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2020-03-15
La Lombardia decide di curarsi da sola e chiama Bertolaso
Guido Bertolaso (Ansa)
La Regione Lombardia, esasperata dai ritardi e dalle promesse mancate della Protezione civile nazionale guidata da Angelo Borrelli, «ingaggia» a titolo gratuito Guido Bertolaso. La notizia arriva al termine di una giornata ad altissima tensione tra la giunta lombarda e la Protezione civile, che sta inviando alle Regioni mascherine non a norma. La denuncia dell'assessore lombardo al Bilancio, Davide Caparini, scatena infatti una vera e propria bufera su Borrelli e compagnia parlante: «La Protezione civile», scrive Caparini su Facebook, «invia queste mascherine alla Regione Lombardia da destinare ai medici e paramedici impegnati nella guerra al coronavirus. Il peggior materiale possibile, non nello standard previsto nei casi di pandemia. In ritardo di settimane e per di più non a norma e intanto le persone si ammalano e muoiono! Borrelli vergogna», attacca Caparini, «dimissioni subito! Il personale sanitario in Lombardia costituisce il 12% dei contagiati da coronavirus e il governo lo “protegge" con gli stracci per la polvere! Questo tipo di mascherina non è un presidio ospedaliero, non ha certificazioni».
Caparini è scatenato. La delusione per il modo in cui la Protezione civile nazionale sta affrontando l'emergenza è più che comprensibile. La promessa mancata relativa all'ospedale da campo è stata una vera e propria batosta. «La Protezione civile», ha rivelato il governatore Attilio Fontana, «non è nelle condizioni di rispettare quello che ci aveva promesso sull'allestimento di un ospedale da campo nella Fiera di Milano. Non è in condizione di fornirci né il personale medico infermieristico, né i letti di terapia intensiva e la strumentazione necessaria per allestire i padiglioni. L'accordo era che la Regione fornisse gli spazi mentre l'ente nazionale personale e macchinari, ma non si può fare». Fontana così decide di fare da sé, e nomina l'ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, «come suo consulente personale», recita una nota della Regione, «per la realizzazione del progetto riguardante la costruzione di un ospedale dedicato ai pazienti Covid presso le strutture messe a disposizione della Fondazione Fiera di Milano al Portello. Fontana ha ringraziato Bertolaso per aver accettato l'incarico per il quale riceverà un compenso simbolico pari a 1 euro». «Come potevo», dichiara Bertolaso, «non aderire alla richieste del presidente della Lombardia di dare una mano nella epocale battaglia contro il Covid-19 se la mia storia, tutta la mia vita è stata dedicata ad aiutare chi è in difficoltà e a servire il mio Paese?».
La Lombardia è allo stremo, il compito di Bertolaso si annuncia difficile: «Abbiamo pochissimi posti liberi nelle terapie intensive», avverte l'assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, «ormai siamo nell'ordine di 15 o 20 a disposizione». Da indiscrezioni attendibili, risulta che Silvio Berlusconi ha avuto un ruolo nella decisione di Fontana di richiamare in servizio Bertolaso. Il leader di Forza Italia, che proprio ieri ha sentito al telefono tutti i presidenti di Regione del centrodestra, già martedì scorso, attraverso il suo vice, Antonio Tajani, aveva suggerito al premier, Giuseppe Conte, di nominare Bertolaso supercommissario all'emergenza, ricevendo un rifiuto.
Giulio Gallera perde la pazienza sul caso delle mascherine non a norma: «Le mascherine che possono essere utilizzate dagli operatori sanitari», dice Gallera a Sky Tg24, «sono mascherine o FFP2 o FFP3, oppure quelle chirurgiche. Ci hanno mandato delle mascherine che sono un foglio di carta igienica che viene unito. Inoltre non sono marchiate Ce e i nostri operatori ci hanno detto che non possono utilizzarle. I sindacati dei medici ci hanno detto che sono totalmente inadeguate».
Gallera rivela che la direzione ospedaliera Rhodense ha avvertito la Regione che le mascherine non sono idonee, e che i sanitari si rifiutano di usarle: «Sono state tutte ritirate perché non vanno in alcun modo bene per infermieri e medici, potranno essere usate ad esempio da volontari che portano la spesa a casa ad anziani. Non butteremo niente», conclude Gallera, «ma non sono idonee per i sanitari».
In serata, arriva la risposta di Borrelli: «Il fabbisogno di mascherine su base mensile», dice il capo della Protezione civile, «è di circa 90 milioni, noi abbiamo effettuato contratti per oltre 55 milioni. Si sta verificando nel mondo una chiusura delle frontiere alle esportazioni. È un problema non solo italiano ma internazionale, le polemiche sono infondate». Dunque, l'Italia non riesce a fornire protezioni adeguate a medici, infermieri e operatori sanitari, figuriamoci ai cittadini, mentre da Nord a Sud si moltiplicano le notizie di sequestri di mascherine non conformi alle norme, e di speculazioni da parte di chi le ha e le vende a prezzi da capogiro.
Ma Conte brinda al «lavoro sicuro»
Il campionato è fermo, ma ieri mattina una ola quasi calcistica ha salutato l'intesa sulla sicurezza dei lavoratori ai tempi del coronavirus. L'accordo è stato firmato alle 8.30, dopo lungo e serrato confronto a distanza tra sindacati, imprese e governo: in videoconferenza, come impone il drammatico frangente. La rabbia e gli scioperi dei giorni scorsi nelle fabbriche hanno convinto i giallorossi all'ennesimo intervento a scoppio ritardato. Gli operai urlavano: «Non siamo carne da macello»? Giuseppe Conte, il Churchill tricolore, anche stavolta ha messo a posto le cose: «Per il bene del Paese, per la tutela della salute di lavoratrici e lavoratori. L'Italia non si ferma», commenta il premier, dopo la firma del protocollo. Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, è trionfante: «Paese più unito che mai». Così come la collega alla guida del Lavoro, Nunzia Catalfo: «Le aziende potranno garantire più sicurezza». Graziano Delrio, capogruppo dem alla Camera, suggella: «La salute prima di tutto». Senza dimenticare i sindacati, soddisfatti pure loro.
Per Giuseppi, un'altra missione è compiuta. La sua strada, direzione emergenza coronavirus, è ormai lastricata di successi. Del resto, due giorni fa, aveva rassicurato quei pochi che continuano a tirare la carretta, «le colonne portanti su cui si regge l'Italia». Dunque, «abbiamo il vincolo morale e giuridico di garantire loro condizioni di massima sicurezza». Quindi, la Protezione civile sta «compiendo sforzi straordinari per distribuire gratuitamente a tutti i lavoratori, già nei prossimi giorni, dispositivi di protezione individuale. Vale a dire, guanti e mascherine».
Era questo, d'altronde, quello che chiedevano operai e inservienti. E difatti, nei 13 punti dell'accordo tra Confindustria e sindacati, non è previsto alcun obbligo per chi non manifesta sintomi. L'uso di «dispositivi di protezione» diventa obbligatorio soltanto se il tipo di mansione richiede di stare a meno di un metro l'uno dall'altro. In quel caso, cari sottoposti, ci pensa la nostra cavalleria governativa a mettervi al sicuro. La stessa che non riesce a mandare le mascherine nemmeno a tanti medici e infermieri in prima linea. E quando riesce nell'intento, lo fa all'italiana. Come accusa Davide Caparini, assessore al Bilancio della Lombardia: «La Protezione civile ci invia mascherine del peggior materiale possibile, in ritardo di settimane e per di più non a norma».
Stavolta però, in ossequio all'epocale protocollo, le cose andranno diversamente: guanti e mascherine gratis per tutti, rassicura il premier. O meglio, solo per quelli costretti a lavorare guancia a guancia. Chi può mantenere il raccomandato metro di distanza, cosa volete infatti che rischi? Potrà andare ogni mattina in fabbrica sereno: Giuseppi vigila sulla sua salute. Grazie anche all'accordo siglato ieri: prevede la misurazione all'ingresso della temperatura dei dipendenti, che devono comunicare sintomi sospetti e restare a casa con febbre oltre i 37,5. L'azienda garantirà la sanificazione degli ambienti e i saponi detergenti. Poi chiusura dei reparti diversi dalla produzione, rimodulazione dei turni, accesso contingentato a mense e spogliatoi, obbligo di lavarsi le mani. E distanza di almeno un metro. Chi non può mantenerla, potrà sempre contare sulla solerzia della Protezione civile.
Nell'attesa, però, meglio arrangiarsi. La direzione di una catena commerciale ha già avvisato i suoi collaboratori: «Le mascherine ancora non ci sono per tutti, usate i panni Swiffer».
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Giulio Gallera: «Ci danno mascherine di carta igienica». Angelo Borrelli: «No a polemiche». Poi la svolta del Pirellone, facilitata da Silvio Berlusconi.Giuseppe Conte annuncia trionfante il patto siglato da imprese e sindacati contro il Covid-19. Avrà diritto alle protezioni soltanto chi non potrà rispettare la distanza di un metro.Lo speciale contiene due articoli.La Regione Lombardia, esasperata dai ritardi e dalle promesse mancate della Protezione civile nazionale guidata da Angelo Borrelli, «ingaggia» a titolo gratuito Guido Bertolaso. La notizia arriva al termine di una giornata ad altissima tensione tra la giunta lombarda e la Protezione civile, che sta inviando alle Regioni mascherine non a norma. La denuncia dell'assessore lombardo al Bilancio, Davide Caparini, scatena infatti una vera e propria bufera su Borrelli e compagnia parlante: «La Protezione civile», scrive Caparini su Facebook, «invia queste mascherine alla Regione Lombardia da destinare ai medici e paramedici impegnati nella guerra al coronavirus. Il peggior materiale possibile, non nello standard previsto nei casi di pandemia. In ritardo di settimane e per di più non a norma e intanto le persone si ammalano e muoiono! Borrelli vergogna», attacca Caparini, «dimissioni subito! Il personale sanitario in Lombardia costituisce il 12% dei contagiati da coronavirus e il governo lo “protegge" con gli stracci per la polvere! Questo tipo di mascherina non è un presidio ospedaliero, non ha certificazioni».Caparini è scatenato. La delusione per il modo in cui la Protezione civile nazionale sta affrontando l'emergenza è più che comprensibile. La promessa mancata relativa all'ospedale da campo è stata una vera e propria batosta. «La Protezione civile», ha rivelato il governatore Attilio Fontana, «non è nelle condizioni di rispettare quello che ci aveva promesso sull'allestimento di un ospedale da campo nella Fiera di Milano. Non è in condizione di fornirci né il personale medico infermieristico, né i letti di terapia intensiva e la strumentazione necessaria per allestire i padiglioni. L'accordo era che la Regione fornisse gli spazi mentre l'ente nazionale personale e macchinari, ma non si può fare». Fontana così decide di fare da sé, e nomina l'ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, «come suo consulente personale», recita una nota della Regione, «per la realizzazione del progetto riguardante la costruzione di un ospedale dedicato ai pazienti Covid presso le strutture messe a disposizione della Fondazione Fiera di Milano al Portello. Fontana ha ringraziato Bertolaso per aver accettato l'incarico per il quale riceverà un compenso simbolico pari a 1 euro». «Come potevo», dichiara Bertolaso, «non aderire alla richieste del presidente della Lombardia di dare una mano nella epocale battaglia contro il Covid-19 se la mia storia, tutta la mia vita è stata dedicata ad aiutare chi è in difficoltà e a servire il mio Paese?». La Lombardia è allo stremo, il compito di Bertolaso si annuncia difficile: «Abbiamo pochissimi posti liberi nelle terapie intensive», avverte l'assessore al Welfare della Lombardia, Giulio Gallera, «ormai siamo nell'ordine di 15 o 20 a disposizione». Da indiscrezioni attendibili, risulta che Silvio Berlusconi ha avuto un ruolo nella decisione di Fontana di richiamare in servizio Bertolaso. Il leader di Forza Italia, che proprio ieri ha sentito al telefono tutti i presidenti di Regione del centrodestra, già martedì scorso, attraverso il suo vice, Antonio Tajani, aveva suggerito al premier, Giuseppe Conte, di nominare Bertolaso supercommissario all'emergenza, ricevendo un rifiuto. Giulio Gallera perde la pazienza sul caso delle mascherine non a norma: «Le mascherine che possono essere utilizzate dagli operatori sanitari», dice Gallera a Sky Tg24, «sono mascherine o FFP2 o FFP3, oppure quelle chirurgiche. Ci hanno mandato delle mascherine che sono un foglio di carta igienica che viene unito. Inoltre non sono marchiate Ce e i nostri operatori ci hanno detto che non possono utilizzarle. I sindacati dei medici ci hanno detto che sono totalmente inadeguate». Gallera rivela che la direzione ospedaliera Rhodense ha avvertito la Regione che le mascherine non sono idonee, e che i sanitari si rifiutano di usarle: «Sono state tutte ritirate perché non vanno in alcun modo bene per infermieri e medici, potranno essere usate ad esempio da volontari che portano la spesa a casa ad anziani. Non butteremo niente», conclude Gallera, «ma non sono idonee per i sanitari».In serata, arriva la risposta di Borrelli: «Il fabbisogno di mascherine su base mensile», dice il capo della Protezione civile, «è di circa 90 milioni, noi abbiamo effettuato contratti per oltre 55 milioni. Si sta verificando nel mondo una chiusura delle frontiere alle esportazioni. È un problema non solo italiano ma internazionale, le polemiche sono infondate». Dunque, l'Italia non riesce a fornire protezioni adeguate a medici, infermieri e operatori sanitari, figuriamoci ai cittadini, mentre da Nord a Sud si moltiplicano le notizie di sequestri di mascherine non conformi alle norme, e di speculazioni da parte di chi le ha e le vende a prezzi da capogiro.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-lombardia-decide-di-curarsi-da-sola-e-chiama-bertolaso-2645489241.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="ma-conte-brinda-al-lavoro-sicuro" data-post-id="2645489241" data-published-at="1768348575" data-use-pagination="False"> Ma Conte brinda al «lavoro sicuro» Il campionato è fermo, ma ieri mattina una ola quasi calcistica ha salutato l'intesa sulla sicurezza dei lavoratori ai tempi del coronavirus. L'accordo è stato firmato alle 8.30, dopo lungo e serrato confronto a distanza tra sindacati, imprese e governo: in videoconferenza, come impone il drammatico frangente. La rabbia e gli scioperi dei giorni scorsi nelle fabbriche hanno convinto i giallorossi all'ennesimo intervento a scoppio ritardato. Gli operai urlavano: «Non siamo carne da macello»? Giuseppe Conte, il Churchill tricolore, anche stavolta ha messo a posto le cose: «Per il bene del Paese, per la tutela della salute di lavoratrici e lavoratori. L'Italia non si ferma», commenta il premier, dopo la firma del protocollo. Anche il ministro della Salute, Roberto Speranza, è trionfante: «Paese più unito che mai». Così come la collega alla guida del Lavoro, Nunzia Catalfo: «Le aziende potranno garantire più sicurezza». Graziano Delrio, capogruppo dem alla Camera, suggella: «La salute prima di tutto». Senza dimenticare i sindacati, soddisfatti pure loro. Per Giuseppi, un'altra missione è compiuta. La sua strada, direzione emergenza coronavirus, è ormai lastricata di successi. Del resto, due giorni fa, aveva rassicurato quei pochi che continuano a tirare la carretta, «le colonne portanti su cui si regge l'Italia». Dunque, «abbiamo il vincolo morale e giuridico di garantire loro condizioni di massima sicurezza». Quindi, la Protezione civile sta «compiendo sforzi straordinari per distribuire gratuitamente a tutti i lavoratori, già nei prossimi giorni, dispositivi di protezione individuale. Vale a dire, guanti e mascherine». Era questo, d'altronde, quello che chiedevano operai e inservienti. E difatti, nei 13 punti dell'accordo tra Confindustria e sindacati, non è previsto alcun obbligo per chi non manifesta sintomi. L'uso di «dispositivi di protezione» diventa obbligatorio soltanto se il tipo di mansione richiede di stare a meno di un metro l'uno dall'altro. In quel caso, cari sottoposti, ci pensa la nostra cavalleria governativa a mettervi al sicuro. La stessa che non riesce a mandare le mascherine nemmeno a tanti medici e infermieri in prima linea. E quando riesce nell'intento, lo fa all'italiana. Come accusa Davide Caparini, assessore al Bilancio della Lombardia: «La Protezione civile ci invia mascherine del peggior materiale possibile, in ritardo di settimane e per di più non a norma». Stavolta però, in ossequio all'epocale protocollo, le cose andranno diversamente: guanti e mascherine gratis per tutti, rassicura il premier. O meglio, solo per quelli costretti a lavorare guancia a guancia. Chi può mantenere il raccomandato metro di distanza, cosa volete infatti che rischi? Potrà andare ogni mattina in fabbrica sereno: Giuseppi vigila sulla sua salute. Grazie anche all'accordo siglato ieri: prevede la misurazione all'ingresso della temperatura dei dipendenti, che devono comunicare sintomi sospetti e restare a casa con febbre oltre i 37,5. L'azienda garantirà la sanificazione degli ambienti e i saponi detergenti. Poi chiusura dei reparti diversi dalla produzione, rimodulazione dei turni, accesso contingentato a mense e spogliatoi, obbligo di lavarsi le mani. E distanza di almeno un metro. Chi non può mantenerla, potrà sempre contare sulla solerzia della Protezione civile. Nell'attesa, però, meglio arrangiarsi. La direzione di una catena commerciale ha già avvisato i suoi collaboratori: «Le mascherine ancora non ci sono per tutti, usate i panni Swiffer».
iStock
Tutto nasce dalla volontà, assolutamente legittima, del governo e della Lega calcio di mettere una pezza a una delle piaghe dilaganti del calcio italiano: «Il pezzotto». Migliaia di tifosi che anziché pagare un regolare abbonamento per guardasi comodamente seduti davanti a uno schermo il match della loro squadra del cuore, preferiscono collegarsi a qualche emittente pirata. Tant’è che la legge del 2023 prevede proprio che questi siti debbano essere oscurati entro 30 minuti dal momento in cui vengono colti in flagranza.
Il punto è chi debba farlo. E qui entrano in scena Cloudflare e l’authority che regola, vigila e sanziona su tutto quello succede nel settore delle telecomunicazioni.
L’Agcom ha chiesto al colosso della rete guidato dall’ad Matthew Prince di intervenire per stoppare i collegamenti alle piattaforme illegali. In buona sostanza deindicizzare i siti pirata. Non solo. Perché l’input è quello di fornire i dati relativi ai clienti che si adoperano per bypassare illegalmente gli abbonamenti.
Risposta. Non se ne parla nemmeno. E non da adesso. Il secco diniego è reiterato e non ha mai lasciato trasparire possibilità di ripensamenti.
Motivo? Innanzitutto c’è una questione di merito e di salvaguardia dell’integrità della rete. Censurare dei siti non è il mestiere di Cloudflare che se dovesse acconsentire alle richieste italiane si esporrebbe a potenziali richieste simili anche da parte di governi autoritari. Perderebbe quindi un’arma difensiva fondamentale per garantire la neutralità di Internet. La nostra credibilità - è il concetto espresso dall’amministratore delegato Matthew Prince - deriva proprio dal fatto di non essere influenzati dalle decisioni dei singoli esecutivi.
Poi c’è un problema tecnico non indifferente. L’operazione invocata dall’Agcom potrebbe bloccare centinaia di altre piattaforme assolutamente in regola. Il punto è che si agisce sugli indirizzi IP e non solo sui domini e quindi se dovessero essere oscurate anche le applicazioni digitali perfettamente in regola, la credibilità dell’intermediario ne uscirebbe demolita.
E infine il dilemma economico. Il giro d’affari di Cloudflare in Italia è di circa 7 milioni di euro, che equivale allo 0,5% del fatturato globale dell’azienda. Insomma, è il ragionamento dei vertici del gruppo, ci stanno chiedendo di rivoluzionare un sistema che funziona senza intoppi in tutto il mondo per un mercato marginale e rispetto al quale c’erano anche importanti piani di sviluppo?
Impossibile evitare lo scontro. Che è deflagrato con la multa da circa 14 milioni di euro che ha fatto andare su tutte le furie Prince, il manager del gruppo che ha prima denunciato una deriva da censura. Quindi ha promesso azioni clamorose. Che partono dalla rimozione dei servizi gratuiti alle città italiane e dei progetti di investimento sul nostro Paese e arrivano fino allo stop alle operazioni di cybersecurity legati alle Olimpiadi di Milano-Cortina. Con tanto di coinvolgimento di Musk e Vance.
Insomma, la questione rischia di diventare di politica internazionale. Per Prince infatti sarebbe in gioco la libertà di parola e di espressione che sarebbe attaccata da «un gruppo di decisori politici europei fuori dal mondo e molto disturbati».
Stati Uniti contro Europa. Uno schema che è molto caro all’amministrazione Trump e in particolare al vicepresidente Vance. Diciamo pure che la situazione sta sfuggendo di mano e per evitare che deflagri sarebbero necessari interventi di mediazione a un livello elevato.
Ci sta provando il senatore della Lega Claudio Borghi che nelle ultime ore ha cercato di gettare acqua sul fuoco: «Ho letto il messaggio di Prince con grande preoccupazione. L’Agcom è un’autorità indipendente: la sanzione non è quindi una decisione del governo. È tuttavia possibile che il provvedimento derivi dall’applicazione della normativa antipirateria, pensata per contrastare i siti illegali che replicano piattaforme di pay-TV. È impossibile, per un governo o per il Parlamento, impartire indicazioni operative a un’autorità indipendente. Posso però assicurare che faremo tutto il possibile per verificare se vi siano stati fraintendimenti in merito al ruolo di Cloudflare...». Mentre le verifiche sono in corso però la polemica non si placa. E c’è la quasi certezza che quella descritta sia solo la prima puntata di una serie che nessun sito pirata riuscirà ad oscurare. Con Cloudfare che starebbe valutando diversi scenari di risposta alla multa.
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«I sette quadranti» (Sky)
Eppure, per le ragioni di cui sopra, per il traino che la coppia Chibnall-Christie saprebbe assicurare a qualsivoglia prodotto, non c'è nemmeno un'ombra di noia ad oscurarne l'arrivo. I sette quadranti, al debutto su Sky nella prima serata di giovedì 15 gennaio, è accompagnata dalla promessa di regalare a chiunque, amante del whodunit o meno, una parvenza di felicità. O, senza tanta enfasi e poesia, un po' di intrattenimento degno di questo nome.Lo show, creato ancora una volta da Chibnall e interpretato, tra gli altri, da Helena Bonham-Carter e Martin Freeman, rilegge la storia così come Agatha Christie l'ha scritta.
Torna indietro, dunque, all'Inghilterra ricca e sfarzosa del 1925, ad un'immensa villa di campagna, teatro di una vacanza d'élite. Erano partiti con il solo intento di proseguire la loro vita d'agi altrove, lontano dalla città, i ragazzi protagonisti della serie. Erano ricchi, di nobile lignaggio. Si conoscevano e giocavano. E di giochi avrebbero voluto parlare per l'intera durante del weekend fuoriporta, se solo la morte non avesse fatto irruzione nella villa. Uno dei giovani, preso in giro dal gruppo perché pigro la mattina, viene trovato morto nel suo letto, accanto a lui sette sveglie. I ragazzi inorridiscono. L'amico è morto, circondato dagli stessi orologi con i quali, una di quelle mattine, avrebbero voluto giocargli uno scherzo. Da piani, avrebbero dovuto essere otto. Invece, quella mattina sarebbero state sette.
Perché, per come, è tutto da vedersi.Sulla morte, per nulla accidentale, comincia ad indagare la giovane protagonista de I sette quadranti, versione tv: Lady Eileen Bundle Brent, giovane, brillante e curiosa, dotata di un istinto fuori dal comune. Tocca a lei rivelare che quel delitto non è colposo, ma premeditato, parte di un complotto ben più ampio. Il tutto, mentre segreti, false piste e intrighi politici emergono uno dopo l’altro.
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Maurizio Belpietro commenta la generosità e l’affetto dimostrato dagli italiani nei confronti del vicebrigadiere Emanuele Marroccella. La raccolta fondi della «Verità» ha già raccolto 238.000 euro in quattro giorni.