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2019-06-28
La Finanza a bordo per i diari nautici. In mare commessa una sfilza di reati
Ansa
Sea Watch 3 atto finale. L'informativa della Guardia di finanza con molta probabilità verrà depositata già oggi in Procura ad Agrigento, dove sul caso della Ong tedesca è aperto un fascicolo che ipotizza il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (al momento contro ignoti). Già ieri però, in tempo reale, il capopattuglia salito con i suoi uomini a bordo della nave che batte bandiera olandese, ha aggiornato i magistrati. La ricostruzione parte dalla forzatura del blocco e, passando per la trasgressione rispetto all'atto di notifica con le indicazioni contenute nel decreto Sicurezza bis, arriva fino al mancato rispetto dell'ordine di fermarsi, imposto dalle autorità italiane.
E, ancora, c'è il tentativo di entrare in porto senza aver ricevuto il consenso e l'aver tentato di mettere in mare due gommoni per far sbarcare gli immigrati. Tutti i documenti di bordo sono stati controllati: dall'atto di nazionalità, un documento di pubblicità navale che viene rilasciato dall'Ufficio marittimo di zona se la nave è destinata a navigare tra i porti di nazioni estere; ai documenti dell'equipaggio; al giornale nautico, quello di macchina e quello sul quale vengono annotati gli orari e le frequenze di chiamate e comunicazioni con le stazioni radio costiere e con le stazioni di altre navi in navigazione ed eventuali allarmi di Sos o May day. I controlli sono estesi anche ai certificati di classe e di navigabilità, a quello di stazza e ai documenti che attengono alla sicurezza. Nel frattempo la Procura di Agrigento, guidata dal procuratore Luigi Patronaggio, attende la relazione della polizia giudiziaria. Dall'altro campo, quello della Ong, in Procura è arrivato un esposto nel quale si chiede di «valutare i soccorsi» che in queste ore sono stati forniti ai migranti a bordo dell'imbarcazione (indicazione che era stata data all'Italia dai giudici della Corte europea dei diritti umani). E la «sussistenza di eventuali condotte di rilevanza penale, poste in essere dalle autorità marittime e portuali preposte alla gestione delle attività di soccorso, nonché demandare alla valutazione dell'autorità giudiziaria l'adozione di tutte le misure necessarie a porre fine alla situazione di gravissimo disagio a cui sono attualmente esposte le persone a bordo della nave».
Una delle partite, quindi, si gioca anche sul campo giudiziario. Lo scenario giuridico viene descritto da una toga di lunghissimo corso: Augusto Sinagra, 79 anni, magistrato catanese in pensione e professore ordinario di diritto internazionale e dell'Unione Europea alla Sapienza. Il suo è un parere da giurista. Contattato dalla Verità, ha subito elencato, codice alla mano, cosa potrebbe accadere: «Credo che ce ne sia abbastanza per mandare in galera comandante ed equipaggio». Dopo una breve pausa aggiunge: «Ovviamente la nave va sequestrata, perché corpo del reato. Ma si badi, nel caso di specie non si può procedere con un sequestro probatorio (come di solito ordinato dalla Procura di Agrigento, ndr), perché non c'è nulla da probare, ma si deve disporre un sequestro giudiziario finalizzato alla confisca». I reati ipotizzabili? Secondo Sinagra è stato commesso di tutto: «Dal favoreggiamento dell'immigrazione clandestina alla violazione delle norme di navigazione». E poi c'è l'inosservanza dei provvedimenti dell'autorità. Perché Sea Watch 3 ha forzato il blocco e non si è fermata all'alt, pur di entrare nel porto di Lampedusa.
E ancora, secondo il professor Sinagra: «Si può ipotizzare anche il sequestro di persona, perché la comandante, pagata per portare gli immigrati in Italia, ha evitato qualsiasi altro porto sicuro, costringendoli a bordo per tutti quei giorni». È di parere opposto Giorgio Bisegna, avvocato che nel 2004 si occupò del caso della nave tedesca Cap Anamur, entrata nelle acque italiane nonostante il divieto del ministero dell'Interno: «Non c'è possibilità di contestare il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, visti i precedenti giurisprudenziali, e nessuna possibilità di applicare il codice della navigazione in merito all'inosservanza del blocco delle forze dell'ordine, vista la sua applicabilità alle sole navi italiane». Secondo Bisegna, a Carola Rackete, la comandante della Sea Watch che ha forzato il blocco, sarebbe contestabile solo la violazione del cosiddetto decreto Sicurezza bis entrato in vigore lo scorso 15 giugno, che prevede una multa tra i 10.000 e i 50.000 euro (il sequestro della nave è previsto solo in caso di recidiva). Se così fosse, l'Italia non avrebbe strumenti per difendersi dagli ingressi illegali. Ora la palla passa alla Procura di Agrigento.
Fabio Amendolara
Non è resistenza a Salvini ma pirateria organizzata contro un Paese sovrano
Siamo in curva come sempre. Schierati con trombette e striscioni arcobaleno, Gad Lerner, Roberto Saviano, Michele Serra, quelli del «Capitano mio capitano» e Massimo Cacciari con bombetta e ombrello si fanno fotografare sugli spalti mentre inneggiano alla piratessa Carola Rackete, eccitati dallo sfondamento del blocco come da un gol in rovesciata di Cristiano Ronaldo. Il motivo è semplice, addirittura semplicistico: la nipote del Corsaro Nero ha sfidato Matteo Salvini, lo ha beffato, ha messo il suo striscione sul balcone e nessuno ha osato toglierlo. Ora lei, con quel suo sguardo di ghiaccio da carrista della Wehrmacht e i capelli rasta da attivista gauchiste alla moda, è indubbiamente la nuova pasionaria della sinistra. Dopo lo scioglimento mediatico dell'iceberg Greta Thunberg e il ritorno doveroso di Michela Murgia nell'anonimato, un volto nuovo era necessario. A tal punto da indurre Matteo Orfini e Graziano Delrio a intonare Bella ciao in suo onore e - con il loro incedere politico da mal di mare - a innalzarla a eroina della settimana.
Ora però la realtà come irrompe con la sua banale quotidianità. La signorina rischia 15 anni di carcere, l'armatore della Sea Watch rischia il sequestro della nave e una multa. E lo scontro frontale non si annuncia fra il ministro dell'Interno cattivo e la ribelle buona; non siamo al cinema a rivedere Balla coi lupi. La querelle giudiziaria è fra una nave pirata e uno Stato sovrano. Con le sue regole d'ingaggio, le sue leggi e il supporto della Corte europea dei diritti umani, che non più tardi di tre giorni fa aveva rigettato la richiesta di «obbligo di sbarco» da parte dell'Italia.
La curva di sinistra strilla, chiede aiuto ai 5 stelle (guardando al presidente della Camera, Roberto Fico, come a un moderno Che Guevara) e tifa per l'illegalità, ma dimentica un paio di dettagli decisivi: la Capitaneria di porto fa capo al ministro Danilo Toninelli (Infrastrutture), la Guardia di finanza dipende dal ministro Giovanni Tria (Economia) e la Guardia costiera dal ministro Elisabetta Trenta (Difesa). La testarda capitana tedesca li ha presi a schiaffi tutti. E ha stracciato idealmente a coriandoli il decreto Sicurezza voluto sì da Salvini, ma approvato a maggioranza dal Parlamento italiano e controfirmato senza un plissè, quindi condividendone i contenuti, dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. Tutti in sentina, tutti a fare un giro di chiglia mentre Delrio e Orfini ridono con un ghigno che somiglia a una paresi facciale.
Carola Rackete sapeva perfettamente cosa stava facendo. E la Ong tedesca Sea Watch, con un fatturato annuo di due milioni di euro senza contare le erogazioni liberali degli aficionados (quindi con uffici legali dalle spalle larghe), era perfettamente al corrente del significato politico del gesto. Aveva detto no all'invito del governo olandese (titolare della bandiera della nave) di dirigersi verso la Tunisia, aveva rifiutato ogni soluzione che non fosse l'Italia. E con questo atteggiamento aveva mostrato un interesse residuale nei confronti del destino dei 42 disperati raccolti a bordo, ma un interesse primario, dominante, prepotente nel creare l'incidente con il nostro Paese.
La Rackete lo aveva anche dichiarato mostrando i muscoli: «Per me esiste solo Lampedusa». E pur di entrare nelle acque dell'isola ha ciondolato in perdita per 1.4oo miglia nautiche aspettando Godot, la stessa distanza che le avrebbe consentito di arrivare in un porto spagnolo o addirittura di oltrepassare lo Stretto di Gibilterra. L'Ong estremista Sea Watch è finanziata dai verdi tedeschi, da attori e gruppi rock. Il referente politico è Gregor Gysi, figura di punta della Linke, con un passato diplomatico nella Germania Est. E con un padre agente della Stasi, la famigerata polizia politica della Ddr. Dalla curva, gli ultrà della nostra sgangherata sinistra fanno ancora il tifo per loro.
Giorgio Gandola
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Le forze dell'ordine hanno acquisito documentazione da trasmettere alla Procura, che ha aperto un fascicolo. Il giurista: «Capitano ed equipaggio rischiano la galera, mentre la confisca della nave è pressoché certa».La sfida al leader leghista è una favola: la Rackete calpesta leggi approvate da governo, Parlamento e presidente della Repubblica.Lo speciale contiene due articoli Sea Watch 3 atto finale. L'informativa della Guardia di finanza con molta probabilità verrà depositata già oggi in Procura ad Agrigento, dove sul caso della Ong tedesca è aperto un fascicolo che ipotizza il favoreggiamento dell'immigrazione clandestina (al momento contro ignoti). Già ieri però, in tempo reale, il capopattuglia salito con i suoi uomini a bordo della nave che batte bandiera olandese, ha aggiornato i magistrati. La ricostruzione parte dalla forzatura del blocco e, passando per la trasgressione rispetto all'atto di notifica con le indicazioni contenute nel decreto Sicurezza bis, arriva fino al mancato rispetto dell'ordine di fermarsi, imposto dalle autorità italiane. E, ancora, c'è il tentativo di entrare in porto senza aver ricevuto il consenso e l'aver tentato di mettere in mare due gommoni per far sbarcare gli immigrati. Tutti i documenti di bordo sono stati controllati: dall'atto di nazionalità, un documento di pubblicità navale che viene rilasciato dall'Ufficio marittimo di zona se la nave è destinata a navigare tra i porti di nazioni estere; ai documenti dell'equipaggio; al giornale nautico, quello di macchina e quello sul quale vengono annotati gli orari e le frequenze di chiamate e comunicazioni con le stazioni radio costiere e con le stazioni di altre navi in navigazione ed eventuali allarmi di Sos o May day. I controlli sono estesi anche ai certificati di classe e di navigabilità, a quello di stazza e ai documenti che attengono alla sicurezza. Nel frattempo la Procura di Agrigento, guidata dal procuratore Luigi Patronaggio, attende la relazione della polizia giudiziaria. Dall'altro campo, quello della Ong, in Procura è arrivato un esposto nel quale si chiede di «valutare i soccorsi» che in queste ore sono stati forniti ai migranti a bordo dell'imbarcazione (indicazione che era stata data all'Italia dai giudici della Corte europea dei diritti umani). E la «sussistenza di eventuali condotte di rilevanza penale, poste in essere dalle autorità marittime e portuali preposte alla gestione delle attività di soccorso, nonché demandare alla valutazione dell'autorità giudiziaria l'adozione di tutte le misure necessarie a porre fine alla situazione di gravissimo disagio a cui sono attualmente esposte le persone a bordo della nave». Una delle partite, quindi, si gioca anche sul campo giudiziario. Lo scenario giuridico viene descritto da una toga di lunghissimo corso: Augusto Sinagra, 79 anni, magistrato catanese in pensione e professore ordinario di diritto internazionale e dell'Unione Europea alla Sapienza. Il suo è un parere da giurista. Contattato dalla Verità, ha subito elencato, codice alla mano, cosa potrebbe accadere: «Credo che ce ne sia abbastanza per mandare in galera comandante ed equipaggio». Dopo una breve pausa aggiunge: «Ovviamente la nave va sequestrata, perché corpo del reato. Ma si badi, nel caso di specie non si può procedere con un sequestro probatorio (come di solito ordinato dalla Procura di Agrigento, ndr), perché non c'è nulla da probare, ma si deve disporre un sequestro giudiziario finalizzato alla confisca». I reati ipotizzabili? Secondo Sinagra è stato commesso di tutto: «Dal favoreggiamento dell'immigrazione clandestina alla violazione delle norme di navigazione». E poi c'è l'inosservanza dei provvedimenti dell'autorità. Perché Sea Watch 3 ha forzato il blocco e non si è fermata all'alt, pur di entrare nel porto di Lampedusa. E ancora, secondo il professor Sinagra: «Si può ipotizzare anche il sequestro di persona, perché la comandante, pagata per portare gli immigrati in Italia, ha evitato qualsiasi altro porto sicuro, costringendoli a bordo per tutti quei giorni». È di parere opposto Giorgio Bisegna, avvocato che nel 2004 si occupò del caso della nave tedesca Cap Anamur, entrata nelle acque italiane nonostante il divieto del ministero dell'Interno: «Non c'è possibilità di contestare il reato di favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, visti i precedenti giurisprudenziali, e nessuna possibilità di applicare il codice della navigazione in merito all'inosservanza del blocco delle forze dell'ordine, vista la sua applicabilità alle sole navi italiane». Secondo Bisegna, a Carola Rackete, la comandante della Sea Watch che ha forzato il blocco, sarebbe contestabile solo la violazione del cosiddetto decreto Sicurezza bis entrato in vigore lo scorso 15 giugno, che prevede una multa tra i 10.000 e i 50.000 euro (il sequestro della nave è previsto solo in caso di recidiva). Se così fosse, l'Italia non avrebbe strumenti per difendersi dagli ingressi illegali. Ora la palla passa alla Procura di Agrigento.Fabio Amendolara<div class="rebellt-item col1" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/la-finanza-a-bordo-per-i-diari-nautici-in-mare-commessa-una-sfilza-di-reati-2639006671.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="non-e-resistenza-a-salvini-ma-pirateria-organizzata-contro-un-paese-sovrano" data-post-id="2639006671" data-published-at="1781878228" data-use-pagination="False"> Non è resistenza a Salvini ma pirateria organizzata contro un Paese sovrano Siamo in curva come sempre. Schierati con trombette e striscioni arcobaleno, Gad Lerner, Roberto Saviano, Michele Serra, quelli del «Capitano mio capitano» e Massimo Cacciari con bombetta e ombrello si fanno fotografare sugli spalti mentre inneggiano alla piratessa Carola Rackete, eccitati dallo sfondamento del blocco come da un gol in rovesciata di Cristiano Ronaldo. Il motivo è semplice, addirittura semplicistico: la nipote del Corsaro Nero ha sfidato Matteo Salvini, lo ha beffato, ha messo il suo striscione sul balcone e nessuno ha osato toglierlo. Ora lei, con quel suo sguardo di ghiaccio da carrista della Wehrmacht e i capelli rasta da attivista gauchiste alla moda, è indubbiamente la nuova pasionaria della sinistra. Dopo lo scioglimento mediatico dell'iceberg Greta Thunberg e il ritorno doveroso di Michela Murgia nell'anonimato, un volto nuovo era necessario. A tal punto da indurre Matteo Orfini e Graziano Delrio a intonare Bella ciao in suo onore e - con il loro incedere politico da mal di mare - a innalzarla a eroina della settimana. Ora però la realtà come irrompe con la sua banale quotidianità. La signorina rischia 15 anni di carcere, l'armatore della Sea Watch rischia il sequestro della nave e una multa. E lo scontro frontale non si annuncia fra il ministro dell'Interno cattivo e la ribelle buona; non siamo al cinema a rivedere Balla coi lupi. La querelle giudiziaria è fra una nave pirata e uno Stato sovrano. Con le sue regole d'ingaggio, le sue leggi e il supporto della Corte europea dei diritti umani, che non più tardi di tre giorni fa aveva rigettato la richiesta di «obbligo di sbarco» da parte dell'Italia. La curva di sinistra strilla, chiede aiuto ai 5 stelle (guardando al presidente della Camera, Roberto Fico, come a un moderno Che Guevara) e tifa per l'illegalità, ma dimentica un paio di dettagli decisivi: la Capitaneria di porto fa capo al ministro Danilo Toninelli (Infrastrutture), la Guardia di finanza dipende dal ministro Giovanni Tria (Economia) e la Guardia costiera dal ministro Elisabetta Trenta (Difesa). La testarda capitana tedesca li ha presi a schiaffi tutti. E ha stracciato idealmente a coriandoli il decreto Sicurezza voluto sì da Salvini, ma approvato a maggioranza dal Parlamento italiano e controfirmato senza un plissè, quindi condividendone i contenuti, dal capo dello Stato, Sergio Mattarella. Tutti in sentina, tutti a fare un giro di chiglia mentre Delrio e Orfini ridono con un ghigno che somiglia a una paresi facciale. Carola Rackete sapeva perfettamente cosa stava facendo. E la Ong tedesca Sea Watch, con un fatturato annuo di due milioni di euro senza contare le erogazioni liberali degli aficionados (quindi con uffici legali dalle spalle larghe), era perfettamente al corrente del significato politico del gesto. Aveva detto no all'invito del governo olandese (titolare della bandiera della nave) di dirigersi verso la Tunisia, aveva rifiutato ogni soluzione che non fosse l'Italia. E con questo atteggiamento aveva mostrato un interesse residuale nei confronti del destino dei 42 disperati raccolti a bordo, ma un interesse primario, dominante, prepotente nel creare l'incidente con il nostro Paese. La Rackete lo aveva anche dichiarato mostrando i muscoli: «Per me esiste solo Lampedusa». E pur di entrare nelle acque dell'isola ha ciondolato in perdita per 1.4oo miglia nautiche aspettando Godot, la stessa distanza che le avrebbe consentito di arrivare in un porto spagnolo o addirittura di oltrepassare lo Stretto di Gibilterra. L'Ong estremista Sea Watch è finanziata dai verdi tedeschi, da attori e gruppi rock. Il referente politico è Gregor Gysi, figura di punta della Linke, con un passato diplomatico nella Germania Est. E con un padre agente della Stasi, la famigerata polizia politica della Ddr. Dalla curva, gli ultrà della nostra sgangherata sinistra fanno ancora il tifo per loro. Giorgio Gandola
Ansa
I treni sono stati instradati da Napoli a Roma sulla vecchia linea Formia. Certamente, un po’ per il caldo afoso, un po’ per il disagio dei viaggiatori, legittimamente si sono accumulate proteste su proteste e, tra l’altro, non è la prima volta che succede. Poi si è scoperto che c’era stato un furto di cavi nei pressi di Tora e Piccirilli, in provincia di Caserta. Anche questo non è una novità, ma questa volta il fatto malavitoso è risultato talmente evidente che nessuno avrebbe ragionevolmente potuto addossare la colpa la ministro delle Infrastrutture. Avrebbe...
In realtà è scoppiata una polemica contro il ministro Salvini dove si sosteneva che non si occupa a sufficienza della rete ferroviaria e della sua manutenzione, perché pensa ad altro trascurando i compiti del suo ministero.
Il casino, alla fine, si è risolto ma ovviamente il caos di ieri mattina è seguito a quello di due giorni prima. Questo perché i treni, al contrario degli aerei, non volano, un po’ come gli asini, e infatti è un somaro chi non sa, prima di fare polemiche politiche, che la linea ferroviaria si ingorga con molta facilità, più del traffico aereo sopra le nubi, perché con un treno fermo i convogli dietro, almeno fino a oggi, non possono né valicare il treno davanti né mettere la freccia e sorpassarlo.
Qualcuno, probabilmente, non sa che si chiamano Frecciarossa non perché sono dotati di frecce per il sorpasso, ma perché vanno veloci come una freccia; evidentemente a qualcuno è sfuggita la metafora e, ricordandosi i film dei cowboy e degli indiani, ha pensato che nelle stazioni ci sia un enorme arco che lancia il Frecciarossa indipendentemente da quello che si trova davanti.
Che ci sia in Italia un problema legato al fatto dell’elettrificazione delle linee ferroviarie è innegabile. Così come è innegabile che, ormai, i Frecciarossa cominciano ad avere qualche anno di uso e richiedono una manutenzione che del resto viene assicurata dalle Ferrovie dello Stato e anche dalla Rfi, che è la società responsabile delle linee ferroviarie stesse. Onestamente il livello di manutenzione della nostra rete ferroviaria non è inferiore a quello di altri Paesi europei, tant’è vero che nelle classifiche europee sull’efficienza del sistema ferroviario non siamo assolutamente nelle ultime posizioni. Certamente si può fare meglio, e si deve fare meglio, ma questo vale in particolare per i treni dei pendolari dove la situazione, nonostante gli ultimi investimenti del governo, rimane critica per sovraffollamento, mancanza di riscaldamento e raffreddamento degli ambienti interni e accumulo di ritardi.
A questo, come se non bastasse (vedi il caso di due giorni fa) si aggiunge l’opera di criminali, in particolare dei ladri di rame che notoriamente è un materiale che sul mercato illegale porta molti soldi nelle tasche di quei delinquenti che lo gestiscono, o per mano dei soliti gruppi anarchici o anarco-insurrezionalisti che pensano di favorire le ragioni del popolo contro il capitalismo, come se sui treni viaggiassero solo persone con un patrimonio da varie centinaia di migliaia di euro in su.
Alla fine, è sempre la solita storia: in nome del popolo si fanno cose a causa delle quali chi ci rimette è il popolo stesso. Ma questo è un vecchio problema che non possiamo contrastare culturalmente ma solo con una efficace (e senza sconti) repressione di questi fenomeni criminali.
Naturalmente, l’opposizione fa il suo mestiere, però potrebbe farlo anche un po’ meglio, ad esempio indicando alcune soluzioni che, quando vengono proposte, o sono irrealizzabili per mancanza di possibilità di spesa pubblica, almeno nell’immediato, o sono improbabili, ma tant’è che alla fine la colpa è di Salvini. L’ho scritto sopra e lo scrivo di nuovo: tutto si può migliorare. Basterebbe però sapere che, ad esempio, la situazione in Francia e in Germania è peggiore della nostra, per cui in Francia sono stati cancellati fino a 71 treni a causa del caldo per la mancanza, all’interno dei treni stessi, di un sistema di aria condizionata.
Ci sono dei problemi, ma questo tipo di dibattito che avviene in sede politica dopo i disagi che accadono non aiuta a risolverli e neanche a complicarli. Non serve a nulla, è tempo perso e, certamente, alimenta il sentimento di distacco dalla politica che già troneggia abbondantemente nel nostro Paese.
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Matteo Renzi (Ansa)
Il convitato di pietra Matteo Renzi si è ben palesato. L’avvocato di Volturara Apula ha una sua furbizia: guarda i sondaggi, scopre che Roberto Vannacci sorpassa la Lega e lui, memore della stagione gialloverde, strizza l’occhio a chi non dovesse digerire il generale. Manda a dire a Elly Schlein che sulla leadership alternativa a Giorgia Meloni si vedrà. E forse si sente il Vannacci di sinistra e sull’originale sentenzia: «Se entra in maggioranza lo diluiscono». Pare Cavour quando gli dissero che i repubblicani avevano dei seggi: «Vengano in Parlamento, si metteranno la cravatta». È la parabola dei grillini e Conte spera che il generale scopra Giorgia Meloni sul fianco destro mentre lui cercherà di portarsi al centro del campo largo. Così fa sapere che gli piace il progetto del centrista assessore romano Alessandro Onorato, vuole dialogare con Pina Picierno, quanto a Matteo Renzi non lo nomina per antica ruggine, ma potrebbe digerirlo.
Conte vuole comunque dare le carte e approfitta del trabocco di bile che il senatore singolo di Rignano sull’Arno ha avuto per non esser stato invitato da sora Costanza, e che ora intende farla pagare al Pd. Renzi loda il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi (Silvia Salis non è come le sue scarpe Manolo da 1.200 euro: è già passata di moda) ben sapendo che alla Schlein, flexitariana, il partito campano è indigesto come un panino con la porchetta. Renzi è volato da Barac Obama e pare di vederlo, rivolto a Elly Schlein (delle presidenziali obamiane fu galoppina), mentre fa «tié» col gesto dell’ombrello, ricordandole: «Senza di noi perdono le politiche e il Quirinale; sulla legge elettorale stiamo a vedere. È matematica: senza i rifornisti non hanno i numeri». Lo sa bene Paola De Micheli, Pd per ogni stagione e ora moderata, che ricorda alla segretaria: «Quella foto di voi quattro è un inizio, ma ora devi aprirti al centro: parla con Renzi. Bene guardare al nostro elettorato tradizionale, ma c’è anche un elettorato fluido da conquistare». L’aggettivo fluido non è usato per guardare ai referenti dell’onorevole Alessandro Zan che piacciono tanto anche alla segretaria. Stessa esortazione arriva da Lorenzo Guerini - cacicco doc - che raccomanda: «Costruire il campo largo vuol dire fare un cantiere che coinvolge il centro». E chi lo nega?, Risponde la «coppia di fatto» di Avs, i «Fratonelli», che però rivendicano di essere gli assi del poker della sora Costanza. Quanto a Elly Schlein, sostiene che «L’alleanza progressista è già più larga, questo però non significa che le principali forze di opposizione non facciano iniziative. Sono testardamente unitaria perché lo chiede la nostra gente e da settembre faremo il programma con tutta l’alleanza». Il che significa fare un’altra cena aperta oltreché a Renzi (sta sulla riva del fiume e ripete: «Alla fine ci ritroveremo per battere le destre»), anche col segretario dei socialisti Enzo Maraio e con il capo di più Europa Riccardo Magi, che magari, dato il cognome, si attovaglia per un consommé.
Se Achille Occhetto aveva inaugurato la gioiosa macchina da guerra pare che la Schlein pensi a un’alleanza à la carte. Ma, come lascia intendere il guru del Pd Goffredo Bettini, strenuo sostenitore del rendez vous con Conte, se l’accordo non è pentastellato si rischia che il menu sia la sconfitta.
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Roberto Vannacci (Imagoeconomica)
Un dato che va naturalmente preso con le molle, ma che riflette non solo il trend in crescita che anche altri istituti segnalano per Vannacci, ma anche il solido dato di realtà costituito dalle tante adesioni a Fn in ogni parte d’Italia.
Per il resto, Fratelli d’Italia resta primo partito con il 27,8% (+0,1); crescono il Pd (22,2%,+0,5), Forza Italia (8,2%,+0,4) e Alleanza Verdi Sinistra (6,8%,+0,4). Vistoso il calo del M5s (12,1%,-1,4). Azione è al 3,1%(-0,1) e Italia Viva al 2,1 (-0,1). Il Partito Liberaldemocratico è stabile all’1,2%, , Ora! all’1,1%, +Europa all’1% e Noi Moderati allo 0,9%. Di corto muso, direbbe Massimiliano Allegri, ma il sorpasso c’è, e viene celebrato sulla pagina Fb di Futuro nazionale: «Dovevano essere una parentesi», recita il post, «dovevano essere folklore. Dovevamo essere il partito personale destinato a sparire. E invece Futuro nazionale cresce ancora e, secondo il sondaggio Youtrend per Sky Tg24, raggiunge il 5,9% e supera la Lega. Un risultato che non nasce nei salotti televisivi, ma nelle piazze, nei territori, tra la gente che non si rassegna alla solita politica, ai giochi di palazzo e ai compromessi al ribasso. Che c’è un popolo che vuole identità, coraggio, sovranità, sicurezza, libertà di parola e difesa degli interessi nazionali. Ci avevano detto che era impossibile. Noi abbiamo iniziato a camminare. E adesso acceleriamo». «Le cose stanno andando secondo i piani», commenta Vannacci a La Presse, «molto bene. Ma i veri sondaggi rimangono quelli fatti tra la gente e in mezzo alla strada. Noi non ci occupiamo delle dinamiche degli altri partiti e di quanto dicano i loro esponenti ma lavoriamo solo affinché Futuro nazionale cresca e per il bene dell’Italia e degli italiani». E nel frattempo rispunta un video del 2025 in cui il generale si dichiara pronto per Palazzo Chigi: «Se l’elettorato lo vorrà, io certamente non mi tiro indietro».
Lucida come sempre l’analisi dell’economista Antonio Maria Rinaldi, ex eurodeputato della Lega che ha aderito a Futuro nazionale: «Attenzione», dice Rinaldi alla Verità, «perché i sondaggi sono voti virtuali, i voti reali sono un’altra cosa. Il fatto che ci sia attenzione su Futuro nazionale sicuramente premia i nostri sforzi. Penso che il nostro bacino sia anche l’astensione e da questi dati si evince anche un’erosione del M5s. Ci sono dei delusi anche lì dalle promesse andate al vento. Il centrodestra dovrebbe essere contento se noi riusciamo a recuperare voti che loro non riescono a intercettare».
Non si scompone il capogruppo al Senato della Lega, Massimiliano Romeo: «Siamo un po’ stanchi», commenta Romeo, «tutti i giorni di guardare i sondaggi di Vannacci. Noi siamo qui per lavorare, siamo al governo, e la nostra preoccupazione è quella di dare risposte ai cittadini. Stiamo facendo bene nel campo della sicurezza e i rimpatri dal 2023 ad oggi sono più di 20.000. Le norme che abbiamo voluto nei decreti sicurezza sul contrasto ai maranza stanno dando i loro frutti», aggiunge Romeo, «il nuovo regolamento europeo sui migranti dà ragione al fatto che bisogna essere più rapidi e più veloci sulle espulsioni, come ha voluto la Lega nell’ultimo decreto sicurezza. Sostanzialmente siamo stati legittimati anche rispetto alla costruzione di centri in paesi fuori dall’Unione europea. Quindi si sta andando nella direzione che i cittadini vogliono».
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