- A Daniela è vietato l’accesso alla residenza, sebbene il padre abbia un appartamento indipendente. Per avergli portato delle coperte è stata cacciata dai carabinieri. E ora la struttura punisce anche l’anziano, sfrattandolo.
- Dopo averli spacciati per creduloni, il ministero scopre che gli italiani si sono informati sui canali istituzionali. Fiducia immeritata, viste le bufale su vaccini, card e lockdown.
- È già allarme per «Gryphon». Il ceppo elude i richiami, ma non causerebbe sintomi gravi.
Lo speciale contiene tre articoli.
«Mio padre sarà sbattuto fuori dalla residenza per anziani dove vive e questo solamente a causa del fatto che io non sono vaccinata». Nelle parole di Daniela Valentini, 55 anni, di Milano, c’è rabbia e sgomento per una situazione al limite dell’assurdo.
In questi due anni di pandemia infatti di assurdità ne abbiamo vissute davvero tante. Ma il vero problema è che alcune di queste follie continuano a essere in vigore ancora oggi. E così si continua a privare le persone della propria dignità, dei diritti fondamentali, come quello di andare a trovare il genitore, ormai anziano e malato, nella casa di riposo.
Se infatti da un lato il green pass sembra solo un brutto ricordo, dall’altro ci sono ancora situazioni in cui continua a far danni, a rendere le persone inermi contro delle imposizioni ingiuste e, soprattutto, ingiustificate. Come sta succedendo a Daniela e a suo padre, Italo Valentini, di 85 anni, invalido al 100% e ospite di una casa di riposo di Binasco, a sud di Milano. «Tutta questa situazione incredibile è iniziata a settembre, un mese fa – ci racconta Daniela – quando mi è scaduto il green pass da guarigione. Io non sono vaccinata e, prima di ammalarmi di Covid, andavo a trovare mio papà facendo i tamponi ogni volta, ma poi hanno messo questo obbligo insensato che durerà fino a fine anno, quindi io non posso più andare da lui, nonostante viva in un appartamento tutto suo».
Una storia a dir poco paradossale: Italo può uscire liberamente dalla struttura, può andare a pranzo a casa di Daniela, stare con lei ovunque, tranne che all’interno della residenza per anziani. Eppure Italo non vive neanche in una camera, ma nella parte dell’edificio che è un vero e proprio residence con tanto di appartamenti indipendenti l’uno dall’altro, ingresso compreso.
Insomma, papà e figlia si possono vedere fuori, ma non dentro, e così quando Daniela va a trovarlo al volo, perché non ha il tempo di portarlo a casa sua, devono incontrarsi nel parcheggio esterno della struttura, tra le mosche e senza alcun riparo. Il tutto mettendo anche a rischio la salute dell’anziano che, dopo aver superato un ictus e un tumore alla prostata, ha il catetere permanente, quindi fa fatica a camminare e a stare in piedi.
«Come faremo quando inizierà a fare più freddo? E quando pioverà?». Nelle parole di Italo c’è molta indignazione: «Non potrò più vedere mia figlia, a meno che non mi venga a prendere e non mi porti in un altro posto? Tutto questo è privo di logica, non avrei mai immaginato di vivere una cosa del genere alla mia età».
Qualche giorno fa però la situazione è persino peggiorata, perché Daniela ha deciso di entrare comunque nella struttura per portare i vestiti invernali e le coperte al papà, perciò ha provato ad andare a trovare il padre nell’appartamento, con le valigie piene di indumenti.
«C’è un ingresso secondario per chi vive nelle case della residenza – spiega la donna – quindi io non ho neanche incontrato gli altri ospiti, sono salita direttamente al piano dove vive mio padre, ma dato che ci sono le telecamere all’entrata, qualcuno nella struttura mi ha visto e ha chiamato le forze dell’ordine, così nel giro di pochi minuti sono arrivati i carabinieri».
Come se fosse una vera e propria criminale, Daniela è stata sorpresa da tre uomini in divisa mentre piegava le magliette estive sul letto e riempiva i cassetti di maglioni. Hanno aperto la porta senza neanche bussare e sono piombati in casa all’improvviso. «Mio papà era in bagno a lavarsi, ha sentito delle voci di uomini e si è spaventato.
Io sono rimasta sbalordita, mi sembrava di vivere una scena di un film grottesco.
Mi hanno chiesto i documenti, perché mi trovassi lì, e alla fine hanno voluto che gli mostrassi il super green pass». Ma la donna non aveva la certificazione verde e così è stata cacciata dalla struttura e multata con una sanzione che va da 450 a 3.000 euro, il tutto davanti agli occhi del papà incredulo, che ha visto trattare la propria figlia come se fosse stata una ladra.
«Sono andata subito dalla direttrice per capire perché avesse chiamato i carabinieri, e di tutta risposta ho ricevuto una minaccia, mi ha detto che mio padre sarebbe stato cacciato dalla residenza per colpa mia, e così è stato, dopo pochi giorni mi hanno inviato la lettera di recesso dal contratto di prestazione socio-sanitaria».
Nella raccomandata si leggono chiaramente le motivazioni dell’annullamento del contratto: «Come noto abbiamo riscontrato la costante violazione delle indicazioni in merito all’obbligo di esibizione del green pass e delle regole generali imposte a tutela della salute e della sicurezza degli ospiti e degli operatori».
Insomma, per tutelare la salute del papà di Daniela, la struttura permette che padre e figlia si incontrino nel parcheggio, per legge possono andare a pranzo insieme in qualsiasi posto, anche al chiuso, l’importate è tutto avvenga fuori dalle mura dell’Rsa. La domanda quindi viene spontanea: su quale principio si basa questa tutela? Anche perché è ormai noto che il vaccino non sia stato neanche testato per bloccare la trasmissione del virus, quindi di sicuro non protegge le altre persone, anziani compresi.
«Sono vittima di una legge ingiusta, sono stata multata perché stavo facendo il cambio dei vestiti a mio padre, e ora lui sarà anche sbattuto fuori. Dove lo porterò ora? Mi hanno dato 30 giorni di tempo per liberare l’appartamento, ma lui è invalido al 100%, ha bisogno di assistenza 24 ore su 24, come faccio a trovargli una sistemazione o una badante in così poco tempo? E la cosa assurda è che tra due mesi questo obbligo folle dovrebbe decadere».
Alla fine a Daniela e a Italo rimane solo una grande certezza, che in tutta questa storia c’è un unico colpevole: l’intransigenza e l’odio sociale che questa legge priva di fondamento ha causato.
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