Da Teheran una pioggia di missili e una fatwa per vendicare il sangue

Teheran non ferma la sua pioggia di missili verso i nemici, in particolare i Paesi arabi e chiede di vendicare nel sangue la morte di Ali Khamenei. Dall’altro lato della barricata a fare il punto sulla traiettoria della campagna è stato il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth. Il quale ha annunciato che in meno di una settimana Washington e Gerusalemme «avranno il controllo completo dei cieli iraniani».
Si faciliterebbe così il compito di colpire le infrastrutture missilistiche e militari, nonché gli obiettivi strategici dell’Iran. Ed è anche previsto un uso maggiore di bombe di precisione. Secondo il capo degli Stati maggiori congiunti americani, Dan Caine, è stata raggiunta una superiorità aerea lungo la costa meridionale dell’Iran e quindi la campagna si sta espandendo «nell’entroterra, colpendo progressivamente più in profondità il territorio iraniano».
Il bilancio dell’operazione è di oltre 2.000 obiettivi colpiti in Iran e di più di 20 navi iraniane distrutte. L’ultimo episodio di un’imbarcazione colpita e affondata risale a ieri. Nelle acque internazionali dell’Oceano indiano, al largo della costa meridionale dello Sri Lanka, è stata infatti distrutta la fregata iraniana Iris Dena. A confermare la paternità dell’attacco è stato il segretario alla Difesa americano, Pete Hegseth: «Un sottomarino americano ha affondato una nave da guerra iraniana che pensava di essere al sicuro in acque internazionali». Precisando che la fregata è stata annientata da un siluro, ha spiegato che un’operazione del genere non veniva condotta sin dalla seconda guerra mondiale. Il bilancio parziale è di 87 morti. Pare che la Iris Dena avesse preso parte a un’esercitazione navale ospitata dall’India nel Golfo del Bengala. Nonostante l’incidente sia avvenuto al di fuori delle acque territoriali dello Sri Lanka, Colombo si è attivato per le operazioni di ricerca e soccorso. Secondo le prime stime, su 180 persone a bordo della fregata, 32 sono state messe in salvo. Chi ha raggiunto il luogo dell’attacco ha riferito di aver visto solo una chiazza di petrolio.
E man mano che proseguono i bombardamenti su Teheran, è stata annunciata l’uccisione del leader iraniano che aveva architettato il piano per eliminare il presidente americano, Donald Trump. A comunicarlo è stato Hegseth: «Il capo dell’unità che ha tentato di assassinare il presidente Trump è stato eliminato». E nonostante il segretario alla Difesa non abbia svelato il nome, secondo il giornalista israeliano Amit Segal si tratterebbe del «capo della divisione operazioni speciali dei Guardiani della rivoluzione, Rahman Mokadam».
Nel frattempo, già dalle prime ore della mattina, l’Idf ha comunicato di aver iniziato attacchi «su vasta scala a Teheran», prendendo di mira «il quartiere generale dei Basij, le piattaforme di lancio missilistiche e i sistemi di difesa». E ha reso noto di aver abbattuto un caccia iraniano nei cieli di Teheran. Ma Gerusalemme ha condotto attacchi aerei anche contro le strutture militari iraniane a Isfahan e Shiraz. In quest’ultimo raid, sono stati colpiti oltre 20 target, inclusi due edifici in cui l’Iran immagazzinava i missili balistici avanzati Ghadr. Tra l’altro, a Teheran è stata anche rinviata la cerimonia funebre dell’ayatollah Ali Khamenei che sarebbe dovuta iniziare ieri sera. Il rinvio ci sarebbe stato ufficialmente per motivi logistici e non di sicurezza, ma intanto il bilancio delle vittime iraniane è salito a 1.045.
Dall’altra parte, mentre l’Iran continua la rappresaglia, per la prima volta il presidente dell’Iran, Masoud Pezeshkian, ha mostrato toni distensivi nei confronti dei Paesi vicini. Ha infatti affermato che Teheran «non ha avuto scelta se non quella di difendersi». E ha aggiunto: «Rispettiamo la vostra sovranità». C’è da dire, come ha rivelato Caine, che man mano che prosegue lo scontro, l’Iran è in difficoltà visto che sta lanciando meno missili balistici. In particolare, si parla di una diminuzione «dell’86% rispetto al primo giorno di combattimenti» e di «un calo del 23% solo nelle ultime 24 ore».
Verso Israele e gli Stati Uniti non c’è invece alcun dietrofront. Anzi, il Grande ayatollah Nasser Makarem Shirazi ha proclamato una fatwa chiedendo di vendicare «il sangue del martire» Khamenei, con Washington e Gerusalemme che sono i diretti responsabili. L’esperto di controterrorismo Ghaddar Hussain ha ricordato al Daily Mail che l’Iran «ha una lunga storia nell’esportare terrorismo». Al momento, il corpo delle Guardie della rivoluzione islamica ha comunicato nelle prime ore di ieri che nella «diciassettesima ondata dell’operazione True promise 4» ha lanciato «oltre 40 missili verso obiettivi sionisti e americani». Sul territorio israeliano sono suonate le sirene a Gerusalemme, a Tel Aviv, a Beersheba e nel centro del Paese, con la popolazione che è stata invitata a recarsi nei rifugi. E alcuni frammenti dei missili intercettati sono caduti nell’area di Gerusalemme. Oltre ai raid, Teheran ha minacciato di colpire le ambasciate israeliane di tutto il mondo qualora lo Stato ebraico prendesse di mira l’ambasciata iraniana a Beirut. Ma non è tutto: nel Golfo nel mirino iraniano ci sono le navi statunitensi e britanniche che trasportano merci per Israele.






