel Astoria, dove i delegati delle diverse componenti federali si sono riuniti per ridisegnare gli equilibri del calcio italiano. In corsa per la presidenza c’erano Giovanni Malagò e Giancarlo Abete, due profili diversi per esperienza e percorso, ma entrambi interni al sistema sportivo.
La procedura di voto è stata aperta poco dopo le 14, con la presenza di 266 delegati su 273 aventi diritto. I voti complessivi erano 502,946: per essere eletti era necessaria la soglia dei 252. Un passaggio tecnico che ha preceduto l’esito finale arrivato nel primo pomeriggio. Nel corso dell’assemblea non sono mancati gli interventi dei principali rappresentanti del calcio italiano. Il presidente della Lega Serie A Ezio Maria Simonelli ha parlato di una «ferita profonda» lasciata dalle mancate qualificazioni ai Mondiali, sottolineando la necessità di trasformare la crisi in un punto di ripartenza. «Serve il coraggio delle riforme e la volontà di lavorare insieme», ha detto. Più duro il presidente della Lega Pro Matteo Marani, che ha richiamato un «declino che dura da trent’anni» e una difficoltà strutturale del sistema nel trovare responsabilità condivise. Dal fronte dei calciatori, il presidente dell’Aic Umberto Calcagno ha parlato di «odio» che ha colpito il presidente dimissionario Gravina, indicando la necessità di una guida forte e di un cambiamento profondo.
Anche la Uefa, con il vicepresidente Armand Duka, ha richiamato l’Italia all’urgenza delle infrastrutture in vista di Euro 2032, sottolineando la necessità di un intervento strutturale per garantire un’eredità duratura al sistema. Nel suo intervento in assemblea, Malagò ha rivendicato il proprio legame con la federazione: «Non sono un Papa nero, sono uno di voi, sono figlio della Figc e ho un solo scopo, fare grande l’Italia». Ha poi aggiunto di sentire «fortissimo il peso delle responsabilità», ricordando di essere arrivato a questa candidatura dopo una lunga esperienza nel mondo dello sport e della dirigenza.
Dalla parte opposta, Giancarlo Abete ha contestato il metodo che ha portato all’elezione, definendolo «un percorso incomprensibile», e ha criticato la gestione della fase successiva alle dimissioni di Gravina, sottolineando la necessità di affrontare i problemi del calcio italiano con un confronto più diretto sui contenuti.
Proprio Gravina, nel suo intervento di apertura, ha difeso la scelta delle dimissioni come «convinta, meditata e sofferta», rivendicando un atto di responsabilità istituzionale e personale. Ha poi parlato di un sistema attraversato da tensioni e da una forte polarizzazione, che avrebbe reso necessario un passo indietro per evitare ulteriori divisioni.
A chiudere la giornata, l’esito del voto ha consegnato a Giovanni Malagò la guida della Federcalcio con una maggioranza netta, aprendo una nuova fase per il calcio italiano, chiamato ora a confrontarsi con le riforme e le criticità emerse nel corso dell’assemblea. Il primo nodo da sciogliere per Malagò, sarà ora la scelta del nuovo commissario tecnico della Nazionale. Tra i favoriti sembrerebbe esserci Roberto Mancini, pronto a tornare dopo l'addio burrascoso dell'estate 2023. Sul piano operativo, la nuova gestione avrebbe già individuato alcune priorità su cui intervenire a stretto giro. Tra queste, la volontà di inserire nell’organigramma federale una figura di raccordo tecnico tra presidenza e area sportiva, con competenze calcistiche specifiche, chiamata a incidere sia sulla scelta dei commissari tecnici delle varie nazionali sia sul rapporto quotidiano con lo staff della Nazionale maggiore. Tra i profili presi in considerazione circolano quelli di Paolo Maldini e di Frederic Massara, mentre l’impostazione complessiva rimanda anche all’idea, sostenuta da diverse componenti del mondo dei calciatori, di rafforzare la struttura tecnica del Club Italia e valorizzare figure come Sara Gama. La scelta del nuovo commissario tecnico non sarà comunque immediata e richiederà ulteriori settimane di confronto interno.
Sul fronte politico-istituzionale, l’agenda del nuovo presidente dovrebbe aprirsi con un confronto con il governo su alcuni dossier ritenuti strategici per il sistema calcio: dalla possibile reintroduzione di un meccanismo simile al Decreto Crescita, alla revisione del divieto di pubblicità legato al betting, fino all’ipotesi di destinare una quota dei proventi delle scommesse sul calcio a un fondo dedicato allo sviluppo del movimento. Risorse che, nelle intenzioni, verrebbero poi indirizzate soprattutto su settori giovanili e infrastrutture, considerate le due criticità strutturali su cui il sistema viene chiamato da tempo a intervenire.
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