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Il tribunale obbliga una ragazzina a vaccinarsi in nome di Mattarella

Il tribunale obbliga una ragazzina a vaccinarsi in nome di Mattarella
Sergio Mattarella (Ansa)
  • Il monito del Colle tra le motivazioni della sentenza contraria alla volontà della minore di 14 anni il cui padre era favorevole mentre la madre, che non è no vax, avrebbe preferito aspettare. L’avvocato della donna: «Per i giudici il dissenso non ha la stessa rilevanza del consenso».
  • Per i magistrati l’appello a vaccinarsi perché «dovere morale» diventa fonte legislativa.

Lo speciale contiene due articoli.


Può una ragazzina di 14 anni chiedere di posticipare il vaccino? Non secondo il tribunale di Milano, arrivato a citare il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per dirimere un contenzioso tra due genitori. E con una sentenza del 22 novembre scorso ha stabilito di dare ragione al padre che voleva vaccinare la figlia minorenne il più in fretta possibile. La vicenda rischia di creare un precedente molto scivoloso. Dal momento che il tribunale civile di Milano - che rivendica nella sentenza di voler limitare anche in futuro la responsabilità dei genitori contrari alle vaccinazioni anti Covid 19 - rischia di sostituirsi di fatto ai medici su un tema ancora aperto come quello delle vaccinazioni sui minorenni.

Eppure negli ultimi mesi era capitato che alcuni minori avessero chiesto di essere vaccinati, in contrasto con i propri genitori. In questo caso il tribunale aveva dato loro ragione. Perché non farlo anche in questo caso, venendo incontro alle richieste della ragazzina? Le dichiarazioni della ragazzina al giudice Anna Cattaneo erano state molto chiare. «Tra noi ragazzi non parliamo molto dei vaccini, non ho chiesto ai miei compagni di classe e i professori non possono chiederci nulla» aveva detto. «A scuola devo tenere la mascherina e tenere le distanze. Alcuni miei amici delle medie, quelli più sicuri, hanno fatto il vaccino ed altri no. Sia papà che mamma mi hanno chiesto cosa volessi fare, se volessi vaccinarmi oppure no. Io ho sentito per televisione e visto su internet che il vaccino del Covid è un vaccino nuovo e, anche se molto bassa, c 'è una possibilità di avere effetti collaterali. Ho visto gli effetti del Covid sul papà e non sono stati gravi. Visto che il vaccino è nuovo io vorrei aspettare ancora un po’. Non sono stata influenzata dalla mamma nella mia decisione. Mia mamma mi ha sempre detto che io sono libera di scegliere. Mio papà, ha sempre insistito maggiormente perché io facessi il vaccino per la mia salute. A me piace uscire, ma stare all’aria aperta quindi non vado al ristorante e in luoghi chiusi dove serve il green pass. Pertanto non vorrei vaccinarmi adesso».

Parole che abbiamo sentito ripetere spesso di questi tempi, ma che secondo il tribunale sono state influenzate dall’ambiguità della madre della ragazzina. Anzi, i giudici sostengono che la quattordicenne non si sia neppure ben informata, perché «ha fatto solo un generico richiamo alla televisione (i cui programmi, però, nella quasi assoluta totalità, raccomandano vaccinazione, tranne i telegiornali che riportano le notizie dei cortei dei no vax, dei quali però non ha parlato) e solo un accenno a internet (accedendo al quale e inserendo le parole “Vaccini Covid” si aprono immediatamente siti che promuovono la campagna vaccinale, e rassicurano sulla efficacia e sicurezza dei vaccini».

Antonella Vettori, l’avvocato che assisteva la madre della ragazza, spiega: «Nonostante non sia una no vax in quanto soggetto vaccinato», spiega l’avvocato, «nel caso specifico la difesa della minore mi stava a cuore poichè ritengo che la sua volontà dovesse essere tenuta in debita considerazione. Sottolinea che la ragazza aveva espresso la volontà di aspettare e non un diniego totale al vaccino in questione». Anzi, aggiunge il legale, «la ragazza in questione si è sottoposta a tutti i vaccini obbligatori e facoltativi fin dalla nascita, solo in relazione a questo vaccino Covid e alle evidenze di effetti collaterali, nutriva dei dubbi». In pratica, a detta dei giudici del tribunale di Milano «la ragazza non è sufficientemente matura per decidere di non vaccinarsi, ovvero non ha la capacità di discernimento, mentre in casi analoghi ove il minore era consenziente e i genitori in disaccordo, è stata autorizzata la vaccinazione a fronte del consenso del minorenne», continua l’avvocato Vettore. «Perché il dissenso non può avere la medesima rilevanza di un consenso al trattamento sanitario? Nelle sentenze rese dagli altri Tribunali italiani sul tema, si evince che se il minore vuole vaccinarsi e i genitori sono in contrasto, si ascolta la sua volontà, al contrario se il minore non è d’accordo va obbligato a vaccinarsi, pur in assenza di una legge che lo obblighi».

La nona sezione del Tribunale di Milano cita diversi studi scientifici ed è molto critica nei confronti della madre. La donna, nella propria memoria difensiva, aveva chiesto di aspettare un po’ di tempo affinché gli studi sugli effetti collaterali del vaccino sugli under 18 venissero sviluppati. Aveva anche ricordato che i vaccini sugli under 18 sono in fase sperimentale e che sono stati autorizzati solo dalla scorsa estate. Ma secondo i giudici questo non può bastare per impedire una vaccinazione a un minorenne. Dal momento che «le evidenze scientifiche a livello nazionale e internazionale» hanno «accertato l’efficacia e la sicurezza della vaccinazione» e malgrado tra l’altro, il monito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che il 28 luglio aveva detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico la pandemia non è ancora alle nostre spalle, il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso e soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo».


Il monito di Mattarella come alibi per obbligare i ragazzi alla puntura

Agli sgoccioli del suo magnifico settennato, Sergio Mattarella entra nella leggenda giurisprudenziale. L’accorato monito estivo del presidente della Repubblica a favore della vaccinazione, «dovere morale e civico», diventa suprema fonte legislativa. Del resto trattasi pur sempre delle ponderate parole di colui che, incidentalmente, è capo supremo del Csm, organo di autogoverno della magistratura. Difficile trascurare l’appello. Anzi, nel dubbio, meglio abbeverarsi dalla pura sorgente che sgorga dal Colle. Suo malgrado, ovvio.

Il codice Mattarella è l’ultimo effetto collaterale dell’infodemia. Ad avere issato l’esortazione lassù, dove osano soltanto le sentenze della Cassazione, è il Tribunale civile di Milano, chiamato a pronunciarsi su una controversia tra genitori separati. Tenzone inedita. Stavolta, a differenza dei casi giudiziari pregressi, è una malcapitata under 14 a opporsi alla salvifica punturina. Madre e ragazza contrarie. Padre favorevolissimo. Il litigio finisce in tribunale. I giudici milanesi danno ragione all’uomo. È l’ex moglie a sobillare la figlia con «posizioni aprioristiche» e antiscientifiche, scrivono. La sciagurata «trascura tra l’altro il monito del presidente della Repubblica, che il 28 luglio ha detto che la vaccinazione è un dovere morale e civico».

Quel giorno Mattarella interviene durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio, organizzata dall’associazione stampa parlamentare al Quirinale. Si rivolge dunque agli ottenebrati: «La pandemia non è ancora alle nostre spalle. Il virus è mutato e si sta rivelando ancora più contagioso» spiega. «Soltanto grazie ai vaccini siamo in grado di contenerlo». Ricorda pure il fondamentale ritorno a scuola in presenza. «Il regolare andamento del prossimo anno dev'essere un’assoluta priorità».

Il richiamo, lamentano i giudici meneghini, lascia però indifferente la debosciata genitrice, che lavora in una compagnia di assicurazioni. Donna di «posizioni rigide» e «risposte stereotipate». Ma anche dall’«atteggiamento contenuto» e con un’inaccettabile predilezione per le «risposte sintetiche». Non vaccinata, insensibile all’appello presidenziale, mette a rischio la salute della figlia. Per avvalorare la sua tesi, ricordano i magistrati, s’è presa pure il disturbo di produrre un parere della Commissione di bioetica, da cui ha però colpevolmente estrapolato solo «le indicazioni idonee a supportare il proprio pensiero». L’organo consultivo del governo s’era pronunciato il 29 luglio 2021, proprio il giorno dopo l’intervento di Mattarella.

E proprio sulle eventuali controversie familiari, illuminava: «Se la volontà del grande minore di vaccinarsi fosse in contrasto con quella dei genitori, il Comitato ritiene che l’adolescente debba essere ascoltato da personale medico con competenze pediatriche e che la sua volontà debba prevalere, in quanto coincide con il migliore interesse della sua salute psico-fisica e della salute pubblica».

Indicazione che avrebbe tratto in inganno la donna. Perché tali pregiate indicazioni valgono solo al rovescio: se l’illuminato minore vuole immunizzarsi e l’oscurantista genitore non acconsente. Stavolta, invece, le considerazioni della ragazza non contano. Sentita dai magistrati, sommessamente spiega: «Anche se molto bassa, c’è una possibilità di avere effetti collaterali». La mamma, assicura, «mi ha sempre detto che sono libera di scegliere». Insomma, conclude, «vorrei aspettare ancora un po’». Impuro pensiero che invece, scrive il tribunale, «rispecchia un chiaro e preciso orientamento». Quello della madre. L’assicuratrice scettica che osò ignorare il codice Mattarella.

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