
Secondo il ministero degli Esteri, i bombardamenti hanno preso di mira infrastrutture radar e altre installazioni militari.
Gli Stati Uniti sostengono, invece, di aver agito per motivi difensivi. Il Comando centrale americano ha spiegato di aver colpito postazioni radar nell’area di Goruk e sull’isola di Qeshm per prevenire possibili attacchi contro il traffico commerciale nello Stretto di Hormuz, dove a maggio oltre 100 navi sono passate sotto la protezione degli Usa.
Washington ha inoltre dichiarato di aver abbattuto quattro droni iraniani considerati una minaccia immediata per la navigazione. La risposta di Teheran è arrivata poche ore dopo. I pasdaran hanno annunciato attacchi contro «basi nemiche» nella regione del Golfo, provocando l’attivazione degli allarmi in Kuwait e Bahrein, due Paesi che ospitano importanti installazioni militari Usa. Il Kuwait ha riferito di aver intercettato missili e droni e ha denunciato la caduta di un velivolo senza pilota nei pressi del proprio aeroporto internazionale, attribuendo l’episodio all’Iran.
Sul piano politico, Donald Trump ha sostenuto che le operazioni americane abbiano ridotto significativamente le capacità militari iraniane e che Teheran possiede ancora tra il 21 e il 22% del proprio arsenale missilistico e che numerose infrastrutture per il lancio di droni e la produzione di missili sarebbero state distrutte. Trump avrebbe informato i mediatori che i colloqui non devono durare più di 60 giorni e che Teheran deve rispondere rapidamente. Lo riferisce Al Arabiya, secondo cui sono stati compiuti progressi sulla questione dei beni congelati, ma restano divergenze sull’ammontare e sulle tempistiche del loro sblocco. Secondo l’Iran, una possibile intesa dipende dallo sblocco di 24 miliardi di dollari di fondi iraniani congelati. Lo ha dichiarato alla Cnn Mohsen Rezaei, consigliere militare della Guida suprema Mojtaba Khamenei.
Sul dossier nucleare restano forti tensioni tra l’Iran e l’Agenzia internazionale per l’energia atomica. Il viceministro degli Esteri iraniano, Kazem Gharibabadi, ha accusato l’Aiea di utilizzare le conseguenze degli attacchi statunitensi e israeliani contro i siti nucleari iraniani per alimentare dubbi sul programma atomico di Teheran.
In questo contesto continua a deteriorarsi la situazione sul fronte libanese, dove ieri Israele ha emesso nuovi ordini di evacuazione per alcune aree del Libano meridionale, mentre Hezbollah ha continuato a lanciare droni contro obiettivi militari e comunità israeliane lungo il confine settentrionale. L’esercito di Beirut ha denunciato un attacco israeliano nel Libano meridionale che ha provocato la morte di un generale di brigata, di un capitano e di un soldato.
Secondo le autorità libanesi, il raid ha colpito un veicolo militare lungo la strada che collega Nabatieh e Marjayoun. Le Forze di difesa israeliane hanno confermato l’operazione, sostenendo che il mezzo si muovesse in modo sospetto all’interno di un’area di combattimento attiva.
Israele ha spiegato che le proprie truppe erano in stato di massima allerta dopo segnalazioni di intelligence relative a possibili attacchi di Hezbollah e alla presenza di miliziani nella zona. Il New York Times afferma che l’esercito israeliano avrebbe utilizzato munizioni al fosforo bianco in diverse aree abitate del Libano durante il conflitto con Hezbollah, citando foto e video verificati.
Il fosforo bianco, impiegato per creare cortine fumogene o incendi, è legale in ambito militare, ma il suo utilizzo contro civili o in zone densamente popolate può violare il diritto internazionale. Israele respinge le accuse e sostiene che le proprie procedure ne vietano l’impiego nelle aree abitate, salvo eccezioni conformi alle norme internazionali.





