- Dalla Spagna, Open Arms accusa Roma e Tripoli con una versione dei fatti già smentita dai testimoni Le autorità verificheranno se la donna superstite è stata imbeccata. Matteo Salvini: «Cosa avete da nascondere?».
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Lo speciale contiene due articoli
Hanno chiuso le attività di sbarco in fretta e furia, poi sono entrati nel commissariato di Palma di Maiorca e hanno denunciato la Guardia costiera libica per omicidio colposo e quella italiana per omissione di soccorso. «Spero che la Procura spagnola indaghi», ha detto il fondatore della Ong Open Arms, Oscar Camps. Già stabilire la competenza territoriale, però, non sarà un’impresa facile, perché i fatti sono accaduti in acque territoriali libiche. Ulteriori difficoltà saranno poi legate anche alla verifica della versione che fornisce la Ong spagnola, che è stata già contraddetta dai testimoni e contestata da libici e Viminale.
A Palma di Maiorca, insieme a Josefa, la donna indicata da Open Arms come testimone chiave (partita dal Camerun e rimasta per due giorni in mare tra i resti di un gommone), sono sbarcati anche i due cadaveri, tra i quali quello del bambino di circa cinque anni, recuperati in mare martedì scorso, su un zattera di legno, a circa 80 miglia dalle coste libiche. Secondo il Diario de Mallorca, uno dei principali quotidiani dell’isola, anche Josefa avrebbe intenzione di presentare una denuncia.
Ora gli uomini della Proactiva Open Arms si sentono in un porto sicuro e lo dicono a chiare lettere con proclami sui social e tramite i megafoni dei media amici. Ma l’hanno scoperto solo ora. Prima che Matteo Salvini chiudesse i porti, ingaggiando così il braccio di ferro con le Ong e dichiarando guerra agli scafisti trafficanti di esseri umani, l’unico porto che la Open Arms conosceva era quello italiano.
Ora Camps si arrampica sugli specchi: «Andiamo in Spagna perché dopo aver messo in discussione il nostro comportamento e aver definito una fake news il fatto che i libici avessero abbandonato in mare una donna e il suo bambino, l’Italia non è per noi un porto sicuro».
Pensava di rispondere così alla provocazione di Salvini che su Facebook si chiedeva se la scelta di ripiegare in Spagna era legata a qualcosa da nascondere. «Non è stata una navigazione di piacere, anche per la presenza a bordo dei deceduti, ma il mare per fortuna è stato tranquillo», ha detto all’arrivo Riccardo Gatti, portavoce di Proactiva Open Arms. Gatti, che è anche capitano della Astral, l’altra nave di Open Arms che seguiva la scia di navigazione della Proactiva, ha spiegato che dopo lo sbarco, le autorità spagnole hanno preso in carico Josefa che «è stata ricoverata in ospedale e sarà protetta in quanto testimone oculare del naufragio». La donna, a quanto ha riferito Gatti, «si sta lentamente riprendendo dal punto di vista fisico», mentre non si può quantificare quanto tempo servirà a superare lo choc psicologico. Ma ha la lucidità, a dire di Open Arms, per presentare una denuncia. «Josefa ancora non cammina», ha continuato il comandante, «ma ieri ha mangiato per la prima volta da sola, senza che la imboccassimo». Saranno le autorità ora a verificare se alla vittima del naufragio sia stata imboccata anche un’interpretazione di quanto accaduto.
Anche perché l’ultima versione libica è questa: «Abbiamo lasciato in mare solo i due corpi senza vita, dopo aver provato invano a rianimarli: erano morti e portarli a terra non aveva senso, ma non c’era nessun altro in acqua». È il contenuto di una relazione ufficiale della Guardia costiera di Misurata, resa nota nel corso di un’intervista alla Stampa dal colonnello Tofag Scare.
E le motovedette che avrebbero distrutto il barcone di migranti e lasciato in mare chi si rifiutava di salire a bordo? La ricostruzione libica contraddice completamente quella fornita dalla Ong: «Lunedì 16 luglio all’ora di pranzo abbiamo ricevuto una chiamata dal mercantile spagnolo Triades che ci segnalava un’imbarcazione in difficoltà tra Khoms e ci siamo mossi per intervenire, ne abbiamo tirati a bordo 165, uomini e donne. Non avremmo avuto alcuna ragione di abbandonare in acqua delle persone vive».
Il deputato di Leu Erasmo Palazzotto, che ha viaggiato con la Proactiva e ha sposato la causa, chiede a Salvini di scusarsi «davanti alle agghiaccianti dichiarazioni del comandante della Guardia costiera libica», che, secondo il deputato, «nei fatti conferma la versione di Open Arms». E per cercare di creare il caso politico, oltre a chiedere le dimissioni del ministro, definisce criminale l’autorità libica: «Non è accettabile che davanti a una tragedia come questa il ministro dell’Interno dia credito a criminali che hanno già fornito quattro versioni diverse sostenendo insieme al governo italiano che vi era stato un solo intervento di recupero». Il deputato di Leu per alzare il tiro sostiene che ci sia un accordo tra Libia e Italia per «depistare». Dalla Libia intanto fanno sapere anche di essere fermamente contrari a ospitare hotspot europei. Proposta europea bocciata. Parola di Fayez Al Sarraj.
Fabio Amendolara
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