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2019-12-13
Nella manovra caos si infila la droga libera
European Union
A ritardare all'inverosimile il percorso della manovra non c'è solo l'incapacità di gestire la compagine di senatori. Appare chiaro che il governo stia attuando una tecnica ben precisa. Tirare fino all'ultimo per evitare che l'Aula si pronunci, salvo dover premere un pulsante per il sì e il no al testo della legge di bilancio. Il sì a pacchetto chiuso, il no significherebbe far cadere il governo.
L'esecutivo ha infatti preannunciato, per bocca della vice presidente di turno Anna Rossomando, l'intenzione di porre la questione di fiducia sulla prima sezione del disegno di legge di bilancio.
Dopo il via libera della commissione Bilancio, giunto dopo 14 ore ininterrotte di votazioni, i relatori hanno iniziato a illustrare il lavoro svolto e hanno poi verso le 17 di ieri dato il via alla discussione generale durata fino a tarda sera e ripresa stamattina verso le 9.30. «L'Aula è convocata nuovamente per lunedì mattina quando», ha spiegato ancora la Rossomando, «si svolgeranno le repliche e il voto sulle tabelle, la seconda sezione». Per la discussione generale sulla fiducia sono state ripartite due ore in base alle richieste dei gruppi. Alle 14 avranno inizio - con diretta tv - le dichiarazioni di voto cui seguirà la chiama. All'esito del voto - dopo circa un'ora - la seduta sarà sospesa per consentire al governo la presentazione della prima nota di variazione che sarà trasmessa alla commissione Bilancio, si procederà quindi alla votazione della nota di variazione e del disegno di legge.
In pratica il Pd dovrebbe autodenunciarsi alla Corte costituzionale, visto che lo scorso anno, nonostante i tempi di discussione fossero stati più lunghi, il partito di Nicola Zingaretti si era appellato ai giudici per denunciare le irregolarità dei gialloblù. La Consulta bocciò ai primi di gennaio il ricorso. A far perdere tempo era stato l'intervento di Bruxelles che aveva chiesto tra il 7 e il 12 di dicembre una revisione del testo. Quest'anno l'Aula è bendata di fronte a un testo che dovrà votare lunedì pochi minuti dopo aver visto il documento definitivo. Da lì si passerà alla Camera sempre sulla fiducia e senza alcuna discussione. Tanto più che i capigruppo di Montecitorio non si sono ancora accordati sulle tempistiche di ricezione.
Viene da chiedersi quale sia il senso delle istituzioni di Giuseppe Conte e dei partiti che lo sostengono. Si sono messi assieme ad agosto sostenendo che non c'era tempo per andare alle elezioni ed evitare l'esercizio provvisorio di bilancio. Visto che oggi è il 13 dicembre ci sarebbe stato tempo sufficiente per eleggere un nuovo esecutivo e presentare un testo alla manovra. E probabilmente il Senato avrebbe ricevuto il testo la prima settimana di dicembre. Insomma, lo sprezzo per l'iter democratico del Parlamento, da parte dei giallorossi dimostra ancora di più - semmai ce ne fosse bisogno - che l'alleanza serviva solo a evitare le urne e la vittoria di Matteo Salvini.
Senza dimenticare che se la cornice della manovra è pessima, il contenuto si sta rivelando di così basso livello che forse per l'economia tricolore sarebbe stato meglio l'esercizio provvisorio.
Da gennaio l'Iva sarebbe aumentata per un importo incredibile (23 miliardi) ma almeno le aziende non sarebbero state costrette a mini tasse che sono intrinsecamente dannose e ingenerano un surplus di burocrazia altrettanto dannoso. Non siamo solo noi a dirlo. Anche Confindustria, che fino a ora ha sempre guardato al Pd o a Matteo Renzi come si guarda il Messia, inizia a lanciare alert. Enrico Carraro, Marco Bonometti, Pietro Ferrari e Fabio Ravanelli, rispettivamente presidenti delle Confindustrie Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, denunciano il decreto legge fiscale collegato alla manovra di bilancio: «Registriamo, nell'azione governativa, una distonia di intenti in merito alle politiche industriali che si vogliono sviluppare», ha detto Carraro. «Alcuni oggettivi segnali di attenzione all'impresa, inseriti nella manovra di bilancio con l'obiettivo di rendere il sistema Paese più competitivo, rischiano di essere totalmente vanificati da misure decise nel decreto fiscale. Prendiamo, ad esempio, il rifinanziamento di Industria 4.0: se da un lato rileviamo positivamente la conferma degli incentivi, l'allargamento della platea dei beneficiari e l'introduzione di un credito di imposta per i progetti di sostenibilità ambientale, dall'altro le pesanti penalizzazioni introdotte dal decreto fiscale rischiano di bloccare tutti gli investimenti».
Anche Carlo Bonomi , numero uno di Assolombarda che aveva festeggiato il Conte bis, prende pesantemente le distanze: «Sembrava nato in un clima positivo (dall'atteggiamento costruttivo nei confronti dei corpi intermedi allo spirito europeista) e in un contesto favorevole di spread in discesa, eppure finora la musica non è cambiata: tanti annunci, ma fatti zero». Un messaggio chiaro. Approvata la manovra, contro i giallorossi partirà la contraerea.
Fra la grandinata di imposte sbuca la legalizzazione della cannabis light
Oggi si dovrebbe chiudere la discussione generale al Senato. Poi due giorni di pausa che serviranno agli uffici di Palazzo Madama per scrivere il maxi emendamento. Dentro al quale si preannunciano molte approvazioni e qualche novità. Si va dalla plastic tax ridotta a 45 centesimi al chilogrammo allo slittamento della sugar tax a ottobre 2020, dalla marcia indietro sulle auto aziendali all'addizionale Ires per i concessionari, dal bonus per il latte artificiale per le neo mamme che non possono allattare fino alle risorse per i Comuni.
Arriva l'ok al bonus facciate ma lo sconto fiscale sarà solo per i redditi delle persone fisiche, salta quindi l'estensione agli alberghi. Salta pure la stretta sulla doppia residenza dei coniugi, che sarebbe servita ad allargare il gettito dell'Imu sulle seconde abitazioni.
Via libera alle assunzioni negli uffici e negli istituti penitenziari, all'ampliamento della platea per stabilizzazione dei precari della sanità e ai 2 milioni per il registro nazionale dei tumori. Ok anche all'incremento di 20 milioni nel 2020 per il fondo per le non autosufficienze e al riconoscimento della continuità territoriale per la Sicilia. Approvato poi l'incremento di 6 milioni del fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro e lo stanziamento per 1.000 borse di studio in più per le scuole di specializzazione in medicina.
Nessuna stretta, invece, nel 2020 sulle detrazioni delle spese sanitarie secondo un emendamento approvato dalla Commissione bilancio del Senato. Ristabilita per tutte le fasce di reddito la possibilità di detrarre al 19% le spese sanitarie che la prima formulazione della manovra cancellava per i redditi più alti.
Sì alla norma che tutela gli orfani di femminicidio. Sale infine del 3,5%, dal 24 al 27,5%, l'aliquota della Robin tax con platea ridotta per tre anni ai concessionari autostradali, portuali, aeroportuali e ferroviari. Saranno escluse le concessioni per la produzione e distribuzione dell'energia elettrica, le acque minerali, radio, tv e telecomunicazioni. Confermato purtroppo l'aumento delle accise sui carburanti. Complessivamente, se la clausola di salvaguardia non sarà sterilizzata, si prevedono maggiori entrate per oltre 1,2 miliardi nel 2021 e di poco meno di 1,7 miliardi nel 2022.
Dal primo marzo 2020 sale al 20% il prelievo sulle vincite oltre i 500 euro, comprese quelle alle lotterie istantanee come i Gratta e vinci. Nel caso delle vincite alle new slot sopra i 200 euro, dal 15 gennaio il prelievo sale al 20%. Rivisti anche il prelievo erariale unico (Preu) e il payout (al 65%), cioè la percentuale di somme giocate destinate alle vincite.
La speranza del governo è con il gettito extra sulle giocate coprire lo slittamento di plastic tax e sugar tax. Almeno per il momento. Non dimentichiamo che la legge di bilancio è scritta sulla sabbia. Nelle stesse ore in cui Italia viva sostiene il Conte bis, Matteo Renzi dichiara che dal 2020 si batterà come un leone per eliminare del tutto le due imposte che ritiene dannose per l'industria. A guardare il contenuto del prelievo Renzi ha anche ragione, peccato che si dimostri una persona politicamente senza scrupoli e valori industriali. Se fosse veramente contrario dovrebbe non votare la manovra. Invece preferisce per ora non andare il voto e lasciare in vita il teatrino parlamentare. Quest'anno al suo picco negativo: decine di norme di solito destinate al Milleproroghe stanno confluendo nella manovra.
Il motivo è semplice. Il governo sa che non riuscirà a portare avanti in parallelo l'iter per il decreto sulle proroghe. Così ne sfila la spina dorsale e poi approverà il testo vero e proprio a gennaio. Approfittando del caos degli emendamenti entrano in manovra due novità che nulla hanno a che fare con la legge di bilancio. Slitta a gennaio 2022 la fine del mercato tutelato delle bollette e soprattutto da gennaio la cannabis light diventerà legale. Sarà possibile la commercializzazione dell'infiorescenza di canapa a basso contenuto di Thc (purché il contenuto di tetraidrocannabinolo non sia superiore allo 0,5%) e della biomassa. Si tratta del sub emendamento che porta la firma di Loredana De Petris e Paola Nugnes (Leu), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (Pd), Francesco Mollame e Matteo Mantero (5 stelle), il manipolo di senatori che sarà probabilmente ricordato per aver liberato la cannabis light. Il testo fa espressamente riferimento alla produzione e alla vendita.
Peccato che una tale scelta avrebbe meritato una discussione in Aula. A questo serve la democrazia parlamentare, non infilare in manovra abusi normativi che poi vengono approvati obtorto collo.
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Lunedì il Senato voterà il testo blindato, mentre a Montecitorio mancano date certe Viale dell'Astronomia, finora vicino al governo, attacca: «Investimenti bloccati».Prelievi su giochi, zucchero, plastica e carburanti. Visto lo stallo sul Milleproroghe, nella finanziaria entrano il rinvio del mercato libero dell'energia e il sì alla canapa con Thc sotto lo 0,5%, voluto dalla Cirinnà.Lo speciale contiene due articoliA ritardare all'inverosimile il percorso della manovra non c'è solo l'incapacità di gestire la compagine di senatori. Appare chiaro che il governo stia attuando una tecnica ben precisa. Tirare fino all'ultimo per evitare che l'Aula si pronunci, salvo dover premere un pulsante per il sì e il no al testo della legge di bilancio. Il sì a pacchetto chiuso, il no significherebbe far cadere il governo.L'esecutivo ha infatti preannunciato, per bocca della vice presidente di turno Anna Rossomando, l'intenzione di porre la questione di fiducia sulla prima sezione del disegno di legge di bilancio. Dopo il via libera della commissione Bilancio, giunto dopo 14 ore ininterrotte di votazioni, i relatori hanno iniziato a illustrare il lavoro svolto e hanno poi verso le 17 di ieri dato il via alla discussione generale durata fino a tarda sera e ripresa stamattina verso le 9.30. «L'Aula è convocata nuovamente per lunedì mattina quando», ha spiegato ancora la Rossomando, «si svolgeranno le repliche e il voto sulle tabelle, la seconda sezione». Per la discussione generale sulla fiducia sono state ripartite due ore in base alle richieste dei gruppi. Alle 14 avranno inizio - con diretta tv - le dichiarazioni di voto cui seguirà la chiama. All'esito del voto - dopo circa un'ora - la seduta sarà sospesa per consentire al governo la presentazione della prima nota di variazione che sarà trasmessa alla commissione Bilancio, si procederà quindi alla votazione della nota di variazione e del disegno di legge.In pratica il Pd dovrebbe autodenunciarsi alla Corte costituzionale, visto che lo scorso anno, nonostante i tempi di discussione fossero stati più lunghi, il partito di Nicola Zingaretti si era appellato ai giudici per denunciare le irregolarità dei gialloblù. La Consulta bocciò ai primi di gennaio il ricorso. A far perdere tempo era stato l'intervento di Bruxelles che aveva chiesto tra il 7 e il 12 di dicembre una revisione del testo. Quest'anno l'Aula è bendata di fronte a un testo che dovrà votare lunedì pochi minuti dopo aver visto il documento definitivo. Da lì si passerà alla Camera sempre sulla fiducia e senza alcuna discussione. Tanto più che i capigruppo di Montecitorio non si sono ancora accordati sulle tempistiche di ricezione. Viene da chiedersi quale sia il senso delle istituzioni di Giuseppe Conte e dei partiti che lo sostengono. Si sono messi assieme ad agosto sostenendo che non c'era tempo per andare alle elezioni ed evitare l'esercizio provvisorio di bilancio. Visto che oggi è il 13 dicembre ci sarebbe stato tempo sufficiente per eleggere un nuovo esecutivo e presentare un testo alla manovra. E probabilmente il Senato avrebbe ricevuto il testo la prima settimana di dicembre. Insomma, lo sprezzo per l'iter democratico del Parlamento, da parte dei giallorossi dimostra ancora di più - semmai ce ne fosse bisogno - che l'alleanza serviva solo a evitare le urne e la vittoria di Matteo Salvini.Senza dimenticare che se la cornice della manovra è pessima, il contenuto si sta rivelando di così basso livello che forse per l'economia tricolore sarebbe stato meglio l'esercizio provvisorio. Da gennaio l'Iva sarebbe aumentata per un importo incredibile (23 miliardi) ma almeno le aziende non sarebbero state costrette a mini tasse che sono intrinsecamente dannose e ingenerano un surplus di burocrazia altrettanto dannoso. Non siamo solo noi a dirlo. Anche Confindustria, che fino a ora ha sempre guardato al Pd o a Matteo Renzi come si guarda il Messia, inizia a lanciare alert. Enrico Carraro, Marco Bonometti, Pietro Ferrari e Fabio Ravanelli, rispettivamente presidenti delle Confindustrie Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, denunciano il decreto legge fiscale collegato alla manovra di bilancio: «Registriamo, nell'azione governativa, una distonia di intenti in merito alle politiche industriali che si vogliono sviluppare», ha detto Carraro. «Alcuni oggettivi segnali di attenzione all'impresa, inseriti nella manovra di bilancio con l'obiettivo di rendere il sistema Paese più competitivo, rischiano di essere totalmente vanificati da misure decise nel decreto fiscale. Prendiamo, ad esempio, il rifinanziamento di Industria 4.0: se da un lato rileviamo positivamente la conferma degli incentivi, l'allargamento della platea dei beneficiari e l'introduzione di un credito di imposta per i progetti di sostenibilità ambientale, dall'altro le pesanti penalizzazioni introdotte dal decreto fiscale rischiano di bloccare tutti gli investimenti». Anche Carlo Bonomi , numero uno di Assolombarda che aveva festeggiato il Conte bis, prende pesantemente le distanze: «Sembrava nato in un clima positivo (dall'atteggiamento costruttivo nei confronti dei corpi intermedi allo spirito europeista) e in un contesto favorevole di spread in discesa, eppure finora la musica non è cambiata: tanti annunci, ma fatti zero». Un messaggio chiaro. Approvata la manovra, contro i giallorossi partirà la contraerea.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-legge-di-bilancio-passera-con-una-fiducia-alla-cieca-e-confindustria-molla-conte-2641583018.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fra-la-grandinata-di-imposte-sbuca-la-legalizzazione-della-cannabis-light" data-post-id="2641583018" data-published-at="1777405574" data-use-pagination="False"> Fra la grandinata di imposte sbuca la legalizzazione della cannabis light Oggi si dovrebbe chiudere la discussione generale al Senato. Poi due giorni di pausa che serviranno agli uffici di Palazzo Madama per scrivere il maxi emendamento. Dentro al quale si preannunciano molte approvazioni e qualche novità. Si va dalla plastic tax ridotta a 45 centesimi al chilogrammo allo slittamento della sugar tax a ottobre 2020, dalla marcia indietro sulle auto aziendali all'addizionale Ires per i concessionari, dal bonus per il latte artificiale per le neo mamme che non possono allattare fino alle risorse per i Comuni. Arriva l'ok al bonus facciate ma lo sconto fiscale sarà solo per i redditi delle persone fisiche, salta quindi l'estensione agli alberghi. Salta pure la stretta sulla doppia residenza dei coniugi, che sarebbe servita ad allargare il gettito dell'Imu sulle seconde abitazioni. Via libera alle assunzioni negli uffici e negli istituti penitenziari, all'ampliamento della platea per stabilizzazione dei precari della sanità e ai 2 milioni per il registro nazionale dei tumori. Ok anche all'incremento di 20 milioni nel 2020 per il fondo per le non autosufficienze e al riconoscimento della continuità territoriale per la Sicilia. Approvato poi l'incremento di 6 milioni del fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro e lo stanziamento per 1.000 borse di studio in più per le scuole di specializzazione in medicina. Nessuna stretta, invece, nel 2020 sulle detrazioni delle spese sanitarie secondo un emendamento approvato dalla Commissione bilancio del Senato. Ristabilita per tutte le fasce di reddito la possibilità di detrarre al 19% le spese sanitarie che la prima formulazione della manovra cancellava per i redditi più alti. Sì alla norma che tutela gli orfani di femminicidio. Sale infine del 3,5%, dal 24 al 27,5%, l'aliquota della Robin tax con platea ridotta per tre anni ai concessionari autostradali, portuali, aeroportuali e ferroviari. Saranno escluse le concessioni per la produzione e distribuzione dell'energia elettrica, le acque minerali, radio, tv e telecomunicazioni. Confermato purtroppo l'aumento delle accise sui carburanti. Complessivamente, se la clausola di salvaguardia non sarà sterilizzata, si prevedono maggiori entrate per oltre 1,2 miliardi nel 2021 e di poco meno di 1,7 miliardi nel 2022. Dal primo marzo 2020 sale al 20% il prelievo sulle vincite oltre i 500 euro, comprese quelle alle lotterie istantanee come i Gratta e vinci. Nel caso delle vincite alle new slot sopra i 200 euro, dal 15 gennaio il prelievo sale al 20%. Rivisti anche il prelievo erariale unico (Preu) e il payout (al 65%), cioè la percentuale di somme giocate destinate alle vincite. La speranza del governo è con il gettito extra sulle giocate coprire lo slittamento di plastic tax e sugar tax. Almeno per il momento. Non dimentichiamo che la legge di bilancio è scritta sulla sabbia. Nelle stesse ore in cui Italia viva sostiene il Conte bis, Matteo Renzi dichiara che dal 2020 si batterà come un leone per eliminare del tutto le due imposte che ritiene dannose per l'industria. A guardare il contenuto del prelievo Renzi ha anche ragione, peccato che si dimostri una persona politicamente senza scrupoli e valori industriali. Se fosse veramente contrario dovrebbe non votare la manovra. Invece preferisce per ora non andare il voto e lasciare in vita il teatrino parlamentare. Quest'anno al suo picco negativo: decine di norme di solito destinate al Milleproroghe stanno confluendo nella manovra. Il motivo è semplice. Il governo sa che non riuscirà a portare avanti in parallelo l'iter per il decreto sulle proroghe. Così ne sfila la spina dorsale e poi approverà il testo vero e proprio a gennaio. Approfittando del caos degli emendamenti entrano in manovra due novità che nulla hanno a che fare con la legge di bilancio. Slitta a gennaio 2022 la fine del mercato tutelato delle bollette e soprattutto da gennaio la cannabis light diventerà legale. Sarà possibile la commercializzazione dell'infiorescenza di canapa a basso contenuto di Thc (purché il contenuto di tetraidrocannabinolo non sia superiore allo 0,5%) e della biomassa. Si tratta del sub emendamento che porta la firma di Loredana De Petris e Paola Nugnes (Leu), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (Pd), Francesco Mollame e Matteo Mantero (5 stelle), il manipolo di senatori che sarà probabilmente ricordato per aver liberato la cannabis light. Il testo fa espressamente riferimento alla produzione e alla vendita. Peccato che una tale scelta avrebbe meritato una discussione in Aula. A questo serve la democrazia parlamentare, non infilare in manovra abusi normativi che poi vengono approvati obtorto collo.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
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Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
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Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
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Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.