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2019-12-13
Nella manovra caos si infila la droga libera
European Union
A ritardare all'inverosimile il percorso della manovra non c'è solo l'incapacità di gestire la compagine di senatori. Appare chiaro che il governo stia attuando una tecnica ben precisa. Tirare fino all'ultimo per evitare che l'Aula si pronunci, salvo dover premere un pulsante per il sì e il no al testo della legge di bilancio. Il sì a pacchetto chiuso, il no significherebbe far cadere il governo.
L'esecutivo ha infatti preannunciato, per bocca della vice presidente di turno Anna Rossomando, l'intenzione di porre la questione di fiducia sulla prima sezione del disegno di legge di bilancio.
Dopo il via libera della commissione Bilancio, giunto dopo 14 ore ininterrotte di votazioni, i relatori hanno iniziato a illustrare il lavoro svolto e hanno poi verso le 17 di ieri dato il via alla discussione generale durata fino a tarda sera e ripresa stamattina verso le 9.30. «L'Aula è convocata nuovamente per lunedì mattina quando», ha spiegato ancora la Rossomando, «si svolgeranno le repliche e il voto sulle tabelle, la seconda sezione». Per la discussione generale sulla fiducia sono state ripartite due ore in base alle richieste dei gruppi. Alle 14 avranno inizio - con diretta tv - le dichiarazioni di voto cui seguirà la chiama. All'esito del voto - dopo circa un'ora - la seduta sarà sospesa per consentire al governo la presentazione della prima nota di variazione che sarà trasmessa alla commissione Bilancio, si procederà quindi alla votazione della nota di variazione e del disegno di legge.
In pratica il Pd dovrebbe autodenunciarsi alla Corte costituzionale, visto che lo scorso anno, nonostante i tempi di discussione fossero stati più lunghi, il partito di Nicola Zingaretti si era appellato ai giudici per denunciare le irregolarità dei gialloblù. La Consulta bocciò ai primi di gennaio il ricorso. A far perdere tempo era stato l'intervento di Bruxelles che aveva chiesto tra il 7 e il 12 di dicembre una revisione del testo. Quest'anno l'Aula è bendata di fronte a un testo che dovrà votare lunedì pochi minuti dopo aver visto il documento definitivo. Da lì si passerà alla Camera sempre sulla fiducia e senza alcuna discussione. Tanto più che i capigruppo di Montecitorio non si sono ancora accordati sulle tempistiche di ricezione.
Viene da chiedersi quale sia il senso delle istituzioni di Giuseppe Conte e dei partiti che lo sostengono. Si sono messi assieme ad agosto sostenendo che non c'era tempo per andare alle elezioni ed evitare l'esercizio provvisorio di bilancio. Visto che oggi è il 13 dicembre ci sarebbe stato tempo sufficiente per eleggere un nuovo esecutivo e presentare un testo alla manovra. E probabilmente il Senato avrebbe ricevuto il testo la prima settimana di dicembre. Insomma, lo sprezzo per l'iter democratico del Parlamento, da parte dei giallorossi dimostra ancora di più - semmai ce ne fosse bisogno - che l'alleanza serviva solo a evitare le urne e la vittoria di Matteo Salvini.
Senza dimenticare che se la cornice della manovra è pessima, il contenuto si sta rivelando di così basso livello che forse per l'economia tricolore sarebbe stato meglio l'esercizio provvisorio.
Da gennaio l'Iva sarebbe aumentata per un importo incredibile (23 miliardi) ma almeno le aziende non sarebbero state costrette a mini tasse che sono intrinsecamente dannose e ingenerano un surplus di burocrazia altrettanto dannoso. Non siamo solo noi a dirlo. Anche Confindustria, che fino a ora ha sempre guardato al Pd o a Matteo Renzi come si guarda il Messia, inizia a lanciare alert. Enrico Carraro, Marco Bonometti, Pietro Ferrari e Fabio Ravanelli, rispettivamente presidenti delle Confindustrie Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, denunciano il decreto legge fiscale collegato alla manovra di bilancio: «Registriamo, nell'azione governativa, una distonia di intenti in merito alle politiche industriali che si vogliono sviluppare», ha detto Carraro. «Alcuni oggettivi segnali di attenzione all'impresa, inseriti nella manovra di bilancio con l'obiettivo di rendere il sistema Paese più competitivo, rischiano di essere totalmente vanificati da misure decise nel decreto fiscale. Prendiamo, ad esempio, il rifinanziamento di Industria 4.0: se da un lato rileviamo positivamente la conferma degli incentivi, l'allargamento della platea dei beneficiari e l'introduzione di un credito di imposta per i progetti di sostenibilità ambientale, dall'altro le pesanti penalizzazioni introdotte dal decreto fiscale rischiano di bloccare tutti gli investimenti».
Anche Carlo Bonomi , numero uno di Assolombarda che aveva festeggiato il Conte bis, prende pesantemente le distanze: «Sembrava nato in un clima positivo (dall'atteggiamento costruttivo nei confronti dei corpi intermedi allo spirito europeista) e in un contesto favorevole di spread in discesa, eppure finora la musica non è cambiata: tanti annunci, ma fatti zero». Un messaggio chiaro. Approvata la manovra, contro i giallorossi partirà la contraerea.
Fra la grandinata di imposte sbuca la legalizzazione della cannabis light
Oggi si dovrebbe chiudere la discussione generale al Senato. Poi due giorni di pausa che serviranno agli uffici di Palazzo Madama per scrivere il maxi emendamento. Dentro al quale si preannunciano molte approvazioni e qualche novità. Si va dalla plastic tax ridotta a 45 centesimi al chilogrammo allo slittamento della sugar tax a ottobre 2020, dalla marcia indietro sulle auto aziendali all'addizionale Ires per i concessionari, dal bonus per il latte artificiale per le neo mamme che non possono allattare fino alle risorse per i Comuni.
Arriva l'ok al bonus facciate ma lo sconto fiscale sarà solo per i redditi delle persone fisiche, salta quindi l'estensione agli alberghi. Salta pure la stretta sulla doppia residenza dei coniugi, che sarebbe servita ad allargare il gettito dell'Imu sulle seconde abitazioni.
Via libera alle assunzioni negli uffici e negli istituti penitenziari, all'ampliamento della platea per stabilizzazione dei precari della sanità e ai 2 milioni per il registro nazionale dei tumori. Ok anche all'incremento di 20 milioni nel 2020 per il fondo per le non autosufficienze e al riconoscimento della continuità territoriale per la Sicilia. Approvato poi l'incremento di 6 milioni del fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro e lo stanziamento per 1.000 borse di studio in più per le scuole di specializzazione in medicina.
Nessuna stretta, invece, nel 2020 sulle detrazioni delle spese sanitarie secondo un emendamento approvato dalla Commissione bilancio del Senato. Ristabilita per tutte le fasce di reddito la possibilità di detrarre al 19% le spese sanitarie che la prima formulazione della manovra cancellava per i redditi più alti.
Sì alla norma che tutela gli orfani di femminicidio. Sale infine del 3,5%, dal 24 al 27,5%, l'aliquota della Robin tax con platea ridotta per tre anni ai concessionari autostradali, portuali, aeroportuali e ferroviari. Saranno escluse le concessioni per la produzione e distribuzione dell'energia elettrica, le acque minerali, radio, tv e telecomunicazioni. Confermato purtroppo l'aumento delle accise sui carburanti. Complessivamente, se la clausola di salvaguardia non sarà sterilizzata, si prevedono maggiori entrate per oltre 1,2 miliardi nel 2021 e di poco meno di 1,7 miliardi nel 2022.
Dal primo marzo 2020 sale al 20% il prelievo sulle vincite oltre i 500 euro, comprese quelle alle lotterie istantanee come i Gratta e vinci. Nel caso delle vincite alle new slot sopra i 200 euro, dal 15 gennaio il prelievo sale al 20%. Rivisti anche il prelievo erariale unico (Preu) e il payout (al 65%), cioè la percentuale di somme giocate destinate alle vincite.
La speranza del governo è con il gettito extra sulle giocate coprire lo slittamento di plastic tax e sugar tax. Almeno per il momento. Non dimentichiamo che la legge di bilancio è scritta sulla sabbia. Nelle stesse ore in cui Italia viva sostiene il Conte bis, Matteo Renzi dichiara che dal 2020 si batterà come un leone per eliminare del tutto le due imposte che ritiene dannose per l'industria. A guardare il contenuto del prelievo Renzi ha anche ragione, peccato che si dimostri una persona politicamente senza scrupoli e valori industriali. Se fosse veramente contrario dovrebbe non votare la manovra. Invece preferisce per ora non andare il voto e lasciare in vita il teatrino parlamentare. Quest'anno al suo picco negativo: decine di norme di solito destinate al Milleproroghe stanno confluendo nella manovra.
Il motivo è semplice. Il governo sa che non riuscirà a portare avanti in parallelo l'iter per il decreto sulle proroghe. Così ne sfila la spina dorsale e poi approverà il testo vero e proprio a gennaio. Approfittando del caos degli emendamenti entrano in manovra due novità che nulla hanno a che fare con la legge di bilancio. Slitta a gennaio 2022 la fine del mercato tutelato delle bollette e soprattutto da gennaio la cannabis light diventerà legale. Sarà possibile la commercializzazione dell'infiorescenza di canapa a basso contenuto di Thc (purché il contenuto di tetraidrocannabinolo non sia superiore allo 0,5%) e della biomassa. Si tratta del sub emendamento che porta la firma di Loredana De Petris e Paola Nugnes (Leu), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (Pd), Francesco Mollame e Matteo Mantero (5 stelle), il manipolo di senatori che sarà probabilmente ricordato per aver liberato la cannabis light. Il testo fa espressamente riferimento alla produzione e alla vendita.
Peccato che una tale scelta avrebbe meritato una discussione in Aula. A questo serve la democrazia parlamentare, non infilare in manovra abusi normativi che poi vengono approvati obtorto collo.
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Lunedì il Senato voterà il testo blindato, mentre a Montecitorio mancano date certe Viale dell'Astronomia, finora vicino al governo, attacca: «Investimenti bloccati».Prelievi su giochi, zucchero, plastica e carburanti. Visto lo stallo sul Milleproroghe, nella finanziaria entrano il rinvio del mercato libero dell'energia e il sì alla canapa con Thc sotto lo 0,5%, voluto dalla Cirinnà.Lo speciale contiene due articoliA ritardare all'inverosimile il percorso della manovra non c'è solo l'incapacità di gestire la compagine di senatori. Appare chiaro che il governo stia attuando una tecnica ben precisa. Tirare fino all'ultimo per evitare che l'Aula si pronunci, salvo dover premere un pulsante per il sì e il no al testo della legge di bilancio. Il sì a pacchetto chiuso, il no significherebbe far cadere il governo.L'esecutivo ha infatti preannunciato, per bocca della vice presidente di turno Anna Rossomando, l'intenzione di porre la questione di fiducia sulla prima sezione del disegno di legge di bilancio. Dopo il via libera della commissione Bilancio, giunto dopo 14 ore ininterrotte di votazioni, i relatori hanno iniziato a illustrare il lavoro svolto e hanno poi verso le 17 di ieri dato il via alla discussione generale durata fino a tarda sera e ripresa stamattina verso le 9.30. «L'Aula è convocata nuovamente per lunedì mattina quando», ha spiegato ancora la Rossomando, «si svolgeranno le repliche e il voto sulle tabelle, la seconda sezione». Per la discussione generale sulla fiducia sono state ripartite due ore in base alle richieste dei gruppi. Alle 14 avranno inizio - con diretta tv - le dichiarazioni di voto cui seguirà la chiama. All'esito del voto - dopo circa un'ora - la seduta sarà sospesa per consentire al governo la presentazione della prima nota di variazione che sarà trasmessa alla commissione Bilancio, si procederà quindi alla votazione della nota di variazione e del disegno di legge.In pratica il Pd dovrebbe autodenunciarsi alla Corte costituzionale, visto che lo scorso anno, nonostante i tempi di discussione fossero stati più lunghi, il partito di Nicola Zingaretti si era appellato ai giudici per denunciare le irregolarità dei gialloblù. La Consulta bocciò ai primi di gennaio il ricorso. A far perdere tempo era stato l'intervento di Bruxelles che aveva chiesto tra il 7 e il 12 di dicembre una revisione del testo. Quest'anno l'Aula è bendata di fronte a un testo che dovrà votare lunedì pochi minuti dopo aver visto il documento definitivo. Da lì si passerà alla Camera sempre sulla fiducia e senza alcuna discussione. Tanto più che i capigruppo di Montecitorio non si sono ancora accordati sulle tempistiche di ricezione. Viene da chiedersi quale sia il senso delle istituzioni di Giuseppe Conte e dei partiti che lo sostengono. Si sono messi assieme ad agosto sostenendo che non c'era tempo per andare alle elezioni ed evitare l'esercizio provvisorio di bilancio. Visto che oggi è il 13 dicembre ci sarebbe stato tempo sufficiente per eleggere un nuovo esecutivo e presentare un testo alla manovra. E probabilmente il Senato avrebbe ricevuto il testo la prima settimana di dicembre. Insomma, lo sprezzo per l'iter democratico del Parlamento, da parte dei giallorossi dimostra ancora di più - semmai ce ne fosse bisogno - che l'alleanza serviva solo a evitare le urne e la vittoria di Matteo Salvini.Senza dimenticare che se la cornice della manovra è pessima, il contenuto si sta rivelando di così basso livello che forse per l'economia tricolore sarebbe stato meglio l'esercizio provvisorio. Da gennaio l'Iva sarebbe aumentata per un importo incredibile (23 miliardi) ma almeno le aziende non sarebbero state costrette a mini tasse che sono intrinsecamente dannose e ingenerano un surplus di burocrazia altrettanto dannoso. Non siamo solo noi a dirlo. Anche Confindustria, che fino a ora ha sempre guardato al Pd o a Matteo Renzi come si guarda il Messia, inizia a lanciare alert. Enrico Carraro, Marco Bonometti, Pietro Ferrari e Fabio Ravanelli, rispettivamente presidenti delle Confindustrie Veneto, Lombardia, Emilia Romagna e Piemonte, denunciano il decreto legge fiscale collegato alla manovra di bilancio: «Registriamo, nell'azione governativa, una distonia di intenti in merito alle politiche industriali che si vogliono sviluppare», ha detto Carraro. «Alcuni oggettivi segnali di attenzione all'impresa, inseriti nella manovra di bilancio con l'obiettivo di rendere il sistema Paese più competitivo, rischiano di essere totalmente vanificati da misure decise nel decreto fiscale. Prendiamo, ad esempio, il rifinanziamento di Industria 4.0: se da un lato rileviamo positivamente la conferma degli incentivi, l'allargamento della platea dei beneficiari e l'introduzione di un credito di imposta per i progetti di sostenibilità ambientale, dall'altro le pesanti penalizzazioni introdotte dal decreto fiscale rischiano di bloccare tutti gli investimenti». Anche Carlo Bonomi , numero uno di Assolombarda che aveva festeggiato il Conte bis, prende pesantemente le distanze: «Sembrava nato in un clima positivo (dall'atteggiamento costruttivo nei confronti dei corpi intermedi allo spirito europeista) e in un contesto favorevole di spread in discesa, eppure finora la musica non è cambiata: tanti annunci, ma fatti zero». Un messaggio chiaro. Approvata la manovra, contro i giallorossi partirà la contraerea.<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-legge-di-bilancio-passera-con-una-fiducia-alla-cieca-e-confindustria-molla-conte-2641583018.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="fra-la-grandinata-di-imposte-sbuca-la-legalizzazione-della-cannabis-light" data-post-id="2641583018" data-published-at="1779622553" data-use-pagination="False"> Fra la grandinata di imposte sbuca la legalizzazione della cannabis light Oggi si dovrebbe chiudere la discussione generale al Senato. Poi due giorni di pausa che serviranno agli uffici di Palazzo Madama per scrivere il maxi emendamento. Dentro al quale si preannunciano molte approvazioni e qualche novità. Si va dalla plastic tax ridotta a 45 centesimi al chilogrammo allo slittamento della sugar tax a ottobre 2020, dalla marcia indietro sulle auto aziendali all'addizionale Ires per i concessionari, dal bonus per il latte artificiale per le neo mamme che non possono allattare fino alle risorse per i Comuni. Arriva l'ok al bonus facciate ma lo sconto fiscale sarà solo per i redditi delle persone fisiche, salta quindi l'estensione agli alberghi. Salta pure la stretta sulla doppia residenza dei coniugi, che sarebbe servita ad allargare il gettito dell'Imu sulle seconde abitazioni. Via libera alle assunzioni negli uffici e negli istituti penitenziari, all'ampliamento della platea per stabilizzazione dei precari della sanità e ai 2 milioni per il registro nazionale dei tumori. Ok anche all'incremento di 20 milioni nel 2020 per il fondo per le non autosufficienze e al riconoscimento della continuità territoriale per la Sicilia. Approvato poi l'incremento di 6 milioni del fondo di sostegno per le famiglie delle vittime di gravi infortuni sul lavoro e lo stanziamento per 1.000 borse di studio in più per le scuole di specializzazione in medicina. Nessuna stretta, invece, nel 2020 sulle detrazioni delle spese sanitarie secondo un emendamento approvato dalla Commissione bilancio del Senato. Ristabilita per tutte le fasce di reddito la possibilità di detrarre al 19% le spese sanitarie che la prima formulazione della manovra cancellava per i redditi più alti. Sì alla norma che tutela gli orfani di femminicidio. Sale infine del 3,5%, dal 24 al 27,5%, l'aliquota della Robin tax con platea ridotta per tre anni ai concessionari autostradali, portuali, aeroportuali e ferroviari. Saranno escluse le concessioni per la produzione e distribuzione dell'energia elettrica, le acque minerali, radio, tv e telecomunicazioni. Confermato purtroppo l'aumento delle accise sui carburanti. Complessivamente, se la clausola di salvaguardia non sarà sterilizzata, si prevedono maggiori entrate per oltre 1,2 miliardi nel 2021 e di poco meno di 1,7 miliardi nel 2022. Dal primo marzo 2020 sale al 20% il prelievo sulle vincite oltre i 500 euro, comprese quelle alle lotterie istantanee come i Gratta e vinci. Nel caso delle vincite alle new slot sopra i 200 euro, dal 15 gennaio il prelievo sale al 20%. Rivisti anche il prelievo erariale unico (Preu) e il payout (al 65%), cioè la percentuale di somme giocate destinate alle vincite. La speranza del governo è con il gettito extra sulle giocate coprire lo slittamento di plastic tax e sugar tax. Almeno per il momento. Non dimentichiamo che la legge di bilancio è scritta sulla sabbia. Nelle stesse ore in cui Italia viva sostiene il Conte bis, Matteo Renzi dichiara che dal 2020 si batterà come un leone per eliminare del tutto le due imposte che ritiene dannose per l'industria. A guardare il contenuto del prelievo Renzi ha anche ragione, peccato che si dimostri una persona politicamente senza scrupoli e valori industriali. Se fosse veramente contrario dovrebbe non votare la manovra. Invece preferisce per ora non andare il voto e lasciare in vita il teatrino parlamentare. Quest'anno al suo picco negativo: decine di norme di solito destinate al Milleproroghe stanno confluendo nella manovra. Il motivo è semplice. Il governo sa che non riuscirà a portare avanti in parallelo l'iter per il decreto sulle proroghe. Così ne sfila la spina dorsale e poi approverà il testo vero e proprio a gennaio. Approfittando del caos degli emendamenti entrano in manovra due novità che nulla hanno a che fare con la legge di bilancio. Slitta a gennaio 2022 la fine del mercato tutelato delle bollette e soprattutto da gennaio la cannabis light diventerà legale. Sarà possibile la commercializzazione dell'infiorescenza di canapa a basso contenuto di Thc (purché il contenuto di tetraidrocannabinolo non sia superiore allo 0,5%) e della biomassa. Si tratta del sub emendamento che porta la firma di Loredana De Petris e Paola Nugnes (Leu), Monica Cirinnà e Daniela Sbrollini (Pd), Francesco Mollame e Matteo Mantero (5 stelle), il manipolo di senatori che sarà probabilmente ricordato per aver liberato la cannabis light. Il testo fa espressamente riferimento alla produzione e alla vendita. Peccato che una tale scelta avrebbe meritato una discussione in Aula. A questo serve la democrazia parlamentare, non infilare in manovra abusi normativi che poi vengono approvati obtorto collo.
Attimi di panico nei pressi della Casa Bianca: un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service prima di essere ucciso. Ferita gravemente una persona presente nella zona. Giornalisti costretti a interrompere le dirette e a mettersi al riparo.
Momenti di tensione a Washington, nei pressi della Casa Bianca, dove un uomo armato ha aperto il fuoco contro gli agenti del Secret Service a uno dei checkpoint dell’area di sicurezza. L’aggressore è stato colpito durante lo scontro a fuoco ed è morto poco dopo in ospedale.
Secondo le prime informazioni diffuse dalle autorità, nella sparatoria è rimasta ferita gravemente anche una persona che si trovava casualmente nei dintorni. L’uomo armato, identificato come il 21enne Nasir Best, era già noto agli agenti per precedenti episodi. L’allarme è scattato intorno alle 18.10 locali, mentre alcuni giornalisti stavano effettuando collegamenti in diretta dai giardini della Casa Bianca. Nei video si sentono chiaramente numerosi colpi di arma da fuoco, con i cronisti costretti a interrompere le trasmissioni e a cercare immediatamente riparo all’interno della briefing room.
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Luca Ciriani (Ansa)
«L’Italia tanti anni fa ha deciso frettolosamente di uscire dal nucleare, ma noi speriamo quanto prima di poter finalmente impiantare centrali di nuova generazione nel nostro Paese, come avviene in Francia come avviene in tanti Paesi da cui noi importiamo energia elettrica prodotta dal nucleare». Niente più tabù sul referendum dopo la sconfitta subita sulla riforma della giustizia ma, soprattutto, niente più tabù sulle centrali nucleari in Italia. Non si può più aspettare, per Ciriani, perché «con la guerra in Ucraina abbiamo scoperto che l’Italia è un Paese che dipendeva per quasi la metà dei suoi approvvigionamenti energetici dalla Russia, un Paese ostile, antidemocratico, una dittatura, e abbiamo all’improvviso dovuto correre ai ripari cercando di trovare da altri Paesi forniture che riducessero e cancellassero la nostra dipendenza dalla Russia».
Oggi l’Italia cerca l’indipendenza energetica, un percorso lungo che va intrapreso prima possibile. «Immagino discuteremo anche su questo», ha proseguito il ministro, «però noi ci prendiamo la responsabilità di indicare al Paese quali sono le strade da percorrere. Vedremo quello che succederà». Dal suo entourage, dopo l’intervento, si sono affrettati a spiegare che non si trattava di un annuncio ma di «un’ipotesi», «una supposizione del ministro».
Non solo energia, però, perché Ciriani ha parlato anche di legge elettorale, ribadendo: «Vogliamo fare una legge proporzionale con una soglia di sbarramento non troppo elevata, con un piccolo premio di maggioranza, un premio di maggioranza proporzionale, che è un premio, coerente con le indicazioni che ha dato la Consulta, pertanto intorno al 42%. Però il principio è che una coalizione che raggiunge un certo consenso ha un certo premio, non superiore a una certa soglia, in modo tale da impedire che chiunque vinca possa, oltre a vincere, scegliersi non solo il presidente della Camera e del Senato, ma anche il presidente della Repubblica». E sul Pd: «Credo che Elly Schlein abbia la legittima ambizione di fare il presidente del Consiglio nel 2027, ma con questa legge elettorale il rischio molto concreto è che lei non lo possa mai più fare, perché se il Parlamento è ingovernabile, sicuramente non sarà il leader del Pd a tenere insieme una maggioranza politica tra destra e sinistra, una maggioranza tecnica o una maggioranza che comunque esce dei giochi del potere del palazzo dopo il voto». Un sistema che, secondo Ciriani, «piace solo ai partiti del 2-3% che determinano la sopravvivenza dei governi inventandosi alleanze successive al voto». La speranza è che «entro la fine del mese di giugno, si possa approvare almeno in prima lettura alla Camera», ha continuato il ministro, perché «c’è la massima volontà di accelerare l’approvazione. Dopo aver atteso le proposte del centrosinistra che non sono mai arrivate, il centrodestra ha deciso, naturalmente col consenso del governo, di accelerare».
Anche il ministro della Pubblica amministrazione, Paolo Zangrillo, ha partecipato al Festival dell’economia di Trento, annunciando «un milione di assunzioni nei prossimi 6-7 anni. Nel 2026 contiamo di assumere tra le 200.000 e le 250.000 persone». Poi ha spiegato: «I rinnovi dei contratti sono uno dei processi che mi hanno dato più soddisfazione in questi anni. Per la prima volta nella storia abbiamo avviato le trattative di rinnovo nel primo anno di riferimento. Abbiamo già firmato il contratto della scuola e siamo ormai arrivati in fase finale delle funzioni centrali che credo si chiuderà a giugno. Abbiamo, poi, avviato le trattative per i contratti della sanità e degli enti locali. Mi sono preso l’impegno di chiudere entro quest’anno la tornata 2025-2027 ma il mio obiettivo personale è quello di chiuderla prima dell’estate. Questa è una notizia bella per i nostri dipendenti perché non facciamo più contratti con anni di ritardo e diamo continuità. L’altra buona notizia è che ci sono già le risorse per la tornata di rinnovo successiva che è quella 2028-2030».
L’ospite d’onore è stata il presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, che ha consegnato il suo intervento in un videomessaggio. «La strategia del governo è stata chiara fin dall’inizio: sostenere chi crea ricchezza e posti di lavoro», ha detto il premier illustrando i risultati del suo esecutivo, «L’occupazione in Italia ha raggiunto livelli record con 1.200.000 occupati stabili in più e 550.000 precari in meno. Il tasso di disoccupazione sia generale che giovanile ha raggiunto i livelli minimi di sempre e per la prima volta nella storia abbiamo superato il tetto dei 10 milioni di donne lavoratrici». Infine ha rivendicato «il taglio del costo del lavoro» e «l’aumento del netto in busta paga per milioni di lavoratori, soprattutto per i redditi medio-bassi».
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