True
2022-07-11
Da Nord a Sud: ecco dove fermarsi per un «on the road» indimenticabile
True
iStock
Un on the road lungo lo Stivale per godere, con il giusto ritmo, delle bellezze paesaggistiche e storico-artistiche a nostra disposizione: è possibile? La risposta è sì, nonostante l’estensione del nostro Paese sia (relativamente) limitata.
Non siamo negli Stati Uniti né in Australia, dove – non a caso – camper e roulotte sono mezzi privilegiati tra i viaggiatori locali. A proposito di Australia: The Great Ocean Road è stato definito l’on the road più bello al mondo. L’oceano e le scogliere della parte sud-orientale di Oz (espressione con cui viene altrimenti identificato questo magnifico Paese) fanno di queste 157 miglia un percorso indimenticabile.
In Italia niente deserti né strade panoramiche vuote per ore. Eppure anche l’Italia si presta a lunghi viaggi su strada e gli intermezzi tra un luogo e l’altro non hanno nulla da invidiare ad altri Paesi, che raramente possono vantare una simile concentrazione di natura e cultura.
La Strada delle Dolomiti, per esempio, offre 180 chilometri di pura bellezza tra le cime più belle del mondo, non a caso dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Il punto di partenza è Belluno e quello di arrivo Dobbiaco: provare per credere.
La Toscana - ça va sans dire – è una regione da percorrere rigorosamente on the road. Una delle strade più belle d’Italia, infatti, è la Chiantigiana, che collega Firenze a Siena e consente di ammirare colline, vigneti e borghi arroccati.
La Costiera Amalfitana è forse il simbolo per eccellenza dell’on the road: qui protagonisti sono il mare, i colori e i profumi di questo angolo di paradiso sognato da tutti gli stranieri. Basta percorrere la Statale Panoramica 163 da Positano a Vietri sul Mare per appagare tutti i sensi.
Tra tutte le regioni d’Italia, la Basilicata è quella che forse si presta maggiormente a un viaggio su quattro (o due ruote): paesaggi sgombri, borghi poco conosciuti e spazi incontaminati. A esclusione della turistica Matera, infatti, la Basilicata rimane ancora una regione per pochi. Il consiglio è di non trascurare le Dolomiti Lucane, che regalano scorsi surreali: sembra di stare su un pianeta disabitato.
In cosa consiste la bellezza dei viaggi on the road? Prima di tutto nella libertà che permettono. Certo, è bene organizzarsi un minimo, ma senza eccessi, altrimenti il rischio è di non godersi il fascino tipico di un viaggio su strada. Occorrono essenzialmente due cose: buoni pneumatici e la disponibilità a cambiare programmi. Se si possiedono queste caratteristiche, allora ci si può davvero abbandonare a un on the road vero.
Se si ha proprio necessità di un prontuario pre-partenza, eccone uno:
- Preparare uno scheletro di itinerario (e del tempo che si vuole dedicare a ciascun luogo), aiutandosi con Google Maps.
- Prenotare gli alloggi con anticipo, per evitare brutte sorprese, anche sul fronte economico. La migliore piattaforma rimane ancora Booking.
- Dedicare a ogni luogo almeno una notte: on the road e stress sono nemici.
- Viaggiare leggeri: non ha senso scaricare e caricare grandi valige ogni due giorni.
- Scegliere una buona compilation per assaporare al meglio il viaggio.
- All’ora di pranzo optare per lo street food, non solo per risparmiare tempo e rimanere leggeri durante il viaggio, ma anche per sperimentare la cucina locale da un altro punto di vista. Così, per cena, ci si può concedere un pasto completo.
- Darsi il cambio con il compagno o la compagna di viaggio per evitare colpi di sonno. Se si è soli, concedersi più pause: l’on the road raggiunge il suo vero scopo se lo si intraprende con la giusta filosofia.
Quanto al mezzo, quella è una scelta soggettiva. Ci sono gli amanti della moto, che dell’on the road fanno una filosofia di viaggio, esattamente come i camperisti e gli amanti della roulotte. L’auto rimane invece un mezzo per tutti, anche per chi si appresta a improvvisare un on the road per la prima volta. Non dimentichiamo l’ape-calessino, mezzo che da qualche anno a questa parte spopola soprattutto tra i giovanissimi, non solo in Italia. Via di mezzo tra motorino e automobile, è perfetto per chi ha tempi dilatati e voglia di sperimentare.
Il viaggio che segue prende in considerazione solo alcune delle tappe più interessanti di un on the road da nord a sud. Partenza da Milano e arrivo a Taranto.
Emilia Romagna
Da Milano a Rimini sono circa 6 ore, se si decide di non optare per l’autostrada (un on the road puro la evita). Si tratta di un percorso interessante sia dal punto di vista storico che naturalistico.
È possibile – anzi, consigliato – dividere questo viaggio in tappe. Prima tra tutte: Castiglione D’Adda, storico borgo del Lodigiano. La Pianura Padana non attirerà molte persone, ma Castiglione sorge in una posizione fortunata, a diversi chilometri dai centri più trafficati. Da vedere: il castello Pallavicino Serbelloni, la chiesa di Santa Maria Assunta e quella della Beata Vergine Incoronata. Un piccolo centro ideale per una pausa caffè, prima di continuare con il viaggio verso Rimini.
Seconda tappa: Ferrara, la città delle biciclette, mezzo di locomozione prediletto dai ferraresi, famosi per la loro capacità di godersi la vita con lentezza. La città merita un lasso di tempo che consenta di ammirare il Castello Estense, la vicina cattedrale dedicata a San Giorgio e Palazzo dei Diamanti, chiamato così per i blocchi in marmo bianco e rosa (ben 8500) che ne definiscono struttura e prospettive. A Ferrara è d’obbligo fare una sosta godereccia tra street food e ristoranti di ottima qualità.
Terza tappa: Ravenna. Come trascurare la città in cui è sepolto Dante, illuminata dai preziosi mosaici bizantini? Come per Ferrara, occorre almeno mezza giornata per visitarla, anche se il consiglio rimane quello di fermarsi almeno una notte. Si parte da Piazza del Popolo e il minimo sindacale per poter dire di averla visitata è composto dal Mausoleo di Galla Placidia e dalle Basiliche di San Vitale e di Sant’Apollinare Nuovo.
Infine Rimini. Non solo mare: il Tempio Malatestiano e, in generale, il centro storico (con le sue Piazze Cavour e Tre Martiri) mettono in luce una città estremamente ricca da tutti i punti di vista. Rilassarsi in spiaggia è solo una delle tante opzioni, magari successiva a una visita sulle tracce di Federico Fellini.
Dormire
- Dimora Santa Barbara, via Mortara 1, Ferrara: affittacamere moderno, pulito e centrale.
- Hotel Montecarlo, via Taranto 1, Rivazzurra, Rimini: un tre stelle apprezzato per la pulizia, le colazioni e la vicinanza con il mare.
Mangiare
- Trattoria da Noemi, via Ragno 31, Ferrara: cucina tipica ferrarese. Da provare il tortino di zucca.
- Osteria del Tempo Perso, via Gamba 12, Ravenna: molto buoni i tortellini al ragù.
- La Mi Mama, via Luigi Poletti 32, Rimini: da provare i sardoncini con radicchio e cipolla.
Abruzzo
Lasciandosi alle spalle Rimini, si può finalmente imboccare la strada per l’Abruzzo, direzione Pescara.
Una delle prime tappe in cui consigliamo di fermarsi è Fano, ridente cittadina sul mare delle Marche, meno conosciuta rispetto a Senigallia o Ancona. L’Arco di Augusto, ossia la porta di accesso alla città, dimostra da subito il suo passato romano. Si può anche ammirare dall’alto, precisamente dai Giardini del Pincio, omonimi di quelli presenti nella capitale.
Altra architettura delle meraviglie è il Palazzo Malatestiano, un tempo sede dei Malatesta. In stile rinascimentale, troneggia in centro città. Testimone del romanico-rinascimentale è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, che cela al suo interno la Cappella Nolfi, in stile barocco.
E questi sono solo pochissimi esempi della ricchezza storica del luogo. Concludiamo con un suggerimento “marinaro”: la Marina dei Cesari è caratterizzata dalle molte e colorate chiese dei pescatori, mentre il tramonto migliore si gode dalla Passeggiata di Lisippo.
Puntata d’obbligo successiva a Fano è Sirolo, definita la perla dell’Adriatico. Il borgo è estremamente suggestivo e da qui si raggiungono spiagge dalla bellezza incontaminata, come quelle delle Due Sorelle e San Michele. Per non perdersi una delle viste più belle delle Marche, bisogna appuntarsi il Balcone Panoramico, che si trova proprio nella piazza principale.
Infine Pescara, il cui simbolo, oggi, è l’avveniristico Ponte del Mare, che unisce le due sponde della città e che permette anche di ammirare il Gran Sasso e la Majella. Oltre al bel lungomare, Pescara vanta un centro storico vivace ed elegante e punti di riferimento quale Casa D’Annunzio, dove nacque lo scrittore e poeta. A proposito del Vate, fu anche grazie a lui che venne costruita la Cattedrale di San Cetteo, dove si trovano la tomba della madre e L’Estasi di San Francesco del Guercino.
Dormire
- Apartment Schiavoni, via degli Schiavoni 17, Fano: appartamento confortevole e vicinissimo alla spiaggia (100 metri).
- Valcastagno Relais, via Valcastagno 14, Sirolo: luogo incantevole, colazioni ottime.
- Casa Martina, via Fucino 4, Pescara: b&b a due passi dal centro e dalla spiaggia.
Mangiare
- Ristorante Vecchia Fano, via Bonaccorsi 12/14, Fano: famoso per il tiramisù.
- Ristorante La Taverna, piazza Vittorio Veneto 10, Sirolo. Da provare: la dadolata di tonno.
- Somari, Corso Vittorio Emanuele II 247/249, Pescara: ottimi gli arrosticini di pecora.
Foggiano
Da Pescara a Vasto il passo è breve. Siamo in provincia di Chieti, in una cittadina caratterizzata da un delizioso centro storico e da un mare pulito. Bastano poche ore per visitarla: il tempo di una nuotata nella bella Vasto Marina e di un pranzo o una cena.
È giusto sapere che Vasto, tra l’altro, è la base di partenza per visitare la Costa dei Trabocchi, da percorrere possibilmente in bicicletta (uno degli on the road migliori, a nostro avviso, coniuga automobile o camper/roulotte e bici). Ad accoglierci al nostro arrivo è Piazza Rossetti, intitolata al poeta e patriota italiano, cui Vasto ha dato i natali. A Rossetti è dedicato anche il teatro cittadino.
Il centro storico custodisce, tra gli altri preziosi monumenti, il Castello Caldoresco e Palazzo D’Avalos, che apparteneva alla nobile famiglia originaria della Spagna. Al suo interno si trovano il Museo Archeologico più antico d’Abruzzo, la Pinacoteca Civica e il Museo del Costume Antico.
Dopo qualche oretta di relax in questa bella cittadina di mare, è il momento di dirigersi a Lesina (FG), esempio di una Puglia assolutamente fuori dalle righe. Questo piccolo comune si trova alle porte del Gargano ed è dominato da una laguna dai toni surreali. Il pontile in legno va percorso con calma: l’orizzonte che offre, da un lato sul lago e dall’altro sul centro storico, è particolarmente suggestivo all’ora del tramonto.
Un’escursione in barca permette non solo di trascorrere un po’ di tempo in totale relax, ma anche di entrare a contatto con la fauna locale, di cui la regina è l’anguilla, cucinata in tutte le salse.
Per gli amanti del mare: niente paura, perché è vicinissimo.
Altro luogo di questa Puglia insolita è San Severo, sempre nel Foggiano, definita “la città dei campanili” per via delle tante torri che svettano all’interno della cittadina, dominate da tetti in maiolica colorata. Il più alto è quello della chiesa matrice di San Severino abate.
Assolutamente da visitare il MAT (Museo dell’Alto Tavoliere), all’interno del quale una sezione è dedicata ad Andrea Pazienza, originario di San Severo da parte paterna. Infine le tante cattedrali sotterranee del vino, per cui San Severo è famosissima. Qui, infatti, è nata la prima DOC d’Italia.
Dormire
- Le Mansardine, via San Camillo de Lellis 19, Vasto: b&b notevole per l’accoglienza e le colazioni.
- Mattei Domus, viale Sicilia 25, Lesina: b&b in posizione tranquilla ma centrale.
- Tenuta Inagro, S.P. 142 Km 49,100, San Severo: un hotel con tutti i crismi.
Mangiare
- Trattoria 21, via Canaccio 72, Vasto: ottimo il brodetto.
- Le Braci, via Lanza, Lesina: macelleria-braceria di qualità.
- Il Giardino dei Sapori, via Solferino 25, San Severo: ottima anche la pizza.
Taranto
Questo on the road termina in Puglia, ma passando per la Basilicata, a partire da Palazzo San Gervasio (PZ): un borgo antico, ricco di belvedere e cortili. Qui si trovano un castello - che fu tempo dimora di caccia di Federico II - e diversi palazzi nobiliari, come Palazzo D’Errico, oggi Pinacoteca e Biblioteca “Camillo d’Errico”.
Molto interessante anche la chiesa madre di San Nicola, in stile romanico pugliese. All’interno si trovano anche delle creazioni in cartapesta, modellate da artigiani leccesi. Ma è soprattutto la natura circostante a sorprendere, in special modo il bosco comunale, al cui interno si trovano anche un campeggio e l’idilliaco lago Frontetusio, perfetto per gli amanti del birdwatching.
L’on the road in questa parte d’Italia prosegue a Matera, una città cui le parole non possono rendere giustizia. Antichissima e arcana, visto che affonda le sue radici nella Preistoria; ma anche brulla, essenziale, monastica. La parte più antica – la civita – si trova in alto, mentre in basso ci sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, rioni pietrosi puntellati da case e da grotte.
Percorrendo via Madonna delle Virtù si ha un affaccio privilegiato sulla gravina, sorta di canyon attraversato dal torrente omonimo. Se si ha una buona forma fisica, bisogna assolutamente fare un’incursione nel Parco della Murgia Materana, la cui natura primordiale convive in perfetta armonia con le costruzioni dell’uomo: si tratta di uno degli spettacoli naturali più ammalianti d’Italia.
Questo viaggio si conclude a Taranto, la più bistrattata delle città pugliesi e una delle meno amate del Paese, cosa che si deve alla presenza dell’Ilva e a una fama non troppo brillante del suo centro storico, in passato poco sicuro. Ma bisogna sfatare i miti, anche quelli negativi: Taranto è pur sempre la capitale della Magna Grecia, oltre che il porto principale della Marina Militare. Famosa per il buon cibo, il mare caraibico e la storia che trasuda da ogni pietra, val bene una visita.
Splendidi il ponte girevole – che all’occorrenza si apre per far passare le navi dal Mar Piccolo al Mar Grande e viceversa – e il Castello Aragonese. Una menzione speciale la merita però Taranto Vecchia, con la sua cattedrale (San Cataldo), amata anche da Sgarbi, e con i suoi tanti ipogei, che fungevano da tombe, fornaci o frantoi.
Se si ha tempo, si può proseguire sulla litoranea, con le sue bellissime – ma affollatissime – spiagge.
Dormire
- B&B Palatium S.G., via Roma 3/5, Palazzo San Gervasio: stanze moderne e confortevoli e posizione centrale.
- Pietre e Sassi, via Don Giovanni Minzoni 4, Matera: centralissimo e dotato di stanze molto belle.
- Hotel Europa, via Roma 2, Taranto: elegante e proteso sia verso il mare che verso il centro città.
Mangiare
- Bramea, viale Villa D’Errico 10, Palazzo San Gervasio: bellissima location e piatti raffinati.
- Agriristories, via Sette Dolori 62, Matera: prodotti a km 0. Ottimi i cavatelli al pesto di pistacchio.
- La Paranza, via Cariati 68, Taranto: ottimi l’antipasto paranza e i bigoli allo scoglio.
Continua a leggereRiduci
Che sia in auto, moto o camper, vi proponiamo un'idea di viaggio a tappe con partenza da Milano e arrivo a Taranto, lungo tutta la Penisola, attraverso le bellezze paesaggistiche e storico-artistiche che il nostro territorio ci mette a disposizione.Lo speciale contiene un articolo e quattro approfondimenti.Un on the road lungo lo Stivale per godere, con il giusto ritmo, delle bellezze paesaggistiche e storico-artistiche a nostra disposizione: è possibile? La risposta è sì, nonostante l’estensione del nostro Paese sia (relativamente) limitata. Non siamo negli Stati Uniti né in Australia, dove – non a caso – camper e roulotte sono mezzi privilegiati tra i viaggiatori locali. A proposito di Australia: The Great Ocean Road è stato definito l’on the road più bello al mondo. L’oceano e le scogliere della parte sud-orientale di Oz (espressione con cui viene altrimenti identificato questo magnifico Paese) fanno di queste 157 miglia un percorso indimenticabile.In Italia niente deserti né strade panoramiche vuote per ore. Eppure anche l’Italia si presta a lunghi viaggi su strada e gli intermezzi tra un luogo e l’altro non hanno nulla da invidiare ad altri Paesi, che raramente possono vantare una simile concentrazione di natura e cultura.La Strada delle Dolomiti, per esempio, offre 180 chilometri di pura bellezza tra le cime più belle del mondo, non a caso dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Il punto di partenza è Belluno e quello di arrivo Dobbiaco: provare per credere.La Toscana - ça va sans dire – è una regione da percorrere rigorosamente on the road. Una delle strade più belle d’Italia, infatti, è la Chiantigiana, che collega Firenze a Siena e consente di ammirare colline, vigneti e borghi arroccati.La Costiera Amalfitana è forse il simbolo per eccellenza dell’on the road: qui protagonisti sono il mare, i colori e i profumi di questo angolo di paradiso sognato da tutti gli stranieri. Basta percorrere la Statale Panoramica 163 da Positano a Vietri sul Mare per appagare tutti i sensi.Tra tutte le regioni d’Italia, la Basilicata è quella che forse si presta maggiormente a un viaggio su quattro (o due ruote): paesaggi sgombri, borghi poco conosciuti e spazi incontaminati. A esclusione della turistica Matera, infatti, la Basilicata rimane ancora una regione per pochi. Il consiglio è di non trascurare le Dolomiti Lucane, che regalano scorsi surreali: sembra di stare su un pianeta disabitato.In cosa consiste la bellezza dei viaggi on the road? Prima di tutto nella libertà che permettono. Certo, è bene organizzarsi un minimo, ma senza eccessi, altrimenti il rischio è di non godersi il fascino tipico di un viaggio su strada. Occorrono essenzialmente due cose: buoni pneumatici e la disponibilità a cambiare programmi. Se si possiedono queste caratteristiche, allora ci si può davvero abbandonare a un on the road vero.Se si ha proprio necessità di un prontuario pre-partenza, eccone uno:Preparare uno scheletro di itinerario (e del tempo che si vuole dedicare a ciascun luogo), aiutandosi con Google Maps. Prenotare gli alloggi con anticipo, per evitare brutte sorprese, anche sul fronte economico. La migliore piattaforma rimane ancora Booking.Dedicare a ogni luogo almeno una notte: on the road e stress sono nemici.Viaggiare leggeri: non ha senso scaricare e caricare grandi valige ogni due giorni.Scegliere una buona compilation per assaporare al meglio il viaggio.All’ora di pranzo optare per lo street food, non solo per risparmiare tempo e rimanere leggeri durante il viaggio, ma anche per sperimentare la cucina locale da un altro punto di vista. Così, per cena, ci si può concedere un pasto completo.Darsi il cambio con il compagno o la compagna di viaggio per evitare colpi di sonno. Se si è soli, concedersi più pause: l’on the road raggiunge il suo vero scopo se lo si intraprende con la giusta filosofia.Quanto al mezzo, quella è una scelta soggettiva. Ci sono gli amanti della moto, che dell’on the road fanno una filosofia di viaggio, esattamente come i camperisti e gli amanti della roulotte. L’auto rimane invece un mezzo per tutti, anche per chi si appresta a improvvisare un on the road per la prima volta. Non dimentichiamo l’ape-calessino, mezzo che da qualche anno a questa parte spopola soprattutto tra i giovanissimi, non solo in Italia. Via di mezzo tra motorino e automobile, è perfetto per chi ha tempi dilatati e voglia di sperimentare.Il viaggio che segue prende in considerazione solo alcune delle tappe più interessanti di un on the road da nord a sud. Partenza da Milano e arrivo a Taranto.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/italia-on-the-road-viaggi-2657648112.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="emilia-romagna" data-post-id="2657648112" data-published-at="1657555993" data-use-pagination="False"> Emilia Romagna Da Milano a Rimini sono circa 6 ore, se si decide di non optare per l’autostrada (un on the road puro la evita). Si tratta di un percorso interessante sia dal punto di vista storico che naturalistico.È possibile – anzi, consigliato – dividere questo viaggio in tappe. Prima tra tutte: Castiglione D’Adda, storico borgo del Lodigiano. La Pianura Padana non attirerà molte persone, ma Castiglione sorge in una posizione fortunata, a diversi chilometri dai centri più trafficati. Da vedere: il castello Pallavicino Serbelloni, la chiesa di Santa Maria Assunta e quella della Beata Vergine Incoronata. Un piccolo centro ideale per una pausa caffè, prima di continuare con il viaggio verso Rimini.Seconda tappa: Ferrara, la città delle biciclette, mezzo di locomozione prediletto dai ferraresi, famosi per la loro capacità di godersi la vita con lentezza. La città merita un lasso di tempo che consenta di ammirare il Castello Estense, la vicina cattedrale dedicata a San Giorgio e Palazzo dei Diamanti, chiamato così per i blocchi in marmo bianco e rosa (ben 8500) che ne definiscono struttura e prospettive. A Ferrara è d’obbligo fare una sosta godereccia tra street food e ristoranti di ottima qualità.Terza tappa: Ravenna. Come trascurare la città in cui è sepolto Dante, illuminata dai preziosi mosaici bizantini? Come per Ferrara, occorre almeno mezza giornata per visitarla, anche se il consiglio rimane quello di fermarsi almeno una notte. Si parte da Piazza del Popolo e il minimo sindacale per poter dire di averla visitata è composto dal Mausoleo di Galla Placidia e dalle Basiliche di San Vitale e di Sant’Apollinare Nuovo.Infine Rimini. Non solo mare: il Tempio Malatestiano e, in generale, il centro storico (con le sue Piazze Cavour e Tre Martiri) mettono in luce una città estremamente ricca da tutti i punti di vista. Rilassarsi in spiaggia è solo una delle tante opzioni, magari successiva a una visita sulle tracce di Federico Fellini.DormireDimora Santa Barbara, via Mortara 1, Ferrara: affittacamere moderno, pulito e centrale.Hotel Montecarlo, via Taranto 1, Rivazzurra, Rimini: un tre stelle apprezzato per la pulizia, le colazioni e la vicinanza con il mare.MangiareTrattoria da Noemi, via Ragno 31, Ferrara: cucina tipica ferrarese. Da provare il tortino di zucca.Osteria del Tempo Perso, via Gamba 12, Ravenna: molto buoni i tortellini al ragù.La Mi Mama, via Luigi Poletti 32, Rimini: da provare i sardoncini con radicchio e cipolla. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/italia-on-the-road-viaggi-2657648112.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="abruzzo" data-post-id="2657648112" data-published-at="1657555993" data-use-pagination="False"> Abruzzo Lasciandosi alle spalle Rimini, si può finalmente imboccare la strada per l’Abruzzo, direzione Pescara.Una delle prime tappe in cui consigliamo di fermarsi è Fano, ridente cittadina sul mare delle Marche, meno conosciuta rispetto a Senigallia o Ancona. L’Arco di Augusto, ossia la porta di accesso alla città, dimostra da subito il suo passato romano. Si può anche ammirare dall’alto, precisamente dai Giardini del Pincio, omonimi di quelli presenti nella capitale.Altra architettura delle meraviglie è il Palazzo Malatestiano, un tempo sede dei Malatesta. In stile rinascimentale, troneggia in centro città. Testimone del romanico-rinascimentale è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, che cela al suo interno la Cappella Nolfi, in stile barocco.E questi sono solo pochissimi esempi della ricchezza storica del luogo. Concludiamo con un suggerimento “marinaro”: la Marina dei Cesari è caratterizzata dalle molte e colorate chiese dei pescatori, mentre il tramonto migliore si gode dalla Passeggiata di Lisippo.Puntata d’obbligo successiva a Fano è Sirolo, definita la perla dell’Adriatico. Il borgo è estremamente suggestivo e da qui si raggiungono spiagge dalla bellezza incontaminata, come quelle delle Due Sorelle e San Michele. Per non perdersi una delle viste più belle delle Marche, bisogna appuntarsi il Balcone Panoramico, che si trova proprio nella piazza principale.Infine Pescara, il cui simbolo, oggi, è l’avveniristico Ponte del Mare, che unisce le due sponde della città e che permette anche di ammirare il Gran Sasso e la Majella. Oltre al bel lungomare, Pescara vanta un centro storico vivace ed elegante e punti di riferimento quale Casa D’Annunzio, dove nacque lo scrittore e poeta. A proposito del Vate, fu anche grazie a lui che venne costruita la Cattedrale di San Cetteo, dove si trovano la tomba della madre e L’Estasi di San Francesco del Guercino.Dormire Apartment Schiavoni, via degli Schiavoni 17, Fano: appartamento confortevole e vicinissimo alla spiaggia (100 metri).Valcastagno Relais, via Valcastagno 14, Sirolo: luogo incantevole, colazioni ottime.Casa Martina, via Fucino 4, Pescara: b&b a due passi dal centro e dalla spiaggia.MangiareRistorante Vecchia Fano, via Bonaccorsi 12/14, Fano: famoso per il tiramisù.Ristorante La Taverna, piazza Vittorio Veneto 10, Sirolo. Da provare: la dadolata di tonno.Somari, Corso Vittorio Emanuele II 247/249, Pescara: ottimi gli arrosticini di pecora. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/italia-on-the-road-viaggi-2657648112.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="foggiano" data-post-id="2657648112" data-published-at="1657555993" data-use-pagination="False"> Foggiano Da Pescara a Vasto il passo è breve. Siamo in provincia di Chieti, in una cittadina caratterizzata da un delizioso centro storico e da un mare pulito. Bastano poche ore per visitarla: il tempo di una nuotata nella bella Vasto Marina e di un pranzo o una cena.È giusto sapere che Vasto, tra l’altro, è la base di partenza per visitare la Costa dei Trabocchi, da percorrere possibilmente in bicicletta (uno degli on the road migliori, a nostro avviso, coniuga automobile o camper/roulotte e bici). Ad accoglierci al nostro arrivo è Piazza Rossetti, intitolata al poeta e patriota italiano, cui Vasto ha dato i natali. A Rossetti è dedicato anche il teatro cittadino. Il centro storico custodisce, tra gli altri preziosi monumenti, il Castello Caldoresco e Palazzo D’Avalos, che apparteneva alla nobile famiglia originaria della Spagna. Al suo interno si trovano il Museo Archeologico più antico d’Abruzzo, la Pinacoteca Civica e il Museo del Costume Antico. Dopo qualche oretta di relax in questa bella cittadina di mare, è il momento di dirigersi a Lesina (FG), esempio di una Puglia assolutamente fuori dalle righe. Questo piccolo comune si trova alle porte del Gargano ed è dominato da una laguna dai toni surreali. Il pontile in legno va percorso con calma: l’orizzonte che offre, da un lato sul lago e dall’altro sul centro storico, è particolarmente suggestivo all’ora del tramonto.Un’escursione in barca permette non solo di trascorrere un po’ di tempo in totale relax, ma anche di entrare a contatto con la fauna locale, di cui la regina è l’anguilla, cucinata in tutte le salse. Per gli amanti del mare: niente paura, perché è vicinissimo.Altro luogo di questa Puglia insolita è San Severo, sempre nel Foggiano, definita “la città dei campanili” per via delle tante torri che svettano all’interno della cittadina, dominate da tetti in maiolica colorata. Il più alto è quello della chiesa matrice di San Severino abate. Assolutamente da visitare il MAT (Museo dell’Alto Tavoliere), all’interno del quale una sezione è dedicata ad Andrea Pazienza, originario di San Severo da parte paterna. Infine le tante cattedrali sotterranee del vino, per cui San Severo è famosissima. Qui, infatti, è nata la prima DOC d’Italia.DormireLe Mansardine, via San Camillo de Lellis 19, Vasto: b&b notevole per l’accoglienza e le colazioni.Mattei Domus, viale Sicilia 25, Lesina: b&b in posizione tranquilla ma centrale.Tenuta Inagro, S.P. 142 Km 49,100, San Severo: un hotel con tutti i crismi.MangiareTrattoria 21, via Canaccio 72, Vasto: ottimo il brodetto.Le Braci, via Lanza, Lesina: macelleria-braceria di qualità.Il Giardino dei Sapori, via Solferino 25, San Severo: ottima anche la pizza. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/italia-on-the-road-viaggi-2657648112.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="taranto" data-post-id="2657648112" data-published-at="1657555993" data-use-pagination="False"> Taranto Questo on the road termina in Puglia, ma passando per la Basilicata, a partire da Palazzo San Gervasio (PZ): un borgo antico, ricco di belvedere e cortili. Qui si trovano un castello - che fu tempo dimora di caccia di Federico II - e diversi palazzi nobiliari, come Palazzo D’Errico, oggi Pinacoteca e Biblioteca “Camillo d’Errico”.Molto interessante anche la chiesa madre di San Nicola, in stile romanico pugliese. All’interno si trovano anche delle creazioni in cartapesta, modellate da artigiani leccesi. Ma è soprattutto la natura circostante a sorprendere, in special modo il bosco comunale, al cui interno si trovano anche un campeggio e l’idilliaco lago Frontetusio, perfetto per gli amanti del birdwatching.L’on the road in questa parte d’Italia prosegue a Matera, una città cui le parole non possono rendere giustizia. Antichissima e arcana, visto che affonda le sue radici nella Preistoria; ma anche brulla, essenziale, monastica. La parte più antica – la civita – si trova in alto, mentre in basso ci sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, rioni pietrosi puntellati da case e da grotte.Percorrendo via Madonna delle Virtù si ha un affaccio privilegiato sulla gravina, sorta di canyon attraversato dal torrente omonimo. Se si ha una buona forma fisica, bisogna assolutamente fare un’incursione nel Parco della Murgia Materana, la cui natura primordiale convive in perfetta armonia con le costruzioni dell’uomo: si tratta di uno degli spettacoli naturali più ammalianti d’Italia.Questo viaggio si conclude a Taranto, la più bistrattata delle città pugliesi e una delle meno amate del Paese, cosa che si deve alla presenza dell’Ilva e a una fama non troppo brillante del suo centro storico, in passato poco sicuro. Ma bisogna sfatare i miti, anche quelli negativi: Taranto è pur sempre la capitale della Magna Grecia, oltre che il porto principale della Marina Militare. Famosa per il buon cibo, il mare caraibico e la storia che trasuda da ogni pietra, val bene una visita.Splendidi il ponte girevole – che all’occorrenza si apre per far passare le navi dal Mar Piccolo al Mar Grande e viceversa – e il Castello Aragonese. Una menzione speciale la merita però Taranto Vecchia, con la sua cattedrale (San Cataldo), amata anche da Sgarbi, e con i suoi tanti ipogei, che fungevano da tombe, fornaci o frantoi.Se si ha tempo, si può proseguire sulla litoranea, con le sue bellissime – ma affollatissime – spiagge.DormireB&B Palatium S.G., via Roma 3/5, Palazzo San Gervasio: stanze moderne e confortevoli e posizione centrale.Pietre e Sassi, via Don Giovanni Minzoni 4, Matera: centralissimo e dotato di stanze molto belle.Hotel Europa, via Roma 2, Taranto: elegante e proteso sia verso il mare che verso il centro città.MangiareBramea, viale Villa D’Errico 10, Palazzo San Gervasio: bellissima location e piatti raffinati.Agriristories, via Sette Dolori 62, Matera: prodotti a km 0. Ottimi i cavatelli al pesto di pistacchio.La Paranza, via Cariati 68, Taranto: ottimi l’antipasto paranza e i bigoli allo scoglio.
«Quando ci si adopera per una cura adeguata della nostra Casa comune e di tutti, deve essere considerato un approccio integrale», scrivono i cardinali Michael Czerny e Kevin Joseph Farrell - prefetti rispettivamente dei due citati dicasteri - nell’introduzione al testo dove, peraltro, non manca una citazione di papa Benedetto XVI.
Certo, ci sono pure vari richiami a papa Francesco, com’è inevitabile avendo egli dedicato all’ecologia un’intera enciclica, la Laudato si' (2015). Tuttavia, il testo è del tutto coerente con la linea di papa Leone XIV, il quale, pur citando spesso papa Bergoglio, guida ora la Chiesa su acque dottrinalmente ben più tranquille. Prova ne è il fatto che L’ecologia integrale nella vita della famiglia non si limita, si potrebbe ironizzare, a invitare a fare la raccolta differenziata, ma dedica più passaggi a richiamare il ruolo stesso di quella che, per i cattolici, è la cellula fondamentale della società. Il documento infatti non parla genericamente di famiglia, ma lo fa sempre in riferimento al sacramento matrimoniale; non è un caso che il termine «matrimonio» ricorra ben dieci volte.
A tal proposito, sovvengono le parole di papa Prevost, che nell’omelia in occasione della Messa per il giubileo delle Famiglie, nelle prime settimane del suo pontificato, aveva precisato, esprimendo una linea cristallina, che «il matrimonio non è un ideale ma il canone del vero amore». Non stupisce, allora, che nelle pagine del documento appena pubblicato la famiglia fondata sul sacramento del matrimonio sia richiamata così spesso. Ma c’è più. In un testo che si presenta come di «ecologia integrale», con cioè una prospettiva che si prende cura del creato nel suo insieme, traspare con forza l’idea che non esista cura dell’ambiente senza quella dell’uomo, tanto che viene sottolineata con forza la necessità di far «rispettare la vita umana dal concepimento alla morte naturale dicendo no all’aborto, all’eutanasia, alla maternità surrogata e alle tecniche di fecondazione assistita e alla loro promozione» (p. 34).
Poco prima, anche una condanna all’ideologia antinatalista: «Oggi c’è la tendenza a considerare la crescita demografica come la principale minaccia per l’umanità» (p. 29). A seguire, un ammonimento ai governi che «operano attivamente per la diffusione dell’aborto, promuovendo talvolta l’adozione della pratica della sterilizzazione» e impongono «un forte controllo delle nascite» (p. 30).
Anche le proposte educative alle giovani generazioni, sia pure calibrate sul tema ambientale, sposano sempre un’antropologia cristiana. Così, nelle pagine dedicate all’istruzione, troviamo sì riferimenti all’importanza di «chiedere alla scuola di aggiornare le proprie attività e manuali didattici in materia di ecologia» e a quella di «educare a non sprecare il cibo» (p. 58); ma quest’ultimo impegno arriva comunque dopo l’esortazione a «parlare in maniera adeguata all’età della necessità di proteggere la vita umana da aborto, maternità surrogata ed eutanasia» (p. 57). Il solco tra l’ecologia integrale cristiana e l’ambientalismo caro al mainstream è davvero lampante.
Continua a leggereRiduci
iStock
Il professor Pier Luigi Petrillo ha dato l’anima per questo traguardo. Ieri 27 aprile s’è scoperto grazie alla mobilitazione della Coldiretti - ha portato al passo del Brennero 10.000 agricoltori - che alcuni piatti simbolo di questa cucina sono fatti con ingredienti che d’italiano hanno solo l’etichetta. Una rivelazione scioccante riguarda le mozzarelle campane della serie «tu vulive a pizza c’ha mozzarella e a pummarola in coppa e niente chiù». Secondo l’analisi di Coldiretti e Centro Studi Divulga su dati del ministero della Salute, «l’Italia ha importato nel 2025 circa 1,5 milioni di quintali di cagliate su un totale di 6,4 milioni di quintali di formaggi che arrivano nel nostro Paese (+9% rispetto al 2024)». Passano quasi tutti dal Brennero e «oltre la metà delle cagliate importate finiscono a Napoli (306.000 quintali) a Benevento (183.000 quintali), Campobasso (134.000) e Salerno (92.000)». Due terzi delle cagliate tedesche e polacche sono lavorate al Sud con la Campania che ne assorbe il 46,7%. Ieri al Brennero – Coldiretti aveva il supporto della Guardia di Finanza - hanno scoperto i «Tir dell’orrore». Correva il 9 gennaio 2026 quando sempre il ministro Francesco Lollobrigida annunciava che contrariamente a quanto sostenuto per anni l’Italia diceva sì al Mercosur - il trattato commerciale col Sud America – perché si erano ottenute da Ursula von der Leyen stringenti garanzie sulle clausole di reciprocità, sull’applicazione dell’etichetta d’origine e sullo stabilire in Italia l’autorità doganale europea visto che nessuno si fida dei controlli che fanno gli olandesi. La dogana europea ora sta Lille in Francia che ha detto no al Mercosur. Ursula forse s’è distratta. Al Brennero sono saltati fuori kiwi cileni (l’Italia è il primo produttore al mondo di questi frutti avendo superato anche la Nuova Zelanda) fettine di pollo sudamericano che diventano crocchette italiane, carciofi egiziani, lavorati e venduti come sottaceto italiani, arance sudafricane che diventano succhi di frutta italiani, grano canadese trasformato in pasta italiana. Tutta roba che passa da Rotterdam mentre i nostri partner europei ci danno le cosce di maiale fresche – sono le più «spacciate» al Brennero - che arrivano dalla Germania, dall’Olanda, dalla Danimarca, dalla Francia e diventano prosciutti italiani, così come tonnellate di miele tedesco, centinaia di migliaia di litri di latte francese e polacco e le mozzarelle tedesche già confezionate col tricolore. Un danno enorme alla nostra agricoltura, ma anche alla nostra reputazione commerciale dovuto al codice doganale europeo che consente di etichettare come italiano il prodotto che subisce in Italia anche solo il confezionamento.
«Al centro della mobilitazione che da mesi ha coinvolto almeno 100.000 agricoltori e ha la sua tappa finale qui al Brennero», spiega il segretario generale di Coldiretti Vincenzo Gesmundo, «c’è la battaglia per la revisione della normativa sull’ultima trasformazione che penalizza il lavoro agricolo nazionale e altera profondamente la trasparenza del mercato. E poi vogliamo l’etichetta di origine». Ettore Prandini, che di Coldiretti è il presidente, ribadisce: «L’agroalimentare rappresenta una filiera strategica per il Paese, che vale 707 miliardi di euro e garantisce 4 milioni di posti di lavoro, assistiamo a meccanismi che alterano la concorrenza, comprimono il reddito degli agricoltori e compromettono l’immagine del vero Made in Italy. Vogliamo un intervento europeo immediato. A partire da tre elementi: la sicurezza alimentare, la salute dei consumatori, il reddito degli agricoltori». E giovedì in Coldiretti si replica. A Roma si parla di cibo e salute con il commissario europeo Olivér Várhelyi.
Continua a leggereRiduci
Matteo Salvini e coniugi Trevaillon (Ansa)
Dopo un colloquio di un’ora nel Municipio dove ha incontrato il sindaco Giuseppe Masciulli, Salvini si è recato nella casa nel bosco dove tutto ha avuto inizio. E dove, dopo la scadenza del contratto con il B&B che la ospitava, la coppia ha fatto ritorno proprio in questi giorni. Ma senza figli. «Ci sono i pannelli solari, il bosco, il fiume, le piante, l’asino. È stato chiesto loro di sistemare casa, fatto. La questione sanitaria, c’è il pediatra, le vaccinazioni, fatto. Sistemate le domande educative, c’è l’insegnante pronta. Non capisco cosa si deve aspettare!», ha detto ancora Salvini. «Io sono sicuro che tutti hanno agito in buona fede ma probabilmente qualcuno ha sbagliato valutazione», ha proseguito riferendosi alla decisione del tribunale per i minorenni dell’Aquila dello scorso 20 novembre con cui aveva sospeso la responsabilità genitoriale della coppia sui tre figli. E all’odissea che ne è seguita. Come l’allontanamento di mamma Catherine dalla casa famiglia deciso lo scorso 6 marzo, in quanto ritenuta un possibile ostacolo al percorso educativo dei minori.
Da allora gli incontri sono stati limitati al massimo. Solo negli ultimi giorni è arrivata la concessione di una videochiamata, forse un piccolo segnale di riavvicinamento, mentre per un incontro in presenza si dovranno attendere ulteriori sviluppi nel percorso stabilito dal tribunale. Che ancora non è chiaro. Come ha sottolineato il sindaco, che ha puntato il dito contro l’assenza di un programma che faccia intravedere un esito finale positivo della vicenda. Una lacuna inaccettabile, spiega, a cinque mesi dall’ordinanza e dopo la soluzione di gran parte delle criticità. Anche perché la gestione dell’intera vicenda è costata al Comune di 850 abitanti già 50.000 euro. Una spesa che, in assenza di un percorso definito, potrebbe raddoppiare.
Continua a leggereRiduci
Ecco #DimmiLaVerità del 28 aprile 2026. Il nostro Alessandro Da Rold ci spiega perché giovedì sarà il giorno cruciale per l'inchiesta su Rocchi e gli arbitri.