La Procura di Bologna ha aperto un fascicolo conoscitivo, senza indagati né ipotesi di reato, sul «caso Jolanda» ovvero sulla vicenda delle presunte pressioni da parte del presidente della Regione, Stefano Bonaccini, denunciate dal sindaco di Jolanda di Savoia, in provincia di Ferrara, Paolo Pezzolato. Il governatore uscente avrebbe fatto pressioni affinché tre Comuni limitrofi a Jolanda di Savoia rifiutassero di condividere alcuni dipendenti, dopo la candidatura della vicesindaco Elisa Trombin in una lista a sostegno della senatrice della Lega, Lucia Borgonzoni, nelle elezioni di domenica.
Il sindaco Pezzolato lunedì ha presentato un esposto ai carabinieri bolognesi, a cui ha allegato l’audio di una telefonata con il governatore e da qui il fascicolo aperto a modello 45, per atti non costituenti notizia di reato, che sarà trasmesso per competenza territoriale alla Procura di Ferrara che farà poi le valutazioni di merito. Nel frattempo il sindaco ha reso note le frasi di una due delle presunte telefonate che avrebbe ricevuto da Bonaccini dopo la decisione della sua vice di candidarsi.
«Io ieri sera ho parlato con Elisa… dalla telefonata non mi ha detto che si candida con la civica della Borgonzoni... se la scelta è quella e chiaro che poi succede qualcosa nei rapporti con voi… te lo volevo dire perché se è così se per caso vinco io come è probabile dopo però non mi cercate più». A dire queste parole nella registrazione della telefonata consegnata dal primo cittadino estense agli inquirenti, sarebbe proprio il governatore. La conversazione registrata, come riferito nella nota di Pezzolato, è datata 20 dicembre 2019, alle ore 9.44.
Sempre nel corso della stessa conversazione, a detta del sindaco estense, Bonaccini avrebbe affermato: «Io non ho detto che deve candidarsi con me… diceva di no punto. Sto dicendo che se me la ritrovo candidata di là… il punto è parlane con lei e dille che ti ho chiamato. La cosa che dico solo è che dal candidarsi con me al trovarmela di là… chiaro che dopo allora c’è un giudizio». Il sindaco di Jolanda di Savoia, ha sottolineato inoltre di aver «ribadito più volte che non c’entravo nulla in quella discussione politica, legata alla scelta della Trombin, ma alla fine è risultato chiaro il senso di quella telefonata, tendente a farmi convincere Elisa a non candidarsi con nessuno se non volevo avere ritorsioni come sindaco di un piccolo Comune di tremila abitanti (come il governatore lo ha definito recentemente) di certo bisognoso di supporto dalla Regione».
Il caso «Jolanda» è stato più volte sollevato nei confronti in tv e sui giornali dalla sfidante di Bonaccini, Lucia Borgonzoni. «Ne discuteremo davanti all’autorità giudiziaria se verremo chiamati. Io sono la persona più tranquilla del mondo», ha risposto il presidente uscente ricordando che la ex vicesindaco Trombin «ha sempre espresso, pur da posizioni politiche contrapposte, un grande apprezzamento per come ho governato la Regione e per la totale disponibilità che davo sempre quando avevano bisogno».
A difesa di Bonaccini il sindaco di Riva del Po, Andrea Zamboni, che è anche presidente dell’Unione Terra e Fiumi, ente da cui provengono i tre dipendenti in questione, tra i quali la sorella del sindaco Pezzolato. Per Zamboni si tratta di «macchina del fango» perché c’è «solo il tentativo di attribuire ad altri il fallimento del governo di una comunità ormai datato da un decennio». Il sindaco di Comacchio, Marco Fabbri, ricostruisce la vicenda: «La convenzione con il Comune di Comacchio per il comando del vigile aveva natura temporanea ed è scaduta il 31.12.19. L’abbiamo deliberata nonostante la morosità cumulata nei nostri confronti. Nessuna revoca e il sindaco Pezzolato lo sa bene, perché c’è evidenza e prova scritta di quanto affermo».
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