- Il signore della Cirenaica Kalifa Haftar, che dalla Russia riceve soldi e ordini, marcia col suo esercito verso Tripoli, aiutato dal figlio Saddam, sotto accusa per traffico di droga e torture sui migranti. Il governo di Abdul-Hamid Dbeibah, spalleggiato dall’Onu, è agli sgoccioli.
- Il primogenito del Feldmaresciallo: «Sono pronto a candidarmi come presidente».
Lo speciale contiene due articoli
Dopo l’uccisione del capo milizia Abdel Ghani al Kikli, reo secondo il governo di Tripoli di essere diventato troppo potente, la capitale libica è scivolata nel caos e per giorni si è combattuto strada per strada. Il sempre più debole governo presieduto da Abdul-Hamid Dbeibah, appoggiato dalle Nazioni Unite e da giorni contestato in piazza da manifestanti, non riesce più nemmeno a controllare la città e il premier ha provato con la forza ad abbattere il potere delle milizie che spadroneggiano. Il piano si è rivelato fallimentare perché se l’Apparato di supporto alla stabilità, la milizia di al Kikli, è stata neutralizzata, l’avversario più temibile, cioè il gruppo Rada di Abdel Raouf Kara ha respinto con facilità l’attacco dei governativi continuando ad occupare l’aeroporto e rafforzandosi con i superstiti di al Kikli. Dbeibah, in un disperato discorso sulla tv nazionale, ha lanciato un messaggio di riconciliazione alle milizie che voleva annientare, ma interi quartieri tripolitani restano per lui off limits.
Mentre la capitale ribolliva, il Feldmaresciallo Khalifa Haftar, l’uomo forte della Cirenaica, aveva spostato il suo esercito da Bengasi a Sirte, città natale di Muammar Gheddafi, sulla strada che porta a Tripoli. Qui il vecchio generale aveva trovato un accordo con le milizie locali per estendere il suo controllo e minacciare la città di Misurata, ultimo baluardo prima della capitale e acerrima nemica di Haftar. La Libia orientale ha un governo alternativo a quello di Dbeibah, con sede a Tobruk, ma si tratta solo di una facciata perché è il Feldmaresciallo di Libia che prende tutte le decisioni. Dopo essere stato molto vicino ad alcuni ambienti della Cia, Khalifa Haftar, che vanta anche la cittadinanza americana, al suo ritorno in patria è diventato l’uomo di Mosca recandosi ogni mese in Russia a prendere soldi e ordini. Nelle ultime settimane ha spedito Saddam, il più giovane e feroce dei suoi figli, ad Ankara per chiudere un accordo economico e politico con la Turchia, che per anni è stato il suo principale avversario e sostenitore dei governi della Tripolitania. Nel 2019, proprio per evitare uno scontro diretto fra Russia e Turchia, i mercenari dell’ormai ex Wagner Group fermarono la sua avanzata verso la capitale, ma oggi gli equilibri sul campo sono profondamente mutati. Erdogan ha mollato Dbeibah ed è pronto ad accettare una riunificazione del Paese, in cambio di contratti e influenza. Il clan Haftar, che ha in mano tutti i business della Cirenaica sia legali che illegali, ha preso il controllo della regione meridionale del Fezzan, trovando un accordo con le tribù locali. Mentre il figlio Saddam, nominato il mese scorso tenente generale, è accusato di traffico di droga e di torturare e sequestrare i migranti. Il generale e il suo esercito sono sospettati di vendere armi e inviare uomini nella guerra civile del Sudan, di sostenere i contractor russi in Mali con aerei e droni e di armare i gruppi ribelli del Ciad che vogliono abbattere il regime di N’Djamena. Un autentico signore della guerra che destabilizza l’Africa saheliana e che usa armi e politica con la stessa disinvoltura.
Nel domino di alleanze di Haftar, Osama Hammad, premier fantoccio di Tobruk, ha infatti nominato ministro per gli Affari africani Issa Abdelmajid Mansour, un capo tribù Tebu, popolo che vive sul confine con Mali e Ciad e che controlla tutti i passi di frontiera. «Sono onorato di rappresentare l’unico vero governo della Libia – racconta Mansour -, stiamo lavorando per unificare il Paese. Abbiamo popoli diversi, ma vogliamo lavorare insieme. Per anni i Tebu sono stati emarginati e perseguitati, ma oggi sono diventati fieramente libici. Il Fezzan riconosce il governo di Tobruk e invita Dbeibah a dimettersi per facilitare la transizione democratica. Lancio un appello alle Nazioni Unite perché smettano di sostenere questo finto governo, che vuole soltanto saccheggiare le ricchezze del popolo libico. In qualità di ministro ci tengo anche negare con forza che l’Esercito nazionale libico o le milizie Tebu che rispondono a me abbiamo interferito nella guerra civile in Sudan o in Ciad. A Kufra, la grande oasi del Sud, abbiamo accolto quasi 50.000 profughi sudanesi e il generale Haftar si è proposto come mediatore per raggiungere la tregua. Stiamo ricostruendo la nostra patria e abbiamo trovato la persona su cui puntare».
Khalifa Haftar, l’ultimo warlord sembra davvero vicino a dominare la Libia, spostando definitivamente gli equilibri del Mediterraneo centrale. Se Haftar padre è a Sirte sulla via costiera, il figlio Saddam ha portato quattro brigate a Ash-Shuwayrif, 300 chilometri a Sud di Tripoli: l’obiettivo è stringere la capitale in una morsa.
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