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2022-07-11
Da Nord a Sud: ecco dove fermarsi per un «on the road» indimenticabile
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Un on the road lungo lo Stivale per godere, con il giusto ritmo, delle bellezze paesaggistiche e storico-artistiche a nostra disposizione: è possibile? La risposta è sì, nonostante l’estensione del nostro Paese sia (relativamente) limitata.
Non siamo negli Stati Uniti né in Australia, dove – non a caso – camper e roulotte sono mezzi privilegiati tra i viaggiatori locali. A proposito di Australia: The Great Ocean Road è stato definito l’on the road più bello al mondo. L’oceano e le scogliere della parte sud-orientale di Oz (espressione con cui viene altrimenti identificato questo magnifico Paese) fanno di queste 157 miglia un percorso indimenticabile.
In Italia niente deserti né strade panoramiche vuote per ore. Eppure anche l’Italia si presta a lunghi viaggi su strada e gli intermezzi tra un luogo e l’altro non hanno nulla da invidiare ad altri Paesi, che raramente possono vantare una simile concentrazione di natura e cultura.
La Strada delle Dolomiti, per esempio, offre 180 chilometri di pura bellezza tra le cime più belle del mondo, non a caso dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Il punto di partenza è Belluno e quello di arrivo Dobbiaco: provare per credere.
La Toscana - ça va sans dire – è una regione da percorrere rigorosamente on the road. Una delle strade più belle d’Italia, infatti, è la Chiantigiana, che collega Firenze a Siena e consente di ammirare colline, vigneti e borghi arroccati.
La Costiera Amalfitana è forse il simbolo per eccellenza dell’on the road: qui protagonisti sono il mare, i colori e i profumi di questo angolo di paradiso sognato da tutti gli stranieri. Basta percorrere la Statale Panoramica 163 da Positano a Vietri sul Mare per appagare tutti i sensi.
Tra tutte le regioni d’Italia, la Basilicata è quella che forse si presta maggiormente a un viaggio su quattro (o due ruote): paesaggi sgombri, borghi poco conosciuti e spazi incontaminati. A esclusione della turistica Matera, infatti, la Basilicata rimane ancora una regione per pochi. Il consiglio è di non trascurare le Dolomiti Lucane, che regalano scorsi surreali: sembra di stare su un pianeta disabitato.
In cosa consiste la bellezza dei viaggi on the road? Prima di tutto nella libertà che permettono. Certo, è bene organizzarsi un minimo, ma senza eccessi, altrimenti il rischio è di non godersi il fascino tipico di un viaggio su strada. Occorrono essenzialmente due cose: buoni pneumatici e la disponibilità a cambiare programmi. Se si possiedono queste caratteristiche, allora ci si può davvero abbandonare a un on the road vero.
Se si ha proprio necessità di un prontuario pre-partenza, eccone uno:
- Preparare uno scheletro di itinerario (e del tempo che si vuole dedicare a ciascun luogo), aiutandosi con Google Maps.
- Prenotare gli alloggi con anticipo, per evitare brutte sorprese, anche sul fronte economico. La migliore piattaforma rimane ancora Booking.
- Dedicare a ogni luogo almeno una notte: on the road e stress sono nemici.
- Viaggiare leggeri: non ha senso scaricare e caricare grandi valige ogni due giorni.
- Scegliere una buona compilation per assaporare al meglio il viaggio.
- All’ora di pranzo optare per lo street food, non solo per risparmiare tempo e rimanere leggeri durante il viaggio, ma anche per sperimentare la cucina locale da un altro punto di vista. Così, per cena, ci si può concedere un pasto completo.
- Darsi il cambio con il compagno o la compagna di viaggio per evitare colpi di sonno. Se si è soli, concedersi più pause: l’on the road raggiunge il suo vero scopo se lo si intraprende con la giusta filosofia.
Quanto al mezzo, quella è una scelta soggettiva. Ci sono gli amanti della moto, che dell’on the road fanno una filosofia di viaggio, esattamente come i camperisti e gli amanti della roulotte. L’auto rimane invece un mezzo per tutti, anche per chi si appresta a improvvisare un on the road per la prima volta. Non dimentichiamo l’ape-calessino, mezzo che da qualche anno a questa parte spopola soprattutto tra i giovanissimi, non solo in Italia. Via di mezzo tra motorino e automobile, è perfetto per chi ha tempi dilatati e voglia di sperimentare.
Il viaggio che segue prende in considerazione solo alcune delle tappe più interessanti di un on the road da nord a sud. Partenza da Milano e arrivo a Taranto.
Emilia Romagna
Da Milano a Rimini sono circa 6 ore, se si decide di non optare per l’autostrada (un on the road puro la evita). Si tratta di un percorso interessante sia dal punto di vista storico che naturalistico.
È possibile – anzi, consigliato – dividere questo viaggio in tappe. Prima tra tutte: Castiglione D’Adda, storico borgo del Lodigiano. La Pianura Padana non attirerà molte persone, ma Castiglione sorge in una posizione fortunata, a diversi chilometri dai centri più trafficati. Da vedere: il castello Pallavicino Serbelloni, la chiesa di Santa Maria Assunta e quella della Beata Vergine Incoronata. Un piccolo centro ideale per una pausa caffè, prima di continuare con il viaggio verso Rimini.
Seconda tappa: Ferrara, la città delle biciclette, mezzo di locomozione prediletto dai ferraresi, famosi per la loro capacità di godersi la vita con lentezza. La città merita un lasso di tempo che consenta di ammirare il Castello Estense, la vicina cattedrale dedicata a San Giorgio e Palazzo dei Diamanti, chiamato così per i blocchi in marmo bianco e rosa (ben 8500) che ne definiscono struttura e prospettive. A Ferrara è d’obbligo fare una sosta godereccia tra street food e ristoranti di ottima qualità.
Terza tappa: Ravenna. Come trascurare la città in cui è sepolto Dante, illuminata dai preziosi mosaici bizantini? Come per Ferrara, occorre almeno mezza giornata per visitarla, anche se il consiglio rimane quello di fermarsi almeno una notte. Si parte da Piazza del Popolo e il minimo sindacale per poter dire di averla visitata è composto dal Mausoleo di Galla Placidia e dalle Basiliche di San Vitale e di Sant’Apollinare Nuovo.
Infine Rimini. Non solo mare: il Tempio Malatestiano e, in generale, il centro storico (con le sue Piazze Cavour e Tre Martiri) mettono in luce una città estremamente ricca da tutti i punti di vista. Rilassarsi in spiaggia è solo una delle tante opzioni, magari successiva a una visita sulle tracce di Federico Fellini.
Dormire
- Dimora Santa Barbara, via Mortara 1, Ferrara: affittacamere moderno, pulito e centrale.
- Hotel Montecarlo, via Taranto 1, Rivazzurra, Rimini: un tre stelle apprezzato per la pulizia, le colazioni e la vicinanza con il mare.
Mangiare
- Trattoria da Noemi, via Ragno 31, Ferrara: cucina tipica ferrarese. Da provare il tortino di zucca.
- Osteria del Tempo Perso, via Gamba 12, Ravenna: molto buoni i tortellini al ragù.
- La Mi Mama, via Luigi Poletti 32, Rimini: da provare i sardoncini con radicchio e cipolla.
Abruzzo
Lasciandosi alle spalle Rimini, si può finalmente imboccare la strada per l’Abruzzo, direzione Pescara.
Una delle prime tappe in cui consigliamo di fermarsi è Fano, ridente cittadina sul mare delle Marche, meno conosciuta rispetto a Senigallia o Ancona. L’Arco di Augusto, ossia la porta di accesso alla città, dimostra da subito il suo passato romano. Si può anche ammirare dall’alto, precisamente dai Giardini del Pincio, omonimi di quelli presenti nella capitale.
Altra architettura delle meraviglie è il Palazzo Malatestiano, un tempo sede dei Malatesta. In stile rinascimentale, troneggia in centro città. Testimone del romanico-rinascimentale è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, che cela al suo interno la Cappella Nolfi, in stile barocco.
E questi sono solo pochissimi esempi della ricchezza storica del luogo. Concludiamo con un suggerimento “marinaro”: la Marina dei Cesari è caratterizzata dalle molte e colorate chiese dei pescatori, mentre il tramonto migliore si gode dalla Passeggiata di Lisippo.
Puntata d’obbligo successiva a Fano è Sirolo, definita la perla dell’Adriatico. Il borgo è estremamente suggestivo e da qui si raggiungono spiagge dalla bellezza incontaminata, come quelle delle Due Sorelle e San Michele. Per non perdersi una delle viste più belle delle Marche, bisogna appuntarsi il Balcone Panoramico, che si trova proprio nella piazza principale.
Infine Pescara, il cui simbolo, oggi, è l’avveniristico Ponte del Mare, che unisce le due sponde della città e che permette anche di ammirare il Gran Sasso e la Majella. Oltre al bel lungomare, Pescara vanta un centro storico vivace ed elegante e punti di riferimento quale Casa D’Annunzio, dove nacque lo scrittore e poeta. A proposito del Vate, fu anche grazie a lui che venne costruita la Cattedrale di San Cetteo, dove si trovano la tomba della madre e L’Estasi di San Francesco del Guercino.
Dormire
- Apartment Schiavoni, via degli Schiavoni 17, Fano: appartamento confortevole e vicinissimo alla spiaggia (100 metri).
- Valcastagno Relais, via Valcastagno 14, Sirolo: luogo incantevole, colazioni ottime.
- Casa Martina, via Fucino 4, Pescara: b&b a due passi dal centro e dalla spiaggia.
Mangiare
- Ristorante Vecchia Fano, via Bonaccorsi 12/14, Fano: famoso per il tiramisù.
- Ristorante La Taverna, piazza Vittorio Veneto 10, Sirolo. Da provare: la dadolata di tonno.
- Somari, Corso Vittorio Emanuele II 247/249, Pescara: ottimi gli arrosticini di pecora.
Foggiano
Da Pescara a Vasto il passo è breve. Siamo in provincia di Chieti, in una cittadina caratterizzata da un delizioso centro storico e da un mare pulito. Bastano poche ore per visitarla: il tempo di una nuotata nella bella Vasto Marina e di un pranzo o una cena.
È giusto sapere che Vasto, tra l’altro, è la base di partenza per visitare la Costa dei Trabocchi, da percorrere possibilmente in bicicletta (uno degli on the road migliori, a nostro avviso, coniuga automobile o camper/roulotte e bici). Ad accoglierci al nostro arrivo è Piazza Rossetti, intitolata al poeta e patriota italiano, cui Vasto ha dato i natali. A Rossetti è dedicato anche il teatro cittadino.
Il centro storico custodisce, tra gli altri preziosi monumenti, il Castello Caldoresco e Palazzo D’Avalos, che apparteneva alla nobile famiglia originaria della Spagna. Al suo interno si trovano il Museo Archeologico più antico d’Abruzzo, la Pinacoteca Civica e il Museo del Costume Antico.
Dopo qualche oretta di relax in questa bella cittadina di mare, è il momento di dirigersi a Lesina (FG), esempio di una Puglia assolutamente fuori dalle righe. Questo piccolo comune si trova alle porte del Gargano ed è dominato da una laguna dai toni surreali. Il pontile in legno va percorso con calma: l’orizzonte che offre, da un lato sul lago e dall’altro sul centro storico, è particolarmente suggestivo all’ora del tramonto.
Un’escursione in barca permette non solo di trascorrere un po’ di tempo in totale relax, ma anche di entrare a contatto con la fauna locale, di cui la regina è l’anguilla, cucinata in tutte le salse.
Per gli amanti del mare: niente paura, perché è vicinissimo.
Altro luogo di questa Puglia insolita è San Severo, sempre nel Foggiano, definita “la città dei campanili” per via delle tante torri che svettano all’interno della cittadina, dominate da tetti in maiolica colorata. Il più alto è quello della chiesa matrice di San Severino abate.
Assolutamente da visitare il MAT (Museo dell’Alto Tavoliere), all’interno del quale una sezione è dedicata ad Andrea Pazienza, originario di San Severo da parte paterna. Infine le tante cattedrali sotterranee del vino, per cui San Severo è famosissima. Qui, infatti, è nata la prima DOC d’Italia.
Dormire
- Le Mansardine, via San Camillo de Lellis 19, Vasto: b&b notevole per l’accoglienza e le colazioni.
- Mattei Domus, viale Sicilia 25, Lesina: b&b in posizione tranquilla ma centrale.
- Tenuta Inagro, S.P. 142 Km 49,100, San Severo: un hotel con tutti i crismi.
Mangiare
- Trattoria 21, via Canaccio 72, Vasto: ottimo il brodetto.
- Le Braci, via Lanza, Lesina: macelleria-braceria di qualità.
- Il Giardino dei Sapori, via Solferino 25, San Severo: ottima anche la pizza.
Taranto
Questo on the road termina in Puglia, ma passando per la Basilicata, a partire da Palazzo San Gervasio (PZ): un borgo antico, ricco di belvedere e cortili. Qui si trovano un castello - che fu tempo dimora di caccia di Federico II - e diversi palazzi nobiliari, come Palazzo D’Errico, oggi Pinacoteca e Biblioteca “Camillo d’Errico”.
Molto interessante anche la chiesa madre di San Nicola, in stile romanico pugliese. All’interno si trovano anche delle creazioni in cartapesta, modellate da artigiani leccesi. Ma è soprattutto la natura circostante a sorprendere, in special modo il bosco comunale, al cui interno si trovano anche un campeggio e l’idilliaco lago Frontetusio, perfetto per gli amanti del birdwatching.
L’on the road in questa parte d’Italia prosegue a Matera, una città cui le parole non possono rendere giustizia. Antichissima e arcana, visto che affonda le sue radici nella Preistoria; ma anche brulla, essenziale, monastica. La parte più antica – la civita – si trova in alto, mentre in basso ci sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, rioni pietrosi puntellati da case e da grotte.
Percorrendo via Madonna delle Virtù si ha un affaccio privilegiato sulla gravina, sorta di canyon attraversato dal torrente omonimo. Se si ha una buona forma fisica, bisogna assolutamente fare un’incursione nel Parco della Murgia Materana, la cui natura primordiale convive in perfetta armonia con le costruzioni dell’uomo: si tratta di uno degli spettacoli naturali più ammalianti d’Italia.
Questo viaggio si conclude a Taranto, la più bistrattata delle città pugliesi e una delle meno amate del Paese, cosa che si deve alla presenza dell’Ilva e a una fama non troppo brillante del suo centro storico, in passato poco sicuro. Ma bisogna sfatare i miti, anche quelli negativi: Taranto è pur sempre la capitale della Magna Grecia, oltre che il porto principale della Marina Militare. Famosa per il buon cibo, il mare caraibico e la storia che trasuda da ogni pietra, val bene una visita.
Splendidi il ponte girevole – che all’occorrenza si apre per far passare le navi dal Mar Piccolo al Mar Grande e viceversa – e il Castello Aragonese. Una menzione speciale la merita però Taranto Vecchia, con la sua cattedrale (San Cataldo), amata anche da Sgarbi, e con i suoi tanti ipogei, che fungevano da tombe, fornaci o frantoi.
Se si ha tempo, si può proseguire sulla litoranea, con le sue bellissime – ma affollatissime – spiagge.
Dormire
- B&B Palatium S.G., via Roma 3/5, Palazzo San Gervasio: stanze moderne e confortevoli e posizione centrale.
- Pietre e Sassi, via Don Giovanni Minzoni 4, Matera: centralissimo e dotato di stanze molto belle.
- Hotel Europa, via Roma 2, Taranto: elegante e proteso sia verso il mare che verso il centro città.
Mangiare
- Bramea, viale Villa D’Errico 10, Palazzo San Gervasio: bellissima location e piatti raffinati.
- Agriristories, via Sette Dolori 62, Matera: prodotti a km 0. Ottimi i cavatelli al pesto di pistacchio.
- La Paranza, via Cariati 68, Taranto: ottimi l’antipasto paranza e i bigoli allo scoglio.
Continua a leggereRiduci
Che sia in auto, moto o camper, vi proponiamo un'idea di viaggio a tappe con partenza da Milano e arrivo a Taranto, lungo tutta la Penisola, attraverso le bellezze paesaggistiche e storico-artistiche che il nostro territorio ci mette a disposizione.Lo speciale contiene un articolo e quattro approfondimenti.Un on the road lungo lo Stivale per godere, con il giusto ritmo, delle bellezze paesaggistiche e storico-artistiche a nostra disposizione: è possibile? La risposta è sì, nonostante l’estensione del nostro Paese sia (relativamente) limitata. Non siamo negli Stati Uniti né in Australia, dove – non a caso – camper e roulotte sono mezzi privilegiati tra i viaggiatori locali. A proposito di Australia: The Great Ocean Road è stato definito l’on the road più bello al mondo. L’oceano e le scogliere della parte sud-orientale di Oz (espressione con cui viene altrimenti identificato questo magnifico Paese) fanno di queste 157 miglia un percorso indimenticabile.In Italia niente deserti né strade panoramiche vuote per ore. Eppure anche l’Italia si presta a lunghi viaggi su strada e gli intermezzi tra un luogo e l’altro non hanno nulla da invidiare ad altri Paesi, che raramente possono vantare una simile concentrazione di natura e cultura.La Strada delle Dolomiti, per esempio, offre 180 chilometri di pura bellezza tra le cime più belle del mondo, non a caso dichiarate Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO. Il punto di partenza è Belluno e quello di arrivo Dobbiaco: provare per credere.La Toscana - ça va sans dire – è una regione da percorrere rigorosamente on the road. Una delle strade più belle d’Italia, infatti, è la Chiantigiana, che collega Firenze a Siena e consente di ammirare colline, vigneti e borghi arroccati.La Costiera Amalfitana è forse il simbolo per eccellenza dell’on the road: qui protagonisti sono il mare, i colori e i profumi di questo angolo di paradiso sognato da tutti gli stranieri. Basta percorrere la Statale Panoramica 163 da Positano a Vietri sul Mare per appagare tutti i sensi.Tra tutte le regioni d’Italia, la Basilicata è quella che forse si presta maggiormente a un viaggio su quattro (o due ruote): paesaggi sgombri, borghi poco conosciuti e spazi incontaminati. A esclusione della turistica Matera, infatti, la Basilicata rimane ancora una regione per pochi. Il consiglio è di non trascurare le Dolomiti Lucane, che regalano scorsi surreali: sembra di stare su un pianeta disabitato.In cosa consiste la bellezza dei viaggi on the road? Prima di tutto nella libertà che permettono. Certo, è bene organizzarsi un minimo, ma senza eccessi, altrimenti il rischio è di non godersi il fascino tipico di un viaggio su strada. Occorrono essenzialmente due cose: buoni pneumatici e la disponibilità a cambiare programmi. Se si possiedono queste caratteristiche, allora ci si può davvero abbandonare a un on the road vero.Se si ha proprio necessità di un prontuario pre-partenza, eccone uno:Preparare uno scheletro di itinerario (e del tempo che si vuole dedicare a ciascun luogo), aiutandosi con Google Maps. Prenotare gli alloggi con anticipo, per evitare brutte sorprese, anche sul fronte economico. La migliore piattaforma rimane ancora Booking.Dedicare a ogni luogo almeno una notte: on the road e stress sono nemici.Viaggiare leggeri: non ha senso scaricare e caricare grandi valige ogni due giorni.Scegliere una buona compilation per assaporare al meglio il viaggio.All’ora di pranzo optare per lo street food, non solo per risparmiare tempo e rimanere leggeri durante il viaggio, ma anche per sperimentare la cucina locale da un altro punto di vista. Così, per cena, ci si può concedere un pasto completo.Darsi il cambio con il compagno o la compagna di viaggio per evitare colpi di sonno. Se si è soli, concedersi più pause: l’on the road raggiunge il suo vero scopo se lo si intraprende con la giusta filosofia.Quanto al mezzo, quella è una scelta soggettiva. Ci sono gli amanti della moto, che dell’on the road fanno una filosofia di viaggio, esattamente come i camperisti e gli amanti della roulotte. L’auto rimane invece un mezzo per tutti, anche per chi si appresta a improvvisare un on the road per la prima volta. Non dimentichiamo l’ape-calessino, mezzo che da qualche anno a questa parte spopola soprattutto tra i giovanissimi, non solo in Italia. Via di mezzo tra motorino e automobile, è perfetto per chi ha tempi dilatati e voglia di sperimentare.Il viaggio che segue prende in considerazione solo alcune delle tappe più interessanti di un on the road da nord a sud. Partenza da Milano e arrivo a Taranto.<div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem1" data-id="1" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/italia-on-the-road-viaggi-2657648112.html?rebelltitem=1#rebelltitem1" data-basename="emilia-romagna" data-post-id="2657648112" data-published-at="1657555993" data-use-pagination="False"> Emilia Romagna Da Milano a Rimini sono circa 6 ore, se si decide di non optare per l’autostrada (un on the road puro la evita). Si tratta di un percorso interessante sia dal punto di vista storico che naturalistico.È possibile – anzi, consigliato – dividere questo viaggio in tappe. Prima tra tutte: Castiglione D’Adda, storico borgo del Lodigiano. La Pianura Padana non attirerà molte persone, ma Castiglione sorge in una posizione fortunata, a diversi chilometri dai centri più trafficati. Da vedere: il castello Pallavicino Serbelloni, la chiesa di Santa Maria Assunta e quella della Beata Vergine Incoronata. Un piccolo centro ideale per una pausa caffè, prima di continuare con il viaggio verso Rimini.Seconda tappa: Ferrara, la città delle biciclette, mezzo di locomozione prediletto dai ferraresi, famosi per la loro capacità di godersi la vita con lentezza. La città merita un lasso di tempo che consenta di ammirare il Castello Estense, la vicina cattedrale dedicata a San Giorgio e Palazzo dei Diamanti, chiamato così per i blocchi in marmo bianco e rosa (ben 8500) che ne definiscono struttura e prospettive. A Ferrara è d’obbligo fare una sosta godereccia tra street food e ristoranti di ottima qualità.Terza tappa: Ravenna. Come trascurare la città in cui è sepolto Dante, illuminata dai preziosi mosaici bizantini? Come per Ferrara, occorre almeno mezza giornata per visitarla, anche se il consiglio rimane quello di fermarsi almeno una notte. Si parte da Piazza del Popolo e il minimo sindacale per poter dire di averla visitata è composto dal Mausoleo di Galla Placidia e dalle Basiliche di San Vitale e di Sant’Apollinare Nuovo.Infine Rimini. Non solo mare: il Tempio Malatestiano e, in generale, il centro storico (con le sue Piazze Cavour e Tre Martiri) mettono in luce una città estremamente ricca da tutti i punti di vista. Rilassarsi in spiaggia è solo una delle tante opzioni, magari successiva a una visita sulle tracce di Federico Fellini.DormireDimora Santa Barbara, via Mortara 1, Ferrara: affittacamere moderno, pulito e centrale.Hotel Montecarlo, via Taranto 1, Rivazzurra, Rimini: un tre stelle apprezzato per la pulizia, le colazioni e la vicinanza con il mare.MangiareTrattoria da Noemi, via Ragno 31, Ferrara: cucina tipica ferrarese. Da provare il tortino di zucca.Osteria del Tempo Perso, via Gamba 12, Ravenna: molto buoni i tortellini al ragù.La Mi Mama, via Luigi Poletti 32, Rimini: da provare i sardoncini con radicchio e cipolla. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem2" data-id="2" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/italia-on-the-road-viaggi-2657648112.html?rebelltitem=2#rebelltitem2" data-basename="abruzzo" data-post-id="2657648112" data-published-at="1657555993" data-use-pagination="False"> Abruzzo Lasciandosi alle spalle Rimini, si può finalmente imboccare la strada per l’Abruzzo, direzione Pescara.Una delle prime tappe in cui consigliamo di fermarsi è Fano, ridente cittadina sul mare delle Marche, meno conosciuta rispetto a Senigallia o Ancona. L’Arco di Augusto, ossia la porta di accesso alla città, dimostra da subito il suo passato romano. Si può anche ammirare dall’alto, precisamente dai Giardini del Pincio, omonimi di quelli presenti nella capitale.Altra architettura delle meraviglie è il Palazzo Malatestiano, un tempo sede dei Malatesta. In stile rinascimentale, troneggia in centro città. Testimone del romanico-rinascimentale è la Cattedrale di Santa Maria Assunta, che cela al suo interno la Cappella Nolfi, in stile barocco.E questi sono solo pochissimi esempi della ricchezza storica del luogo. Concludiamo con un suggerimento “marinaro”: la Marina dei Cesari è caratterizzata dalle molte e colorate chiese dei pescatori, mentre il tramonto migliore si gode dalla Passeggiata di Lisippo.Puntata d’obbligo successiva a Fano è Sirolo, definita la perla dell’Adriatico. Il borgo è estremamente suggestivo e da qui si raggiungono spiagge dalla bellezza incontaminata, come quelle delle Due Sorelle e San Michele. Per non perdersi una delle viste più belle delle Marche, bisogna appuntarsi il Balcone Panoramico, che si trova proprio nella piazza principale.Infine Pescara, il cui simbolo, oggi, è l’avveniristico Ponte del Mare, che unisce le due sponde della città e che permette anche di ammirare il Gran Sasso e la Majella. Oltre al bel lungomare, Pescara vanta un centro storico vivace ed elegante e punti di riferimento quale Casa D’Annunzio, dove nacque lo scrittore e poeta. A proposito del Vate, fu anche grazie a lui che venne costruita la Cattedrale di San Cetteo, dove si trovano la tomba della madre e L’Estasi di San Francesco del Guercino.Dormire Apartment Schiavoni, via degli Schiavoni 17, Fano: appartamento confortevole e vicinissimo alla spiaggia (100 metri).Valcastagno Relais, via Valcastagno 14, Sirolo: luogo incantevole, colazioni ottime.Casa Martina, via Fucino 4, Pescara: b&b a due passi dal centro e dalla spiaggia.MangiareRistorante Vecchia Fano, via Bonaccorsi 12/14, Fano: famoso per il tiramisù.Ristorante La Taverna, piazza Vittorio Veneto 10, Sirolo. Da provare: la dadolata di tonno.Somari, Corso Vittorio Emanuele II 247/249, Pescara: ottimi gli arrosticini di pecora. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem3" data-id="3" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/italia-on-the-road-viaggi-2657648112.html?rebelltitem=3#rebelltitem3" data-basename="foggiano" data-post-id="2657648112" data-published-at="1657555993" data-use-pagination="False"> Foggiano Da Pescara a Vasto il passo è breve. Siamo in provincia di Chieti, in una cittadina caratterizzata da un delizioso centro storico e da un mare pulito. Bastano poche ore per visitarla: il tempo di una nuotata nella bella Vasto Marina e di un pranzo o una cena.È giusto sapere che Vasto, tra l’altro, è la base di partenza per visitare la Costa dei Trabocchi, da percorrere possibilmente in bicicletta (uno degli on the road migliori, a nostro avviso, coniuga automobile o camper/roulotte e bici). Ad accoglierci al nostro arrivo è Piazza Rossetti, intitolata al poeta e patriota italiano, cui Vasto ha dato i natali. A Rossetti è dedicato anche il teatro cittadino. Il centro storico custodisce, tra gli altri preziosi monumenti, il Castello Caldoresco e Palazzo D’Avalos, che apparteneva alla nobile famiglia originaria della Spagna. Al suo interno si trovano il Museo Archeologico più antico d’Abruzzo, la Pinacoteca Civica e il Museo del Costume Antico. Dopo qualche oretta di relax in questa bella cittadina di mare, è il momento di dirigersi a Lesina (FG), esempio di una Puglia assolutamente fuori dalle righe. Questo piccolo comune si trova alle porte del Gargano ed è dominato da una laguna dai toni surreali. Il pontile in legno va percorso con calma: l’orizzonte che offre, da un lato sul lago e dall’altro sul centro storico, è particolarmente suggestivo all’ora del tramonto.Un’escursione in barca permette non solo di trascorrere un po’ di tempo in totale relax, ma anche di entrare a contatto con la fauna locale, di cui la regina è l’anguilla, cucinata in tutte le salse. Per gli amanti del mare: niente paura, perché è vicinissimo.Altro luogo di questa Puglia insolita è San Severo, sempre nel Foggiano, definita “la città dei campanili” per via delle tante torri che svettano all’interno della cittadina, dominate da tetti in maiolica colorata. Il più alto è quello della chiesa matrice di San Severino abate. Assolutamente da visitare il MAT (Museo dell’Alto Tavoliere), all’interno del quale una sezione è dedicata ad Andrea Pazienza, originario di San Severo da parte paterna. Infine le tante cattedrali sotterranee del vino, per cui San Severo è famosissima. Qui, infatti, è nata la prima DOC d’Italia.DormireLe Mansardine, via San Camillo de Lellis 19, Vasto: b&b notevole per l’accoglienza e le colazioni.Mattei Domus, viale Sicilia 25, Lesina: b&b in posizione tranquilla ma centrale.Tenuta Inagro, S.P. 142 Km 49,100, San Severo: un hotel con tutti i crismi.MangiareTrattoria 21, via Canaccio 72, Vasto: ottimo il brodetto.Le Braci, via Lanza, Lesina: macelleria-braceria di qualità.Il Giardino dei Sapori, via Solferino 25, San Severo: ottima anche la pizza. <div class="rebellt-item col2" id="rebelltitem4" data-id="4" data-reload-ads="false" data-is-image="False" data-href="https://www.laverita.info/italia-on-the-road-viaggi-2657648112.html?rebelltitem=4#rebelltitem4" data-basename="taranto" data-post-id="2657648112" data-published-at="1657555993" data-use-pagination="False"> Taranto Questo on the road termina in Puglia, ma passando per la Basilicata, a partire da Palazzo San Gervasio (PZ): un borgo antico, ricco di belvedere e cortili. Qui si trovano un castello - che fu tempo dimora di caccia di Federico II - e diversi palazzi nobiliari, come Palazzo D’Errico, oggi Pinacoteca e Biblioteca “Camillo d’Errico”.Molto interessante anche la chiesa madre di San Nicola, in stile romanico pugliese. All’interno si trovano anche delle creazioni in cartapesta, modellate da artigiani leccesi. Ma è soprattutto la natura circostante a sorprendere, in special modo il bosco comunale, al cui interno si trovano anche un campeggio e l’idilliaco lago Frontetusio, perfetto per gli amanti del birdwatching.L’on the road in questa parte d’Italia prosegue a Matera, una città cui le parole non possono rendere giustizia. Antichissima e arcana, visto che affonda le sue radici nella Preistoria; ma anche brulla, essenziale, monastica. La parte più antica – la civita – si trova in alto, mentre in basso ci sono il Sasso Caveoso e il Sasso Barisano, rioni pietrosi puntellati da case e da grotte.Percorrendo via Madonna delle Virtù si ha un affaccio privilegiato sulla gravina, sorta di canyon attraversato dal torrente omonimo. Se si ha una buona forma fisica, bisogna assolutamente fare un’incursione nel Parco della Murgia Materana, la cui natura primordiale convive in perfetta armonia con le costruzioni dell’uomo: si tratta di uno degli spettacoli naturali più ammalianti d’Italia.Questo viaggio si conclude a Taranto, la più bistrattata delle città pugliesi e una delle meno amate del Paese, cosa che si deve alla presenza dell’Ilva e a una fama non troppo brillante del suo centro storico, in passato poco sicuro. Ma bisogna sfatare i miti, anche quelli negativi: Taranto è pur sempre la capitale della Magna Grecia, oltre che il porto principale della Marina Militare. Famosa per il buon cibo, il mare caraibico e la storia che trasuda da ogni pietra, val bene una visita.Splendidi il ponte girevole – che all’occorrenza si apre per far passare le navi dal Mar Piccolo al Mar Grande e viceversa – e il Castello Aragonese. Una menzione speciale la merita però Taranto Vecchia, con la sua cattedrale (San Cataldo), amata anche da Sgarbi, e con i suoi tanti ipogei, che fungevano da tombe, fornaci o frantoi.Se si ha tempo, si può proseguire sulla litoranea, con le sue bellissime – ma affollatissime – spiagge.DormireB&B Palatium S.G., via Roma 3/5, Palazzo San Gervasio: stanze moderne e confortevoli e posizione centrale.Pietre e Sassi, via Don Giovanni Minzoni 4, Matera: centralissimo e dotato di stanze molto belle.Hotel Europa, via Roma 2, Taranto: elegante e proteso sia verso il mare che verso il centro città.MangiareBramea, viale Villa D’Errico 10, Palazzo San Gervasio: bellissima location e piatti raffinati.Agriristories, via Sette Dolori 62, Matera: prodotti a km 0. Ottimi i cavatelli al pesto di pistacchio.La Paranza, via Cariati 68, Taranto: ottimi l’antipasto paranza e i bigoli allo scoglio.
Monica Montefalcone (Ansa)
Ieri le squadre di soccorso nell’arcipelago hanno recuperato il primo corpo, quello di Gianluca Benedetti. Ancora disperse, invece, le altre quattro vittime di quello che le autorità locali hanno definito il più grave incidente subacqueo nella storia del Paese. Le immersioni di soccorso, considerate di per sé ad alto rischio, sono state interrotte per il maltempo dopo l’una di ieri e riprenderanno oggi.
Dopo il ritrovamento del corpo di Benedetti, il presidente delle Maldive Mohamed Muizzu, ha espresso su X «le nostre più sentite condoglianze a Sergio Mattarella e al popolo italiano per il tragico incidente». «Siamo profondamente addolorati per questa tragedia», ha detto Muizzu, «e i nostri pensieri e le nostre preghiere sono rivolti alle famiglie del cittadino italiano deceduto, ai quattro italiani dispersi e a tutti coloro che sono stati colpiti da questo evento. La ricerca dei quattro subacquei ancora dispersi rimane la nostra massima priorità e il governo delle Maldive ringrazia l’Italia per il supporto fornito alle vaste operazioni di recupero in corso».
Sui dettagli delle ricerche è intervenuto portavoce del governo, Mohamed Hussain Shareef, che ha dichiarato che le autorità hanno delimitato l’area di ricerca e che riprenderanno le operazioni non appena le condizioni meteorologiche miglioreranno. Si ritiene che le vittime siano intrappolate all’interno di una grotta a una profondità di 62 metri. «Le condizioni meteorologiche non sono ideali per le immersioni e il mare è molto agitato. Abbiamo inviato nella zona la nostra nave più grande della Guardia costiera e anche i diplomatici italiani sono sul posto», ha dichiarato Shareef. Ha aggiunto che ai turisti non è consentito immergersi al di sotto dei 30 metri. «Verrà avviata un’indagine separata per accertare come questi subacquei siano finiti al di sotto della profondità consentita, ma al momento la nostra priorità è la ricerca e il salvataggio», ha concluso Shareef.
Intanto, anche la Procura di Roma ha fatto sapere che aprirà un fascicolo di indagine in relazione al decesso di cinque cittadini italiani durante un’immersione nel mare delle Maldive. Formalmente i pm capitolini attendono la comunicazione del consolato e, a quel punto, affideranno una delega di indagine per compiere tutti gli accertamenti necessari a stabilire le cause dei decessi. «Il tempo ieri (giovedì, ndr) al momento dell’immersione era bello, il mare non era perturbato e la visibilità ottima», ha raccontato all’Ansa una delle persone a bordo della safari boat Duke of York da cui si sono tuffati i cinque italiani morti durante l’immersione alle grotte di Alimathà. «Non abbiamo idea di cosa possa essere successo in quegli antri», ha aggiunto, «è presto per fare ipotesi. Bisogna ancora recuperare quattro corpi. Stiamo bene ma sotto choc».
«Io non so cosa sia successo là sotto. Ma è davvero strano che siano morti in cinque. Mia moglie ha fatto 5.000 immersioni. È una esperta, sa cosa fare anche in caso di difficoltà»: Carlo Sommacal, marito di Monica Montefalcone, ha appena finito di parlare con l’ambasciata. La figlia Giorgia si doveva laureare tra un mese, laurea triennale di Ingegneria biomedica. Quando ieri ha ricevuto la telefonata dall’ambasciata «mi sono crollate le gambe. E da lì non mi sono fermato un attimo. Ho dovuto dirlo a mio figlio, al fidanzato di Giorgia, ai miei suoceri che abitano poco lontano da qui». Il marito spera che ritrovino i corpi anche perché «di solito Monica quando si immergeva aveva una GoPro. Non so se l’avesse anche l’altro giorno. Se la trovano magari da lì si potrà capire cosa è successo».
In una nota, la Farnesina ha rassicurato sulle condizioni degli altri 20 italiani a bordo del Duke of York che hanno partecipato alla spedizione insieme ai cinque connazionali deceduti. L’ambasciata d’Italia a Colombo sta offrendo loro assistenza e ha preso contatto con la Mezzaluna rossa che si è offerta di inviare volontari addestrati a offrire primo soccorso psicologico per gli italiani ancora a bordo del battello tra cui non si registrano feriti.
Tuttavia, a causa del maltempo, non è chiaro se i soccorritori potranno raggiungere la barca, che intanto si è spostata in cerca di un approdo sicuro, in attesa dl miglioramento delle condizioni meteo per poter fare rientro a Malè. La sede diplomatica è anche in contatto con il gruppo Dan, compagnia assicurativa specializzata in copertura dei subacquei. Dan ha in programma di coordinarsi con le autorità locali per dare supporto sia alle operazioni di recupero delle salme, sia per il rimpatrio delle stesse.
Nel frattempo, il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, segue da vicino situazione connazionali alle Maldive e ha dato indicazioni all’ambasciata e al consolato di tenersi in stretto contatto con le autorità locali. L’isola Alimathà, il luogo delle Maldive dove sono morti i cinque italiani, fa parte dell’atollo di Vaavu, a circa un’ora di motoscafo o 20 minuti di idrovolante dalla capitale Malè.
L’ambasciatore Italiano alle Maldive, Damiano Francovigh, intervistato dalla trasmissione di Rete 4 Diario del giorno, ha spiegato: «La grotta consiste in tre ambienti successivi: sono riusciti (i soccorritori, ndr) a raggiungere i primi due ma non il terzo. Nei primi due non sono riusciti a intravedere i corpi dei connazionali. Anche domani (oggi, ndr) cercheranno di fare un’ulteriore immersione, hanno garantito che domani dovrebbero riuscire a raggiungere l’ultimo degli ambienti quindi verosimilmente vedere i corpi dei nostri connazionali».
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Impossibile quindi? Non proprio. Ed è qui che entra in gioco, anche se sarebbe meglio dire in scena, la nuova Sv Ultra, che rappresenta l’apice del lusso e della distinzione Range Rover, fondendo con eleganza finiture di altissimo livello con tecnologie audio uniche al mondo, per arricchire il legame tra comfort, benessere ed esperienza d’ascolto.
Quest’auto, nella storia di Range Rover, rappresenta un vero e proprio primato visto che si tratta dell’auto più lussuosa e tecnologicamente avanzata di sempre realizzata da questa casa automobilistica. La gamma di tecnologie audio coinvolgenti della Range Rover Sv Ultra, infatti, include il rivoluzionario sistema Sv Electrostatic Sound, che trasforma l’abitacolo in una sala da concerto, affiancato dai Body and Soul Seats (Bass) e dal Sensory Haptic Floor.
Uno dei tanti punti forti di quest’auto è il design. La carrozzeria della Range Rover SV Ultra è disponibile in una vasta scelta di colori e introduce il Titan Silver, esclusivo della Sv Ultra, grazie alla sua formulazione dedicata. Come spiega la casa automobilistica, «questa nuova tinta incarna una rappresentazione sofisticata dell’autentico metallo in forma liquida». Ma come si realizza questo colore così particolare? Il Titan Silver utilizza fini lamelle di alluminio reale e una tecnologia avanzata dei pigmenti per creare una superficie luminosa e altamente riflettente, con una qualità iridescente e simile a uno specchio. Il risultato? Una finitura che si distingue per la sua unicità e la sua lavorazione meticolosa. Gli accenti Satin Platinum Atlas e Silver Chrome valorizzano poi la finitura esterna Titan Silver, esaltando la griglia e la grafica laterale, mentre i cerchi in lega da 23" sono rifiniti con inserti Satin Platinum e nuovi coprimozzi Range Rover.
C’è poi l’interno, dove la Sv Ultra svela un nuovo ed esclusivo abitacolo bicolore nelle tonalità chiare in Ultrafabrics™ Orchid White e Cinder Grey, che coniuga l’innovazione avanzata dei materiali con un’atmosfera serena e improntata al design. I sedili presentano per la prima volta un intricato nuovo motivo a mosaico lavorato al laser, applicato sulle sezioni superiori sagomate e ripreso negli inserti e negli schienali per creare un trattamento superficiale unitario e altamente dettagliato.
Un nuovo intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo una texture delicata e una profondità materica attraverso la sua naturale armonia strutturale. Grazie poi a una tecnica brevettata che ne preserva le caratteristiche naturali, la venatura unica dell’intarsio è valorizzata da una tinta Orchid White che ne esalta la texture a poro aperto e la forma lineare. La sua struttura cellulare tubolare consente tagli precisi in sezione trasversale che assorbono il colorante, creando una tonalità calda derivata dalle resine naturali del materiale. Per la SV Ultra, l’intarsio è rifinito in una tonalità più chiara per conferire un aspetto più contemporaneo. Si estende sotto il singolo touchscreen e prosegue nell’abitacolo fino al Club Table elettrico nella parte posteriore, nonché allo sportello motorizzato del vano refrigerante integrato.
La caratteristica finitura in ceramica bianco lucido di Range Rover SV prosegue il tema chiaro, affiancata da altoparlanti SV Orchid Pearl abbinati al colore, cinture di sicurezza Orchid White e pedane con marchio SV Ultra.
Un nuovo cuscino decorativo allungato incorpora il tessile Kvadrat remix, un’alternativa alla pelle realizzata con un mix durevole di lana e poliestere riciclato, che offre una forma morbida e contemporanea accuratamente ottimizzata per il comfort.
Phoebe Lindsay, Range Rover Materiality Manager, ha dichiarato: «Sv Ultra rappresenta la nostra interpretazione più modernista della materialità, coniugando linee pulite con una palette neutra attentamente bilanciata e un uso disciplinato dei materiali naturali. La scelta di Ultrafabrics™ rispetto alla pelle è stata intenzionale: la sua morbidezza ingegnerizzata consente il raffinato motivo lavorato al laser e la complessa perforazione che caratterizzano l’interno. L’intarsio in palma di rattan introduce nell’abitacolo un’espressione materica completamente nuova, con il suo poro aperto naturale e il rivestimento chiaro che aumentano la luminosità visiva e rafforzano un senso di design calmo e coerente».
Infine, la Range Rover Sv Ultra porta alla perfezione acustica dei migliori posti di una sala da concerto, introducendo per la prima volta in assoluto la tecnologia audio elettrostatica ad alta fedeltà a bordo di un veicolo. Il nuovo sistema SV Electrostatic Sound (disponibile come optional esclusivamente sui modelli SV) garantisce che ogni nota armoniosa e ogni dettaglio nitido pongano l’occupante al cuore di ogni performance, riproducendo la musica fedelmente come l’artista aveva concepito.
La Range Rover Sv Ultra sarà disponibile con una scelta tra la motorizzazione ibrida plug-in P550e e il V8 P540”. Una versione completamente elettrica arriverà entro la fine dell’anno.
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Alla fiera di Rho del 19 e 20 maggio Compagnia delle Opere presenterà l’Innovation Hub, area dedicata al confronto tra aziende e professionisti sull’uso concreto dell’intelligenza artificiale. Al centro del dibattito etica, scuola, lavoro e gestione aziendale.
Compagnia delle Opere torna all’AI Week di Rho Fiera, il grande evento europeo dedicato all’intelligenza artificiale in programma il 19 e 20 maggio, e lo fa portando al centro della manifestazione un nuovo spazio dedicato alle aziende. Si chiama Innovation Hub ed è un’area di oltre 200 metri quadrati pensata per favorire l’incontro tra imprese, professionisti e innovatori attraverso casi concreti, confronto operativo e networking.
All’interno dell’hub saranno presenti 23 aziende associate a Cdo, chiamate a raccontare esperienze e applicazioni pratiche dell’intelligenza artificiale nei diversi settori produttivi. Attesi in fiera anche circa 500 associati, segno di una partecipazione che l’associazione interpreta come la costruzione di un ecosistema capace di accompagnare le imprese nella trasformazione tecnologica.
L’AI Week, giunta alla settima edizione, ogni anno richiama migliaia di imprenditori, manager e professionisti, oltre a centinaia di speaker internazionali, attraverso incontri, masterclass e sessioni formative dedicate ai nuovi scenari dell’intelligenza artificiale. Nel programma promosso da Cdo troveranno spazio anche alcuni dei temi oggi più discussi nel dibattito pubblico. Una delle direttrici principali riguarderà il rapporto tra etica e intelligenza artificiale, con l’intervento di Padre Natale Brescianini, mentre un altro focus sarà dedicato al ruolo dell’AI nelle piccole e medie imprese italiane grazie al contributo di Emanuele Frontoni, presidente di Cdo Marche Sud e co-director del VRAI Lab. «L’intelligenza artificiale rappresenta una delle grandi sfide del nostro tempo, perché non ci chiede soltanto di imparare a utilizzare nuove tecnologie, ma ci interroga sul modo in cui comprendiamo l’esperienza umana, il lavoro, la conoscenza e il futuro della società», ha dichiarato Andrea Dellabianca, presidente nazionale di Compagnia delle Opere. «Ogni giorno emergono opportunità straordinarie insieme a interrogativi profondi: per questo è necessario costruire luoghi di confronto in cui imprese, professionisti, ricercatori ed esperti possano condividere competenze, esperienze e soluzioni concrete».
Tra gli appuntamenti previsti ci sarà anche un approfondimento sul rapporto tra scuola e intelligenza artificiale dal titolo «Essere uomini nell’Era dell’IA: la Scuola come laboratorio di libertà e conoscenza». Al centro dell’incontro il ruolo della tecnologia nella didattica, nei sistemi di valutazione e nei percorsi di inclusione degli studenti con bisogni educativi speciali. Un confronto che partirà dall’idea che l’intelligenza artificiale possa affiancare il lavoro dell’insegnante senza sostituirlo, rafforzando il pensiero critico e la relazione educativa.
Spazio poi ai cambiamenti che l’AI sta introducendo nella gestione aziendale, nelle risorse umane e nel settore immobiliare, fino al rapporto tra innovazione tecnologica e transizione ecologica. Non mancherà infine una riflessione sul mondo del non profit con l’evento Agent Coding for Good, dedicato all’utilizzo dell’intelligenza artificiale per aumentare l’efficacia e l’impatto delle organizzazioni sociali. «L’innovazione è davvero tale quando resta al servizio della persona e contribuisce a far crescere una comunità più consapevole», ha aggiunto Dellabianca. «Per questo Cdo vuole scommettere su spazi d’avanguardia come l’Innovation Hub: luoghi di dialogo, ma anche laboratori di pensiero e di ricerca».
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Regina Corradini D’Arienzo (Ansa)
Risorse a tassi agevolati e contributi a fondo perduto fino al 30% per contrastare il caro energia e il blocco dello Stretto di Hormuz. La misura, operativa dal 25 maggio, protegge le aziende esportatrici e le filiere strategiche dagli choc del conflitto nel Golfo Persico.
La diplomazia non ha ancora trovato una via d’uscita al conflitto con l’Iran e la crisi energetica legata al blocco del canale di Hormuz si aggrava.
Gli analisti stimano che anche a fronte di una risoluzione a breve, per rimettere in moto il meccanismo dei rapporti con quell’area a cominciare dagli approvvigionamenti, serviranno mesi. Alla luce di questo scenario la Simest, la società per l’internazionalizzazione delle imprese del gruppo Cdp (Cassa depositi e prestiti) lancia un nuovo intervento strategico da 800 milioni di euro a sostegno delle imprese colpite dagli effetti del conflitto nel Golfo Persico e dal perdurare delle tensioni sui costi energetici. Le risorse sono destinate alle aziende esportatrici e a quelle che, pur non vendendo direttamente direttamente all’estero i propri prodotti, fanno parte di filiere produttive strategiche. Cuore del pacchetto, attivato nell’ambito dello strumento «Transizione digitale ed ecologica», è la nuova linea «Energia per la competitività internazionale», concepita per offrire una risposta mirata per fronteggiare gli effetti della crisi sui costi energetici e sul fatturato, in modo da salvaguardare la solidità finanziaria e la capacità di continuare a investire all’estero delle imprese.
Potranno accedere al sostegno le realtà imprenditoriali che, nel primo trimestre o quadrimestre del 2026, abbiano registrato un incremento dei costi energetici o una riduzione del fatturato pari ad almeno il 10% rispetto allo stesso periodo del 2025, a causa del conflitto. Il sostegno avverrà attraverso la concessione di finanziamenti agevolati accompagnati da una quota a fondo perduto fino al 30% per le Pmi e fino al 20% per le altre imprese.
Le risorse sono finalizzate a essere utilizzate principalmente per operazioni di rafforzamento patrimoniale (fino al 90% del finanziamento) oppure per finanziamenti di soci, con possibilità di destinare fino a 1,5 milioni di euro a incrementi di capitale e supporto alle società controllate. L’anticipo può arrivare a coprire fino al 50% della somma richiesta mentre la durata del finanziamento sarà di otto anni. Parallelamente, viene ulteriormente rafforzata la misura dedicata alle imprese energivore, cioè a favore dei comparti più esposti al caro energia, con condizioni migliorative affinché possano continuare ad operare e a investire. Si prevede un contributo a fondo perduto fino al 20%, l’esenzione dalla presentazione delle garanzie; poi finanziamenti fino al 90% per il rafforzamento patrimoniale, l’incremento fino a 1,5 milioni di euro della quota da destinare alla capitalizzazione delle controllate e l’innalzamento dell’anticipo fino al 50%. Infine l’estensione della durata dei finanziamenti fino a otto anni.
Le domande potranno essere presentate a partire dal 25 maggio fino al 31 dicembre 2026. Per garantire una gestione ordinata delle richieste, nei primi cinque giorni di apertura della misura, sarà attivato un sistema di «coda virtuale» nel caso di accessi simultanei elevati alla piattaforma.
«Vogliamo dare una risposta concreta e tempestiva alle imprese che stanno affrontando gli effetti di un quadro internazionale sempre più instabile, segnato dalle tensioni geopolitiche e dal forte aumento dei costi energetici, che rischiano di incidere sulla competitività del nostro sistema produttivo. L’obiettivo è sostenere non solo le aziende esportatrici, ma anche tutte le filiere strategiche del Made in Italy, rafforzandone la capacità di continuare a investire e crescere sui mercati internazionali», ha affermato l’amministratore delegato di Simest, Regina Corradini D’Arienzo.
Il Fondo monetario internazionale ha segnalato che, insieme al Regno Unito, l’Italia è fra i Paesi europei più esposti a causa della forte dipendenza dalle centrali a gas. Le importazioni italiane di beni energetici dal Medio Oriente nel 2025 hanno superato i 15 miliardi di euro. L’intervento di Simest quindi vuole accompagnare le imprese non solo nella gestione della fase emergenziale, ma anche nella gestione del periodo successivo, contribuendo al rafforzamento strutturale.