La Camera bassa dà uno schiaffo a Macron e congela il pass francese

L’Assemblea Nazionale ha rifiutato di cedere alla fretta con la quale il governo di Jean Castex voleva approvare il pass vaccinale. Lo stop ha avuto l’effetto di uno schiaffo ad Emmanuel Macron che pretende che il nuovo lasciapassare entri in vigore già dal 15 gennaio. Così, attorno alle 16 di ieri, il capogruppo macronista Christophe Castaner - ex ministro dell’interno dimessosi per la pessima gestione della crisi dei Gilet Gialli - ha lanciato velatamente il ricorso all’articolo 49-3 della Costituzione. Esso prevede che il governo possa «impegnare la propria responsabilità» per adottare un provvedimento che non si riesce ad approvare in parlamento.
Tornando allo schiaffo rifilato alla maggioranza dalle opposizioni parlamentari, lunedì verso mezzanotte il ministro della Salute transalpino, Olivier Véran, ha chiesto all’aula di accelerare il dibattito sul pass sanitario. La Camera bassa si è opposta alla proposta, così i ministri e i deputati di maggioranza si sono presi una doccia gelata. Questo perché, tra i ranghi della Macronia, c’è l’abitudine di considerare questi voti come delle mere formalità. E pazienza se in gioco ci sono delle libertà fondamentali, come quelle che il pass vaccinale andrà a limitare. Basti ricordare che già la scorsa estate, il governo aveva fatto approvare l’estensione del green pass nella notte tra il 25 e il 26 luglio, quando il Paese pensava più alle ferie che al Covid. La frenata imposta dalle opposizioni è solo temporanea ma - a circa cento giorni delle presidenziali - è letta da molti osservatori come un infausto presagio per i deputati de La République En Marche. Tra questi, alcuni hanno anche ricevuto delle minacce di morte da parte di qualche no vax. Nonostante ciò la maggioranza di loro ha continuato ad eseguire gli ordini arrivati dall’Eliseo.
A onor del vero, va detto che tra le forze politiche che hanno votato la sospensione della discussione parlamentare, non tutte sono contrarie al pass vaccinale. Ad esempio la destra moderata dei Républicains - rappresentata nella corsa all’Eliseo da Valérie Pécresse - è favorevole al nuovo lasciapassare, ma esige un dibattito più articolato. Per il portavoce del governo transalpino, Gabriel Attal, i Républicains non vogliono assumersi le proprie responsabilità. Il rappresentante dell’esecutivo si è chiesto «come spiegare il fatto che, in un periodo di crisi sanitaria, dei parlamentari decidano realizzare una manovra politica per far deragliare un testo necessario» alla gestione dell’emergenza. Ma il piagnisteo di Attal, non è riuscito a rispondere agli interrogativi che molti francesi si pongono. Interrogativi ripresi anche dai leader di due partiti di opposizione. Tra questi figura il capo del partito di estrema sinistra La France Insoumise e candidato all’Eliseo, Jean-Luc Melenchon. Intervenendo in aula, il capo politico ha criticato «la mania [del governo] di fare tutto all’ultimo momento» e l’incapacità di «veder arrivare» le cinque ondate di Covid. Anche Marine Le Pen - leader del partito di estrema destra Rassemblement National - non è andata per il sottile. Parlando con alcuni giornalisti nell’equivalente del «Transaltantico» del parlamento francese ha definito un «pericolo» la trasformazione del pass sanitario in pass vaccinale. Questo perché, secondo lei, il nuovo lasciapassare creerebbe «una falsa sicurezza», specialmente tra le persone anziane. In effetti, nonostante il vaccino eviti le forme più gravi della malattia non riesce ad impedirne la trasmissione. Quindi anche le persone che dispongono di pass vaccinale possono contagiarne delle altre.
Le critiche alla nuova forma di lasciapassare sono arrivate anche dal mondo sanitario francese. Ad esempio, l’epidemiologo Martin Blachier, ritiene che il «rischio collettivo non esista più» perché il picco di Omicron è vicino. Inoltre, giusto domenica, lo stesso ministro Veran ha dichiarato che «questa quinta ondata sarà forse l’ultima». Per tutte queste ragioni, un provvedimento di riduzione delle libertà come il pass vaccinale potrebbe essere inutile già poco dopo la sua entrata in vigore. Ma, a quel punto, rimarrebbero in vigore delle restrizioni della libertà, proprio nel bel mezzo di una campagna per l’elezione diretta del Capo dello Stato. Nonostante lo stop imposto lunedì notte, la ripresa del dibattito sul pass vaccinale è ripreso dopo la chiusura di questa edizione. Durante tutta la giornata di ieri il governo ha cercato d tenere alta la tensione. Durante il Question Time di ieri, Veran ha giocato la carta della drammatizzazione, affermando che le autorità sanitarie «potrebbero di annunciare circa 300.000 contagi su 24 ore». Salvo altre sorprese, l’entrata in vigore del provvedimento obbligherà tutti i cittadini (di età superiore ai 12 anni) ad essere vaccinati per poter lavorare o accedere a numerosi luoghi pubblici al chiuso.






